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Don Quijote, The lord of La Mancha!

13 Giugno 2012

1° parte

Sapete quanto sia duro oggi vivere da architetti in Italia!   Ce n’è abbastanza per uscire pazzi.

Siamo tra l’incudine di un lavoro, solo in Italia così poco definito: ti puoi trovare a realizzare  dal docfa per un accatastamento, alla perizia per il tribunale, alla definizione di un condono, cose per le quali effettivamente è estremamente necessaria una serrata formazione di architetto.

Peró non finisce qui!

Se fosse solo questo forse gli architetti dopotutto potrebbero mettersi l’anima in pace.

httpv://www.youtube.com/watch?v=TMH7qkgViVs&feature=relmfu

Ma la tortura italiana è cosa più complessa e sofisticata. Una goccia cinese. Una di quelle cosè da cui non se ne esce mai, quelle domande con risposte che generano di nuovo la stessa domanda e così via nell’inferno della demenza!

Ecco dicevamo che se non bastasse lavorare su cose per le quali forse non valeva la pena neanche studiare, arriva a martellare con incessante cadenza e con straordinaria frequenza un accadimento, o meglio un accanimento, che fa riaccendere la gastrite all’architetto. Un incarico diretto dato dal pubblico, un restauro di un palazzo storico di un ingegnere, un centro commerciale con annesse residenze progettato da un geometra, un’assicurazione professionale, perchè effettivamente questi architetti ormai i lavori li prendono al 80% di ribasso e forse si rischia troppo ora, un politico che dichiara che la soluzione per un quartiere degradato sia la sua distruzione e in luogo di esso un bel paesotto di plastica, un aumento dei costi previdenziali minimi mentre si cerca di sopravvivere e allora per aiutarti ti tirano una ciambella di piombo, gli ordini professionali che si attrezzano a farti pagare la formazione continua mentre già si fatica a pagare lo stesso ordine, una proposta di legge per ampliare le competenze dei geometri (relatore un architetto).

Ma la ciliegia sulla torta, l’accadimento che fa scattare l’applauso e a far scadere tutto finalmente nella ridicola farsa è l’intervista post terremoto al politico. Con il terremoto si evidenziano le criticità dei sistemi costruttivi edificati al massimo ribasso e controllati da tecnici che di fatto sono stati esautorati dal sistema di produzione architettonica, tecnici a cui si affidano la direzione dei lavori di imprese che lavorano al 40% di ribasso d’asta. Impossibile dirigerle per il verso giusto. Viene il terremoto e crollano scuole, ospedali, convitti pubblici la colpa non è del sistema penoso che ha generato quegli edifici, ma del fatto (questa l’idea geniale del politico) che lo stato non deve essere responsabile. E perció ecco l’assicurazione contro le calamità naturali!!!

Stavolta lo stomaco non ce la fa!!!  Dallo stomaco passa al cervello. E lo shock è notevole. Un elettro-shock ! E vai al tappeto.

Eppure quando tutto intorno diventa incolore, quando la realtà parla solo di interesse privato, quando tutto ciò che vediamo è un vomitevole arricchirsi e un incentrare tutta la propria vita intorno all’avere e non all’essenza delle cose…allora proprio allora sorge forte nell’animo di chi ha a cuore l’essere e non l’avere, per chi ha a cuore il percorso e non il punto d’arrivo, per chi crede che si possa fondare una nuova società basata sul bene comune e non sul proprio, per chi crede che tendere una mano sia un valore, per chi crede nella forza delle idee, per chi crede che seguire una stella non sia tempo perso, anche quando le tue gambe non ce la fanno più, non è importante quanto sia lontana quella stella, non ‘e importante se irrangiungibile, l’importante è il l’idea, allora si ha il DOVERE DI SOGNARE DI STAR MEGLIO…IL DOVERE E L’OBBLIGO DI SOGNARE

Ed io allora inizio a sognare e dico che si può fare, che la democrazia deve essere possibile e che forse c’è la possibilità di cambiare la nostra situazione, che è un dovere seguire quel forse, non importa il risultato della nostra azione importa averci provato e aver fatto ciò che andava fatto anche se si sapeva che la stella fosse irrangiugibile, anche se si sapeva di combattere contro i mulini a vento.

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2ªparte:

dove un attore mette in scena un vecchio nobiluomo spagnolo Don Alonso Quijano. La sua indignazione per ciò che vedeva della sua realtà fatta di traditori, ladri, profittatori, assassini, lo porta alla fine a perdere la ragione  e alla fine a compiere i più strani progetti mai immaginati, a diventare un cavaliere errante e andare in giro per il mondo a cercare avventura e il suo nome e’…..

DON QUIJOTE DE LA MANCHA!!!!!

httpv://www.youtube.com/watch?v=BSRhLuf4h0E&feature=relmfu

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C’è un solo modo di dar senso alle nostre vite ed è quello di avere capacità di sognare, avere capacità di vedere più in là del proprio orizzonte. In fondo noi architetti non siamo stati formati proprio per avere la capacità di vedere oltre? E oggi noi non dobbiamo smettere di sognare. Sognare è cosa che dà molto fastidio alla realtà, perché essa potrebbe essere cambiata e forse in meglio. La paura dei sani che per questo odiano i pazzi, i visionari. Ma le visioni aiutano a vivere la tristezza della realtà e ne diventano l’alternativa pura, l’essenza dell’uomo, la sola cosa per cui valga veramente, VERAMENTE, la pena di vivere.

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To dream the impossible dream

httpv://www.youtube.com/watch?v=QnRK8eho8IE&feature=related

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Ed è per questo che decidiamo di firmare la petizione per un’assemblea straordinaria, decidiamo di essere vicino al Don Quijote de La Mancha. Scegliamo il sogno della democrazia, scegliamo il sogno, scegliamo il debole al prepotente, scegliamo di combattere una battaglia che sappiamo già essere persa, scegliamo la stella che sappiamo di non poter raggiungere mai, scegliamo di combattere per i diritti, non importa se tutto questo sia senza speranza, non importa quanto sia senza speranza..scegliamo di accompagnare i Don Quijote fino alla fine dei nostri giorni.

I Sancho Panza—–> Alessandro  Ridolfi e  Christian Rocchi

CONSIGLIERI DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI ROMA E PROVINCIA

Notizie da inarcassa n.6

inarcassanews

cari amici e colleghi

prosegue il servizio di informazione su tutto ciò che avviene all’interno di Inarcassa.

In questi mesi ci sono state importanti novità che cambieranno radicalmente il nostro sistema previdenziale, naturalmente le novità sono soltanto negative.

Il Governo Monti ha inserito nel D.L. 201/2011 “Salva Italia”, art. 24, comma 24, una norma che obbliga le Casse di previdenza, come Inarcassa, ad avere una sostenibilità a 50 anni senza nemmeno poter considerare il patrimonio.

A tal proposito Inarcassa ha organizzato una serie di incontri in alcune città italiane per presentare la riforma della sostenibilità a 50 anni, a seguito di  nostre richieste è stato inserito in calendario un incontro a Roma:

il 9 maggio alle ore 15.30 presso l’Hotel Quirinale in via Nazionale, 7

a cui vi prego di essere presenti, in particolar modo dopo le polemiche alla mancanza di incontri nelle grandi città.

In merito alla sostenibilità vi ricordo che appena 5 anni fa, ci avevano richiesto una sostenibilità a 30 anni che ha comportato grossi sacrifici con pesanti aumenti dei contributi e riduzioni delle pensioni (vedi link).

La richiesta del governo Monti è stata una doccia fredda che nessuno si aspettava e che ha colto di sorpresa i vertici delle Casse.

L’Adepp, (l’associazione che rappresenta le Casse dei liberi professionisti), ha provato inizialmente ad esprimere il proprio dissenso ma con scarsi risultati, non sono riusciti nemmeno a farsi ricevere dal Ministro Fornero.

Hanno ottenuto soltanto un rinvio della scadenza da marzo a settembre 2012.

E’ deprimente constatare, ogni volta, la nostra incapacità nel farci ascoltare a differenza di altre categorie, (vedi tassisti).

Stiamo assistendo impotenti allo smantellamento della libera professione, che ha avuto una grandissima importanza nella storia dei 150 anni d’Italia.

Il problema principale è la mancanza del lavoro per gli architetti e se continua così sarà inutile parlare ancora di pensioni e di sistema previdenziale a fronte di un reddito che non c’è più.

Il passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo è ormai inevitabile, ci troviamo di fronte ad un bivio:

  • da una parte il mantenimento dei nostri livelli pensionistici raddoppiando però i nostri contributi;
  • dall’altra il mantenimento del livello dei contributi dimezzando le nostre pensioni.

Per avere un’idea in cifre:

– oggi, con il sistema retributivo, la pensione annua per chi ha un reddito medio, nei migliori 30 anni di contribuzione di 22.000 euro (attuale reddito medio degli architetti italiani) è di 14.500 euro circa.

– domani, con il sistema contributivo, la pensione annua per chi ha un reddito medio, nei migliori 30 anni, di contribuzione di 22.000 euro (attuale reddito medio degli architetti italiani) sarà  di 7.500 euro circa.

La soluzione che si adotterà, in ogni caso, comporterà gravi sacrifici.

Nel mese di dicembre alcuni delegati, tra cui il sottoscritto, hanno chiesto al Consiglio di Amministrazione di Inarcassa di convocare, il prima possibile, una riunione straordinaria del Consiglio Nazionale dei delegati per discutere subito della problematica.

Il Presidente ha convocato il CND il 9 e 10 febbraio dove sono intervenuti numerosi esperti, tra cui il prof. Nisticò e il prof. Trudda, che ci hanno fatto un panegirico del sistema contributivo esaltandone le qualità e cercando di convincerci che non ci penalizzerebbe.

Peccato che, fino a pochi mesi fa, tutti, tra cui il Presidente di Inarcassa, ci parlavano malissimo del contributivo.

In realtà la maggioranza degli iscritti avrà forti penalizzazioni.

Nel CND, dopo gli interventi degli esperti, che sono durati forse troppo, si è aperta la discussione tra i delegati, ma non è stato dato sufficiente spazio al dibattito, soprattutto in un momento così importante per il nostro futuro.

Noi delegati avremmo voluto poter fare delle proposte concrete in merito alle azioni da intraprendere, per rispondere alle richieste del governo Monti, ma non siamo stati nelle condizioni di farle perché non siamo in possesso dei dati per poter fare delle valutazioni di previsione.

Abbiamo soltanto potuto fare delle raccomandazioni al Consiglio di Amministrazione che dovrà elaborare la proposta definitiva che dovremo votare al prossimo CND nel mese di giugno, probabilmente una riforma così pesante per gli iscritti avrebbe avuto bisogno di maggior tempo per la discussione.

Nel mio intervento in CND ho espresso le mie preoccupazioni ad un passaggio al sistema contributivo puro, in cui verrebbero a mancare tutti i principi di solidarietà che un Ente Previdenziale dovrebbe avere.

Scomparirebbe la pensione minima, (attualmente di circa 10.500 euro all’anno) e molti colleghi rischieranno di prendere 200/300 euro al mese di pensione, sparirebbero molti agevolazioni e contributi.

In questo caso l’Inarcassa diventerebbe un normale Ente di assicurazione che accantona i soldi versati da ogni iscritto e li restituisce quando va in pensione, non avrebbe più senso quindi una struttura con 300 dipendenti che oggi ci costa circa 30 milioni di euro all’anno:

– 15 milioni (dipendenti)

– 4,5 milioni (organi statutari: CND, Consiglio di Amministrazione, Giunta Esecutiva)

– 10 milioni (gestione: consulenze, informatica, call center, convegni, rivista, varie).

Per questi motivi, credo che sia giusto trovare un giusto compromesso tra il sistema retributivo e quello contributivo, apportando delle modifiche che possano migliorare la sostenibilità, come:

  • aumentare l’età pensionabile da 65 a 70 anni;
  • eliminare la pensione di anzianità;
  • modificare l’attuale sistema di reversibilità (oggi una ventenne che sposa un architetto di 80 anni, continua a percepire la pensione, dopo la morte dell’iscritto, senza limiti di tempo e di reddito);
  • chiedere un contributo di solidarietà a tutti gli attuali pensionati;
  • chiedere il contributo minimo anche ai pensionati iscritti;
  • portare al 15% il contributo soggettivo (attualmente è il 14,5%) e quello integrativo al 5%;

Sono tutte proposte che potrebbero diminuire l’impatto devastante di un contributivo puro che si basa soltanto sui versamenti effettuati e di fatto dimezzerebbe le nostre pensioni, favorendo soltanto coloro che hanno redditi molto elevati (circa il 5% degli iscritti).

In realtà ci si dimentica che se si passa al contributivo, molti di noi percepiranno anche meno di quello che hanno versato perché bisognerà pagare il debito previdenziale che si è accumulato in questi ultimi 30 anni, ovvero le pensioni di tutti coloro che hanno versato molto meno di quello che stanno percependo di pensione, (in alcuni casi si arriva ad un rapporto di 1 a 5).

La grande ingiustizia è che oggi ci sono iscritti che percepiscono una pensione che corrisponde al 130/140% dell’importo medio del reddito che hanno percepito durante tutto il periodo lavorativo (perché prima si calcolava l’importo della pensione considerando i migliori 5 anni degli ultimi 10) e domani ci saranno iscritti che prenderanno il 40% dell’importo medio del reddito che hanno percepito durante tutto il periodo lavorativo.

Con la solita storia dei diritti acquisiti, siamo di fronte ad una grande ingiustizia tra generazioni.

Non ho idea di quanto, delle mie raccomandazioni al Cda, verrà preso in considerazione, ho paura ben poco, del resto in questo primo anno e mezzo di esperienza come delegato Inarcassa, mi sto convincendo sempre di più della inutilità di un organo come il CND, composto da più di 200 delegati tra architetti e ingegneri che dovrebbe decidere le sorti della nostra cassa, ma che in realtà non serve quasi a nulla e costa quasi 3 milioni di euro all’anno.

Diventa sempre più urgente un suo radicale rinnovamento e ridimensionamento.

Vi saprò dire come andrà a finire in merito al sistema contributivo o retributivo nel mese di luglio.

Per chi vuole conoscere anche gli altri fatti accaduti nei CND di novembre e febbraio può leggere questa breve sintesi:

– nel CND di novembre è stato approvato il bilancio preventivo 2012, la relazione del bilancio è solitamente preceduta da lunghi interventi di esperti che ci riempiono di numeri e grafici con l’obiettivo di convincerci che tutto va bene. L’ottimismo è importante, ma forse a volte bisognerebbe essere più realistici, soprattutto in un periodo di crisi come quello in cui viviamo.

Ciò che più mi ha colpito in questi due anni, è stato constatare spesso enormi differenze in alcuni capitoli di bilancio tra il preventivo e il consuntivo, ciò dimostra che la “scienza esatta” che ci vogliono propinare gli esperti, che relazionano il bilancio, in realtà non è altro che un terno al lotto.

Mi ricordano i consulenti finanziari che ci consigliano gli investimenti facendoci le previsioni di ciò che avverrà, comportandosi di fatto come coloro che vendono i numeri del lotto in televisione.

In questi ultimi anni la tendenza del Consiglio di Amministrazione, nella predisposizione dei bilanci preventivi, è stata quella di sottovalutare o minimizzare la crisi che ha colpito la nostra professione (riducendo in 3 anni del 25% i nostri redditi).

Spesso abbiamo chiesto in CND di rendere più realistiche le previsioni senza essere ascoltati, poi, in sede di consuntivo, le previsioni vengono puntualmente smentite.

Alcuni mesi fa abbiamo approvato un asset allocation in cui si prevedeva, per gli investimenti mobiliari, un utile lordo di circa il 4,5%, oggi i dati a disposizione ci dicono che, probabilmente, il consuntivo 2011 si chiuderà con un utile degli investimenti mobiliari di circa lo 0,8%, considerato che investiamo mediamente 4 miliardi di euro, non è un grosso risultato, nonostante la crisi (con conto arancio avremmo preso minimo il 4%).

Il mio può sembrare un discorso semplicistico e demagogico, però non si può negare che gli investimenti potrebbero essere gestiti meglio, se poi leggiamo le notizie di stampa come quelle relative al presidente della cassa dei medici che è stato indagato in merito a investimenti dell’ente, cominciamo a preoccuparci, le società coinvolte poi come Idea Fimit e Mangustarisk hanno a che fare anche con inarcassa.

Il problema è che noi delegati non abbiamo nessuna possibilità di controllare gli investimenti, ma siamo tenuti ad approvare i bilanci.

– Nel CND di Novembre ci sono stati alcuni problemi in merito agli incarichi che Inarcassa conferisce ad architetti o ingegneri, il 12 novembre è stata inviata una lettera anonima ai delegati, agli Ordini professionali e alla procura, da parte di un  gruppo di architetti di Firenze che ci accusava di essere una casta e di aver dato un incarico per un immobile di Firenze a un delegato di Pistoia. La maggior parte dei delegati si sono indignati per l’uso di una lettera anonima, ma non hanno ritenuto importante entrare nel merito della questione.

Alla fine si è capito che l’incarico è stato dato a un collega che divide lo studio con un delegato, ma di fatto lavora insieme. Il Direttore generale di Inarcassa si è giustificato con il fatto che colui che ha vinto la gara ha una partita iva diversa dal delegato.

Non credo che si debbano cercare false giustificazioni, sicuramente il delegato non doveva far partecipare il suo collega di studio, ma la cosa che più mi ha colpito è stata la votazione dei delegati che di fronte a una mozione in cui chiedevamo di rendere pubblici tutti gli incarichi di Inarcassa, hanno in maggioranza votato contro, con l’alibi della lettera anonima, facendoci fare una pessima figura nei confronti degli iscritti.

Personalmente avevo espresso la richiesta di rendere pubblici gli incarichi di Inarcassa nel primo incontro che ho avuto con il presidente di Inarcassa, in campagna elettorale in cui avevo riscontrato il consenso della Muratorio.

Per fortuna il presidente Muratorio ha dichiarato, subito dopo la votazione, che ci avrebbe comunque inviato gli incarichi degli ultimi 5 anni e così ha fatto dopo alcune settimane.

Dall’analisi dei dati che ci sono finalmente pervenuti, si evince che la quasi totalità degli incarichi di Inarcassa, fino a un anno fa, venivano fatti in maniera fiduciaria anche quelli di importi notevoli, i beneficiari degli incarichi si ripetono spesso ricevendo nell’arco di 5 anni più incarichi, alcuni con importi sicuramente importanti.

Oggi, con le ultime norme del Governo, Inarcassa è obbligata a comportarsi negli incarichi come se fosse un Ente pubblico attenendosi alla normativa per gli appalti, non so se è un bene o un male, conoscendo l’attuale codice degli appalti.

Sicuramente si dovrebbe migliorare nei bandi, nelle procedure e in molto altro, ricordandosi di essere un Ente che dovrebbe tutelare i propri iscritti.

– Inarcassa ha chiesto di poter compensare i debiti degli iscritti con i crediti con le Stazioni Appaltanti, sarebbe un passo importante per consentire di mettersi in regola a tutti i colleghi che hanno importanti crediti con le Amministrazioni e non riescono a pagare i contributi, non sembra che il Governo abbia molta voglia di ascoltarci;

– è stata costituita e riconosciuta ufficialmente la Fondazione di Inarcassa, speriamo che possa fare qualcosa di buono per la nostra professione e non sia il solito carrozzone per spartire poltrone;

– è stato dato ampio spazio sui mass media alla vicenda dell’immobile situato a Roma, venduto ad un Parlamentare e ricomprato lo stesso giorno dalla Cassa Psicologi ad un prezzo maggiorato di 80 milioni di euro, l’immobile era gestito dal Fondo Omega di Idea Fimit in cui Inarcassa aveva delle importanti quote, il Presidente di Inarcassa ci ha rassicurati informandoci che Inarcassa ha guadagnato il 23% con l’immobile in oggetto, siamo contenti, ma noi delegati, soprattutto oggi che tutti gli investimenti immobiliari di Inarcassa passano tutti attraverso un fondo, non abbiamo nessuna possibilità di controllare ciò che avviene;

– L’accertamento con adesione che ha permesso, a tutti coloro che avevano dei debiti nei confronti di Inarcassa, di mettersi in regola con uno sconto del 30% delle sanzioni applicate, ha avuto una bassa affluenza, probabilmente per via dei tempi troppo ristretti, in una situazione di grave crisi economica, che sono stati concessi agli iscritti per pagare.

– è stata fatta una nuova convenzione per la polizza di assicurazione divenuta ormai obbligatoria con il nuovo Decreto del Governo, le condizioni e i prezzi sono molto convenienti;

– la rivista di Inarcassa dopo 40 anni diventerà on line, soltanto a richiesta quella cartacea.

– sarà indetto un concorso di idee, probabilmente riservato ai giovani iscritti, per la sistemazione dell’ingresso della sede dell’Inarcassa a via Salaria;

– con la manovra estiva del 2011 il Governo aumenta i controlli sulle casse private, sia in merito agli investimenti che alla gestione dei dipendenti e molto altro, ci troviamo dunque ad essere un ente privato che ha mantenuto soltanto le fregature del privato, tipo la tassazione sui nostri investimenti mobiliari e immobiliare che vengono però fatti dai nostri soldi che sono stati già tassati, e le fregature del pubblico, (burocrazia, lentezza etc), non credo che sia molto giusto.

Vi ricordo che il bolletino M.A.V. non verrà più inviato per posta agli iscritti ma dovrà essere generato e stampato tramite l’apposita procedura su Inarcassa On line, ciò comporterà un risparmio per Inarcassa ma sarà più facile dimenticarsi di pagare entro i termini previsti.

Vi ricordo che il 30/04/2012 scade il pagamento dei contributi con l’interesse fisso del 2% per chi non ha pagato il 31/12/2011.

Bisogna però stare attenti a non ritardare di un solo giorno rispetto al 30/04/2012 perché in tal caso verranno applicate le sanzioni e gli interessi a partire dal 01/01/2012.


Con Alemanno a Roma solo incarichi diretti o gratuiti

Il Sindaco di Roma non finisce di stupirci, dalla stampa apprendiamo che ha tirato fuori dal cilindro un nuovo incarico diretto per un fantomatico Teatro dell’Opera da 3000 posti nel quartiere Flaminio tra il MAXXI e l’Auditorium.

L’autore del progetto dovrebbe essere Renzo Piano che presenterà il progetto a maggio, quindi l’incarico dovrebbe essere già stato dato dal Comune da tempo, avevamo intuito qualcosa diversi mesi fa quando fu presentato un progetto di sistemazione del percorso tra l’Auditorium e il Maxxi ad opera sempre di Renzo Piano con incarico gratuito.

Possibile che a Roma, negli ultimi anni, non esiste la minima possibilità, per un architetto con grandi qualità, di poter esprimere il proprio potenziale intellettuale partecipando a competizioni pubbliche come si è sempre fatto negli ultimi 150 anni?

E’ inutile ricordare che il REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DEL CODICE DEI CONTRATTI – D.P.R. N. 207/2010Art. 252 Comma 3, prevede che: quando la prestazione riguarda la progettazione di lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico, conservativo, nonché tecnologico, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera l), le stazioni appaltanti riportano nel bando di gara di aver valutato, in via preliminare, l’opportunità di applicare la procedura del concorso di progettazione o quella del concorso di idee ai sensi dell’articolo 91, comma 5, del codice.

Si potrebbe dire che i concorsi di progettazione in Italia vanno profondamente riformati, ma questa è un’altra storia, qui ci troviamo di fronte a un Sindaco che ha riportato una città in una fase di paralisi dell’architettura, dove le opere pubbliche si fanno esclusivamente attraverso Risorse per Roma e Zetema, società a totale capitale pubblico del Comune di Roma, vi ricordo un recente incarico diretto di 280.000 elargito da Risorse per Roma.

In 3 anni e mezzo concorsi soltanto annunciati, incarichi gratuiti a via Giulia e piazza San Silvestro, incarichi diretti a Tor Bella Monaca e ora al quartiere Flaminio, non si fanno più neanche le gare di progettazione.

Ma chi dovrebbe garantire il rispetto della legge?

L’Ordine degli Architetti di Roma, dopo aver dormito per 3 anni, si è accorto improvvisamente che qualcosa non va e ha fatto un comunicato stampa in cui si dice basta al conferimento degli incarichi senza concorso e senza concertazione con parti sociali e cittadini.

Verrebbe da dire meglio tardi che mai, ma non basta fare i comunicati stampa dopo aver partecipato alla manifestazione di Rete attiva per Roma per rilanciare la candidatura a sindaco di Roma di Alemanno.

Bisogna fare azioni concrete, noi di Amate l’Architettura faremo un esposto all’Autorità di Vigilanza sui lavori Pubblici e nelle altre sedi opportune, bisogna reagire a questa situazione che sta portando la capitale d’Italia in una condizione sempre più misera dal punto di vista culturale e della qualità dell’architettura.

Oltre al non rispetto delle leggi, ci troviamo di fronte a un gravissimo problema culturale che ci sta allontanando sempre più dalle altri capitali europee.

Siamo stufi di dover denunciare sempre continui abusi e non poter mai parlare di architettura.

Ho chiesto chiarimenti allo studio di Renzo Piano, chiedendo anche il suo parere sulle modalità con cui vengono conferiti questi incarichi, ricordandogli che deve molto della sua popolarità al progetto per il Beaubourg in cui nel luglio del 1971, una giuria internazionale di architettura, presieduta da Jean Prouvé, scelse, tra 681 progetti presentati, quelli degli architetti Renzo PianoGianfranco FranchiniRichard Rogers.

Aspettiamo una risposta.

Comune di Manziana: incarico “gratuito”

Era facilmente prevedibile che sarebbe andata a finire così, tutto è iniziato il 04 luglio 2006 con il famigerato decreto Bersani (DL n. 223 /2006) , che si prefiggeva di tutelare i consumatori, promuovere la concorrenza, snellire le pratiche burocratiche, poi sono arrivate le manovre estive, la crisi economica, il pressing dei poteri forti (banche, confindustria, massoneria, speculatori), la campagna di aggressione agli ordini e ai professionisti da parte dei mass media e il gioco è fatto.

Si comincia con incarichi con il 60%/70% di ribasso e poi si arriva all’incarico gratuito, Bersani & Co possono ritenersi soddisfatti sono riusciti a promuovere a tal punto la concorrenza che il consumatore può rivolgersi tranquillamente al professionista in maniera gratuita, peccato che non ci sono riusciti con le compagnie telefoniche, le banche, le assicurazioni, le compagnie energetiche, le compagnie petrolifere e via scorrendo.

Mi sarebbe tanto piaciuto avere un contratto telefonico a canone gratuito, in realtà l’unica categoria colpita è stata quella dei professionisti perché gran parte delle disposizioni “sacrosante” nei confronti delle banche, assicurazioni etc sono state aggirate come avviene sempre in Italia.

Non credete che un Comune possa fare un bando per un incarico gratuito?

Purtroppo è tutto vero, se non ci credete scaricate il bando.

COMUNE DI MANZIANA -Provincia di Roma- AREA LAVORI PUBBLICI

largo G. Fara, l – 00066 Manziana (Roma)

Prot. n. 26054 del 16/11/2011

INDAGINE DI MERCATO

OGGETTO: indagine di mercato per individuare il/i tecnico/i a cui affidare direttamente

INCARICO GRATUITO

di verifica della progettazione esecutiva, prot.24826 del 28/10/2011, dei lavori di consolidamento statico plesso scolastico di via Pisa’.

“I professionisti verranno scelti dal Responsabile del Procedimento, a suo insindacabile giudizio, tenendo conto del principio di rotazione, parità di trattamento, non discriminazione proporzionalità e trasparenza”

L’INCARICO È GRATUITO

Il Responsabile dell’ Area LL.PP.

ing. Piera Bocci

Bisogna anche avere dei requisiti minimi per partecipare, ma non preoccupatevi è garantita la rotazione.

Ci congratuliamo con l’Ordine degli Architetti di Roma e provincia che è prontamente intervenuto inviando una diffida il 25 novembre in cui si fa notare la palese violazione sia del D.Lgs. 163/2006 Codice dei Contratti Pubblici, sia dall’art.2233 del Codice Civile, sia dalle norme di deontologia professionale .

La diffida dell’Ordine a cui si sono aggiunte quella del sindacato Inarsind e di altri ha avuto un effetto immediato, in quanto il responsabile dei LLPP del Comune Ing. Piera Bocci ha annullato la procedura di bando con nota prot. 27354 del 30 novembre facendo sostanzialmente marcia indietro sull’iniziativa.

Questo ci dimostra che quando l’Ordine interviene con forza e con tempestività si riesce, in soli 5 giorni, ad annullare procedure che rischiano di alimentare un sistema a catena che ci porta alla distruzione del ruolo del professionista.

Non riusciamo a capire, allora, perché nel caso di via giulia (da noi segnalato quasi un anno fa) e di piazza San Silvestro a Roma (segnalato nel mese di ottobre), l’Ordine non sia intervenuto, nonostante le nostre sollecitazioni.

Si tratta in entrambi i casi di incarico gratuito.

Il mancato rispetto sia del D.Lgs. 163/2006 Codice dei Contratti Pubblici, sia dall’art.2233 del Codice Civile, sia dalle norme di deontologia professionale come vale nel Comune di Manziana dovrebbe valere anche nel Comune di Roma, o no?

Si è detto che, nel caso di via giulia, non si è trattato di un incarico ma di una consultazione.

In verità i professionisti incaricati hanno fatto un progetto con l’impiego di risorse e mezzi, sono stati fatti rendering di buona qualità, plastici, elaborati complessi, hanno lavorato i collaboratori, non credo gratis, è stata fatta una mostra, quindi non si capisce perché non dovrebbe essere considerato un incarico.

Nel caso di Portoghesi, la piazza la stanno realizzando, ci sono tanto di fotografie del sindaco con il maestro che presentano il progetto, il progetto di Portoghesi è completamente diverso da quello fatto inizialmente dai tecnici dell’Ufficio Progetti Città Storica, non si può negare che è stato un incarico e non si può negare nemmeno che sia stato un incarico gratuito.

Se vogliamo cambiare le cose dobbiamo imparare a smettere di essere forti con i deboli e deboli con i forti.

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Campus Universitario Pietralata: risponde il Rettore che ci vuole far credere che è tutto a posto

Il Rettore della Sapienza risponde, dopo tre mesi, alla lettera che il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma era stato costretto a scrivere dopo la nostra denuncia del 28 luglio scorso.

Il nostro Ordine ci comunica:

“Con riferimento alla nota del 27 luglio 2011,
pubblichiamo la comunicazione che ci è pervenuta dal Rettore Luigi Frati, che ringraziamo per aver dato seguito alla nostra richiesta, nella quale sono esplicitate le modalità di affidamento dell’incarico di progettazione Preliminare, Definitiva e, infine, Esecutiva del progetto del Campus Universitario di Pietralata.

Nella stessa nota sono altresì indicati gli estremi della Delibera dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture mediante la quale è stato governato, da parte dell’Università Sapienza l’affidamento di questo incarico di Progettazione “interna” ai sensi dell’ex art.62 DL 163/2006″

Quindi  è tutto a posto, sono state rispettate le regole, possiamo dormire tranquilli !!!!

Allora quello che il Presidente dell’Ordine aveva scritto il 12 luglio erano tutte “idiozie”:

“Prot. 24/1411 del 12 luglio 2011

Circolare a

i Comuni della Provincia di Roma

Oggetto: Sentenza del Consiglio di Stato: le Università non possono progettare.

Si segnala per i provvedimenti di competenza, la sentenza del Consiglio di Stato, n.10 del 3 giugno 2011 che esclude le Università da qualsiasi attività che non sia istituzionale, di studio, ricerca e insegnamento.

In particolare le Università non possono partecipare a gare per affidamento di incarichi di progettazione e di altre prestazioni professionali relative a lavori pubblici o privati, né ricevere simili incarichi per affidamento diretto.

Per tali ragioni, le Università, secondo le indicazioni della suddetta sentenza, non possono pertanto costituire società a scopo esclusivamente lucrativo e cioè privo di qualsiasi collegamento con il perseguimento delle finalità istituzionali proprie delle Università stesse.

La sentenza chiarisce anche che non è legittima, da parte delle Università, la costituzione di società il cui unico fine sia quello di operare sul mercato in diretta concorrenza con i privati, come nel caso in cui l’oggetto sociale sia lo svolgimento di servizi di progettazione a favore di committenti pubblici; in altre parole alle Università non è più consentito creare società di progettazione per partecipare a gare di progettazione.

Questa sentenza, inoltre, conferma la posizione da anni sostenuta da questo Ordine.

Cordiali saluti

di Arch. Amedeo Schiattarella, Presidente Ordine Architetti PPC Roma e Provincia”

Dobbiamo dedurre che l’Ordine ha sostenuto per anni posizioni sbagliate perché le Università “ECCEZIONALMENTE” possono progettare, almeno così sembra dal comunicato del Rettore Frati, in realtà, anche se la Sentenza del Consiglio di Stato fa riferimento agli incarichi ricevuti da terzi e non da se stessi, dice anche che le Università non possono svolgere alcuna attività che non sia istituzionale, di studio, ricerca e insegnamento, allora c’è un’evidente contraddizione.

Il Presidente Schiattarella non ha fatto una piega alla replica del Rettore, anzi ha creato ancora più confusione citando un articolo sbagliato del D.Lgs. 163/2006 (62 invece che 92) e facendo credere che quell’articolo spiega come le Università possono dare gli incarichi “interni”.

Facciamo ordine:

il Rettore, dimenticando il Codice degli Appalti e le sentenze del Consiglio di Stato,  si attacca a una Deliberazione n. 11 del 02/04/2008 dell’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici che dice:

Eccezionalmente, in caso di accertata carenza da parte dei RUP della indisponibilità della struttura tecnica interna a svolgere attività di progettazione ed altre attività connesse afferenti le Università, tali incarichi possono essere affidati ai dipartimenti interni con conseguente remunerazione ai sensi dell’art.92 D.Lgs.12 aprile 2006 n. 163, trattandosi di progettazione interna

dopo aver detto:

Il D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163 non contempla la possibilità per un’amministrazione, mediante la stipula di una convenzione con una Università, di avvalersi delle strutture di quest’ultima per lo svolgimento di progettazioni ed altre attività connesse, non essendo le Università annoverate tra i soggetti di cui all’art.33 (SIIT, centrali di committenza, amministrazioni provinciali) del medesimo D.Lgs. 163/2006.”

Da notare che il Rettore nella sua lettera cita in corsivo la delibera dell’Autorità ma la modifica leggermente pro domo sua.

Non è chiaro se la delibera faccia riferimento soltanto alle Università o soltanto alla progettazione di opere afferenti le Università, comunque in parole povere vuol dire che un’Amministrazione pubblica eccezionalmente se deve affrontare un progetto complesso e non ha un ufficio tecnico interno adeguato a fare la progettazione può dare l’incarico diretto senza gara ai dipartimenti interni, ma trattandosi di progettazione interna il corrispettivo deve essere quello stabilito dall’art. 92 dlgs 163/2006 ovvero l’incentivo del 2%.

I docenti Universitari non sono dipendenti interni degli uffici della Sapienza, ma svolgo un altro ruolo.

Perché un libero professionista è costretto per importi superiori a 100.000 euro a stipulare una fideiussione onerosa per svolgere l’incarico e loro no?

Si profila un comportamento anticostituzionale perché vi è un’evidente disparità di trattamento.

Siete convinti che i dipartimenti e i docenti siano stati pagati con l’incentivo del 2%?

Perché il Rettore non ci mostra le fatture?

Chiediamo apertamente al Presidente dell’Ordine di richiedere, ai sensi della Legge 241/1190, il disciplinare d’incarico in cui risultano gli importi e le modalità dei compensi.

La struttura tecnica interna non può essere adatta o meno a svolgere la progettazione a secondo delle convenienze dell’Università.

Se il Rettore fa riferimento alla delibera dell’Autorità di Vigilanza ci deve spiegare come mai nel caso della progettazione delle residenze e servizi correlati (per un importo di 15/20 milioni di euro) per gli studenti della Scuola Superiore di Sudi avanzati della Sapienza – Complesso Regina Elena – DM n. 26-27-127/2011 L338/2000, l’ufficio tecnico interno della Sapienza è stato in grado di fare il progetto come risulta dalle firme per la progettazione, strutture, direzione lavori e sicurezza, di ingegneri dipendenti dello stesso ?

E’ evidente che ci stanno prendendo in giro, ma non siamo più disposti a subire passivamente continui soprusi da chi, con la tranquillità dello stipendio fisso a fine mese pagato sempre da noi, fa concorrenza sleale agli architetti che tentano disperatamente di fare la libera professione.

E dove la mettiamo la sentenza del Consiglio di Stato n. 10/2011 ?

E’ quel “eccezionalmente” che ci frega, d’ora in poi usatelo anche voi quando vi contestano qualcosa di sbagliato.

Il dato che ci dovrebbe allarmare è che il nostro Ordine, in una situazione drammatica di lavoro per i liberi professionisti architetti romani, non faccia una piega nei confronti di una Università che realizza una serie di opere da 100 milioni di euro, affidando con un incarico diretto a due Dipartimenti della Facoltà di Architettura la progettazione preliminare e definitiva senza fare un concorso e facendo la progettazione esecutiva con un appalto integrato, coprendo le false giustificazioni del Rettore che con metodi da azzeccagarbugli cerca di confondere le acque.

Faremo esposto all’Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici che, con ambigue e contraddittorie deliberazioni, non fa che alimentare una situazione di grave illegalità diffusa che riguarda il mondo dei docenti a tempo pieno che, tanto per ricordare, non potrebbero fare la libera professione.

Tanto per citarne uno lungolago di bracciano