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Museo della Shoah di Roma, un altro progetto senza concorso

4 Gennaio 2013

Dopo il via libera dell’Assemblea capitolina e a conclusione dell’iter avviato sotto la giunta Veltroni nel 2005, la notizia è che nel 2013 partiranno i lavori per la realizzazione del Museo della Shoah a Villa Torlonia a Roma che  porta la firma degli architetti Luca Zevi e Giorgio Maria Tamburini.   (vedi link)

La  giunta capitolina ha  approvato la variazione di bilancio che finanzia la realizzazione del museo con un mutuo di 21 milioni e 720 mila euro, per fare fronte ai costi dell’opera, Roma Capitale ha ottenuto un finanziamento da parte della Cassa Depositi e Prestiti. Denaro pubblico  quindi,  ma non c’è traccia di alcun concorso di progettazione, né passato, né futuro, chi ha conferito agli architetti  Luca Zevi e Giorgio Tamburini l’incarico? Perchè il Comune di Roma  non si è avvalso della Legge  che prevede che gli incarichi di progettazione siano conferiti in via prioritaria a seguito di concorsi e  non possano essere affidati ad personam? E perchè  l’Ordine degli architetti di Roma a tutela dei propri iscritti, non è intervenuto a suo tempo, richiamando la giunta capitolina all’osservazione di tali  Norme?

museo-shoah

Come per il recente caso dell’architetto Portoghesi che “donava” gratuitamente (e impunemente a quanto pare), il progetto della P.zza S.Silvestro a Roma  al Sindaco Alemanno, anche quello del museo della Shoah sembrerebbe frutto di “generosità”. Infatti, la cronaca ci restituisce il giorno in cui il progetto veniva donato ufficialmente al Comune dal presidente della Lamaro Appalti, Claudio Toti. La firma del verbale della donazione veniva siglata il 30 giugno 2010  in occasione della cerimonia di consegna del progetto preliminare, alla presenza del sindaco Alemanno, dell’assessore ai Lavori pubblici Fabrizio Ghera, del presidente della Provincia Nicola Zingaretti e del progettista Luca Zevi.

(vedi link) Sempre la cronaca, ci riporta le parole di un  Veltroni ad maiora che annunciava “Verrà bandito un concorso per scegliere il migliore architetto del mondo“;  perchè poi, questi buoni propositi siano andati smarriti non è dato sapere e arriviamo direttamente al progetto che porta la firma di Zevi-Tamburini.  La vicenda solleva non pochi interrogativi: a quale titolo per esempio, l’ immobiliare Lamaro Appalti  “donava” un progetto alla città di Roma e a quale titolo il sindaco l’accettava?  Rientra nella normalità delle cose che una capitale europea investa denaro pubblico dando per buono e realizzando un progetto presentato da due liberi professionisti e una società privata,  senza passare per il concorso di progettazione?

Diversamente dalla Giunta capitolina, restando in Italia, il Comune di Ferrara  con  la Fondazione Meis  non si è avvalso di alcuna “donazione”, ritenendo, evidentemente, la partecipazione democratica un valore e non un fastidioso e insidioso iter che rallenta la volontà politica . Nel 2011 infatti, si rivolgeva agli architetti (tutti) bandendo il concorso  per  il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara al termine del quale, valutava 52 soluzioni progettuali; ente banditore, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

La stessa riserva espressa  a suo tempo per la “generosità” del professore emerito Portoghesi per la piazza San Silvestro, la manifestiamo per il progettista del museo della Shoah Luca Zevi, curatore, tra le altre cose, del Padiglione Italia della XIII Mostra Internazionale di Architettura – Biennale di Venezia, appena conclusasi. A maggior ragione, per questo suo incarico di responsabilità e per quegli stessi giovani architetti italiani che ha voluto protagonisti dell’evento che ha curato, non dovrebbe avvalersi e avvantaggiarsi di una colpevole quanto incomprensibile mancanza della Giunta capitolina. Piuttosto, se davvero intende adoperarsi per il bene della collettività,  usando la sua notorietà, dovrebbe  riconsiderare il  proprio incarico ,  favorendo e, nel caso, esigendo il confronto concorsuale. Del resto, per l’approvazione definitiva del progetto e l’indizione della gara d’appalto internazionale, manca un’ultima autorizzazione che dovrà arrivare dalla Provincia, poi si potrà procedere alla seconda votazione dell’Assemblea capitolina.

Niente è trasmissibile se non il pensiero

Svanita l’idea che le competenze grazie alle quali hai abbracciato una professione o hai intrapreso un’attività lavorativa siano quelle utili per l’intera vita professionale. Svanita la certezza di potersi ragionevolmente attendere una pensione soddisfacente in seguito a una carriera fortunata. Tutte queste inferenze dal presente al futuro, (…) sono state spazzate via.

Così, qualche giorno fa leggevo su un quotidiano l’incipit di Tony Judt, illustre storico del Novecento e pensavo “ sembra scritto proprio per noi architetti” ma in realtà è la cruda constatazione che i vari decreti e riforme di cui siamo oggetto, come inermi professionisti, (terribile casta da 15/20.000 € annui medi), si iscrivano in un disegno molto più ampio che segue il trend del liberismo oligopolistico, un laissez faire globale in salsa italiana che libera il mercato (per noi le imprese, le pubbliche amministrazioni, le S.p.A ecc..), dalla trasparenza, dai vincoli tariffari e relega noi professionisti ad un ruolo subalterno di “servizio” che forse sarebbe meglio definire come opera servilia in contrapposizione al servizio di alto livello intellettuale che ha origine con le arti liberali, caratteristici delle persone libere intellettualmente ma legate ad un codice deontologico oltreché legale, cioè dai liberi professionisti.

Sul piano del rapporto privato-professionisti, invece, le tariffe erano, già da tempo, di molto al di sotto dei minimi, essendo l’offerta ben più grande della relativa domanda, perchè il libero mercato dei privati è inesistente.

Il piano storico e il piano sociologico dimostrano che il fenomeno delle professioni liberali si pone in posizione centrale rispetto alle esigenze, ai bisogni, alle domande che sorgono dalla società e dall’economia. Esso è in grado di produrre beni, immateriali, di importanza primaria in rapporto alla protezione dei diritti e al soddisfacimento di rilevanti interessi collettivi.

Ciò che dobbiamo chiedere oggi ai politici, ai legislatori, ai nostri inutili e dannosi rappresentanti, è una nuova legge per l’architettura che designi, come quella francese, l’architetto come coordinatore, a capo di tutti i processi che concorrono alla definizione di un progetto e un’opera di architettura, che sebbene sembri un’ovvietà lapalissiana è attualmente contraddetta nei fatti sia dal Codice degli Appalti pubblici che dal Regolamento, oltrechè dalle varie proposte avanzate in ultimo da ilsole24ore e documentate da Amate l’Architettura.

Fortunatamente, per noi, queste timide proposte dormono nelle varie commissioni parlamentari, perché tutte quante, persino quella di iniziativa del Ilsole24ore, giornale di Confindustria, sebbene prenda il primo articolo quasi alla lettera, poi si dimentica di aggiungerci questo piccolo dettaglio, che cioè “chiunque desideri intraprendere dei lavori soggetti ad autorizzazione di costruire dovrà fare appello a un architetto per stabilire il progetto di architettura[…] senza pregiudizio al ricorso di altre persone partecipanti sia individualmente, sia in gruppo nella sua concezione”. (loi 77-2 du Janvier 1977 modifie sur l’architecture)

Questa stessa osservazione la inoltrai, in risposta, proprio a chi del ilsole24ore mi richiedeva la sottoscrizione e rimasi colpito del fatto che non avevano tenuto in minimo conto l’apertura di una discussione critica per la definizione e messa a punto, da parte degli addetti ai lavori, di una legge cosi importante ma fosse calata dall’alto come undici comandamenti! (febbraio 2011)

Ancor più fui colpito di come fu liquidata questa discussione dagli ordini in generale e in particolare dall’ordine di Roma che dedicò una serata e qualche timido e retorico commento, al tema avallando così, superficialmente (con dolo o con colpa?) ma corresponsabilmente lo stutu quo, in cui si trascina la nostra condizione di semiliberi professionisti.

Dopo di che, si può discutere,  e mi auguro che questa mia riapra una discussione su questo blog ma anche nei luoghi fisici dedicati) su tutti gli altri articoli di legge, sugli importi, sulle modalità associative, sull’equiparazione agli standards europei ecc.., ma niente sarà determinante per noi se non si porrà l’architetto a capo del processo che produce architettura, semplicemente perché l’architettura la fanno gli architetti!

E’ sotto gli occhi di tutti che, oramai, quasi la totalità delle gare pubbliche si vincano per i ribassi economici, con punte anche dell’85% ma anche e soprattutto del fatto che molte di queste si basano sul solo principio dei fatturati di categorie d’opera, che prescindono da una valutazione critica della qualità d’insieme dei candidati, determinando di contro improbabili cordate e matrioske societarie che relegano l’architetto ad uno dei prestatori di servizi in subordine.

La vera architettura, quella che apporta innovazione e che si lega alla propria tradizione culturale, fatta dai maestri, (che tutti studiamo?), per la quasi totalità dei casi, però, nasce in piccoli studi, scaturendo da un approccio libero, retto, disinteressato al profitto e veramente appassionato.

In una delle rare interviste di Peter Zumthor, Pritzker dell’architettura, in reazione alla etichetta che vorrebbe liquidare superficialmente il suo modo di lavoro come maniacale, Zumthor si dichiara essere un architetto passionale che non può fare a meno di curare e verificare nei minimi dettagli ciò che fa.

Chi lo avrebbe mai detto che un calvinista delle montagne svizzere fosse un passionale!

E voglio ribadirlo, questo non significa assolutamente la rivendicazione di una condizione, che superficialmente viene considerata “artigianale”, che rifiuta la competizione e il mercato, perché proprio per la sua dimensione controlla e verifica costantemente la validità della concezione architettonica, sempre attraverso il lavoro di equipe specialistiche , in coscienza e responsabilmente.

La configurazione di società d’ingegneria, la grande dimensione, la spropositata mole di fatturati richiesti per l’espletamento delle opere, traslano, banalmente, i problemi, che l’architettura è chiamata a risolvere da un piano culturale ad uno meramente economico e tecnico, ma non si grida per ogni dove che in Italia il problema è culturale!

E allora scriviamolo completo questo primo articolo: L’architettura è una espressione della cultura e del patrimonio artistico del nostro Paese. La Repubblica promuove e tutela con ogni mezzo la qualità dell’ideazione e della realizzazione architettonica come bene di interesse pubblico primario per la salvaguardia e la trasformazione del paesaggio …. di conseguenza, chiunque desideri intraprendere dei lavori soggetti all’ autorizzazione di costruire dovrà fare appello a un architetto per stabilire il progetto di architettura […] senza pregiudizio al ricorso di altre persone partecipanti sia individualmente, sia in gruppo, nella sua concezione.

Quello che mi preme qui, ora, è primariamente, smontare quei ragionamenti capziosi che surrettiziamente difendono interessi economici e di potere, che falsi politicanti, e mediocri architetti, propalano come quintessenza della democrazia e del mercato, che, però, non vale mai per tutti, (medici, notai).

A quei politici che, impunemente sostengono, per quanto sia stato abrogato il referendum contro il finanziamento pubblico ai partiti, di essere contrari all’ abolizione dei rimborsi elettorali perché c’è il rischio per la democrazia che la politica sia fatta solo dai ricchi, dico: Ma in una società dove i liberi professionisti sono sempre più schiacciati dalle grandi società di capitali e ridotti a rango di impiegati, non vi è forse il rischio, vero, che quella società diventi meno democratica, più iniqua e più acriticamente uniforme ad un pensiero dominante legato a leggi di mercato?

Questo è ciò che va difeso la propria indipendenza intellettuale, la propria moralità!

Tralasciando il fatto, non secondario, della bruttezza, spesso costosa, di tutto ciò che viene costruito come opera pubblica, molto spesso senza lo strumento del concorso di architettura.

Nel suo ultimo discorso, un mese prima di morire Le Corbusier, scrive questo discorso << (..) Si, niente è trasmissibile se non il pensiero, la summa del nostro lavoro. Questo pensiero potrebbe o no avere un destino vincente, forse, in seguito, assumere una differente e imprevista dimensione (…) Dobbiamo riscoprire la linea diritta che unisce l’asse delle leggi fondamentali, biologia, natura, cosmo. Diritta e Inflessibile come l’orizzonte del mare. Cosi come dovrebbe essere il professionista, diritto e inflessibile come l’orizzonte lo è sul mare, egli dovrebbe servire come una livella, come una linea certa, nel mezzo dei flussi e della mutevolezza. Questo è il suo ruolo sociale. Questo significa che egli deve vedere con chiarezza e averla ben a perpendicolo nella sua mente.

Moralità: non significa preoccuparsi delle glorie terrene, contare su se stessi, agire secondo coscienza. Non è giocando all’eroe che uno può agire, acciuffare incarichi e realizzare progetti. Tutto ciò avviene nella mente, nasce e cresce pian piano nel corso di una vita fuoriuscendo come una vertigine, e la fine verrà prima che noi possiamo realizzarlo>>[1]

[1] Le Corbusier ,Oeuvre complete- vol. 8 . 1965-69 ed. Birkhauser

Come si difende la dignità della professione

Il giorno 19 aprile corrente mese, in sede di assemblea di bilancio consuntivo, unica sede insieme alla assemblea di bilancio preventivo che l’Ordine di Roma concede agli iscritti per un confronto pubblico, il sottoscritto ha aspramente criticato l’operato del Presidente e del Consiglio per non avere agito nei tempi opportuni contro l’affidamento di una consulenza, a titolo gratuito, in corso d’opera, per la modifica del progetto relativo alla sistemazione di piazza S.Silvestro, da parte dell’amministrazione capitolina, al prof. Paolo Portoghesi.

Tale illecito, così da noi definito dalla descrizione della vicenda data dai giornali, fu rilevato da Amate l’Architettura e fu evidenziato in una lettera spedita al Presidente dell’Ordine circa 6 mesi fa, cioè in tempo per bloccare il progetto prima che venisse eseguito.

Tuttavia l’Ordine ha preso posizione tardivamente, cioè a piazza finita (perciò inutilmente), solo pochi giorni fa, dopo un commento critico di Umberto Croppi, ex assessore alle politiche culturali del Comune di Roma.

Questo è quanto ho contestato al presidente Schiattarella in assemblea e a questo mi è stato risposto di: “stare attento a quello che si dice perché noi abbiamo verificato la procedura e risulta tutto regolare“.

Bene, avete verificato ed è tutto in ordine.

Illustre Presidente la condizione che permette di affermare che “….risulta tutto regolare..” discende dall’aver verificato, Lei caro collega, che a Portoghesi è stato affidato un incarico  con parcella inferiore a 20.000,00 euro (e non gratuito). Solo in questo caso il Codice prevede la possibilità di affidamento diretto senza pubblicità e senza gara.

E allora, caro Presidente, in questi casi si fa una dichiarazione pubblica, anche a pagamento, nella quale si chiede al Comune di Roma di rettificare quanto dichiarato dal sindaco Alemanno (la consulenza a titolo gratuito di Paolo Portoghesi) perché, così come è stato dichiarato dal sindaco, si raffigura un illecito amministrativo, in quanto il Codice dei Contratti pubblici (Decreto Legislativo 12 aprile 2006, n. 163) non prevede la “consulenza” negli appalti pubblici, tanto meno a titolo gratuito.

Che si veicolino informazioni di questo genere è lesivo del decoro della professionalità degli architetti perché si svaluta il giusto valore al loro lavoro.

E’ questo, caro presidente Schiattarella, un problema deontologico, ben più grave dell’offrire la propria prestazione professionale a pochi euro su Groupon (come nel caso della collega Fastoso, unico caso di intervento rapido, sanzionatorio e implacabile che Lei si è concesso su questo tema).
Non ci venga solo a dire che è tutto in ordine (o in Ordine?), ma si adoperi per difendere efficacemente il decoro professionale di noi architetti romani, di fronte ad una amministrazione pubblica che lo ha ripetutamente violato.

Non esiste alcun progetto di Renzo Piano per il nuovo Teatro dell’Opera di Roma

Alcuni giorni fa i giornali riportavano le dichiarazioni del nostro Sindaco Alemanno in merito a un nuovo teatro dell’Opera che si dovrebbe realizzare a Roma nel quartiere Flaminio.

Il Sindaco dichiara: “il progettista del tempio della lirica nelle caserme di via Guido Reni sarà Renzo Piano”, l’Ordine degli Architetti da ampio spazio alla notizia sul sito architettiroma e il Presidente Schiattarella, preoccupato nel prendere le distanze dall’Amministrazione capitolina dopo le critiche alla sua partecipazione alla convention di Alemanno, pubblica un comunicato che condanna l’accaduto.

Noi di Amate l’Architettura chiediamo spiegazioni a Renzo Piano inviando una lettera dove facciamo presente all’architetto che un incarico diretto contrasta con il REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DEL CODICE DEI CONTRATTI – D.P.R. N. 207/2010 Art. 252 Comma 3, che prevede in caso di lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, l’opportunità di applicare la procedura del concorso di progettazione o quella del concorso di idee ai sensi dell’articolo 91, comma 5, del codice.

Inoltre gli ricordiamo che la sua popolarità nasce con il progetto per il Beaubourg in cui, nel luglio del 1971, una giuria internazionale di architettura, presieduta da Jean Prouvé, scelse, tra 681 progetti presentati, quelli degli architetti Renzo Piano, Gianfranco Franchini e Richard Rogers.

Se l’allora Sindaco di Parigi avesse dato un incarico diretto a noto architetto francese il giovane Renzo Piano avrebbe avuto qualche difficoltà a dimostrare le sue straordinarie qualità.

Non si fa attendere la risposta dello studio Piano che ci comunica che conoscono bene il Codice dei Contratti e che non esiste alcun progetto dell’architetto per un Teatro dell’Opera di Roma e non è previsto alcun incarico.

Quindi è tutta una bufala del Sindaco Alemanno per dimostrare che farà qualcosa per Roma in vista delle prossime elezioni?

Vedremo cosa accadrà, con la consapevolezza che gli staremo addosso per monitorare la correttezza delle procedure sperando che l’Ordine, oltre ai comunicati, voglia fare qualcosa di concreto nelle sedi opportune.

Piazza San Silvestro: avevamo denunciato tutto sei mesi fa

Il Movimento “Amate l’Architettura”, in merito alle presunte irregolarità sulle modalità di incarico all’Architetto Portoghesi per la sistemazione di Piazza San Silvestro, aveva denunciato tutto e segnalato all’Ordine degli architetti nel mese di ottobre 2011, (vedi post).

In questi giorni sono apparse numerose agenzie di stampa che riportano dichiarazioni di politici e personalità in cui si sollevano dubbi e perplessità in merito alla sistemazione di Piazza San Silvestro:

Ciò che più stupisce è la dichiarazione del Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma Schiattarella (vedi link) a cui noi di Amate l’Architettura avevamo segnalato il caso nel mese di ottobre 2011, ma senza alcun seguito da parte sua.

Probabilmente, dopo aver partecipato alla manifestazione di RETE ATTIVA PER ROMA, (dove compare ancora tra i testimonial), per rilanciare la candidatura a sindaco di Roma di Alemanno, il Presidente dell’Ordine si è accorto che qualcosa non va nella gestione degli incarichi a Roma.

Noi ce ne siamo accorti da tempo e abbiamo ripetutamente denunciato all’Ordine le problematiche, chiedendo anche di aprire dei procedimenti deontologici nei confronti degli architetti che hanno accettato incarichi gratuiti contro legge dal Comune, ma si sa i docenti universitari non si toccano e infatti a distanza di più di un anno non è avvenuto assolutamente nulla.

La situazione a Roma degli incarichi pubblici è drammatica, non si fanno più concorsi, non si fanno neanche le gare tutto è in mano a Risorse per Roma, Zetema e qualche incarico diretto.

Possibile che nessuno faccia qualcosa?

Guardate questo incarico di Risorse per Roma, vi sembra normale che si possa dare attraverso una società del Comune di Roma un incarico diretto di 280.000 € a un collega architetto ?

Bisogna fermare questi continui abusi con la complicità delle Istituzioni che dovrebbero garantire il rispetto delle leggi.

Alleghiamo la nostra comunicazione del 09 ottobre 2011, inviata anche al Presidente dell’Ordine, che deve averla letta con 6 mesi di ritardo:

Amate l’Architettura segnala che l’incarico del Sindaco Alemanno  all’Architetto Portoghesi è contro legge !!!

Con l’aggravante dell’incarico gratuito inventato da Alemanno e sperimentato già in via Giulia e con Renzo Piano.

Le procedure per l’affidamento di incarichi pubblici di progettazione stabilite dal CODICE DEI CONTRATTI – (DLgs. n. 163/2006) – l’Art. 91. comma 8, determinano che:

E’ vietato l’affidamento di attività di progettazione ……….. a mezzo di contratti a tempo determinato o altre procedure diverse da quelle previste dal presente codice.

Nelle Linee Guida per l’affidamento dei servizi attinenti all’Architettura ed all’Ingegneria dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di LavoriServizi e forniture – (Determinazione n. 5 del 27 Luglio 2010) – si ricorda che:

In relazione all’affidamento di attività di supporto alla progettazione,  si ribadisce quanto affermato  con la deliberazione  n. 76/2005 in merito al fatto che  la  “consulenza” di ausilio alla progettazione di opere pubbliche nel quadro  normativo nazionale non è contemplata.

Peraltro, la consulenza alla progettazione non appare riconducibile alle  attività a supporto del responsabile unico del procedimento. Pertanto, gli eventuali soggetti  esterni individuati possono supportare il responsabile unico del procedimento  nelle sue attività di coordinamento e vigilanza sulla progettazione, fermo  rimanendo che la progettazione è compito di esclusiva competenza del progettista.

Inutile dire che l’Ordine degli Architetti non è intervenuto, i Sindacati, l’Autorità di Vigilanza e le Istituzioni preposte al controllo non hanno mosso un dito per denunciare questo ennesimo scandalo.

Non si può continuare ad assistere a continue infrazioni della legge senza che nessuno intervenga, le istituzioni dormono mentre i professionisti stanno morendo.

L’illegalità dell’incarico a Portoghesi è soltanto la cima dell’iceberg, qui ci troviamo di fronte ad un operazione completamente sbagliata da tutti i punti di vista, quello culturale, urbanistico, legale, architettonico.

Perché non c’è una sola piazza o strada del centro storico di Roma che sia stata riqualificata mediante l’uso di un concorso di progetazione aperto a tutti?

Nonostante il REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DEL CODICE DEI CONTRATTI – D.P.R. N. 207/2010 Art. 252 Comma 3, prevede che: Quando la prestazione riguarda la progettazione di lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico, conservativo, nonché tecnologico, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera l), le stazioni appaltanti riportano nel bando di gara di aver valutato, in via preliminare, l’opportunità di applicare la procedura del concorso di progettazione o quella del concorso di idee ai sensi dell’articolo 91, comma 5, del codice.

E’ possibile che da 20 anni ad oggi la sistemazione delle più belle piazze del mondo deve essere affidata ai tecnici comunali dell’Ufficio Progetti Città Storica?

E’ possibile che tra 17.000 Architetti di Roma non ci siano nessuno capace di far meglio?

Amate l’Architettura

Movimento per l’Architettura Contemporanea



Perchè solo in Italia gli incarichi sono assegnati al massimo ribasso?

PERCHE’ solo in Italia gli incarichi, soprattutto per le opere pubbliche,  sono assegnati al massimo ribasso, ledendo la dignità professionale e contribuendo a ridurre la qualità del Progetto, dell’Architettura e dei Servizi affidati?

Un paio di giorni fa ho letto, sul web, che un noto giornalista italiano ha definito Monti “un irresponsabile”. Bene, concordo pienamente ma devo aggiungere che sono indignato per il modo in cui sono stati aboliti i minimi tariffari: con un colpo di spugna, senza minimamente verificare il permanere della normativa che stabilisce le regole con le quali, noi architetti ed ingegneri, abbiamo la possibilità di esercitare la nostra professione, soprattutto per quanto riguarda l’affidamento degli incarichi professionali relativi alle opere pubbliche.

Aggiungo che l’illustre prof. Monti, non solo sembra essere un “irresponsabile”, ma è sicuramente “un pessimo picconatore” per il Paese e per noi che rappresentiamo una parte consistente dell’economia nazionale (l’edilizia è tra le maggiori industrie italiane e, nel Lazio, è la prima), pur essendo considerati nulla, ma nel contempo appartenenti ad una “casta” che deve però essere intesa non come viene descritta sui mezzi d’informazione, cioè una piccola aggregazione di privilegiati, ma, al contrario, ciò che non viene mai descritto è che siamo molto vicini alla casta degli “intoccabili” della società indiana, cioè di coloro che, fuori casta, sono gli ultimi della gerarchia sociale.

Siamo, e la realtà della nostra attuale condizione professionale lo conferma, una moltitudine di Paria a ciò ridotti dalle norme e dalle regole, spesso arbitrarie e poco rispettate dalle Istituzioni, che ci hanno ridotto ad un esercito di poveri in guerra tra loro; tutto ciò si è delineato, con forza, a partire dalla grande invenzione di Bersani, con l’abolizione delle tariffe minime, il quale con il provvedimento “innovativo”, da lui proposto ed approvato dalla sua maggioranza di governo, era convinto di creare un maggior numero di posti di lavoro fra i professionisti e specialmente fra i giovani; nella realtà ha soltanto messo in ginocchio tutti noi, giovani e vecchi, come dimostrano le statistiche dell’OICE e di altri organismi e le considerazioni e proteste di migliaia di  architetti ed ingegneri, sui vari blog e siti internet dedicati, cioè di coloro che negli ultimi anni hanno sofferto della dequalificazione della propria identità professionale.

Dove erano nel 2006 gli Ordini ed i Consigli Nazionali degli Architetti e degli Ingegneri?

Al di fuori delle inutili esternazioni a mezzo stampa che cosa hanno proposto o fatto di operativo e di concreto per tutti noi? Nulla.

Significativo è il fatto che nelle gare – fino a ieri senza minimi ma che, comunque,  erano l’unico riferimento delle Amministrazioni Pubbliche per determinare la parcella iniziale da sottoporre a ribasso nelle gare di servizi – mediamente i ribassi sono stati del 70/80% riducendo le parcelle a puro rimborso spese; recentemente un Comune della Sardegna ha aggiudicato una gara di progettazione con un ribasso dell’86%; da una parcella, a base di gara, di circa 250.000 euro si è arrivati ad aggiudicare la gara a circa 36.000 euro. Incredibile!

Siamo alla svendita dell’attività professionale: di recente sul sito di Groupon un giovane architetto ha offerto di progettare ristrutturazioni di interni ed arredi di appartamenti privati a ben 29,00 a progetto!

Oltre ai ribassi ci sono altre “amenità” di cui gli Enti pubblici, senza alcun rispetto del pur “vessatorio ed ingiusto” Codice dei Contratti, si fanno promotori nei confronti dei liberi professionisti.

Faccio alcuni esempi ripresi da bandi recentissimi:

– AIPES – Associazione Intercomunale per l’Esercizio Sociale – Consorzio per i Servizi alla Persona – Sora (FR):

– “Bando di progettazione relativo ad attività di recupero del patrimonio edilizio esistente per l’attivazione di servizi sociali nel Lazio”.

Nel testo del Bando in relazione al compenso professionale si legge:

“Importo IVA inclusa e Oneri previdenziali per l’incarico: 0,00 (le spese di progettazione saranno inserite nella redazione del progetto saranno liquidate…………ad avvenuta formale liquidazione dei fondi da parte della Regione Lazio”.

– Città di Ceprano (FR):

“Bando per l’affidamento dell’incarico di progettazione preliminare, definitiva, esecutiva e del coordinamento della sicurezza nella fase di progettazione per il recupero dei fabbricati del Centro Storico……..necessari alla realizzazione di programmi di riqualificazione urbana…Bando regionale”.

Nel testo del Bando si legge:

– Entità dell’appalto (cioè della parcella): 170.032,50;

– condizioni relative all’appalto di servizi: la prestazione del servizio è riservata alla professione di “pianificatore territoriale” o di “ingegnere civile e ambientale” o professioni ad esse equiparate;

– capacità tecnica e professionale: redazione di Progetti di Recupero Storico ed Architettonico del tessuto urbano e specificatamente nell’ambito del Centro Storico, del recupero di fabbricati degradati di centri storici…..

– Comune dell’Aquila:

“Bando per l’affidamento del servizio del supercoordinamento a supporto dell’Amministrazione comunale”.

– Importo stimato a base del servizio 192.900,00.

– Fra i tanti requisiti richiesti per la partecipazione alla gara, tra cui le referenze bancarie di almeno due istituti bancari, i partecipanti avrebbero dovuto dichiarare di aver utilizzato, negli ultimi tre anni, un numero medio di personale tecnico non inferiore a 8 unità tra dirigenti, soci attivi, dipendenti, ecc.

COMMENTO: essendo l’incarico relativo al coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione, quindi nella sfera della responsabilità penale del professionista incaricato ed essendo il servizio non delegabile ad alcun collaboratore, perché porre la condizione della dimostrazione di avere avuto personale dipendente, addirittura di 8 unità?

– Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Provveditorato Interregionale per le OO.PP. Lazio-Sardegna-Abruzzo:

“Affidamento del servizio di coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione dei lavori di adeguamento ……degli immobili sede del Tribunale dell’Aquila danneggiati a seguito del sisma del 06.04.2009”

– Importo stimato per la prestazione: 300.000,00.

– Fatturato richiesto per poter partecipare alla gara 1.000.000,00 conseguito nei migliori tre anni degli ultimi dieci per prestazioni di servizi attinenti il coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione attinenti a lavori pubblici.

COMMENTO: quanti professionisti in Italia possono vantare un tale fatturato per incarichi riguardanti la sola sicurezza in fase di esecuzione per opere pubbliche? Inoltre l’indicazione riferita alla prestazione esclusiva è vietata dal Codice dei Contratti, dalla Determinazione n. 5 del 27.07.2010                       dell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici e dalla Circolare n. 4649 del 12.11.2009  del Ministero delle Infrastrutture.

– Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Provveditorato Interregionale per le OO.PP. Campania – Molise:

pubblicato in data 03.08.2011 il seguente avviso:

AVVISO RIVOLTO ESCLUSIVAMENTE A PROFESSIONISTI DIPENDENTI DI PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI:

Avviso pubblico per l’affidamento di servizi attinenti all’architettura ed all’ingegneria………….

– “Il compenso da riconoscere agli organismi di altre pubbliche amministrazioni interessate è in ogni caso esclusivamente quello previsto dall’art. 92, comma 5, del Codice……………… Formato l’elenco, questo Provveditorato, laddove sussistano le condizioni di propria carenza di organico per l’espletamento di determinati servizi di ingegneria ed architettura, procederà all’affidamento degli incarichi ai soggetti appartenenti ad Organismi di altre pubbliche amministrazioni che abbiano manifestato il proprio interesse al riguardo…….”

COMMENTI……………….certamente la responsabilità di tali assurdi e deleteri bandi non può essere fatta ricadere, in gran parte, su coloro che li pubblicano ma, soprattutto, sulla mancanza di controlli pubblici circa il rispetto delle norme e sulle norme stesse, vessatorie e interessate solo alla capacità economica del professionista, che relegano a requisito marginale i titoli e l’esperienza.

Tornando “all’irresponsabile” prof.  Monti ci si chiede se prima di dare il “colpo di spugna” alle tariffe si sia minimamente informato sulle regole che governano gli affidamenti di incarichi pubblici e sulle distorsioni ed abusi imposti dalle Amministrazioni pubbliche; la risposta è certamente negativa.

Nel recente Decreto Monti si leggono due disposizioni che rivelano la superficialità del provvedimento e la scarsa conoscenza delle leggi da parte di chi lo ha proposto ed approvato (Governo dei Professori e Parlamento):

– “In base all’articolo 10 del decreto “Sono abrogate tutte le tariffe professionali, sia minime sia massime”, con lo scopo di “rendere libera la contrattazione tra il professionista e il cliente” sul compenso, il cui preventivo scritto dovrà essere obbligatoriamente fornito in anticipo al cliente.”

“1. Sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico. (sia minime sia massime, con lo scopo di “rendere libera la contrattazione tra il professionista e il cliente” sul compenso).
2. Ferma restando l’abrogazione di cui al comma 1, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso di professionista è determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante.
3. Il Compenso per le prestazioni professionali è pattuito per iscritto al momento del conferimento dell’incarico professionale.

Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale.

In ogni caso la misura del compenso, previamente resa nota al cliente con preventivo scritto, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita in modo onnicomprensivo.

L’inottemperanza di quanto disposto nel presente comma costituisce illecito disciplinare del professionista.
4. Sono abrogate le disposizioni vigenti che per la determinazione del compenso del professionista, rinviano alle tariffe dì cui al comma 1. “.

Leggendo il testo del Decreto ci si chiede da quale pianeta siano venuti gli illustri Professori!

Per gli incarichi professionali relativi alle opere pubbliche ignorano che il rapporto tra le parti è sempre disciplinato da un contratto in doppia o triplice copia, con tanto di marche da bollo in capo al professionista incaricato, nel quale sono dettagliatamente descritte le prestazioni richieste al professionista nonché l’importo della parcella e le modalità di pagamento della stessa?

Ignorano che in relazione al “grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico” è previsto dal Codice  e dai Disciplinari di gara il numero e la qualità degli elaborati che il professionista incaricato deve presentare al Committente pubblico?

In relazione a ciò cito un recente Bando integrato dell’Università di Roma “La Sapienza” relativo alla progettazione esecutiva e successiva realizzazione dei lavori di riqualificazione dell’ex Centro Meccanografico delle Poste a San Lorenzo – Roma – adibito a sede universitaria con annessi servizi.

– Importo dei lavori: oltre € 22.000.000,00

– Importo della progettazione esecutiva: € 420.000,00.

Oltre all’espletamento di progettazioni di importo più che milionario al professionista veniva richiesto un fatturato non inferiore a € 1.260.000,00 per servizi espletati nei cinque anni precedenti, nonché un numero di dipendenti, soci, ecc, pari a 20 unità negli ultimi tre anni in quanto l’Amministrazione aveva stabilito che per eseguire l’incarico fossero necessari 10 professionisti e quindi, con riferimento al Codice, chiedeva la dimostrazione al professionista di aver avuto come dipendenti o collaboratori il doppio dei tecnici ritenuti necessari.

La cosa più interessante di questo bando è che in relazione a quanto già espresso con riferimento al “grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa……..”, l’Amministrazione avrebbe fornito al professionista aggiudicatario dell’appalto, insieme all’Impresa, tutto il progetto definitivo già redatto dall’Amministrazione stessa quale documentazione di base da trasformare in progetto esecutivo; il numero di tali elaborati è stato di 150 elaborati tra rilievi, disegni architettonici, strutturali, impiantistici, relazioni, capitolati, computi metrici, piani di sicurezza, documenti economici, ecc..

Come si concilia tutto ciò con quanto espresso nel Decreto?

Agli illustri Professori nessuno ha detto che con l’eliminazione dei riferimenti tariffari l’ente pubblico non avrà più una base per stabilire la soglia per l’affidamento dei servizi professionali e dovrà procedere con una totale arbitrarietà, a scapito della qualità e della trasparenza delle procedure amministrative?

Con quale metodo i Responsabili del Procedimento determineranno il compenso professionale da porre a base di gara per i servizi di ingegneria ed architettura?
Essendo state cancellate le tariffe professionali,  le stesse non potranno essere più utilizzate e le Amministrazioni pubbliche avranno la libertà assoluta nella determinazione dell’importo da porre a base d’asta, con la assurda conseguenza che due servizi di architettura ed ingegneria del tutto simili, per prestazioni richieste e per importo dei lavori, posti in gara da due diverse amministrazioni, potranno avere due importi a base d’asta notevolmente diversi tra loro.
E’ questo il modo di fare le liberalizzazioni e di evitare le scelte arbitrarie che saranno compiute dalle Amministrazioni?

Come potrà essere determinato un importo a base d’asta per opera pubblica che sia “adeguato all’importanza dell’opera”?
Non è bastata la “bastonata” Bersani? Non sono bastati gli incredibili ribassi di cui le Amministrazioni pubbliche hanno, fino ad aggi, beneficiato senza tenere in alcun conto la professionalità, l’esperienza, i titoli, le responsabilità anche penali che si assume un professionista incaricato?

Gli Ordino professionali, i sindacati di categoria ed il CNA cosa hanno fatto in merito alla “Bersani” e al Decreto Monti? Solo parole a mezzo stampa, cioè nulla. E’ anche vero che gli Ordini ed il CNA istituzionalmente non possono svolgere il ruolo di un sindacato di categoria ma, allora, perché le Istituzioni, quando intervengono sulle tariffe, convocano tale organismi?

La confusione è totale; la nostra è la vera “repubblica delle banane”.

In virtù di ciò non si può omettere di citare la qualunquista posizione espressa dal CNA “Abbiamo molto apprezzato, in particolare la competenza e la capacità di ascolto del Ministro Severino che, all’interno di un precisa politica di riscrittura delle regole, ha proceduto con buon senso, raccogliendo i contributi delle professioni. L’aver lasciato il riferimento ai parametri nei contenziosi è, infatti, un atto di buona amministrazione, tutto a vantaggio dei cittadini e del buon governo dell’economia e della giustizia.”
“Per quanto riguarda, poi, il preventivo obbligatorio, condividiamo la norma che consideriamo utile per un rapporto trasparente con i clienti, ai quali non ci si dovrà limitare a preventivare i costi ma, occorrerà descrivere dettagliatamente la complessità della prestazione professionale. Solo in un rapporto di grande trasparenza, infatti, il confronto concorrenziale può regolare i rapporti professionali, senza offrire il destro alle truffe o alla promozione ingannevole come quella che quotidianamente circola su internet”.

Pongo una domanda: gli architetti liberi professionisti possono essere rappresentati da tali “colleghi”?

Questi non conoscono, così come gli illustri “Professori”, la nostra realtà professionale; ignorano completamente le questioni di clientela ed arbitrarietà che riguardano gli affidamenti degli incarichi pubblici di cui parlerò in maniera specifica e mirata, a seguire, con riferimento al Codice.

Chi ci può, allora, rappresentare? Il CUP? Cioè un organismo a cui aderiscono tutte le professioni ordinistiche ed il cui Presidente, non architetto, si ritiene capace di presentare ai “Professori” le istanze degli architetti ed ingegneri liberi professionisti?

Domanda: come si possono presentare, ai politici, istanze e rivendicazioni di una categoria professionale senza che la stessa sia mai stata convocata da alcun organo di rappresentanza?

Allora è arrivato il momento per noi, architetti ed ingegneri liberi professionisti, di organizzarci, di costituire una rete forte e compatta, che elabori proposte concrete in merito al progetto di Architettura, al ritorno a tariffe minime inderogabili e al corretto e limpido affidamento dei servizi di architettura ed ingegneria, senza tralasciare, ovviamente, la questione primaria relativa ai tempi certi di pagamento delle parcelle da parte delle Amministrazioni pubbliche ed in particolare di quelle dello Stato.

Ci vogliono sempre alcuni mesi per essere pagati e, in certi casi, anche alcuni anni; naturalmente senza il riconoscimento di alcun interesse. Potrei citare alcuni casi significativi, di attualità, che ometto soltanto a causa della ristrettezza del tempo concessomi da questa assemblea; una domanda mi sorge, comunque, spontanea: con quali criteri e per quale motivo i “Professori” ci hanno tolto l’ultima risorsa che avevamo per essere pagati dalle Amministrazioni pubbliche, cioè il decreto ingiuntivo ed hanno previsto solo il ricorso ordinario (e decennale con tutte le relative conseguenze negative) al Tribunale?

Vorremmo spiegazioni e risposte che nessuno si è degnato di darci.

Colleghi vi invito ad essere compatti, ad organizzare gruppi di lavoro, a creare una rete – noi della Rete 150 K ci stiamo provando con sacrificio ed estremo impegno – al fine di essere noi stessi gli artefici della nostra condizione professionale; organizziamoci e manifestiamo il nostro dissenso e le nostre rivendicazioni attraverso Internet, con nuove assemblee come quella di oggi e anche con manifestazioni di piazza che, credo, sino le uniche in grado di far arrivare la nostra voce presso i cittadini, i politici e presso giornali e tv. Le nostre rivendicazioni e denunce non sono di tipo sindacale o di “casta” ma esprimono la volontà di coloro che, quale parte consistente dalla cultura del nostro Paese, pretendono di essere professionalmente rispettati e di avere “minimi contrattuali” che ne garantiscano l’esistenza.

INCARCHI PUBBLICI – REGOLE DEL CODICE/REGOLAMENTO E MODALITA’ DI AFFIDAMENTO

I “Professori” hanno spazzato via le tariffe ma non hanno provveduto a modificare l’art. 91 del Codice dei Contratti e gli artt.  261,262 e 263           del Regolamento di attuazione; chi e in che modo determinerà a quale delle seguenti tre categorie rientreranno gli incarichi da affidare?

a) – Importo delle gare per affidamenti inferiori ad 40.000,00 (prima 20.000,00) – fiduciari con DURC; il Codice ne prevede l’affidamento esclusivamente “ad personam” cioè a pochi “eletti” e non solo: molto spesso, infatti, tali incarichi, mascherati con l’affidamento di una “consulenza” – vietata in quanto non prevista dal Codice e più volte sancita dall’Autorità di Vigilanza CP – riguardano progettazioni complete cioè architettonica, strutturale, impiantistica, ecc. che, fino a ieri, venivano compensate con circa 18.000,00 euro (anziché alcune migliaia di euro) evitando, in questo modo, il ricorso ad affidamenti con bando di gara perché troppo complicato oppure oneroso per i tempi necessari all’affidamento.

b) – Importo delle gare per affidamenti inferiori ad 130.000,00 / 193.000,00 (prima 100.000,00) – invito rivolto ad almeno 5 professionisti, DURC; in questi casi la maggior parte delle volte gli affidamenti sono fittizi in quanto, pur svolti con le regole previste dal Codice, nella realtà si chiede al professionista amico già prescelto di far presentare a 4 suoi amici, o collaboratori, 4 offerte più alte della sua e di consegnarle immediatamente dopo la pubblicazione del bando di gara. Esperita la gara soltanto fra le prime 5 offerte pervenute, si assegna l’incarico a chi ha fatto il maggior ribasso, cioè a colui che è stato prescelto prima della gara e quindi tutto è formalmente regolare.

COMMENTI………………..Ci si chiede se simili comportamenti di alcune amministrazioni pubbliche ( = reati) possano essere ancora ignorati. Dove sono i Consigli Nazionali, gli Ordini e i “Professori”? Ma anche dove siamo noi architetti ed ingegneri liberi professionisti?

c) – Importo delle gare per affidamenti superiori a 130.000,00 / 193.000,00 (prima 100.000,00) – fidejussioni, reddito professionale, lavori relativi ad appalti milionari svolti in precedenza, DURC, numero di dipendenti, ecc..

Per terminare una ulteriore considerazione in merito alla incredibile disomogeneità e quantità di moduli che bisogna riempire per partecipare alle gare pubbliche e alla continua necessità di compilare ex novo il proprio curriculum a causa della incessante fantasia di chi compila i bandi pubblici.

Arch. Moreno Capodarte

Appello a tutti gli architetti ed ingegneri italiani

15 Febbraio 2012

Segnaliamo volentieri un’iniziativa nata da alcuni colleghi all’interno del Gruppo Osservatorio Legislativo nato all’interno di Inarcommunity.

Il gruppo è nato spontaneamente al di fuori degli ordini professionali e delle istituzioni, si è attivato per proporre un emendamento al disegno di legge n. 3110/2012, e ha presentato con successo l’emendamento al Senato che è stato inserito per le modifiche all’art. 52 con discrete possibilità di passare, a differenza di quanto è riuscito ad ottenere il CNA.

L’approvazione di tale emendamento porterebbe grandi vantaggi per la nostra categoria,  è necessario l’appoggio dei liberi professionisti architetti e ingegneri e delle Associazioni ed Istituzioni di categoria.

Si allega l’Appello:

Inarcommunity

“Gruppo Osservatorio Legislativo”

Appello a tutti  gli architetti ed ingegneri italiani, agli Organismi preposti a rappresentarci, alle associazioni ed ai sindacati per supportare il nostro emendamento in discussione al Senato

Il nostro gruppo si è attivato per proporre un emendamento al disegno di legge n. 3110/2012, conversione in Legge del D.L. 2 gennaio 2012 n. 1 è stato acquisito integralmente. Si trova al tomo V degli emendamenti, articoli da 37 a 56, pag. 301e 302, n. 2420 e 2421.

vedi link

Pur senza la presunzione di poter risolvere tutte le problematiche della categoria, ma con la convinzione di dover agire,  i  punti significativi sono:

la definizione, per i L.P. Diplomati, di progettare e vigilare su edifici non civili sotto i 300 mc, al fine di risolvere definitivamente uno degli aspetti sulle competenze tra tecnici laureati e diplomati

l’innalzamento del limite per le opere pubbliche, con gare di progettazione a procedura aperta, da 100.000,00 a 200.000,00 Euro, al fine di adeguare la norma italiana a quella Europea e consentire nuovamente agli studi medio-piccoli di concorrere sul mercato interno;

la progettazione in capo ai liberi professionisti al fine di dare maggiore trasparenza al settore dell’affidamento dei servizi di progettazione;

il vincolo per i progettisti ad essere titolari di partita iva ed iscritti ad una cassa;

l’ammissione dei soci di capitale solo in quota minoritaria;

l’indagine di mercato, il rispetto del principio della rotazione, l’eventuale sorteggio per l’affidamento di incarichi di progettazione da parte delle PA;

l’importo della prestazione non potrà costituire elemento di valutazione ai fini dell’affidamento dell’incarico;

Da oggi 14 febbraio, e per pochissimi giorni, i gruppi politici decideranno quali Emendamenti inserire nel D.L. sulle Liberalizzazioni e poi, secondo sempre più insistenti voci di corridoio, blinderanno il testo.

Non abbiamo un colore politico, non ci capeggia un’associazione, un Ordine, un Sindacato, siamo solo dei liberi professionisti che si sono rimboccati le maniche.

Questa al momento è L’UNICA PROPOSTA CONCRETA A LIVELLO NAZIONALE.

La vostra sottoscrizione è importantissima per dar peso al nostro/vostro impegno

Sottoscrivetelo come singoli o come associazione, ordine, sindacato etc….  mandando una semplice email con i vostri dati  all’indirizzo:

osservatoriolegislativo@gmail.com

In rappresentanza del Gruppo Operativo dell“Osservatorio Legislativo”,

i primi firmatari dell’emendamento proposto:

Arch. Mario Porreca, Arch. Giuseppe Dimonte, Arch. Bruna Gozzi, Ing. Nunzia Samanta Soranno, Arch. Celeste Petraroli, Ing. Alessandro Fadda, Arch. Francesco Crotti, Ing. Carmine Vitale, Ing. Giuseppe Lampis, Arch. Fabio Muci, Arch. Luca Ferrante, Ing. Euro Marangoni, Arch. Gian Marco Santarsiero, Ing. Mauro Baglioni, Arch. Angela Rosa, Arch. Elena Fedi, Arch. Fabrizio Rinaldi, Ing. Danilo Luchini, Arch. GianCarlo Gatta, Arch. Elisabetta Mazzola, Arch. Danilo Gentili, Arch. Danilo Spagnuolo, Ing. Roberto Gallerani, Ing. Antonio Achille, Arch. Domenico Tartaglia, Arch. Dante Salmé, Ing. Antonio Alvigini, Arch. Stefano Gradassi, Arch. Emilio Coppola, Arch. Marcello Dimonte.

Organi e associazioni che lo sottoscrivono.