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concorsi subprime

27 dicembre 2015

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E’ uscito da alcuni giorni un concorso di idee denominato “Lighthouse sea hotel” gestito da YAC, che sta per Young Architect Competitions, un società che promuove concorsi di progettazione ed architettura, rivolti a giovani progettisti, neolaureati o ancora studenti.

Non è la prima volta che ci arrivano da YAC segnalazioni di concorsi e già in passato ne abbiamo dato notizia.

Stavolta abbiamo voluto approfondire il contenuto di questa competizione per verificare il valore della proposta. Siamo rimasti interdetti e vi proponiamo i risultati delle nostre analisi.

Il tema del concorso internazionale è la proposizione di una struttura turistico-alberghiera nell’area del faro del Capo Murro di Porco, a Siracusa.

La prima cosa (senz’altro la meno importante) che ci lascia perplessi è la presentazione del concorso: al breve testo delle “regole” sono accompagnati fotomontaggi di realizzazioni famose in contesti analoghi. E’ una operazione assimilabile ad una persuasione occulta della tipologia delle proposte desiderate. Forse é una svista ma suscita perplessità sotto l’aspetto della professionalità di YAC.

Leggendo le “regole”, dopo poche sommarie notizie storiche, il bando incentra l’attenzione sulla regione Sicilia, analizzando il contesto in sottocapitoli: sistema territoriale, sistema naturale, sistema di rete, sistema vincolistico.
La descrizione di quest’ultimo ci ha fato scattare un campanello d’allarme. Il sito riporta: “
pur nella tutela dei valori di ricerca propri del concorso, a motivo della rara qualità architettonica e paesistica espressa dal faro e dal proprio contesto, di seguito si riporta un elenco del genere di operazioni ammesse o vietate in seno alla competizione”. Segue poi un elenco di ciò che si può o non si può fare. Sinteticamente è ammessa l’edificazione ad un piano per 3000 mq massimo, all’interno del sito, che garantisca un disegno armonico con il paesaggio.

Il bando dà anche indicazioni su quattro possibili tipologie ricettive: il resort, il landscape hotel (per amanti della natura), il sea center, orientato a sport acquatici, ricerca e didattica sul mare e l’art hotel. Il tema del bando è sulla proposta del mix ricettivo unitamente a quella architettonica.

La domanda che ci siamo posti, leggendo il bando, è questa: se è un sistema di rara qualità architettonica e paesistica, possibile che non sia vincolato?

Facendo una semplice ricerca abbiamo scoperto che tutto il Plemmirio, la penisola in cui è compreso il faro è area marina protetta dal 2004.

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Nell’area proposta dallo YAC la riserva marina è di tipo “A”, cioè integrale. Per capirci, in una riserva integrale non è consentita neanche la balneazione o la navigazione a remi. Si possono solo fare escursioni subacquee, con personale autorizzato, in rapporto non superiore 1/5.

Non si può fare quindi (giustamente) nulla.

Tuttavia YAC scrive che: “è ammessa la realizzazione di strutture galleggianti sulla costa, ed un eventuale collegamento fra il livello del mare e quello del faro”, anzi si spinge oltre: “Eleganti suite mimetizzate nel territorio, un prestigioso ristorante ed un raffinato attracco con incantevoli passeggiate panoramiche, sono solo alcune delle possibili suggestioni allineate con detta vision.” (attenzione vision non è un errore di battitura, questa gente scrive così).

Insomma in un concorso di idee, a quanto pare, si può proporre di tutto, fregandosene del contesto.
Ma che senso ha?

Vediamo di cucire insieme una serie di informazioni rilevabili dal web.

Su Wikipedia, alla voce “area marina protetta Plemmirio”, al paragrafo criticità, troviamo scritto: “Negli ultimi anni è sorta una polemica a causa del progetto, di una società svizzera, di costruire un villaggio turistico all’interno della Area marina Protetta. Il luogo dove dovrebbe sorgere la struttura è la cosiddetta “Pillirina” o Punta della Mola, oggetto di manifestazioni e comitati in difesa del territorio. La vicenda potrà dirsi totalmente chiusa solo se verrà istituita anche la riserva terrestre che bloccherebbe di fatto qualsiasi nuovo insediamento.

Inoltre, ed è il fatto più eclatante, quasi contemporaneamente è stato indetto un bando di gara per la concessione di 11 fari, tra cui Murro di Porco, nell’ambito di Valore Paese – Fari, una iniziativa promossa dall’Agenzia del Demanio.

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Il bando (15_10_12_1_lotto-4_information-memorandum;15_10_12_2_lotto-4_allegati-information-memorandum), indetto il 5/10/2015 con scadenza il 12/01/2016, è volto alla valorizzazione delle strutture esistenti attraverso “offerte più vantaggiose” che si concretizzeranno in una concessione da 6 a 50 anni, accompagnate da elaborati attestanti la validità del programma di valorizzazione, da un piano di gestione, e da un cronoprogramma, uniti ad un progetto architettonico di recupero, restauro e ristrutturazione, con un dettaglio fino alla scala 1:200.

Attenzione però, nel bando del Demanio c’è un grimaldello che è il seguente: “Qualora la proposta di valorizzazione comporti una variante, si dovranno indicare le funzioni di progetto, esplicitando l’iter di adeguamento urbanistico previsto”.

Tiriamo allora una sintesi di tutto il ragionamento:

ad ottobre 2015 esce un bando di valorizzazione dei fari (dell’Agenzia del Demanio), con scadenza gennaio 2016, il bando prevede la valorizzazione di 11 fari lasciandosi uno spiraglio per varianti urbanistiche;
il 23 novembre 2015 YAC ci comunica il concorso di idee, con un’idea ben diversa riguardo alla valorizzazione, con scadenza 29/01/2016.
Tuttavia l’Agenzia del Demanio è presente in entrambi i bandi: nel primo come promotore, nel secondo come ente collaboratore e patrocinatore, avendo anche un suo membro in giuria.

Che senso ha promuovere due bandi quasi contemporanei, ma di impostazione così diversa, sullo stesso tema?

Per aiutare i giovani architetti? No.

Mentre le norme del concorso del demanio richiedono una comprovata esperienza (non è per giovani quindi), le regole del bando dello YAC prevedono che: “I partecipanti possono essere studenti, laureati, liberi professionisti; non è necessario essere esperti di discipline architettoniche o iscritti ad albi professionali.” L’importante è che ogni gruppo ospiti almeno un giovane tra i 18 e i 35 anni.
Se c’è già un bando finalizzato alla realizzazione di un’opera, a cosa serve il bando dello YAC, a giocare? A fornire un’alta occasione di riflessione sull’architettura?
Potrebbe essere così, se non fosse richiesta una tassa di iscrizione al concorso, fatto non scontato, che, messo insieme alla possibilità di partecipare tutti, anche agli studenti diciottenni di una scuola per estetisti di Hong Kong, fa assomigliare questa iniziativa ad una riffa.

Lo YAC è una società privata che ha tutto il diritto di promuovere queste iniziative, che sono, lo diciamo chiaramente, assolutamente legali. Quello che ci sconcerta è che a questi è stato dato il patrocinio del Demanio, del ConsiglioNazionale degli Architetti (che dovrebbe valorizzare la professione di architetto), dell’Ordine degli Architetti di Siracusa, delle Università La Sapienza di Roma, di Bologna e del Politecnico di Milano, tutti Enti volti allo sviluppo del patrimonio umano e dei giovani architetti italiani.

Può inoltre un concorso, patrocinato anche dall’area marina del Plemmirio non tenere conto dei vincoli di una riserva integrale, seppure per un concorso di idee?

Un ultimo dubbio infine. Non sarà che attraverso questo concorso, sostenuto, ricordiamolo da Riminifiera e patrocinato da Federalberghi, si vogliano cercare idee eclatanti da integrare al concorso per la valorizzazioni dei fari? E magari produrre una variante urbanistica?

Tante domande, nessuna risposta. Una sola cosa è certa: “cca dii picciotti ‘un ci nni futti nenti” (Qui non ci interessano i giovani).

Cani senza pudore

“La gentilezza è la delizia più grande dell’umanità” (Marco Aurelio)

IL 2 FEBBRAIO UN IMMIGRATO INDIANO È STATO PICCHIATO E DATO ALLE FIAMME A NETTUNO, VICINO ROMA

Nei secoli di degradazione, la città, svuotata arrugginita e intasata per incuria o per mancanza degli addetti alla manutenzione, si ripopolava lentamente d’orde di sopravvissuti. Consapevoli che, tutti i giorni, leggiamo e ascoltiamo parole e articoli e interviste e commenti che spariscono quasi sempre nel cestino della memoria, oggi non lavoro e mi domando: Chi era Nettuno?

Nettuno, identificato col dio greco Poseidone, era un’antica divinità romana delle acque interne, in particolare delle fonti e delle sorgenti. Nettuno-Poseidone, regge maestosamente il simbolo del suo potere sul mare, il tridente, che è l’arma per eccellenza dei pescatori di Tonno. L’indole selvaggia contenuta e l’ira minacciosa erano egualmente vivi in lui.

I suoi figli, violenti e strafottenti, impedirono ad Afrodite di sbarcare nell’isola di Rodi, dove tutti loro vivevano. La dea perciò li punì, colpendoli con la follia che li spinse a violentare la loro madre. Essi lo fecero infatti e con la loro violenza oppressero gli abitanti dell’isola.

Accortosi di ciò Poseidone, per l’infamia portata alla madre, fece sprofondare i figli sottoterra.

Poseidone focoso marito ebbe altri figli con ninfe ed eroine. Tra questi figurano esseri selvaggi e violenti che venivano vinti dagli eroi, come per esempio quel ciclope Polifemo.

Si raffigura Poseidone su un carro trascinato da animali mostruosi, metà uomini e metà serpenti. Questo carro era circondato da pesci, da delfini e da creature marine di ogni specie.

SCUOTITORE DELLA TERRA

Ma cosa c’entra tutto questo con la crisi dell’architettura in Italia direte voi?…

Da circa un anno la mia amica Emy, quella piccola e magra ma tenace, coi capelli di un nero corvino e gli occhi chiari, sta con Lucio, un uomo che ha quasi vent’anni più di lei. Lucio è un poeta che per vivere, lavora nel mondo della pubblicità come visualizer… Le sue poesie sono molto belle, canto libero scoordinato, eco “beat” armonie punk e cuore.

Poco prima del Santo Natale gli ho fatto leggere una mio racconto breve. La risposta è senza peli sulla lingua, sincera: dice che sembra una scimmiottatura della Beat generation (Ginsberg-Corso) ed è vero.

All’inizio di febbraio ho raccolto alcuni pensieri sparsi, micro poesie intuite nel profondo vivere quotidiano.

Ieri mi ha risposto con una e-mail in formato pdf o jpg non ricordo bene.

Ebbene questi fogli contengono i miei pensieri sparsi ognuno dei quali affiancato da un bozzetto grazioso. Ogni micro poesia evoca immagni che Lucio ha avuto il piacere di visualizzare con disegni degni della mano libera di un bravo architetto.

Gioco di specchi
Riflessi
Terre d’Architettura aride
Dov’è il seme del risveglio
Il Milione
Le Mille e una notte

Continente “dell’altrove” che non esiste più perché tutto tende ad uniformarsi.

Forse la rinascita dell’ architettura italiana, nascerà dagli altri, in qualche modo non architetti, è una scommessa possibile. Il poeta mi ha dimostrato che dal suo mondo possono emergere idee di architettura nuove, non mentali, portatrici di sorpresa, accorate, con magia, non urlate

Roma
amoR

I miei coetanei invasi da troppa cultura architettonica, si muovono nel saturo mondo puramente mentale – troppa mente – hanno perso la freschezza necessaria per prendere la materia pesante e darle forma, “pigliarla da sotto e alzarla in aria e darle un movimento stupefacente e imprevisto. Questa è arte. “ (Ettore Sottsass)

In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della vita. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della Medusa…

“Se è vero che noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, allora apriamo gli occhi davvero e impariamo l’agile salto del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo… Nelle sue poesie più che personaggi sono sospiri, raggi luminosi e soprattutto quegli impulsi o messaggi immateriali che egli chiama “spiriti”. Come se il pensiero si staccasse dall’oscurità in rapide scariche elettriche.” (Italo Calvino)

Da dove “piovono” le immagini nella fantasia?