Articoli marcati con tag ‘giovani professionisti’

Inarcassa – ora tocca a ciascuno di noi

16 Novembre 2014

Il 19 novembre 2014, alle ore 18.00 è la data ultima di presentazione delle candidature per le elezioni di delegati Inarcassa.

Link.

Da questa comunicazione di servizio occorre partire per capire perché non è più il tempo dell’ignavia.

Cari lettori, cari colleghi, cosa è successo negli ultimi 5 anni?

E’ stata varata una riforma “lacrime e sangue”, varata, con il compiacimento della dirigenza di Inarcassa, in un momento di grande crisi strutturale di questo paese e, in particolare, della nostra professione.

Quale è stato il risultato immediato di questa riforma?

Che ora si è costretti a pagare un minimo elevatissimo di contributo personale annuo (circa 3000 euro), qualsiasi sia il reddito (salvo la deroga ma state attenti alle trappole!). In compenso sono state inserite molte, molte barriere all’accesso ad una pensione degna per tutti coloro che hanno basso reddito.

Chi ci ha rimesso di più in questa riforma? Verrebbe da dire tutti, ma principalmente i giovani, che vivono nel precariato, che hanno bassi redditi e che quindi sono costretti a pagare un contributo fisso (come i più anziani) ma che hanno grosse probabilità che questo loro sacrificio non sia calcolato adeguatamente ai fini della pensione.

Contemporaneamente, l’unico lascito delle generazioni precedenti, il patrimonio immobiliare, è stato, con un colpo di mano, tolto alla gestione diretta della cassa e dato ad un fondo immobiliare, dove sono presenti alcuni tra i grandi speculatori italiani.
Il nostro patrimonio perciò non è più sotto il controllo degli iscritti (attraverso i loro delegati) e probabilmente non ci ritornerà più.

Di chi è la colpa: nostra.

Principalmente della nostra ignavia, che non ci fa lasciare il nostro comodo, misero (perché gli architetti sono poveri ormai), angolino ereditato dalla nostra famiglia.

Siamo responsabili perché non ci informiamo su quanto accadrà nel nostro futuro.

Siamo responsabili perché non troviamo il tempo per andare a votare un delegato Inarcassa presso il notaio dove è istituito il seggio o per non avere il tempo di inviare una raccomandata con il nostro voto.

E’ anche colpa nostra quando non ci informiamo e non ci mettiamo personalmente in gioco, chiedendo spiegazioni ai nostri delegati o nella circostanza delle elezioni, presentandoci come candidati delegati.

Alle passate elezioni realtà come le grandi città, Roma in particolare, hanno faticato terribilmente ad arrivare al quorum minimo per esprimere un delegato.

Perché – si intende – questo sistema elettorale favorisce le piccole realtà dove bastano poche telefonate a pochi iscritti per raggiungere il quorum necessario e al contrario sfavorisce i grandi centri urbani dove i professionisti fanno la fame vera.
Una rappresentanza di persone motivate, competenti, critiche, possibilmente giovani (ora la maggioranza dei delegati sono pensionati), sfavorirebbe il potere di questo “cerchio magico” di potere che si è creato all’interno della nostra cassa e che la sta portando all’autodistruzione, a cominciare dalla tanto decantata sostenibilità a 50 anni.

E’ arabo parlare della pensione? E’ noioso? Non mi interessa? Accadrà-fra-trent’anni-e-per-ora sono giovane-e-me-la-godo?

Fate. Lasciate spazio agli altri. L’Inarcassa è tale e quale al nostro paese, che sta affondando per colpa della nostra ignavia.

Auguri, caro colleghi, elettori di Inarcassa.

Se invece intendete fare qualcosa sappiate che:

  1. Potete candidarvi entro il 19/11/2014, via PEC, con i moduli scaricabili dal sito di Inarcassa, al seguente indirizzo: elezioni@pec.inarcassa.org
  2. Amate l’Architettura si adopererà per dare informazioni sui candidati alle elezioni e sui loro programmi. Perciò daremo spazio a tutti coloro che vogliano rendere noto ai nostri lettori il proprio programma elettorale, basta chiedercelo.
  3. A Roma, il 20 novembre 2014, presso la sede dell’Ordine degli Architetti di Roma, piazza Manfredo Fanti 47, si terrà un incontro congiunto dell’Ordine degli Ingegneri e dell’Ordine degli Architetti d’Italia, nel quale verranno trattati i temi di Inarcassa in vista delle prossime elezioni.

Il T.U. DELFT per la costruzione del futuro

22 Dicembre 2012

L’Olanda è un paese che investe nel futuro… perciò è un paese ricco. Ricco di risorse, ricco di tecnologia, ricco di speranze! Le imprese olandesi sono presenti in tutto il mondo: il governo russo ha chiesto ad un’impresa formata da due fratelli olandesi di recuperare il relitto del Kursk, il sottomarino affondato nel mare di Berens più di dieci anni fa. Anna lavora alla Blue Water, un’impresa che sta lavorando al recupero del disastro ecologico nel Golfo del Messico. Ed ovunque le imprese olandesi esportano tecnologia.

Ho visto un documentario sulla città di Jakarta, in Indonesia, dove gli ingegneri olandesi stanno collaborando con il governo locale perché le autorità si sono accorte che il livello dell’acqua della laguna dove ci sono migliaia di abitazioni sta crescendo a vista d’occhio, e nel giro di pochi anni interi quartieri scompariranno, se non si interviene subito. In particolare i tecnici stanno studiando una soluzione che preveda la costruzione di una diga con l’allagamento di una zona intermedia, poco abitata, ed il conseguente sgombero di n° 500 abitanti.

Il sistema educativo olandese, per quanto chiuso e limitato ad un numero ristretto di persone, procede di pari passo con il mondo del lavoro ed a stretto contatto con le imprese: l’Università costa cara, ma una volta laureato puoi ripagarti tranquillamente  gli studi. Finchè i giovani cioè non sono in grado di pagare da soli, il governo olandese li aiuta, contribuendo per  esempio a ridurre i costi dei trasporti (la Ov chipkaart, che ti consente di viaggiare su tutti i mezzi di trasporto olandesi, per gli studenti fino a 25 anni dal lunedì al venerdì è GRATIS…) o dando agevolazioni a livello scolastico. Una volta laureato il giovane professionista può restituire questi soldi con il frutto del suo lavoro. Nel  percorso formativo è prevista un’esperienza di lavoro all’estero (Erasmus o Leonardo, come in Italia) ma anche uno stage retribuito dal governo in uno studio professionale, che trae si dei vantaggi ma avvia anche il giovane alla professione.

Sono stato la settimana scorsa al TU Delft, e seguire l’Urbanism Week, cinque giorni di workshops e dibattiti serrati sulla città, che mi hanno consentito innanzitutto di entrare in contatto con il mondo dell’Università, ma che ha prodotto tra l’altro un abbozzo di collaborazione con lo studio ZUS di Rotterdam. Zus è l’artefice del recupero dello Schieblok e dell’avvio fra  gli altri  del progetto del Luchtsingel, un ponte pedonale di legno che partendo dall’edificio su citato cammina lungo la ferrovia recuperandone le valenze morfologico-ambientali e riqualificando le  parti di città che collega.

La prerogativa fondamentale di questo progetto è il fatto che è partito senza fondi e si finanzia da solo! Zus ha infatti cominciato con il recupero dello Schieblok, che era iscritto sulla lista degli edidfici da demolire ed è riuscito nel giro di tre anni o poco più a farne uno dei luoghi più frequentati dagli studi professionali e dalle piccole imprese, che ne affittano i locali grazie ai prezzi molto bassi ed alla posizione strategica.

Durante il workshop ho approfondito il tema successivo alla costruzione del Luchtsingel, che prevedeva all’inizio solo la collocazione del ponte a ridosso dello Schieblok per attirare l’attenzione su di esso (sono stato la settimana scorsa a Rotterdam, ed effettivamente il percorso per arrivare al palazzo è stato indicato con vernice gialla, disegnando a terra strisce pedonali o colorando gli androni dei passages di giallo, che non passa certo inosservato…). Si trattava infatti di trovare delle funzioni “aantrekkelijk”, che rendessero cioè il successivo tratto pedonale verso la vecchia stazione interessante per i possibili fruitori: in una torre per 300 studenti realizzata dal Comune il nostro gruppo ha immaginato di realizzare un ristorante dove gli studenti potessero laorare in cucina ed offrire per una cifra modesta (€ 5,00) un pasto completo, creando nello stesso tempo un sito web dove gli occupanti della torre potessero organizzare dei turni, seguendo il motto “Eet meet cook”.

Oltre a questa esperienza, che spero dia i suoi frutti, mi sono imbattuto in un altro gruppo di studenti e giovani professionisti durante il Green Building Week, un’iniziativa promossa dal governo olandese per la diffusione della durabilità, dai materiali, all’energia, alle risorse.

L’evento in questione era organizzato dalla “Safety”, azienda leader nel campo dell’innovazione, che ci ha parlato di un nuovo complesso ad Hoofddorp, dove il tentativo è quello di realizzare edifici con il metodo Cradle to Cradle, cioè ad emissione zero. Questo vuol dire, per intenderci, che tutti i materiali utilizzati nella costruzione sono riciclabili al 100%.

L’artefice di questo progetto, l’architetto inglese Mc Donough, si appoggia per realizzare le sue opere ad imprese olanedesi, quali appunto la Sofety, che però non copre tutto lo spettro delle costruzioni. Il responsabile della Sofety, che è riuscito nonostante questo gap a realizzare tre edifici per uffici nel comprensorio di Hoofddorp, ci parlava delle enormi difficoltà per convincere le singole aziende ad investire nel futuro e nel metodo Cradle to Cradle, che tuttavia non è ancora stato verificato.

In ogni caso il ministero dell’innovazione tecnologica è molto attivo nella promozione di questi metodi; lo stesso ministro delle infrastrutture Jacqueline Cramer, che oggi è a capo dell’Utrecht Sustainability institute (USI) ha dichiarato che la nuova Bouwbesluit, legge sulle costruzioni, varata dal governo nell’aprile 2012, gtende a favorire proprio quelle aziende che investono nella sostenibilità.

A questo punto la domanda sorge spontanea: perchè in Olanda si riescono a promuovere tutte queste interessanti iniziative ed in Italia no?

Come mai l’Olanda è all’avanguardia nell’innovazione tecnologica e l’Italia no?

Perchè in Olanda si investe ed in Italia no?

E’ solo un problema politico dovuto alla corruzione?

E’ soltanto una questione di persone, o piuttosto non è un problema connesso al sistema, che nell’un caso funziona e nell’altro invece fa acqua da tutte le parti?

Sono convinto che investire nel futuro sia la forza di questo paese. Sicuramente l’Olanda ha un’altra serie di problemi, ma gli olandesi guardano con fiducia al domani sapendo che chiunque salga al potere chiederà sempre altri soldi, ma che comunque questi soldi saranno ben spesi e torneranno indietro sotto altra forma. E a chi mi dice perchè te ne sei andato io rispondo senza alcun ripensamento: perchè qui i miei figli potranno crescere sani e sereni.