Articoli marcati con tag ‘giornale dell’architettura’

Il passatismo è il vero nichilismo

16 Novembre 2010

Non è una frase tratta dal nostro Manifesto e non è neanche di un architetto ma bensì di un Sindaco di un piccolo Comune che sta conducendo una battaglia per l’architettura contemporanea.

Nell’ambito della Festa dell’architettura di Roma, svoltasi nel mese di Giugno 2010, il nostro Movimento amate l’architettura ha organizzato un Convegno dal titolo: “architettura nei mass media, un’immagine distorta”. Il convegno si è aperto con la visione di un video tratto da Striscia la notizia, in cui si definiva ecomostro un progetto contemporaneo nel centro storico del Comune di Figline Valdarno provincia di Firenze (vedi link).

Il sindaco del Comune è intervenuto al nostro convegno e ha dimostrato che ogni tanto anche i politici e gli amministratori pubblici possono occuparsi di architettura.

Il sindaco ha giustamente definito scandaloso il fatto che in Italia non si possa realizzare un progetto contemporaneo nel centro storico, viene così negata la dignità all’architettura contemporanea, viene impedita la possibilità di lasciare un segno architettonico dei nostri tempi.

E’ una battaglia culturale, il nuovo contro il moderno, l’architettura contro il passatismo.

Non si puo’ guardare soltanto indietro, siamo con il sindaco di Figline Valdarno per la battaglia per l’architettura, peccato che la quasi totalità degli amministratori pubblici la pensi diversamente.

Guarda il video

Amate l’architettura è presente in index urbis

Nell’ambito della Festa dell’Architettura di Roma index urbis, che si svolgerà dal 9 al 12 giugno 2010, il nostro Movimento amate l’architettura organizza due eventi collaterali:

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I due eventi saranno presentati all’inaugurazione della mostra di pittura “tra astrazione e realtà” di Anna Maria Mirabelli e Stefano Altieri che si svolgerà

martedì 8 giugno 2010

alle ore 19.00

presso lo Showroom di IDROGROSS

in via di Settebagni, 742   Roma  uscita 9  GRA

la serata continuerà con cocktail e musica…

la mostra resterà aperta dall’8 al 18 giugno 2010 (lun-sab 9.30/19.30 dom 10.00/19.00)

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Architettura nei mass media, un’immagine distorta


Il Convegno nasce dall’esigenza di capire l’immagine e la percezione dell’Architettura attraverso la lente dei mass media.
Il nostro movimento, in questi mesi di lavoro si è confrontato con numerose realtà inerenti all’architettura e alla figura dell’architetto in Italia.
Tra le nostre iniziative, abbiamo fatto compilare ai cittadini un questionario sull’architettura e abbiamo raccolto documentazione da giornali, tv e blog.
E’ venuto fuori un quadro non particolarmente felice per il nostro campo.

Ciò avviene per molteplici motivi, sia interni sia esterni al mondo dell’architettura.

Il convegno ci aiuterà a capire meglio:

  • come le persone percepiscono l’architettura contemporanea, quali siano le loro esigenze, quale sia il messaggio che gli è trasmesso dai giornali e dalla televisione, quanto i mass-media contribuiscano a formare l’opinione pubblica sul tema dell’architettura;
  • come i mass media possano fungere da collegamento tra i bisogni, i sogni di tutti e le opere degli architetti;
  • vista l’immagine, secondo noi negativa, che avvolge l’architettura contemporanea e la figura dell’architetto, cosa si può fare per invertire il trend e come si possa rispondere meglio alle esigenze delle persone e dell’ambiente.

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martedì 15 giugno 2010
presso la Casa dell’Architettura
Piazza Manfredo Fanti, 47 Roma

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Programma:
ore 16.00 Jazz session
ore 16.30 presentazioni

  • risultati del sondaggio sul tema dell’architettura e del ruolo dell’architetto
  • percezione e analisi dell’immagine dell’architettura contemporanea nei mass media
  • la comunicazione dell’architettura e la realtà di una periferia romana in collaborazione con il gruppo fotografico Zone d’Ombra

ore 18.00 performance teatrale
ore 18.30 tavola rotonda
Moderatore: Luca Gibello (Giornale dell’Architettura);
Diana Alessandrini (giornalista Gr1 RAI), Francesco Erbani (giornalista Repubblica), Lorena Bari (giornalista Canale 5), Giuseppe Pullara (giornalista), Alessandro Anselmi (architetto), Salvatore D’Agostino (blogger architetto), Mara Memo (sociologa Univ. Sapienza) Marco Angius (direttore d’orchestra) Laura Milan (Giornale dell’Architettura)
ore 20.00 dibattito

Sono invitati cittadini, studenti, associazioni di quartiere, comitati di cittadini, esperti di comunicazione, architetti.
In contemporanea sarà allestita, dal gruppo Zone d’Ombra, una mostra sulle periferie romane (Paolo Cardinali, Mauro Fagiani, Giancarlo Mariotti, Barbara Palomba, Stefania Ribaldi, Fabio Rizzo, Francesco Tolomei)

La performance teatrale e musicale sarà realizzata dai seguenti artisti:
musicisti: Paulo La Rosa percussioni, Marco Spada piano, Raffaele Magno contrabbasso
attori: Danilo Zuliani e Sara Trainelli.

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scarica l’invito scarica la locandina

a cura di:
Antonio Marco Alcaro, Lucilla Brignola, Giorgia Dal Bianco, Claudia Fano, Angela Franceschin, Alberto Giampaoli, Laura Milan, Giorgio Mirabelli, Rinaldo Vannini
Promosso da:
Amate l’architettura e il Giornale dell’Architettura

Sponsorizzato da:
IDROGROSSIDEAL STANDARDSANTAFIORA PIETRE

STIGNANI ILLUMINAZIONEVETROSTRUTTURALE SRL IDEA VERDE

Nuovi Codici Deontologici a sorpresa

Appena tornati dalle vacanze, gli architetti italiani hanno scoperto, con grande stupore, l’immediata entrata in vigore, (1 settembre 2009), del loro nuovo Codice Deontologico.

Ero stato informato della novità, in anticipo, da Giovanni Loi di anarchit che ha pubblicato, nel mese di luglio nel suo blog, un interessante articolo a rigurado. La cosa che più mi ha stupito è che nessuno tra gli architetti, nemmeno quelli più vicini alle vicende del Consiglio Nazionale, era minimamente a conoscenza dell’immediata entrata in vigore di questo nuovo Codice, questo la dice lunga su come si è arrivati all’approvazione del testo.

In un articolo su archiworld magazine, il Vicepresidente del CNA Parmeggiani, afferma che: “L’approvazione del nuovo Codice è nata dopo un iter di elaborazione nelle Assemblee, nei congressi Provinciali, Regionali e Nazionale di Palermo per addivenire ad un testo, il più possibile condiviso”; ero a Palermo e non mi sembra se ne sia discusso, ho parlato con rappresentanti di alcuni Ordini provinciali e non erano a conoscenza dei suoi contenuti tanto è vero che l’Ordine di Roma e non solo, ne hanno preso le distanze, ne risulta quindi che un testo così importante per gli architetti italiani sia stato imposto dal CNA, attribuendosi poteri che non gli competono, senza alcuna condivisione con gli organi provinciali, ciò è molto grave in quanto ci sono temi di enorme mportanza nella vita professionale di un architetto.

Per entrare nel merito dei contenuti, ritengo particolarmente pericolosi e poco attinenti al codice etico di un professionista, alcuni articoli tra cui l’art. 34, dove  si parla di standard prestazionali. In pratica il CNA stabilisce quali sono i requisiti che un architetto deve avere per svolgere il proprio lavoro. L’art. 7 parla dell’aggiornamento, anche qui il CNA si attribuisce poteri pericolosi che potrebbero diventare discriminanti imponendo un suo criterio d’aggiornamento. L’art. 10 parla della responsabilità patrimoniale, l’architetto si deve porre nelle condizioni di poter risarcire eventuali danni cagionati nell’esercizio della professione, credo che aver messo quest’articolo nelle norme deontologiche è come dire che se non sei ricco non puoi fare l’architetto, ogni cittadino risponde dei danni cagionati, volerlo specificare sembra avere secondi fini, si intravede una volontà di creare professionisti di serie A e professionisti di serie B.

In un articolo sul tema, Enrico Milone, fa notare che sono scomparse le norme sulle incompatibilità, per esempio quella tra docenti universitari e libera professione, forse non è una dimenticanza ma una precisa volontà di non perseguire i professionisti che non rispettano ormai da anni precise e chiare leggi di questo paese, ne è una dimostrazione la giustificazione del rappresentante del CNA Parmeggiani che afferma: “sono state eliminate norme che, essendo contenute nella legge ordinaria, non avevano necessità di ulteriori conferme di carattere prescrittivo”,  perché devo confermare una legge che già non si rispetta?

La cosa che trovo più aberrante è che il Vicepresidente del CNA dica in conclusione del suo articolo, che  il Codice Deontologico non deve essere uno strumento punitivo ma preventivo, ancora una volta si vuole dare per buona una prassi ormai comune agli ordini provinciali, ovvero quella di non punire i propri iscritti sulla deontologia, non capendo che per salvarne qualcuno si arreca un grave danno a tutta la categoria.

Termino con due domande al neo presidente del CNA, perché il Consiglio Nazionale non ha informato i propri iscritti dell’entrata in vigore  del nuovo Codice con la dovuta importanza che meritava? Forse si vergogna dei suoi contenuti ?

Perché sono stati fatti ben sette Codici Deontologici, uno per ogni categoria, (architetto, pianificatore, paesaggista, conservatore, architetto iunior e pianificatore iunior), quando sono praticamente identici ?

scarica i nuovi codici

Amate l’Architettura e il Giornale dell’architettura

E’ in quest’ottica che nasce la collaborazione tra il Giornale e il nostro Movimento, è in previsione nel prossimo autunno un evento che si terrà a Roma che coinvolgerà anche altre Associazioni, di cui il Giornale si fa promotore, nel mese di luglio-agosto hanno pubblicato un nostro articolo sul 6° Forum dell’edilizia organizzato dal Sole 24 ore, seguiranno altri articoli su vari temi nei prossimi numeri del Giornale.

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Pubblichiamo il testo integrale dell’articolo uscito sul Giornale dell’architettura di lug-ago 2009:

Martedì 23 giugno, a Roma, si è svolto il 6° Forum organizzato da Edilizia e Territorio gruppo 24 Ore. Nella mattinata il tema era: “Piano casa e infrastrutture: le costruzioni aiutano realmente la ripresa economica?”. Al dibattito erano presenti politici, amministratori di società pubbliche e private nonché il rappresentante delle imprese edili Paolo Buzzetti (ANCE).

I lavori sono stati introdotti da una relazione di Bellicini, (CRESME), puntuale e dettagliata come sempre, in cui ha evidenziato, con dati e grafici, il boom immobiliare sviluppatosi in Italia e nel mondo cominciato alla fine degli anni ’90 e che ha raggiunto il suo apice nel 2006-2007.

L’industria delle costruzioni ha rappresentato nell’ultimo decennio un importante volano per l’economia, gli investimenti in edilizia in Italia sono cresciuti in percentuale con valori molto più alti dell’incremento del pil. Il boom edilizio è stato accompagnato da un’impressionante crescita degli operatori del settore: costruttori, agenzie immobiliari, intermediari etc., basti pensare che le imprese edili sono passate da 330.000 nel 1995 a 770.000 nel 2007,(più di 10 imprese per ogni architetto libero professionista). E’ inutile dire che di questo boom edilizio, gli unici a non averne giovato sono gli architetti che sono stati gradualmente eliminati dalla normativa sui lavori pubblici (e non solo).

Bellicini conclude il suo intervento esponendo la situazione attuale di forte crisi che ha causato un improvviso blocco dell’attività nelle costruzioni, dimostrando che soltanto il piano casa può risollevare l’economia del settore; ha stimato che se soltanto il 10% dei cittadini che ne hanno diritto, utilizzassero il piano casa, si svilupperebbero investimenti per 60 miliardi di euro con grande felicità dei costruttori.

Gli interventi dei politici e amministratori che si sono susseguiti, sono stati, come al solito, noiosi e scontati, a ravvivare il dibattito è stato un fuori programma: l’invasione della sala da parte di un gruppo di cittadini romani sfrattati che protestavano contro le speculazioni edilizie e la mancanza di case per i non abbienti; dopo qualche attimo di tensione, è stata data la parola ad un rappresentante dei dimostranti che con chiarezza di linguaggio e conoscenza delle leggi ha esposto le loro rimostranze.

Colpisce il fatto che, gli sfrattati siano stati i primi a parlare di qualità urbana, imbruttimento delle città, vivibilità urbana (nessuno tra i relatori finora ne aveva fatto cenno). Gli stessi hanno poi evidenziato come il Piano Regolatore di Roma, emanato da una giunta di centro-sinistra, preveda 70 milioni di metri cubi edificabili ma nulla per l’edilizia popolare.

Certamente questi cittadini non hanno tutti i torti, in quanto vivono in un paese dove, da più di 30 anni, non esiste una politica per la casa.

Terminata l’invasione dei senza tetto, il dibattito è proseguito con gli interventi, tra gli altri, di Buzzetti (ANCE), il suo intervento, come la sua recente relazione agli Stati Generali dell’edilizia, verteva sulla grave crisi del settore delle costruzioni: la caduta della richiesta dei materiali, la mancanza di investimenti nelle infrastrutture, il problema del credito alle imprese. In merito al suddetto intervento tre sono i punti che vorrei sottolineare:

1) l’importanza della manutenzione nelle opere edilizie (troppo spesso gli amministratori , dopo la realizzazione di un opera, l’abbandonano a se stessa e dopo 10 anni, puntualmente, se la prendano con il progettista perchè l’edificio “casca a pezzi”);

2) la necessità improrogabile di azzerare l’attuale normativa sui lavori pubblici e ripartire ex novo;

3) l’importanza del segno architettonico e, quindi, della qualità dell’architettura in un eventuale piano di housing sociale (peccato che la maggior parte dei costruttori da lui rappresentati non la pensi così!).

Nel pomeriggio sono seguite le relazioni tecniche su: piano casa, sostituzione urbana e new town.

Un dato importante che emerge dal dibattito della mattina, cui avrei preferito che partecipasse un architetto, è che nessuno dei relatori (rappresentante imprese, politici, amministratori, giornalisti) identifica la qualità con la qualità architettonica ma unicamente come qualità dei materiali, delle tecnologie bioclimatiche e non etc etc. Ciò probabilmente perchè da tempo si è perso il valore aggiunto del progetto e, quindi, l’importanza del ruolo del progettista, che dovrebbe essere architetto e non geometra o ingegnere o peggio ancora l’impresa edile (ne è una dimostrazione l’ultima versione del codice degli appalti).

Occorre rammentare che non si può prescindere da un rapporto diretto e complementare tra impresa di costruzione e architetto, come, peraltro, aveva previsto Bruno Zevi, (disatteso dai suoi successori), fondando 50 anni fa L’INARCH.