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Leopoldo Freryie è il nuovo Presidente degli Architetti italiani

Il 16 marzo 2011, nel corso della seduta di insediamento del nuovo Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, è stato eletto il nuovo presidente: l’architetto Leopoldo Freyrie.

Dalle prime dichiarazioni del nuovo presidente si ha l’impressione che sia un giovane appena arrivato e pieno di entusiasmo, in realtà a parte la relativa giovane età (52 anni, che per una architetto equivale a un bambino), è seduto sulle poltrone del Consiglio Nazionale degli Architetti da ben 13 anni!!!

Ha subito dichiarato:

E’ necessario che il nostro Paese abbia finalmente un riferimento certo, dal punto di vista normativo ed istituzionale, in materia di tutela e di promozione del patrimonio culturale e che si adottino adeguate politiche di promozione della qualità architettonica e progettuale in Italia e all’estero.”

“La grave crisi economica che ha investito il nostro Paese ha duramente colpito gli architetti italiani, aggravando le conseguenze di un mercato già asfittico, sovraccarico di burocrazia e afflitto dalla carenza di regole che garantiscano scelte meritocratiche. La politica continua a non cogliere il legame molto stretto che lega il superamento della crisi alla piena valorizzazione del contributo di idee e di  iniziativa delle professioni intellettuali che sono il motore dell’innovazione, dell’economia, dei valori della comunità e dell’ambiente”


“E’ vergognoso si sia ancora in attesa di quelle riforme – richieste da anni – che riguardano l’ordinamento professionale, la semplificazione normativa, gli incentivi per i giovani, gli strumenti concorsuali e meritocratici nella scelta dei progettisti. Noi non aspettiamo Godot: agiremo e sarà la politica a rincorrerci”


“Ma è ai giovani che dedicheremo le nostre maggiori energie: lavoreremo per impedire che un’intera generazione di giovani architetti – cui
dovremmo affidare la qualità dell’ambiente dell’Italia futura –  sia espulsa o addirittura non abbia la possibilità di entrare nella professione e nel mercato.”

“Siamo soddisfatti per la sentenza della Corte di Cassazione che, limitando lo sconfinamento delle attività dei geometri nelle professioni di architetto e di ingegnere, ristabilisce in modo inequivocabile il principio del rigoroso rispetto delle competenze professionali di ciascun soggetto.”


“Tra le altre priorità del nuovo Consiglio Nazionale quelle di proporre progetti per una rivalutazione dell’ambiente, del territorio e del patrimonio architettonico con iniziative per lo sviluppo sostenibile; così come per il recupero e la sostituzione dell’edilizia pericolosa e inabitabile; e progetti per la promozione e la rivalutazione degli spazi pubblici. A corollario, un forte impegno per la qualità dell’architettura, affinché la “meritocrazia del progetto”, con la diffusione dei concorsi di architettura, trovi spazio anche sul mercato”

“Voglio infine ricordare che l’architettura deve tornare ad assumere il suo naturale valore etico al servizio della società. Gli architetti italiani devono poter contribuire allo sviluppo civile del Paese interpretando e ritrasmettendole nei loro progetti le esigenze dei cittadini, sempre più consapevoli dell’importanza dell’architettura e dell’ambiente per la vita quotidiana. Siamo pronti promuovere un grande progetto per il Paese”.


Ora io mi chiedo:

  • quali politiche di promozione della qualità architettonica e progettuale sono state adottate in questi 13 anni dal CNA ?
  • quali politiche sono state adottate per contrastare la crisi economica che ha colpito gli architetti italiani ?
  • che cosa è stato fatto per valorizzare le professioni intellettuali?
  • perché siamo ancora in attesa delle riforme necessarie che riguardano l’ordinamento professionale?
  • perché il CNA si compiace di una sentenza della Cassazione, che ribadisce per l’ennesima volta che i geometri non possono progettare quasi nulla, invece di agire presso le Amministrazioni e gli Ordini provinciali affinché vigilino e intervengano in merito?
  • che cosa ha fatto il CNA in questi 13 anni per impedire che i giovani siano espulsi dal mercato della professione?
  • in che modo in questi 13 anni il CNA  si è adoperato vigilando sui concorsi affinché la “meritocrazia del progetto” sia stata salvaguardata?
  • perché oggi dichiarate di essere pronti a promuovere un grande progetto per il Paese e non siete stati pronti per 13 anni?

Gli Architetti italiani sono stanti di sentire proclami vogliono i fatti, pertanto invitiamo il nuovo presidente a fare meno proclami e ad agire nell’interesse di tutti e a dimostrarci che per 13 anni si era distratto e oggi ha deciso di intervenire.

Allego un contributo che ci è pervenuto dall’amico Giovanni Loi di anarchit di Milano, evidentemente i milanesi conoscono il nuovo presidente meglio di noi.

I ‘sinistri’ architetti del politecnico di Milano hanno finalmente conquistato lo scranno più alto del CNA, grazie alle solite manovre di…Palazzo

Dissociarsi dalla recente nomina dell’architetto Leopoldo Freyrie a Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, credo sia un obbligo, per chi, come me, è indipendente dalle lobby di partito o dalla malsana idea che debba esistere un’architettura di Regime da sottoporre al controllo di una corporazione.

Ma chi sarà mai Leopoldo Freyrie, il cosiddetto “rampollo di famiglia” – come molti iscritti all’Ordine di Milano lo considerano – che ha finalmente coronato il sogno di suo papà di diventare il numero uno della corporazione di piacentiniana memoria?

Il miglior architetto italiano?

La ‘matita’ più raffinata della nostrana arte di edificare?

L’intellettuale più attento alle dinamiche della disciplina?

Non ci pare!

Piuttosto, grazie ai suoi sponsor, egli può essere definito, a nostro modesto giudizio, il più diligente e malleabile esponente del sinistro Gotha politecnico milanese che, pensando di essere sempre molto vicino ‘all’Architetto dell’Universo’, distingue i buoni dai cattivi architetti, partendo esclusivamente dal pedigree familiare o dal loro diplomatico modo di dire sempre di si.

Sponsor principale nell’ascesa del giovane “rampollo” della Milano da bere è il ‘sinistro’ consiglio dell’Ordine degli architetti di Milano, che lancia i suoi strali sulla professione ‘rinascimentale’ dalla ricchissima sede via Solferino, ovvero proprio dal politecnico Castello kafkiano da dove ha giocato la sua strategica partita a scacchi per accaparrarsi lo scranno più alto del CNA, solo per inibire la scalata al potere di Amedeo Schiattarella, odiato Presidente dell’Ordine di Roma.

Battaglia, senza esclusione di colpi, finita con la vittoria della città lombarda sulla città capitolina.

Intendiamoci…i due attori della cosiddetta ‘contesa di Palazzo’ appartengono alla medesima area politica, quella ideologico/culturale che controlla da decenni il mondo dell’architettura nazional/popolare, sia dal lato della formazione che da quello della professione e che non sembra avere culturalmente nulla di diverso da quella che controllava il mondo dell’architettura nostrana durante il ventennio (parola dello storico Paolo Nicoloso).

Cosa ci dobbiamo allora aspettare dalla nomina del “rampollo di famiglia”?

Nulla di rivoluzionario, come si capisce dalle prime esternazioni dello stesso Freyrie.

Egli non rappresenta che la continuità in seno al peggior momento storico dell’arte nostrana, il: “talis pater… talis filius”, l’incarnazione della solita e discriminante retorica di Regime che articola le sue dissertazioni sulla cosiddetta professione tecnica che rappresenterebbe, a dir di lor Signori, la quinta essenza dell’architettura colta dell’Italia umbertina dei 150 anni.

Ciò che caratterizza il “figliol prodigo” pensiero è sinteticamente riportato in un vecchio articolo di anarchit del 2007 che, come si converrà, risulta fondamentale per i destini della disciplina codificata da Leon Battista Alberti: http://www.anarchit.org/article.php3?id_article=164

A buon intenditor…poche parole.

Un sintetico chiarimento si impone dopo la mia più recente comunicazione sul CNA.

Criticare la nomina del nuovo Presidente non è il mio nuovo passatempo del fine settimana.

Vi sarete infatti accorti che il sito anarchit è fermo da un anno e che le mie esternazioni sono state inesistenti in questo lungo periodo.

Vi assicuro che farei volentieri a meno di scrivere, ma la questione è troppo grave perché venga lasciata passare sotto silenzio.

Il mercato dell’architettura (non quindi quello dell’edilizia più volgare) in Italia è praticamente inesistente e la maggior parte di noi si barcamena in un combattimento quotidiano per inventare il proprio lavoro nella mediocrità, in concorrenza con altri professionisti esclusivamente tecnici, che non hanno la più pallida idea di cosa sia veramente la disciplina dell’architettura.

Questi tecnici capaci soltanto di fare qualunque cosa gli venga chiesto ci criticano, quando non ci deridono, per il nostro rigido atteggiamento da “disegnatori di carte da parati”. Ci considerano degli incapaci, quando non dei fanfaroni e ci tollerano solo perché non possono fare diversamente.

La figura più significativa di questo cialtroname tecnico è il funzionario pubblico nostrano, sempre molto ignorante, ma molto moralista anche se quasi sempre corrotto nel profondo, quando usa due persi e due misure a seconda di chi presenta, non progetti, ma pratiche edilizie.

So benissimo che parecchi architetti (o cosiddetti) sposano, per scelta o per pura necessità, l’ideologia progressista del progettista/tecnico dell’Italietta dei 150 anni e non capiscono, o meglio, fanno finta di non capire cosa io (anarchit) abbia inteso dire quando mi sono scagliato contro l’ideologia politecnica milanese dell’architettura degli ingegneri.

Vorrei però ricordare a tutti che mi sono laureato in un politecnico svizzero e non posso essere considerato il nemico incompetente,  visto che conosco molto bene e dall’interno i ‘polli’ più rigidi di quell’ideologico pollaio tecnicistico.

La nomina di Freyrie è il colpo definitivo e mortale all’architettura. Con Freyrie il CNA non è più altro che il CNI e rappresenta ormai l’incultura disciplinare di una becera ideologia modernista che ha perso completamente la bussola della storia delle idee.

Chi si farà rappresentare da Freyrie senza fiatare, per favore non faccia più finta di essere un architetto, perché quella storia rinascimentale, che ancora del nostro stivale (diviso) rimane una delle poche cosa serie riconosciute in tutto il mondo, non gli appartiene proprio.

Parli d’altro quindi… si faccia chiamare finalmente ingegnere di serie B, si occupi delle pratichette edilizie per portare a casa la pagnotta, ma la smetta di fare finta di essere ciò che non è.

Pronto a qualunque scontro con chiunque lo ritenga opportuno, vi saluto cordialmente, come sempre.

Giovanni Loi

Redazione Anarchit

Arch. Giovanni Loi

via Balilla 22

20136 MILANO