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Notizie da inarcassa n.8

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cari amici e colleghi

La “fatidica” riforma della sostenibilità a 50 anni, imposta dal Governo Monti, è stata approvata!!

Siamo passati al sistema contributivo, cercherò di essere breve, ma vi devo raccontare come è andata.

Tutto si è svolto come da copione, i delegati “anziani“, che sono la maggior parte, si sono messi sulle barricate per far passare emendamenti a loro favore e non far passare emendamenti a loro sfavore.

Alla fine è stato approvato il testo predisposto dal Consiglio di Amministrazione con alcune modifiche emendate che non hanno stravolto la bozza iniziale presentata.

Prima di passare alla votazione della bozza presentata dal cda, dopo numerose richieste al Presidente di Inarcassa, è stato discusso il punto 2 dell’ordine del giorno , in cui è stata presentata una proposta alternativa di riforma a 50 anni elaborata da alcuni delegati.

La proposta era a un livello embrionale e difficilmente valutabile, l’inserimento di questo punto all’ordine del giorno si è rivelato, come avevo previsto nella precedente newsletter, un inutile contentino che non ha portato ad alcun risultato.

E’ un peccato che il CND abbia potuto contribuire così poco alla redazione della bozza di riforma, sarebbe stato più giusto un maggiore confronto e dibattito.

Dopo un breve dibattito, si è passati subito alla votazione degli emendamenti presentati.

Abbiamo dovuto assistere, nostro malgrado, ad una poco edificante difesa di privilegi da parte di coloro che sono già in pensione o ci andranno nei prossimi 5/6 anni e che non subiranno quasi nulla da questa riforma, di fronte alla stragrande maggioranza di iscritti che, tra le tante penalizzazioni, si vedrà ridurre la propria pensione del 40/50%.

La maggior parte dei Delegati di inarcassa ha più di 30 anni di contribuzione o è già in pensione, e quando è stata votata la riforma, molti hanno pensato esclusivamente ai loro interessi personali, questo non fa bene alla democrazia di inarcassa, ma la colpa di tutto ciò è principalmente di voi iscritti, che non vi impegnate direttamente, non partecipate alle votazioni dei delegati e non seguite le attività del vostro ente di previdenza che gestisce i vostri soldi.

Ciò permette che ci siano sempre le stesse persone da 20/30 anni a gestire il vostro futuro.

Vorrei essere chiaro sul fatto che la riforma doveva essere fatta, non si poteva non fare o rimandare, ma si potevano bilanciare i pesi in maniera diversa tra le generazioni di iscritti, si potevano introdurre elementi nuovi.

La cosa che mi ha fatto arrabiare maggiormante è stata quella di non aver potuto presentare una mia proposta sui contributi minimi che, dal prossimo anno, aumenteranno del 30% circa.

Il nostro “ottuso” regolamento dei CND prevede che, in caso di più emendamenti sullo stesso articolo, si debba procedere votando quello più lontano dal testo presentato dal cda, se viene approvato l’emendamento, tutti gli altri decadono e non possono essere nemmeno discussi, anche se trattano argomenti diversi e non in contrasto fra loro.

In merito all’articolo sui contributi minimi, erano stati presentati vari emendamenti, tutti per cercare di eliminare o diminuire il contributo minimo per i pensionati, introdotto dalla bozza del cda, soltanto il sottoscritto aveva presentato un emendamento per cercare di ridurre l’impatto del forte aumento improvviso dei contributi minimi, la mancanza di altri emendamenti su questo tema la dice lunga sulla percezione della realtà che hanno la maggior parte dei delegati.

Alla fine abbiamo trascorso quasi mezza giornata per discutere sul contributo minimo dei pensionati, che riguarda meno di 15.000 persone con un importo medio di pensione annua di 30.000, e non ho potuto , nemmeno per un minuto, esporre la mia proposta che riguarda 160.000 iscritti, di cui tra gli architetti nel 2011 il 50% ha guadagnato meno di 15.000 euro, poiché è stato votato un emendamento che riduce del 50% il contributo minimo dei pensionati.

E’ triste non poter esercitare la propria funzione di delegato per colpa di un regolamento assurdo ed è ancora più triste constatare che la quasi totalità dei delegati non si è posta il problema dell’aumento dei contributi minimi.

La verità è che la media dell’età, ma soprattutto la media dei redditi dei delegati è molto più alta della media dell’età e dei redditi degli iscritti a inarcassa.

La mia proposta prevedeva, come nel sistema francese, la possibilità di non pagare per alcuni anni il contributo minimo, ma soltanto in percentuale al proprio reddito e di poter recuperare in seguito la cifra mancante o di dover aspettare 2/3 anni in più per andare in pensione.

In questo momento di fortissima crisi per gli architetti, che a settembre dovranno pagarsi anche l’assicurazione obbligatoria e la formazione obbligatoria, non era proprio il caso di aumentare così i contributi minimi.

Ho paura che molti colleghi non saranno in grado di pagare, l’anno prossimo,  3.000,00 euro di contributo minimo, ma questo non sembra un problema per molti delegati che pensano che un professionista che abbia un reddito di 10.000/15.000 euro, non sia un vero professionista, ma uno che fa l’architetto per hobby essendo mantenuto dal marito/moglie, o che abbia un’altra attività e che sia iscritto a inarcassa soltanto per ricevere la pensione, o che sia un evasore fiscale.

Nessuno si è posto il problema che, con questa riforma, gli iscritti che guadagnano poco saranno costretti a cancellarsi da inarcassa e quelli che guadagnano molto si faranno le loro società professionali che sono esenti dal contributo soggettivo, con il risultato che rimarranno ben pochi a pagare le pensioni agli attuali e prossimi pensionati.

Non è stato possibile presentare anche un altro mio emndamento, in cui chiedevo di differenziare per classi di reddito l’importo del contributo di maternità, come mi era stato richiesto da molti iscritti.

Anche qui il regolamento ha fatto la sua parte, emendamento non ricevibile perché non avevo indicato le cifre, che solitamente vengono stabilite dal Cda che è in possesso dei dati. (Il Ministero mi ha poi dato ragione facendo togliere dalla riforma la tabella con le cifre del contributo di maternità).

Tutto ciò mi fa sentire inutile, ma continuerò a portare avanti le mie battaglie nell’interesse di tutti gli iscritti.

Per spiegarvi in breve la riforma, vi indico i punti essenziali:

– passaggio al sistema contributivo pro rata, ovvero a partire dal 1 gennaio 2013;

– aumento immediato dei contributi minimi a 3.000,00 euro (soggettivo+integrativo+ maternità);

– introduzione di un contributo soggettivo facoltativo fino al’8%

– aumento del massimale del reddito su cui si paga l’aliquota piena del 14,5% a 120.000 euro di reddito, oltre non si paga più il 3%;

– contributi minimi anche per i pensionati, ma in forma ridotta del 50%;

– contributo di solidarietà per due anni ai pensionati del 1% e in alcuni casi del 2%;

– riconoscimento agli iscritti agevolati della contribuzione piena ai fini del montante;

– aliquota di retrocessione sull’integrativo: 50% del contributo integrativo con alcuni tetti di massimale;

– sparizione graduale della pensione di anzianità;

– aumento graduale età pensione di vecchiaia, 70 anni a regime con possibili aumenti in base alle aspettative di vita;

– aumento graduale dell’anzianità minima da 30 a 35 anni;

– mantenimento per 5 anni PPC poi uscita a 70 anni senza vincoli di anzianità contributiva;

– pensione minima solo per coloro che avranno ottenuto negli ultimi 20 anni della loro attività almeno un reddito medio di 10.500 euro circa.

Avrei voluto fortemente approvare la riforma, era necessario farlo  perché non possiamo continuare ad accumulare un debito sulle future generazioni, la bozza del cda conteneva anche molti aspetti positivi, come il riconoscimento della contribuzione piena ai giovani sotto i 35 anni che usufruiscono dell’agevolazione sui contributi minimi; ma non potuto dare il mio voto, soprattutto dopo quello che è successo in CND e anche perché si poteva e si doveva:

1) contrattare con il governo e non subirne passivamente le richieste;

2) equilibrare meglio il peso della riforma, penalizzando in misura  minore coloro che hanno meno di 15 anni di contributi e aumentando il coinvolgimento di coloro che hanno più di 20 anni di contribuzione;

3) coinvolgere maggiormente i pensionati nella riforma;

4) non aumentare in maniera così forte e improvvisa i contributi minimi;

5) aumentare maggiormente l’età pensionabile a fronte di importi maggiori delle pensioni;

6) ridurre più drasticamente i privilegi a coloro che andranno in pensione nei prossimi 3/4 anni;

7) utilizzare meglio il rendimento del patrimonio nel calcolo della sostenibilità;

Adesso aspettiamo l’approvazione del Ministero e poi la riforma sarà applicata.

Buone vacanze a chi se le può permettere e anche a chi non se le può permettere.


Notizie da inarcassa n.7

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cari amici e colleghi

prosegue il servizio di informazione su tutto ciò che avviene all’interno di Inarcassa.

Tra pochi giorni saremo chiamati, noi Delegati, ad approvare una riforma epocale del nostro sistema previdenziale, la famosa sostenibilità a 50 anni imposta dal Governo Monti con il D.L. 201/2011 “Salva Italia”, art. 24, comma 24.

E’ finito il tempo in cui si andava in pensione a 55 anni, si versava relativamente poco  e la pensione  ce la pagava pantalone, d’ora in poi le pensioni ce le dobbiamo pagare da soli.

Prima potevi versare anche 10 e prendevi 20/30, da domani verseremo 20 e prenderemo 18 se ci va bene.

Ci apprestiamo a votare questa riforma in un clima infuocato in cui, le “vecchie generazioni”, che costituiscono la maggioranza dei delegati, si apprestano a dare battaglia alle “nuove generazioni”, che sono la minoranza dei delegati, perché non vogliono cedere su nulla che li colpisce, come il contributo minimo per i pensionati che continuano a lavorare e perfino sul contributo di solidarietà del 1/2% chiesto a tutti i pensionati che ha puramente un valore simbolico in quanto non incide minimamente nel calcolo della sostenibilità.

E’ triste assistere al cinismo, (i cinici costituivano una corrente filosofica che portava alle estreme conseguenze il pensiero individualistico e utilitaristico), di coloro che, con una pensione media di 30.000 euro, attualmente erogata da inarcassa, sono indifferenti alla prospettiva di molti di noi che si vedranno tagliare, con la nuova riforma,  la propria pensione del 40/50%.

A tutto ciò si aggiunge la forte diatriba tra Presidente di Inarcassa e un delegato, chiamando in causa Ministri e quant’altro,  in merito alla richiesta, firmata da 60 delegati, tra cui il sottoscritto, di organizzare una riunione straordinaria del Comitato Nazionale dei Delegati per discutere in maniera più ampia della riforma della sostenibilità a 50 anni.

Senza entrare nel merito dello scontro, non si può non riflettere sul fatto che così facendo peggioriamo soltanto la nostra situazione.

Sembra di assistere all’equipaggio di una nave che si mette a litigare sulla rotta da percorrere e non si accorge che la nave sta affondando, non è il momento di litigare, è il momento di essere uniti se vogliamo che la nostra categoria di architetti e ingegneri liberi professionisti continui ad esistere.

In questi pochi mesi dall’entrata in vigore del Decreto che ci impone la sostenibilità, non ho capito perché la Presidenza di Inarcassa ha cercato di limitare al massimo la possibilità di dibattito, sul tema della riforma, in sede di CND.

Su tre comitati che si sono svolti da gennaio a oggi, soltanto uno ha avuto all’ordine del giorno la riforma della sostenibilità, quello di febbraio, e su due giorni di CND + uno di tavoli di lavoro, la discussione vera e propria tra i delegati è stata limitata a poche ore di una mattina invernale in cui la neve ha fatto scappare tutti prima per paura di rimanere bloccati, dopo aver respinto una mozione in cui si chiedeva di non ritenere conclusa la discussione in merito alla riforma.

Tutto il resto del tempo è stato dedicato agli interventi degli esperti che ci hanno esposto le loro tesi sul contributivo.

Non credo che poche ore possano considerarsi sufficienti a elaborare e digerire una riforma così profonda e radicale del nostro sistema previdenziale, una riforma come questa si fa una volta ogni 30/40 anni!!

Nel CND di maggio a Palermo, abbiamo perso tutto il tempo ad approvare un  nuovo Regolamento per il CND, di cui vi parlerò in fondo, che poteva essere benissimo rimandato in seguito.

Il CND di giugno, in cui abbiamo approvato il bilancio, è stato preceduto dai tavoli in cui si è parlato della riforma, ma i tavoli sono divisi e non vi è una discussione unitaria, inoltre non hanno valore deliberativo ma semplicemente consultivo e difficilmente portano a risultati concreti.

Non credo che un maggior dibattito avrebbe peggiorato la proposta di riforma, al contrario avrebbe potuto dare maggior forza alla bozza predisposta dal Consiglio di Amministrazione.

Tra pochi giorni mi troverò a votare una riforma senza sapere se ci sono alternative valide, esiste una proposta elaborata da alcuni delegati, ma non è completa, non è stato possibile metterla a confronto con quella del CDA non abbiamo gli elementi per valutare.

Mentre vi scrivo ci è arrivata una comunicazione di integrazione all’ordine del giorno per presentare la proposta alternativa, ma sembrerebbe un inutile “contentino”.

In questi mesi ci è stato detto che il passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo è ormai inevitabile, ma il Ministro Fornero ha dichiarato pochi giorni fa, in Commisione Parlamentare di controllo (vi invito ad ascoltare il file audio), che la sostenibilità si può fare anche con un sistema retributivo, appropriatamente congegnato, che tenga conto di tutti gli anni di contribuzione opportunamente capitalizzati.

Credo che la Presidenza di inarcassa non debba temere il dibattito tra i delegati, è vero che la troppa democrazia crea confusione, ma si potrebbere perdere molto meno tempo in procedure esageratamente formaliste e burocratiche, cercando dare maggiore spazio alle discussioni importanti, in tutto ciò ognuno deve fare la sua parte e alcuni delegati dovrebbero mettere da parte risentimenti personali e pensare all’interesse comune.

Dobbiamo essere in grado di dare delle risposte ai giovani che intravedono una prospettiva in cui la loro pensione media sarà di 8.000/10.000 euro a fronte di una pensione media attuale di 30.000 euro, è evidente che il problema maggiore è il crollo dei redditi, ma non si può non porsi il problema dell’adeguatezza delle prestazioni delle generazioni future.

Il Ministro Fornero infatti, nell’audizione in Commisione Parlamentare, ha anche ribadito che la riforma deve preoccuparsi dell’equità intergenerazionale guardando in prospettiva alle prestazioni future, ha poi aggiunto che sarebbe utile limitare i costi di gestione e di governance delle casse, non mi sembra che quest’ultima parte sia stata inserita nella proposta del CDA.

La Fornero ha anche parlato di unificare le casse private per diversificare il rischio, ma per noi sarebbe una grande fregatura, la maggiorparte delle casse private sta peggio di noi, ha poi concluso che la sostenibilità si può fare con una gestione mista a ripartizione ma in parte a capitalizazzione considerando i rendimenti reali del patrimonio.

Il nostro grande problema è il debito latente che la nostra cassa ha accumulato negli anni, come tutti gli enti previdenziali pubblici e privati,  concedendo e promettendo, (vi ricordo che in Italia i diritti acquisiti sono tutelati dalla costituzione e non si possono rimuovere), pensioni generose a chi ha versato ben poco rispetto a quello che prende o prenderà.

Il debito previdenziale latente ammonta a circa 25 miliardi di euro, ho chiesto al Presidente di inarcassa come pensano di coprire questo debito, mi è stato risposto che il contributo del 4% delle Società di ingegneria + il 2% (50% del nostro contributo integrativo) + il rendimento del patrimonio serviranno a coprire sia il debito previdenziale che la solidarietà (inabilità, invalidità, assistenza sanitaria, etc.).

Credo che sia una previsione molto ottimistica, considerando il calo vertiginoso dei nostri redditi, l’inevitabile diminuizione di iscritti che ci sarà nei prossimi anni in seguito alla crisi e la difficile situazione finanziaria che ha causato, nel 2011, un rendimento netto gestionale negativo del nostro patrimonio mobiliare (-2,81% su circa 4,5 miliardi di euro tab. 22 relazione Collegio Revisori dei Conti).

Se spalmiamo il debito di 25 miliardi di euro nei prossimi 30/40 anni  dovremmo recuperare ogni anno circa 700 milioni di euro, la vedo difficile a meno che nella riforma che ci apprestiamo a varare, oltre al porre fine all’emorragia che ha causato questo debito, ci siano una serie di correttivi che di fatto distribuiscono il debito su tutti gli iscritti attuali e futuri oltre quel 2% (50% del contributo integrativo), stimato e in tutto ciò non è difficile comprendere che i più giovani saranno maggiormente penalizzati.

Insomma una grande confusione, vi saprò dire come è andata a finire tra pochi giorni.

Per chi vuole conoscere anche gli altri fatti accaduti nei CND di maggio e giugno può leggere questa breve sintesi:

– nel CND di maggio, svoltosi a Palermo è stato approvato il nuovo Regolamento per le riunioni del Comitato Nazionale dei Delegati, l’argomento era stato discusso, una prima volta, nel corso del precedente anno, era stato nominato un comitato ristretto che ha lavorato sul tema per poi definire degli indirizzi al Cda che ha elaborato successivamente una bozza da approvare nella riunione di maggio.

Molti delegati si auspicavano che questo nuovo Regolamento, avrebbe potuto essere un’occasione importante per dare maggior autonomia al Comitato dei Delegati e togliere alcune funzioni al Presidente, il Cda, al contrario, aveva tutto l’interesse a diminuire l’autonomia del CND con la scusa di snellire le procedure e velocizzare i processi.

Come in tutte le cose, in medio stat virtus, ovvero se da un lato è evidente che le procedure attuali dei CND sono molto burocratiche, quasi “borboniche” rendendo molto difficile e spesso interminabile lo svolgimento dei lavori, dall’altro l’egemonia del Presidente di Inarcassa nella gestione dei CND è molto forte e ciò fa si che il nostro ruolo di delagati sembri a volte quello di notai e non di componenti attivi di un’Assemblea che ha potere “legislativo”.

Sarebbe stato meglio per tutti trovare un giusto compromesso, ma non è stato così il Cda è andato avanti come un treno travolgendo tutti e tutto, ha imposto il suo Regolamento impartendo, alla “sua maggioranza” di delegati, un ordine di scuderia ben preciso: il Regolamento deve essere approvato così come proposto, non deve passare alcun emendamento.

Abbiamo così assistito, per due giorni, ad una penosa processione di alcuni delegati, una dozzina al massimo, che si sono alternati sul palco ripetutamente per esporre i loro emendamenti, più di 100, che venivano sistematicamente bocciati dalla maggioranza dell’Assemblea con l’aggravante che molti delegati non si preoccupavano nemmeno del contenuto dell’emendamento, ma votavano a prescindere contro perché così bisognava fare.

Non è stato un bello spettacolo, sarebbe stato più logico, come aveva proposto il delegato ingegneri di Matera, ritirare tutti gli emendamenti, avremmo almeno guadagnato tempo prezioso.

Io credo che una diminuizione del numero dei delegati e delle nuove procedure, possano in futuro risparmiarci questi spiacevoli episodi.

Unica nota positiva è stata l’approvazione di un emendamento a cui tengo molto, (il solo significativo a passare), che prevede, in caso di votazione di una commissione, di un comitato o quant’altro, la possibilità di esprimere una sola preferenza, ciò è importantissimo perché si evitano le “nomime” e rende le votazioni più vere.

Si impedisce, infatti, il meccanismo delle liste precostituite e stabilite a tavolino, che di fatto tolgono qualsiasi autonomia e riducono di fatto la democrazia in una votazione.

Vi ricordo che la mia elezione a delegato di Roma è stata possibile proprio grazie a quasto meccanismo, dove su 4 delegati da eleggere gli iscritti potevano esprimere una sola preferenza, impedendo di fatto qualsiasi meccanismo di “lobbies” da parte di Ordini, Associazioni, Sindacati etc., la mia candidatura era indipendente non appoggiata dai “poteri forti”.

Grazie alla preferenza unica, ho potuto competere ad armi pari risultando il più votato, se fosse stato possibile il meccanismo delle liste, quattro preferenze invece di una, avrei dovuto vedermela da solo contro quattro e non sarei stato eletto.

Trovo molto più democratico avere la possibilità di esprimere una sola preferenza.

– Nel CND di Giugno è stato approvato il bilancio consuntivo 2011, senza dilungarmi troppo nell’esposizione dello stesso, vi faccio soltanto alcune considerazioni, lo stesso bilancio può essere descritto in maniera positiva o negativa dicendo in ambedue i casi la verità:

1) estratto dal Comunicato Stampa del Cda seguito all’approvazione del Bilancio (vedi link): “Chiude con un avanzo economico di 357.787.450 euro il bilancio 2011 di Inarcassa. Un risultato positivo …….. raggiunto in un anno che verrà ricordato per la crisi del debito europeo e gli impatti sull’economia globale. A determinare il risultato è stato sostanzialmente il margine della gestione caratteristica …… che si è attestato a 376.462.000 euro, riallineandosi, dopo la flessione del 2010, con i risultati degli anni precedenti. Tale margine è stato guidato dalle entrate contributive, che nel 2011 hanno registrato una crescita rispetto al 2010 (+12,4%), dovuta in sostanza all’incremento dell’aliquota del contributo soggettivo sostenuto dagli associati (dal 10% all’11,5%) e all’andamento positivo delle iscrizioni, nonostante la crisi abbia inciso significativamente sul reddito medio di entrambe le categorie professionali. Le uscite previdenziali ……….. confermano i valori tendenziali previsti nel Bilancio Tecnico.
Effetti positivi, in termini economici, sono derivati dalle azioni poste in essere per il contenimento dei costi di gestione. ……………. La gestione finanziaria ha prodotto proventi netti per 94.257.868 euro, dato sostanzialmente in linea con il 2010 e significativamente superiore alle stime di budget. …………… la solida struttura del portafoglio ha consentito, in un anno molto difficile, di proteggere il patrimonio, contenendo gli effetti dell’erosione delle redditività senza intaccarlo.”;

2) Il bilancio consuntivo 2011 si chiude con 434 milioni di euro in meno rispetto alle previsioni del bilancio tecnico 2009, vi è una differenza di 150 milioni di euro in meno rispetto al bilancio di previsione 2011, l’utile del 2011 ha subito una riduzione del 20% rispetto all’utile dell’anno precedente nonostante le nuove iscrizioni del 2011 siano state di 7190 iscritti rispetto alle 1600 nuove pensioni erogate nello stesso anno, (quindi 7 che versano e 1,5 che prende), la gestione del patrimonio mobiliare ha subito una perdita non prevista nel bilancio preventivo;

Tutto ciò dimostra che si può vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, dovrebbe far riflettere e preoccupare la cospicua riduzione delle entrate dovute alla crisi dei redditi degli architetti e degli ingegneri, forse sarebbe più utile, nei confronti della comnuicazione esterna, non cercare di attenuare le nostre evidenti difficoltà derivanti dalla situazione dei redditi dei professionisti, ma al contrario evidenziarle per denuciare una situazione di estrema gravità a cui il governo dovrebbe assolutamente mettere mano.

Un capitolo a parte merita la gestione del patrimonio mobiliare, colpisce vedere, per la prima volta per quanto mi riguarda, un dato negativo nella gestione del nostro patrimonio, la situazione finanziaria mondiale ci deve far riflettere sui nostri investimenti, se passiamo al sistema contributivo diventa fondamentale far crescere al meglio il nostro patrimonio, ho l’impressione che qualcosa di meglio si possa fare rispetto a ciò che è stato fatto fino ad oggi.

Colpisce anche, nel bilancio, il pesante importo dei crediti che inarcassa vanta nei confronti degli iscritti che non sono in regola con il pagamento dei contributi, 260 milioni di euro circa che attualmente sono in bilancio, ma difficilmente verranno recuperati, se non una piccola parte.

L’obiettivio del Cda è di far prescrivere tali crediti e di conseguenza anche gli anni di contribuzione, bisogna riflettere su cosa sia più opportuno fare, sicuramente andrebbero recuperati i contributi integrativi evasi, che sono soldi che l’iscritto ha percepito dal cliente ma non ha versato.

Ci sono due fattori da tenere conto nella prospettiva di mandare in prescrizione tali crediti: le numerose sentenze che hanno dato ragione all’iscritto, non in regola con il pagamento dei contributi, di poter usufruire di benefici da inarcassa, e la preoccupante situazione sociale che si verrà a creare quando un gran numero di professionisti non avrà diritto a percepire la pensione.

Tutto dipenderà da come riusciremo a difendere il nostro lavoro intellettuale di architetto e ingegnere, in questo difficile compito si è impeganta a dare il suo contributo, la neonata Fondazione di Inarcassa che è stata presentata ufficialmente all’ultimo CND di giugno con un dibattito con il giornalista Antonio Polito.

Vi invito a visitare il sito della Fondazione  (vai al link).

Notizie utili:

– Le ultime norme del Governo, obbilgano Inarcassa a seguire le procedure pubbliche nell’assegnazione degli inacrichi e degli appalti di lavori, ciò renderà molto più lunghe, con maggiori costi per noi, l’esecuzione dei lavori sul nostro patrimonio immobiliare;

–  fumata nera da parte del Governo in merito alla possibilità di poter compensare i debiti degli iscritti con i crediti con le Stazioni Appaltanti, sarebbe un passo importante per consentire di mettersi in regola a tutti i colleghi che hanno importanti crediti con le Amministrazioni e non riescono a pagare i contributi;

– Inarcassa ha stipulato una convenzione con Willis per l’assicurazione professionale obbligatoria, le condizioni e i prezzi sono molto convenienti, vai al link;

– è partito il progetto della rivista di Inarcassa on line, consulta il primo numero;

– a breve sarà presentato un concorso di idee, riservato ai giovani iscritti, per la sistemazione dell’ingresso della sede dell’Inarcassa a via Salaria;

– la Banca Popolare di Sondrio, in seguito a nuove normative ci obbliga a utilizzare una società per le stime del nostro patrimonio immobiliare, impedendoci, di fatto, di far lavorare nostri colleghi architetti e ingegneri nell’espletamento delle stesse.

Vi ricordo che il 30/06/2012 è scaduto il versamento della prima rata dei contributi del 2012, se non avete pagato, potete avvalervi del ravvedimento operoso con sconti sulle sanzioni fino al 70%, per maggiori informazioni vai al link.

A seguito delle nuove procedure che intendono ottenere un risparmio nella gestione della carta, non verrà più inviato per posta il bolletino M.A.V. delle prossime rate, a partire da quella di settembre, ma dovrà essere generato e stampato tramite l’apposita procedura su Inarcassa On line.

Grande risultato ottenuto da ivaseipartita

Gli amici di ivaseipartita si occupano da tempo, con grande successo, del problema delle finte partite iva, negli ultimi giorni si è discusso molto della riforma del lavoro che il Ministro Fornero con il Governo Monti sta preparando.

Tra le riforme previste c’è la regolarizzazione delle finte partite iva che lavorano come dipendenti per periodi molto lunghi, nella prima versione della riforma nel testo si escludevano gli iscritti agli ordini professionali da questa regolarizzazione e non se ne capiva il motivo.

Ivaseipartita ha inviato una lettera al Ministro Fornero (allegata in fondo) e per conoscenza ai Presidenti Nazionali degli Architetti e degli Ingegneri, per chiedere spiegazioni in merito alla esclusione degli iscritti agli Ordini.

Sono intervenuti anche in televisione e in radio per denunciare il problema, la lettera è stata inviata e diffusa anche da tutti coloro che seguono l’associazione.

Venerdì 23 marzo, a sorpresa, nella versione definitiva del Consiglio dei Ministri, diffusa dalla stampa è stata abolita l’esclusione delle partite iva iscritte all’Ordine nei sistemi di deterrenza contro il finto lavoro autonomo.

Sarà un caso ma è un grande risultato !!!

Ciò dimostra che bisogna far sentire la nostra voce se vogliamo ottenere qualcosa.

Vi alleghiamo il testo della lettera inviata al Ministro Fornero:


Ordini Professionali e finta partita iva? Nessun problema!

Gentile Ministro Elsa Fornero,

In questi mesi abbiamo seguito con estremo interesse e attenzione l’impegno del Suo Dicastero per porre fine a questo fenomeno, non degno di un Paese civile: IL FENOMENO DELLE FINTE PARTITE IVA, che celano forme di lavoro subordinato.

Dalle Sue dichiarazioni è emersa la ferma volontà di restituire dignità a una larga fetta di giovani e non che sono obbligati ad accettare questo illecito pur di lavorare: persone che percepiscono redditi bassissimi, senza nessun potere contrattuale, senza nessuna forma di tutela né garanzia di continuità lavorativa.

Gentile Ministro Elsa Fornero,

ciò che ci desta perplessità nelle ipotesi fin qui avanzate per estendere le tutele e smascherare gli illeciti è che queste escludono tutti quei lavoratori autonomi iscritti agli Ordini professionali che svolgono «attività riconducibili in misura prevalente all’attività professionale contemplata dall’albo in discorso».

Non capiamo su quale principio si basa questa discriminante. Eppure è di pubblico dominio come questo fenomeno sia dilagato anche tra le professioni che hanno un Ordine di appartenenza, che i contratti, laddove esistano, siano sostituiti dalla richiesta di apertura della partita iva, estremamente più conveniente per il datore di lavoro rispetto a un’assunzione regolare: le finte partite iva di giornalisti, avvocati, medici, ingegneri, architetti etc. sono forse meno finte quando si scrivono articoli, si elaborano pareri, si curano i pazienti e si progetta, senza diritto alla malattia, al riposo, alla maternità e senza alcuna autonomia decisionale?

Gentile Ministro Elsa Fornero,

per combattere le finte partite iva è necessario tutelare la parte più debole della contrattazione, che nel nostro caso non è il cliente/committente/datore di lavoro, ma il lavoratore. E’ necessario prevedere l’obbligo di contrattazione scritta tra le parti per agganciare la contrattazione individuale a quella collettiva nazionale, e smascherare con facilità gli illeciti, fissando compensi equi e diritti minimi. E’ necessario svolgere controlli rigorosi e incrociati, perché il datore di lavoro che non assume è un evasore, mentre il sistema attuale, tramite gli studi di settore, presume che sia evasore il professionista che emette 12 fatture all’anno da 1000 euro sempre allo stesso “committente”. E invece è una finta partita iva, anche se è iscritto all’Ordine.

Cordialmente,

Il collettivo Iva sei partita