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Quartiere Flaminio, Roma, playground urbano

4 Settembre 2017
01_campo Basket

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Posso affermare con certezza, perché ci passo davanti a piedi spesso, che questo frammento urbano del noto quartiere (il Villaggio Olimpico) a ridosso del centro storico della capitale, nonostante l’incuria diffusa dell’intorno, l’evidente degrado in cui versa sia il palazzetto dello sport che ogni elemento appartenga all’arredo urbano (aiuole, piantumazioni di alberi, arbusti, prati, marciapiedi, passaggi pedonali, cordoli di bordura tra marciapiedi, spartitraffico e carreggiate stradali), sia intensamente usato e vissuto. Tutti i giorni decine di mamme portano a giocare i figli nell’area dedicata e gruppi di ragazzi si allenano con passione per ore, anche con il sole a picco, nel campo di basket en plein air, tra Nervi, la scultura monumentale di Ceroli, le bellissime palazzine di Viale Tiziano e lo stadio Flaminio (anch’esso di Nervi e abbandonato ormai da anni). Un tassello di città notevole. Siamo tra il MAXXI di Zaha Hadid e l’Auditorium Parco della musica di Renzo Piano. A 4 fermate di tram da Piazza del Popolo. Luoghi di pregio della città come questo non sono solo unici ma anche necessari e vitali. Il Villaggio Olimpico è un’anomalia urbana poiché in una zona piuttosto centrale della città consolidata, contiene un surplus di standard dedicato alle aree pubbliche (parcheggi e spazi verdi) che di solito si può trovare storicamente nelle aree più periferiche della città. Una risorsa urbana straordinaria che necessiterebbe ancor più di maggior attenzione e cura. Certo immagino sia estremamente difficile dirimere le questioni legate all’intreccio di responsabilità sul chi dovrebbe occuparsene (tra ATER, comune di Roma, associazioni di privati cittadini) e intanto il quartiere langue…come il resto della città, difronte ad una “civitas” attonita e imbambolata spaccata in due tra l’abbrutimento degli indifferenti e la rabbia repressa degli impotenti. Credo sia quantomeno doveroso, per l’amministrazione di una capitale e una metropoli come questa (non un capoluogo di provincia) cominciare a battere qualche colpo e dare un qualche segno di vita, non dico per cominciare a “fare” qualcosa di concreto, ma quantomeno per dimostrare l’intenzione di cominciare a farlo. Non è più accettabile lo scarica barile di responsabilità a tutti i livelli e il senso diffuso di impotenza che ne deriva.
Gli architetti sono attoniti, sfiduciati, abbrutiti, stufi. Per primi. Non solo gli altri cittadini. Non hanno più parole. non dicono più niente, non si esprimono. Preferiscono farsi gli affari loro, coltivarsi l’orticello, parlare della Roma e della Lazio. Io d’abitudine invece ne uso sempre molte di parole su argomenti come questo e credo non smetterò. Con tutti poi, belli e brutti. Architetti e non. E’ un mio terribile difetto.
Di idee e progetti sul quartiere ce ne sono sin troppi. Dal Progetto Urbano Flaminio che dovrebbe essere lo strumento primo per attuare tutto il resto, all’ipotesi di trasformazione delle ex fabbriche d’armi di via Guido Reni. Nel 2015 fu indetto un concorso a partecipazione aperta, io come tanti, presentai un’idea (come veniva richiesto da bando) per un nuovo quartiere di case e attività eterogenee e quello che sarebbe dovuto essere il nuovo museo della Scienza (errore congenito). Vinse un progetto dello studio Viganò. C’era di mezzo Cassa Depositi e Prestiti. Per non parlare di ipotesi di trasformazione di  spazi pubblici, aree pedonali, piste ciclabili, linee di tram che in decenni si sono sprecati.
Lo stesso Giovanni  Caudo, assessore alla trasformazione urbana durante la precedente giunta Marino, aveva cominciato a fare delle cose “buone e giuste”. A mettere in moto dei processi che poi, come sempre accade quando c’è un cambio di guardia e non ci sono i garanti della continuità, si è interrotto. Una di queste, i “tavoli partecipati” dei municipi, dove si era cominciato a discutere, parlare, rielaborare idee su progetti, proposte di vario genere e natura anche avanzate da associazioni attive di cittadini. Il concorso sulle ex caserme via Guido Reni in parte scaturì da lì. Qui al Villaggio Olimpico c’è stato per anni un agguerritissimo comitato di quartiere, che so poi essersi spaccato in due. Delle battaglie negli ultimi 10 anni le hanno fatte, qualcosa sono riusciti ad ottenere. Ma ora siamo in generale in una condizione di stallo e cosa ne è di tutta questa energia profusa non ci è dato saperlo. Io vedo un quartiere che langue. Come anche altri. Ma è paradigmatico di una condizione sotto gli occhi di tutti. Mentre scrivo mi sembra di dire un sacco di banalità, di cose già dette, trite e ritrite, che ormai sembrano scontante.  E lo saranno pure. Ma più sto qui, più vengo a conoscenza di certi meccanismi (non entro nel dettaglio di cosa sia la gestione folle delle proprietà ATER!), e più si risveglia in me il desiderio di capire e di ricominciare a fare qualcosa. Di ricominciare quantomeno a parlarne.
Continuo a credere profondamente che il  ruolo degli architetti dovrebbe essere quello non solo di progettare (e farlo bene) ma anche di sollevare le coscienze sui temi attualmente trascurati che devono ritornare ad essere cruciali per i destini di questa  città dell’architettura e dello spazio pubblico e suggerire soluzioni per cercare di intessere un dialogo proficuo tra cittadinanza (tradita e sfiduciata) e istituzioni.

 

Altro sull’argomento è stato pubblicato in questi stessi giorni anche su:

Artribune

Romafaschifo

(Nota degli amministratori – il testo pubblicato è apparso in una prima stesura sulla pagina personale Facebook di Cecilia Anselmi in data 31/08/2017)

02_palazzetto e ceroli

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07_Palazzetto dello Sport_Pierluigi Nervi

 

08_viadotto di Corso Francia_Pierluigi nervi

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09_viadotto di Corso Francia_Pierluigi nervi

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10_viadotto di Corso Francia_Pierluigi nervi

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11_viadotto di Corso Francia_Pierluigi nervi

11_viadotto di Corso Francia_Pierluigi Nervi

 

12_spazi pubblici_villaggio Olimpico

12_spazi pubblici_villaggio Olimpico

 

13_spazi pubblici_villaggio Olimpico

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14_spazi pubblici_villaggio Olimpico

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15_spazi pubblici_villaggio Olimpico

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16_spazi pubblici_villaggio Olimpico

16_spazi pubblici_villaggio Olimpico

 

17_spazi pubblici_villaggio Olimpico

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18_chiesa di San Valentino, Francesco Berarducci, 1979-1985

 

 

19_spazi pubblici_villaggio Olimpico

19_chiesa di San Valentino, Francesco Berarducci, 1979-1985

 

20_spazi pubblici_villaggio Olimpico

20_chiesa di San Valentino, Francesco Berarducci, 1979-1985

 

 

Perché le case crollano? Usereste un’auto d’epoca per fare la spesa?

2 Febbraio 2016

Al di la delle questioni giuridiche e delle responsabilità legali, su cui si esprimerà la magistratura, il crollo del Flaminio è significativo perché mette in evidenza un modo di affrontare le ristrutturazioni, che se non è indicativo di schizofrenia, denota certamente la presenza di un delirio di onnipotenza, a tutti i livelli.

È evidente che alla base della catastrofe ci sia stata l’incapacità di accettare il fatto che ci sono dei limiti all’utilizzo di un fabbricato che sono imposti dalle leggi della fisica, ma soprattutto dalla obsolescenza degli immobili.

Facciamo un esempio.

Tutti amiamo le auto d’epoca. Qui di seguito potete vedere un bellissimo esemplare di Isotta Fraschini Tipo 8A.

isotta-fraschini_8a-roadster_front-view

isotta-fraschini_8a-roadster_front-view, Di Luc106 - Opera propria, Pubblico dominio

Questa magnifica e lussuosa macchina è stata prodotta negli anni ’20.

Ora se ti sei comprato una Isotta Fraschini, dopo non puoi pretendere di utilizzarla come se fosse una Ferrari 488 GTB, ancora meno puoi pensare di usarla come un’utilitaria o un furgone da trasporto. Hai comprato un’auto d’epoca, devi accettare che circoli solo in determinate condizioni, che non possa raggiungere le velocità che desideri; magari puoi pensare di utilizzarla per un matrimonio ma non puoi pensare di andarci a fare la spesa tutti i giorni, di sicuro non la useresti per il trasporto dei mobili di casa.

Per intenderci questa è la foto di un furgone per il trasporto di frutta e verdura nel mercato di Jakarta.

Jacarta - foto di Giulio Pascali

Jakarta - foto di Giulio Pascali

Beh, capisco, non tutti aspirano ad avere un furgone. Molti ne possono fare a meno. E’ difficile però trovare uno che non desideri avere una ferrari. Questa è una 488 GTB. Tra una Ferrari e una Isotta Fraschini c’è una bella differenza; entrambe sono magnifiche automobili ma difficilmente ti compreresti una IS8a se la tua aspirazione è quella di andare da zero a cento in 5 secondi.

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Insomma se vuoi avere le prestazioni di una Ferrari ti compri una Ferrari, o no? E se non puoi permettertelo che fai? Modifichi il motore? Magari si, ma poi devi sapere che la carrozzeria resterà la stessa, l’aerodinamica, la meccanica non saranno idonee a sopportare un motore potenziato. Se superi i limiti, oltre a rischiare una denuncia per violazione del codice stradale è evidente che ti devi aspettare anche che la tua automobile non regga.

Così è avvenuto al Flaminio.

Evidentemente i due proprietari si sono comprati una casa d’epoca, ma avevano in testa i cinque punti di Le Corbusier; uno desiderava il tetto giardino, l’altro la pianta libera. Purtroppo si sono ritrovati un vecchio e pesante edificio residenziale degli anni ’30, fatto di muri portanti, ambienti piccoli e asfittici, finestre con aperture limitate, e tetti piastrellati: che noia!

Dopotutto li capisco, è opinione comune che le abitazioni di una volta siano quelle costruite meglio. Si dice in giro che le case di una volta siano migliori, più solide, più belle. D’altronde basta guardarle, tutto nella loro architettura esprime solidità: l’attacco a terra, il rapporto tra i pieni e i vuoti, la massa e il volume del fabbricato, il rigore tipologico, tutto contribuisce a dare un senso di sicurezza e durevolezza. Chi si sarebbe potuto immaginare che il palazzo non avrebbe retto a quattro vasi e un paio di pareti in meno.

Purtroppo la realtà non è sempre come ce la immaginiamo; si scopre che all’epoca eravamo in regime autarchico, quindi i materiali erano più scadenti, il cemento armato non era così diffuso, le strutture erano ancora in muratura portante, i solai tendevano ad imbarcarsi appoggiandosi anche sulle pareti non strutturali, dopo un po’ (come dovrebbe essere noto a chiunque abbia fatto l’esame di Statica 1 all’università) anche i tramezzi diventavano collaboranti. Si scopre anche che neppure ai bei tempi i costruttori brillavano per onestà; magari iniziavano i lavori per fare un edificio di sei piani, ma alla fine ti tiravano fuori un paio di piani in più.

Inoltre le case non sono come le auto, che le sposti come ti pare e le metti in garage quando non servono; le case sono immobili, appunto, dove le prendi, li rimangono. Se vuoi la casa in centro ti tocca prenderti quella che c’è; e ti tocca pure pagarla un sacco di soldi. È un problema di mercato, più ti avvicini al centro e più le case valgono; anche quando sono costruite male.

Se sei ricco è naturale che la casa te la compri dove costa di più: è una questione di status symbol. Ma se hai speso un sacco di soldi per comprarti casa, dopo come fai ad accettare che la casa non sia come più ti piace?

È per questo che in America in centro costruiscono i grattacieli. In America poi se una casa è vecchia, dopo un po’ la buttano giù e la ricostruiscono nuova, soprattutto se sei vicino al centro; così quando rivendi l’immobile, che costerà una fortuna, sei anche sicuro di vendere un prodotto che si avvicina alle esigenze di chi lo utilizzerà.

Per fortuna non siamo in America; a noi ci piacciono le cose antiche; anche quando non hanno alcun particolare valore estetico o storico; basta che abbiano passato la quarantina che già ci basta. D’altronde da noi esistono i centri storici, siamo circondati dalla storia, siamo abituati all’antichità; quindi un po’ la ricerchiamo, ci consola.

Non c’è nulla di male; siamo la vecchia Europa. I valori storici sono parte del nostro essere ed è giusto attribuire un valore anche agli aspetti culturali ed emotivi della città. Fino agli anni ’40 abbiamo allegramente sventrato e allargato i centri storici, ma oggi abbiamo capito che non era il caso, che bisognava smettere di demolire le cose antiche. Presi dallo slancio ci siamo abituati a conservare tutto, ma proprio tutto.

Solo che ogni tanto qualcuno si annoia e decide che si, le case antiche sono belle eh, ma vuoi mettere un’open space o un tetto giardino?

Purtroppo ogni tanto qualcuno si dimentica che bisogna anche avere la consapevolezza dei limiti, e dei costi, che comporta mantenere i valori affettivi.

Se le esigenze di utilizzo di un immobile sono tali da consigliarne la sostituzione, allora sarebbe bene prendere seriamente in considerazione la cosa, piuttosto che rischiare che un utilizzo improprio ne provochi la rottura o il crollo.

Nel suo saggio breve “Il Medium è il Massaggio” McLuhan sostiene che l’alienazione contemporanea sia in larga parte dovuta dall’ansia di voler utilizzare i nuovi strumenti con le stesse metodologie dei vecchi. Per capirci, ostinarsi a fare le orecchie sullo spigolo dell’iPad per segnarsi la pagina, insistere a ferrare le ruote della propria auto sono tutte azioni che ci possono creare un certo grado di alienazione.

In questo caso abbiamo invertito i termini; abbiamo pensato di poter chiedere ai vecchi strumenti delle prestazioni e delle funzionalità ottenibili solo con i nuovi mezzi. Gli effetti di questa incongruenza a volte emergono in maniera curiosa.

Prima che la curiosità dilaghi, e prima di puntare il dito sui singoli responsabili di questo crollo, sarebbe auspicabile che chi ha ruolo di governo di questa città cominci a prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di avviare una vasta e sistematica revisione del patrimonio edilizio esistente; soprattutto quello costruito nei due dopoguerra che come sappiamo non brilla né per qualità estetica né per quella costruttiva.

Qualche anno fa ci hanno già provato ed è finita malamente, vediamo di ritentare, magari con qualcosa di più semplice ed efficace.

Concorso area ex Caserme Flaminio: si è mosso l’Ordine degli Architetti

13 Febbraio 2015

La vicenda del concorso dell’area cosiddetta “ex caserme” al quartiere Flaminio di Roma, un’area, lo ricordiamo ai nostri lettori, di 5,1 ettari in una zona centralissima e perciò strategica, è paradigmatica della prassi che si è instaurata nella Pubblica Amministrazione, progressivamente, da circa venti anni.

Ce ne siamo già occupati in una lettera aperta all’Assessore Caudo (Assessore alla Trasformazione Urbana del Comune di Roma) del 6 novembre 2014 e in un articolo del 19 gennaio 2015.

La logica è questa: Io (P.A.) devo agire e per questo motivo mi riservo, a mio insindacabile giudizio, di decidere chi dovrà progettare. Ovvero non privilegio il progetto migliore bensì il progettista che ritengo più idoneo secondo un mio imperscrutabile criterio di valutazione, ergo devo avere le mani libere da tutti i lacci della procedura pubblica. Questo è quello che è accaduto nel caso in questione: è stata acquisita un’area demaniale (soldi pubblici) da un organismo di natura giuridica privata (Cassa Depositi e Prestiti Investimenti sgr), di cui tuttavia l’azionista di maggioranza (CDP) è una s.p.a. ed è pubblico; è stata promossa dal comune un procedimento di progettazione partecipata con la popolazione residente (soldi pubblici), ma quest’Ente si rifiuta di mettere in atto una procedura concorsuale aderente a quella prevista per gli appalti pubblici.

Qual è il problema? Alcuni colleghi faticano a capire il perché della nostra levata di scudi, altri, addirittura, ne sono infastiditi.

Il problema nasce dal fatto che è stata messa in atto una procedura concorsuale – palese e non anonima – nella quale i termini di valutazione non sono definiti (si sono chiesti, nella prima fase curricula e progettini senza spiegare quale sarà il criterio decisionale), i componenti della commissione giudicatrice slittano da una fase del processo all’altra (fatto assai irrituale!), il Documento di Progettazione Partecipata, che dovrebbe essere alla base del Concorso non è ancora pubblico ma intanto questo stato indetto.

Forti di queste argomentazioni e di altre, ci siamo rivolti all’istituzione territoriale preposta al controllo di queste procedure: l’Ordine degli Architetti di Roma.

L’Ordine, con apprezzabile solerzia, ha valutato anche la nostra segnalazione e ha immediatamente scritto a Cassa Depositi e Prestiti Investimenti sgr (e in copia al Comune di Roma ed al CNA) invitandola ad “attivare una procedura ad evidenza pubblica secondo quanto stabilito dall’attuale normativa”.

C.D.P.I sgr, il 28 gennaio 2015, ha risposto che la sua natura giuridica è privatistica “non rientrando, sotto alcun profilo, nella nozione di “amministrazione aggiudicatrice” (cioè non si sentono sottoposti all’obbligo del rispetto dei bandi pubblici), ma che, per graziosa concessione, “ha comunque deciso di procedere ai fini dell’affidamento della progettazione del masterplan dell’Area, a un concorso internazionale di progettazione, caratterizzato dalla massima trasparenza e apertura alla concorrenza” (sic!).

Perciò l’Ordine il 6 febbraio 2015, preso atto della volontà di CDPI sgr di procedere ad “un concorso internazionale di progettazione” chiede che questo venga organizzato come previsto dalla legge. Vero (aggiungiamo noi) e non finto.

Contestualmente (seconda nota di merito per il suo operato), l’Ordine segnala all’A.N.A.C., l’Autorità Anticorruzione di Raffaele Cantone, tutta la vicenda riassumendone il contesto e le motivazioni per le quali è stato indotto a prendere posizione.

Sono tre le considerazione che desideriamo evidenziare al termine di questa esposizione:
la prima: se l’Ordine di Roma ha valutato questo procedimento come noi vuol dire che proprio infondate le nostre osservazioni non erano. Questo aspetto lo abbiamo messo in evidenza già dallo scorso maggio 2014, nel corso del laboratorio di Partecipazione, chiedendo già allora che venisse approntato un concorso pubblico sul modello di quello del Guggenheim di Helsinki.
La seconda: attenzione, cari colleghi, a partecipare a questo bando, così strutturato, perché rischiate di perdere il vostro lavoro.
La terza: attendiamo la valutazione dell’A.N.A.C. Se questa Autorità decidesse che CDPI sgr non è tenuta al rispetto di una procedura pubblica per un’area demaniale che nelle previsioni sarà per 27.000 mq privata con residenze e attività turistico-ricettive-commerciali, ma sarà anche pubblica per 24.000 mq, con servizi, spazi pubblici ed un Museo della Scienza allora vuol dire che c’è un gigantesco vulnus legislativo che va colmato quanto prima possibile.

ALLEGATI:

qui la PEC da noi spedita all’Ordine: carteggio Amate l’Architettura – Ordine Architetti Roma

qui tutto il rimanente carteggio sintetizzato nel nostro articolo: carteggio Ordine Architetti – CDP – ANAC

REGALO DI NATALE – come si vanifica il processo partecipativo

19 Gennaio 2015

Noi di “amate l’architettura” ci avevamo creduto.
Nella 1a Giunta Marino (siamo già alla 2a dopo qualche sostituzione in “itinere”, dopo il “terremoto” del “Mondo di mezzo” e dopo soli 18 mesi di vita) avevamo salutato favorevolmente l’arrivo dell’Assessore Caudo che, da subito, aveva parlato di trasformazioni urbane all’insegna della “partecipazione” dei cittadini alle scelte dell’Amministrazione Comunale. Di “Laboratori di progettazione partecipata”. Di Concorsi internazionali trasparenti e aperti (“Basta con le Archistar”) per assegnare incarichi di progettazione per opere di riqualificazione di “brani” significativi della città. E noi ad applaudire.
Con riserva naturalmente, “scottati” oramai come siamo dal micidiale “Uno-Due” ricevuto dalle Giunte Veltroni, Alemanno, roba da non potersi più risollevare, di fronte allo “scempio” subito da Roma battezzata “La Capitale del non finito” (Zaira Magliozzi – Il Giornale dell’architettura n.117/2014).
Le “Vele” di Calatrava, la “Nuvola” di Fuksas, la Stazione Tiburtina dello Studio Abdr, gli Impianti per i Mondiali di nuoto, le Torri residenziali di Renzo Piano conosciute oramai come “Beirut”, la Metro C, i “Quartieri dormitorio” di Ponte di Nona e “Bufalotta-Porta di Roma” con gli Accordi di programma del tandem “Veltroni-Morassut”.
Storie che tutti conosciamo a memoria e che come un “mantra” liberatorio ogni tanto ne rinnoviamo il ricordo nell’illusione che non accadano più. Quindi con entusiasmo siamo entrati a far parte del “Laboratorio di progettazione partecipata” per la trasformazione dell’area degli ex Stabilimenti Militari di Via Guido Reni.
Insieme ad altre Associazioni di quartiere, Movimenti e cittadini, con il coordinamento dei Responsabili tecnici dell’Assessorato, per 5 mesi abbiamo lavorato alla stesura di un Documento che avrebbe dovuto far parte delle Linee guida di un “Concorso Internazionale di progettazione” per il Master Plan della Città della scienza.
Usiamo il condizionale perché nessuno ancora conosce il DPP (Documento Preliminare di Progettazione) che, come si legge nel Bando di Concorso pubblicato lo scorso 23 Dicembre 2014, sarà fornito solo ai 6 Progettisti che saranno “scelti” per partecipare alla 2a Fase del Concorso.
Ecco, partiamo proprio da questo punto per esprimere tutta la nostra delusione e contrarietà ad un Bando di Concorso che francamente abbiamo trovato, per alcuni aspetti, disarmante tanto da meritarsi in pieno la valutazione/Rating di 2/10 espressa dal sito “professione architetto”, e cerchiamo di spiegare anche il perché.
a). Il Concorso è a “Procedura ristretta ad inviti” come giustamente lo ha classificato anche il Sito di “Europa concorsi”, quindi è a tutti gli effetti una “Gara” non un Concorso, infatti solo la 1° Fase, che è una selezione basata su curriculum e quantità di progetti elaborati e/o realizzati, è aperta naturalmente a tutti. Ed anche la richiesta di “Una Proposta Planimetrica dell’area con immagine tridimensionale” diventa marginale e quasi irrilevante visto che in questa 1a Fase non viene messo a disposizione dei partecipanti il DPP (Documento Preliminare di Progettazione). “Per non condizionare i partecipanti e lasciargli più libertà” è stata la risposta dell’Assessore Caudo nella conferenza stampa di ieri e pensiamo che si commenti da sola, visto che se avessero voluto raccogliere proposte suggestive anche da chi non possiede curriculum “straordinari”, avrebbero potuto fare un Concorso di idee in 2 Fasi come suggerito da noi. Invece crediamo sia stata una mancanza di “correttezza e sensibilità” nei confronti del “Laboratorio di progettazione partecipata”, ritenere non opportuno palesare quanto del lavoro prodotto dal Laboratorio sia stato recepito e trasferito nel DPP.
Ma soprattutto è stata una scelta precisa per orientare il criterio di selezione solo sui curriculum. Meno informazioni si danno non consegnando il DPP e più semplice sarà la scelta dei 6 Progettisti che saranno “invitati” a partecipare alla 2a Fase. E’ stato così ignorato completamente il nostro suggerimento di “spostare l’attenzione dal progettista al progetto” privilegiando quindi l’idea, come fanno oramai molti paesi europei e come abbiamo documentato con un “Format” di Concorso Internazionale agli atti del “Laboratorio” insieme al Bando di Concorso Internazionale di Helsinki (Finlandia) per il Nuovo Museo Guggenheim.
(Dal Sito della Fondazione Guggenheim) – “Una giuria composta da architetti (tra cui Jeanne Gang di Studio Gang e Yoshiharu Tsukamoto di Atelier Bow-Wow) e rappresentanti della Fondazione, del locale Ordine degli architetti e della Città di Helsinki non sta valutando le proposte presentate da progettisti selezionati invitati a partecipare (come succede in genere), ma sta analizzando le idee presentate in forma anonima da architetti o studi di architettura mondiali esclusivamente sulla base di cinque criteri: approccio architettonico, sostenibilità, inserimento nel contesto urbano, fattibilità e funzionalità. Nessun limite “personale” quindi alla partecipazione, né di fatturato, né di età, né di progetti realizzati, né di fama. Significativi sono anche i riconoscimenti in denaro per i finalisti: 100mila euro per il vincitore e 55mila a testa per ognuno dei selezionati alla fase finale. Ad oggi, sul sito è possibile visionare la gallery dei 1.715 progetti presentati per la 1° Fase, provenienti da 77 nazioni del mondo, tra cui soprattutto gli Stati Uniti, Finlandia, Francia, Regno Unito, Italia, Cina, India, Germania e Svizzera”.
Prendiamo atto che in questo caso il mantra “ce lo chiede l’Europa” non ha fatto presa sul “Gruppo di esperti” che ha preparato il Bando. Del resto se nell’ultima classifica di Trasparency International, pubblicata proprio lo stesso giorno in cui scoppiava lo scandalo di “Mafia Capitale”, i Paesi Scandinavi sono ai primi posti e noi, insieme a Bulgaria e Grecia, siamo all’ultimo posto, ci sarà pure una ragione. Ed allora quale migliore occasione si poteva presentare come quella di un Concorso Internazionale di progettazione, per cercare di ridimensionare quell’immagine negativa di Roma andata in onda ultimamente?
Un Concorso senza vincoli, né curriculari o di fatturato, trasparente, ma soprattutto aperto a tutti. In particolare ai nostri giovani professionisti la cui maggioranza vive una situazione lavorativa disastrosa e che le statistiche ci dicono arrivano alla soglia dei 40 anni con poche o nessuna esperienza di progettazioni e di realizzazioni. Le cause vengono da lontano e soprattutto dalla cronica mancanza di politiche sulla Scuola e sull’ Università, che non possiamo trattare in questa sede. Oggi il lavoro non c’è più, e quindi a maggior ragione nessuno si dovrebbe permettere di cancellare anche la speranza ed il diritto di sognare.
b). (Dal Sito di CDP). – “Cassa depositi e prestiti (CDP) è una società per azioni a controllo pubblico: il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) detiene l’80,1% del capitale, il 18,4% è posseduto da Fondazioni di origine bancaria, il restante 1,5% in azioni proprie.CDP Investimenti Sgr (CDPI Sgr) è una società di gestione del risparmio. Il capitale di CDPI Sgr è detenuto per il 70% dalla CDP e per il 15% ciascuna dall’ACRI (Ass. di Fond. e di Casse di Risp. Spa) e dall’ABI (Ass. Bancaria Italiana).
Nella nostra “ignoranza” in materia, se dovessimo dare seguito a quanto letto sul sito, sarebbe lecito pensare che se il capitale di CDPI Sgr, proprietaria dell’area, è detenuto per il 70% da CDP il cui capitale e detenuto per l’80% dal Ministero Economia e Finanze, per la proprietà transitiva (70 x 80 / 100) = il 56% del capitale di CDPI Sgr, proprietaria dell’area, sarebbe detenuto dal MEF.
Quindi il Soggetto Banditore, dovrebbe essere un investitore a maggioranza di controllo pubblico. Ha acquisito dal Demanio, altro Ente pubblico, un’area militare dismessa ed ha sottoscritto un Protocollo d’intesa con il Comune di Roma, altro Ente pubblico. Ma aldilà di queste considerazioni, è indubbio che l’investimento debba far tornare agli investitori degli utili. Quello che non è assolutamente chiaro invece è il perché la CDPI Sgr è da considerare a tutti gli effetti un investitore privato, come ha sostenuto, nella conferenza stampa, il Direttore Generale di CDPI Sgr Marco Sangiorgio, che ci ha tenuto a sottolineare lo “status” di “ente di diritto privato” che, volendo, avrebbe consentito a CDPI Sgr anche di agire liberamente e senza vincoli.
Ma siccome loro sono “bravi e buoni” hanno voluto condividere il percorso proposto dall’Assessore Caudo e “concedere” al Comune di Roma sia il “Laboratorio di progettazione partecipata” che il “Concorso internazionale di progettazione”. Ma purtroppo, da quanto si è capito nella conferenza stampa, le conclusioni e le proposte del “Laboratorio” non devono essere piaciute all’Assessore Caudo, specialmente quella inerente il Concorso, fatta da “amate l’architettura”.
Ma se fosse veramente così, allora quale è stato il senso di tutto il “Laboratorio”?
E perché il Comune ha impegnato risorse pubbliche in un “Processo di progettazione partecipata” sapendo che poi l’investitore “privato” poteva decidere a suo piacimento?
Serviva forse la” foglia di fico” della “Partecipazione”?
E per quale motivo non si sarebbero potuti ottenere gli stessi risultati con un Concorso aperto a tutti e di vero respiro internazionale?
Quali sono stati gli aspetti che hanno “scoraggiato” l’Amministrazione della Capitale d’Italia e la “Cassa” più antica e solida del nostro paese? Quelli tecnico-economici, quelli organizzativi o cos’altro?
Ecco a queste domande ci piacerebbe avere delle risposte.
Con amarezza e delusione quindi dobbiamo ammettere che Il Concorso disattende le indicazioni del “Laboratorio di progettazione partecipata” puntando soprattutto all’individuazione dei progettisti (come per le Gare) e non del progetto (come avviene invece nei regolari Concorsi). Inoltre appare, a nostro avviso, concepito anche fuori dal Codice degli appalti (Forma palese e non anonima, Numero di 6 invitati anziché 10 alla 2° Fase – Art. 105, 106 e 107). Senza dimenticare l’aspetto “anomalo” del “ruolo” del Gruppo di “esperti” scelti per elaborare il Bando di concorso e nominati paritariamente dal Soggetto banditore e dall’Amministrazione comunale.
Per la cronaca, la richiesta del “Laboratorio” che in questo gruppo ci fosse anche la partecipazione di un rappresentante dei cittadini, non è stata nemmeno presa in considerazione e senza neanche spiegarne il motivo.
Lo stesso Gruppo di esperti formato da 8 membri ora si appresta a “trasformarsi” in Commissione giudicatrice dei partecipanti alla 1a Fase per scegliere i 6 progettisti invitati alla 2° Fase. Ma 2 membri dello stesso Gruppo/Commissione giudicatrice andranno poi a far parte della Giuria che sceglierà il Vincitore.
Questo “sfruttamento” esagerato del Gruppo di esperti, vista la situazione in cui versa il Paese, vogliamo pensare che sia stato motivato sicuramente per un contenimento dei costi del Concorso.
In conclusione è deprimente constatare come in Italia non si riesca mai a seguire uno standard unico e definito per i concorsi. Ogni ente banditore elabora una formula diversa e personalizzata, a discapito della trasparenza e delle pari opportunità per i partecipanti. Tutto questo, purtroppo, non fa altro che alimentare i pregiudizi sulla cattive amministrazioni in particolare e sui concorsi di architettura più in generale. Noi saremo felicissimi di essere smentiti dai fatti.
Il Consiglio Direttivo di “amate l’architettura”
Giulio Paolo Calcaprina (Presidente), Giorgio Mirabelli (Vicepresidente), Lucilla Brignola,

Ilaria Delfini, Margherita Aledda, Gianluca Adami, Claudia Fano, Santo Marra, Giulio Pascali

Lettera aperta all’Assessore alla Trasformazione Urbana di Roma, Giovanni Caudo

Alla C. A.

di

Giovanni Caudo

Assessore alla Trasformazione Urbana

e pc

Comitati del Flaminio – Villaggio Olimpico

Roma, 4 novembre 2014

Gentile Assessore Caudo,

abbiamo appreso, a margine dell’ultimo incontro nel Laboratorio di Via Guido Reni, che le procedure per l’avvio del Concorso Internazionale per il Progetto del Masterplan dell’area degli ex Stabilimenti Militari, sono già in fase avanzata e che, dopo aver firmato gli accordi con CDP, sono stati “individuati” dall’Assessorato, insieme ad altri soggetti come Ordini degli Architetti ed Università, dei gruppi di progettisti (15 ci sembra di aver capito) da ridurre poi a 6/7. Tutto come nella norma quando si sceglie la procedura ristretta ad inviti.

Alcune delle nostre Associazioni che aderiscono a Carteinregola hanno seguito i lavori del tavolo partecipativo, collaborando alla stesura del documento che farà parte delle linee guida  poste a base del Concorso, soprattutto per sostenere un’iniziativa che inaugurava una nuova stagione della partecipazione della cittadinanza e delle realtà territoriali alle trasformazioni urbane. Infatti abbiamo  considerato il progetto delle “ex caserme” un primo passo significativo e, se vogliamo, anche “simbolico” dello stile della nuova Amministrazione. Per questo, già negli elaborati che abbiamo allegato alle nostre proposte per  le linee guida, avevamo voluto sottolineare l’importanza della trasparenza e dell’impiego di  criteri innovativi e democratici anche nella messa  a punto dei meccanismi di selezione dei partecipanti che sarebbero stati ammessi al Concorso Internazionale di progettazione.

In questa direzione è andato in particolare l’impegno di “Amate l’Architettura” che è un movimento di architetti nato anche per sostenere quelle “buone pratiche”, adottate ormai normalmente in Europa, che offrono a tutti i professionisti della progettazione la possibilità di partecipare e poi di vincere sulla base della competenza e della forza delle idee. Basta andare sul sito di Europaconcorsi per rendersene conto, ma a volte basta anche guardare a realtà più piccole e vicine, come il Molise, che oggi mette a Concorso la progettazione della nuova Sede regionale a Campobasso utilizzando la procedura del Concorso aperto, cambiando metodo rispetto a 4 anni fa quando invece era stato indetto un Concorso ristretto ad inviti, a cui poi non è stato dato nessun seguito. Noi riteniamo importante e significativo, oltre che altamente democratico, che una selezione prima di tutto debba favorire la partecipazione di giovani talenti, visto la drammatica situazione lavorativa che viviamo, e non perpetuare quei meccanismi che troppo spesso più che il merito premiano le capacità di relazione e di visibilità dove spesso trasparenza e correttezza professionale sono purtroppo solo degli “accessori” ininfluenti. Per cui ci preoccupa  la  scelta, seppur corretta dal punto di vista normativo, della procedura ristretta ad inviti, non sappiamo con quali criteri (Curriculum? Fatturati?) e/o in base a quali altri titoli, fatta insieme agli Ordini degli Architetti ed alle Università, ai quali, tra l’altro, da tempo attribuiamo  gestioni poco trasparenti e poco adeguate qualitativamente alle Istituzioni rappresentate. Le chiediamo quindi urgentemente un incontro per presentarLe le nostre  proposte, sperando che ci siano ancora dei margini per far sì che anche questa parte del progetto rifletta lo stesso spirito che abbiamo seguito finora con entusiasmo.

A solo titolo informativo ci teniamo a comunicarLe che per il Concorso Internazionale del Nuovo Museo “Guggenheim” di Helsinki, già da noi citato nei documenti presentati, benchè indetto da una fondazione privata che non era tenuta a fare un Concorso, è stata invece preferita la procedura aperta in due fasi per poter poi scegliere i 6 progetti finali che si contenderanno la vittoria. I progetti che hanno partecipato alla I° Fase appena conclusa sono stati più di 1.700 con un successo di rilievo mondiale non solo organizzativo ma anche di trasparenza e di democrazia. Noi possiamo in questo momento solo immaginare l’importanza, anche dal punto di vista politico, e l’impatto che avrebbe una partecipazione di 300/400 gruppi al Concorso per la Città della Scienza. Probabilmente, la sua più forte obiezione potrebbe essere: “Noi non siamo in grado di gestire organizzativamente, ma soprattutto economicamente, un Concorso di queste dimensioni”.

Noi siamo convinti del contrario e siamo disposti ad aiutarla ed a supportarla anche da un punto di vista organizzativo con lo stesso spirito e lo stesso impegno che abbiamo profuso nel Laboratorio di Via Guido Reni. Per quanto riguarda invece l’aspetto economico, riferito ai costi di un Concorso così impegnativo, Lei ha sempre sostenuto che tutti i costi per il Concorso Internazionale saranno a carico della Cassa Depositi e Prestiti. Quindi sarebbe anche importante che l’Amministrazione Comunale, con operazioni di questo genere, cominciasse ad avere qualche ritorno anche sotto l’aspetto dell’immagine, ultimamente un po’ sbiadita.

Cordialmente

Anna Maria Bianchi Carteinregola

Giorgio Mirabelli e Lucilla Brignola “Amate l’Architettura”

L’Architettura partecipata è possibile!

10 Agosto 2014

Amate l’Architettura per quasi 6 mesi ha fatto parte del “Laboratorio di progettazione partecipata” promosso dall’Assessore alla Trasformazione Urbana Giovanni Caudo, all’interno dell’operazione “Caserme di Via Guido Reni”, e previsto nel Protocollo d’intesa siglato a Dicembre 2013 con Cassa Depositi e Prestiti per la valorizzazione dell’area ed il passaggio di quasi il 50% della stessa dal Demanio al Comune di Roma. Nell’operazione inoltre, a fronte della valorizzazione dell’area e della destinazione della parte Privata a Residenze, Alloggi Sociali, Attività Commerciali e Turistico-ricettive, l’altra parte invece Pubblica sarà destinata alla realizzazione del Museo della Scienza e di Attività ed Attrezzature di quartiere grazie al contributo straordinario che sarà versato dal Privato e che non potrà in ogni caso essere inferiore ai 43.000.000 di euro. Gli accordi con CDP ed il Protocollo d’intesa che dovranno essere resi ufficiali dopo l’approvazione della Delibera contengono, sempre secondo l’Assessore Caudo, altre due cose importanti:

1. la prima è che si faccia un “Concorso Internazionale” per elaborare il progetto del Masterplan dell’Area intera degli Stabilimenti Militari e che le linee guida per il Concorso vengano “tracciate” dai responsabili degli uffici tecnici competenti del Comune di Roma, insieme ad un “Laboratorio di progettazione partecipata” formato da cittadini, movimenti ed associazioni del quartiere Flaminio. Tutto ciò è già avvenuto, ed un documento elaborato da circa 15 Associazioni e Movimenti di cittadini del quartiere e non solo, è stato già consegnato all’Assessore nello scorso mese di Luglio;
2. la seconda è che il costo relativo al Concorso Internazionale di Progettazione sarà completamente a carico di Cassa Depositi e Prestiti, e non peserà sulle risorse economiche del Comune di Roma.

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L’approvazione della Delibera, sgombra il campo da molte critiche e sospetti che erano stati sollevati anche all’interno del “Laboratorio”, obiettando, giustamente, che non è mai stato fornito nessun documento che attestasse quanto detto sopra, anche dopo varie richieste formulate. Ma è altrettanto vero che non è stato mai fornito nemmeno alcun documento che attestasse il contrario. Nessuno ha mai dimostrato l’inesistenza di un Protocollo d’intesa, o che nel Protocollo ci fossero condizioni completamente diverse da quelle fornite da Caudo. Tanto è vero che la Delibera con la richiesta di Variante al PRG era già stata approvata in Giunta il 27 Dicembre 2013. Quindi, dopo più di dopo 5 mesi ed un percorso di “Progettazione partecipata” concluso, con una Variante di PRG pronta per essere approvata in Assemblea consiliare, sostenere che forse era meglio prevedere un Accordo di programma o un Print (Programma Integrato) al posto della Variante, sinceramente noi lo abbiamo trovato “incomprensibile” e soprattutto strumentale ad un chiaro “scontro” politico che, come da copione, le forze della “restaurazione” portano contro chi si propone di cambiare ed innovare. Evidentemente anche in politica la perdita di “abitudini e riferimenti certi e sicuri”, procura spesso panico e disorientamento soprattutto a chi vive l’impegno politico principalmente come professione e non come servizio. Questa purtroppo è una realtà che in Italia ha raggiunto oramai livelli patologici anche in ambiti importanti di rappresentanza.

A noi di Amate l’Architettura non interessa entrare in un “agone politico” e prendere posizione per una parte o per l’altra. Dalla fondazione del nostro Movimento nel 2009, crediamo in una partecipazione politica, non partitica, finalizzata al miglioramento delle condizioni urbane e sociali, offrendo il nostro contributo, sul tema dell’architettura, solo per la realizzazione di interventi utili e di qualità per la città e soprattutto per i cittadini. Per questo motivo eravamo rimasti sconcertati nel leggere, in questi ultimi mesi su tutti i quotidiani, che una parte evidentemente “influente” del PD, era riuscita quasi a convincere il Sindaco Marino della necessità di ritirare la delibera di Variante al PRG, che l’Assessore Caudo aveva preparato, per un’operazione che era stata già avviata da sei mesi (sic!).

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Quali sono le motivazioni per le quali definiamo “straordinario” questo risultato?
Per comprenderle ripercorriamo le principali tappe del cammino che ha portato a questa delibera.
Dal Gennaio/Febbraio 2014, su invito dell’Assessore Caudo e del Presidente del II° Municipio Gerace, si è costituito un “Laboratorio di progettazione partecipata” (al quale abbiamo partecipato attivamente, fin dalla sua formazione) per definire le linee guida del documento con il quale indire un Concorso Internazionale per il Progetto del Master Plan della Città della Scienza.
Nel mese di Luglio il “Laboratorio” ha consegnato all’arch. Geusa, Responsabile del Procedimento del Processo di partecipazione, il documento nel quale sono confluite tutte le proposte, le richieste e le indicazioni che le Associazioni, i Comitati ed i cittadini del quartiere Flaminio hanno formulato, concordato e condiviso dopo circa 6 mesi di riunioni settimanali nei locali messi a disposizione all’interno dell’area delle “Caserme”.
Il numero e la qualità delle Associazioni di cittadini che hanno condiviso e firmato il documento finale, senza entrare nel merito dello stesso, sono il valore aggiunto di questa operazione, che potrebbe diventare un punto di riferimento per operazioni e procedure analoghe.
Questi sono principalmente i motivi che ci hanno fatto accogliere con grande soddisfazione, finalmente, l’altra notte alle ore 2,00 del 7 Agosto 2014, l’approvazione della Delibera per la Variante di PRG sull’area di Via Guido Reni, secondo lo schema e l’iter voluto dall’Assessore Caudo. L’unico emendamento inserito nella Delibera approvata, è stato quello che prevede nel percorso da seguire, dopo il Concorso Internazionale, il ricorso al PRINT (Programma Integrato) nell’accordo definitivo con Cassa Depositi e Prestiti.
All’interno del Documento del Processo partecipativo Amate l’Architettura ha espresso qualche perplessità su quelle che potranno essere i metodi e le procedure di promozione e gestione del Concorso Internazionale che, come tutto il resto dell’operazione, dovrà contenere uguali elementi di innovazione, chiarezza e trasparenza come quelli messi in campo fino a questo momento. Il Concorso Internazionale si farà. Come e in che modo è da decidere e siamo fiduciosi che l’Assessore Caudo terrà fede a quanto promesso e più volte ripetuto sulla presenza e partecipazione del “Laboratorio” dei cittadini, delle Associazioni e Movimenti di quartiere a tutte le decisioni future.
E fino ad oggi non abbiamo proprio nessun elemento per dubitarne.

di Giorgio Mirabelli e Lucilla Brignola


Laboratorio del processo di partecipazione – Ex caserme di Via Guido Reni, una proposta di concorso internazionale

Dopo la pubblicazione dello schema di proposta per il recupero dell’area delle ex caserme di Via Guido Reni, pubblichiamo oggi la seconda parte del nostro contributo, già presentato al Comune il 15 maggio 2014, che prevede l’organizzazione di un concorso di idee internazionale per la selezione dei progettisti incaricati di progettare il recupero dell’area.

La proposta è stata elaborata da Giorgio Mirabelli, Lucilla Brignola e Santo Marra.

Come sempre siamo aperti ai vostri contributi e suggerimenti.

(qui trovate il pdf del documento)

Qui trovate il post relativo alla nostra proposta di masterplan per il recupero dell’area.

Qui trovate il link a tutti i contributi proposti dalle associazioni che stanno partecipando al laboratorio.

IL CONCORSO

Il Movimento “amate l’architettura”, da tempo impegnato sul tema dei Concorsi di architettura in Italia, si  è fatto promotore della “costruzione” di una rete di Associazioni e di Movimenti di architettura e di architetti con l’obiettivo di realizzare una giornata di studio/convegno a Roma, nel prossimo mese di Settembre, sulle tematiche dei Concorsi di architettura, per affrontare il “nodo” dello strumento concorsuale come unico metodo democratico fondato sulla qualità del progetto. Nella stessa sede, verrà presentato un “documento standard operativo” che verrà discusso e quindi in seguito proposto agli Enti pubblici per unificare i processi concorsuali. In linea con questa attività, “amate l’architettura” intende presentare all’Assemblea, come primo contributo all’interno del “Processo di partecipazione”, il proprio modello ideale del Concorso internazionale di architettura per il Progetto Urbanistico del Quartiere della Città della Scienza. Il modello sarà ispirato agli indicatori qualitativi elaborati da Nib-Rating (progetto nato per la valutazione dei Concorsi), frutto della collaborazione tra professionearchitetto.it (portale di informazione tecnica e culturale degli architetti) e newitalianblood.com (portale dell’omonima associazione nata per dare voce ai giovani architetti).

IL MASTERPLAN

“amate l’architettura” pone la sua azione primaria al servizio della promozione di una maggiore qualità dell’architettura per contrastare la mediocre e purtroppo diffusa pratica costruttiva odierna, operando verso una crescente sensibilizzazione della società su queste tematiche. Nella piena convinzione di dovere intervenire con urgenza per ricostruire rapporti fra istituzioni, professionisti e fruitori finali, improntati ad una maggiore correttezza e responsabilità, il movimento propone riflessioni e apre spazi di confronto su alcune sfide urgenti in ambito sociale, ecologico ed economico a cui l’Architettura può e deve dare risposte. In questo contesto è prioritaria la difesa del progetto e del diritto alle idee, nell’intento di diffondere la consapevolezza che la buona architettura conviene a tutti. In quest’ottica “amate l’architettura” è disponibile, all’interno del processo partecipativo ed in collaborazione con gli altri soggetti, a fornire indicazioni per una lettura più attenta del masterplan, quindi a proporre soluzioni, sul piano strategico-culturale, per l’assetto urbanistico e per la ri-qualificazione eco-sostenibile del patrimonio edilizio, dei parchi e della mobilità, che contribuiscano alla stesura di linee guida per la definizione di un cosiddetto “SMART/Plan”, obiettivo del “Concorso internazionale per il Progetto Urbano Flaminio”.

Format per il Concorso Internazionale di Architettura

Premessa

In Architettura i concorsi, di progettazione e di idee, sono l’unico strumento competitivo per la ricerca della qualità attraverso il valore dei progetti, essenziali per innescare, mediante la competizione, processi di innovazione all’interno della poetica architettonica. Per questo le consultazioni devono essere aperte e trasparenti, garantire giurie qualificate, pretendere bandi semplici ed allo stesso tempo inappuntabili, fondarsi su una seria programmazione dell’opera da realizzare e, soprattutto, devono avere sempre riguardo della dignità professionale dei partecipanti. Un concorso di architettura può risultare di ottimo o di pessimo livello applicando qualsiasi procedura o legge vigente. Il discrimine, data per scontata la buona fede degli organizzatori, risiede soltanto nella professionalità, nell’esperienza e nell’interpretazione delle “regole”. L’efficacia delle procedure concorsuali si può misurare sin dall’inizio attraverso:

un’accorta composizione della Giuria che deve condividere ab-origine il bando;

una corretta concezione del bando, avvalendosi di un esperto programmatore di concorsi;

una seria programmazione strategica e tecnica (mediante un adeguato DPP).

Alla fine di questo percorso è necessaria solo una giusta determinazione per la realizzazione dell’opera e per il

successivo affidamento in gestione. Operazione demandata ad una trasparente attività della politica.

Giuria

La Giuria misura la qualità/affidabilità di un concorso, in quanto garante del suo buon esito. Per questo la sua composizione deve essere esplicitata nel bando con nominativi di esperti e/o di chiara fama. Diversamente il concorso pone motivi di esitazione, allorchè la composizione della Giuria diviene sempre meno precisata e/o specificata, rendendo non consigliabile la partecipazione ad un bando. Qui di seguito proponiamo un’idea di Giuria composta da figure che, a nostro avviso, dovrebbero rappresentare quelle doti di competenza professionale, serietà, prestigio, qualità artistica e culturale, tali da offrire ampia garanzia sulle scelte che saranno effettuate. In questo esempio, per maggiore chiarezza e comprensione, alle figure individuate sono stati affiancati dei nomi che sono da ritenersi puramente indicativi.

1. Presidente della Giuria Sen. Arch. Renzo Piano

Autore dell’Auditorium Parco della Musica nonché del Masterplan “Parco della Musica e delle Arti” per la riqualificazione di via Guido Reni e di tutto l’asse Ponte della Musica-MAXXI-Auditorium, che prevedeva una nuova sede del Teatro dell’Opera proprio nell’ex Stabilimento militare. Recentemente nominato Senatore a vita, con il suo progetto sociale “Rammendare le periferie” prescrive la necessità di intervenire con priorità assoluta sui territori marginali e degradati, siti dismessi e/o da bonificare, con l’irrimandabile obiettivo di recuperare questi luoghi a nuovi spazi di socialità. La rivitalizzazione di queste aree urbane non può non toccare i temi dell’efficienza energetica e della rigenerazione ecosostenibile di edifici e/o di interi quartieri.

2. Rappresentante dell’Amministrazione Capitolina – Arch. Maurizio Geusa

Dirigente dell’ U.O (Unione Operativa) Riqualificazione di ambito urbano e riuso del patrimonio pubblico nonché R.U.P. (Responsabile Unico del Procedimento) per il Progetto Urbano Flaminio.

3. Rappresentante del MIBAC – Arch. Rita Paris (Soprintendenza Speciale Beni Archeologici di Roma)

Gli immobili militari risultano prevalentemente assoggettati alla disciplina prevista dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio di cui al D. Lgs. 22.1.2004, n. 42, pertanto, sarà necessario verificare con la Direzione Regionale del MIBAC. e le competenti Soprintendenze che gli scenari di trasformazione e valorizzazione risultino pienamente coerenti con le esigenze di salvaguardia dei beni oggetto di tutela.

4. Componente dell’ Assemblea di Partecipazione per il Progetto Urbano Flaminio

Riteniamo che la presenza nella Giuria di un componente dell’Assemblea del Processo partecipativo, scelto dalla stessa Assemblea, tra i rappresentanti dei vari Comitati e Associazioni dei cittadini, non potrà che rendere ancora più credibile sotto l’aspetto della democrazia della partecipazione il percorso che l’Amministrazione ha voluto e fortemente sostenuto.

5. Esperto di chiara fama sull’Energia rinnovabile – Prof. Jeremy Rifkin

Guru dello sviluppo sostenibile e di nuove generazioni di sistemi orizzontali diffusi di produzione di energia da fonti rinnovabili da adottare nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Convinto che bisogna avere abitazioni autosufficienti ed energeticamente attive, non come opzione ma come obbligo, per far sì che il settore delle costruzioni che oggi è il primo fattore di riscaldamento del pianeta diventi parte della soluzione.

6. Paesaggista – Prof. Arch. Franco Zagari

Figura centrale nella cultura del progetto del paesaggio contemporaneo in Italia e all’estero, affianca l’attività progettuale alla didattica e alla ricerca teorica. I suoi temi privilegiati sono lo spazio pubblico urbano e il giardino. Come consulente di Renzo Piano si è occupato della consulenza urbanistica e degli spazi esterni per l’Auditorium Parco della Musica di Roma.

7. Architetto di chiara fama e prestigio internazionale – Prof. Arch. Richard Burdett

Professore di architettura e urbanistica alla London School of Economics and Political Science, Direttore della Biennale Architettura 2006, succede a Renzo Piano nell’Urban Lab di Genova come nuovo consulente urbanistico della città. Cresciuto e formatosi a Roma ha, tra l’altro, relazionato al Convegno “Roma 2010-2020: Nuovi modelli di trasformazione urbana”.

Bando

La corretta concezione di un bando misura la capacità/consapevolezza dell’Ente promotore a gestire la procedura concorsuale. Gli indicatori di peculiarità del bando forniscono la misura del gradimento dello stesso ovvero dell’ accessibilità a parteciparvi.

a) Aperto a tutti senza vincoli curriculari/esperienziali/reddituali

b) Tempi congrui di consegna elaborati (min. 60 gg)

c) Numero di elaborati congrui

d) Incarico al vincitore

e) Chiarezza e semplicità burocratica di partecipazione

f) Valore dei premi congrui (min. 3 premi, rimborso per tutti gli invitati alla 2^ fase)

Programmazione

Il livello di programmazione strategica e tecnica misura la capacità/volontà dell’Ente promotore a gestire tutta l’operazione per la realizzazione dell’intervento. Gli indicatori sintetizzano i requisiti essenziali che una programmazione deve contenere per dimostrare la fattibilità delle opere e la reale intenzione a realizzarle, nonché la loro previsione di migliore funzionamento a beneficio della collettività, nei tempi e nei modi desiderati.

a) Opera programmata e senza vincoli inibitori (DPP con indirizzi documento di partecipazione)

b) Disponibilità dell’immobile su cui si interviene

c) Quadro delle esigenze ben specificato

d) Opera finanziata (o finanziabile)

e) Tempi di esecuzione dell’opera previsti

f) Individuazione dell’eventuale soggetto per la gestione

Fermi i requisiti dati dagli indicatori esposti, si propone un Concorso Internazionale aperto a tutti, in forma anonima, a due fasi. La Prima Fase, come se fosse un Concorso di Idee, accessibile con la presentazione di n.2 tavole in formato A1 ed una relazione di max 20 pagine formato A4. Questo per avere il massimo coinvolgimento e partecipazione, ricevere il maggior numero di idee progettuali e selezionare le 10 proposte da sviluppare nella Seconda Fase. Seconda Fase che, come un Concorso di Progettazione, servirà per ottenere il Progetto preliminare con un numero di elaborati prefissati, quindi confrontabili. I 10 progettisti scelti ed invitati alla Seconda Fase dovranno avere tutti un congruo rimborso spese se presenteranno un progetto valutabile. Tra questi progettisti saranno scelti i tre progetti primi classificati, i cui premi saranno calcolati in base al valore del corrispettivo del Progetto Preliminare. Se ipotizziamo un intervento complessivo di circa 250 mln di euro possiamo prevedere un corrispettivo di circa 2,5 mln di euro per la Progettazione Preliminare. Il montepremi del Concorso potrebbe quindi essere di circa 260 mila euro, cosi distribuito:

1^ Premio 90 mila euro (importo che verrà poi detratto dalla Parcella professionale)

2^ Premio 40 mila euro

3^ Premio 25 mila euro

Agli altri 7 invitati alla 2^ Fase spetteranno 15 mila euro cadauno.