Articoli marcati con tag ‘expo’

Dall’Expo 2017 di Astana, in Kazakistan, a Samarcanda, sulla via della seta, in Uzbekistan

 

Dopo la felice esperienza del 2015 con la “visita”dell’EXPÓ di Milano e quella della “Moschea e Centro Islamico” di Roma, il movimento “amate l’architettura” e l’Associazione Culturale “Stella Errante” continuano la loro collaborazione con un “Nuovo Programma” di visite, viaggi ed eventi, volto ad accostare sempre di più gli aspetti culturali legati, da una parte alla dimensione naturale ed ambientale dei luoghi e dall’altra alla loro storia ed alla conseguente evoluzione urbanistica, artistica ed architettonica. Da questa premessa è nato il viaggio che “Stella Errante” ed “amate l’architettura” propongono oggi in occasione dell’Expò 2017 di Astana in Kazakistan con una estensione che comprende anche l’arrivo a Samarcanda in Uzbekistan “sulla via della seta”. Un viaggio per scoprire quanto sia veramente possibile e al tempo stesso affascinante la coesistenza della modernità con la sua Storia.

Che cosa è oggi la città per noi? Penso d’aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città. Forse stiamo avvicinandoci a un momento di crisi della vita urbana e le “città invisibili” sono un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili”. LE CITTÁ INVISIBILI – Italo Calvino, 1972.

testo 1 EXPO KAZAKISTAN-UZBEKISTAN_BLOGtesto EXPO KAZAKISTAN-UZBEKISTAN_BLOG

Dall’Expò “2017” di Astana in Kazakistan

a

Samarcanda sulla Via della Seta in Uzbekistan

dal 21 al 30 luglio 2017

Da Astana a Samarcanda a Bukhara lungo il tratto centrale della Via della Seta, dove la civiltà mongola, con quella araba, ha creato delle meravigliose Città con architetture da “Mille e una notte” che oggi convivono con quelle moderne ed avveniristiche della capitale kazaka.

venerdì 21.7.17 ROMA – ASTANA (aereo)

Partenza alle ore 12.40 del volo Belavia-Belarusian Airlines per Minsk. Arrivo alle ore 16.35 e coincidenza per Astana alle ore 20.15 con il volo Belavia-Belarusian Airlines.

sabato 22.7.17 ASTANA

Visita della città di Astana passando dai palazzi del potere, ai landmarks della città, dalle nuove architetture pubbliche di Kurokawa, Foster, Nicoletti, Desideri a quelle più tradizionali come le moschee. Una città moderna, ricca di capolavori architettonici, strutture futuristiche e grattacieli, sorta come dal nulla nel bel mezzo della steppa.

Una città in continua espansione: cemento, vetro e acciaio, ma non mancano spazi verdi alberati e giardini.

0

domenica 23.7.17 ASTANA

Visita dell’EXPO: “Future Energy”

Dopo Milano 2015, nel 2017 il Kazakistan ospita l’Esposizione Internazionale con l’obiettivo di portare l’attenzione mondiale sul tema dello “sviluppo sostenibile”. Astana ha optato per una soluzione che rimanda all’idea di una grande fiera con mega-padiglioni, entro i quali ogni paese dovrà costruire il proprio quartier generale. L’Italia partecipa con l’allestimento di un padiglione espositivo a cura dello Studio Abdr, insieme a quelli di Regno Unito, Lituania, Ungheria e Finlandia, in un’area di 1.000 mq, per un’altezza di 10 metri. «Abbiamo ipotizzato uno spazio ibrido – ha spiegato l’arch. Paolo Desideri. Tre grandi volumi ovoidali connessi da due percorsi che salgono a un livello intermedio e sulla copertura, per poi scendere e consentire la visita interna». Massima semplicità costruttiva con strutture di tubi innocenti, pannelli in legno e un ampio uso di cartongesso: l’architettura farà da supporto alla narrazione attraverso un sistema di 70 proiettori che trasformeranno pareti interne ed esterne in grandi schermi comunicativi. Piazza Italia sarà uno spazio multifunzionale e la sua superficie di quasi 300 mq potrà accogliere una molteplicità di eventi. A seconda delle necessità, lo spazio potrà anche trasformarsi, utilizzando le immagini proiettate sulle pareti e sul pavimento di una piazza italiana (Piazza del Campo a Siena o Piazza Navona a Roma). La facciata del padiglione verso il percorso visitatori verrà attrezzata con un led wall che presenterà le tre principali fonti energetiche del futuro: energia idro-elettrica (verde), energia eolica (bianco) ed energia solare (rosso).

1

2

lunedì 24.7.17 ASTANA

Seconda visita all’EXPO per chi lo desidera o può essere libero per approfondire la conoscenza della città

In alternativa partenza per Alzhir

Durante l’epoca stalinista, il Kazakistan ha ospitato 11 campi di lavoro (Gulag) dove furono internate centinaia di migliaia di persone e le loro famiglie. Nella periferia di Astana sorgeva il campo di lavoro Alzhir “per le donne dei traditori della Patria”. Aperto agli inizi del 1938 il numero dei detenuti superava i 18.000, nel 2007 presso l’ex sede del Campo è stato aperto il “Museo e memoriale delle vittime della repressione politica e totalitarismo”.

martedì 25.7.17 PARTENZA PER ROMA (aereo)

Partenza, alle ore 4.15, del volo Belavia-Belarusian Airlines per Minsk. Arrivo alle ore 5.35 e coincidenza per Roma alle ore 9.45. Arrivo all’aeroporto di Fiumicino alle ore 11.40 e fine del viaggio.

estensione facoltativa

lunedì 24.7.17 ASTANA – TASHKENT

Come descrizione precedente

Trasferimento in aeroporto e partenza, alle ore 16.45, del volo Uzbekistan Airways per Tashkent.

martedì 25.7.17 TASHKENT

Visita della città e giro in metropolitana

Tashkent, capitale dell’Uzbekistan e maggiore centro economico e culturale della repubblica uzbeka, fu fondata dagli Arabi nel 750 e nel 1219 fu distrutta da Gengis Khan per poi essere ricostruita alcuni anni dopo. Poco rimane del suo passato a causa di un terremoto che la distrusse nel 1966 e soprattutto dalla realizzazione, in epoca sovietica, di un piano urbanistico elaborato fin dal 1916. La Tashkent odierna ha la fisionomia tipica di una città dell’Europa orientale, con monumentali edifici amministrativi, immensi parchi ed enormi condomini-dormitori. La metropolitana è una vera e propria opera d’arte sotterranea, costruita negli anni settanta e progettata dai principali artisti e architetti uzbeki.

3

4

mercoledì 26.7.17 TASHKENT – SAMARCANDA

Partenza con il treno Afrosiab per Samarcanda, visita della città e dell’Osservatorio Ulug Bek (1420).

Samarcanda è una città magica, misteriosa e bellissima, dichiarata nel 2001 Patrimonio dell’UNESCO. Mosaici e lapislazzuli per un’arte islamica che evoca ambienti e atmosfere da grandi viaggi e grandi avventure ti dona quel senso di “doverci” arrivare ….come vuole la leggenda.

5

6

giovedì 27.7.17 SAMARCANDA – SHAKHRISABZ – BUKHARA

Visita alla cartiera “Konighil”

Qui si produce ancora oggi la famosa Carta di Samarcanda secondo le antiche ricette e gli antichi meccanismi di produzione che sono guidati da una ruota ad acqua del fiume Siab.

Nella tarda mattinata partenza per Shakhrisabz, la “città verde”, situata a 90 chilometri a sud di Samarcanda.

7

Venne costruita secondo un modello tipico dell’Alto Medio Evo con una struttura centrale simile a quelle di Samarcanda e Bukhara ed ha continuato a svilupparsi durante il IX e X secolo nonostante i continui conflitti tra le dinastie samanidi e i turchi. È la città natale di Tamerlano e una volta, la sua fama oscurava addirittura quella di Samarcanda. Egli vi fece infatti costruire il Palazzo Ak-Saray (1379-1404) “il palazzo bianco” di cui sbalordiscono la grandezza e la magnificenza. Lo stesso vale per il Doru Tilavat (seggio del potere e della forza), mentre tra le altre attrattive ci sono le tombe degli antenati di Tamerlano e la gigantesca moschea di Kok-Gumbaz (1435) utilizzata come moschea per la preghiera del venerdì.

Proseguimento per Bukhara.

venerdì 28.7.17 BUKHARA

Visita della città, ad un laboratorio di tappeti ed alla Boutique delle marionette

Con più di 2000 anni di storia, questo piccolo gioiello medievale sulla Via della Seta, inserita nei Patrimoni UNESCO dal 1993, è la città delle mille madrase, famosa per i suoi tappeti e custodisce la costruzione più antica che è la fortezza dell’Ark, il nucleo attorno al quale si è sviluppata la città e la stupenda piazza che prende il nome di Registan.

8

9

sabato 29.7.17 BUKHARA – TASHKENT – PARTENZA PER L’ITALIA

Visita alla Necropoli Chor-Bakr che un tempo serviva come residenza di famiglia dei leader spirituali dell’Ordine “Naqshbandi” e al Palazzo Sitorai Mokhi-Khosa, il cui nome significa “giardino delle stelle e della luna”.

Trasferimento alla stazione ferroviaria per la partenza del treno Afrosiab per Tashkent e trasferimento in aeroporto.

domenica 30.7.17 PARTENZA PER ROMA (aereo)

Partenza, alle ore 02.40, del volo Turkish Airlines per Istanbul. Arrivo alle ore 5.45 e coincidenza per Roma alle ore 8.00 con il volo Turkish Airlines. Arrivo all’aeroporto di Fiumicino alle ore 9.45 e fine del viaggio.

Gli aspetti legati all’architettura sono curati dagli architetti Giorgio Mirabelli e Lucilla Brignola

del movimento “amate l’architettura” – Roma – www.amatelarchitettura.com

per informazioni e prenotazioni

STELLA ERRANTE – Via dei Granatieri, 30 – 00143 ROMA

Tel. 06 64220540 – Cell. 393 2868172comunica@stellaerrante.itwww.stellaerrante.it

#MERCATIERRANTI

29 Settembre 2015

In occasione della conferenza “Portare con se la biodiversità: piante e popoli che si muovono” che si terrà il 7 ottobre 2015 presso il Padiglione dell’Unione Europea di EXPO 2015, Amate L’Architettura collaborerà con il CNR Expo Lab nella gestione del live tweeting #MercatiErranti.

pag1

Amate l’Architettura dedicherà i suoi contributi per evidenziare come i mercati agroalimentari contribuiscano a “NUTRIRE” le città oltre che da un punto di vista fisico anche da quello prettamente culturale, in quanto luoghi di aggregazione sociale e di incontro.
Partendo dal titolo, “NUTRIRE” preso in prestito da quello dell’EXPO, già rilanciato in occasione della nostra ultima azione con Carte in Regola, cercheremo di fornire una serie di spunti estremamente concreti ma al tempo stesso fortemente “visionari” di come i mercati agroalimentari contribuiscano ad estendere il significato del verbo “NUTRIRE”, che in un’accezione più ampia include la “nutrizione culturale e sociale”, con le quali le attività commerciali devono assolutamente integrarsi e convivere, se vogliamo salvare la funzione importante del mercato rionale e/o cosiddetto di “quartiere”.
E questo deve avvenire attraverso le trasformazioni sia fisiche (quindi architettoniche ed urbanistiche), che di ampliamento e di coinvolgimento di altre attività (ludiche, sociali, culturali, artigianali), affinché i mercati agroalimentari italiani possano continuare ad essere luoghi di preservazione e diffusione nel tempo delle culture e delle abitudini alimentari”.
Al fine di rappresentare casi in cui questa funzione complessiva del “mercato” inteso come luogo di acquisizione di beni ma anche di interscambio tra culture differenti, assolutamente in sintonia con il tema del convegno “su popoli e piante che si muovono”, si è pensato a tre luoghi che possiamo definire “storici” della città di Roma da dove inviare i nostri contributi. Tre Mercati che, pur con caratteristiche diverse, con un diverso sviluppo nel corso delle loro storia e con le ovvie differenze tipiche di altre localizzazioni geografiche, hanno tutti i requisiti per rappresentare e soprattutto testimoniare in modo paradigmatico la validità della tesi qui sopra sostenuta.
I mercati scelti sono a Roma e sono il Nuovo mercato Esquilino – Ex-Piazza Vittorio, il Mercato Metronio e quello di Campo dei fiori.

Nuovo mercato Esquilino – Ex-Piazza Vittorio (Via Principe Amedeo, 184)
Questa realtà nasceva con una localizzazione all’aperto (al centro della piazza) come complemento di un quartiere che era nato come luogo di elezione della burocrazia post unitaria. Di ciò ne è testimonianza evidente la tipologia di architettura prescelta mutuata, quasi pedissequamente, da quella tipica della città di Torino e di molte realtà ad essa riconducibili.  Pur con tutte le limitazioni insiste nei “parallelismi” tra epoche storiche differenti si potrebbe sostenere che come, alle sue origini il quartiere ha ospitato una comunità non propriamente autoctona anche ora, a seguito della massiccia immissione di più comunità provenienti da numerosi paesi extraeuropei il mercato Esquilino può essere considerato, tutt’ora l’emblema dell’interscambio culturale attuato attraverso l’esigenza di reperimento di merci di ogni tipo per il soddisfacimento delle quotidiane esigenze.
Dal 2001 il mercato sia ortofrutticolo che di abbigliamento occupa l’area della ex caserma Sani.
Interviste e foto

Mercato Metronio (Via Magna Grecia, 1956 -1957)
E’ forse l’unico mercato che ha il valore aggiunto di essere stato progettato negli anni 50 dall’Ing.  Ric-cardo Morandi con la finalità di dotare la zona di S. Giovanni di luoghi di aggregazione e di parcheggi. Attualmente la struttura è ancora in uso, sarebbe necessaria una completa riorganizzazione degli spazi, sia al piano terra che a livello ballatoio, anche con l’inserimento di altre realtà per poter ottimizzare la struttura che risulta sottoutilizzata.
Interviste e foto

Mercato di “Campo dei fiori”
Questa realtà, ha subito, soprattutto ad opera delle rappresentazioni cinematografiche e della letteratura, un processo di “mitizzazione” che ha contribuito ad evidenziarla come luogo tipico del “sentire romano”. Si potrebbe quasi sostenere che essa debba, rappresentare pur con le doverose differenze, uno dei tanti monumenti la cui visita sia obbligatoria per chiunque voglia conoscere veramente lo spirito della città. Questa caratteristica, nella quale prevalgono però, le ragioni del “mito” impedisce una visione oggettiva di questa realtà che appare, invece assolutamente allineata agli stilemi ormai comuni che prevedono una caotica commistione di realtà commerciali non propriamente orientate al soddisfacimento dei bisogni quotidiani del quartiere bensì agli onnivori desiderata della clientela turistica per la quale l’unico argomento è, tranne rare eccezioni, che l’oggetto acquistato provenga dal luogo in questione.

A questo link è possibile scaricare il programma.

Seguiteci e rilanciate i vostri contenuti utilizzando l’hashtag #mercatierranti.

pag2

Fiera di Roma e Hannover 2000

19 Novembre 2009

Visto il recente interessamento sulla scarsa qualità architettonica della Nuova Fiera di Roma colgo l’occasione per raccontare una storia particolarmente emblematica di come vengono gestite certe operazioni “Pubbliche” e di come poi alla fine il risultato sia sempre decisamente scarso.

Questa storia comincia nel lontano 2000, ai tempi della Fiera di Hannover, quando il Parlamento Italiano approva la legge di finanziamento per la realizzazione del padiglione italiano ad Hannover 2000 per un costo stimato dell’opera di 35 miliardi del vecchio conio; l’approvazione conteneva una clausola: che l’intera opera fosse progettata in maniera tale da essere smontata e ricostruita; già nella legge si prevedeva la donazione del padiglione alla Fiera del Levante a Bari.

fiera-di-roma

Come succede spesso l’approvazione avviene con il colpevole ritardo dei nostri governanti; pare infatti che la lega avesse fatto ostruzionismo perché non voleva che il padiglione venisse dedicato solo al toscano Leonardo da Vinci, spingendo per un più nordico Alessando Volta, si è finito con un ragionevole compromesso (“Da Leonardo a Volta” era il tema espositivo del nostro padiglione). Alla fine, come succede spesso per noi italiani, il padiglione viene realizzato a tempo di record, giusto in tempo per l’inaugurazione della fiera; taglio dei nastri con rumore dei trapani di contorno.

02

Il progettista incaricato non era un architetto, non era un ingegnere, non era un geometra, nemmeno un perito industriale, era il sig. Luigi Sturchio, famoso nel mondo del design nautico per aver fatto da arredatore di lusso nei maxi yacht dei ricchi sceicchi arabi. Era comunque abbastanza introdotto nelle alte sfere da godere dei favori di personaggi quali Umberto Vattani (Segretario Generale del Ministero degli Esteri) e Cordero di Montezzemolo (sua è la “firma” di alcune opere a Maranello, accanto a Fuksas e Piano, nonché di alcune ville capresi di proprietà di LCM, nonché del padiglione italiano a Lisbona).

Ovviamente l’urgenza, anzi l’emergenza, non sono d’aiuto, non facilitano certo una selezione trasparente dei progettisti, men che meno delle imprese esecutrici, meno ancora della qualità delle scelte progettuali.

Il progetto pur non essendo un capolavoro, non era poi totalmente da buttare via; era pensato per essere come una grande piazza coperta, ma aperta al flusso del pubblico esterno, uno spazio continuo caratterizzato da due rampe leggere che si snodavano sul fronte esterno e consentivano di raggiungere il piano superiore dell’esposizione realizzando un continuum spaziale; le passerelle erano soprannominate “Santorini” rievocando l’idea delle passeggiate marine tipiche del paesaggio mediterraneo; ma Santorini, non è un’isola greca? Boh!?

L’idea di ruotare l’asse principale del padiglione rispetto al lotto assegnato contribuiva a stemperare un po’ la pesantezza dell’opera.

La copertura era prevista in Rheinzink (un’azienda tedesca per un padiglione che doveva rappresentare la tecnologia italiana?), con una poderosa struttura ben dimensionata per sorreggerne il peso; chi di noi architetti non si è cimentato nella progettazione dei ben noti pacchetti di copertura della Rheinzink; certo non molto facile da smontare e rimontare….

All’esterno faceva bella mostra di se una maxi installazione gigante dell’artista Plessi, un fagiolone alto 43 metri lungo il quale erano installati una serie di schermi proiettanti immagini naturali (tipo fiume digitale che scorre), una installazione simile a quella che è stata posta in uno degli aulici ingressi del Ministero degli Affari Esteri. Anche questa installazione doveva essere recuperata.

Accade però che il progetto, venga ulteriormente depauperato anche a causa della sua realizzazione, eseguita come detto con estrema urgenza. Per la copertura si decide di optare per un meno raffinato ma ben più rapido rivestimento in teflon (er tendone del circo, per intenderci). La struttura, posata su un ben solido basamento in cemento, resta quella originaria.

Le partizioni interne furono realizzate con semplici pannelli di legno verniciati. Il tutto senza alcun riguardo per la possibilità di recuperare alcunché (per queste cose ci vuole tempo da spendere, sia in progettazione che in realizzazione; tempo non ce n’era….). Alla fine, com’era comprensibile, lo smontaggio è stato una vera e propria demolizione; si salvò solo la poderosa struttura; peraltro in alcuni punti segata ad arte.

A questo punto la Fiera del Levante si fa due conti; capisce che il generoso regalo del Governo Italiano veniva a costargli più o meno quanto l’intera opera realizzata ex novo, Rheinzink incluso, ma che non si poteva dire perché l’opera era stata finanziata per essere recuperata totalmente; non poteva costare altro che la manodopera necessaria, più un po’ di romanella; “il padiglione in regalo? Emm… No grazie, non ci serve!!”; così la struttura cominciò a giacere abbandonata in un non precisato campo, dicono all’aperto, in quel di Bologna.

A questo punto viene in soccorso Fiera di Roma; forse volontariamente, forse no, forse il dott. Mondello, già allora presidente della camera di Commercio di Roma, volendo compiacere qualche potente, si dichiara disponibile a ricevere il regalo e chiede alla Lamaro, con cui sta trattando per la realizzazione della Nuova Fiera, di studiare una soluzione per la sistemazione del padiglione all’interno della nuova struttura. In fondo, rispetto al costo complessivo delle opere che stavano per partire, era facile mascherare eventuali costi “non congrui”.

Lo studio della sistemazione del padiglione si rivela più ostico del previsto. Nonostante al cospetto dei capannoni fieristici appaia un nanerottolo, il progettista incaricato, il prof. Valle, abituato evidentemente a lavorare per blocchi squadrati e linee rette, sembra trovarsi in difficoltà a trovare una sistemazione a questa specie di disco volante. Valle elabora una prima soluzione che cerca di imbrigliarne la forma all’interno delle rigide simmetrie che sta elaborando nel suo progetto generale; decide di piazzarlo esattamente al centro del campo d’erba antistante all’ingresso principale in asse con la via di accesso, un mostro che sbarra la strada a tutti i visitatori; le Santorini a mo’ di chele di granchio che minacciano chi si avventura nella Fiera: “Lasciate ogni speranza o voi che entrate”. Sostanzialmente una figurina di Dragonball appiccicata su un album dei calciatori.

E poi c’è sempre il problema della donazione, il tutto deve risultare un rimontaggio…. Eventualmente sono ammessi i costi delle sistemazioni, in questo caso inesistenti; l’ente Fiera, non si sa se volontariamente o meno, decide di andare avanti e di affidare l’incarico di studiare la sistemazione del padiglione al suo ideatore, di nuovo al sig. Sturchio.

Lo studio della sistemazione è principalmente figlio di un altro non architetto, il sig. Terrinoni, noto al secolo come uno dei più famosi prospettivari de’ Roma prima dell’avvento di AutoCAD & Co; Terrinoni, non privo di sensibilità architettonica, elabora una soluzione che ha degli spunti interessanti.

img_2330

L’idea elaborata prova a mettere in discussione la rigidità simmetrica degli spazi circostanti; pone il padiglione fuori dall’asse di simmetria e ripropone la rotazione del fronte, intorno vengono previsti specchi d’acqua (utili anche per contenere il drenaggio della zona); l’accesso alle biglietterie non è più sbarrato e il padiglione diventa uno spazio più amichevole, fluido, ci si gira intorno senza inibizioni e magari si viene attratti al suo interno da eventi speciali.

Un aspetto fondamentale della sistemazione è il tentativo di risolvere proprio uno dei maggiori problemi che la Fiera presenta oggi: la gimcana a cui i visitatori sono costretti salendo e scendendo dalle passerelle distributive, con la chicca finale del dovere percorrere allo scoperto gran parte della strada dalla macchina all’ingresso (compresa la fila prima delle biglietterie); se piove è un disastro, sopra e sotto.

img_2332La soluzione è molto semplice: si mantiene il percorso sopraelevato anche nell’area antistante alla Fiera; il percorso gira attorno al Padiglione di Hannover (come una finestra privilegiata sulla Fiera e sul padiglione); il percorso è coperto (nun ce’ se bagna!); chi arriva dal parcheggio ha un solo salto di quota (si sale una volta sola!); non si cammina in mezzo ad acquitrini; non si rischia che il 50% dei visitatori scelga di passare sotto intersecando i flussi del traffico (niente incidenti!).

La nuova passerella mette in discussione anche l’unico vero motivo architettonico del progetto di Valle, che non potendo scialare sui capannoni espositivi, aveva scelto di caratterizzare il complesso inserendo questi camminamenti sopraelevati che richiamano molto le vicine opere aeroportuali.

Il disegno della nuova passerella, rifiuta qualsiasi confronto con il progetto di Valle, e si distingue per una maggiore leggerezza e ariosità.

Costo della sistemazione: 22 milioni di Euro (compresa la nuova passerella).

img_2331

Il progetto non passa e si procede senza Padiglione e senza passerella. Troppo costoso.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Non ho idea di che fine abbia fatto il padiglione di Hannover, ma è chiaro che i soldi spesi per la sua realizzazione, che dovevano essere recuperati attraverso il riuso, sono invece finiti nel nulla….. Intanto la Nuova Fiera di Roma fatica a collocarsi come una struttura cardine del rilancio dell’economia romana od anche semplicemente come uno dei simboli della Roma moderna, innovativa e internazionale che si vorrebbe.

Per la cronaca:

la Fiera è stata realizzata su un terreno di proprietà della Lamaro Appalti (Fratelli Toti) grazie ad una variante di piano appositamente approvata dalla giunta comunale (tecnicamente si dice accordo di programma);

la metodologia dell’appalto è stata quella dell’appalto integrato (progettazione eseguita direttamente dall’impresa), ed è evidente che il progetto risponde più ad esigenze di tipo costruttivo ed organizzativo (per gli allestitori), che di utenza finale;

la Nuova Fiera non sembra avere portato grande valore aggiunto alla capitale; le iniziative promosse sono rimaste sostanzialmente le stesse che venivano fatte nella precedente struttura, mentre questa nuova, peraltro non realizzata completamente, appare già sovradimensionata;

L’attuale AD di Investimenti S.p.A. (società che detiene il 100% della Fiera) è la dottoressa Ottavia Zanzi, moglie del dott. Cerasi, presidente della SAC, società che ha vinto l’appalto per il MAXXI. La nomina fu fatta dall’allora sindaco Veltroni; ora il sindaco è cambiato staremo a vedere.

Nota – L’articolo è stato integrato con l’inserimento di alcuni link e delle immagini relative al Padiglione Italiano di Hannover 2000, nell’aprile 2016