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Franco Tegolini fa il punto: perchè “Amate il cambiamento”

18 Settembre 2013

Il punto


Perché “Amate il Cambiamento”


Da qualche giorno ho avuto contatti con numerosi colleghi per comunicare la mia candidatura al Consiglio dell’Ordine all’interno della lista “Amate il Cambiamento”. Per questi colloqui avevo memorizzato una scaletta, pensavo, per aiutare il collega a comprendere con poche battute le posizioni delle tre liste che si confrontano. Ho avuto la netta sensazione che, nella maggioranza dei casi, ci fosse un’adeguata informazione sulla vita dell’Ordine e, sentiti i giudizi negativi, ci fosse un certo disinteresse a votare. Nel tentare di contrastare questo atteggiamento l’azione di questi anni di “Amate l’Architettura mi ha aiutato molto; infatti con questo riferimento molti colleghi, anche con una conoscenza limitata del movimento, hanno subito dimostrato attenzione agli obiettivi della nostra lista.

In particolare ho rilevato che le parole cambiare e, quindi, cambiamento, riassumono perfettamente ciò che la maggior parte degli architetti romani desiderano, al contrario delle parole delle altre due liste, diritto e next, perché non esprimono quanto desiderato; queste infatti anche se sono accostate alle parole trasparenza e partecipazione, ormai enunciate in modo ripetitivo, non riescono ad attrarre l’attenzione degli architetti, perché non corrispondono ai comportamenti di chi ha gestito l’Ordine per dodici anni; in sostanza trasparenza e partecipazione, in assenza di cambiamento, non sono credibili.

C’è anche un altro aspetto da considerare: la parola cambiamento trasmette ottimismo. Cambiare comporta il desiderio di sognare e ha bisogno di coraggio. Di questo oggi abbiamo bisogno. La nostra professione sta correndo rischi gravissimi con effetti che possono diventare irreversibili sulla coesione interna e sulla credibilità del mercato. Abbiamo lanciato un grido di allarme sulla condizione degli architetti rispetto alla loro capacità di essere competitivi e conquistare spazi consolidati dell’offerta di lavoro. C’è bisogno di un’azione unitaria rivolta in particolare ai giovani architetti per aiutarli ad essere protagonisti e costruttori autonomi del loro futuro e ad avere la speranza di uscire dalla crisi con ordinamenti formativi e professionali rinnovato . L’esperienza di questi giorni mi ha aiutato a superare i dubbi sulla mia candidatura, manifestati inizialmente agli amici di Amate l’Architettura. Oggi ritengo che ci sia bisogno di un impegno straordinario e di un richiamo al senso di responsabilità per scongiurare una sconfitta che sarebbe di tutti. Questa occasione mi dato la possibilità essere utile per gli obiettivi di “Amare il Cambiamento”, con l’impegno di diventare consigliere di tutti gli iscritti e non solamente di una parte.

Franco Tegolini

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Pier Paolo Balbo Di Vinadio, le ragioni di una candidatura. Rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma

16 Settembre 2013
Cari amici e colleghi,
Ho deciso di impegnarmi per il nuovo Consiglio dell’Ordine degli Architetti. Una sfida per me contro corrente:  ma anche un contributo (che sento di dover dare) ad un dibattito necessario. Riflettendo (dall’alto dei miei 40 anni di attività, anni per me densi ma anche contraddittori, non soddisfacenti) sulla difficile situazione dell’Architetto italiano (e romano in particolare), guardando alla diversa situazione della dignità ed efficacia della professione nel proprio paese,che è facile intuire in Francia, Germania, Inghilterra, Olanda, Finlandia (ultimamente un viaggio ad Helsinki mi ha dato la misura di eccellenza, in quella realtà), guardando all’apporto che riescono dare per il rinnovo delle loro città (ben visibile nei loro paesaggi urbani),  pensando alla necessità di maggiore incidenza degli Architetti italiani, nel rinnovare il “sistema Paese”, e l’esperienza romana nostra, dal ’94 ad oggi (da 100 piazze alle centralità …), del tutto insoddisfacente, sia nelle proposte progettuali, che soprattutto nelle capacità di portarle in attuazione. Guardando criticamente al rapporto tra Professione e Formazione, che ho avuto modo di sperimentare anche direttamente  (quand’ero Presidente del CdL Magistrale in Architettura a Valle Giulia), toccando con mano la distanza tra il necessario rinnovamento della domanda del mercato internazionale  (per non restare definitivamente in ritardo nella competizione, ormai globale) e le basi formative dell’Università, così anchilosate, difficili da innovare ed aggiornare,  mentre sarebbe urgente una maggiore dialettica Ordine Università. Per tutte queste ragioni (o meglio amarezze), ho visto con grande piacere il formarsi di un nucleo di giovani,  attenti e combattivi, propositivi con la giusta carica di innovazione, che mi hanno fatto sentire quasi obbligatorio un mio coinvolgimento,  direi di disponibilità critica e curiosa, al lavoro di confronto e affiancamento.
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