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Elezioni CNA, il vecchio che avanza

Finalmente, dopo più di due mesi, sono arrivati i dati ufficiali delle elezioni del nuovo Consiglio Nazionale degli Architetti, templi biblici nell’era dell’informatica in cui viviamo.

I risultati non sono molto confortanti per chi sperava in un totale  rinnovamento del Consiglio, rinnovamento che era indispensabile per avviare una nuovo ciclo che avrebbe dovuto dare una scossa alla condizione in cui versano gli architetti italiani, una specie in via di estinzione.

Inuovi eletti sono:

–    Cacciaguerra Giorgio (Udine) con 364 voti

–    Caprio Pasquale (Salerno) con 319 voti

–    Capuani Matteo (Frosinone) con 380 voti

–    Cola Simone (Sondrio) con 364 voti

–    Favaron Ferruccio (Lecco) con 367 voti

–    Felicetti Pasquale (Pescara) con 382

–    Frasca Raffaello (Palermo) con 338 voti

–    Freyrie Leopoldo Emilio (Milano) con 358 voti

–    Frison Franco (Belluno) con 381 voti

–    Gallione Massimo (Lecco) con 365 voti

–    La Mendola Salvatore (Agrigento) con 372 voti

–    Marata Alessandro (Bologna) con 373 voti

–    Podestà Domenico (Genova) con 345 voti

–    Pisciotta Paolo (Napoli) con 318 voti


Mentre per la sezione B:

–    Borinato Lisa (Vicenza) con 343 voti

La metà dei neoeletti ha alle spalle almeno un mandato, alcuni sono in carica dal 1997 e con la norma, appena approvata in Parlamento, potranno rimanerci per altri 10 anni.

La media dell’età dei nuovi Consiglieri è di 55 anni, sensibilmente inferiore rispetto al precedente Consiglio, dato positivo, anche se rimane notevolmente superiore in confronto alla media di età di tutti gli iscritti agli Ordini provinciali che è di 43 anni.

Ciò vuol dire che non si sono ripresentati i “più anziani” anche se le “matricole”, a  parte l’architetto iunior, hanno una media di età di 58,5 anni, notevolmente superiore quindi alla media di coloro che hanno almeno un mandato alle spalle, in definitiva sembra che il nuovo venga dai “vecchi” Consiglieri.

L’età non serve a misurare la qualità del Consiglio e non garantisce per forza un rinnovamento, ma da questa analisi traspare che il metodo per nominare i nuovi Consiglieri è stato improntato sulle vecchie logiche della politica di far entrare chi porta più voti.

Ciò che colpisce maggiormente, guardando le composizioni dei Consigli Nazionali dal 1948 ad oggi, è che mentre prima a farla da padrone erano le grandi città, oggi sono le città minori che comandano e hanno un’egemonia notevolmente sproporzionata rispetto al numero degli iscritti che rappresentano.

Il vero sconfitto di queste elezioni è l’Ordine di Roma che, per la prima volta nella storia, non ha un rappresentante nel Consiglio Nazionale.

Nel passato l’Ordine di Roma ha avuto ben:

4 Presidenti (Gennari, Foschini, Busirivici, Michelato)

2 Vicepresidenti (Marconi, Moretti)

4 Segretari (Fariello, Berarducci, Ventura, Michelato).

Sicuramente non ha pagato la politica dell’Ordine di Roma di questi ultimi anni, ovvero proporsi come alternativa al CNA mettendosi in competizione con esso per le politiche di categoria su base nazionale, perdendo di vista le problematiche locali, si è così alimentato un clima di scontro che invece di portare un beneficio si è rivelato controproducente.

Si è parlato di ricorsi per invalidare le elezioni del CNA, non è più il tempo di dividerci, oggi bisogna cambiare pagina, non possiamo più permetterci altre divisioni, mentre noi litighiamo la nostra barca affonda con tutti i 140.000 architetti a bordo, impariamo dai Geometri.

Speriamo che il nuovo CNA voglia intraprendere questa strada.

Vergogna! non più due ma tre mandati peri i Consiglieri dell’Ordine

Il famigerato “Milleproroghe”, soprannominato “mille schifezze” ha pensato anche a noi Architetti.

Vi sono dei poveri Consiglieri o Presidenti degli Ordini provinciali o Nazionali che sono attaccati alla poltrona soltanto da 10 o 15 anni, nel 2005 il DPR 169/ 2005 aveva stabilito un limite a due mandati consecutivi per i Consiglieri abbonandogli però il pregresso, così chi aveva alle spalle 10 anni di mandati ne poteva fare altri due, ovvero altri 8 anni.

Fino a ieri mancavano 2 anni e mezzo allo scadere dei fatidci 2 mandati e molti Consiglieri e Presidenti hanno cominciato ad avere la sindrome del politico italiano, (il potere logora chi non ce l’ha) ma se vado via che cosa faccio?

Hanno quindi pensato bene di farsi inserire nel Milleproroghe, che sarà approvato con la fiducia, un testo che non ha letto nessuno privo di titolo e poco comprensibile:

4-octies. Le disposizioni di cui all’articolo 2, comma 4, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 169, si applicano per i componenti degli organi in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con il limite massimo di durata corrispondente a tre mandati consecutivi.”

Gli architetti italiani sono in una condizione gravissima, i giovani che vogliono provare a fare la libera professione hanno redditi medi di poco più di 10.000 euro, riescono ad andare avanti soltanto perché sono aiutati dai genitori e coloro che ci rappresentano, che sono in gran parte responsabili di questa situazione, pensano soltanto a conservarsi la poltrona,

VERGOGNA !!!!

L’Ordine di Roma ha subito tenuto a precisare che non c’entra niente con l’iniziativa, dicevano i latini : “excusatio non petita, accusatio manifesta“.

Lo vedremo tra due anni chi sono i veri responsabili di questo schifo, saranno coloro che si ripresenteranno avendo alle spalle due mandati + quelli precedenti.

Elezioni per il rinnovo dei Consigli degli Ordini provinciali

30 Settembre 2009

Le novità principali sono state quindi la modifica della durata del mandato che è stato portato da due anni a quattro anni e il nuovo regolamento elettorale che prevede le elezioni in tre fasi: (art. 3 comma 5)

in prima votazione l’elezione è valida se ha votato un terzo degli aventi diritto, (per gli ordini con più di 1500 iscritti), la metà degli aventi diritto, (per gli ordini con meno di 1500 iscritti);

in seconda votazione l’elezione è valida se ha votato un quinto degli aventi diritto, (per gli ordini con più di 1500 iscritti), un quarto degli aventi diritto, (per gli ordini con meno di 1500 iscritti);

in terza votazione l’elezione è valida qualsiasi sia il numero dei votanti.

Quest’ultima novità è stata fondamentale per sbloccare le elezioni negli ordini più grandi dove, in precedenza, se non si raggiungeva il quorum si andava avanti all’infinito paralizzando di fatto ogni attività con un enorme spreco di energie inutili, potrebbe apparire un sistema poco democratico ma in realtà ogni iscritto oltre ad avere il diritto di votare ha anche il dovere di farlo recandosi nei seggi nei tempi previsti.

Per quanto riguarda i tempi e le modalità di voto si nota tra gli iscritti una certa confusione, il DPR 169 stabilisce che, (art. 3 comma 1), le elezioni devono essere indette almeno 50 giorni prima della sua scadenza e la votazione deve tenersi il quindicesimo giorno feriale successivo a quello in cui è stata indetta l’elezione medesima. Ora dato che le elezioni del 2005 sono iniziate lo stesso giorno in tutte le  province ma non sono finite in contemporanea, perché gli ordini più piccoli, che hanno facilità di raggiungere il quorum al primo o secondo turno, hanno concluso i lavori prima e quindi si sono insediati prima di quelli più grandi. Il problema che si è venuto a creare è stato quello di essersi insediati i primi giorni di ottobre 2005 e secondo quanto previsto dal DPR 169 le elezioni dovevano essere indette almeno 50 giorni prima, quindi nel mese di agosto, la problematica è stata fatta presente tramite il Consiglio Nazionale al Ministero della Giustizia competente in materia, il Ministero dopo aver promesso di concedere una proroga da inserire nel decreto milleproroghe, ha, all’ultimo momento, negato questa possibilità creando problemi ai consigli provinciali. Nel frattempo alcuni ordini, senza aspettare la risposta del Ministero, hanno anticipato le elezioni nel mese di giugno, gli altri sono stati obbligati a convocare le elezioni appena tornati dalle vacanze tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. I tempi e le modalità di convocazione sono stabiliti dall’art. 3 comma 1-3, la prima votazione deve tenersi il quindicesimo giorno feriale successivo a quello in cui è stata indetta l’elezione. L’avviso di convocazione, negli ordini in cui il numero degli iscritti supera i 500, può tenere luogo dell’avviso, spedito per posta, la notizia della convocazione pubblicata almeno in un giornale per due volte consecutive. Il seggio elettorale deve essere aperto in prima convocazione per due giorni consecutivi feriali, in seconda convocazione per otto giorni feriali consecutivi, in terza votazione per dieci giorni feriali consecutivi.

Le candidature sono singole, ogni iscritto può candidarsi fino a sette giorni prima della data fissata per la prima votazione. Spesso si lamenta la tardività con cui si comunicano le date per le elezioni, in realtà la data di scadenza di ogni consiglio è ben nota sin dal suo insediamento perché la legge non prevede proroghe e di conseguenza l’organizzazione di eventuali liste può iniziare anche prima che vengano indette le date delle operazioni di voto.

Il numero dei consiglieri varia da un minimo di sette a un massimo di quindici, il Presidente viene nominato dal consiglio eletto, tutti i consiglieri compreso il Presidente non percepiscono uno stipendio hanno un gettone per le sedute di consiglio stabilito dai vari ordini.

Per una lettura completa del Decreto 169 si rimanda al seguente link: DPR 169