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“Amate. Il cambiamento”. Per cambiare l’Ordine degli Architetti di Roma

14 Settembre 2013

Amate l’Architettura è dal 2009 che interviene alle assemblee di bilancio -unica occasione di incontro degli iscritti-  in questi anni di amministrazione del Consiglio degli Architetti di Roma. In questi anni abbiamo denunciato i costi esosi della rivista e abbiamo ottenuto che fosse dimezzato il finanziamento; abbiamo chiesto a gran voce una commissione scientifica per la casa editrice, e la abbiamo avuta; abbiamo chiesto maggiore partecipazione degli iscritti raccogliendo 555 firme per un assemblea straordinaria  e siamo riusciti ad averla (solo) lo scorso luglio (ma a ridosso dell’imminente rinnovo del Consiglio dell’Ordine). Abbiamo preteso la trasparenza, che qualunque incarico all’interno dell’Ordine, fosse assegnato sulla base di una proposta e del merito, e non della conoscenza personale , ma attraverso un bando di concorso tra tutti gli iscritti:  il Consiglio non ha voluto dar seguito a quella che è una condizione insita  dell’essere Ordine e garanzia,  che neppure dovrebbe  essere richiesta e  dovrebbe costituire la spina dorsale della stessa Istituzione  . Tutto questo  ora , è diventato la parte  centrale del programma elettorale delle due liste che si presentano contrapposte, ma  con gli stessi consiglieri che in questi anni non hanno voluto la trasparenza, non hanno voluto la partecipazione degli iscritti, non hanno voluto i bandi di concorso per la gestione della rivista e della casa editrice. Non hanno voluto e basta,  perchè, semplicemente, se avessero ritenuto trasparenza e merito, condizioni imprescindibili (come dovrebbe essere ) di una istituzione, le avrebbero applicate, rese possibili, fatte proprie, non le avrebbero addirittura avversate. Amate l’Architettura sostiene la lista “Amate il cambiamento” : merito e trasparenza  sono condizioni vincolanti e implicite per l’amministrazione di un Ordine, ma la casa editrice, la rivista , la fondazione, le società partecipate, non possono essere i principali interessi e il centro delle attività di un Ordine professione come è stato, purtroppo, in questi anni, nel caso di Roma .

Amate il cambiamento” mette in primo piano :

DIFESA E TUTELA IN OGNI SEDE DELLE  COMPETENZE DELLA PROFESSIONE DI ARCHITETTO

FORMAZIONE CONTINUA  A COSTI RIDOTTI O GRATUITA

ISTITUZIONE DI SERVIZI NECESSARI  DI SUPPORTO ALLA PROFESSIONE

i candidati:

Eleonora CARRANO, Pier Paolo BALBO DI VINADIO, Sandro BERARDI, Massimo CARDONE, Carla CORRADO, Rosa CUPPONE , Martina GARATTONI, Daniele GIORGI, Giorgio MIRABELLI, Marcella Giuseppina  SANTORO, Rosa (Rossella) SINISI, Margherita SOLDO, Andrea STIPA, Franco TEGOLINI, Cristiano Maria SAVELLI (junior)

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2013-17 Rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e Provincia TRE AZIONI PER CAMBIARE

12 Settembre 2013

Amate l’Architettura ritiene necessario cambiare il modo in cui negli ultimi anni  è stato amministrato l’Ordine di Roma;   è nell’interesse degli architetti che la nuova gestione sia fondata sulla massima trasparenza degli atti e sulla diffusa partecipazione degli iscritti. Con questi presupposti Amate l’Architettura presenta tre punti programmatici per i quali, già in questa fase elettorale, sollecita un confronto con gli architetti romani, da proseguire nel periodo del mandato.

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qui trovate il link alla pagina della lista

Assemblea (elettorale) aperta degli iscritti – dopo un anno l’Ordine si muove

A distanza di più di un anno dalla richiesta di convocazione presentata da Amate l’Architettura, insieme con 555 colleghi firmatari, finalmente l’Ordine ha deciso di convocare una assemblea consultiva aperta agli iscritti.

L’iniziativa ha un sapore decisamente elettorale e arriva fuori tempo massimo, a ridosso dell’estate, quando l’attenzione generale si balnearizza e solo dopo che l’Ordine, che allora risultava granitico e compattamente schierato all’ombra della reggenza Schiattarella, si è spaccato in due blocchi contrapposti.

Due blocchi simmetrici  che oggi si affannano a rifarsi una verginità agli occhi dei loro elettori; un nocciolo duro di circa 2000 elettori che costituiscono la vera eredità dell’ex Presidente dell’Ordine.

Entrambi gli schieramenti appaiono come appena scongelati da una macchina di ibernazione.

Da una parte chi si propone come figlio adottivo (e prediletto) del presidente dimissionario; un gruppo che pare non essersi minimamente accorto che attorno a loro il mondo è in completa rivoluzione; il mondo cambia, la crisi investe tutto e tutti travolgendoci, ma loro restano li impassibili e inamovibili arroccati in una difesa acritica della passata gestione a riproporre soluzioni fotocopiate dal loro padre adottivo; con granitica e incrollabile fiducia li vediamo sostenere le  stesse posizioni, gli stessi slogan; ma si tratta dello stesso fumo, della stessa ansia di far proliferare enti e società controllate aggiungendo incarichi ruoli e commissioni da distribuire. Dobbiamo ancora capire bene perché abbiano aspettato tanto a dimettersi e non abbiano lasciato che l’Ordine si commissariasse all’epoca delle dimissioni di Schiattarella (il quale continua ad essere presidente della Fondazione Terranova). Continuano ostinatamente a volere far credere che l’organizzazione di eventi culturali e mostre, rivolti sempre e sistematicamente alle loro cerchie ristrette, possano tutelare tutti professionisti romani; dopo 14 anni gli iscritti all’Ordine possono fare il bilancio della loro situazione e valutare se la loro situazione sia migliorata oppure no, e quanto di questo miglioramento sia realmente dovuto all’attività dell’Ordine.

Dall’altra il fronte dei rivoluzionari; dopo anni passati fianco a fianco, approvando tutto senza mai che si sentisse volare una mosca o un filo di obbiezione, oggi si propongono come portatori del nuovo ordine democratico, aperto e partecipato. Ma dove erano e cosa facevano quando la nostra associazione richiedeva a gran voce maggiore trasparenza? quando richiedevamo che si attuasse una rotazione delle nomine selezionando i nuovi incaricati sulla base di concorsi pubblici e aperti? Dove erano quando Schiattarella dimissionario è stato lasciato tranquillamente al suo posto di presidente della Fondazione Terranova (quella che oggi loro vorrebbero eliminare)? Per quale motivo oggi dovremmo pensare che queste tardive prese di distanza dovrebbero certificare un reale (e non demagogico) cambio di passo nella gestione dell’Ordine? cosa si dovrebbe pensare di una assemblea convocata così a ridosso delle vacanze, preludio estivo alle imminenti elezioni la cui convocazione arriverà in pieno agosto?

Ancora più perplessi lasciano i comunicati che stanno circolando e che invitano a partecipare all’assemblea, ricordando le nostre petizioni ma evitando accuratamente di citare Amate l’Architettura. Che credibilità può avere chi vuole presentarsi gridando al cambiamento epocale e poi si dimentica di riconoscere il lavoro di chi questo cambiamento lo aveva richiesto da tempo?

Una guerra civile tutta interna al palazzo (in questo caso una casa) che sembra avere come unico scopo il controllo di una istituzione che governa 5 milioni di euro l’anno, la gestione della Casa dell’Architettura, una casa editrice, una posizione di privilegio nei rapporti con le istituzioni pubbliche e con i maggiori enti di rappresentanza degli architetti (CNA e Inarcassa).

Fuori da queste beghe di palazzo che toccano gli interessi di una parte minoritaria degli iscritti, ci sono i problemi di 17.000 architetti, notoriamente poco partecipi alla vita dell’Ordine; un nucleo importante (il più numeroso d’Europa) che però sembra essere richiamato solo quando torna più comodo; una comunità che viene invocata per garantirsi il consenso ma che poi viene sistematicamente dimenticata quando si tratta di difendere gli interessi della professione in contrasto con le amministrazioni o altre istituzioni con cui i professionisti combattono ogni giorno.

Contro questa situazione esplosiva c’è solo un modo: agire, mobilitarsi, informarsi ed essere presenti:

PARTECIPARE!!!!

è per questo che, nonostante lo scarso preavviso, nonostante la diffidenza (anzi proprio per questo) Amate l’Architettura ritiene importante intervenire all’assemblea per ribadire alcuni pochi ma efficaci punti:

– riduzione drastica della quota obbligatoria di iscrizione;

– riduzione degli enti e delle società controllate;

– adozione delle votazioni per il rinnovo del consiglio dell’Ordine tramite posta certificata;

– totale trasparenza nella gestione delle società controllate tramite l’istituzione di bandi aperti e la pubblicazione obbligatoria dei bilanci;

– finanziamento delle società controllate svincolato dalla quota dell’Ordine;

– istituzione di un servizio di assistenza legale per la professione contro (e a garanzia) gli abusi commessi sia da comittenti pubblici che privati;

Invitiamo tutti a partecipare.

PS – L’Assemblea è indetta per il giorno 24.07.2013, alle ore 18.00, presso la sede dell’Ordine in piazza Manfredo Fanti, 47, Roma con il seguente ordine del giorno:

1.Formazione e Ordini;

2.Riforma Inarcassa;

3.Rivista Ar;

4.Varie ed eventuali.

“Ridare la parola agli iscritti”: andatevene

In occasione del 90° anno dalla nascita del sistema ordinistico, a dimostrazione di cosa siano divenuti gli ordini professionali, il Consiglio dell’ordine degli architetti di Roma, lo scorso 24 giugno, ha messo in scena l’ultimo atto di una discussa e discutibile gestione ultra-decennale che ha raggiunto il suo apice pochi mesi fa, con l’imbarazzante lettera di dimissioni dell’ex presidente Schiattarella, e che in questi giorni sta avendo il suo epilogo farsesco.

Lasciando da parte il riserbo dovuto all’istituzione che rappresentano, e superando di molto la misura del ridicolo, del buon gusto e del rispetto che pure devono ai 18.000 iscritti, i consiglieri dimissionari Loretta Allegrini, Andrea Bruschi, Orazio Campo, Enza Evangelista, Alfonso Giancotti, Aldo Olivo, Francesco Orofino, fanno volare stracci sulla pubblica piazza all’indirizzo dell’altra metà del Consiglio. Nel momento di maggiore difficoltà per gli architetti, alle prese con la sopravvivenza professionale e gli aumenti dei minimi di Inarcassa, i Consiglieri dimissionari, in vista delle imminenti elezioni dell’Ordine, non trovano di meglio da fare che coinvolgere gli iscritti nelle loro zuffe per la corsa alla poltrona della presidenza dell’Ordine. Con una lettera aperta dal titolo strumentale: “Ridare la parola agli iscritti”, questi ultimi vengono tirati per la giacchetta su questioni per le quali, negli anni passati, il Consiglio si è guardato bene dal coinvolgerli e interpellarli: libreria, casa editrice, società partecipate, fondazione, formazione obbligatoria, squadra di calcio.

Dimostrando di non avere familiarità con il confronto democratico e di non conoscere la differenza tra il diritto di critica e la diffamazione, i Consiglieri dimissionari si gettano a corpo morto in un’appassionata quanto confusa e coincitata dissertazione, lanciando accuse, facendo allusioni e rivendicando il rivendicabile su fatti incompresibili ai più, in una baraonda che evoca sconosciute azioni contro il CNACCP, rendite di posizione, dimissioni dell’ex presidente, teorie complottiste, libreria e casa editrice; in quella che sembra, più che una comunicazione agli iscritti , un esercizio di alta portineria e un regolamento di conti interno al Consiglio. Lo spaccato offerto, suscita sconcerto e sconforto in chi legge, nonostante le punte di comicità involontaria; una per tutte: i Consiglieri dimissionari,  chiedono per mezzo della lettera indirizzata agli iscrittiai Consiglieri della “fazione avversa”, con i quali per anni hanno condiviso, gomito a gomito, camera di consiglio e delibere, di dimettersi in blocco, .

Amate l’Architettura nel gennaio scorso aveva chiesto le dimissioni dell’intero Consiglio, forse, con meno arroganza e maggior senso della misura, ci sarebbe stato risparmiato lo spettacolo deprimente e poco decoroso della lotta intestina per la poltrona e, l’anacronistica, arroccata difesa, di un modello ordinistico assolutamente inadeguato e autoreferenziale .

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Una primavera Ordinistica

Finalmente nel panorama degli Ordini italiani è arrivata una ventata di aria nuova.
Alcuni colleghi di Napoli hanno creato una lista che, già dal nome che si è imposta, è una dichiarazione di principi: CONTRORDINE.
A partire dall’introduzione del programma della lista è chiaro l’atto di accusa contro le attuali rappresentanze degli ordini: “Oggi appare, più che mai doveroso un tentativo di “appropriazione” degli Ordini da parte degli Architetti e necessario promuovere uno sforzo collettivo per ridisegnare, insieme , ruoli e compiti di un Istituto che deve iniziare ad essere un Istituto a servizio degli Architetti.”

E’ questo il punto centrale della questione, gli Ordini, istituzione fascista, non sono stati creati come rappresentanza degli architetti ma come una sezione distaccata della magistratura, a servizio cioè (teoricamente) degli utenti.
Tuttavia gli Ordini in questi decenni si sono autoinvestiti del ruolo di portavoce della categoria degli architetti, come se questa si potesse valutare unitariamente.

Il risultato, per gli architetti particolarmente, per i liberi professionisti e più in generale per l’architettura in Italia, è stato devastante. L’architettura è stata completamente marginalizzata, se non annullata dal processo edilizio, mentre i nostri “portavoce” completamente slegati dalla base, cioè dagli iscritti, si concentravano sui loro piccoli o grandi tornaconti, dotando gli Ordini di attività improprie (perché un Ordine dovrebbe avere una TV?), alimentando una logica di scambio, tanto cara al nostro paese.

Laura Palazzo, Raffaella Forgione e i loro colleghi di lista hanno il coraggio di esporsi, in una provincia difficile come Napoli, dove una presa di posizione del genere può generare forti pressioni contrarie da chi ha tutto l’interesse a mantenere lo status quo, e di proporre:
“una Riforma Nazionale degli Ordini Architetti, mirante all’istituzione, presso il Ministero della Giustizia, di un Albo Unico Nazionale degli abilitati alla professione ed eliminazione dell’obbligo di Iscrizione all’Ordine per l’esercizio della Professione, con contestuale creazione di libere associazioni di categoria da affiancare, quale opportunità, agli attuali ordini provinciali” e di creare una “Istituzione, presso gli Ordini provinciali, di Comitati di Architetti per la “costruzione” condivisa di proposte di Legge ed emendamenti da presentare in Parlamento”, focalizzando in una sola frase tutta l’inutilità di una istituzione come il CNAPPC e l’inconsistenza dell’azione del suo presidente Freyrie.

Infatti, come correttamente scrivono i colleghi, “Gli Ordini Professionali, graziati all’ultimo minuto dall’allora Ministro della Giustizia Paola Severino, a cui si deve il DPR 137/2012, avrebbero dovuto “MORIRE” entro il 13 agosto 2013 quando sarebbe divenuta esecutiva una norma dell’estate 2011 la quale stabiliva che in mancanza di una riforma entro 12 mesi, gli Ordini professionali sarebbero stati tutti automaticamente soppressi’. Scopo dichiarato della manovra fu quello di aprire alla libera concorrenza il mondo delle professioni”.

Non entriamo nel merito del dettaglio del programma di CONTRORDINE, per lo più condivisibile, vogliamo evidenziare un passo importantissimo all’interno del programma:
“La sollecitazione è : fare squadra, rete a livello nazionale, condividendo principi e scegliendo di
batterci per portarli avanti nelle singole realtà territoriali attraverso la costruzione di Liste per i
rinnovi prossimi venturi dei Consigli Provinciali.”

Da quello che è a nostra conoscenza anche a Firenze è stata creata una lista che, paradosso dei paradossi, è antagonista di “Firmiamo la lettera”, lista che quattro anni fa aveva accomunato colleghi che volevano cambiare l’Ordine di Firenze, gravemente compromesso da scandali, e che ha finito per divenire anch’essa un gruppo autoreferenziale: la cosiddetta lista “il gruppo semplice”.
Scorgendone il programma, si può vedere come ci sia un forte allineamento di intenti tra le due liste. Beppe Rinaldi e i suoi colleghi di lista pongono l’accento su questi punti: “Ad oggi non riteniamo che l’Ordine abbia affrontato e possa affrontare risposte adeguate ai punti elencati che sono i veri problemi della professione, poiché esso, in quanto Ente di Stato, è preposto a:
– Tenere l’albo
– Suggerire nominativi alla Magistratura per comporre Commissioni
– Controllare l’abuso della professione
– Organizzare i corsi
– Fornire informazioni alla Pubblica Amministrazione sul tipo di prestazione professionale che ogni singolo iscritto può offrire.”

Ci auguriamo che queste due liste siano le prime in ordine di tempo di una “primavera degli Ordini di architettura” che ci liberi da questi Consigli che, in questi anni, come l’orchestrina del Titanic, hanno suonato per le loro festicciole mentre la nave affondava.
Complimenti ed auguri.

Giulio Paolo Calcaprina
Presidente di Amate l’Architettura

Leopoldo Freryie è il nuovo Presidente degli Architetti italiani

Il 16 marzo 2011, nel corso della seduta di insediamento del nuovo Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, è stato eletto il nuovo presidente: l’architetto Leopoldo Freyrie.

Dalle prime dichiarazioni del nuovo presidente si ha l’impressione che sia un giovane appena arrivato e pieno di entusiasmo, in realtà a parte la relativa giovane età (52 anni, che per una architetto equivale a un bambino), è seduto sulle poltrone del Consiglio Nazionale degli Architetti da ben 13 anni!!!

Ha subito dichiarato:

E’ necessario che il nostro Paese abbia finalmente un riferimento certo, dal punto di vista normativo ed istituzionale, in materia di tutela e di promozione del patrimonio culturale e che si adottino adeguate politiche di promozione della qualità architettonica e progettuale in Italia e all’estero.”

“La grave crisi economica che ha investito il nostro Paese ha duramente colpito gli architetti italiani, aggravando le conseguenze di un mercato già asfittico, sovraccarico di burocrazia e afflitto dalla carenza di regole che garantiscano scelte meritocratiche. La politica continua a non cogliere il legame molto stretto che lega il superamento della crisi alla piena valorizzazione del contributo di idee e di  iniziativa delle professioni intellettuali che sono il motore dell’innovazione, dell’economia, dei valori della comunità e dell’ambiente”


“E’ vergognoso si sia ancora in attesa di quelle riforme – richieste da anni – che riguardano l’ordinamento professionale, la semplificazione normativa, gli incentivi per i giovani, gli strumenti concorsuali e meritocratici nella scelta dei progettisti. Noi non aspettiamo Godot: agiremo e sarà la politica a rincorrerci”


“Ma è ai giovani che dedicheremo le nostre maggiori energie: lavoreremo per impedire che un’intera generazione di giovani architetti – cui
dovremmo affidare la qualità dell’ambiente dell’Italia futura –  sia espulsa o addirittura non abbia la possibilità di entrare nella professione e nel mercato.”

“Siamo soddisfatti per la sentenza della Corte di Cassazione che, limitando lo sconfinamento delle attività dei geometri nelle professioni di architetto e di ingegnere, ristabilisce in modo inequivocabile il principio del rigoroso rispetto delle competenze professionali di ciascun soggetto.”


“Tra le altre priorità del nuovo Consiglio Nazionale quelle di proporre progetti per una rivalutazione dell’ambiente, del territorio e del patrimonio architettonico con iniziative per lo sviluppo sostenibile; così come per il recupero e la sostituzione dell’edilizia pericolosa e inabitabile; e progetti per la promozione e la rivalutazione degli spazi pubblici. A corollario, un forte impegno per la qualità dell’architettura, affinché la “meritocrazia del progetto”, con la diffusione dei concorsi di architettura, trovi spazio anche sul mercato”

“Voglio infine ricordare che l’architettura deve tornare ad assumere il suo naturale valore etico al servizio della società. Gli architetti italiani devono poter contribuire allo sviluppo civile del Paese interpretando e ritrasmettendole nei loro progetti le esigenze dei cittadini, sempre più consapevoli dell’importanza dell’architettura e dell’ambiente per la vita quotidiana. Siamo pronti promuovere un grande progetto per il Paese”.


Ora io mi chiedo:

  • quali politiche di promozione della qualità architettonica e progettuale sono state adottate in questi 13 anni dal CNA ?
  • quali politiche sono state adottate per contrastare la crisi economica che ha colpito gli architetti italiani ?
  • che cosa è stato fatto per valorizzare le professioni intellettuali?
  • perché siamo ancora in attesa delle riforme necessarie che riguardano l’ordinamento professionale?
  • perché il CNA si compiace di una sentenza della Cassazione, che ribadisce per l’ennesima volta che i geometri non possono progettare quasi nulla, invece di agire presso le Amministrazioni e gli Ordini provinciali affinché vigilino e intervengano in merito?
  • che cosa ha fatto il CNA in questi 13 anni per impedire che i giovani siano espulsi dal mercato della professione?
  • in che modo in questi 13 anni il CNA  si è adoperato vigilando sui concorsi affinché la “meritocrazia del progetto” sia stata salvaguardata?
  • perché oggi dichiarate di essere pronti a promuovere un grande progetto per il Paese e non siete stati pronti per 13 anni?

Gli Architetti italiani sono stanti di sentire proclami vogliono i fatti, pertanto invitiamo il nuovo presidente a fare meno proclami e ad agire nell’interesse di tutti e a dimostrarci che per 13 anni si era distratto e oggi ha deciso di intervenire.

Allego un contributo che ci è pervenuto dall’amico Giovanni Loi di anarchit di Milano, evidentemente i milanesi conoscono il nuovo presidente meglio di noi.

I ‘sinistri’ architetti del politecnico di Milano hanno finalmente conquistato lo scranno più alto del CNA, grazie alle solite manovre di…Palazzo

Dissociarsi dalla recente nomina dell’architetto Leopoldo Freyrie a Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, credo sia un obbligo, per chi, come me, è indipendente dalle lobby di partito o dalla malsana idea che debba esistere un’architettura di Regime da sottoporre al controllo di una corporazione.

Ma chi sarà mai Leopoldo Freyrie, il cosiddetto “rampollo di famiglia” – come molti iscritti all’Ordine di Milano lo considerano – che ha finalmente coronato il sogno di suo papà di diventare il numero uno della corporazione di piacentiniana memoria?

Il miglior architetto italiano?

La ‘matita’ più raffinata della nostrana arte di edificare?

L’intellettuale più attento alle dinamiche della disciplina?

Non ci pare!

Piuttosto, grazie ai suoi sponsor, egli può essere definito, a nostro modesto giudizio, il più diligente e malleabile esponente del sinistro Gotha politecnico milanese che, pensando di essere sempre molto vicino ‘all’Architetto dell’Universo’, distingue i buoni dai cattivi architetti, partendo esclusivamente dal pedigree familiare o dal loro diplomatico modo di dire sempre di si.

Sponsor principale nell’ascesa del giovane “rampollo” della Milano da bere è il ‘sinistro’ consiglio dell’Ordine degli architetti di Milano, che lancia i suoi strali sulla professione ‘rinascimentale’ dalla ricchissima sede via Solferino, ovvero proprio dal politecnico Castello kafkiano da dove ha giocato la sua strategica partita a scacchi per accaparrarsi lo scranno più alto del CNA, solo per inibire la scalata al potere di Amedeo Schiattarella, odiato Presidente dell’Ordine di Roma.

Battaglia, senza esclusione di colpi, finita con la vittoria della città lombarda sulla città capitolina.

Intendiamoci…i due attori della cosiddetta ‘contesa di Palazzo’ appartengono alla medesima area politica, quella ideologico/culturale che controlla da decenni il mondo dell’architettura nazional/popolare, sia dal lato della formazione che da quello della professione e che non sembra avere culturalmente nulla di diverso da quella che controllava il mondo dell’architettura nostrana durante il ventennio (parola dello storico Paolo Nicoloso).

Cosa ci dobbiamo allora aspettare dalla nomina del “rampollo di famiglia”?

Nulla di rivoluzionario, come si capisce dalle prime esternazioni dello stesso Freyrie.

Egli non rappresenta che la continuità in seno al peggior momento storico dell’arte nostrana, il: “talis pater… talis filius”, l’incarnazione della solita e discriminante retorica di Regime che articola le sue dissertazioni sulla cosiddetta professione tecnica che rappresenterebbe, a dir di lor Signori, la quinta essenza dell’architettura colta dell’Italia umbertina dei 150 anni.

Ciò che caratterizza il “figliol prodigo” pensiero è sinteticamente riportato in un vecchio articolo di anarchit del 2007 che, come si converrà, risulta fondamentale per i destini della disciplina codificata da Leon Battista Alberti: http://www.anarchit.org/article.php3?id_article=164

A buon intenditor…poche parole.

Un sintetico chiarimento si impone dopo la mia più recente comunicazione sul CNA.

Criticare la nomina del nuovo Presidente non è il mio nuovo passatempo del fine settimana.

Vi sarete infatti accorti che il sito anarchit è fermo da un anno e che le mie esternazioni sono state inesistenti in questo lungo periodo.

Vi assicuro che farei volentieri a meno di scrivere, ma la questione è troppo grave perché venga lasciata passare sotto silenzio.

Il mercato dell’architettura (non quindi quello dell’edilizia più volgare) in Italia è praticamente inesistente e la maggior parte di noi si barcamena in un combattimento quotidiano per inventare il proprio lavoro nella mediocrità, in concorrenza con altri professionisti esclusivamente tecnici, che non hanno la più pallida idea di cosa sia veramente la disciplina dell’architettura.

Questi tecnici capaci soltanto di fare qualunque cosa gli venga chiesto ci criticano, quando non ci deridono, per il nostro rigido atteggiamento da “disegnatori di carte da parati”. Ci considerano degli incapaci, quando non dei fanfaroni e ci tollerano solo perché non possono fare diversamente.

La figura più significativa di questo cialtroname tecnico è il funzionario pubblico nostrano, sempre molto ignorante, ma molto moralista anche se quasi sempre corrotto nel profondo, quando usa due persi e due misure a seconda di chi presenta, non progetti, ma pratiche edilizie.

So benissimo che parecchi architetti (o cosiddetti) sposano, per scelta o per pura necessità, l’ideologia progressista del progettista/tecnico dell’Italietta dei 150 anni e non capiscono, o meglio, fanno finta di non capire cosa io (anarchit) abbia inteso dire quando mi sono scagliato contro l’ideologia politecnica milanese dell’architettura degli ingegneri.

Vorrei però ricordare a tutti che mi sono laureato in un politecnico svizzero e non posso essere considerato il nemico incompetente,  visto che conosco molto bene e dall’interno i ‘polli’ più rigidi di quell’ideologico pollaio tecnicistico.

La nomina di Freyrie è il colpo definitivo e mortale all’architettura. Con Freyrie il CNA non è più altro che il CNI e rappresenta ormai l’incultura disciplinare di una becera ideologia modernista che ha perso completamente la bussola della storia delle idee.

Chi si farà rappresentare da Freyrie senza fiatare, per favore non faccia più finta di essere un architetto, perché quella storia rinascimentale, che ancora del nostro stivale (diviso) rimane una delle poche cosa serie riconosciute in tutto il mondo, non gli appartiene proprio.

Parli d’altro quindi… si faccia chiamare finalmente ingegnere di serie B, si occupi delle pratichette edilizie per portare a casa la pagnotta, ma la smetta di fare finta di essere ciò che non è.

Pronto a qualunque scontro con chiunque lo ritenga opportuno, vi saluto cordialmente, come sempre.

Giovanni Loi

Redazione Anarchit

Arch. Giovanni Loi

via Balilla 22

20136 MILANO

Milleproroghe: nessuno lo vuole, tutti lo usano

Il 02 marzo 2011, 23  Presidenti di altrettanti Ordini degli Architetti italiani, hanno sentito il dovere di sottoscrivere un documento per prendere le distanze dall’inserimento, nel decreto milleproroghe (approvato in parlamento con la fiducia nella seduta del 26 febbraio 2011), della norma che prevede l’aumento da 2 a 3, il limite dei mandati per i consiglieri degli Ordini di architetti PPC, ingegneri, agronomi, assistenti sociali, biologi, chimici, geologi che sono in carica al 26.2.2011.

La modifica ha suscitato polemiche (vedi post precedente) anche perché, la norma che introduceva il limite di due mandati (il DPR 169/2005), era stata approvata da appena 5 anni e faceva salvi i mandati precedenti nel momento di entrata in vigore.

E’ curioso che molti Presidenti che hanno sottoscritto il documento, in cui si chiede che venga al più presto modificato il provvedimento giungendo finalmente ad una riforma organica del sistema di regole democratiche del mondo ordinistico, hanno alle spalle molti anni di permanenza continua nel Consiglio, alcuni da più di 10 anni.

Ora mi chiedo, ma se sono così contrari ad una norma che permette di allungare il mandato dei Consiglieri tanto da sentire il bisogno di emanare un documento che  afferma con forza la negatività di questa legge, perché non si scandalizzano della loro stessa presenza continuata nei Consigli per svariati anni?

Il Presidente dell’Ordine di Roma il 25 febbraio ha, per primo, espresso nettamente la sua contrarietà alla norma (vedi documento), peccato che il 24 giugno 2009 ad Ancona in occasione della CONFERENZA NAZIONALE DEGLI ORDINI DEGLI ARCHITETTI – PIANIFICATORI – PAESAGGISTI – CONSERVATORI, abbia dichiarato il contrario (vedi verbale pag. 8), ma si sa in politica si cambiano spesso le idee.

In definitiva si rimane perplessi nel constatare che, in un periodo dove gli architetti vivono grandissime difficoltà:

  • crisi finanziaria
  • legge sugli appalti pubblici che nega l’accesso agli incarichi al 95% dei professionisti
  • concorsi di architettura che non si fanno più, (quei pochi che si fanno è come non averli fatti)
  • competenze professionali in grande confusione
  • normative impazzite che impediscono ai professionisti di lavorare serenamente
  • una legge per l’architettura da decenni annunciata e mai realizzata
  • università allo sbando
  • deontologia mai applicata
  • esercizio abusivo della professione mai condannato
  • ………………………….

quello che più interessa a molti Presidenti dei nostri Ordini è prendere le distanze da una norma che loro già applicano di fatto da molti anni.