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Museo Gassoso – Opening

Si è concluso oggi il workshop di 6 giorni (4-9 giugno 2019) dedicato alla realizzazione di un Museo Gassoso, organizzato a seguire un convegno internazionale, tenutosi dal 28 al 31 maggio 2019. Entrambe le iniziative si sono state ospitate dal Macro Asilo di Roma.

L’Architettura Gassosa è una proposta concettuale, operativa, interpretativa e metodologica per l’architettura futura ideata da Emmanuele Lo Giudice., nella quale l’Architettura, in questo caso specifico un museo, si compone e scompone continuamente agglomerandosi attorno alle opere esposte.

Durante il workshop sono state realizzate le tipologie realizzative alla base del Museo Gassoso. Amate l’Architettura, Media Partner del workshop ha visitato l’opera finita o meglio l’attuale configurazione del Museo Gassoso e ne ha colto alcuni aspetti attraverso gli scatti fotografici che qui vi riportiamo.

 

LA STRUTTURA GENERALE – il contenitore del progetto del Museo Gassoso.

Questa struttura è un mero contenitore dentro al quale è esposto il plastico del  museo gassoso che è osservabile attraverso degli appositi fori.

 

LA STRUTTURA MODULARE

Attraverso l’ideazione di un modulo bidimensionale componibile è possibile creare strutture contenitive-espositve infinitamente variabili e traforabili. Nelle foto è rappresentata una struttura a semicerchio, montata quasi come fosse un totem.

 

I moduli, realizzati tutti interamente con tecniche di piegature e tagli, possono essere assemblati e disassemblati facilmente, con la possibilità di sottrarne anche nelle parti centrali per la creazione di passaggi.

 

 

 

 

 

 

LA STRUTTURA TRIDIMENSIONALE

È l’unica struttura con uno spazio interno (con eccezione del contenitore del progetto. In questa realizzazione le opere, degli schizzi, sono integrati con la struttura stessa.

Seguendo le caratteristica dei cartoni (la struttura è stata interamente concepita come un origami, senza collanti ma solo con incastri) la struttura ha seguito naturalmente le geometrie generate dai triangoli.

 

 

 

 

 

 

 

LA STRUTTURA CURVILINEA

È l’unica struttura che utilizza esclusivamente superfici curve intersecate tra loro. Nella configurazione rappresentata in fotografia si snoda su un solo livello. In realtà può snodarsi su più piani, come è stata realizzata nei giorno precedenti.

Data la complessità di realizzazione è l’unica struttura nella quale i tagli strutturali sono stati operati in loco, manualmente.

 

 

 

I CANNOCCHIALI

All’interno dell’area del Museo Gassoso sono stati disseminati alcun cannocchiali che focalizzavano alcun punti nodali della esposizione.

 

 

I PROTAGONISTI. L’ideatore.

Emmanuele Lo Giudice, ideatore della Architettura Gassosa

 

GLI INTERVENUTI. Ecco alcune foto dei tutor, partecipanti e, tutti insieme, realizzatori, del Museo Gassoso.

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto ed editing dell’articolo: Giulio Paolo Calcaprina ©2019. Tutti i diritti riservati.

 

 

 

 

Architettura gassosa, un dibattito effervescente all’interno della Biennale

22 Novembre 2018

Si è svolto all’interno della Biennale di Architettura di Venezia il workshop “Architettura gassosa”, un evento che fa parte del progetto “Becoming” ideato dalla curatrice Axtu Aman all’interno del Padiglione di Spagna. All’interno di questo progetto “Amate l’Architettura” ha dato il suo sostegno all’iniziativa, per le tematiche innovative presentate che costituiscono un nuovo impulso e arricchimento al dibattito architettonico contemporaneo.  Il laboratorio aperto a tutti, è stato organizzato in collaborazione con lo IUAV di Venezia e con La Universidad de Arquitectura de Xalapa (Veracruz, Messico).

Si tratta di una progetto teorico di Emanuele Lo Giudice sugli orientamenti futuri dell’architettura, in linea con le trasformazioni della società contemporanea e delle sue nuove forme di vita, di lavoro, di relazione e le dinamiche sociali in atto indotte dalla rivoluzione dei sistemi di comunicazione e connessione globale: si potrebbe dire “l’architettura ai tempi del digitale”.

Nella stessa maniera in cui sono cambiate le modalità di relazionarsi passando da una modalità solida (sistema di relazioni regolate da una struttura sociale gerarchica rigida) a una modalità liquida (relazioni rese fluide da una società orientata non più secondo una struttura una ma secondo dinamiche economiche e di mercato), siamo ora giunti ad una modalità gassosa, nella quale la contemporaneità delle connessioni e delle comunicazioni, la sincronicità degli eventi resa possibile dalle connessioni digitali, ha fatto esplodere i legami, creando un sistema complesso di reti intersecanti, attraverso le quali la comunicazione viaggia trasversalmente seguendo un percorso non più lineare ma caotico, che può essere assimilato al moto disordinato delle particelle di un gas.L’architettura, che per sua natura prende forma dai legami sociali e dalle sue dinamiche, si configura non più come un sistema più o meno ordinato secondo leggi di composizione o scomposizione e radicato in un luogo preciso, ma si frammenta come un insieme di elementi funzionali ed esplode proiettandosi in diverse possibilità di collocazione: viene superata quindi la relazione fra luogo ed edificio che ha sempre caratterizzato l’architettura.

In questo lavoro teorico Emanuele Lo Giudice ipotizza nuovi scenari architettonici che si prefigurano immaginando uno dei futuri possibili ed il workshop si è posto come esplorazione delle nuove dinamiche, partendo dall’ambito circoscritto di un frammento di museo gassoso. Il museo oggi infatti, è una delle tipologie architettoniche più rappresentative del vivere contemporaneo, luogo di aggregazione ed incontro di flussi di persone, scambio di informazioni, fruizione di spazi che cambiano e contengono oggetti e temi diversi.

Creare un allestimento di un prodotto artistico secondo un’idea gassosa diventa un mezzo di analisi e penetrazione di una nuova modalità di costruire un museo, uscendo dalla concezione classica di spazio espositivo statico per entrare in una visione dinamica, dove gli allestimenti viaggiano nel mondo insieme agli spazi che li contengono, non più come oggetti contenuti in un contenitore, ma come un’unità espositiva autonoma costituita da spazio-oggetto. Attualmente il museo risulta un sistema di aggregazione di spazi secondo una data configurazione e secondo legami che tengono unite e collegano le parti, nel museo gassoso i legami non sono più statici e definiti una volta per tutte, ma temporanei e modificabili nel tempo, gli elementi che lo costituiscono possono essere scomposti e ricomposti secondo un nuovo ordine, essere spostati in
un altro posto e prendere una nuova configurazione, si potrebbe parlare di cellule espositive che viaggiano insieme alle mostre in luoghi e tempi diversi.

La domanda che ha contrassegnato il laboratorio di Venezia è riferita a come va concepito e come si configura un allestimento all’interno di un museo gassoso, questa domanda non poteva essere posta solamente agli architetti, ma andava a coinvolgere un insieme eterogeneo di competenze che ruotano intorno al tema: prima di tutto gli artisti stessi e poi altre figure come direttori di musei, esperti in semiotica…..ecc.

Il workshop quindi è stato concepito seguendo due impostazioni parallele: da un lato il dibattito teorico degli esperti chiamati ad argomentare sul tema e dall’altro un laboratorio costituito da un insieme di tavoli di lavoro guidati da un artista che proponeva un’opera o processo creativo, di cui un gruppo di studenti doveva immaginare l’allestimento, affiancati da un tutor-architetto (fra cui la sottoscritta membro di Amate l’Architettura), con il compito di sostenere e seguire lo sviluppo del tema.

Fra gli intervenuti nel dibattito: Giorgio De Finis, direttore artistico del Macro di Roma, Maria Rosa Jijon, attivista e segretario culturale dell’IILA (Istituto Italo Latino Americano), Agostino De Rosa, architetto e docente presso lo IUAV di Venezia, Tiziana Migliore, docente di semiotica presso l’Università di Tor Vergata di Roma, Renato Bocchi, architetto e docente presso lo IUAV di Venezia

Fra gli artisti che hanno condotto i laboratori: Massimo Mazzone, scultore e docente presso l’Accademia di Brera di Milano, Clemencia Labin, artista visuale venezuelana, Daniele Scarpa Kos, artista veneziano e Eleonora Gugliotta, giovane performer milanese.

Fra gli attori del dibattito, ritengo che sia stato particolarmente interessante, al fine di individuare le tendenze attuali nella gestione e configurazione dell’idea di museo contemporaneo, l’intervento di Giorgio De Finis, in qualità di direttore artistico del Macro, dove sta conducendo un esperimento di “Museo Asilo”, ovvero di museo contenitore indifferenziato e omni-accogliente della produzione artistica del presente. Questa esperienza si colloca all’interno di una concezione di museo aperto o museo contenitore neutro, che si propone di rappresentare attraverso l’abbandono di ogni intenzione interpretativa, uno spaccato dell’arte in progress. Questa idea di museo si configura molto vicina all’idea di museo gassoso, che perde le caratteristiche di monumento stabile e diventa un processo dinamico in grado di seguire le trasformazioni ed evoluzioni del modo di fare museo.

Altro contributo particolarmente pertinente è stato quello di Maria Rosa Jijon, che come promotrice culturale, ha descritto un progetto attualmente in corso in Sud America di “Museo Nomada”, cioè di museo senza museo, di un insieme di opere senza contenitore e quindi in grado di spostarsi ed essere ospitate in qualsiasi sede dislocata in qualsiasi posto, quindi la frantumazione del concetto di museo e la sua scomposizione in diverse realtà contemporanee.

Nei tavoli di lavoro del laboratorio sono stati elaborati diversi tipi di allestimento, dall’idea di Clemencia Labin di creare un ambito dedicato ad ospitare un quadro vivente, tipico della sua colorata e folklorica produzione vicina alla santeria sud americana, al processo creativo proposto da Daniele Scarpa Kos, come scomposizione e ricomposizione di tale processo in uno spazio pensato per far vivere al fruitore un frammento della creazione di un’opera.

La conclusione del workshop, che si è inevitabilmente configurato anche lui stesso come gassoso, apre la parola a nuovi scenari di interpretazione e ha rappresentato una piccola o grande provocazione che si propone di riattivare la capacità di immaginare il futuro come esercizio di pensiero.

L’evento è stato patrocinato da: “Amate l’Architettura” che ha contribuito anche in modo attivo con la partecipazione di alcuni membri dell’associazione; IUAV di Venezia, Ambasciata del Messico; Ambasciata Spagnola; Istituto Cervantes; Università di Architettura di Xalapa (Vera Cruz – Messico); Ordine degli Architetti di Roma; Ordine degli Architetti di Venezia.

 

Foto: Emmanuele Lo Giudice e Elena Padovani

Editing: Daniela Maruotti

Becoming/Arquitectura gaseosa – un workshop alla Biennale

18 Ottobre 2018

Emmanuele Lo Giudice, per la Biennale di Architettura di Venezia del 2018, ha concepito un workshop come evento collaterale del progetto becoming del Padiglione Spagna nei Giardini della Biennale di Venezia. Amate l’Architettura sostiene questa iniziativa nella quale ci sarà una partecipazione attiva di alcuni membri del Movimento.

Con il progetto becoming, presentato dalla curatrice Atxu Amann per la 16a Biennale di Architettura di Venezia, lo spazio del padiglione spagnolo non è più una semplice area espositiva, ma si trasforma in un luogo di sperimentazione, uno spazio vitale, sede di processi e di riflessioni sul modo di pensare e fare architettura.

Il workshop becoming – arquitectura gaseosa si presenta come un momento di analisi e approfondimento delle tematiche del padiglione spagnolo, rielaborate sotto forma di laboratorio didattico. Punto focale del laboratorio è la “costruzione” di una vitale essenza processuale attraverso cui raccontare, fare e pensare l’architettura.

Il workshop analizza l’idea di un’architettura gassosa, un progetto teorico di Emmanuele Lo Giudice, che si propone come strumento operativo per una possibile interpretazione architettonica delle varie trasformazioni che la società contemporanea sta vivendo in questi ultimi anni. Il programma dell’architettura gassosa non segue un progetto predefinito, ma prevede l’idea di un’architettura immanente, non più legata ad una ricerca puramente formale, ma alle proprietà che la caratterizzano.

Il tema che si analizzerà nel workshop è il museo, per mezzo del quale si affronteranno alcune tematiche ritenute peculiari per l’architettura contemporanea. Il museo gassoso è uno spazio architettonico interattivo, aperto, che si adatta a qualsiasi situazione, che costruisce un sistema di relazioni privo di gerarchia, cosmopolita, narrativo, indipendente, sociale, ludico, atmosferico, sostenibile, in rete, critico, politico, ecc.

Questo museo sarà il risultato del dialogo tra artisti, architetti, studenti e professionisti di varie nazionalità che lavoreranno insieme alla definizione di questo ipotetico museo, la cui proprietà principale è data dalla relazione che esiste tra l’opera d’arte che si espone e lo spazio che la accoglie.

I partecipanti saranno suddivisi in gruppi, ognuno dei quali avrà un artista di riferimento con cui progetteranno un dispositivo espositivo pensato appositamente per una o più opere dell’artista designato.

L’obiettivo del workshop è di creare l’hardware necessario a una nuova visione di sviluppo urbano dove le forze creative del territorio messe a sistema possano dare vita ad un innovativo progetto culturale.