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E’ ora di mandare a casa la Muratorio – firma anche tu

16 febbraio 2014

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le manifestazioni di insofferenza verso la presidente di Inarcassa Paola Muratorio.

L’accelerazione delle manifestazioni di insofferenza si è avuta da quando è stata varata la famigerata riforma Inarcassa del 2012, la peggiore e più iniqua riforma che si potesse concepire, nella quale i maggiori sforzi vengono chiesti ai contribuenti più deboli.

Da un sistema ad aliquota variabile in cui chi pagava di più versava di più siamo passati ad un’aliquota unica uguale per tutti. A questo si è aggiunto un aumento netto del 44% del contributo minimo che mette in ginocchio tutta la categoria e produce un ribaltamento di pressione contributiva per cui, chi contribuisce meno, ha una pressione in termini di percentuali molto più alta di chi contribuisce di più. Se per esempio si fattura un utile di 10’000 € , soglia molto spesso neanche raggiunta da molti professionisti, si versano comunque 2.275,00€ che si traduce in una pressione previdenziale di quasi il 23% 9 punti percentuale in più di chi fattura 100’000€ ….

La stessa riforma ha portato il contributo minimo da € 1.600 a €3.000 annui, anche in assenza di reddito.

Quando Inarcassa scrive sul suo sito:””Grazie ad un sistema innovativo e all’avanguardia raggiungiamo una sostenibilità strutturale, ossia un equilibrio permanente tra entrate contributive e uscite previdenziali, a garanzia di tutti gli iscritti, che va ben oltre i 50 anni richiesti dal Decreto ‘Salva Italia’.” Viene da chiedersi, ma non c’era il margine per fare una riforma più equa e sostenibile?

link al sito Inarcassa

E’ palese che la scelta politica di Inarcassa che ha guidato questa riforma è stata di scoraggiare i piccoli contribuenti invitandoli a cancellarsi. E proprio questo sta accadendo, silenziosamente, un mare di esodati privati del diritto al lavoro stanno cancellandosi da Inarcassa. E’ questa la soluzione per rimettere a posto il bilancio?

E ancora: perché non si è cercato di mettere a maggior frutto il patrimonio immobiliare che attualmente ha una resa ai limiti del ridicolo invece di fare operazioni finanziarie in borsa che hanno prodotto perdite per quasi 300 milioni di euro solo nel 2009?

(fonte sole 24ore: Link al sito del Sole 24Ore)

A queste considerazioni, che i lettori più attenti già conoscono, se ne stanno aggiungendo di nuove, legate alle tante, troppe, cariche che la Muratorio sta assumendo: ella infatti, oltre ad essere, come già detto, la presidente di Inarcassa (€150.000 annui al netto di rimborsi e spese di rappresentanza) da 15 anni (in Inarcassa è invece da soli 40 anni), dall’aprile 2013 è consigliere del gruppo ENEL (€ 50.000 lordi annui) dal 20 dicembre 2013 è anche presidente di Enel Gas nel CDA di Enel Green Power.

Queste cariche multiple che la Muratorio ha assunto hanno portato la sua gestione di Inarcassa ad un punto per il quale sorgono spontanee alcune domande:

  • se, leggendo la ripartizione del patrimonio Inarcassa, ci sono all’interno di esso diverse voci di azioni ENEL e la Muratorio fa parte di ENEL, non c’è conflitto di interessi? Come facciamo noi iscritti a sapere che ella fa gli interessi nostri anziché quelli di ENEL?
    Link al sito Inarcassa

  • se una delle principali affiliate di ENEL Green Power vende migliaia di certificazioni su Groupon a 34€, devastando così un mercato che è attualmente una risorsa per moltissimi piccoli professionisti, e la Muratorio ricopre una carica altissima in ENEL Green Power ma non utilizza il suo potere per influire su queste scelte, non c’è conflitto di interessi?

Tutto quanto abbiamo descritto è assolutamente legale, ma eticamente inaccettabile.

E’ per questo che noi, sentiamo il dovere di sostenere la raccolta di firme di richiesta di dimissioni di Paola Muratorio lanciata, meritoriamente, da Gianluigi D’Angelo, architetto di Pescara.

Link alla petizione

“Ridare la parola agli iscritti”: andatevene

In occasione del 90° anno dalla nascita del sistema ordinistico, a dimostrazione di cosa siano divenuti gli ordini professionali, il Consiglio dell’ordine degli architetti di Roma, lo scorso 24 giugno, ha messo in scena l’ultimo atto di una discussa e discutibile gestione ultra-decennale che ha raggiunto il suo apice pochi mesi fa, con l’imbarazzante lettera di dimissioni dell’ex presidente Schiattarella, e che in questi giorni sta avendo il suo epilogo farsesco.

Lasciando da parte il riserbo dovuto all’istituzione che rappresentano, e superando di molto la misura del ridicolo, del buon gusto e del rispetto che pure devono ai 18.000 iscritti, i consiglieri dimissionari Loretta Allegrini, Andrea Bruschi, Orazio Campo, Enza Evangelista, Alfonso Giancotti, Aldo Olivo, Francesco Orofino, fanno volare stracci sulla pubblica piazza all’indirizzo dell’altra metà del Consiglio. Nel momento di maggiore difficoltà per gli architetti, alle prese con la sopravvivenza professionale e gli aumenti dei minimi di Inarcassa, i Consiglieri dimissionari, in vista delle imminenti elezioni dell’Ordine, non trovano di meglio da fare che coinvolgere gli iscritti nelle loro zuffe per la corsa alla poltrona della presidenza dell’Ordine. Con una lettera aperta dal titolo strumentale: “Ridare la parola agli iscritti”, questi ultimi vengono tirati per la giacchetta su questioni per le quali, negli anni passati, il Consiglio si è guardato bene dal coinvolgerli e interpellarli: libreria, casa editrice, società partecipate, fondazione, formazione obbligatoria, squadra di calcio.

Dimostrando di non avere familiarità con il confronto democratico e di non conoscere la differenza tra il diritto di critica e la diffamazione, i Consiglieri dimissionari si gettano a corpo morto in un’appassionata quanto confusa e coincitata dissertazione, lanciando accuse, facendo allusioni e rivendicando il rivendicabile su fatti incompresibili ai più, in una baraonda che evoca sconosciute azioni contro il CNACCP, rendite di posizione, dimissioni dell’ex presidente, teorie complottiste, libreria e casa editrice; in quella che sembra, più che una comunicazione agli iscritti , un esercizio di alta portineria e un regolamento di conti interno al Consiglio. Lo spaccato offerto, suscita sconcerto e sconforto in chi legge, nonostante le punte di comicità involontaria; una per tutte: i Consiglieri dimissionari,  chiedono per mezzo della lettera indirizzata agli iscrittiai Consiglieri della “fazione avversa”, con i quali per anni hanno condiviso, gomito a gomito, camera di consiglio e delibere, di dimettersi in blocco, .

Amate l’Architettura nel gennaio scorso aveva chiesto le dimissioni dell’intero Consiglio, forse, con meno arroganza e maggior senso della misura, ci sarebbe stato risparmiato lo spettacolo deprimente e poco decoroso della lotta intestina per la poltrona e, l’anacronistica, arroccata difesa, di un modello ordinistico assolutamente inadeguato e autoreferenziale .

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