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Storia dell’Architettura per Fotomontaggio – Monumenti

22 marzo 2018

Pubblichiamo i risultati del Corso di “Storia dell’Architettura Contemporanea 1” (Docente: Mattia Darò) per l’Anno accademico 2017-2018, presso l’Istituto Europeo del Design di Roma, corso triennale in Interior Design.

Il corso è stato affrontato in una prima parte attraverso sei lezioni frontali tematiche articolate su 6 diversi temi caratterizzanti la storia dell’architettura contemporanea, dal 1750 a oggi.

MONUMENTI/CORVIALE

la grande scala come dimensione che rivendica l’autonomia dell’architettura nella contemporaneità: da Boullée alla strategia XL di Koolhaas via il Monumento Continuo

L’edificio architettonico più monumentale di Roma è senz’altro Corviale (lungo 1 km per 1200 appartamenti) emblema dell’idea di un “edificio-mondo”, un quartiere in un’unica architettura. Il monumento è molto spesso definito da misure importanti e questo è stato in molti casi l’elemento osservato nelle esercitazioni: Agostino e Capurso hanno fatto diventare Corviale una nave da crociera; Florio ha creato un confronto visivo con uno degli edifici architettonici “mondo” più importanti della storia dell’architettura, l’Unité d’Habitation di Le Corbusier; Gili e Grimaldi hanno sfruttato la lunghezza dell’edificio per far diventare la copertura una pista d’atterraggio; Migliaccio e Mucci hanno posizionato Corviale a Via del Corso confrontabili per misure.

Lorenza Agostino e Manuela Capurso

Maria Vittorio Florio

Gian Marco Gili e Giulia Grimaldi

Giorgio Migliaccio e Ludovica Mucci

 

Storia dell’Architettura Contemporanea per Fotomontaggio

22 marzo 2018

Pubblichiamo i risultati del Corso di “Storia dell’Architettura Contemporanea 1” (Docente: Mattia Darò) per l’Anno accademico 2017-2018, presso l’Istituto Europeo del Design di Roma, corso triennale in Interior Design.

Il corso è stato affrontato in una prima parte attraverso sei lezioni frontali tematiche articolate su 6 diversi temi caratterizzanti la storia dell’architettura contemporanea, dal 1750 a oggi (1).

Questi i temi e i principali argomenti trattati nelle lezioni frontali (2):
1. VISIONI, lo sviluppo della capacità visionaria degli architetti nella storia dell’architettura contemporanea: da Piranesi ad Archizoom via Yona Friedman

2. MONUMENTI, la grande scala come dimensione che rivendica l’autonomia dell’architettura nella contemporaneità: da Boullée alla strategia XL di Koolhaas via il Monumento Continuo

3. TRASCENDENZA PROGRAMMATICA, la modernità ha segnato l’affermazione della ragione, che nei suoi capolavori è confluita in un funzionalismo trascendente : dall’enciclopedismo di Durand all’invenzione dell’infrastruttura del tempo libero del Centre Pompidou via le dom-komuna

4. CONTESTUALE RIFLESSIVO, la riflessione sulla disciplina stessa, tema spesso perseguito spesso in antitesi dei presupposti della modernità: dall’inquinamento decorativo dei precursori dei grattacieli Adler e Sullivan al postmodernismo via la alpine architecture di Bruno Taut

5. LA CITTA’ INDIFFERENZIATA (LA CULTURA DELLA METROPOLI), la cultura urbana dello sviluppo delle città contemporanee secondo i modelli culturali della modernità affermatisi come idea di un paesaggio metropolitano: dall’autoritarismo del barone Haussman all’esplosione del manhattanismo via il Plan Voisin

6. IL METODO DELLA PROVOCAZIONE, la società mediatica e l’importanza delle avanguardie nella cultura moderna danno vita a una corrente artistica alimentata dalla riflessione e dall’uso della provocazione come metodo: dagli ready-made di Duchamp agli edifici/sculture di Frank Gehry via Robert Venturi

 

Nella seconda parte del corso si sono tenuti quattro incontri di laboratorio dove discutere con il docente la tesina richiesta per l’esame. Tale tesina prevedeva la reinterpretazione tramite fotomontaggi di sei casi romani selezionati secondo i temi delle lezioni frontali.

CREDITI DEI FOTOMONTAGGI SELEZIONATI (nei titoli sono riportati i link agli articoli specifici)

VISIONI/PIRANESI:
Filippo Maria Abbandonati
Giorgio Migliaccio e Ludovica Mucci
Raffaella Napolitano e Anna Sacco
Rebecca Russo

MONUMENTI/CORVIALE:
Lorenza Agostino e Manuela Capurso
Maria Vittorio Florio
Gian Marco Gili e Giulia Grimaldi
Giorgio Migliaccio e Ludovica Mucci

TRASCENDENZA PROGRAMMATICA/UNITA’ ORIZZONTALE DI LIBERA:
Giorgio Migliaccio e Ludovica Mucci
Raffaella Napolitano e Anna Sacco
Rebecca Russo

CONTESTUALE RIFLESSIVO/CASA PAPANICE:
Giulia Biagini
Giorgio Lucchetti
Benedetta Maria Moroni e Serena Sciamanna
Rebecca Russo

LA CITTA’ INDIFFERENZIATA/EUR:
Filippo Maria Abbandonati
Giulia Biagini
Messua Di Vito
Giorgio Migliaccio e Ludovica Mucci
Benedetta Maria Moroni e Serena Sciamanna

IL METODO DELLA PROVOCAZIONE/LA NUVOLA DI FUKSAS:
Paola Agrello
Giulia Biagini
Gian Marco Gili e Giulia Grimaldi

(1) Per l’arco temporale di riferimento si è seguito l’andamento già definito da alcuni dei principali riferimenti bibliografici come:
-K.Frampton, Storia dell’architettura moderna, Zanichelli, Bologna, terza edzione, 1993
-M.Biraghi, Storia dell’Architettura Contemporanea, Einaudi, Torino, 2008

(2) Sono state consigliate delle specifiche letture per tema:
– VISIONI: M. TAFURI, “L’architetto scellerato”: G.B.Piranesi, l’eterotopia e il viaggio, in La sfera e il labirinto, Einaudi, Torino, 1980
– MONUMENTI: R. KOOLHAAS, Bigness, ovvero il problema della Grande Dimensione, in Junkspace, Quodlibet, Macerata, 2006
– TRASCENDENZA PROGRAMMATICA: LE CORBUSIER, Le Modulor, Birkhäuser GmbH, 2000
– CONTESTUALE RIFLESSIVO: R. MONEO, Aldo Rossi in Inquietudine teorica e strategia progettuale nell’opera di otto architetti contemporanei, Marsilio, Venezia, 2005
– LA CITTA’ INDEIFFERENZIATA: REM KOOLHAAS, La doppia vita dell’utopia: il grattacielo in Delirious New York, Electa, Milano, 2001
– IL METODO DELLA PROVOCAZIONE: M. PERNIOLA, L’arte espansa, Einaudi, Torino, 2015

Rigenerare Corviale versus Demolire Robin Hood Gardens. Roma e Londra: Due casi studio a confronto

25 aprile 2016

Roma e Londra rivisitano le utopie del Moderno e affrontano lo stesso dilemma: come sanare le ferite urbane di due architetture che hanno fallito la loro missione sociale. Due condomini degli anni ’70, due progetti firmati da colti architetti, due architetture che trasformano la missione sociale del Movimento Moderno in ideologia del sociale.

Due opere di circa 40 anni fa, criticate e apprezzate, simboli delle conquiste del welfare del dopo guerra. Progettate sul modello dell’Unità di Abitazione di Le Corbusier, Padre del Moderno. Modello applicato a molti interventi delle periferie italiane del boom edilizio dagli anni ’60, tra i molti il quartiere Zen di Palermo.

Corviale (Roma)_Mario Fiorentino e altri.

Un problema, due soluzioni.

ROMA, 1972. L’IACP (oggi ATER) affida al Team guidato da Mario Fiorentino il progetto del complesso del Corviale che si costruirà nella periferia sud-ovest della Capitale, nei pressi di via Portuense.

LONDRA, 1972. L’allora GLC (Greater London Council) affida ad Alison and Peter Smithson il progetto di Robin Hood Gardens, in un quartiere dell’est di Londra, poco lontano da Canary Wharf.

ROMA, 2015. L’ATER lancia un Concorso e stanzia 7,2 milioni di euro per una prima fase di lavori per rigenerare Corviale.

LONDRA 2015. Al capolavoro brutalista degli Smithson non viene concesso il vincolo storico-monumentale, nonostante la richiesta della Twentieth Century Society. L’intero complesso è in attesa di essere demolito e sostituito da un nuovo masterplan che prevede 200 nuovi alloggi entro il 2020.

Robin Hood Gardens_designed by the Smithson

Vorrei sollecitare due riflessioni e un interrogativo sui modelli abitativi contemporanei.

La prima riguarda la flessibilità degli strumenti procedurali e attuativi con cui due Nazioni della Comunità Europea, come l’Italia e l’Inghilterra, affrontano il tema della rigenerazione urbana ed in particolare delle periferie. Demolire, creare alloggi volano (come avviene comunemente anche in Olanda) e ricostruire condomini dignitosi, sostenibili e in sintonia con le nuove performance di risparmio energetico è possibile nel nostro Paese oggi?

La seconda riguarda la salvaguardia degli edifici storici. Nonostante Robin Hood Gardens sia un’opera di due Maestri come Peter e Alison Smithson, il Governo ha ritenuto, -senza niente togliere al valore del miglior Brutalismo anglosassone-, che non si dovesse applicare il vincolo storico monumentale. In Italia, siamo afflitti da falsi capolavori intoccabili, li potremo mai rivalutare e forse demolire?

Unité_d'Habitation_Designed by Le Corbusier

Ed infine un interrogativo: esiste un interesse concreto verso il rinnovamento tipologico del social housing del futuro? Se a Londra le ‘streets in the sky’ di Robin Hood Gardens sono state considerate un disastro sociale, perché Interlace, la mega struttura residenziale di Ole Scheeren e OMA a Singapore ha ricevuto la nomina di “World Building of the Year 2015” al World Architecture Festival?

The Interlace, Condominium_Designed by Ole Scheeren / OMA

Autore: Cristina Donati
Foto: internet
Editing: Giulio Paolo Calcaprina

Green Corviale – Una video intervista in 12 tappe sul recupero di Corviale

11 giugno 2014

L’intervista fattami da Giulio Paolo Calcaprina, Giulio Pascali, Lucilla Brignola e Giorgio Mirabelli  ha confermato la crescente difficoltà di spiegare in poche parole un progetto, nato quasi per caso, che mi sta letteralmente travolgendo, assumendo ogni giorno che passa le sembianze di una predestinazione profetica. Quella che doveva essere una breve video intervista è diventata un’affabulazione incontenibile e disordinata di oltre un’ora, assolutamente improponibile nei format della Rete. Il senso di colpa mi ha costretto ad offrire una soluzione ai malcapitati di Amate l’Architettura. E’ così che abbiamo sperimentato insieme un progetto di comunicazione : Giulio & Giulio hanno spezzettato il fiume narrativo dell’intervista originale in elementi tematicamente omogenei, denotati da 12 TAGS, io ho confezionato una copertina audiovisiva di un minuto recitando una frase che le contenesse, tutte trasformandole alla fine del video in link sensibili che puntassero direttamente agli spezzoni tematici dell’intervista originale.

(NB – Per attivare i link incorporati nel video, occorre aprire il video su Youtube.)

Poiché il test mi sembra superato positivamente, provo ad usare questa stessa struttura narrativa per poche righe di presentazione.

Manifesto:
Corviale è un manifesto, un Monumento per ricordarci di completare una Città che deve ancora venire.

Sopravvivenza:
La nostra sopravvivenza sul Pianeta è scritta nel destino delle Città che si uniranno in Glocalopoli.

Mediterraneo:
Il Mediterraneo ridiventerà l’incrocio per la sintesi dei principali modelli culturali che abitano il Pianeta.

Tetti:
I tetti sono il nuovo suolo produttivo, frontiera interna alle città per la Bonifica della Crosta Urbana.

Produttivo:
I Condomini ultradensi delle periferie devono scoprire il loro dirompente potenziale produttivo.

Esoscheletro:
Infrastruttura Abitabile Ecologica Autoportante per la rigenerazione sostenibile degli edifici residenziali.

Ascensori:
Strade meccanizzate verticali che attendono da oltre un secolo di collegare il Nuovo Suolo delle coperture.

Lotti:
Le coperture saranno lottizzate per assegnare ad ogni appartamento un Lotto Produttivo minimo.

Impianti:
Gli impianti finalmente entreranno a far parte del linguaggio naturale dell’Architettura.

Comodato:
Il tetto è uno spazio giuridicamente ambiguo che può offrire nuove alternative tra Pubblico e Privato.

Finanziare:
Qualunque operazione rigenerativa deve essere auto-sostenuta da nuove capacità Produttive e Riproduttive.

Enigmi:
Corviale nasconde una serie di Enigmi ancora da decifrare per il nostro futuro, abbiamo solo iniziato …

il Forum “Corviale 2020”

20 novembre 2013

Amate l’Architettura sostiene da anni il recupero di strutture e di quartieri che sia dal punto di vista architettonico ed urbanistico che da quello sociale ed economico, mostrano di possedere potenzialità fuori dal comune, grazie anche a persone ed associazioni impegnate da anni a promuovere soluzioni volte alla loro completa riqualificazione.
E’ il caso di Corviale, edificio residenziale popolare, realizzato negli anni ‘70 da una equipe di architetti romani (Federico Gorio, Piero Maria Lugli, Giulio Sterbini, Michele Valori) coordinati da Mario Fiorentino, da anni divenuto un laboratorio di studio per la sua riqualificazione. Il Forum, giunto alla seconda edizione, è il fulcro dell’attività e del confronto tra i suoi protagonisti e i cittadini.

Promosso dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, dal Dipartimento Architettura e Progetto dell’Università di Roma La Sapienza e da Roma Capitale con la collaborazione dell’Associazione Corviale Domani, Corviale 2020 si snoderà in una serie di appuntamenti ed eventi tra giovedì 21 novembre 2013 e sabato 23 novembre 2013.

Amate l’Architettura, presente anche alla prima edizione del Forum, nel 2012, parteciperà con un contributo di Giorgio Mirabelli nei cosiddetti “Cantieri”, due confronti pubblici, che si terranno rispettivamente alla Sala Consiliare del Municipio XI (venerdì dalle 9.00) e al Mitreo – Arte Contemporanea, sui seguenti temi:

Un piano strategico condiviso per lo sviluppo locale di conoscenze, formazione, ricerca e innovazione, basato su economia verde e reti, in un contesto di rinnovata qualità urbana e paesaggistica. Verso le linee guida per un concorso internazionale.” e

Benessere Equo e Sostenibile (BES) la prevenzione, la coesione sociale e territoriale, l’occupazione, il recupero del disagio, i beni comuni e relazionali, arte, cultura, sport, tempo libero, gli orti urbani, il valore dei rifiuti del riuso e dello spazio pubblico, l’economia civile e partecipata. Profitti sociali per la qualità della vita.”

Invitiamo i nostri lettori romani ad intervenire o semplicemente a lasciare un loro contributo personale su Corviale in questo blog.

Qui il programma del Forum Corviale 2020: programma_forum_corviale

Qui uno straordinario contributo di Salvatore D’Agostino e Isidoro Pennisi sul blog Wilfing Architettura, che ripropone la videoregistrazione e la trascrizione di un’intervista nella quale Mario Fiorentino espone il progetto di Corviale, mostrata presso la Galleria di Arte Moderna di Roma e la Triennale di Milano nel 1981: link

Qui il link all’Associazione “Corviale Domani”

E qui, proprio per chi non sapesse nulla riguardo a quest’opera emblematica, la voce di Wikipedia su Corviale.

Entrare Fuori e CorvialeUrbanLab – due passeggiate nell’architettura

17 gennaio 2012
Segnalo due iniziative di Urban Experience che utilizzeranno come sfondo delle azioni due ambienti architettonici romani.
A Santa Maria della Pietà e dentro il Museo della Mente (allestito da Studio Azurro) per Entrare Fuori e a Corviale per il per un Walk Show in occasione del  CorvialeUrbanLAB.
1. Entrare Fuori nasce dall’affermazione di un paziente psichiatrico, è diventato il motto del Museo della Mente ed oggi viene rilanciato in un progetto di cultura dell’innovazione, per riflettere sul paradosso di chi, internato in un manicomio, si misurava con il mondo esterno. Fuori c’era un mondo in cui integrarsi: si entrava in una società che si evolveva includendo.
Le azioni di Urban Experience nel parco del Santa Maria della Pietà, l’ex-manicomio di Roma, permetteranno di entrare nella memoria di quel mondo separato, emblema dell’alterità e dell’evoluzione di una società che può interpretare le differenze come risorsa.
Questi percorsi saranno caratterizzati dal performing media: walk show, passeggiate radioguidate per valorizzare il territorio attraverso i nuovi media, esplorando uno spazio pubblico utilizzando smartphone, un gioco radiofonico in cui si tratterà della memoria del Santa Maria della Pietà, del suo genius loci. Non si farà spettacolo ma emergerà lo spettacolo della città, creando le condizioni percettive per rilevare le qualità dei luoghi.
Per gli estimatori di Studio Azzurro sarà un’occasione per visitare il Museo della Mente.
Il 19 gennaio alle 17,30 è previsto un Talk-Lab su Performing Media per la cultura dell’innovazione, un seminario di studio con applicazioni di visual thinking per esplicitare le nuove potenzialità della creatività connettiva.
Per la partecipazione (gratuita) ai walk show (18, 19 e 20 gennaio ore 16:00) è vivamente consigliata laprenotazione sul social network a questo link .
2. A Roma, a Corviale, il 20 gennaio, a mezzanotte, torna il WALK SHOW   per il  CorvialeUrbanLAB. Dopo l‘intervento del dicembre scorso, svolto di mattina, per coinvolgere i bambini delle scuole elementari, si ripropone, questa volta a mezzanotte (!) il  “Walk show nel Serpentone” a cura di Urban Experience nell’ambito dei MArteAwards. Si tratta di una passeggiata radioguidata (si parte dal Mitreo, Via M.Mazzacurati 61 alle ore 24)  basata su soluzioni whisper radio all’interno di uno dei condomini più lunghi d’Europa: il cosiddetto “serpentone” di Corviale. Il percorso radioguidato avrà come voci guida alcuni conduttori di Urban Experience, esperti di storia dell’arte di Workinproject, architetti e rappresentanti delle associazioni e delle comunità del quartiere. Lungo l’itinerario saranno utilizzati dei mobtag, codici digitali che permetteranno agli smart phone di linkare a dei video che hanno documentato un particolare percorso emozionale. Tra i repertori video in streaming, da ascoltare in cuffia mentre si esplora il Serpentone, sono previsti anche le documentazioni dell’attività educativa svolta da Workinproject per CorvialeUrbanLab, con i bambini del quartiere, attraverso il restyling ludico-creativo delle architetture di Corviale.

Da Corviale alla progettazione 2.0

In questi giorni, anche grazie alle proposte del sindaco di Roma Alemanno in relazione alla demolizione e ricostruzione del quartiere popolare di Tor Bella Monaca, è tornata d’attualità il tema sul futuro di alcuni edifici-quartieri simbolici italiani, che nell’accezione comune sono definiti ecomostri.
Per aggiungere un piccolo contributo ad altri che abbiamo già pubblicato, riportiamo la trascrizione di una discussione nata (abbastanza casualmente) nell’ambito di NIBA (un acronimo che sta per network italiano dei blogger di architettura), nato per iniziativa di Rossella Ferorelli.

L’esito della discussione, a mio modesto parere, pur nei limiti della spontaneità e della limitazione del mezzo (una pagina pubblica di Facebook), ha prodotto alcuni contributi molto interessanti.

Giulio Paolo Calcaprina

TEMA: Conferenza al salone parrocchiale S. Filippo Neri, Palermo

Relatore: prof. Ettore Maria Mazzola (University of Notre dame – School of architecture)

Interventi: parroco p. Miguel Pertini, arch. Ciro Lomonte

Titolo: “Un modello estremo di recupero a misura d’uomo della periferia e il suo insegnamento per le altre realtà italiane”

Ettore Maria Mazzola

spero che almeno tutti i colleghi siciliani intervengano

Salvatore D’Agostino

Spero di no! 🙂

Ettore Maria Mazzola

e perchè?

Giulio Pascali

mi pare che sia stato già dibattuto molto il perchè di SdA su De Architettura

cmq spero che intervengano numerosi ma con l’obiettivo di generare un dibattito che non necessariamente si concludi con un generico “abbattiamo il mostro”

Giovanni Mendola

C’è tanta retorica intorco a molti di questi dibattti, la cosa che più ammiro, e che si parli, quanto meno, di recupero a misura d’uomo, che approfondiscano questo tema

Giulio Paolo Calcaprina

Io lo giudicherei un dibattito all’altezza se vedessi tra i relatori anche un sociologo e un antropologo. Spesso questi mostri sono resi mostruosi dall’essere ghetto, dall’essere abitati solo da classi sociali poco abbienti. A Berlino, l’Unità di Abitazione di Le Corbusier (che è parente prossima di Corviale) è abitata da professionisti ed è tutt’altra cosa.

Francesco Alois

Concordo con Giulo Paolo e aggiungo che il sociologo e l’antropologo potrebbero chiarire anche perché un’edilizia concepita per una certa classe sociale sia invece abitata da tutt’altra. Come per l’Hunité di Marsiglia: praticamente invivibile per le classi sociali per la quale è stata concepita, abitazioni di lusso per chi ha invece scelto liberamente (ed a prezzi non proprio “popolari”) di viverci, fenomeno che hai poi permesso la definitiva riattivazione di tutte le funzioni previste da LeCorbu (mi pare solo il tetto sia off-limits)

Giulio Paolo Calcaprina

Certo, se dobbiamo essere onesti, la qualità dello spazio e della luce degli appartamenti di LC non è neanche minimamente paragonabile a quelle topaie di Fiorentino e compagnia.

Francesco Alois

Il mio, però, è un discorso più generale. Perché un tipo di edilizia concepito per una determinata classe sociale è poi abitata da tutt’altra? Anche le Hunité sono state quasi da subito abitate da classi sociali benestanti, così i progetti del Weissenhof. Casi contrari per i vari Corviale, ZEN e Vele. Nei casi italiani c’è da dire che è mancato l’apporto pubblico, necessario complemento alla realizzazione, senza contare un criterio di progettazione obsoleto e lontano dalla definizione più pura di “sociale”. Nei casi stranieri, invece, benché la qualità progettuale sia altissima, l’esperimento di costituzione di una certa vita sociale è sostanzialmente fallito, con “l’aggravante” che le abitazioni sono diventate quello che non dovevano essere: abitazioni di lusso. In entrambi i casi c’è un “troppo”… di troppo: troppo bassa la qualità architettonica negli esempi italiani; troppo alta in quelli stranieri. Se però nel secondo caso le abitazioni ed il contesto sociale sono messe nelle condizioni di svolgere appieno i loro compiti, nel primo caso il risultato finale è un lungo dibattito sul buttare giù o non buttare giù che alla fine non risolve il problema (checché ne pensi Aledanno), perché non basta cancellare e riscrivire se poi lo si fa copiando dal segno lasciato sul foglio sottostante.

Ettore Maria Mazzola

caro Alois, il problema di fondo è: perché si dovebbero progettare degli edifici per una specifica classe sociale? I sociologi avevano dimostrato 100 anni fa che questo era sbagliato, tant’è che le regole dettate a metà degli anni ’10 dall’Ufficio Municipale del Lavoro e dall’Istituto Case Popolari vietavano tassativamente questa possibilità!

Francesco Alois

Su questo sono d’accordo, perciò mi ponevo la domanda. C’è però anche un altro problema e cioè quello di coinvolgere poco o per nulla, la gente che vi abita (non so se è il caso del dibattito in questione, è un discorso generale). So che per il Corviale esiste un comitato di abitanti che ha tentato e tenta ancora di “completare” tutte quelle opere previste in progetto e mai neanche iniziate dal Comune, così per lo ZEN (per le Vele c’è ben altro comitato). Si corre il rischio, non coinvolgendo chi quei luoghi vive, di “abbattere il mostro” come scriveva prima Pascali, ma di non risolvere il problema del degrado e degli alloggi. Il discorso vale anche per gli “ecomostri”. Abbattuto il Fuenti sulla costiera amalfitana, è rimasto il buco, il vulnus nella roccia, e quello è: un vulnus.

Claudio Bosio

Anche dove la classe sociale è mista, senza ricadere nei due troppo segnalati da Francesco Alois il risultato risulta deludente. Se si va a vedere il complesso “Monte Amiata” di Aymonino e Rossi, nel quartiere Gallaratese a Milano, ci si rende conto che gli spazi per la socialità sono completamente inutilizzati. La piazza e il teatro all’aperto sono perennemente deserti, nemmeno ai bambini è concesso giocare in cortile perchè disturbano chi vuol riposare perchè ha fatto il turno di notte. Gli edifici potrebbero tranquillamente essere sostituiti dai classici palazzoni dormitorio di periferia e nessuno dei residenti si accorgerebbe della differenza.

Giovanni Mendola

Sono d’accordo con la maggior parte degli interventi, aggiungo anche che il problema di fondo sia stato innanzi tutto la 167 del 1962 e ancora apriori le idee funzionaliste di L.Corbusier. Non voglio entrare in merito dell’operato di quegli anni, dove le esigenze erano altre (la crescita esponenziale della popolazione, l’idea di un standard..etc) ma voglio sottolineare, appunto come dite, che il coinvogimento della popolazione sia parte essenziale del progetto (dall’urbano all’architettonico) vedi G.De Carlo e altri, che hanno dato tanto per questo tema. Il primo fu proprio De Carlo a capire che c’era qualcosa di sbagliato nelle idee ormai obsolete del’architettura funzionalista. Quello che per me è importante è intervenire sul sociale e sulle opere di manutenzione ordinaria e straordinaria, necessarie per risollevare alcuni dei problemi che affligono oggi le nostre periferie.

Giovanni Mendola

http://laficudinia.blogspot.com/2007/09/corviale-zen-solo-andata.html

Guido Aragona

non è questa la sede per un approfondito dibattito sul tema, ma credo che il tema della “partecipazione” possa essere anche fuorviante. Un gruppo di esperti può facilmente convincere un gruppo di inesperti, innanzi tutto. In tal caso, la partecipazione potrebbe divenire una sorta di legittimazione di qualcosa già deciso a priori. In secondo luogo, nelle nostre città assistiamo a notevoli paradossi, in questo senso: ad esempio, le parti più amate dai cittadini sono spesso quelle disegnate in età di assoutismo politico (XVII secolo, ad es.). Non voglio dire che la partecipazione non sia importante. Voglio solo dire che è un tema che merita un analisi ed un approfondimento che spesso non viene messo a fuoco. La partecipazione diventa una sorta di “parola mana” ad uso di acquisizione di legittimità, analogamente a parole quali “ecocompatibile” ecc.

Guido Aragona

ultima parola doveva essere “ecosostenibile” (nei giornali non ha più alcuna importanza se un nuovo edificio è bello o brutto, se risponde ad un programma assurdo o no, se risponde bene a un programma ben fatto: basta che sia “ecosostenibile” e va bene tutto!)

Ettore Maria Mazzola

caro Guido, il problema è che, spesso e volentieri, c’è gente che ha il coraggio di parlare di “grattacieli ecosostenibili” o “ecocompatibili” Quanto alla Partecipazione, il mio riferimento va sempre al grande esempio del “Comitato per il Miglioramento Economico e Morale di Testaccio”, (1905-’10) dove Domenico Orano raccolse gente di ogni possibile estrazione culturale, sociale, religiosa, politica, ecc. e lavorò a lungo per capire cosa realmente servisse. Solo quando furono convinti di come realmente si poteva intervenire per migliorare convocarono l’arch. Giulio Magni e poi Quadrio Pirani per tradurre in architettura le loro esigenze. La storia ci racconta che i risultati portarono ad un abbattimento della mortalità, ad un aumento delle aspettative di vita e ad un miglioramento comportamentale dei residenti, talmente elevato da far arrivare gli esperti a parlare dell’importanza del ruolo dell’arte nella costruzione degli edifici e, infine, portare l’ICP a coniare lo slogan “la casa sana ed educatrice”. Il presidente dell’ICP Malgadi nel 1918 scrisse: «Parlare di arte in tema di case popolari può sembrare per lo meno esagerato; ma non si può certo negare l’utilità di cercare nella decorazione della casa popolare, sia pure con la semplicità imposta dalla ragione economica, il raggiungimento di un qualche effetto che la faccia apparire, anche agli occhi del modesto operaio, qualche cosa di diverso dalla vecchia ed opprimente casa che egli abitava […] Una casa popolare che, insieme ad una buona distribuzione degli appartamenti unisca un bello aspetto esteriore, è preferita ad un’altra […] e dove questo vi è si nota una maggior cura da parte degli inquilini nella buona tenuta del loro alloggio e in tutto ciò che è comune con gli alloggi del medesimo quartiere […] Una casa che piace si tiene con maggiore riguardo, ciò vuol dire che esercita anche una funzione educativa in chi la abita»

Giovanni Mendola

Al di la di tutto, guardando la REALTA’ delle cose in maniera più realista e attuale (bellezza o non; ecosostenibile o non), volevo solo sottolineare che alcune esperienze partecipative, sensibilizzano la gente verso atti di auto-organizzazione che portano, in alcuni casi, ad occuparsi della gestione dei propri luoghi, legati alla manutenzione, ai problemi di luce, di sporcizia di arredo urbano e del verde pubblico. Luoghi dove, la sicurezza sembra essere uno dei primi passi da raggiungere. Per non parlare del fatto che dove esistono spazi totalmente inutilizzati e degradati, esistono anche delle abitazioni piccole e fatiscenti, la dimensione interna appare deprivata e ristretta in ambiti minimi di vita, si avverte la necessità di compensare la mancanza di tali spazi con beni collettivi e con servizi pubblici che non siano lasciati a se stessi. In fin dei conti è sempre colpa degli architetti. 🙂

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