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LA MONETA URBANISTICA DELLA COPPIA MARINO-CAUDO

23 Febbraio 2017

Il susseguirsi frenetico di eventi e prese di posizioni, alimentano un clima di confusione che a volte sembra addirittura stravolgere la realtà. Così che, in alcuni momenti, si ha la sensazione che il Progetto dello Stadio della Roma a Tor di Valle lo abbia voluto il M5S invece che l’ex Sindaco Marino e l’ex Assessore all’Urbanistica Caudo.

L’eredità ricevuta”, oltretutto, non è stata per niente gradita dal M5S che in campagna elettorale aveva espresso la sua contrarietà a questo progetto. Ma dopo l’uscita di scena dell’Assessore Berdini, il NO! secco al progetto, senza un sostanziale taglio alle cubature Direzionali e Commerciali ed un ritorno a quanto prevede il Piano Regolatore è diventato un SI! Ma a condizione di…… Una “sforbiciata” alle Torri ed alle Attività commerciali del 20/30%, come se il problema fosse solamente “la scandalosa moneta urbanistica” con la quale si è voluta legare un’ operazione che ha invece anche delle criticità sotto l’aspetto ambientale, archeologico, della mobilità e dei trasporti pubblici. Visto però che uno dei due “padri” dell’operazione Stadio, l’ex Sindaco Marino, ha scelto il silenzio, a cui non sappiamo che interpretazione dare, l’ex Assessore Caudo qualche settimana fa, per difendere la sua “creatura”, ha scritto anche a Carteinregola che ha subito aperto un dibattito sul tema. Con un po’ di ritardo rispondo volentieri, cercando di allargare il discorso, che mi sembra “mummificato” sempre su gli stessi argomenti di natura “tecnica” e sull’aridità dei numeri che vengono “sfornati”, forse per offuscare il problema centrale che è quello prettamente politico. Il Prof. Caudo ha parlato anche di opacità, ambiguità, mancanza di trasparenza, riferendosi all’attuale Amministrazione, cercando di sminuire il fatto che tutta l’operazione l’ha cominciata e condotta lui, insieme al Sindaco, ma come se fosse “un uomo solo al comando”. Un modo quantomeno discutibile di gestire “l’Urbanistica” di una città così complessa e difficile da governare, grazie anche alle “violenze” subite soprattutto dalle ultime Amministrazioni a partire da Rutelli, e di cui parleremo più avanti. Per cui senza dimenticare le improvvisazioni, le impreparazioni e gli errori di questa nuova amministrazione del M5S, non possiamo non ricordare, sotto l’aspetto politico e dopo solo 8 mesi, alcuni fatti importanti accaduti:

a)-La precedente Amministrazione, dopo circa 2 anni e mezzo, è stata mandata a casa non da una opposizione agguerrita, ma per la prima volta nella storia di Roma, dagli stessi componenti della maggioranza del PD che davanti ad un Notaio si sono dimessi tutti, pur di liberarsi del Sindaco e della sua giunta, che nel frattempo stava sperimentando “un metodo di turn over mensile” dei propri membri e del corpo politico-dirigente, che a quanto pare ha fatto scuola.

b)-Mentre il Prof. Caudo ci proponeva vari interventi sulla “Rigenerazione Urbana” (vero e proprio mantra del Programma di Marino, al Punto 5. Urbanistica) con l’imperativo di dire basta al consumo di suolo, nello stesso tempo “sposava” con entusiasmo il Progetto del nuovo Stadio che il Presidente Pallotta vuole realizzare, su di un’area, di proprietà del costruttore Parnasi, che presenta delle criticità e sulla quale si dovrebbe anche apporre il “bollino dell’interesse pubblico”; che necessita di una Variante di P R G.

c)-Nel Programma Elettorale di cui sopra, che il Prof. Caudo conosce molto bene, lo Stadio non era contemplato. Ma almeno per correttezza d’informazione bisognerebbe dirlo qualche volta e sarebbe giusto ricordare che anche grazie a quel programma si erano vinte le elezioni. Certo l’area è di un privato, una legge su gli impianti sportivi era stata approvata da poco, ma non si era detto che “la regia sulle trasformazioni del territorio doveva essere in ogni caso pubblica? E che ci sarebbe stato sempre un processo partecipativo per coinvolgere i cittadini nelle scelte?

Sulla regia forse è meglio sorvolare,visto il film che ci è stato proposto. Mentre la Partecipazione c’è stata. Un nuovo metodo di partecipazione ma c’è stata. Quello di presentare un  progetto già elaborato e definito alla Casa della Città (Plastico, Disegni Tecnici, Render a colori, ecc.) e chiedere ai cittadini di fare tutte le osservazioni del caso. Non mi sembra che la Casa della Città sia stata presa d’assalto da centinaia di cittadini con matite e squadrette che prendevano appunti.

Punto 5.1 del Programma di Urbanistica di Marino (A proposito del tradimento dei principi della campagna elettorale) “Le città europee sono da anni impegnate nel mettere in campo modelli di sviluppo urbano alternativi a quelli della continua espansione e del consumo di suolo. A Roma, invece, le espansioni rappresentano ancora all’incirca l’80% delle potenzialità. La giunta Alemanno ha utilizzato l’espansione urbanistica solo come “moneta”, continuando a consumare suolo. Un modello fallimentare tutto orientato all’offerta e distante dai bisogni reali della città che è stata trasformata in una sorta di “sottoprodotto” del mercato finanziario. In questi anni si è fatta urbanistica ma non per la città”.

Un punto programmatico da sottoscrivere ad occhi chiusi, tanto è vero che Carteinregola, nei mesi finali della Giunta Alemanno, proprio per neutralizzare il “delirio urbanistico” delle ultime delibere che si volevano approvare a tutti i costi, partecipò, insieme ad altre associazioni e movimenti cittadini, al presidio ininterrotto per più di due mesi in Campidoglio, che fu determinante per evitare quello che era stato definito il “nuovo sacco di Roma”.

stadio01

Investimento totale: 1,7 miliardi di euro – il Piano Regolatore consente al massimo 118 mila metri quadrati, ovvero oltre 600 mila metri cubi in meno dei 977 mila richiesti – una sproporzione tra i cantieri previsti e lo stadio, che vale appena il 14% del totale.

Il viaggio americano” della coppia Marino-Caudo ci fece capire invece quali erano le vere priorità di questa amministrazione, nonostante il disastro che era stato trovato (un debito certificato che oggi supera i 13 Miliardi di euro) e che forse meritava tutt’altra attenzione. Naturalmente nessun sentore del “bubbone” di Mafia Capitale che intanto era scoppiato, tanta era la concentrazione nel portare avanti il Progetto dello Stadio che oltretutto, si presentava difficile da “digerire” da una parte non proprio trascurabile dei cittadini romani. Non solo, ma l’ex-Assessore, a sostegno della bontà di quanto fatto, ci spiega anche che prima i costruttori romani, quelli definiti “palazzinari”, quelli che, come dichiarava qualche anno fa nel libro di F. Erbani (Roma, il tramonto della città pubblica), usufruivano della “moneta urbanistica”…………… Il Comune come un Bancomat o La Zecca dove invece di soldi si stampano e si distribuiscono cubature……..Occorre chiedersi per chi si costruisce ed il come………Roma avrebbe bisogno di un piano per “riabitare la città abitata”, altro che cementificare l’agro romano .

stadio02Magari l’agro romano no, ma l’ansa del Tevere a Tor di Valle perché no?

Infatti per quei “palazzinari” la coppia Rutelli-Cecchini (con la variante di PRG di Settembre 1998) cambiarono la Destinazione d’uso dei terreni della Centralità Bufalotta-Porta di Roma, di proprietà Toti e Parnasi (Chi l’avrebbe mai detto?). Terreni sui quali doveva sorgere un grande “Autoporto”. Per cui una superficie di 65 Ettari su 330, diventa edificabile, per il 40% Edifici Residenziali, per il 20% Servizi Turistico-ricettivi e per il 25% Centri direzionali privati e pubblici.

Contestualmente si sarebbero dovuti cedere al Comune 150 Ettari di Verde Pubblico per realizzare il Parco delle Sabine. Ma arriva la coppia Veltroni-Morassut a cui piacevano di più gli Accordi di Programma rispetto alla Variante, che in effetti era un po’ passata di moda, che completano “il massacro” della Centralità. Fu così che più di un Milione di mc di Uffici, che avevano già una volta cambiato destinazione, diventano Residenze, e gli “applausi” fioccarono per gli 85 milioni di euro che il Comune aveva incassato e con i quali, dichiarava, avrebbe portato la linea della metropolitana fino a Porta di Roma. Va bè! Sù non disperiamo! In fondo sono solo passati 10 anni, un po’ di pazienza no!!!!

Ma, come ci spiega oggi il Prof. Caudo, quella moneta urbanistica era solo un misero 10% dell’investimento totale dei costruttori, e veniva usata solo per ridurre il debito dell’Amministrazione e per fare cassa. Invece trattando con uomini d’affari e della finanza come Pallotta, anche se poi i terreni sono di Parnasi, lui è riuscito a portare a casa il 30% dell’investimento in opere ed attrezzature per la città che, se poi servono o meno, se poi saranno realizzate o meno, come la storia ci ha detto finora, ha poca importanza. Quindi, come al solito, fino a questo momento, si tratta solo di una enorme operazione di mercato. Ma non si doveva cambiare tutto?

In effetti una grande novità il prof. Caudo l’ha poi introdotta nella sua, per fortuna, breve esperienza di governo dell’urbanistica di Roma, ed è stata quella di mettere in atto il metodo del cosiddetto “fior da fiore”, all’interno del “dogma” della Rigenerazione urbana. Che vuol dire occuparsi principalmente di quelle “operazioni” che sono più “appetibili” dal punto di vista politico e della visibilità grazie alla loro collocazione all’interno della città.

Come “Gli ex stabilimenti militari” di via Guido Reni, “La vecchia Fiera di Roma” sulla Cristoforo Colombo, “La Pedonalizzazione dei Fori”, insieme ai grandi cambi di Destinazione d’uso, come “le Torri della TIM” all’EUR, “l’Edificio dell’ex Zecca” in Piazza Verdi ai Parioli, “l’ex Istituto Geologico Nazionale” a Largo S. Susanna, peraltro alcuni oggetto di indagini da parte della magistratura, e così via. E’ chiaro che se la scelta politica, perché di questo si tratta, è solo quella di fare cassa, senza nessuna idea di città'”, si deve per forza di cose vendere o svendere, dipende dai punti di vista, i cosiddetti “gioielli di famiglia”. Certo ci sono poi state anche le Conferenze urbanistiche nei vari Municipi, i Workshop e le conferenze al MAXXI, sul Concorso di Via Guido Reni, quella su Roma 2025 con le Università e quello su Roma città ”resiliente”, altro mantra oramai insopportabile. Tutte nobili iniziative sponsorizzate alcune da Cassa Depositi e Prestiti come da Protocollo d’intesa sottoscritto il 3. Ottobre. 2014 per il Concorso di Via Guido Reni.

Sicuramente qualcosa sarà sfuggito e per questo chiedo venia a priori. A questo punto, però, qualche domanda sorge spontanea. Ma le famose Centralità quale attenzione hanno ricevuto? E lo “scandalo” dei Piani di zona?. Ed i Print in sospeso? Ma sopratutto “LE PERIFERIE” tanto decantate sempre nello stesso programma elettorale, quale posto hanno occupato nelle decisioni prese dall’Amministrazione Marino? E le 200 Concessioni rimaste ferme, creando grandi difficoltà a piccole e medie imprese, “perché bisognava lavorare solo per lo Stadio”, come ha detto l’Assessore Berdini,nella sede dell’ACER ad Ottobre scorso, mentre il 18 Novembre, di fronte alla Commissione Urbanistica Regionale aveva dichiarato, come riportato da tutti i media: «La scelta di Tor di Valle è stata una follia, messa in conto all’amministrazione pubblica. Ci sono 220 milioni di opere che non servono, che vorrebbero che pagassimo con i metri cubi. O la Roma rinuncia ai milioni di opere inutili oppure pensi ad un’area diversa. Il vizio di pagare il debito pubblico con volumetrie, potete stare certi che con la nostra amministrazione finirà per sempre».

A meno che non finisca prima l’Amministrazione. Infatti in questo momento l’Assessore Berdini non c’è più.

Ma sull’area dello Stadio c’era anche il parere critico della Soprintendente ai Beni culturali, Margherita Eichberg che sempre a Novembre 2016, e non oggi, aveva già dichiarato: «Si riconoscono presenze archeologiche diffuse, assi viari di primaria importanza e pertinenze funerarie e monumentali dall’età del bronzo alla tarda età imperiale. Si tratta di un sito meritevole di tutela su cui emerge la sagoma dell’ippodromo, un significativo esempio di architettura contemporanea». Ippodromo che, aggiungo, costruito tra il 1957/59, su progetto di La Fuente e Rebecchini per le Olimpiadi del 1960, pur essendo vincolato e facendo parte della “Carta della Qualità” di Roma, purtroppo dovrebbe essere abbattuto, dopodichè saremo poi pronti tutti a versare le consuete lacrime di coccodrillo, come è già successo con il Velodromo di Ligini all’EUR.

Infine come “amate l’architettura” tratteremo in altro momento, la solita mancanza di trasparenza palesata con la scelta di alcuni architetti italiani/romani (Desideri, Cordeschi,Tamburini ed altri) per progettare le cosiddette “opere minori”, di cui alcune sono/saranno pubbliche, avvenuta come al solito in sordina e non si sa con quali criteri. Mentre si “strombazzavano” con il solito “provincialismo” tutto italiano i nomi delle archistar Libeskind e Dan Meis, scelti dagli investitori per i progetti delle Torri e dello Stadio , su quelli italiani, scelti da chi ???, calava “un omertoso silenzio”.

Purtroppo anche in questo si misura la distanza che divide noi che pensiamo che 18.000 iscritti, per parlare solo di quelli di Roma, dell’Ordine degli architetti più grande d’Europa, meritano rispetto e chi invece continua ad applicare “metodi ottocenteschi” alla Marchese del Grillo “io so io e voi nun siete un c…….. Ma qualcuno aveva già previsto tutto con qualche anno di anticipo come solo pochi sanno fare. E purtroppo restano quasi sempre inascoltati. Ma tant’è!!!

L’urbanistica? E’ ormai figlia dell’architettura.

E l’architettura ridotta a pura forma assorbe tutto il dibattito culturale. Diventa il paradiso delle archistar.

Si bada più al singolo progetto che non al disegno complessivo. Più al singolo manufatto che non alla città.

Più all’individuo che non al collettivo. Occorre invece che l’urbanistica recuperi la sua linfa sociale.

Un uomo, un’idea, un progetto non cambiano niente. Può riuscirci solo un lavoro faticoso, paziente, di tante persone. Solo la società può cambiare la società.”

(Italo Insolera – Intervistato da Francesco Erbani per La Repubblica nel 2010)

Via Giulia e i “7 Samurai”

A Roma gli Architetti lavorano gratis, la scoperta è stata fatta dal nostro Sindaco Alemanno, infatti per elaborare progetti sull’area della Moretta a via Giulia, ha pensato bene di incaricare 7 architetti a patto che lavorino gratis, i 7 Samurai hanno accettato senza battere ciglio, 5 di questi sono iscritti all’Ordine professionale di Roma.

Il Movimento “Amate l’Architettura” ha inviato una lettera aperta al Sindaco Alemanno, al Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma Amedeo Schiattarella e ai 5 Architetti romani chiedendo chiarimenti in merito all’incarico svolto.

Il Movimento esprime il proprio disappunto per le modalità con cui il Sindaco ha incaricato i 7 architetti, 4 dei quali non possono svolgere la libera professione perché docenti a tempo pieno. Si condanna il comportamento dei colleghi architetti che hanno lavorato gratuitamente, contravvenendo al Codice Deontologico. Noi riteniamo che questo comportamento sia da censurare perché in questi casi si dovrebbe rifiutare la propria prestazione professionale e si dovrebbe invocare il ricorso ad un concorso internazionale aperto a tutti, senza il filtro del fatturato, (non serve il fatturato per avere delle buone idee), dove  tutti i colleghi si possano confrontare senza alcuna preclusione.

Giulio Andreotti diceva: “a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca“, allora noi ci chiediamo perché un professionista affermato dovrebbe perdere del tempo spendere dei soldi tra elaborati e plastici, impiegare i propri collaboratori per un lavoro dove non c’è compenso e dove non c’è un fine umanitario ?

Provate a chiedervelo e giudicate voi se vi sembra corretto il comportamento del Sindaco e degli Architetti interessati.

Si fa presente inoltre al Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma Architetto Amedeo Schiattarella che gli Architetti: Purini, Cordecschi, Aymonino e Rebecchini sono incompatibili con la libera professione, tale incompatibilità è stata confermata dal Consiglio di Stato (Sez.II pareri n.1074\1990, n.408\1992, n.1010\1994) e dall’Autorità di vigilanza sui Lavori Pubblici, con delibera 179 del 25.6.2002, in relazione agli incarichi per lavori pubblici.

E’ stata avviata una petizione on line per sottoscrivere la nostra lettera,

sottoscrivi anche tu !!!

segue la lettera

Spett.le Architetto Aldo Aymonino

Lungotevere De’ Cenci, 9

00186 Roma

seste.eng@studioseste.it – info@studioseste.it

fax: +39 06 899 28002

Spett.le Architetto Stefano Cordeschi

Via Garigliano, 72

00198 Roma

scordeschi@uniroma3.it

fax: +39 06 57332940

Spett.le Architetto Paolo Portoghesi

Via Morgi – Monte Menutello

01030 Calcata (Vt)

paoportoghesi@tin.it – paoporto@tim.it

fax 0761/596450

Spett.le Architetto Franco Purini

Via Tagliamento, 55

00198 Roma

franco.purini@virgilio.it – thermes@tin.it

fax 06 85355047

Spett.le Architetto Giuseppe Rebecchini

Via dei Banchi Nuovi, 39

00186 Roma

fax 06 6879152

e p.c.

Spett.le Presidente dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia

Architetto Amedeo Schiattarella

Piazza Manfredo Fanti, 47

00185 Roma

architettiroma@archiworld.it – presidente@architettiroma.it

fax 06 97604561

Egregio Signor Sindaco del Comune di Roma

On. Gianni Alemanno

Piazza del Campidoglio

00186 Roma

sindaco@comune.roma.it

Oggetto: chiarimenti in merito alle dichiarazioni del Sindaco Alemanno rilasciate il giorno 02 febbraio 2011 nell’ambito della presentazione delle proposte  per via Giulia.

Gentili architetti e colleghi, mercoledì 02 febbraio 2011, presso l’Ara Pacis, sono stati presentati i  progetti per riempire lo spazio vuoto di via Giulia, noto come l’area de la Moretta.

Il sindaco Gianni Alemanno ha chiuso il convegno affermando: ”sui progetti è previsto un ampio confronto con i cittadini, in questo caso sono stati coinvolti numerosi architetti che hanno presentato le loro idee gratuitamente; idee che saranno sottoposte poi a una consultazione popolare. Le proposte degli architetti e la consultazione popolare costituiranno la base per le linee guida alla gara che sarà fatta dal concessionario con criteri di trasparenza, per evitare qualsiasi errore operando su un bene unico come il centro storico di Roma

Se le affermazioni del Sindaco risultassero veritiere, sarebbe un grave danno per la dignità della professione di Architetto.

Prestare la propria professionalità gratuitamente serve a certificare, in una situazione nella quale non è configurabile il fine umanitario (perché non siamo un paese del terzo mondo), che il lavoro dell’Architetto non ha alcun valore, oltre  ad infrangere le norme  Deontologiche del nostro Ordine professionale, (Art.34 – l’iscritto deve evitare ogni forma di illecita concorrenza nei riguardi dei colleghi).

Quanto volte ci siamo sentiti dire dai nostri committenti: “archite’ ma che te devo pagà per sti quattro schizzi?”

In considerazione di ciò, invitiamo i colleghi a chiarire se davvero abbiano svolto il proprio lavoro in maniera gratuita e se il Presidente dell’Ordine ritenga corretto l’operato del Sindaco, ovvero la richiesta di prestazioni gratuite a 7 architetti, per poi far realizzare il tutto all’impresa con criteri di trasparenza tutti da dimostrare.

Noi crediamo che questo comportamento sia da censurare perché in questi casi si dovrebbe rifiutare la propria prestazione professionale e si dovrebbe invocare il ricorso ad un concorso internazionale aperto a tutti, senza il filtro del fatturato, (non serve il fatturato per avere delle buone idee), dove  tutti i colleghi si possano confrontare senza alcuna preclusione.

Infine ricordiamo che, a parte l’architetto Portoghesi che è professore emerito, tutti gli altri colleghi non sono iscritti presso l’albo degli Architetti ma nell’elenco speciale ex art.11 del D.P.R. 382/1980 in quanto Docenti a tempo e pertanto non possono svolgere la libera professione. Tale incompatibilità è stata confermata dal Consiglio di Stato (Sez.II pareri n.1074\1990, n.408\1992, n.1010\1994) e dall’Autorità di vigilanza sui Lavori Pubblici, con delibera 179 del 25.6.2002, in relazione agli incarichi per lavori pubblici.

Abbiamo inviato la presente per conoscenza al Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, nella speranza che il Consiglio si occupi finalmente della questione, in caso contrario si potrebbe configurare  il reato di omissione di atti d’ufficio come prevede l’articolo 328 c.p., che sanziona il fatto causato da un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, che rifiuta indebitamente un atto che per ragioni del suo ufficio deve essere compiuto.

Inoltre chiediamo sempre  al Presidente dell’Ordine se sia mai stato applicato l’art.14 del Codice Deontologico che prevede: Art.14 – L’iscritto dipendente o pubblico funzionario, cui sia consentito per legge o per contratto svolgere in via eccezionale atti di libera professione, fatte salve le specifiche condizioni di incompatibilità fissate dalle vigenti norme, deve preventivamente inviare a mezzo di raccomandata al proprio Ordine copia della necessaria autorizzazione ottenuta per ogni singolo incarico.

Se esiste una norma o si fa rispettare o si elimina.

Preghiamo infine il signor Sindaco di Roma di utilizzare gli strumenti idonei a progettare la città, nel rispetto della libera concorrenza, che non diano adito a meccanismi funzionali alle logiche di scambio, che tanto hanno già penalizzato la sua amministrazione.

In attesa di un vostro gentile riscontro, vi porgiamo cordiali saluti.

Roma 06/02/2011

“Amate l’Architettura”

Movimento per l’Architettura Contemporanea

www.amatelarchitettura.com

info@amatelarchitettura.com