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I concorsi di Architettura nel paese di Pulcinella


Lo studio
Labics vince un concorso di progettazione per l’ampliamento del Palazzo dei Diamanti a Ferrara e un gruppo di contestatori, capitanato da #ItaliaNostra e #Sgarbi, vuole impedire lo “scempio”.
Così vanno i concorsi di Architettura in Italia, il paese di Pulcinella.
Alcune riflessioni: se è errato pensare ad una addizione non si arriva a concepire un concorso. Se è stato indetto un concorso ci sarà qualcuno che ha fatto uno studio, avrà interpellato le istituzioni competenti (la Sovrintendenza, per esempio) e poi avrà indetto il concorso, trovando le risorse economiche e stanziandole.
Superata questa fase preliminare, nella quale sono state analizzate tutte queste criticità, si fa un concorso serio e si fa realizzare il progetto al vincitore (che detto fra parentesi non è proprio uno studio di gente incompetente).
Bloccare l’esito di un concorso dopo che ne è stato selezionato il progetto vincitore si chiama danno erariale.
Tutto il canaio a valle di questa operazione è, perciò, ricerca di visibilità politica ed elettorale ed un danno per la collettività.
 
Post scriptum:

All’estero le addizioni ad edifici storici sono operazioni che si fanno normalmente da decenni. Questi ampliamenti vengono chiamati anche “architettura parassita” e non è un insulto.

 

REGALO DI NATALE – come si vanifica il processo partecipativo

19 Gennaio 2015

Noi di “amate l’architettura” ci avevamo creduto.
Nella 1a Giunta Marino (siamo già alla 2a dopo qualche sostituzione in “itinere”, dopo il “terremoto” del “Mondo di mezzo” e dopo soli 18 mesi di vita) avevamo salutato favorevolmente l’arrivo dell’Assessore Caudo che, da subito, aveva parlato di trasformazioni urbane all’insegna della “partecipazione” dei cittadini alle scelte dell’Amministrazione Comunale. Di “Laboratori di progettazione partecipata”. Di Concorsi internazionali trasparenti e aperti (“Basta con le Archistar”) per assegnare incarichi di progettazione per opere di riqualificazione di “brani” significativi della città. E noi ad applaudire.
Con riserva naturalmente, “scottati” oramai come siamo dal micidiale “Uno-Due” ricevuto dalle Giunte Veltroni, Alemanno, roba da non potersi più risollevare, di fronte allo “scempio” subito da Roma battezzata “La Capitale del non finito” (Zaira Magliozzi – Il Giornale dell’architettura n.117/2014).
Le “Vele” di Calatrava, la “Nuvola” di Fuksas, la Stazione Tiburtina dello Studio Abdr, gli Impianti per i Mondiali di nuoto, le Torri residenziali di Renzo Piano conosciute oramai come “Beirut”, la Metro C, i “Quartieri dormitorio” di Ponte di Nona e “Bufalotta-Porta di Roma” con gli Accordi di programma del tandem “Veltroni-Morassut”.
Storie che tutti conosciamo a memoria e che come un “mantra” liberatorio ogni tanto ne rinnoviamo il ricordo nell’illusione che non accadano più. Quindi con entusiasmo siamo entrati a far parte del “Laboratorio di progettazione partecipata” per la trasformazione dell’area degli ex Stabilimenti Militari di Via Guido Reni.
Insieme ad altre Associazioni di quartiere, Movimenti e cittadini, con il coordinamento dei Responsabili tecnici dell’Assessorato, per 5 mesi abbiamo lavorato alla stesura di un Documento che avrebbe dovuto far parte delle Linee guida di un “Concorso Internazionale di progettazione” per il Master Plan della Città della scienza.
Usiamo il condizionale perché nessuno ancora conosce il DPP (Documento Preliminare di Progettazione) che, come si legge nel Bando di Concorso pubblicato lo scorso 23 Dicembre 2014, sarà fornito solo ai 6 Progettisti che saranno “scelti” per partecipare alla 2a Fase del Concorso.
Ecco, partiamo proprio da questo punto per esprimere tutta la nostra delusione e contrarietà ad un Bando di Concorso che francamente abbiamo trovato, per alcuni aspetti, disarmante tanto da meritarsi in pieno la valutazione/Rating di 2/10 espressa dal sito “professione architetto”, e cerchiamo di spiegare anche il perché.
a). Il Concorso è a “Procedura ristretta ad inviti” come giustamente lo ha classificato anche il Sito di “Europa concorsi”, quindi è a tutti gli effetti una “Gara” non un Concorso, infatti solo la 1° Fase, che è una selezione basata su curriculum e quantità di progetti elaborati e/o realizzati, è aperta naturalmente a tutti. Ed anche la richiesta di “Una Proposta Planimetrica dell’area con immagine tridimensionale” diventa marginale e quasi irrilevante visto che in questa 1a Fase non viene messo a disposizione dei partecipanti il DPP (Documento Preliminare di Progettazione). “Per non condizionare i partecipanti e lasciargli più libertà” è stata la risposta dell’Assessore Caudo nella conferenza stampa di ieri e pensiamo che si commenti da sola, visto che se avessero voluto raccogliere proposte suggestive anche da chi non possiede curriculum “straordinari”, avrebbero potuto fare un Concorso di idee in 2 Fasi come suggerito da noi. Invece crediamo sia stata una mancanza di “correttezza e sensibilità” nei confronti del “Laboratorio di progettazione partecipata”, ritenere non opportuno palesare quanto del lavoro prodotto dal Laboratorio sia stato recepito e trasferito nel DPP.
Ma soprattutto è stata una scelta precisa per orientare il criterio di selezione solo sui curriculum. Meno informazioni si danno non consegnando il DPP e più semplice sarà la scelta dei 6 Progettisti che saranno “invitati” a partecipare alla 2a Fase. E’ stato così ignorato completamente il nostro suggerimento di “spostare l’attenzione dal progettista al progetto” privilegiando quindi l’idea, come fanno oramai molti paesi europei e come abbiamo documentato con un “Format” di Concorso Internazionale agli atti del “Laboratorio” insieme al Bando di Concorso Internazionale di Helsinki (Finlandia) per il Nuovo Museo Guggenheim.
(Dal Sito della Fondazione Guggenheim) – “Una giuria composta da architetti (tra cui Jeanne Gang di Studio Gang e Yoshiharu Tsukamoto di Atelier Bow-Wow) e rappresentanti della Fondazione, del locale Ordine degli architetti e della Città di Helsinki non sta valutando le proposte presentate da progettisti selezionati invitati a partecipare (come succede in genere), ma sta analizzando le idee presentate in forma anonima da architetti o studi di architettura mondiali esclusivamente sulla base di cinque criteri: approccio architettonico, sostenibilità, inserimento nel contesto urbano, fattibilità e funzionalità. Nessun limite “personale” quindi alla partecipazione, né di fatturato, né di età, né di progetti realizzati, né di fama. Significativi sono anche i riconoscimenti in denaro per i finalisti: 100mila euro per il vincitore e 55mila a testa per ognuno dei selezionati alla fase finale. Ad oggi, sul sito è possibile visionare la gallery dei 1.715 progetti presentati per la 1° Fase, provenienti da 77 nazioni del mondo, tra cui soprattutto gli Stati Uniti, Finlandia, Francia, Regno Unito, Italia, Cina, India, Germania e Svizzera”.
Prendiamo atto che in questo caso il mantra “ce lo chiede l’Europa” non ha fatto presa sul “Gruppo di esperti” che ha preparato il Bando. Del resto se nell’ultima classifica di Trasparency International, pubblicata proprio lo stesso giorno in cui scoppiava lo scandalo di “Mafia Capitale”, i Paesi Scandinavi sono ai primi posti e noi, insieme a Bulgaria e Grecia, siamo all’ultimo posto, ci sarà pure una ragione. Ed allora quale migliore occasione si poteva presentare come quella di un Concorso Internazionale di progettazione, per cercare di ridimensionare quell’immagine negativa di Roma andata in onda ultimamente?
Un Concorso senza vincoli, né curriculari o di fatturato, trasparente, ma soprattutto aperto a tutti. In particolare ai nostri giovani professionisti la cui maggioranza vive una situazione lavorativa disastrosa e che le statistiche ci dicono arrivano alla soglia dei 40 anni con poche o nessuna esperienza di progettazioni e di realizzazioni. Le cause vengono da lontano e soprattutto dalla cronica mancanza di politiche sulla Scuola e sull’ Università, che non possiamo trattare in questa sede. Oggi il lavoro non c’è più, e quindi a maggior ragione nessuno si dovrebbe permettere di cancellare anche la speranza ed il diritto di sognare.
b). (Dal Sito di CDP). – “Cassa depositi e prestiti (CDP) è una società per azioni a controllo pubblico: il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) detiene l’80,1% del capitale, il 18,4% è posseduto da Fondazioni di origine bancaria, il restante 1,5% in azioni proprie.CDP Investimenti Sgr (CDPI Sgr) è una società di gestione del risparmio. Il capitale di CDPI Sgr è detenuto per il 70% dalla CDP e per il 15% ciascuna dall’ACRI (Ass. di Fond. e di Casse di Risp. Spa) e dall’ABI (Ass. Bancaria Italiana).
Nella nostra “ignoranza” in materia, se dovessimo dare seguito a quanto letto sul sito, sarebbe lecito pensare che se il capitale di CDPI Sgr, proprietaria dell’area, è detenuto per il 70% da CDP il cui capitale e detenuto per l’80% dal Ministero Economia e Finanze, per la proprietà transitiva (70 x 80 / 100) = il 56% del capitale di CDPI Sgr, proprietaria dell’area, sarebbe detenuto dal MEF.
Quindi il Soggetto Banditore, dovrebbe essere un investitore a maggioranza di controllo pubblico. Ha acquisito dal Demanio, altro Ente pubblico, un’area militare dismessa ed ha sottoscritto un Protocollo d’intesa con il Comune di Roma, altro Ente pubblico. Ma aldilà di queste considerazioni, è indubbio che l’investimento debba far tornare agli investitori degli utili. Quello che non è assolutamente chiaro invece è il perché la CDPI Sgr è da considerare a tutti gli effetti un investitore privato, come ha sostenuto, nella conferenza stampa, il Direttore Generale di CDPI Sgr Marco Sangiorgio, che ci ha tenuto a sottolineare lo “status” di “ente di diritto privato” che, volendo, avrebbe consentito a CDPI Sgr anche di agire liberamente e senza vincoli.
Ma siccome loro sono “bravi e buoni” hanno voluto condividere il percorso proposto dall’Assessore Caudo e “concedere” al Comune di Roma sia il “Laboratorio di progettazione partecipata” che il “Concorso internazionale di progettazione”. Ma purtroppo, da quanto si è capito nella conferenza stampa, le conclusioni e le proposte del “Laboratorio” non devono essere piaciute all’Assessore Caudo, specialmente quella inerente il Concorso, fatta da “amate l’architettura”.
Ma se fosse veramente così, allora quale è stato il senso di tutto il “Laboratorio”?
E perché il Comune ha impegnato risorse pubbliche in un “Processo di progettazione partecipata” sapendo che poi l’investitore “privato” poteva decidere a suo piacimento?
Serviva forse la” foglia di fico” della “Partecipazione”?
E per quale motivo non si sarebbero potuti ottenere gli stessi risultati con un Concorso aperto a tutti e di vero respiro internazionale?
Quali sono stati gli aspetti che hanno “scoraggiato” l’Amministrazione della Capitale d’Italia e la “Cassa” più antica e solida del nostro paese? Quelli tecnico-economici, quelli organizzativi o cos’altro?
Ecco a queste domande ci piacerebbe avere delle risposte.
Con amarezza e delusione quindi dobbiamo ammettere che Il Concorso disattende le indicazioni del “Laboratorio di progettazione partecipata” puntando soprattutto all’individuazione dei progettisti (come per le Gare) e non del progetto (come avviene invece nei regolari Concorsi). Inoltre appare, a nostro avviso, concepito anche fuori dal Codice degli appalti (Forma palese e non anonima, Numero di 6 invitati anziché 10 alla 2° Fase – Art. 105, 106 e 107). Senza dimenticare l’aspetto “anomalo” del “ruolo” del Gruppo di “esperti” scelti per elaborare il Bando di concorso e nominati paritariamente dal Soggetto banditore e dall’Amministrazione comunale.
Per la cronaca, la richiesta del “Laboratorio” che in questo gruppo ci fosse anche la partecipazione di un rappresentante dei cittadini, non è stata nemmeno presa in considerazione e senza neanche spiegarne il motivo.
Lo stesso Gruppo di esperti formato da 8 membri ora si appresta a “trasformarsi” in Commissione giudicatrice dei partecipanti alla 1a Fase per scegliere i 6 progettisti invitati alla 2° Fase. Ma 2 membri dello stesso Gruppo/Commissione giudicatrice andranno poi a far parte della Giuria che sceglierà il Vincitore.
Questo “sfruttamento” esagerato del Gruppo di esperti, vista la situazione in cui versa il Paese, vogliamo pensare che sia stato motivato sicuramente per un contenimento dei costi del Concorso.
In conclusione è deprimente constatare come in Italia non si riesca mai a seguire uno standard unico e definito per i concorsi. Ogni ente banditore elabora una formula diversa e personalizzata, a discapito della trasparenza e delle pari opportunità per i partecipanti. Tutto questo, purtroppo, non fa altro che alimentare i pregiudizi sulla cattive amministrazioni in particolare e sui concorsi di architettura più in generale. Noi saremo felicissimi di essere smentiti dai fatti.
Il Consiglio Direttivo di “amate l’architettura”
Giulio Paolo Calcaprina (Presidente), Giorgio Mirabelli (Vicepresidente), Lucilla Brignola,

Ilaria Delfini, Margherita Aledda, Gianluca Adami, Claudia Fano, Santo Marra, Giulio Pascali

Lettera aperta all’Assessore alla Trasformazione Urbana di Roma, Giovanni Caudo

Alla C. A.

di

Giovanni Caudo

Assessore alla Trasformazione Urbana

e pc

Comitati del Flaminio – Villaggio Olimpico

Roma, 4 novembre 2014

Gentile Assessore Caudo,

abbiamo appreso, a margine dell’ultimo incontro nel Laboratorio di Via Guido Reni, che le procedure per l’avvio del Concorso Internazionale per il Progetto del Masterplan dell’area degli ex Stabilimenti Militari, sono già in fase avanzata e che, dopo aver firmato gli accordi con CDP, sono stati “individuati” dall’Assessorato, insieme ad altri soggetti come Ordini degli Architetti ed Università, dei gruppi di progettisti (15 ci sembra di aver capito) da ridurre poi a 6/7. Tutto come nella norma quando si sceglie la procedura ristretta ad inviti.

Alcune delle nostre Associazioni che aderiscono a Carteinregola hanno seguito i lavori del tavolo partecipativo, collaborando alla stesura del documento che farà parte delle linee guida  poste a base del Concorso, soprattutto per sostenere un’iniziativa che inaugurava una nuova stagione della partecipazione della cittadinanza e delle realtà territoriali alle trasformazioni urbane. Infatti abbiamo  considerato il progetto delle “ex caserme” un primo passo significativo e, se vogliamo, anche “simbolico” dello stile della nuova Amministrazione. Per questo, già negli elaborati che abbiamo allegato alle nostre proposte per  le linee guida, avevamo voluto sottolineare l’importanza della trasparenza e dell’impiego di  criteri innovativi e democratici anche nella messa  a punto dei meccanismi di selezione dei partecipanti che sarebbero stati ammessi al Concorso Internazionale di progettazione.

In questa direzione è andato in particolare l’impegno di “Amate l’Architettura” che è un movimento di architetti nato anche per sostenere quelle “buone pratiche”, adottate ormai normalmente in Europa, che offrono a tutti i professionisti della progettazione la possibilità di partecipare e poi di vincere sulla base della competenza e della forza delle idee. Basta andare sul sito di Europaconcorsi per rendersene conto, ma a volte basta anche guardare a realtà più piccole e vicine, come il Molise, che oggi mette a Concorso la progettazione della nuova Sede regionale a Campobasso utilizzando la procedura del Concorso aperto, cambiando metodo rispetto a 4 anni fa quando invece era stato indetto un Concorso ristretto ad inviti, a cui poi non è stato dato nessun seguito. Noi riteniamo importante e significativo, oltre che altamente democratico, che una selezione prima di tutto debba favorire la partecipazione di giovani talenti, visto la drammatica situazione lavorativa che viviamo, e non perpetuare quei meccanismi che troppo spesso più che il merito premiano le capacità di relazione e di visibilità dove spesso trasparenza e correttezza professionale sono purtroppo solo degli “accessori” ininfluenti. Per cui ci preoccupa  la  scelta, seppur corretta dal punto di vista normativo, della procedura ristretta ad inviti, non sappiamo con quali criteri (Curriculum? Fatturati?) e/o in base a quali altri titoli, fatta insieme agli Ordini degli Architetti ed alle Università, ai quali, tra l’altro, da tempo attribuiamo  gestioni poco trasparenti e poco adeguate qualitativamente alle Istituzioni rappresentate. Le chiediamo quindi urgentemente un incontro per presentarLe le nostre  proposte, sperando che ci siano ancora dei margini per far sì che anche questa parte del progetto rifletta lo stesso spirito che abbiamo seguito finora con entusiasmo.

A solo titolo informativo ci teniamo a comunicarLe che per il Concorso Internazionale del Nuovo Museo “Guggenheim” di Helsinki, già da noi citato nei documenti presentati, benchè indetto da una fondazione privata che non era tenuta a fare un Concorso, è stata invece preferita la procedura aperta in due fasi per poter poi scegliere i 6 progetti finali che si contenderanno la vittoria. I progetti che hanno partecipato alla I° Fase appena conclusa sono stati più di 1.700 con un successo di rilievo mondiale non solo organizzativo ma anche di trasparenza e di democrazia. Noi possiamo in questo momento solo immaginare l’importanza, anche dal punto di vista politico, e l’impatto che avrebbe una partecipazione di 300/400 gruppi al Concorso per la Città della Scienza. Probabilmente, la sua più forte obiezione potrebbe essere: “Noi non siamo in grado di gestire organizzativamente, ma soprattutto economicamente, un Concorso di queste dimensioni”.

Noi siamo convinti del contrario e siamo disposti ad aiutarla ed a supportarla anche da un punto di vista organizzativo con lo stesso spirito e lo stesso impegno che abbiamo profuso nel Laboratorio di Via Guido Reni. Per quanto riguarda invece l’aspetto economico, riferito ai costi di un Concorso così impegnativo, Lei ha sempre sostenuto che tutti i costi per il Concorso Internazionale saranno a carico della Cassa Depositi e Prestiti. Quindi sarebbe anche importante che l’Amministrazione Comunale, con operazioni di questo genere, cominciasse ad avere qualche ritorno anche sotto l’aspetto dell’immagine, ultimamente un po’ sbiadita.

Cordialmente

Anna Maria Bianchi Carteinregola

Giorgio Mirabelli e Lucilla Brignola “Amate l’Architettura”

Ancora un geometra presidente di giuria in un concorso di progettazione

10 Marzo 2014

Al Presidente del CNAPPC
Arch. Leopoldo Frery

Al Presidente dell’Ordine degli APPC di Modena
Arch. Anna Allesina

Al Sindaco del Comune di Cavezzo (MO)
Dott. Stefano Draghetti

Il Movimento “Amate l’architettura” che si occupa sin dalla sua nascita (Roma-2009) delle problematiche inerenti l’architettura e la professione dell’architetto, è anche molto attento a quelle che sono le “COMPETENZE PROFESSIONALI” di chi è abilitato con titolo Accademico (Architetti ed Ingegneri) ad elaborare progetti di varia natura e dimensione e di chi avendo  invece un Diploma (Geometri e Periti edili) non ha l’abilitazione per farlo. Il nostro Movimento non si occupa di tutto ciò per uno strumentale “spirito polemico”, ma perché questo è quello che da anni sanciscono ormai molte sentenze della Corte di Cassazione che purtroppo, per motivi di varia “natura”, vengono spesso disattese e di cui alleghiamo quella più recente, la N. 19292 del 2009, che il CNAPPC  diramò a tutti i Consigli dell’Ordine degli Architetti  d’Italia.

Nella sentenza allegata si potrà constatare che è fatto divieto assoluto ad un Professionista in possesso di solo Diploma:
– di progettare opere in cemento armato,
– di assumere posizioni di coordinamento rispetto ad un Professionista in possesso di Titolo Accademico,
– di assumere l’incarico di Responsabile Unico del Procedimento (ex art. 10 del D.lg. n. 163/2006 il cui comma 5 richiede “titolo di studio” adeguato alla natura dell’intervento da realizzare).

Per queste ragioni, con la presente,  si chiede al Presidente del CNAPPC ed al Presidente dell’Ordine degli APPC di Modena di prospettare, al Sindaco del Comune di Cavezzo, di modificare il documento del Bando del “CONCORSO DI PROGETTAZIONE DEL NUOVO MUNICIPIO DI CAVEZZO”, laddove è previsto che  un Professionista con il solo Diploma di Geometra, che oltretutto è già Responsabile del Servizio Lavori Pubblici e Patrimonio, assuma l’incarico di Responsabile Unico del Procedimento e addirittura di  Presidente della Giuria  di Esperti che dovrà valutare i progetti che parteciperanno al Concorso.

Arch. Giorgio Mirabelli
Vicepresidente di
“Amate l’architettura” – Movimento per l’architettura contemporanea

Qui potete scaricare la sentenza: 11923-878-09-sentenza-comp-profes

Museo della Shoah di Roma, un altro progetto senza concorso

4 Gennaio 2013

Dopo il via libera dell’Assemblea capitolina e a conclusione dell’iter avviato sotto la giunta Veltroni nel 2005, la notizia è che nel 2013 partiranno i lavori per la realizzazione del Museo della Shoah a Villa Torlonia a Roma che  porta la firma degli architetti Luca Zevi e Giorgio Maria Tamburini.   (vedi link)

La  giunta capitolina ha  approvato la variazione di bilancio che finanzia la realizzazione del museo con un mutuo di 21 milioni e 720 mila euro, per fare fronte ai costi dell’opera, Roma Capitale ha ottenuto un finanziamento da parte della Cassa Depositi e Prestiti. Denaro pubblico  quindi,  ma non c’è traccia di alcun concorso di progettazione, né passato, né futuro, chi ha conferito agli architetti  Luca Zevi e Giorgio Tamburini l’incarico? Perchè il Comune di Roma  non si è avvalso della Legge  che prevede che gli incarichi di progettazione siano conferiti in via prioritaria a seguito di concorsi e  non possano essere affidati ad personam? E perchè  l’Ordine degli architetti di Roma a tutela dei propri iscritti, non è intervenuto a suo tempo, richiamando la giunta capitolina all’osservazione di tali  Norme?

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Come per il recente caso dell’architetto Portoghesi che “donava” gratuitamente (e impunemente a quanto pare), il progetto della P.zza S.Silvestro a Roma  al Sindaco Alemanno, anche quello del museo della Shoah sembrerebbe frutto di “generosità”. Infatti, la cronaca ci restituisce il giorno in cui il progetto veniva donato ufficialmente al Comune dal presidente della Lamaro Appalti, Claudio Toti. La firma del verbale della donazione veniva siglata il 30 giugno 2010  in occasione della cerimonia di consegna del progetto preliminare, alla presenza del sindaco Alemanno, dell’assessore ai Lavori pubblici Fabrizio Ghera, del presidente della Provincia Nicola Zingaretti e del progettista Luca Zevi.

(vedi link) Sempre la cronaca, ci riporta le parole di un  Veltroni ad maiora che annunciava “Verrà bandito un concorso per scegliere il migliore architetto del mondo“;  perchè poi, questi buoni propositi siano andati smarriti non è dato sapere e arriviamo direttamente al progetto che porta la firma di Zevi-Tamburini.  La vicenda solleva non pochi interrogativi: a quale titolo per esempio, l’ immobiliare Lamaro Appalti  “donava” un progetto alla città di Roma e a quale titolo il sindaco l’accettava?  Rientra nella normalità delle cose che una capitale europea investa denaro pubblico dando per buono e realizzando un progetto presentato da due liberi professionisti e una società privata,  senza passare per il concorso di progettazione?

Diversamente dalla Giunta capitolina, restando in Italia, il Comune di Ferrara  con  la Fondazione Meis  non si è avvalso di alcuna “donazione”, ritenendo, evidentemente, la partecipazione democratica un valore e non un fastidioso e insidioso iter che rallenta la volontà politica . Nel 2011 infatti, si rivolgeva agli architetti (tutti) bandendo il concorso  per  il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara al termine del quale, valutava 52 soluzioni progettuali; ente banditore, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

La stessa riserva espressa  a suo tempo per la “generosità” del professore emerito Portoghesi per la piazza San Silvestro, la manifestiamo per il progettista del museo della Shoah Luca Zevi, curatore, tra le altre cose, del Padiglione Italia della XIII Mostra Internazionale di Architettura – Biennale di Venezia, appena conclusasi. A maggior ragione, per questo suo incarico di responsabilità e per quegli stessi giovani architetti italiani che ha voluto protagonisti dell’evento che ha curato, non dovrebbe avvalersi e avvantaggiarsi di una colpevole quanto incomprensibile mancanza della Giunta capitolina. Piuttosto, se davvero intende adoperarsi per il bene della collettività,  usando la sua notorietà, dovrebbe  riconsiderare il  proprio incarico ,  favorendo e, nel caso, esigendo il confronto concorsuale. Del resto, per l’approvazione definitiva del progetto e l’indizione della gara d’appalto internazionale, manca un’ultima autorizzazione che dovrà arrivare dalla Provincia, poi si potrà procedere alla seconda votazione dell’Assemblea capitolina.

Un Concorso di Architettura visto dalla parte delle Istituzioni

Il Comune di Terni ha bandito un concorso in due gradi, di un certo rilievo, per la progettazione di un “percorso pedonale sopraelevato tra piazza Dante ed il futuro sistema di attestamento di via Proietti Divi integrato alla stazione ferroviaria di Terni.

Dall’analisi del bando di concorso emergono spunti di riflessione molto interessanti, su cui vorrei porre l’attenzione, da cogliere in prospettiva della prossima Assemblea Generale dell’ 8 febbraio 2012, organizzata dalla RETE 150K ( vedi link ).

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Di primo impatto, dal mio punto di vista, vedo che c’è un tema urbano importante, una nuova “porta” per Terni e che questo tema è affidato sì in due fasi, la prima della quale è più libera si basa su proposte di idee progettuali sulla base delle quali ci sarà l’ammissione al secondo grado, che prevede un progetto preliminare, per 10 concorrenti. Al vincitore tra questi, verrà affidato il progetto definitivo.
Il materiale da presentare al primo grado di concorso non è eccessivo: una relazione di 10 pagine e una tavola formato A0.
Tuttavia la sorpresa arriva al momento del vaglio dei requisiti professionali richiesti: i professionisti, le società di ingegneria e i raggruppamenti devono avere dei requisiti economico finanziari di tutto rispetto: un fatturato globale negli ultimi cinque anni di 415.000 euro e, soprattutto, l’avvenuto espletamento di servizi di progettazione nelle classi IXb (costruzioni in acciaio in particolare ponti) e la IIIa (impiantistica) negli ultimi dieci anni, con parametri minimi riferiti all’importo dei lavori (4.800.000 euro e 1.1200.000 circa).

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Questo si configura come un filtro di ingresso molto selettivo.
Perciò ho telefonato al Responsabile del Procedimento, l’Arch. Roberto Meloni della Direzione Urbanistica, nonché Responsabile del PIT (Progetto integrato Territoriale) al cui interno è ricompreso l’intervento.
l’Arch. Meloni ha fatto luce sulle mie perplessità rispondendomi con argomenti solidi:
avremmo voluto fare un concorso di idee per questa progettazione, difatti nel mio computer ho due cartelle distinte: il concorso di idee e il concorso di progettazione in due fasi. La fase attuativa del PIT, che gestisce fondi comunitari Por-Fesr 2007-13, è stata avviata all’inizio del mese di dicembre 2011, con la sigla da parte della Regione della prevista Convenzione con il Comune di Terni. I vincoli posti dalle regole comunitarie per le quali l’intervento deve essere realizzato entro giugno 2015, pena la revoca dei finanziamenti, ha obbligato l’Amministrazione a rivedere l’ipotesi iniziale del concorso di idee, pensato per essere attivato almeno 6 mesi prima rispetto al concorso di progetttazione, il cui bando è stato pubblicato il 15 dicembre 2011.

Per organizzare il concorso abbiamo dovuto fare una corsa e ugualmente si dovrà correre per realizzare l’opera, avendo un cronoprogramma che lascerà ai lavori solamente due anni, tempo strettissimo per la tipologia dell’intervento e per la complessità del cantiere, da realizzare nell’ambito di uno scalo ferroviario in esercizio. Stando così le cose, la scelta a monte di progettisti che avessero una comprovata esperienza in questo specifico settore e che ci potessero assicurare di avere il necessario know how per procedere nei tempi e non farci perdere il finanziamento, è stata obbligata.”
” Per noi sarebbe stato più semplice, dato che l’incarico è sotto i 100.000 euro, chiamare con procedura negoziata (senza ricorrere ad un bando) un grande nome con esperienza nello specifico, ma noi crediamo che sarebbe stata una soluzione qualitativamente inferiore a quello che produrrà un concorso.”
Perciò, ho chiesto io, alla fine l’avere messo in piedi un concorso (anche se con questi stretti paletti di ingresso) è in realtà una scelta motivata soprattutto dalla vostra buona volontà?
Meloni ha risposto: “C’è una legge della Regione Umbria che dice chiaramente che le opere pubbliche devono essere realizzate con criteri qualitativi, ma non è vincolante, lo abbiamo fatto soprattutto per una volontà della nostra amministrazione, con tutto il carico di lavoro che ne ha conseguito”.
Con queste affermazioni ho superato una iniziale perplessità sul bando e ho cominciato ad intraprendere una più ampia riflessione sul meccanismo dei concorsi, della quale riporto solo due spunti tematici per una riflessione successiva più approfondita:

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Attualmente non c’è nessuna legge che costringa un’amministrazione pubblica a perseguire la qualità nelle opere e nei servizi di progettazione.

La soglia dei 100.000 è così alta che perfino un progetto così significativo (mi verrebbe da dire anche simbolico) per la città di Terni potrebbe essere redatto senza un concorso, cioè senza privilegiare la qualità del progetto in luogo della chiara fama del progettista.

La considerazione finale, che racchiude le precedenti, è che diviene urgente l’approvazione di una legge sull’architettura (noi di Amate l’Architettura abbiamo lavorato sulla bozza del Sole 24 Ore ( vedi link ), che possa però incidere sui meccanismi che muovono le istituzioni, come per esempio il codice dei contratti pubblici.
Nel frattempo, ho invitato l’arch. Meloni a venire all’assemblea della RETE 150K per parlarci un poco della difficoltà del fare buona architettura, vista dall’interno delle istituzioni.

Mercoledì 8 febbraio 2012: si parte con 150K ARCHITETTI

Si parte con 150K ARCHITETTI !!!!!

Invitiamo tutti a partecipare, intervenendo all’Assemblea o inviando il proprio contributo via mail a info@amatelarchitettura.com

C O M U N I C A T O    S T A M P A


Il Movimento “Amate l’Architettura” promuove l’Assemblea aperta

150K ARCHITETTI

Mercoledì 8 febbraio 2012  alle ore 17.00

Sala Convegni della Città dell’Altra Economia

Largo Dino Frisullo, Campo Boario (ex Mattatoio) – Roma

Per il recupero della dignità della professione dell’architetto, per l’accesso e la tutela dei giovani nel mondo della professione, per incarichi pubblici all’insegna della trasparenza, per una Legge sull’Architettura, per una Cassa previdenziale equa.

Il Movimento invita alla  mobilitazione: Professionisti, Associazioni, Enti e Istituzioni, per invertire una tendenza in atto che vede il declino dell’architetto e di tanti altri liberi professionisti che, nel processo di trasformazione del territorio, sono indispensabili per una maggiore qualità dell’architettura nel nostro paese.

L’Assemblea sarà il punto di partenza per altre iniziative che dovranno rispondere con forza alla totale assenza della politica che ha portato alla deriva e ha emarginato la figura dell’architetto, relegandolo al ruolo di mero strumento operativo dei propri interessi e della speculazione.

L’Assemblea punterà ad obiettivi definiti, chiari, e raggiungibili quali:

  • presentare proposte concrete e di riforma su: Liberalizzazioni, Ordini professionali, Legge per l’Architettura, Codice dei contratti, Formazione universitaria, Competenze professionali, Procedure dei concorsi;
  • creare una rete di Professionisti e Associazioni che, nel manifestare il proprio   disagio, possa disporre di un ampio e determinato potere contrattuale in grado di incidere sulle scelte dei nostri  organi di rappresentanza e del mondo politico.

Questo incontro vuole essere un deciso tentativo di riportare all’ordine del giorno il dibattito sulla crisi della nostra Professione e sull’Architettura, per affrontare, in questo momento storico, il cambiamento in atto nel mondo del lavoro e per rispondere alla domanda di rinnovamento che investe l’intera società Italiana.

Parteciperanno i rappresentanti di: Ordini professionali, Consigli Nazionali, Università, Sindacati, Associazioni di categoria e singoli Professionisti.

scarica il comunicato stampa

MANIFESTO 150K ARCHITETTI

Per porre l’attenzione sull’insostenibile condizione professionale degli architetti in Italia, e promuovere una mobilitazione allargata a tutti i professionisti convinti del bisogno di una maggiore qualità architettonica nel processo di trasformazione del territorio

il Movimento “Amate l’Architettura” ha formulato

10 Domande per “CAMBIARE”

1) PERCHE’ solo in Italia è diventato impossibile esercitare dignitosamente la professione dell’architetto e dell’Ingegnere nel rispetto di quanto stabilito dagli artt. 4 e 36 della nostra Costituzione? (Art. 4 – La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Art. 36 -. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.).

2) PERCHE’ solo in Italia si è raggiunto il numero incredibile di circa 150.000 architetti, pari a quasi un terzo di tutti gli architetti europei?

3) PERCHE’ solo in Italia ci sono figure professionali che, nonostante l’esistenza di leggi e sentenze che definiscono le loro competenze, continuano a svolgere impunemente attività riservate solo all’architetto e all’ingegnere?

4) PERCHE’ si permette ai Professori universitari a tempo pieno e addirittura ad interi Dipartimenti delle Università italiane di esercitare anche la libera professione, contravvenendo alle leggi vigenti?

5) PERCHE’ si è voluta creare ed immettere su un mercato del lavoro già saturo e caotico, la figura del Laureato Junior senza definirne precise competenze e professionalità?

6) PERCHE’ si accetta che neolaureati e giovani professionisti “a Partita IVA” lavorino negli studi professionali in condizione di dipendenza senza alcuna tutela?

7) PERCHE’ la nostra cassa previdenziale (Inarcassa) non trova un modo per sostenere quei tanti professionisti che, senza reddito per mancanza di lavoro, sono comunque obbligati a versare un pesante contributo pensionistico?

8) PERCHE’ solo in Italia il pagamento delle parcelle professionali non viene tutelato legandolo direttamente ai tempi reali del processo progettuale e della realizzazione delle opere?

9) PERCHE’ solo in Italia gli incarichi, soprattutto per le opere pubbliche, sono assegnati al massimo ribasso, ledendo la dignità professionale e contribuendo a ridurre la qualità del Progetto, dell’ Architettura e dei Servizi affidati?

10) PERCHE’ gli Ordini professionali, il CNA, il CNI e i Sindacati, oltre alle inutili esternazioni di facciata a mezzo stampa, nulla di concreto hanno mai conseguito in termini di tutela della dignità, della professionalità e del diritto al lavoro dei loro iscritti e quindi oggi qual è il loro ruolo e la loro funzione?

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S C H E D A   I N F O R M A T I V A

150K ARCHITETTI

Il Movimento invita alla mobilitazione Professionisti, Associazioni, Enti e Istituzioni, per invertire una tendenza in atto che vede il declino dell’architetto e di tanti altri liberi professionisti che, nel processo di trasformazione del territorio, sono indispensabili per una maggiore qualità dell’architettura nel nostro paese.

OBIETTIVI

– Presentare proposte concrete e di riforma su Liberalizzazioni, Ordini professionali, Legge per l’Architettura, Codice dei contratti, Formazione universitaria, Competenze professionali, Procedure dei concorsi;

– Creare una rete di Professionisti ed Associazioni che nel manifestare il proprio disagio possa disporre di un ampio e determinato potere contrattuale per incidere sulle scelte dei nostri organi di rappresentanza e del mondo politico;

DESCRIZIONE DELL’INIZIATIVA

L’iniziativa si incentra su tre distinte azioni organizzate in due fasi:

FASE RICOGNITIVA

1) Creazione di una piattaforma telematica nella quale si possano raccogliere idee, suggerimenti, domande, denunce sull’attuale situazione dell’architettura e degli architetti in Italia.

2) Organizzazione di una Assemblea aperta a tutti coloro che hanno a cuore il problema, per Mercoledì 8 febbraio 2012

FASE PROPOSITIVA

3) Dare vita, di seguito all’Assemblea, a gruppi di lavoro con riflessioni e proposte sui temi emersi nella fase ricognitiva.

La piattaforma telematica utilizzerà la tecnologia ThinkTag e sarà aperta a tutti. Per accedere sarà necessario creare un account. La piattaforma è concepita come un luogo di incontro e di discussione tra tutti coloro che vogliono sostenere la rete 150K architetti.

Su di essa saranno ospitati:

– tutti gli interventi di coloro che vorranno parlare all’Assemblea;

– tutte le domande e le questioni poste dai partecipanti all’iniziativa;

– i gruppi di lavoro che, per questioni organizzative, saranno divisi (per ora) tra le seguenti 5 aree tematiche:

A). Riforma degli Ordini professionali:

Ragionare, nell’ambito delle liberalizzazioni annunciate, su proposte relative al mantenimento o all’abolizione dell’Ordine degli architetti, focalizzando le attuali inefficienze.

B). Incarichi professionali nelle opere pubbliche:

Analisi del sistema concorsuale, del sistema degli appalti dei servizi e delle opere pubbliche, che oggi non privilegiano la qualità dell’architettura;

Proposta di legge sull’architettura partendo da quella presentata dal Sole 24Ore – Progetti e Concorsi.

C). Sistema di formazione degli architetti:

Analisi per l’adeguamento del sapere e per la formazione dei giovani alle richieste del mercato e della professione e definizione delle competenze tra i tecnici italiani.

D. Tutela dei neolaureati e dei giovani architetti:

Dall’ingresso al lavoro al praticantato per soffermarsi, soprattutto, sulla mancanza di tutele per i giovani dipendenti.

E. Nuove modalità nella gestione del territorio:

Tema apparentemente slegato rispetto a quello della professione, ma nella realtà la pianificazione urbanistica e l’architettura sono oggi categorie marginali, se non assenti, nelle dinamiche di trasformazione del territorio, con le conseguenze che tutti possiamo vedere, e di cui purtroppo pochi si rendono conto;

Potranno, naturalmente, essere aggiunte nuove aree tematiche di discussione, non comprese nelle 5 tematiche espresse.

RETE 150K ARCHITETTI

FINALITA’ DELL’INIZIATIVA E MODALITA’ OPERATIVE

L’Assemblea aperta, prevista nella Sala Convegni della Città dell’Altra Economia a Testaccio a Roma, Campo Boario, mercoledì 8 febbraio 2012 alle ore 17.00, avrà una durata di circa 3 ore e verrà organizzata con un criterio “orizzontale”.

Qualsiasi persona potrà iscriversi a parlare avendo a disposizione il medesimo tempo di intervento, che sarà calibrato in funzione del numero delle prenotazioni. In tutti i casi dovranno essere necessariamente interventi concisi e compresi nell’ambito dei 5/10 minuti. Gli interventi potranno essere su qualsiasi argomento e saranno inseriti nell’ambito dell’area tematica più attinente.

Sarà richiesto di inviare gli interventi ai moderatori del sito web in modo che possano essere inseriti in una sezione consultabile da tutti. Non sarà operata alcun tipo di censura sugli interventi e saranno molto graditi anche interventi di orientamento differente che possano dar modo di sviluppare un dibattito sull’argomento.

Qualora, per ragioni logistiche, qualcuno dovesse essere impossibilitato a presenziare fisicamente all’Assemblea aperta, potrà inviare un video di durata non superiore al consentito o, nel caso più restrittivo, un documento scritto che sarà letto durante i lavori dell’Assemblea o semplicemente sarà inserito nel sito web. I documenti pervenuti e gli interventi effettuati saranno riuniti in un primo dossier che sarà fornito sia a tutti i mezzi di comunicazione che alle Istituzioni.

L’Assemblea sancirà la nascita di gruppi di lavoro, di carattere volontario, che lavoreranno prioritariamente su pagine predisposte sul web, sulle aree tematiche individuate ed eventualmente su altre sollecitate dagli intervenuti che, in un tempo definito dovranno analizzare i temi individuati e, preferibilmente, produrre proposte condivise.

Al termine dei lavori saranno valutate tutte le opportunità di pubblicazione del materiale e di circolazione nelle sedi già citate.

Per qualsiasi informazione scrivere a: info@amatelarchitettura.com