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Lettera ai Consiglieri dell’Ordine di Roma

Sono passati quasi tre mesi dalla nostra lettera su via Giulia in cui denunciavamo il mancato rispetto delle norme Deontologiche da parte di alcuni Docenti Romani.

La lettera è stata sottoscritta da più di 500 colleghi, ma non vi è stata alcuna risposta né dai diretti interessati, né dal Presidente dell’Ordine di Roma Amedeo Schiattarella.

Riteniamo la cosa molto grave e pertanto abbiamo deciso di scrivere direttamente a tutti e 15 i Consiglieri dell’Ordine affinché si rendano conto che il loro compito, (così come stabilito dal R.D. n. 2537 del 23 Ottobre 1925), è soprattutto quello di vigilare sui comportamenti degli iscritti che non rispettano le norme Deontologiche.

La questione di via Giulia è un episodio, ma il vero problema su cui vogliamo porre l’attenzione è l’incompatibilità dei Docenti a tempo pieno rispetto alla libera professione, su questo tema la maggiorparte degli Ordini e in particolare quello di Roma hanno sempre fatto le “orecchie da mercante” e hanno nascosto la testa sotto la sabbia facendo finta di niente.

Nessun Presidente si vuole mettere contro l’Università, ma è ora di finirla, la legge deve essere uguale per tutti, come nel caso del’architetto Fastoso l’Ordine è prontamente intervenuto (vedi link) aprendo un provvedimento disciplinare, così bisogna intervenire nei riguardi dei Professori universitari.

L’architetto Fastoso e l’architetto Purini hanno gli stessi diritti e doveri.

Riteniamo che i Consiglieri dell’Ordine non possano non rispondere alle nostre sollecitazioni, in caso contrario si prefigurerebbe il reato di omissione di atti d’ufficio come prevede l’articolo 328 c.p., che sanziona il fatto causato da un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, che rifiuta indebitamente un atto che per ragioni del suo ufficio deve essere compiuto.

LETTERA AI CONSIGLIERI DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI ROMA

Spett.li  Consiglieri dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia

Oggetto: sollecito chiarimento in merito alla vicenda di via Giulia segnalata con lettera del 06/02/2011

Gentili Consiglieri e colleghi, lunedì 07 febbraio 2011, abbiamo inviato una comunicazione agli Architetti Aymonino, Cordeschi, Portoghesi, Purini e Rebecchini e per conoscenza al Presidente Schiattarella e al Sindaco Alemanno in merito alla vicenda dei progetti presentati dall’Amministrazione su via Giulia.

Gli architetti interessati non hanno voluto rispondere alle nostre richieste, ma non hanno nemmeno smentito ciò che è stato pubblicato su tutti i giornali, ovvero quello di aver svolto l’incarico professionale gratuitamente.

La lettera è stata sottoscritta da più di 500 colleghi, ma il Presidente dell’Ordine non ha ritenuto opportuno risponderci né tantomeno avviare un procedimento in Deontologia a seguito della nostra segnalazione.

Il 14 aprile 2011 il Presidente dell’Ordine ha pubblicato un avviso su architettiroma.it, in cui ribadisce che: “ai sensi dell’art. 57 delle norme Deontologiche “ogni infrazione relativa ad incompatibilità, concorrenza sleale, (…) e comunque in grado di arrecare danno materiale o morale a terzi, comporta la sanzione della sospensione fino a tre mesi”; inoltre si ricorda con fermezza che:

“l’Ordine, attraverso l’attività istruttoria della propria Commissione Deontologica, continua e continuerà ad esercitare con fermezza il proprio ruolo di controllo e sanzione nei confronti di comportamenti deontologicamente scorretti.

Noi riteniamo che il caso di via Giulia si identifichi esattamente con l’infrazione realtiva ad incombatibilità e concorrenza sleale e pertanto riteniamo che l’Ordine debba esercitare con fermezza il proprio ruolo di controllo come afferma lo stesso Presidente.

Pertanto vi invitiamo ad aprire una procedura deontologica per verificare se il comportamento dei professionisti suddetti sia stato deontologicamente corretto.

Vi ricordiamo inoltre che la vostra funzione di Consiglieri dell’Ordine è regolata dal REGIO DECRETO del 23 Ottobre 1925, n. 2537  - Regolamento per le professioni d’ingegnere e di architetto, in cui l’art. 37 comma 3 attribuisce ai compiti del Consiglio dell’Ordine quello di:

”avere cura che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria”.

L’esercizio abusivo della professione si configura per i docenti universitari a tempo pieno che, in quanto tali,  non sono iscritti presso l’albo degli Architetti ma nell’elenco speciale ex art.11 del D.P.R. 382/1980 e pertanto non possono svolgere la libera professione. Tale incompatibilità è stata confermata dal Consiglio di Stato (Sez.II pareri n.1074\1990, n.408\1992, n.1010\1994) e dall’Autorità di vigilanza sui Lavori Pubblici, con delibera 179 del 25.6.2002.

In attesa di un vostro gentile riscontro, vi porgiamo cordiali saluti.

Roma 14/04/2011

Amate l’Architettura

Movimento per l’Architettura Contemporanea

www.amatelarchitettura.com

info@amatelarchitettura.com

Il Presidente

Antonio Marco Alcaro

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Nuovi Codici Deontologici a sorpresa

Appena tornati dalle vacanze, gli architetti italiani hanno scoperto, con grande stupore, l’immediata entrata in vigore, (1 settembre 2009), del loro nuovo Codice Deontologico.

Ero stato informato della novità, in anticipo, da Giovanni Loi di anarchit che ha pubblicato, nel mese di luglio nel suo blog, un interessante articolo a rigurado. La cosa che più mi ha stupito è che nessuno tra gli architetti, nemmeno quelli più vicini alle vicende del Consiglio Nazionale, era minimamente a conoscenza dell’immediata entrata in vigore di questo nuovo Codice, questo la dice lunga su come si è arrivati all’approvazione del testo.

In un articolo su archiworld magazine, il Vicepresidente del CNA Parmeggiani, afferma che: “L’approvazione del nuovo Codice è nata dopo un iter di elaborazione nelle Assemblee, nei congressi Provinciali, Regionali e Nazionale di Palermo per addivenire ad un testo, il più possibile condiviso”; ero a Palermo e non mi sembra se ne sia discusso, ho parlato con rappresentanti di alcuni Ordini provinciali e non erano a conoscenza dei suoi contenuti tanto è vero che l’Ordine di Roma e non solo, ne hanno preso le distanze, ne risulta quindi che un testo così importante per gli architetti italiani sia stato imposto dal CNA, attribuendosi poteri che non gli competono, senza alcuna condivisione con gli organi provinciali, ciò è molto grave in quanto ci sono temi di enorme mportanza nella vita professionale di un architetto.

Per entrare nel merito dei contenuti, ritengo particolarmente pericolosi e poco attinenti al codice etico di un professionista, alcuni articoli tra cui l’art. 34, dove  si parla di standard prestazionali. In pratica il CNA stabilisce quali sono i requisiti che un architetto deve avere per svolgere il proprio lavoro. L’art. 7 parla dell’aggiornamento, anche qui il CNA si attribuisce poteri pericolosi che potrebbero diventare discriminanti imponendo un suo criterio d’aggiornamento. L’art. 10 parla della responsabilità patrimoniale, l’architetto si deve porre nelle condizioni di poter risarcire eventuali danni cagionati nell’esercizio della professione, credo che aver messo quest’articolo nelle norme deontologiche è come dire che se non sei ricco non puoi fare l’architetto, ogni cittadino risponde dei danni cagionati, volerlo specificare sembra avere secondi fini, si intravede una volontà di creare professionisti di serie A e professionisti di serie B.

In un articolo sul tema, Enrico Milone, fa notare che sono scomparse le norme sulle incompatibilità, per esempio quella tra docenti universitari e libera professione, forse non è una dimenticanza ma una precisa volontà di non perseguire i professionisti che non rispettano ormai da anni precise e chiare leggi di questo paese, ne è una dimostrazione la giustificazione del rappresentante del CNA Parmeggiani che afferma: “sono state eliminate norme che, essendo contenute nella legge ordinaria, non avevano necessità di ulteriori conferme di carattere prescrittivo”,  perché devo confermare una legge che già non si rispetta?

La cosa che trovo più aberrante è che il Vicepresidente del CNA dica in conclusione del suo articolo, che  il Codice Deontologico non deve essere uno strumento punitivo ma preventivo, ancora una volta si vuole dare per buona una prassi ormai comune agli ordini provinciali, ovvero quella di non punire i propri iscritti sulla deontologia, non capendo che per salvarne qualcuno si arreca un grave danno a tutta la categoria.

Termino con due domande al neo presidente del CNA, perché il Consiglio Nazionale non ha informato i propri iscritti dell’entrata in vigore  del nuovo Codice con la dovuta importanza che meritava? Forse si vergogna dei suoi contenuti ?

Perché sono stati fatti ben sette Codici Deontologici, uno per ogni categoria, (architetto, pianificatore, paesaggista, conservatore, architetto iunior e pianificatore iunior), quando sono praticamente identici ?

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