Articoli marcati con tag ‘codici deontologici’

Niente è trasmissibile se non il pensiero

Svanita l’idea che le competenze grazie alle quali hai abbracciato una professione o hai intrapreso un’attività lavorativa siano quelle utili per l’intera vita professionale. Svanita la certezza di potersi ragionevolmente attendere una pensione soddisfacente in seguito a una carriera fortunata. Tutte queste inferenze dal presente al futuro, (…) sono state spazzate via.

Così, qualche giorno fa leggevo su un quotidiano l’incipit di Tony Judt, illustre storico del Novecento e pensavo “ sembra scritto proprio per noi architetti” ma in realtà è la cruda constatazione che i vari decreti e riforme di cui siamo oggetto, come inermi professionisti, (terribile casta da 15/20.000 € annui medi), si iscrivano in un disegno molto più ampio che segue il trend del liberismo oligopolistico, un laissez faire globale in salsa italiana che libera il mercato (per noi le imprese, le pubbliche amministrazioni, le S.p.A ecc..), dalla trasparenza, dai vincoli tariffari e relega noi professionisti ad un ruolo subalterno di “servizio” che forse sarebbe meglio definire come opera servilia in contrapposizione al servizio di alto livello intellettuale che ha origine con le arti liberali, caratteristici delle persone libere intellettualmente ma legate ad un codice deontologico oltreché legale, cioè dai liberi professionisti.

Sul piano del rapporto privato-professionisti, invece, le tariffe erano, già da tempo, di molto al di sotto dei minimi, essendo l’offerta ben più grande della relativa domanda, perchè il libero mercato dei privati è inesistente.

Il piano storico e il piano sociologico dimostrano che il fenomeno delle professioni liberali si pone in posizione centrale rispetto alle esigenze, ai bisogni, alle domande che sorgono dalla società e dall’economia. Esso è in grado di produrre beni, immateriali, di importanza primaria in rapporto alla protezione dei diritti e al soddisfacimento di rilevanti interessi collettivi.

Ciò che dobbiamo chiedere oggi ai politici, ai legislatori, ai nostri inutili e dannosi rappresentanti, è una nuova legge per l’architettura che designi, come quella francese, l’architetto come coordinatore, a capo di tutti i processi che concorrono alla definizione di un progetto e un’opera di architettura, che sebbene sembri un’ovvietà lapalissiana è attualmente contraddetta nei fatti sia dal Codice degli Appalti pubblici che dal Regolamento, oltrechè dalle varie proposte avanzate in ultimo da ilsole24ore e documentate da Amate l’Architettura.

Fortunatamente, per noi, queste timide proposte dormono nelle varie commissioni parlamentari, perché tutte quante, persino quella di iniziativa del Ilsole24ore, giornale di Confindustria, sebbene prenda il primo articolo quasi alla lettera, poi si dimentica di aggiungerci questo piccolo dettaglio, che cioè “chiunque desideri intraprendere dei lavori soggetti ad autorizzazione di costruire dovrà fare appello a un architetto per stabilire il progetto di architettura[…] senza pregiudizio al ricorso di altre persone partecipanti sia individualmente, sia in gruppo nella sua concezione”. (loi 77-2 du Janvier 1977 modifie sur l’architecture)

Questa stessa osservazione la inoltrai, in risposta, proprio a chi del ilsole24ore mi richiedeva la sottoscrizione e rimasi colpito del fatto che non avevano tenuto in minimo conto l’apertura di una discussione critica per la definizione e messa a punto, da parte degli addetti ai lavori, di una legge cosi importante ma fosse calata dall’alto come undici comandamenti! (febbraio 2011)

Ancor più fui colpito di come fu liquidata questa discussione dagli ordini in generale e in particolare dall’ordine di Roma che dedicò una serata e qualche timido e retorico commento, al tema avallando così, superficialmente (con dolo o con colpa?) ma corresponsabilmente lo stutu quo, in cui si trascina la nostra condizione di semiliberi professionisti.

Dopo di che, si può discutere,  e mi auguro che questa mia riapra una discussione su questo blog ma anche nei luoghi fisici dedicati) su tutti gli altri articoli di legge, sugli importi, sulle modalità associative, sull’equiparazione agli standards europei ecc.., ma niente sarà determinante per noi se non si porrà l’architetto a capo del processo che produce architettura, semplicemente perché l’architettura la fanno gli architetti!

E’ sotto gli occhi di tutti che, oramai, quasi la totalità delle gare pubbliche si vincano per i ribassi economici, con punte anche dell’85% ma anche e soprattutto del fatto che molte di queste si basano sul solo principio dei fatturati di categorie d’opera, che prescindono da una valutazione critica della qualità d’insieme dei candidati, determinando di contro improbabili cordate e matrioske societarie che relegano l’architetto ad uno dei prestatori di servizi in subordine.

La vera architettura, quella che apporta innovazione e che si lega alla propria tradizione culturale, fatta dai maestri, (che tutti studiamo?), per la quasi totalità dei casi, però, nasce in piccoli studi, scaturendo da un approccio libero, retto, disinteressato al profitto e veramente appassionato.

In una delle rare interviste di Peter Zumthor, Pritzker dell’architettura, in reazione alla etichetta che vorrebbe liquidare superficialmente il suo modo di lavoro come maniacale, Zumthor si dichiara essere un architetto passionale che non può fare a meno di curare e verificare nei minimi dettagli ciò che fa.

Chi lo avrebbe mai detto che un calvinista delle montagne svizzere fosse un passionale!

E voglio ribadirlo, questo non significa assolutamente la rivendicazione di una condizione, che superficialmente viene considerata “artigianale”, che rifiuta la competizione e il mercato, perché proprio per la sua dimensione controlla e verifica costantemente la validità della concezione architettonica, sempre attraverso il lavoro di equipe specialistiche , in coscienza e responsabilmente.

La configurazione di società d’ingegneria, la grande dimensione, la spropositata mole di fatturati richiesti per l’espletamento delle opere, traslano, banalmente, i problemi, che l’architettura è chiamata a risolvere da un piano culturale ad uno meramente economico e tecnico, ma non si grida per ogni dove che in Italia il problema è culturale!

E allora scriviamolo completo questo primo articolo: L’architettura è una espressione della cultura e del patrimonio artistico del nostro Paese. La Repubblica promuove e tutela con ogni mezzo la qualità dell’ideazione e della realizzazione architettonica come bene di interesse pubblico primario per la salvaguardia e la trasformazione del paesaggio …. di conseguenza, chiunque desideri intraprendere dei lavori soggetti all’ autorizzazione di costruire dovrà fare appello a un architetto per stabilire il progetto di architettura […] senza pregiudizio al ricorso di altre persone partecipanti sia individualmente, sia in gruppo, nella sua concezione.

Quello che mi preme qui, ora, è primariamente, smontare quei ragionamenti capziosi che surrettiziamente difendono interessi economici e di potere, che falsi politicanti, e mediocri architetti, propalano come quintessenza della democrazia e del mercato, che, però, non vale mai per tutti, (medici, notai).

A quei politici che, impunemente sostengono, per quanto sia stato abrogato il referendum contro il finanziamento pubblico ai partiti, di essere contrari all’ abolizione dei rimborsi elettorali perché c’è il rischio per la democrazia che la politica sia fatta solo dai ricchi, dico: Ma in una società dove i liberi professionisti sono sempre più schiacciati dalle grandi società di capitali e ridotti a rango di impiegati, non vi è forse il rischio, vero, che quella società diventi meno democratica, più iniqua e più acriticamente uniforme ad un pensiero dominante legato a leggi di mercato?

Questo è ciò che va difeso la propria indipendenza intellettuale, la propria moralità!

Tralasciando il fatto, non secondario, della bruttezza, spesso costosa, di tutto ciò che viene costruito come opera pubblica, molto spesso senza lo strumento del concorso di architettura.

Nel suo ultimo discorso, un mese prima di morire Le Corbusier, scrive questo discorso << (..) Si, niente è trasmissibile se non il pensiero, la summa del nostro lavoro. Questo pensiero potrebbe o no avere un destino vincente, forse, in seguito, assumere una differente e imprevista dimensione (…) Dobbiamo riscoprire la linea diritta che unisce l’asse delle leggi fondamentali, biologia, natura, cosmo. Diritta e Inflessibile come l’orizzonte del mare. Cosi come dovrebbe essere il professionista, diritto e inflessibile come l’orizzonte lo è sul mare, egli dovrebbe servire come una livella, come una linea certa, nel mezzo dei flussi e della mutevolezza. Questo è il suo ruolo sociale. Questo significa che egli deve vedere con chiarezza e averla ben a perpendicolo nella sua mente.

Moralità: non significa preoccuparsi delle glorie terrene, contare su se stessi, agire secondo coscienza. Non è giocando all’eroe che uno può agire, acciuffare incarichi e realizzare progetti. Tutto ciò avviene nella mente, nasce e cresce pian piano nel corso di una vita fuoriuscendo come una vertigine, e la fine verrà prima che noi possiamo realizzarlo>>[1]

[1] Le Corbusier ,Oeuvre complete- vol. 8 . 1965-69 ed. Birkhauser

La verità sulle Liberalizzazioni

3 Febbraio 2012

C’è molta confusione su questo tema, tutti si appassionano a questo argomento perché pensano che le liberalizzazioni porteranno a maggior concorrenza ed a risparmi per gli utenti.

Così si finisce di pensare che liberalizzare le licenze dei taxi sia la stessa cosa che abolire gli ordini professionali o, addirittura, gli esami di stato !  MA STIAMO SCHERZANDO ?

Facciamo un esempio concreto : ipotizziamo che siate accusati di un reato ( magari non commesso ) che potrebbe portarvi in galera per anni, rovinandovi la vita. Voi, potendo pagare un Vs legale, accettereste un avvocato d’ufficio, magari un giovane di scarsa esperienza o semplicemente uno che, poiché è pagato poco, si impegni scarsamente e vi faccia condannare ? Oppure cerchereste il migliore che conoscete ??

Facciamo un altro esempio concreto: con molti sacrifici avete messo da parte le risorse per costruirvi una casa, cosa fate ?  Vi affidate ad un professionista che vi chiede un prezzo basso, ma poi vi presenta un’unica soluzione progettuale, che magari non vi piace, non corrisponde alle vs aspettative, oppure ad uno che, più serio, vi presenta più ipotesi, facendovi scegliere quella che più vi aggrada ?

E se a quello stesso progettista fate seguire anche la direzione dei lavori, vi accontentate se quello viene in cantiere non più di una volta al mese ? Oppure apprezzate di più se quello in cantiere ci viene ogni volta che serve ? ogni volta che l’appaltatore ha bisogno di direttive ed indicazioni ?

Ecco qui sta il nocciolo del problema !

Le tariffe degli ingegneri ed architetti sono state già liberalizzate dal 2006, dopo il decreto Bersani; i prezzi delle prestazioni sono effettivamente crollati, ma siamo proprio sicuri che questo abbia prodotto vantaggi per i committenti ? Chi può garantire che i calcoli strutturali eseguiti da quell’ingegnere che li ha fatti per poche centinaia di euro siano esatti ? che quella costruzione potrà resistere ad un sisma ?  Oppure, siete sicuri che quella certificazione energetica che vi è stata fornita per 50 € sia davvero corretta ?

Magari chi ve l’ha fatta neanche ha visionato il vs. immobile !

E quel professionista che offre all’Ente pubblico una prestazione gratuita, siamo sicuri che poi, per rifarsi, non accetterà prebende varie dall’Impresa che poi si aggiudicherà l’esecuzione dei lavori ? Sarà lui a firmare gli stati di avanzamento dei lavori, a certificare la buona esecuzione delle opere, a contabilizzarle !

E se neppure gli ordini professionali esisteranno più, chi potrà sanzionare il comportamento scorretto di quel tipo di tecnico ?

La magistratura ordinaria ???   Ma non fatemi ridere ! Forse non si sa che fra i compiti degli Ordini professionali vi è proprio la tutela della collettività nei confronti del comportamento deontologicamente scorretto di qualche iscritto . Infatti gli Ordini sono emanazione del Ministero di Grazia e Giustizia.

Che poi esercitino in toto questo compito è un altro discorso, dipende dal singolo ordine professionale e dalla buona volontà degli eletti .

Si crede poi, nel sentire comune, che liberalizzare l’accesso alle professioni ( ancora di più ? – noi architetti siamo 150.000 in Italia ) possa garantire maggiori opportunità ai giovani.

Niente di più falso …

Dopo il crollo dei prezzi dei servizi di architettura ed ingegneria, ai giovani neolaureati si sono solo offerti stage e tirocini a cifre mensili più basse . Nessuna tutela, nessuna prospettiva di assunzione, solo promesse !  Mi arrivano spesso via posta ordinaria o via mail curriculum di giovani laureati brillanti, con competenze interessanti e….con esperienze lavorative deprimenti: commesse, baristi, addetti a call center, promotore di telefonia, etc.  Raramente qualcuno ha fatto per un paio di mesi qui ed un altro là il disegnatore CAD.

E, nel contempo, gli studi più grossi, quelli che quei giovani stagisti han sfruttato di più, hanno continuato ad acquisire, sempre di più, tutti gli incarichi professionali succulenti sulla piazza: sono quelli prescelti dagli Enti pubblici che usano la licitazione privata in maniera imbarazzante , evitando accuratamente bandi di selezione o concorsi  di progettazione. E , siccome sono i preferiti dai Comuni, vengono anche incaricati dalle grosse imprese di costruzione.

Loro sempre più ricchi e gli altri, quelli che non sfruttano gli stagisti, che lavorano magari con uno o due collaboratori con cui dividono gli utili, gli altri ….sempre più poveri .

ECCO QUESTA, per ORA, è STATA la LIBERALIZZAZIONE che ABBIAMO VISTO !

Non a caso la maggiore tifosa delle liberalizzazioni dei servizi professionali è Emma Marcegaglia ! RIFLETTETE, gente ed INFORMATEVI.

A cosa serve l’Ordine degli Architetti PPC ?

11 Gennaio 2012

Il tema della riforma degli ordini professionali e la loro necessità o meno, è di grande attualità in questi giorni, proponiamo il contributo di Enrico Milone pubblicato su Il Giornale dell’Architettura nel n°101 gennaio 2012.

Nella convulsa attività legislativa provocata dalla crisi finanziaria di questa estate, due leggi hanno messo in discussione il destino degli Ordini professionali.

1. La legge 111 del 15.7.2011 (GU 16.7.2011 n.  ), manovra di ferragosto, tratta della riforma degli Ordini con l’art.29 comma 1 bis che qui trascrivo: “Al  fine  di  incrementare  il   tasso   di   crescita dell’economia  nazionale,  ferme  restando  le   categorie   di   cui all’articolo 33, quinto comma,  della  Costituzione,  sentita  l’Alta Commissione di cui al comma 2, il Governo formulera’  alle  categorie interessate proposte di riforma in materia  di  liberalizzazione  dei servizi e delle attivita’ economiche; trascorso il  termine  di  otto mesi dalla data di entrata in vigore della legge di  conversione  del presente decreto, cio’  che  non  sara’  espressamente  regolamentato sara’ libero.” Il testo è ambiguo. Sembra che gli Ordini che hanno l’esame di abilitazione professionale ne siano esclusi. Ma non è sicuro ed in ogni caso la norma crea una situazione che invita a fare ragionamenti ad ampio spettro per tutte le professioni intellettuali.

2. La manovra bis, decreto-legge 13.8.2011 n.138, da convertire in legge entro il 13.10.2011, all’art.3 comma 5, stabilisce che entro un anno dovranno essere modificati gli ordinamenti delle professioni, per introdurre gli obblighi di: aggiornamento professionale continuo, tirocinio, assicurazione. I minimi di tariffa devono essere derogabili e l’attività disciplinare deve essere gestita da nuovi organi, preclusa ai consiglieri degli Ordini e del consiglio nazionale.

La proposta di ridimensionare o eliminare gli Ordini professionali è ricorrente, proviamo perciò a valutare se gli Ordini davvero siano necessari e se la loro eliminazione comporterebbe danni alla attività professionale degli architetti.

Prima del 1923/25 non c’erano gli Ordini degli architetti e degli ingegneri. L’Ordine degli architetti è stato istituito, con legge del 1923 e Regolamento del 1925, al fine di tutelare i consumatori che chiedono servizi professionali. L’Ordine dovrebbe tutelare prioritariamente gli interessi  dei consumatori e la correttezza dell’esercizio professionale. Inclusa la qualità della prestazione richiesta dal cliente. L’Ordine può tutelare anche la condizione di lavoro del professionista, astenendosi però da fare attività sindacale.  Infatti l’iscrizione all’Ordine è obbligatoria mentre l’iscrizione ai sindacati è libera. Pertanto l’Ordine non può firmare un contratto di lavoro né proclamare agitazioni sindacali o scioperi.

In base alla legge istitutiva l’Ordine ha pochi compiti:

1- iscrizione all’albo e gestione dell’albo;

2- deontologia, controllo della disciplina degli iscritti:

3- reprimere l’uso abusivo del titolo di architetto e l’esercizio abusivo della professione

4- dare pareri sulle parcelle e sulle controversie professionali.

L’iscrizione all’Albo è un automatismo. L’Ordine non ha altro compito che verificare che il richiedente ha  superato l’esame di abilitazione.

I pareri sulle parcelle sono molto diminuiti da quando è stata abrogata la legge che, nel caso di lavori pubblici, subordinava il pagamento della parcella al visto dell’Ordine.  In ogni caso anche la gestione di questa attività è spesso fatta in modo improprio. Tanto che spesso, quando c’è da fare scelte discrezionali, l’Ordine favorisce il proprio iscritto a danno del committente pubblico o privato.

Deontologia. La disciplina è il compito più importante. L’Ordine può condannare un iscritto scorretto sospendendolo dalla attività professionale. Il rispetto della correttezza professionale costituisce una garanzia per il cittadino utente dei servizi professionali.  Oggi l’Ordine dovrebbe  controllare la correttezza del professionista. Ma lo fa effettivamente? Certamente no. Con la scusa della mancanza di denunce, gli Ordini hanno in genere ignorato le scorrettezza professionali commesse dai professionisti coinvolti in casi di corruzione per appalti pubblici, resi a tutti noti dalla  stampa. Incarichi professionali, progetti e collaudi, ricevuti da funzionari pubblici e docenti a tempo pieno, in condizione di incompatibilità e  privi di autorizzazione. Il controllo degli Ordini è latitante anche per le scorrettezze fatte dagli iscritti nella gestione dei permessi edilizi e nella proliferazione dell’abusivismo. Gli Ordini in genere non informano gli iscritti sulla quantità e l’oggetto dei procedimenti disciplinari attivati, né risulta che il Consiglio Nazionale o il Ministero li incitino a dare notizie. Appare evidente che gli Ordini abbiano molta ritrosia nell’aprire procedimenti disciplinari nei confronti dei propri iscritti. Per farsi un’idea basti considerare che i ricorsi al CNAPPC contro le sentenze degli Ordini sono all’incirca 20 all’anno (il dato non è ufficiale). E dato che quasi tutti i professionisti che vengono condannati dall’Ordine fanno ricorso al CNAPPC, si può immaginare quanto sia irrisorio il numero dei procedimenti attivati e delle condanne inflitte dagli oltre 100 Ordini degli Architetti per un totale di oltre 140.000 iscritti.

Tra le scorrettezze che sono tollerate, è consentito che un architetto componente di una commissione consultiva (commissione edilizia) comunale possa presentare progetti nello stesso comune. E’ anche tollerato che un componente del consiglio dell’Ordine o del CNAPPC possa partecipare ad un concorso o gara per la quale il consiglio stesso ha approvato il bando e/o ha nominato un membro della commissione giudicatrice.

La carenza di attività deontologica degli Ordini è grave perché, trattandosi del compito principale dell’Ordine, l’inadempienza costituisce il motivo principale che giustifica l’ipotesi di eliminare l’istituzione.

Ipotesi di eliminazione dell’Ordine e del CNAPPC

Gli architetti possono fare a meno dell’Ordine, ma non possono fare a meno dell’abilitazione all’esercizio della professione.

La professione di architetto esisterebbe anche senza l’Ordine, perché in caso di mancanza dell’Ordine comunque resterebbe l’abilitazione all’esercizio della professione di architetto e di ingegnere. L’abilitazione è nell’art.33 della Costituzione e la sua eliminazione potrebbe richiedere una modifica dell’articolo, cosa molto difficile, vista la complessità della procedura di modifica della Carta Costituzionale.

In mancanza di Ordini, occorrerebbe (come in Gran Bretagna) istituire un Registro Nazionale delle persone che ottengono l’abilitazione all’esercizio della professione di architetto. Presso il Ministero della Giustizia, gestito dal Ministero. In tal modo ogni cittadino o ente può consultare il registro e verificare che una persona è abilitata a fare l’architetto. Lo stesso Registro potrebbe svolgere i procedimenti disciplinari su denuncia di enti o privati,  mediante una commissione nominata dal Ministero, composta anche di membri in rappresentanza della professione.

Al limite il sistema funzionerebbe anche senza il Registro Nazionale, visto che un ente o un cittadino può sempre chiedere all’architetto al quale commette un incarico di mostrare il certificato di conseguita abilitazione alla professione.

Volendo ancora più semplificare, il sistema potrebbe, forse, funzionare anche senza l’abilitazione all’esercizio della professione, qualora si conferisse valore abilitante alla laurea magistrale M4 architettura e ingegneria edile con riconoscimento CEE. In tale caso l’art.33 Costituzione dovrebbe essere interpretato nel senso che il superamento dell’esame di laurea da parte di una Università Statale risponde al dettato dell’art.33.

La spinta europea

Il Rapporto Monti/CE, del 2004,  ha dimostrato che l’Italia è il paese che ha imposto più vincoli alle professioni libere. Obbligo di iscrizione all’Ordine, obbligo di abilitazione all’esercizio, esercizio abusivo sanzionato penalmente, campi di attività esclusivi. In nessun paese la tariffa architetti è approvata per legge nazionale.

Vantaggi e svantaggi della eliminazione dell’Ordine

Di fatto l’Ordine oggi costituisce l’unico riferimento per gli architetti che rappresenta sia a livello nazionale che a livello di regioni, province e comuni. Non c’è dubbio che attraverso gli anni i consigli degli Ordini hanno saputo istituire validi rapporti con gli imprenditori e con gli enti locali. Ciò costituisce un indubbio aspetto positivo che ha consentito una crescita dell’apprezzamento della nostra professione presso l’opinione pubblica. Spesso l’Ordine viene consultato su problemi della città insieme alle rappresentanze dei costruttori, degli artigiani e dei sindacati dei lavoratori edili.

Inoltre l’Ordine svolge una funzione positiva quando organizza attività pubbliche per valorizzare l’architettura e un corretto assetto del territorio. Ma tali attività sono svolte anche da altri organismi come l’Università, l’INU, l’INARCH, Italia Nostra.

Sono utili anche le attività di aggiornamento professionale degli iscritti. Ma tali attività sono in realtà svolte anche dai sindacati dei lavoratori, dei professionisti ecc. oltre che dalle facoltà di architettura e di ingegneria, dalle Regioni e da altre istituzioni.

Tuttavia l’Ordine degli architetti sta perdendo la sua identità. Oggi è purtroppo diventato l’Ordine di sei diverse professioni: Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori, Pianificatori iunior e Architetti iunior. Un guazzabuglio di professioni accettato dal passato CNAPPC nel 2001,  con l’illusione che il Consiglio Nazionale e gli Ordini sarebbero diventati più potenti raggruppando molte professioni al proprio interno. Illusione condivisa dagli Ordini provinciali. L’Ordine di sei professioni sacrificava gli interessi degli architetti all’interesse della struttura che li rappresenta, gli Ordini e il CNA. A distanza di 10 anni dal 2001 verifichiamo che l’architetto sta perdendo la propria identità. La confusione delle competenze tra architetti quinquennali e architetti iunior sta crescendo; nonostante ciò, non ho notizia di interventi efficaci degli Ordini per il rispetto dei limiti di competenza. L’inserimento dei pianificatori prima o poi proporrà un contenzioso giuridico sulla competenza dell’architetto nel campo dell’urbanistica, visto che questa non è compresa nell’edilizia civile di cui all’art.52 RD 2537/1925. E non sappiamo cosa potrà  venire fuori da future sentenze della magistratura sulle competenze professionali dei conservatori, in danno della riserva di legge spettante agli architetti nel campo dei beni culturali.

E’ sbagliato identificare le professione con l’Ordine. Se mancasse l’Ordine, l’attività professionale di un architetto non cambierebbe in maniera significativa. La progettazione, la direzione lavori, il collaudo, la sicurezza dei cantieri ecc. resterebbero di spettanza degli architetti e degli ingegneri laureati e abilitati. I campi di attività definiti per legge resterebbero tali. L’iscrizione alla Cassa di previdenza sarebbe aperta agli architetti e ingegneri abilitati e in possesso di partita Iva. Certamente sarebbe necessario per gli architetti fare riferimento a proprie associazioni per fare sentire la propria voce, per essere rappresentati. Potrebbero finalmente crescere i Sindacati dei liberi professionisti e dei professionisti dipendenti, costretti oggi a una vita grama proprio dalla concorrenza che fanno gli Ordini tutelando “impropriamente” gli iscritti. Mentre nelle attività culturali potrebbe crescere il ruolo dell’Inarch. Potrebbero nascere o rafforzarsi una o più libera associazione culturale di architetti.

Enrico Milone

29.8.2011

Le Università fanno lavorare l’Architetto della cricca

11 Dicembre 2011

Doveva pensarci Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, a informarci sull’autore del progetto della nuova sede dell’Università di Tor Vergata.

Infatti martedì 7 dicembre 2011, a pagina 56 del Corriere della Sera, appare un interessante articolo dal titolo: “L’ amico della «cricca» nella nuova Tor Vergata – Due progetti milionari affidati dall’Università all’architetto Angelo Zampolini“, nel testo si fa riferimento a un progetto da 98 milioni di euro affidato proprio all’Architetto Zampolini, già famoso per le note vicende della casa di Scajola e della cricca legata al costruttore Anemone, Balducci e compagni, di cui si è parlato recentemente in un articolo del Fatto Quotidiano.

La cosa che ha fatto sorgere sospetti è stata la mancanza di cartello presso il cantiere, probabilmente l’Università si vergogna di far conoscere il nome del progettista.

Oltre alla nuova sede del Rettorato, lo stesso architetto firma anche il «preliminare» (altri 86 milioni e 500 mila euro) della nuova facoltà di Giurisprudenza, vi ricordo che a maggio del 2011 fa ha patteggiato una condanna a 11 mesi di carcere.

Questo episodio la dice lunga su come si gestiscono gli incarichi pubblici in Italia, l’Università si difende dicendo che l’incarico è stato dato dalla concessionaria, (società del gruppo Caltagirone), ma Tor Vergata è o non è una Università pubblica?

Vi sembra normale che l’Università, che dovrebbe essere di esempio agli altri Enti pubblici, possa dare incarichi da 100 milioni di euro in questa maniera?

Senza fare un concorso internazionale aperto a tutti, senza preoccuparsi della qualità dell’opera, della trasparenza, del rigore, della deontologia……

Possiamo andare avanti in questa maniera in Italia dove oramai, giovani e meno giovani, di grande capacità, qualità professionale e creatività sono completamente e definitivamente tagliati fuori da ogni incarico pubblico?

Per quanto tempo le Università possono continuare a comportarsi in questa maniera vergognosa?

Del resto La Sapienza non è da meno, recentemente abbiamo segnalato un caso in cui il Rettore della Sapienza ha incaricato due Dipartimenti di progettare un’opera da 100 milioni di euro, in contrasto evidente con tutte le norme e le sentenze in merito.

Abbiamo chiesto chiarimenti al Rettore, che fino ad oggi, non ha risposto, ma non ci fermeremo interverremo in tutte le sedi opportune per far valere i nostri diritti.

L’Ordine degli Architetti di Roma, in tutte queste vicende, non ci fa una bellissima figura, Gian Antonio Stella conclude il suo articolo in questa maniera: “come mai, dopo quello che è emerso dalle inchieste, dopo le ammissioni negli interrogatori e perfino dopo il patteggiamento della condanna, l’Ordine degli architetti non è intervenuto nei confronti del suo assai disinvolto iscritto?………………Come mai è intervenuto invece con rapidità supersonica per bacchettare Daniela Fastoso, una giovane architetto colpevole di avere offerto sul sito «Groupon» consulenze di arredamento a una tariffa troppo bassa? «La velocità del Web impone di intervenire con rapidità», ha risposto un paio di settimane fa al Fatto il presidente dell’Ordine romano Amedeo Schiattarella. L’immagine degli architetti è danneggiata di più da un iscritto che «viola» la concorrenza offrendosi per tariffe più basse o da un altro che porta assegni circolari per conto dei faccendieri?

E’ ora di cambiare, in un periodo drammatico per gli architetti italiani, non si può più tollerare questo malcostume imperante, questa società in cui vanno avanti i furbi e i delinquenti incompetenti a scapito delle persone oneste e capaci.

Anche gli Ordini devono fare la propria parte, devono combattere per invertire la rotta, altrimenti daranno ragione a coloro che vogliono farli chiudere.

Comune di Manziana: incarico “gratuito”

Era facilmente prevedibile che sarebbe andata a finire così, tutto è iniziato il 04 luglio 2006 con il famigerato decreto Bersani (DL n. 223 /2006) , che si prefiggeva di tutelare i consumatori, promuovere la concorrenza, snellire le pratiche burocratiche, poi sono arrivate le manovre estive, la crisi economica, il pressing dei poteri forti (banche, confindustria, massoneria, speculatori), la campagna di aggressione agli ordini e ai professionisti da parte dei mass media e il gioco è fatto.

Si comincia con incarichi con il 60%/70% di ribasso e poi si arriva all’incarico gratuito, Bersani & Co possono ritenersi soddisfatti sono riusciti a promuovere a tal punto la concorrenza che il consumatore può rivolgersi tranquillamente al professionista in maniera gratuita, peccato che non ci sono riusciti con le compagnie telefoniche, le banche, le assicurazioni, le compagnie energetiche, le compagnie petrolifere e via scorrendo.

Mi sarebbe tanto piaciuto avere un contratto telefonico a canone gratuito, in realtà l’unica categoria colpita è stata quella dei professionisti perché gran parte delle disposizioni “sacrosante” nei confronti delle banche, assicurazioni etc sono state aggirate come avviene sempre in Italia.

Non credete che un Comune possa fare un bando per un incarico gratuito?

Purtroppo è tutto vero, se non ci credete scaricate il bando.

COMUNE DI MANZIANA -Provincia di Roma- AREA LAVORI PUBBLICI

largo G. Fara, l – 00066 Manziana (Roma)

Prot. n. 26054 del 16/11/2011

INDAGINE DI MERCATO

OGGETTO: indagine di mercato per individuare il/i tecnico/i a cui affidare direttamente

INCARICO GRATUITO

di verifica della progettazione esecutiva, prot.24826 del 28/10/2011, dei lavori di consolidamento statico plesso scolastico di via Pisa’.

“I professionisti verranno scelti dal Responsabile del Procedimento, a suo insindacabile giudizio, tenendo conto del principio di rotazione, parità di trattamento, non discriminazione proporzionalità e trasparenza”

L’INCARICO È GRATUITO

Il Responsabile dell’ Area LL.PP.

ing. Piera Bocci

Bisogna anche avere dei requisiti minimi per partecipare, ma non preoccupatevi è garantita la rotazione.

Ci congratuliamo con l’Ordine degli Architetti di Roma e provincia che è prontamente intervenuto inviando una diffida il 25 novembre in cui si fa notare la palese violazione sia del D.Lgs. 163/2006 Codice dei Contratti Pubblici, sia dall’art.2233 del Codice Civile, sia dalle norme di deontologia professionale .

La diffida dell’Ordine a cui si sono aggiunte quella del sindacato Inarsind e di altri ha avuto un effetto immediato, in quanto il responsabile dei LLPP del Comune Ing. Piera Bocci ha annullato la procedura di bando con nota prot. 27354 del 30 novembre facendo sostanzialmente marcia indietro sull’iniziativa.

Questo ci dimostra che quando l’Ordine interviene con forza e con tempestività si riesce, in soli 5 giorni, ad annullare procedure che rischiano di alimentare un sistema a catena che ci porta alla distruzione del ruolo del professionista.

Non riusciamo a capire, allora, perché nel caso di via giulia (da noi segnalato quasi un anno fa) e di piazza San Silvestro a Roma (segnalato nel mese di ottobre), l’Ordine non sia intervenuto, nonostante le nostre sollecitazioni.

Si tratta in entrambi i casi di incarico gratuito.

Il mancato rispetto sia del D.Lgs. 163/2006 Codice dei Contratti Pubblici, sia dall’art.2233 del Codice Civile, sia dalle norme di deontologia professionale come vale nel Comune di Manziana dovrebbe valere anche nel Comune di Roma, o no?

Si è detto che, nel caso di via giulia, non si è trattato di un incarico ma di una consultazione.

In verità i professionisti incaricati hanno fatto un progetto con l’impiego di risorse e mezzi, sono stati fatti rendering di buona qualità, plastici, elaborati complessi, hanno lavorato i collaboratori, non credo gratis, è stata fatta una mostra, quindi non si capisce perché non dovrebbe essere considerato un incarico.

Nel caso di Portoghesi, la piazza la stanno realizzando, ci sono tanto di fotografie del sindaco con il maestro che presentano il progetto, il progetto di Portoghesi è completamente diverso da quello fatto inizialmente dai tecnici dell’Ufficio Progetti Città Storica, non si può negare che è stato un incarico e non si può negare nemmeno che sia stato un incarico gratuito.

Se vogliamo cambiare le cose dobbiamo imparare a smettere di essere forti con i deboli e deboli con i forti.

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Esiste ancora la Deontologia Professionale ?

L’articolo del Fatto Quotidiano di Luigi Franco di alcuni giorni fa, ha riacceso un dibattito in merito alla deontologia professionale, argomento che avrei voluto affrontare da molto tempo.

Quando mi sono iscritto all’Ordine, insieme al timbro, mi sono state consegnate le norme deontologiche, era un testo bellissimo di cui mi sono subito innamorato, ma oggi non è più lo stesso è stato più volte rimaneggiato e sono stati eliminati punti importantissimi come quello relativo alla pubblicità e altri che garantivano le qualità morali del professionista.

In merito vi è anche un giallo perché gli iscritti all’Ordine di Roma non sanno con precisione a quali norme si devono rifare, in quanto il CNA ha recentemente cambiato le norme, eliminando punti fondamentali come quelli sulle incompatibilità, l’Ordine di Roma non le ha adottate, facendo riferimento ad alcuni regolamenti che attribuiscono agli Ordini provinciali l’autonomia in merito, ma il CNA si richiama ad una sentenza della Cassazione che dice il contrario, ne risulta una grande confusione.

Nella mia esperienza più che decennale con l’Ordine degli Architetti di Roma e non solo, mi sono sempre chiesto come mai i casi di condanna, (sospensione o radiazione), fossero così limitati o quasi inesistenti, con il tempo ho capito che qualcosa non funziona.

Se ne sono accorti anche a Palermo dove è nato recentemente il Comitato Professionisti liberi impegnato a far rispettare la legalità anche tra i professionisti, hanno redatto un Manifesto e incalzano gli Ordini Professionali affinché intervengano nei confronti dei Professionisti condannati e non rispettosi delle norme deontologiche.

Il Libro DisOrdini di Alessandro Maria Calì, (un ex presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Palermo), mi ha confermato e chiarito una serie di aspetti importanti sul tema della deontologia professionale, vi cito una frase illuminante: “Se vogliamo dimostrare a chi dice che gli Ordini sono inutili che si sbaglia, allora dobbiamo fare in modo che esercitino con maggiore efficacia il ruolo di magistratura interna. Se continuiamo a non radiare nessuno allora il rischio è che vincano i fautori dell’abolizione degli Ordini. Nessun Ordine potrà più dire: se la sentenza non è definitiva noi non possiamo fare niente“.

Non credo che ci sia niente di più attuale in questa affermazione, in un momento dove gli Ordini e i Professionisti sono sotto il tiro incrociato della politica, dei mass media, dei poteri forti e dell’economia, non a caso spuntano libri come: “I veri intoccabili” di Franco Stefanoni, dove ci dipingono come una casta, dicono: “il 44% degli Architetti e figlio di Architetti” “una macchina del privilegio, con meccanismi e regole scritte e non scritte“.

Il neo Ministro  Fornero ha recentemente affermato: “.…. non si può prescindere dall’abolizione delle ingiustificate posizioni di privilegio che perdurano tra molte categorie difficilmente annoverabili tra i bisognosi, come i liberi professionisti con le loro casse e i politici con i loro vitalizi.”

E’ chiaro che non si rendono conto della realtà, vi ricordo che nel 2010 un terzo degli architetti liberi professionisti, ha guadagnato meno di 10.000 euro (dati inarcassa), ma è altrettanto chiaro che gran parte della responsabilità di questa situazione è nostra e di chi ci ha rappresentato sia a livello nazionale che locale.

Nel tempo non abbiamo più fatto quello per cui eravamo nati e questo ci ha fatto perdere di credibilità, ma soprattutto ha fatto svanire, nella consapevolezza dei cittadini,  l’utilità sociale e il ruolo che gli ordini avevano nella tutela della popolazione.

Se non si fa la deontologia, come può il cittadino, quando si rivolge ad un professionista, essere sicuro che si rivolgerà ad un tecnico di specchiate qualità morali?

Negli ultimi anni gli Ordini si sono preoccupati di aumentare gli iscritti, di fare iniziative culturali, mostre, pubblicazioni, conferenze, presentazioni di libri, case editrici, radio, video, rapporti con l’Università, ……. ma hanno dimenticato di fare ciò per cui erano stati creati, (R.D. 23 OTTOBRE 1925, n. 2537) ovvero: art. 37 :

Il Consiglio dell’Ordine, oltre alle funzioni attribuitegli dal presente regolamento o da altre disposizioni legislative o regolamentari:

1) Vigila sul mantenimento della disciplina fra gli iscritti affinché il loro compito venga adempiuto con probità e diligenza.

2) Prende i provvedimenti disciplinari.

3) Cura che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria.

4) Determina il contributo annuale da corrispondersi da ogni iscritto per il funzionamento dell’Ordine, ed eventualmente per il funzionamento del Consiglio Nazionale, nonché le modalità del pagamento del contributo.

5) Compila ogni triennio la tariffa professionale, la quale, in mancanza di speciali accordi, s’intende accettata dalle parti e ha valore per tutte le prestazioni degli iscritti nell’Ordine.

6) Dà i pareri che fossero richiesti dalle pubbliche amministrazioni su argomenti attinenti alle professioni di ingegnere e di architetto.

I punti 1-2-3 sono i più importanti, ma evidentemente si sono persi nella notte dei tempi, non conviene occuparsi di deontologia, competenze professionali, incompatibilità e soprattutto non conviene punire, non porta voti.
Molti Presidenti degli Ordini si sono comportati come i nostri politici, si sono preoccupati di acquisire voti e consensi evitando tutto ciò che va in direzione opposta.
Da anni l’Ordine di Roma ignora le nostre numerose segnalazioni sui docenti universitari a tempo pieno e su altri casi di non rispetto delle norme deontologiche.
Il punto 6 si è perso con la nostra credibilità, le Amministrazioni pubbliche e i politici non ci chiedono pareri nemmeno quando legiferano su argomenti che ci riguardano, il punto 5 l’abbiamo perso già da tempo.
Il titolo dell’articolo del Fatto Quotidiano, (vi ricordo che i titoli dei giornali non li fanno quelli che scrivono l’articolo), va proprio in quella direzione di attacco agli Ordini professionali e il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma Schiattarella ha voluto replicare con questa lettera, nonostante avesse già espresso il suo pensiero rispondendo alle domande del giornalista.
La replica mi ha colpito per alcune frasi:
Per quanto riguarda il supposto lassismo o malfunzionamento degli Ordini posso solo far rilevare che in ambito deontologico noi possiamo prendere provvedimenti solo dopo aver acquisito gli atti documentali e che non sempre la magistratura li fornisce tempestivamente. Per darLe un’idea, nel caso citato nell’articolo gli atti sono stati richiesti alla Procura competente sin dal Maggio 2010 senza aver avuto, a tutt’oggi, riscontro alcuno
Mi sembra curioso che un’Ordine come quello di Roma che ha discreti mezzi (5 milioni di euro di bilancio), abbia fatto una richiesta un anno e mezzo fa alla magistratura e in mancanza di risposta non abbia proceduto in altri modi, andando per esempio a richiedere direttamente in loco la sentenza di patteggiamento di maggio 2011.

l’Ordine che rappresento non prende lezioni da nessuno: da diversi anni, infatti, siamo protagonisti di una aspra battaglia per restituire senso al nostro ruolo istituzionale di tutela degli interessi collettivi. Per anni ci siamo battuti per una riforma delle professioni che affronti in modo organico il tema delle competenze, dell’immissione dei giovani iscritti nel mercato del lavoro, delle regole nell’affidamento degli incarichi delle opere pubbliche.

Una battaglia ignorata sistematicamente sia da gran parte della classe politica che dalla stampa

E’ un’ammissione di un fallimento di cui bisognerebbe prendere atto prima o poi.

In questi giorni parlando con colleghi e rappresentati di Ordini, mi sono stati prospettati tutti i problemi che impediscono il buon funzionamento della deontologia:

  • mancanza di mezzi per fare indagini;
  • non obbligatorietà dell’azione disciplinare (a differenza della magistratura);
  • mancanza di risposta o lentezza della magistratura a recapitare gli atti;
  • responsabilità a cui sono sottoposti i Consiglieri dell’Ordine in caso di errore;
  • numero elevato di casi a cui non si riesce a stare dietro;
  • difficoltà di acquisire prove;

Io credo che se vogliamo salvare gli Ordini non ci possiamo nascondere dietro un dito, sono tutti problemi risolvibili, soprattutto per un Ordine che spende centinaia di migliaia di euro per le attività più disparate e smettiamola di usare la magistratura come scudo, prendiamoci le nostre responsabilità, rispettiamo l’art. 37 comma 2 del nostro Regolamento e recuperiamo la nostra credibilità nei confronti dei cittadini, della politica, dei mass media ma soprattutto nei confronti di noi stessi.


Lettera ai Consiglieri dell’Ordine di Roma

Sono passati quasi tre mesi dalla nostra lettera su via Giulia in cui denunciavamo il mancato rispetto delle norme Deontologiche da parte di alcuni Docenti Romani.

La lettera è stata sottoscritta da più di 500 colleghi, ma non vi è stata alcuna risposta né dai diretti interessati, né dal Presidente dell’Ordine di Roma Amedeo Schiattarella.

Riteniamo la cosa molto grave e pertanto abbiamo deciso di scrivere direttamente a tutti e 15 i Consiglieri dell’Ordine affinché si rendano conto che il loro compito, (così come stabilito dal R.D. n. 2537 del 23 Ottobre 1925), è soprattutto quello di vigilare sui comportamenti degli iscritti che non rispettano le norme Deontologiche.

La questione di via Giulia è un episodio, ma il vero problema su cui vogliamo porre l’attenzione è l’incompatibilità dei Docenti a tempo pieno rispetto alla libera professione, su questo tema la maggiorparte degli Ordini e in particolare quello di Roma hanno sempre fatto le “orecchie da mercante” e hanno nascosto la testa sotto la sabbia facendo finta di niente.

Nessun Presidente si vuole mettere contro l’Università, ma è ora di finirla, la legge deve essere uguale per tutti, come nel caso del’architetto Fastoso l’Ordine è prontamente intervenuto (vedi link) aprendo un provvedimento disciplinare, così bisogna intervenire nei riguardi dei Professori universitari.

L’architetto Fastoso e l’architetto Purini hanno gli stessi diritti e doveri.

Riteniamo che i Consiglieri dell’Ordine non possano non rispondere alle nostre sollecitazioni, in caso contrario si prefigurerebbe il reato di omissione di atti d’ufficio come prevede l’articolo 328 c.p., che sanziona il fatto causato da un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, che rifiuta indebitamente un atto che per ragioni del suo ufficio deve essere compiuto.

LETTERA AI CONSIGLIERI DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI ROMA

Spett.li  Consiglieri dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia

Oggetto: sollecito chiarimento in merito alla vicenda di via Giulia segnalata con lettera del 06/02/2011

Gentili Consiglieri e colleghi, lunedì 07 febbraio 2011, abbiamo inviato una comunicazione agli Architetti Aymonino, Cordeschi, Portoghesi, Purini e Rebecchini e per conoscenza al Presidente Schiattarella e al Sindaco Alemanno in merito alla vicenda dei progetti presentati dall’Amministrazione su via Giulia.

Gli architetti interessati non hanno voluto rispondere alle nostre richieste, ma non hanno nemmeno smentito ciò che è stato pubblicato su tutti i giornali, ovvero quello di aver svolto l’incarico professionale gratuitamente.

La lettera è stata sottoscritta da più di 500 colleghi, ma il Presidente dell’Ordine non ha ritenuto opportuno risponderci né tantomeno avviare un procedimento in Deontologia a seguito della nostra segnalazione.

Il 14 aprile 2011 il Presidente dell’Ordine ha pubblicato un avviso su architettiroma.it, in cui ribadisce che: “ai sensi dell’art. 57 delle norme Deontologiche “ogni infrazione relativa ad incompatibilità, concorrenza sleale, (…) e comunque in grado di arrecare danno materiale o morale a terzi, comporta la sanzione della sospensione fino a tre mesi”; inoltre si ricorda con fermezza che:

“l’Ordine, attraverso l’attività istruttoria della propria Commissione Deontologica, continua e continuerà ad esercitare con fermezza il proprio ruolo di controllo e sanzione nei confronti di comportamenti deontologicamente scorretti.

Noi riteniamo che il caso di via Giulia si identifichi esattamente con l’infrazione realtiva ad incombatibilità e concorrenza sleale e pertanto riteniamo che l’Ordine debba esercitare con fermezza il proprio ruolo di controllo come afferma lo stesso Presidente.

Pertanto vi invitiamo ad aprire una procedura deontologica per verificare se il comportamento dei professionisti suddetti sia stato deontologicamente corretto.

Vi ricordiamo inoltre che la vostra funzione di Consiglieri dell’Ordine è regolata dal REGIO DECRETO del 23 Ottobre 1925, n. 2537  – Regolamento per le professioni d’ingegnere e di architetto, in cui l’art. 37 comma 3 attribuisce ai compiti del Consiglio dell’Ordine quello di:

”avere cura che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria”.

L’esercizio abusivo della professione si configura per i docenti universitari a tempo pieno che, in quanto tali,  non sono iscritti presso l’albo degli Architetti ma nell’elenco speciale ex art.11 del D.P.R. 382/1980 e pertanto non possono svolgere la libera professione. Tale incompatibilità è stata confermata dal Consiglio di Stato (Sez.II pareri n.1074\1990, n.408\1992, n.1010\1994) e dall’Autorità di vigilanza sui Lavori Pubblici, con delibera 179 del 25.6.2002.

In attesa di un vostro gentile riscontro, vi porgiamo cordiali saluti.

Roma 14/04/2011

Amate l’Architettura

Movimento per l’Architettura Contemporanea

www.amatelarchitettura.com

info@amatelarchitettura.com

Il Presidente

Antonio Marco Alcaro

SCARICA LA LETTERA