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Piazza San Silvestro: avevamo denunciato tutto sei mesi fa

Il Movimento “Amate l’Architettura”, in merito alle presunte irregolarità sulle modalità di incarico all’Architetto Portoghesi per la sistemazione di Piazza San Silvestro, aveva denunciato tutto e segnalato all’Ordine degli architetti nel mese di ottobre 2011, (vedi post).

In questi giorni sono apparse numerose agenzie di stampa che riportano dichiarazioni di politici e personalità in cui si sollevano dubbi e perplessità in merito alla sistemazione di Piazza San Silvestro:

Ciò che più stupisce è la dichiarazione del Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma Schiattarella (vedi link) a cui noi di Amate l’Architettura avevamo segnalato il caso nel mese di ottobre 2011, ma senza alcun seguito da parte sua.

Probabilmente, dopo aver partecipato alla manifestazione di RETE ATTIVA PER ROMA, (dove compare ancora tra i testimonial), per rilanciare la candidatura a sindaco di Roma di Alemanno, il Presidente dell’Ordine si è accorto che qualcosa non va nella gestione degli incarichi a Roma.

Noi ce ne siamo accorti da tempo e abbiamo ripetutamente denunciato all’Ordine le problematiche, chiedendo anche di aprire dei procedimenti deontologici nei confronti degli architetti che hanno accettato incarichi gratuiti contro legge dal Comune, ma si sa i docenti universitari non si toccano e infatti a distanza di più di un anno non è avvenuto assolutamente nulla.

La situazione a Roma degli incarichi pubblici è drammatica, non si fanno più concorsi, non si fanno neanche le gare tutto è in mano a Risorse per Roma, Zetema e qualche incarico diretto.

Possibile che nessuno faccia qualcosa?

Guardate questo incarico di Risorse per Roma, vi sembra normale che si possa dare attraverso una società del Comune di Roma un incarico diretto di 280.000 € a un collega architetto ?

Bisogna fermare questi continui abusi con la complicità delle Istituzioni che dovrebbero garantire il rispetto delle leggi.

Alleghiamo la nostra comunicazione del 09 ottobre 2011, inviata anche al Presidente dell’Ordine, che deve averla letta con 6 mesi di ritardo:

Amate l’Architettura segnala che l’incarico del Sindaco Alemanno  all’Architetto Portoghesi è contro legge !!!

Con l’aggravante dell’incarico gratuito inventato da Alemanno e sperimentato già in via Giulia e con Renzo Piano.

Le procedure per l’affidamento di incarichi pubblici di progettazione stabilite dal CODICE DEI CONTRATTI – (DLgs. n. 163/2006) – l’Art. 91. comma 8, determinano che:

E’ vietato l’affidamento di attività di progettazione ……….. a mezzo di contratti a tempo determinato o altre procedure diverse da quelle previste dal presente codice.

Nelle Linee Guida per l’affidamento dei servizi attinenti all’Architettura ed all’Ingegneria dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di LavoriServizi e forniture – (Determinazione n. 5 del 27 Luglio 2010) – si ricorda che:

In relazione all’affidamento di attività di supporto alla progettazione,  si ribadisce quanto affermato  con la deliberazione  n. 76/2005 in merito al fatto che  la  “consulenza” di ausilio alla progettazione di opere pubbliche nel quadro  normativo nazionale non è contemplata.

Peraltro, la consulenza alla progettazione non appare riconducibile alle  attività a supporto del responsabile unico del procedimento. Pertanto, gli eventuali soggetti  esterni individuati possono supportare il responsabile unico del procedimento  nelle sue attività di coordinamento e vigilanza sulla progettazione, fermo  rimanendo che la progettazione è compito di esclusiva competenza del progettista.

Inutile dire che l’Ordine degli Architetti non è intervenuto, i Sindacati, l’Autorità di Vigilanza e le Istituzioni preposte al controllo non hanno mosso un dito per denunciare questo ennesimo scandalo.

Non si può continuare ad assistere a continue infrazioni della legge senza che nessuno intervenga, le istituzioni dormono mentre i professionisti stanno morendo.

L’illegalità dell’incarico a Portoghesi è soltanto la cima dell’iceberg, qui ci troviamo di fronte ad un operazione completamente sbagliata da tutti i punti di vista, quello culturale, urbanistico, legale, architettonico.

Perché non c’è una sola piazza o strada del centro storico di Roma che sia stata riqualificata mediante l’uso di un concorso di progetazione aperto a tutti?

Nonostante il REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DEL CODICE DEI CONTRATTI – D.P.R. N. 207/2010 Art. 252 Comma 3, prevede che: Quando la prestazione riguarda la progettazione di lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico, conservativo, nonché tecnologico, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera l), le stazioni appaltanti riportano nel bando di gara di aver valutato, in via preliminare, l’opportunità di applicare la procedura del concorso di progettazione o quella del concorso di idee ai sensi dell’articolo 91, comma 5, del codice.

E’ possibile che da 20 anni ad oggi la sistemazione delle più belle piazze del mondo deve essere affidata ai tecnici comunali dell’Ufficio Progetti Città Storica?

E’ possibile che tra 17.000 Architetti di Roma non ci siano nessuno capace di far meglio?

Amate l’Architettura

Movimento per l’Architettura Contemporanea



Perchè solo in Italia gli incarichi sono assegnati al massimo ribasso?

PERCHE’ solo in Italia gli incarichi, soprattutto per le opere pubbliche,  sono assegnati al massimo ribasso, ledendo la dignità professionale e contribuendo a ridurre la qualità del Progetto, dell’Architettura e dei Servizi affidati?

Un paio di giorni fa ho letto, sul web, che un noto giornalista italiano ha definito Monti “un irresponsabile”. Bene, concordo pienamente ma devo aggiungere che sono indignato per il modo in cui sono stati aboliti i minimi tariffari: con un colpo di spugna, senza minimamente verificare il permanere della normativa che stabilisce le regole con le quali, noi architetti ed ingegneri, abbiamo la possibilità di esercitare la nostra professione, soprattutto per quanto riguarda l’affidamento degli incarichi professionali relativi alle opere pubbliche.

Aggiungo che l’illustre prof. Monti, non solo sembra essere un “irresponsabile”, ma è sicuramente “un pessimo picconatore” per il Paese e per noi che rappresentiamo una parte consistente dell’economia nazionale (l’edilizia è tra le maggiori industrie italiane e, nel Lazio, è la prima), pur essendo considerati nulla, ma nel contempo appartenenti ad una “casta” che deve però essere intesa non come viene descritta sui mezzi d’informazione, cioè una piccola aggregazione di privilegiati, ma, al contrario, ciò che non viene mai descritto è che siamo molto vicini alla casta degli “intoccabili” della società indiana, cioè di coloro che, fuori casta, sono gli ultimi della gerarchia sociale.

Siamo, e la realtà della nostra attuale condizione professionale lo conferma, una moltitudine di Paria a ciò ridotti dalle norme e dalle regole, spesso arbitrarie e poco rispettate dalle Istituzioni, che ci hanno ridotto ad un esercito di poveri in guerra tra loro; tutto ciò si è delineato, con forza, a partire dalla grande invenzione di Bersani, con l’abolizione delle tariffe minime, il quale con il provvedimento “innovativo”, da lui proposto ed approvato dalla sua maggioranza di governo, era convinto di creare un maggior numero di posti di lavoro fra i professionisti e specialmente fra i giovani; nella realtà ha soltanto messo in ginocchio tutti noi, giovani e vecchi, come dimostrano le statistiche dell’OICE e di altri organismi e le considerazioni e proteste di migliaia di  architetti ed ingegneri, sui vari blog e siti internet dedicati, cioè di coloro che negli ultimi anni hanno sofferto della dequalificazione della propria identità professionale.

Dove erano nel 2006 gli Ordini ed i Consigli Nazionali degli Architetti e degli Ingegneri?

Al di fuori delle inutili esternazioni a mezzo stampa che cosa hanno proposto o fatto di operativo e di concreto per tutti noi? Nulla.

Significativo è il fatto che nelle gare – fino a ieri senza minimi ma che, comunque,  erano l’unico riferimento delle Amministrazioni Pubbliche per determinare la parcella iniziale da sottoporre a ribasso nelle gare di servizi – mediamente i ribassi sono stati del 70/80% riducendo le parcelle a puro rimborso spese; recentemente un Comune della Sardegna ha aggiudicato una gara di progettazione con un ribasso dell’86%; da una parcella, a base di gara, di circa 250.000 euro si è arrivati ad aggiudicare la gara a circa 36.000 euro. Incredibile!

Siamo alla svendita dell’attività professionale: di recente sul sito di Groupon un giovane architetto ha offerto di progettare ristrutturazioni di interni ed arredi di appartamenti privati a ben 29,00 a progetto!

Oltre ai ribassi ci sono altre “amenità” di cui gli Enti pubblici, senza alcun rispetto del pur “vessatorio ed ingiusto” Codice dei Contratti, si fanno promotori nei confronti dei liberi professionisti.

Faccio alcuni esempi ripresi da bandi recentissimi:

– AIPES – Associazione Intercomunale per l’Esercizio Sociale – Consorzio per i Servizi alla Persona – Sora (FR):

– “Bando di progettazione relativo ad attività di recupero del patrimonio edilizio esistente per l’attivazione di servizi sociali nel Lazio”.

Nel testo del Bando in relazione al compenso professionale si legge:

“Importo IVA inclusa e Oneri previdenziali per l’incarico: 0,00 (le spese di progettazione saranno inserite nella redazione del progetto saranno liquidate…………ad avvenuta formale liquidazione dei fondi da parte della Regione Lazio”.

– Città di Ceprano (FR):

“Bando per l’affidamento dell’incarico di progettazione preliminare, definitiva, esecutiva e del coordinamento della sicurezza nella fase di progettazione per il recupero dei fabbricati del Centro Storico……..necessari alla realizzazione di programmi di riqualificazione urbana…Bando regionale”.

Nel testo del Bando si legge:

– Entità dell’appalto (cioè della parcella): 170.032,50;

– condizioni relative all’appalto di servizi: la prestazione del servizio è riservata alla professione di “pianificatore territoriale” o di “ingegnere civile e ambientale” o professioni ad esse equiparate;

– capacità tecnica e professionale: redazione di Progetti di Recupero Storico ed Architettonico del tessuto urbano e specificatamente nell’ambito del Centro Storico, del recupero di fabbricati degradati di centri storici…..

– Comune dell’Aquila:

“Bando per l’affidamento del servizio del supercoordinamento a supporto dell’Amministrazione comunale”.

– Importo stimato a base del servizio 192.900,00.

– Fra i tanti requisiti richiesti per la partecipazione alla gara, tra cui le referenze bancarie di almeno due istituti bancari, i partecipanti avrebbero dovuto dichiarare di aver utilizzato, negli ultimi tre anni, un numero medio di personale tecnico non inferiore a 8 unità tra dirigenti, soci attivi, dipendenti, ecc.

COMMENTO: essendo l’incarico relativo al coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione, quindi nella sfera della responsabilità penale del professionista incaricato ed essendo il servizio non delegabile ad alcun collaboratore, perché porre la condizione della dimostrazione di avere avuto personale dipendente, addirittura di 8 unità?

– Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Provveditorato Interregionale per le OO.PP. Lazio-Sardegna-Abruzzo:

“Affidamento del servizio di coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione dei lavori di adeguamento ……degli immobili sede del Tribunale dell’Aquila danneggiati a seguito del sisma del 06.04.2009”

– Importo stimato per la prestazione: 300.000,00.

– Fatturato richiesto per poter partecipare alla gara 1.000.000,00 conseguito nei migliori tre anni degli ultimi dieci per prestazioni di servizi attinenti il coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione attinenti a lavori pubblici.

COMMENTO: quanti professionisti in Italia possono vantare un tale fatturato per incarichi riguardanti la sola sicurezza in fase di esecuzione per opere pubbliche? Inoltre l’indicazione riferita alla prestazione esclusiva è vietata dal Codice dei Contratti, dalla Determinazione n. 5 del 27.07.2010                       dell’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici e dalla Circolare n. 4649 del 12.11.2009  del Ministero delle Infrastrutture.

– Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Provveditorato Interregionale per le OO.PP. Campania – Molise:

pubblicato in data 03.08.2011 il seguente avviso:

AVVISO RIVOLTO ESCLUSIVAMENTE A PROFESSIONISTI DIPENDENTI DI PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI:

Avviso pubblico per l’affidamento di servizi attinenti all’architettura ed all’ingegneria………….

– “Il compenso da riconoscere agli organismi di altre pubbliche amministrazioni interessate è in ogni caso esclusivamente quello previsto dall’art. 92, comma 5, del Codice……………… Formato l’elenco, questo Provveditorato, laddove sussistano le condizioni di propria carenza di organico per l’espletamento di determinati servizi di ingegneria ed architettura, procederà all’affidamento degli incarichi ai soggetti appartenenti ad Organismi di altre pubbliche amministrazioni che abbiano manifestato il proprio interesse al riguardo…….”

COMMENTI……………….certamente la responsabilità di tali assurdi e deleteri bandi non può essere fatta ricadere, in gran parte, su coloro che li pubblicano ma, soprattutto, sulla mancanza di controlli pubblici circa il rispetto delle norme e sulle norme stesse, vessatorie e interessate solo alla capacità economica del professionista, che relegano a requisito marginale i titoli e l’esperienza.

Tornando “all’irresponsabile” prof.  Monti ci si chiede se prima di dare il “colpo di spugna” alle tariffe si sia minimamente informato sulle regole che governano gli affidamenti di incarichi pubblici e sulle distorsioni ed abusi imposti dalle Amministrazioni pubbliche; la risposta è certamente negativa.

Nel recente Decreto Monti si leggono due disposizioni che rivelano la superficialità del provvedimento e la scarsa conoscenza delle leggi da parte di chi lo ha proposto ed approvato (Governo dei Professori e Parlamento):

– “In base all’articolo 10 del decreto “Sono abrogate tutte le tariffe professionali, sia minime sia massime”, con lo scopo di “rendere libera la contrattazione tra il professionista e il cliente” sul compenso, il cui preventivo scritto dovrà essere obbligatoriamente fornito in anticipo al cliente.”

“1. Sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico. (sia minime sia massime, con lo scopo di “rendere libera la contrattazione tra il professionista e il cliente” sul compenso).
2. Ferma restando l’abrogazione di cui al comma 1, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso di professionista è determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante.
3. Il Compenso per le prestazioni professionali è pattuito per iscritto al momento del conferimento dell’incarico professionale.

Il professionista deve rendere noto al cliente il grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico e deve altresì indicare i dati della polizza assicurativa per i danni provocati nell’esercizio dell’attività professionale.

In ogni caso la misura del compenso, previamente resa nota al cliente con preventivo scritto, deve essere adeguata all’importanza dell’opera e va pattuita in modo onnicomprensivo.

L’inottemperanza di quanto disposto nel presente comma costituisce illecito disciplinare del professionista.
4. Sono abrogate le disposizioni vigenti che per la determinazione del compenso del professionista, rinviano alle tariffe dì cui al comma 1. “.

Leggendo il testo del Decreto ci si chiede da quale pianeta siano venuti gli illustri Professori!

Per gli incarichi professionali relativi alle opere pubbliche ignorano che il rapporto tra le parti è sempre disciplinato da un contratto in doppia o triplice copia, con tanto di marche da bollo in capo al professionista incaricato, nel quale sono dettagliatamente descritte le prestazioni richieste al professionista nonché l’importo della parcella e le modalità di pagamento della stessa?

Ignorano che in relazione al “grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico” è previsto dal Codice  e dai Disciplinari di gara il numero e la qualità degli elaborati che il professionista incaricato deve presentare al Committente pubblico?

In relazione a ciò cito un recente Bando integrato dell’Università di Roma “La Sapienza” relativo alla progettazione esecutiva e successiva realizzazione dei lavori di riqualificazione dell’ex Centro Meccanografico delle Poste a San Lorenzo – Roma – adibito a sede universitaria con annessi servizi.

– Importo dei lavori: oltre € 22.000.000,00

– Importo della progettazione esecutiva: € 420.000,00.

Oltre all’espletamento di progettazioni di importo più che milionario al professionista veniva richiesto un fatturato non inferiore a € 1.260.000,00 per servizi espletati nei cinque anni precedenti, nonché un numero di dipendenti, soci, ecc, pari a 20 unità negli ultimi tre anni in quanto l’Amministrazione aveva stabilito che per eseguire l’incarico fossero necessari 10 professionisti e quindi, con riferimento al Codice, chiedeva la dimostrazione al professionista di aver avuto come dipendenti o collaboratori il doppio dei tecnici ritenuti necessari.

La cosa più interessante di questo bando è che in relazione a quanto già espresso con riferimento al “grado di complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa……..”, l’Amministrazione avrebbe fornito al professionista aggiudicatario dell’appalto, insieme all’Impresa, tutto il progetto definitivo già redatto dall’Amministrazione stessa quale documentazione di base da trasformare in progetto esecutivo; il numero di tali elaborati è stato di 150 elaborati tra rilievi, disegni architettonici, strutturali, impiantistici, relazioni, capitolati, computi metrici, piani di sicurezza, documenti economici, ecc..

Come si concilia tutto ciò con quanto espresso nel Decreto?

Agli illustri Professori nessuno ha detto che con l’eliminazione dei riferimenti tariffari l’ente pubblico non avrà più una base per stabilire la soglia per l’affidamento dei servizi professionali e dovrà procedere con una totale arbitrarietà, a scapito della qualità e della trasparenza delle procedure amministrative?

Con quale metodo i Responsabili del Procedimento determineranno il compenso professionale da porre a base di gara per i servizi di ingegneria ed architettura?
Essendo state cancellate le tariffe professionali,  le stesse non potranno essere più utilizzate e le Amministrazioni pubbliche avranno la libertà assoluta nella determinazione dell’importo da porre a base d’asta, con la assurda conseguenza che due servizi di architettura ed ingegneria del tutto simili, per prestazioni richieste e per importo dei lavori, posti in gara da due diverse amministrazioni, potranno avere due importi a base d’asta notevolmente diversi tra loro.
E’ questo il modo di fare le liberalizzazioni e di evitare le scelte arbitrarie che saranno compiute dalle Amministrazioni?

Come potrà essere determinato un importo a base d’asta per opera pubblica che sia “adeguato all’importanza dell’opera”?
Non è bastata la “bastonata” Bersani? Non sono bastati gli incredibili ribassi di cui le Amministrazioni pubbliche hanno, fino ad aggi, beneficiato senza tenere in alcun conto la professionalità, l’esperienza, i titoli, le responsabilità anche penali che si assume un professionista incaricato?

Gli Ordino professionali, i sindacati di categoria ed il CNA cosa hanno fatto in merito alla “Bersani” e al Decreto Monti? Solo parole a mezzo stampa, cioè nulla. E’ anche vero che gli Ordini ed il CNA istituzionalmente non possono svolgere il ruolo di un sindacato di categoria ma, allora, perché le Istituzioni, quando intervengono sulle tariffe, convocano tale organismi?

La confusione è totale; la nostra è la vera “repubblica delle banane”.

In virtù di ciò non si può omettere di citare la qualunquista posizione espressa dal CNA “Abbiamo molto apprezzato, in particolare la competenza e la capacità di ascolto del Ministro Severino che, all’interno di un precisa politica di riscrittura delle regole, ha proceduto con buon senso, raccogliendo i contributi delle professioni. L’aver lasciato il riferimento ai parametri nei contenziosi è, infatti, un atto di buona amministrazione, tutto a vantaggio dei cittadini e del buon governo dell’economia e della giustizia.”
“Per quanto riguarda, poi, il preventivo obbligatorio, condividiamo la norma che consideriamo utile per un rapporto trasparente con i clienti, ai quali non ci si dovrà limitare a preventivare i costi ma, occorrerà descrivere dettagliatamente la complessità della prestazione professionale. Solo in un rapporto di grande trasparenza, infatti, il confronto concorrenziale può regolare i rapporti professionali, senza offrire il destro alle truffe o alla promozione ingannevole come quella che quotidianamente circola su internet”.

Pongo una domanda: gli architetti liberi professionisti possono essere rappresentati da tali “colleghi”?

Questi non conoscono, così come gli illustri “Professori”, la nostra realtà professionale; ignorano completamente le questioni di clientela ed arbitrarietà che riguardano gli affidamenti degli incarichi pubblici di cui parlerò in maniera specifica e mirata, a seguire, con riferimento al Codice.

Chi ci può, allora, rappresentare? Il CUP? Cioè un organismo a cui aderiscono tutte le professioni ordinistiche ed il cui Presidente, non architetto, si ritiene capace di presentare ai “Professori” le istanze degli architetti ed ingegneri liberi professionisti?

Domanda: come si possono presentare, ai politici, istanze e rivendicazioni di una categoria professionale senza che la stessa sia mai stata convocata da alcun organo di rappresentanza?

Allora è arrivato il momento per noi, architetti ed ingegneri liberi professionisti, di organizzarci, di costituire una rete forte e compatta, che elabori proposte concrete in merito al progetto di Architettura, al ritorno a tariffe minime inderogabili e al corretto e limpido affidamento dei servizi di architettura ed ingegneria, senza tralasciare, ovviamente, la questione primaria relativa ai tempi certi di pagamento delle parcelle da parte delle Amministrazioni pubbliche ed in particolare di quelle dello Stato.

Ci vogliono sempre alcuni mesi per essere pagati e, in certi casi, anche alcuni anni; naturalmente senza il riconoscimento di alcun interesse. Potrei citare alcuni casi significativi, di attualità, che ometto soltanto a causa della ristrettezza del tempo concessomi da questa assemblea; una domanda mi sorge, comunque, spontanea: con quali criteri e per quale motivo i “Professori” ci hanno tolto l’ultima risorsa che avevamo per essere pagati dalle Amministrazioni pubbliche, cioè il decreto ingiuntivo ed hanno previsto solo il ricorso ordinario (e decennale con tutte le relative conseguenze negative) al Tribunale?

Vorremmo spiegazioni e risposte che nessuno si è degnato di darci.

Colleghi vi invito ad essere compatti, ad organizzare gruppi di lavoro, a creare una rete – noi della Rete 150 K ci stiamo provando con sacrificio ed estremo impegno – al fine di essere noi stessi gli artefici della nostra condizione professionale; organizziamoci e manifestiamo il nostro dissenso e le nostre rivendicazioni attraverso Internet, con nuove assemblee come quella di oggi e anche con manifestazioni di piazza che, credo, sino le uniche in grado di far arrivare la nostra voce presso i cittadini, i politici e presso giornali e tv. Le nostre rivendicazioni e denunce non sono di tipo sindacale o di “casta” ma esprimono la volontà di coloro che, quale parte consistente dalla cultura del nostro Paese, pretendono di essere professionalmente rispettati e di avere “minimi contrattuali” che ne garantiscano l’esistenza.

INCARCHI PUBBLICI – REGOLE DEL CODICE/REGOLAMENTO E MODALITA’ DI AFFIDAMENTO

I “Professori” hanno spazzato via le tariffe ma non hanno provveduto a modificare l’art. 91 del Codice dei Contratti e gli artt.  261,262 e 263           del Regolamento di attuazione; chi e in che modo determinerà a quale delle seguenti tre categorie rientreranno gli incarichi da affidare?

a) – Importo delle gare per affidamenti inferiori ad 40.000,00 (prima 20.000,00) – fiduciari con DURC; il Codice ne prevede l’affidamento esclusivamente “ad personam” cioè a pochi “eletti” e non solo: molto spesso, infatti, tali incarichi, mascherati con l’affidamento di una “consulenza” – vietata in quanto non prevista dal Codice e più volte sancita dall’Autorità di Vigilanza CP – riguardano progettazioni complete cioè architettonica, strutturale, impiantistica, ecc. che, fino a ieri, venivano compensate con circa 18.000,00 euro (anziché alcune migliaia di euro) evitando, in questo modo, il ricorso ad affidamenti con bando di gara perché troppo complicato oppure oneroso per i tempi necessari all’affidamento.

b) – Importo delle gare per affidamenti inferiori ad 130.000,00 / 193.000,00 (prima 100.000,00) – invito rivolto ad almeno 5 professionisti, DURC; in questi casi la maggior parte delle volte gli affidamenti sono fittizi in quanto, pur svolti con le regole previste dal Codice, nella realtà si chiede al professionista amico già prescelto di far presentare a 4 suoi amici, o collaboratori, 4 offerte più alte della sua e di consegnarle immediatamente dopo la pubblicazione del bando di gara. Esperita la gara soltanto fra le prime 5 offerte pervenute, si assegna l’incarico a chi ha fatto il maggior ribasso, cioè a colui che è stato prescelto prima della gara e quindi tutto è formalmente regolare.

COMMENTI………………..Ci si chiede se simili comportamenti di alcune amministrazioni pubbliche ( = reati) possano essere ancora ignorati. Dove sono i Consigli Nazionali, gli Ordini e i “Professori”? Ma anche dove siamo noi architetti ed ingegneri liberi professionisti?

c) – Importo delle gare per affidamenti superiori a 130.000,00 / 193.000,00 (prima 100.000,00) – fidejussioni, reddito professionale, lavori relativi ad appalti milionari svolti in precedenza, DURC, numero di dipendenti, ecc..

Per terminare una ulteriore considerazione in merito alla incredibile disomogeneità e quantità di moduli che bisogna riempire per partecipare alle gare pubbliche e alla continua necessità di compilare ex novo il proprio curriculum a causa della incessante fantasia di chi compila i bandi pubblici.

Arch. Moreno Capodarte

Un Concorso di Architettura visto dalla parte delle Istituzioni

Il Comune di Terni ha bandito un concorso in due gradi, di un certo rilievo, per la progettazione di un “percorso pedonale sopraelevato tra piazza Dante ed il futuro sistema di attestamento di via Proietti Divi integrato alla stazione ferroviaria di Terni.

Dall’analisi del bando di concorso emergono spunti di riflessione molto interessanti, su cui vorrei porre l’attenzione, da cogliere in prospettiva della prossima Assemblea Generale dell’ 8 febbraio 2012, organizzata dalla RETE 150K ( vedi link ).

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Di primo impatto, dal mio punto di vista, vedo che c’è un tema urbano importante, una nuova “porta” per Terni e che questo tema è affidato sì in due fasi, la prima della quale è più libera si basa su proposte di idee progettuali sulla base delle quali ci sarà l’ammissione al secondo grado, che prevede un progetto preliminare, per 10 concorrenti. Al vincitore tra questi, verrà affidato il progetto definitivo.
Il materiale da presentare al primo grado di concorso non è eccessivo: una relazione di 10 pagine e una tavola formato A0.
Tuttavia la sorpresa arriva al momento del vaglio dei requisiti professionali richiesti: i professionisti, le società di ingegneria e i raggruppamenti devono avere dei requisiti economico finanziari di tutto rispetto: un fatturato globale negli ultimi cinque anni di 415.000 euro e, soprattutto, l’avvenuto espletamento di servizi di progettazione nelle classi IXb (costruzioni in acciaio in particolare ponti) e la IIIa (impiantistica) negli ultimi dieci anni, con parametri minimi riferiti all’importo dei lavori (4.800.000 euro e 1.1200.000 circa).

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Questo si configura come un filtro di ingresso molto selettivo.
Perciò ho telefonato al Responsabile del Procedimento, l’Arch. Roberto Meloni della Direzione Urbanistica, nonché Responsabile del PIT (Progetto integrato Territoriale) al cui interno è ricompreso l’intervento.
l’Arch. Meloni ha fatto luce sulle mie perplessità rispondendomi con argomenti solidi:
avremmo voluto fare un concorso di idee per questa progettazione, difatti nel mio computer ho due cartelle distinte: il concorso di idee e il concorso di progettazione in due fasi. La fase attuativa del PIT, che gestisce fondi comunitari Por-Fesr 2007-13, è stata avviata all’inizio del mese di dicembre 2011, con la sigla da parte della Regione della prevista Convenzione con il Comune di Terni. I vincoli posti dalle regole comunitarie per le quali l’intervento deve essere realizzato entro giugno 2015, pena la revoca dei finanziamenti, ha obbligato l’Amministrazione a rivedere l’ipotesi iniziale del concorso di idee, pensato per essere attivato almeno 6 mesi prima rispetto al concorso di progetttazione, il cui bando è stato pubblicato il 15 dicembre 2011.

Per organizzare il concorso abbiamo dovuto fare una corsa e ugualmente si dovrà correre per realizzare l’opera, avendo un cronoprogramma che lascerà ai lavori solamente due anni, tempo strettissimo per la tipologia dell’intervento e per la complessità del cantiere, da realizzare nell’ambito di uno scalo ferroviario in esercizio. Stando così le cose, la scelta a monte di progettisti che avessero una comprovata esperienza in questo specifico settore e che ci potessero assicurare di avere il necessario know how per procedere nei tempi e non farci perdere il finanziamento, è stata obbligata.”
” Per noi sarebbe stato più semplice, dato che l’incarico è sotto i 100.000 euro, chiamare con procedura negoziata (senza ricorrere ad un bando) un grande nome con esperienza nello specifico, ma noi crediamo che sarebbe stata una soluzione qualitativamente inferiore a quello che produrrà un concorso.”
Perciò, ho chiesto io, alla fine l’avere messo in piedi un concorso (anche se con questi stretti paletti di ingresso) è in realtà una scelta motivata soprattutto dalla vostra buona volontà?
Meloni ha risposto: “C’è una legge della Regione Umbria che dice chiaramente che le opere pubbliche devono essere realizzate con criteri qualitativi, ma non è vincolante, lo abbiamo fatto soprattutto per una volontà della nostra amministrazione, con tutto il carico di lavoro che ne ha conseguito”.
Con queste affermazioni ho superato una iniziale perplessità sul bando e ho cominciato ad intraprendere una più ampia riflessione sul meccanismo dei concorsi, della quale riporto solo due spunti tematici per una riflessione successiva più approfondita:

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Attualmente non c’è nessuna legge che costringa un’amministrazione pubblica a perseguire la qualità nelle opere e nei servizi di progettazione.

La soglia dei 100.000 è così alta che perfino un progetto così significativo (mi verrebbe da dire anche simbolico) per la città di Terni potrebbe essere redatto senza un concorso, cioè senza privilegiare la qualità del progetto in luogo della chiara fama del progettista.

La considerazione finale, che racchiude le precedenti, è che diviene urgente l’approvazione di una legge sull’architettura (noi di Amate l’Architettura abbiamo lavorato sulla bozza del Sole 24 Ore ( vedi link ), che possa però incidere sui meccanismi che muovono le istituzioni, come per esempio il codice dei contratti pubblici.
Nel frattempo, ho invitato l’arch. Meloni a venire all’assemblea della RETE 150K per parlarci un poco della difficoltà del fare buona architettura, vista dall’interno delle istituzioni.

Mercoledì 8 febbraio 2012: si parte con 150K ARCHITETTI

Si parte con 150K ARCHITETTI !!!!!

Invitiamo tutti a partecipare, intervenendo all’Assemblea o inviando il proprio contributo via mail a info@amatelarchitettura.com

C O M U N I C A T O    S T A M P A


Il Movimento “Amate l’Architettura” promuove l’Assemblea aperta

150K ARCHITETTI

Mercoledì 8 febbraio 2012  alle ore 17.00

Sala Convegni della Città dell’Altra Economia

Largo Dino Frisullo, Campo Boario (ex Mattatoio) – Roma

Per il recupero della dignità della professione dell’architetto, per l’accesso e la tutela dei giovani nel mondo della professione, per incarichi pubblici all’insegna della trasparenza, per una Legge sull’Architettura, per una Cassa previdenziale equa.

Il Movimento invita alla  mobilitazione: Professionisti, Associazioni, Enti e Istituzioni, per invertire una tendenza in atto che vede il declino dell’architetto e di tanti altri liberi professionisti che, nel processo di trasformazione del territorio, sono indispensabili per una maggiore qualità dell’architettura nel nostro paese.

L’Assemblea sarà il punto di partenza per altre iniziative che dovranno rispondere con forza alla totale assenza della politica che ha portato alla deriva e ha emarginato la figura dell’architetto, relegandolo al ruolo di mero strumento operativo dei propri interessi e della speculazione.

L’Assemblea punterà ad obiettivi definiti, chiari, e raggiungibili quali:

  • presentare proposte concrete e di riforma su: Liberalizzazioni, Ordini professionali, Legge per l’Architettura, Codice dei contratti, Formazione universitaria, Competenze professionali, Procedure dei concorsi;
  • creare una rete di Professionisti e Associazioni che, nel manifestare il proprio   disagio, possa disporre di un ampio e determinato potere contrattuale in grado di incidere sulle scelte dei nostri  organi di rappresentanza e del mondo politico.

Questo incontro vuole essere un deciso tentativo di riportare all’ordine del giorno il dibattito sulla crisi della nostra Professione e sull’Architettura, per affrontare, in questo momento storico, il cambiamento in atto nel mondo del lavoro e per rispondere alla domanda di rinnovamento che investe l’intera società Italiana.

Parteciperanno i rappresentanti di: Ordini professionali, Consigli Nazionali, Università, Sindacati, Associazioni di categoria e singoli Professionisti.

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MANIFESTO 150K ARCHITETTI

Per porre l’attenzione sull’insostenibile condizione professionale degli architetti in Italia, e promuovere una mobilitazione allargata a tutti i professionisti convinti del bisogno di una maggiore qualità architettonica nel processo di trasformazione del territorio

il Movimento “Amate l’Architettura” ha formulato

10 Domande per “CAMBIARE”

1) PERCHE’ solo in Italia è diventato impossibile esercitare dignitosamente la professione dell’architetto e dell’Ingegnere nel rispetto di quanto stabilito dagli artt. 4 e 36 della nostra Costituzione? (Art. 4 – La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Art. 36 -. Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.).

2) PERCHE’ solo in Italia si è raggiunto il numero incredibile di circa 150.000 architetti, pari a quasi un terzo di tutti gli architetti europei?

3) PERCHE’ solo in Italia ci sono figure professionali che, nonostante l’esistenza di leggi e sentenze che definiscono le loro competenze, continuano a svolgere impunemente attività riservate solo all’architetto e all’ingegnere?

4) PERCHE’ si permette ai Professori universitari a tempo pieno e addirittura ad interi Dipartimenti delle Università italiane di esercitare anche la libera professione, contravvenendo alle leggi vigenti?

5) PERCHE’ si è voluta creare ed immettere su un mercato del lavoro già saturo e caotico, la figura del Laureato Junior senza definirne precise competenze e professionalità?

6) PERCHE’ si accetta che neolaureati e giovani professionisti “a Partita IVA” lavorino negli studi professionali in condizione di dipendenza senza alcuna tutela?

7) PERCHE’ la nostra cassa previdenziale (Inarcassa) non trova un modo per sostenere quei tanti professionisti che, senza reddito per mancanza di lavoro, sono comunque obbligati a versare un pesante contributo pensionistico?

8) PERCHE’ solo in Italia il pagamento delle parcelle professionali non viene tutelato legandolo direttamente ai tempi reali del processo progettuale e della realizzazione delle opere?

9) PERCHE’ solo in Italia gli incarichi, soprattutto per le opere pubbliche, sono assegnati al massimo ribasso, ledendo la dignità professionale e contribuendo a ridurre la qualità del Progetto, dell’ Architettura e dei Servizi affidati?

10) PERCHE’ gli Ordini professionali, il CNA, il CNI e i Sindacati, oltre alle inutili esternazioni di facciata a mezzo stampa, nulla di concreto hanno mai conseguito in termini di tutela della dignità, della professionalità e del diritto al lavoro dei loro iscritti e quindi oggi qual è il loro ruolo e la loro funzione?

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S C H E D A   I N F O R M A T I V A

150K ARCHITETTI

Il Movimento invita alla mobilitazione Professionisti, Associazioni, Enti e Istituzioni, per invertire una tendenza in atto che vede il declino dell’architetto e di tanti altri liberi professionisti che, nel processo di trasformazione del territorio, sono indispensabili per una maggiore qualità dell’architettura nel nostro paese.

OBIETTIVI

– Presentare proposte concrete e di riforma su Liberalizzazioni, Ordini professionali, Legge per l’Architettura, Codice dei contratti, Formazione universitaria, Competenze professionali, Procedure dei concorsi;

– Creare una rete di Professionisti ed Associazioni che nel manifestare il proprio disagio possa disporre di un ampio e determinato potere contrattuale per incidere sulle scelte dei nostri organi di rappresentanza e del mondo politico;

DESCRIZIONE DELL’INIZIATIVA

L’iniziativa si incentra su tre distinte azioni organizzate in due fasi:

FASE RICOGNITIVA

1) Creazione di una piattaforma telematica nella quale si possano raccogliere idee, suggerimenti, domande, denunce sull’attuale situazione dell’architettura e degli architetti in Italia.

2) Organizzazione di una Assemblea aperta a tutti coloro che hanno a cuore il problema, per Mercoledì 8 febbraio 2012

FASE PROPOSITIVA

3) Dare vita, di seguito all’Assemblea, a gruppi di lavoro con riflessioni e proposte sui temi emersi nella fase ricognitiva.

La piattaforma telematica utilizzerà la tecnologia ThinkTag e sarà aperta a tutti. Per accedere sarà necessario creare un account. La piattaforma è concepita come un luogo di incontro e di discussione tra tutti coloro che vogliono sostenere la rete 150K architetti.

Su di essa saranno ospitati:

– tutti gli interventi di coloro che vorranno parlare all’Assemblea;

– tutte le domande e le questioni poste dai partecipanti all’iniziativa;

– i gruppi di lavoro che, per questioni organizzative, saranno divisi (per ora) tra le seguenti 5 aree tematiche:

A). Riforma degli Ordini professionali:

Ragionare, nell’ambito delle liberalizzazioni annunciate, su proposte relative al mantenimento o all’abolizione dell’Ordine degli architetti, focalizzando le attuali inefficienze.

B). Incarichi professionali nelle opere pubbliche:

Analisi del sistema concorsuale, del sistema degli appalti dei servizi e delle opere pubbliche, che oggi non privilegiano la qualità dell’architettura;

Proposta di legge sull’architettura partendo da quella presentata dal Sole 24Ore – Progetti e Concorsi.

C). Sistema di formazione degli architetti:

Analisi per l’adeguamento del sapere e per la formazione dei giovani alle richieste del mercato e della professione e definizione delle competenze tra i tecnici italiani.

D. Tutela dei neolaureati e dei giovani architetti:

Dall’ingresso al lavoro al praticantato per soffermarsi, soprattutto, sulla mancanza di tutele per i giovani dipendenti.

E. Nuove modalità nella gestione del territorio:

Tema apparentemente slegato rispetto a quello della professione, ma nella realtà la pianificazione urbanistica e l’architettura sono oggi categorie marginali, se non assenti, nelle dinamiche di trasformazione del territorio, con le conseguenze che tutti possiamo vedere, e di cui purtroppo pochi si rendono conto;

Potranno, naturalmente, essere aggiunte nuove aree tematiche di discussione, non comprese nelle 5 tematiche espresse.

RETE 150K ARCHITETTI

FINALITA’ DELL’INIZIATIVA E MODALITA’ OPERATIVE

L’Assemblea aperta, prevista nella Sala Convegni della Città dell’Altra Economia a Testaccio a Roma, Campo Boario, mercoledì 8 febbraio 2012 alle ore 17.00, avrà una durata di circa 3 ore e verrà organizzata con un criterio “orizzontale”.

Qualsiasi persona potrà iscriversi a parlare avendo a disposizione il medesimo tempo di intervento, che sarà calibrato in funzione del numero delle prenotazioni. In tutti i casi dovranno essere necessariamente interventi concisi e compresi nell’ambito dei 5/10 minuti. Gli interventi potranno essere su qualsiasi argomento e saranno inseriti nell’ambito dell’area tematica più attinente.

Sarà richiesto di inviare gli interventi ai moderatori del sito web in modo che possano essere inseriti in una sezione consultabile da tutti. Non sarà operata alcun tipo di censura sugli interventi e saranno molto graditi anche interventi di orientamento differente che possano dar modo di sviluppare un dibattito sull’argomento.

Qualora, per ragioni logistiche, qualcuno dovesse essere impossibilitato a presenziare fisicamente all’Assemblea aperta, potrà inviare un video di durata non superiore al consentito o, nel caso più restrittivo, un documento scritto che sarà letto durante i lavori dell’Assemblea o semplicemente sarà inserito nel sito web. I documenti pervenuti e gli interventi effettuati saranno riuniti in un primo dossier che sarà fornito sia a tutti i mezzi di comunicazione che alle Istituzioni.

L’Assemblea sancirà la nascita di gruppi di lavoro, di carattere volontario, che lavoreranno prioritariamente su pagine predisposte sul web, sulle aree tematiche individuate ed eventualmente su altre sollecitate dagli intervenuti che, in un tempo definito dovranno analizzare i temi individuati e, preferibilmente, produrre proposte condivise.

Al termine dei lavori saranno valutate tutte le opportunità di pubblicazione del materiale e di circolazione nelle sedi già citate.

Per qualsiasi informazione scrivere a: info@amatelarchitettura.com


Codice appalti – quante modifiche?

26 Settembre 2011

Come molti sanno gli appalti pubblici in italia sono regolati dal c.d. Codice degli Appalti ovvero il D.Lgs. 163/2006.  Questo codice, insieme con il regolamento attuativo, il DPR 207/10, regolamenta i criteri e le procedure a cui gli enti pubblici dovrebbero attenersi nell’affidamento degli appalti, sia che si tratti di servizi di ingegneria, sia che si tratti di opere edili e impiantistiche e sia che si tratti di semplici forniture o servizi.
Quella che segue quindi è una lista non completa e sicuramente non definitiva dei principali provvedimenti che, dal 2006 ad oggi, hanno modificato il codice.

L. 228/06 (Decreto Bersani)
L. 296/07 (Legge finanziaria)

D.Lgs 6/07 (decreto correttivo del codice)
D.Lgs 113/07 (decreto correttivo)
L. 123/07 (sicurezza sui luoghi di lavoro)
D. 248/07 (decreto milleproroghe)
L. 244//08 (legge finanziaria)
D.Lgs 152/08 (3° decreto correttivo)
L. 201/08 (decreto anticrisi)
L. 69/09 (collegato anticrisi)
L. 94/09 (disposizioni in materia di sicurezza pubblica)
L. 102/09 (conversione D.L. anticrisi)
L. 166/09 (conversione D.L. 135 – attuazione di obblighi comunitari)
D.Lgs 53/10 (Direttiva Cee 66/07 – procedure di ricorso)
D.Lgs 104/10 (Riordino Codice del Processo Amministrativo)
D.L 70/11 (Decreto Sviluppo)
L. 106/11 (conversione Decreto Sviluppo)

In ogni caso qui trovate un elenco, completo e costantemente aggiornato, delle modifiche al 163/06

Ho riportato l’elenco perchè, per una volta, vorrei spezzare una piccola lancia in favore degli enti pubblici, ma soprattutto a favore di tutti i lavoratori (consulenti e professionisti del settore compresi) che si ritrovano ad operare con questo tipo di situazione.
Provate a immaginare quanto tempo trascorre mediamente dal momento in cui viene deliberato un appalto (approvato in un consiglio comunale, ad esempio) fino al momento in cui avviene la sottoscrizione del contratto di appalto; si parla di 1-2 anni; immaginate poi quante volte in questo lasso di tempo le norme di riferimento possono venire modificate; negli ultimi 5 anni 17 volte (1 ogni 3,5 mesi!) e c’è ragione di attenderne ulteriori a breve.
Districarsi all’interno di questo intreccio normativo senza incappare in errori giuridici, e senza incappare nei mille ricorsi al TAR in cui siamo tutti maestri, è decisamente un’impresa titanica.
Siamo talmente abituati a mettere in discussione chi ci amministra per le scelte o per gli errori che questi commettono amministrandoci, che troppo spesso ci dimentichiamo delle difficoltà oggettive in cui i nostri amministratori (e prima di loro le persone che gli stanno dietro) sono chiamati a operare; non è un alibi ovviamente e fin troppe volte gli errori commessi sono il frutto di cialtroneria e superficialità, ma ritengo almeno doveroso concedere delle attenuanti.
Intanto aspettiamo il parere dell’Autorità di Vigilanza per i Contratti Pubblici, previsto il 29 settembre, a cui è demandata la redazione dei contratti tipo previsti dall’ultimo Decreto.
Insomma un’altra modifica!