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Professional day: un flop annunciato

E’ stato davvero desolante partecipare alla manifestazione di oggi a Roma all’Auditorium della Conciliazione.

Il professional day era stato annunciato da tempo, ma la totale mancanza di comunicazione e le modalità di organizzazione dell’evento, senza coinvolgere minimamente gli ordini provinciali, le associazioni, gli iscritti, avevano fatto capire in anticipo che sarebbe stato un fallimento.

Per il solito balletto di gelosie, invidie, giochi di potere, i Consigli nazionali non hanno collaborato con gli ordini provinciali, le casse non si sono impegnate a fare un’adeguata comunicazione agli iscritti, nessuno ha mandato una sola mail agli iscritti per invitarli a partecipare, sembrava che tutti avessero l’interesse a far fallire la manifestazione, è stata la dimostrazione dell’inutilità di questi organismi che ci rappresentano e che ci costano.

Tutto mi sarei aspettato, ma vedere che il CUP (Comitato Unitario Professioni) che coordina più di 20 tra Federazioni e Consigli Nazionali che rappresentano tutti i professionisti italiani (2.100.000 persone) non sia riuscito, in un momento come questo di fortissimo attacco alle professioni, a riempire una sala di 1.000 persone, dimostra la totale assoluta mancanza di rappresentatività.

Gli iscritti non si sentono minimamente rappresentati da un organismo che non condividono, del resto gli ordini non rappresentano soltanto i liberi professionisti, ma anche i dipendenti pubblici e privati e altri.

Sul sito del CUP fino a ieri scrivevano:” Si svolgerà in tutta Italia il prossimo 1 marzo la più grande manifestazione di ogni tempo dei professionisti ordinistici con sedi in tutte le città d’Italia, in collegamento con la sede centrale di Roma”.

Oggi dovrebbero scrivere il più grande flop di tutti i tempi, altro che giornata dei professionisti è stato il funerale dei professionisti, sembrava di stare sul Titanic che affonda con la banda che continua a suonare.

E’ stato davvero desolante arrivare alle 10.00 e vedere la sala praticamente vuota, alle 10.40 sono iniziati i lavori con meno di 500 persone presenti e abbiamo assistito alla passerella dei Presidenti Nazionali che hanno fatto la loro vetrina senza fare affermazioni degne di nota, i consulenti del lavoro hanno parlato più di tutti ben 4 interventi, del resto il Presidente del CUP Marina Calderone è Presidente Nazionale dei Consulenti del Lavoro.

Hanno sfilato: biologi, agronomi, periti tecnici, notai, ingegneri, architetti, commercialisti, giornalisti, farmacisti, medici, veterinari, un gran calderone organizzato non a caso dalla Calderone, in cui sono state accostate professioni che non hanno nulla in comune con problemi e esigenze completamente diverse.

I pochi politici intervenuti hanno fatto dichiarazioni scontate e di facciata, non c’è stato un solo intervento decente e in linea con una manifestazione che doveva rappresentare il forte disagio che stanno vivendo in Italia i professionisti.

Naturalmente non ne hanno parlato i telegiornali, i siti web dei quotidiani, come se non fossimo esistiti.

  • Bisognava gridare con forza l’importanza delle professioni intellettuali in Italia che dovrebbero rimanere libere e non sotto ricatto di un padrone;
  • bisognava denunciare con forza la drammaticità della condizione in cui versano migliaia di giovani professionisti;
  • bisognava denunciare con forza l’assurdità delle leggi che ci riguardano;
  • bisognava rivendicare con forza l’enorme differenza tra un attività professionale e un’attività commerciale;

bisognava fare molto altro, ma niente di tutto questo, qualche video intervista, qualche giovane buttato li per caso, ma una manifestazione davvero inutile.

L’intervento del nostro Presidente del CNA è stato poi disarmante, tutto ciò che è stato capace di dire in quei pochissimi minuti a disposizione (2 o 3) è che noi architetti dobbiamo rinunciare a qualcosa e che in Italia se si interviene sugli edifici esistenti con tecnologie bioclimatiche si possono risparmiare 8 centrali nucleari.

E’ la dimostrazione che siamo alla frutta.

Noi architetti non abbiamo nessuno che ci rappresenta, gli ordini, i Consigli Nazionali sono degli zombie che camminano, noi di amate l’architettura ci stiamo provando a creare qualcosa che ci possa rappresentare, la rete 150K nasce per questo, facciamoci le nostre proposte e presentiamocele da soli, non possiamo farci più tutelare da questi personaggi che si sono visti oggi a Roma, è necessario però l’impegno di tutti se vogliamo salvarci.

Non voglio essere pessimista, ma ho l’impressione che siamo una razza in via di estinzione, c’è chi, come ultimo atto disperato, si rivolge al Presidente della Repubblica, ma ormai ci vorrebbe un miracolo!!!

Lettera di ivaseipartita ai presidenti nazionali di CNA, CNI e Ordini di Roma

11 Settembre 2011

Pubblichiamo volentieri la lettera che i nostri amici di ivaseipartita hanno inviato ai Presidenti Nazionali di Architetti, Ingegneri e ai Presidenti dell’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri di Roma.

I rappresentanti di queste Istituzioni non possono continuare a far finta di niente e a non conoscere la grave situazione di irregolarità e di sfruttamento dei giovani professionisti, (probabilmente alcuni di loro hanno nel proprio studio collaboratori a partita iva).

La crisi in cui viviamo è gravissima e colpisce  maggiormente gli architetti perché “erano già in crisi prima della crisi”, non si può obbligare i titolari di uno studio professionale ad assumere i propri collaboratori, ma si deve pretendere una certa deontologia nei confronti di colleghi.

Se no si hanno le possibilità economiche di assumere a tempo indeterminato professionisti architetti o ingegneri si possono scegliere dei collaboratori a partita iva, ma devono essere trattati da “collaboratori” e non da “dipendenti”, quindi compenso proporzionato alla parcella del titolare dello studio, libertà di orari e trattamento da collega e non da sottoposto, il contrario di quello che fanno tutti o quasi.

Speriamo che il Presidente della neo Fondazione di inarcassa, nata per tutelare i liberi professionisti architetti e ingegneri, si voglia occupare di questa penosa situazione.

LETTERA DI IVASEIPARTITA:

Al Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti,

Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori,

arch. Leopoldo Freyrie

Al Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri,

ing. Giovanni Rolando

Al Presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori,

Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia,

arch. Amedeo Schiattarella

Al Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della

Provincia di Roma,

ing. Francesco Duilio Rossi

Egregi Presidenti,

Siamo un gruppo di giovani architetti e ingegneri che a marzo 2011 ha creato il blog “Iva sei Partita” per denunciare e informare su una nuova figura purtroppo molto diffusa nelle nostre professioni, il “Finto Lavoratore Autonomo”.

Molti di noi si riconoscono in questa definizione perché, pur essendo titolari di Partita Iva, svolgono di fatto un lavoro di tipo subordinato, senza nessuna autonomia, con orari di lavoro prestabiliti (spesso timbrando il cartellino), in sedi stabilite dal datore di lavoro, e fatturando questa prestazione come “consulenza/collaborazione”.

Inoltre non godono di indennità di malattia, disoccupazione, ferie, mensilità aggiuntive, incentivi per l’aggiornamento professionale, trattamento di fine rapporto, non possono accedere a forme di agevolazione, tutto questo pagando in media l’8% in più di tasse di un lavoratore dipendente e percependo uno stipendio mensile inferiore a quello stabilito dalle tabelle del CCNL per i dipendenti degli studi professionali, a parità di responsabilità e competenze, senza nessuna garanzia di continuità lavorativa, senza nessuna possibilità di avviare un percorso di crescita professionale autonoma.

Questa forma di abuso nasce dalla grande convenienza nell’uso della partita iva, rispetto a rapporti di lavoro strutturati secondo la normativa: è il mercato a fare le leggi e imporre il prezzo, in totale elusione dei diritti e della qualità del lavoro, in una visione miope che frena l’innovazione e la crescita della società.

Stiamo parlando di professionisti iscritti all’Ordine di appartenenza, i cui datori di lavoro sono spesso colleghi iscritti anch’essi all’Ordine: ci  chiediamo quale ruolo possano avere in questa realtà termini come qualità, dignità, deontologia, laddove non c’è nessun controllore che arresti questo processo.

Iva sei Partita nasce con l’intento di ristabilire la capacità contrattuale del libero professionista, innanzitutto individuando l’entità del problema. Abbiamo pubblicato un questionario on-line, dal quale emerge che: il 70% dei liberi professionisti intervistati non si considera un lavoratore autonomo e non può gestire autonomamente gli orari di lavoro, il 60% è in regime di monocommittenza e nell’ 86% dei casi il rapporto di lavoro non è regolato da nessuna forma di contrattazione scritta. Il 60% ha più di 30 anni, il che evidenzia che questa realtà non riguarda solo i neolaureati, ma coinvolge un’intera generazione di professionisti.

Iva sei Partita è un luogo di informazione condiviso e promuove azioni e dibattiti per migliorare l’accesso alla professione, la tutela e la consapevolezza del lavoratore,  il rispetto delle regole.

Iva sei Partita vuole porsi come interlocutore di associazioni e istituzioni per portare all’attenzione pubblica un’anomalia che sta diventando normalità, ma di cui si parla poco, e trovare soluzioni condivise.

Iva è infine uno spazio di ricerca che indaga la società e la città contemporanee, per capire quale risposta le nostre professioni possano dare alla contrapposizione tra le istanze di flessibilità della società, che sconfinano nella precarietà, e lo spazio dell’abitare.

Siamo coscienti che l’attuale crisi economica, e gli attacchi che le nostre professioni hanno subito negli ultimi anni, hanno prodotto un abbassamento del costo del lavoro e una perdita di diritti, che sta pagando un’intera generazione di giovani architetti e ingegneri. Questa situazione è diventata ormai insostenibile, e pensiamo che la soluzione debba essere trovata nella condivisione delle problematiche e non nel conflitto.

Noi per primi dobbiamo creare i presupposti per avviare un percorso di costruzione del futuro.

Per questo motivo chiediamo agli Ordini Professionali:

Di interessarsi alla problematica dei Finti Lavoratori Autonomi, sensibilizzando i propri iscritti e vigilando e agendo nei confronti di forme di sfruttamento del lavoro: l’abuso di contratti di collaborazione a progetto, delle consulenze e degli stage che mascherano rapporti di lavoro subordinato, di fatturazioni in regime di monocommittenza per cifre ben al di sotto dei minimi tariffari. Nell’interesse non solo di quella che è la parte più debole a livello contrattuale all’interno del rapporto lavorativo, ma della dignità dell’intera professione, il cui ruolo sociale è riconosciuto dagli Ordini stessi come di interesse collettivo.

Di implementare e pubblicizzare il servizio di consulenza legale, perché  garantisca agli iscritti la piena consapevolezza dei propri diritti e la conoscenza delle azioni da intraprendere quando questi vengono violati.

Di intraprendere un tavolo di discussione con gli iscritti, per affrontare il problema e portare avanti una posizione condivisa da presentare alle Istituzioni.

Di predisporre un documento che sia di riferimento per avere, anche in Italia come nel resto d’Europa, un sistema di Contrattazione Collettiva Nazionale degli architetti e degli ingegneri.

Di avviare azioni e dibattiti (seminari, workshop, convegni) per intraprendere un percorso di  ricerca sul ruolo della professione all’interno della società flessibile contemporanea.

Iva sei Partita si rende disponibile a collaborare affinché queste problematiche vengano affrontate concretamente. Per questo chiediamo un incontro con i Vostri rappresentanti per iniziare a tracciare un percorso nuovo, di legalità e qualità.

Iva sei Partita – architetti e ingegneri  in viaggio con Iva

www.ivaseipartita.it

ivaseipartita@gmail.com

Lettera aperta al Presidente Nazionale dei Geometri Savoldi

Amate l’Architettura ha risposto alla gravissima lettera del Presidente Nazionale dei Geometri Fausto Savoldi in cui si rivendica la possibilità da parte dei Geometri di progettare edifici in cemento armato, definendo faziose e inopportune le sentenze della Cassazione e minacciando gli Ordini professionali di Architetti e Ingegneri a non intromettersi inviando comunicazioni fuorvianti alle Amministrazioni interessate.

Non mi sembra che ci siano state prese di posizioni da parte di CNA, CNI, Ordini professionali e Sindacati, la cosa è molto grave.

In Italia non si può più rimandare la questione delle competenze professionali, bisogna mettere mano a una nuova legge condivisa con tutte le categorie, ma nel frattempo non ci si può nascondere dietro pareri di parlamentari o cavilli da azzeca-garbugli la legge e le sentenze della Cassazione vanno rispettate.

Inutile dire che fino ad ora non abbiamo avuto alcun riscontro della nostra lettera dal Presidente dei Geometri Savoldi e dai Presidenti di CNA e CNI.

Avevamo già inviato una lettera ai Presidenti nazionali di Architetti, Ingegneri e Geometri, in cui si riteneva ormai non più rinviabile il momento di porre fine a inutili polemiche e di mettere mano al riordino delle competenze professionali, ma dopo un primo incontro tutto è finito nel nulla.

Speriamo che si voglia finalmente fare qualcosa.

Alleghiamo la lettera:

Geometra Fausto Savoldi

Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati

Piazza Colonna, 361   00187  Roma

Fax 06 48912336

presidenza@cng.it cng@cng.it

p.c.

Architetto Leopoldo Freyrie

Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC

Via di Santa Maria dell’Anima, 10   00186 Roma

Fax  06 6879520

direzione.cnappc@archiworldpec.it – direzione.cnappc@archiworld.it

Ingegnere Giovanni Rolando

Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri

Via IV Novembre, 114   00187 Roma

Fax  06 69767048

segreteria@cni-online.it – tuttoingegnere@legalmail.it – segreteria@ingpec.eu

Oggetto: Competenze professionali Architetti/Ingegneri e Geometri

Gentile Geometra Savoldi

La sua recente lettera del 04/05/2011 in merito alle competenze professionali dei geometri ci ha lasciato basiti, Lei parla di faziose utilizzazioni delle Sentenze della Corte di Cassazione e mal motivate prese di posizione da parte degli Ordini degli Ingegneri e Architetti.

Lei per fare chiarezza allega il parere di un noto parlamentare che esamina in maniera imparziale e distaccata la questione, dobbiamo dedurre che la Corte di Cassazione opera in maniera faziosa a favore degli Ingegneri e Architetti.

Crediamo che le Sue affermazioni siano talmente gravi da rendere necessario un chiarimento e una presa di posizione da parte dei Presidenti di CNACNI.

Noi di amate l’architettura non crediamo che questo sia il modo corretto di procedere in merito alle competenze professionali, Le ricordiamo che, in data 15/02/2010, Le avevamo inviato una lettera in cui si riteneva ormai non più rinviabile il momento di porre fine a inutili polemiche e di mettere mano al riordino delle competenze professionali.

L’Italia è l’unico paese europeo dove esiste un conflitto tra figure professionali che dovrebbero avere un ruolo ben distinto in quanto provengono da un percorso formativo completamente diverso. Ogni manufatto edilizio, dal più semplice al più complesso, dovrebbe essere seguito da architetti, ingegneri e geometri  agendo insieme con ruoli ben distinti.

Vogliamo anche evidenziare che il problema della progettazione non è soltanto un problema di conoscenze tecniche, come abbiamo già espresso in una lettera inviata al Corriere della Sera, chi pensa che i geometri possano o debbano progettare i piccoli o minori edifici e gli architetti quelli grandi e importanti commette un gravissimo errore.

L’architettura è la disciplina che ha come scopo l’organizzazione dello spazio in cui vive l’essere umano.

Per progettare bisogna avere una conoscenza di discipline umanistiche e tecniche, bisogna saper ascoltare il luogo, capire il contesto e molto altro, l’Architetto dovrebbe essere l’autore principale di un progetto dove partecipano varie figure tecniche tra cui gli ingegneri e i geometri.

Vi invitiamo pertanto nuovamente  a sedervi attorno ad un tavolo, con il massimo spirito di collaborazione, per discutere le problematiche delle competenze e per aggiornare Leggi che regolamentano la professione, (RD n.2537 del 1925 e RD n. 274 del 1929), vecchie, obsolete e non più rapportabili alla società odierna. Provate a immaginare quanto sia cambiata la società dal 1925 ad oggi.

Nel frattempo bisogna rispettare la legge attuale e le Sentenze della Cassazione in merito.

Ci auguriamo che vogliate accogliere il nostro appello nell’interesse di tutti i quasi 500.000 professionisti italiani tra architetti, ingegneri e geometri, ma soprattutto nell’interesse di tutti i cittadini italiani perché il raggiungimento della qualità architettonica e della sicurezza è un valore che appartiene alla collettività.

Roma  14-06-2010

Amate l’Architettura

Movimento per l’Architettura Contemporanea

www.amatelarchitettura.com

info@amatelarchitettura.com

Il Presidente

Antonio Marco Alcaro


Università e incarichi diretti a gogò

Venerdì scorso si è svolta, nella sede dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia dell’Aquila, una Conferenza stampa per denunciare la decisione, da parte della Struttura Tecnica di Missione, di conferire l’incarico per la Progettazione e Gestione dei piani di ricostruzione dell’Aquila e dei Centri Minori alle Università.

La decisione, oltre che in contrasto con le normative vigenti, è gravissima perché le Università sono fatte per insegnare e per fare ricerca non per progettare e fare Direzione Lavori facendo concorrenza sleale ai liberi professionisti.

Ci vorrebbe una mobilitazione da parte di tutti, i liberi professionisti italiani sono sotto il fuoco incrociato, l’obiettivo è quello di farci scomparire.

Alla Conferenza stampa hanno partecipato il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri e altri 3 Consiglieri Nazionali oltre alla Federazione degli Ordini Abruzzesi, ma perché noi architetti non facciamo mai sentire la nostra voce? Il nostro CNA è impegnato con le elezioni, ma gli Ordini provinciali ?

La situazione degli incarichi è diventata sempre più vergognosa, in tutta Italia da Milano (Expo 2015) alla Sicilia (Ponte di Messina),  si moltiplicano incarichi diretti, tutti effettuati da società a carattere privato ma con capitale interamente pubblico, non capisco la differenza ma si sa in Italia le leggi prima si fanno e poi si trova l’inganno.

La situazione a Roma è davvero vergognosa, non si fa più un concorso serio da anni, l’Amministratore delegato dell’Ente EUR dice che bisogna risparmiare e si fa in casa il progetto per la nuova area del Velodromo, Alemanno incarica Krier, non si sa in che modo si vocifera “a gratis”, di ricostruire il quartiere Tor Bella Monaca, sotto il laghetto dell’EUR si realizza uno dei più grandi Acquari Italiani ma non si sa chi lo progetta, Campidoglio 2 è stato bloccato e non si hanno più notizie , si annunciano da mesi gli Stati Generali della Città ma si continuano a rimandare.

Un professionista che opera a Roma è allo sbando, una città in mano ai Costruttori, tra normative incomprensibili che cambiano in continuazione, competenze professionali non rispettate, concorrenza sleale da parte di Università e Società di ingegneria.

Ma l’Ordine degli Architetti di Roma dove é ?

Forse è impegnato a organizzare la prossima Festa dell’Architettura

Abbiamo turbato la concorrenza, poveri geometri !!

La recente sentenza della Cassazione n. 19292/2009 ha ribadito, come se non bastassero le precedenti sentenze, che : “ai geometri è solo consentito, ai sensi della norma contenuta nel R.D. n. 274 del 1929, art. 16 lett. m., la progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili, con esclusione in ogni caso di opere prevedenti l’impiego di strutture in cemento armato a meno che non si tratti di piccoli manufatti accessori, nell’ambito di fabbricati agricoli o destinati alle industri agricole, che non richiedano particolari operazioni di calcolo e che per la loro destinazione non comportino pericolo per l’incolumità pubblica“.

L’articolo 16 del Regio Decreto del 1929 è talmente chiaro che  non dovrebbe dare adito a dubbi in merito alle competenze dei Geometri, ma l’Italia è un paese “strano”, le leggi si interpretano a proprio comodo e il gran numero di norme esistenti contribuisce a confondere le idee. Per essere chiari il R.D. del 1929 è attualmente ancora in vigore ed è l’unica norma che regolamenta le competenze dei Geometri, nel 2003 hanno provato a presentare una legge, (vedi link), che avrebbe dovuto modificare l’art. 16 in diversi punti, tra cui: la soppressione della parola “modeste“; della frase “di piccoli manufatti accessori, nell’ambito di fabbricati agricoli o destinati alle industri agricole, che non richiedano particolari operazioni di calcolo e che per la loro destinazione non comportino pericolo per l’incolumità pubblicae di altri commi, ma la legge non è passata e il fatto stesso che l’abbiano presentata, dimostra che l’operato dei geometri non corrispondeva, (e non corrisponde tuttora),  a quanto stabilito dal R.D. Per approfondimenti vi consiglio l’articolo di Enrico Milone, (vedi link).

La confusione è stata alimentata da due norme:

la prima è la n.144 del 2 marzo 1949, che, nel recare le tariffe professionali dei geometri, descrive, all’art. 57 le diverse categorie di opere per le quali i detti tecnici hanno il diritto di percepire i relativi onorari: ebbene, con particolare riguardo alla realizzazione di costruzioni civili con struttura in cemento armato, la norma citata non sembrerebbe escludere tout court la competenza del geometra, ma solamente per quanto attiene alla progettazione e direzione di costruzioni antisismiche;

la seconda è la legge n.1086 del 5 novembre 1971, in materia di cemento armato, l’art. 2, nel ridisciplinare la progettazione e direzione lavori delle opere in cemento armato, richiama non solo i tecnici laureati, ma fa espresso riferimento anche alle figure professionali dei geometri e dei periti edili.

Le due norme sono chiaramente un esempio di come spesso in Italia “la si butti in caciara”, non si riesce a fare una legge che dica che i geometri possano progettare,  allora si inserisce qualche articolo in varie norme dove si attribuiscono al geometra competenze che non ha e il gioco è fatto. Dobbiamo aspettare una sentenza della Cassazione , (negli ultimi anni si sono espressi diverse volte: sentenza n .8545/2005, 6649/2005, 3021/2005, 19821/2004, 5961/2004, 15327/2000, 5873/2000, 2861/1997, 239/1997, 9044/1992, 1182/1986, 4562/1979, 3622/1979, 1570/1972, 2698/1969), per riaprire il dibattito ed è quello che è avvenuto con l’ultima sentenza del 07 settembre 2009.

Dopo tale sentenza si sono subito mossi gli ingegneri, il CNI in data 04 novembre 2009 ha emanato una circolare, (vedi link ), in cui si ribadisce la competenza in materia di progettazione di opere in cemento armato esclusivamente agli ingegneri e architetti allegando alla circolare un’ipotesi di lettera da inviare a tutte le amministrazioni, da parte di tutti gli Ordini provinciali, che si conclude così: “Si invita, pertanto, codesta Amministrazione ad operare nel rispetto dei principi sopra enucleati, notiziandovi fin d’ora che in difetto questo Ordine provinciale si vedrà costretto ad esperire, presso le sedi deputate, tutte le azioni necessarie a tutela dei valori della professione di ingegnere nonché dei diritti ed aspettative dei professionisti rappresentati“.

In data 17 dicembre 2009 si muove anche il nostro Consiglio Nazionale degli Architetti, ed è già una notizia, visto che non mi sembra di ricordare che abbia mai fatto qualcosa per contrastare l’abusivismo della professione da parte dei geometri. Viene emanata una circolare, (vedi link), ai Consigli degli Ordini provinciali, in realtà è una copia della circolare degli ingegneri con qualche frase cambiata, (non siamo capaci neanche di scriverci una circolare da soli), peccato che l’unica cosa che dovevano copiare, (e non l’hanno fatto), era la frase finale: “Alla luce di quanto sopra esposto, è dovere istituzionale dell’Ordine informare i propri iscritti ed attuare ogni forma di verifica e controllo, anche sotto il profilo disciplinare, per sanzionare le pratiche illegittimamente poste in essere in spregio ai principi di cui sopra nonché richiamare le pubbliche amministrazioni, (si veda ipotesi di lettera allegata), al rispetto della norma così come dettagliatamente esplicitata dalla sentenza della Suprema Corte“.

Il nostro Consiglio Nazionale, contrariamente, termina la circolare nel modo seguente: “Nell’invitare gli Ordini in indirizzo a voler dare ampia pubblicizzazione presso gli iscritti del contenuto della presente circolare, si coglie l’occasione per porgere i migliori saluti“.

Mi rivolgo al Presidente del CNA Architetto Massimo Gallione, secondo lei è compito degli iscritti dover perseguire l’esercizio abusivo della professione di architetto o dei Consigli degli Ordini provinciali ?   ha mai letto l’art. 37  comma 3 del RD 2537/1925 ? : Il Consiglio dell’Ordine, oltre alle funzioni attribuitegli dal presente regolamento o da altre disposizioni legislative o regolamentari: 3) Cura che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria

Invitiamo pertanto tutti gli Ordini provinciali ad attivarsi a far rispettare presso tutte le Amministrazioni competenti il rispetto delle normative vigenti.

Non è finita qui, il 19 Novembre 2009 il Consiglio Nazionale dei Geometri, dopo la circolare del CNI e dopo che si erano mossi alcuni ordini provinciali , tra cui Teramo e Matera, (inutile ripeter che il nostro CNA si è mosso come al solito in ritardo, ma è già tanto che si è mosso), ha diramato una circolare, (vedi link), in cui dicono sostanzialmente che la sentenza della Suprema Corte prende fischi per fiaschi e che è ormai prassi consolidata che loro possono fare  quello che vogliono, anzi addirittura minacciano dicendo:” Nelle aree nelle quali l’ingerenza di altre categorie dovesse rivelarsi particolarmente pressante, potrà intervenire direttamente il Consiglio Nazionale, come già avvenuto per gli ingegneri, architetti, Comuni ed altre pubbliche amministrazioni della provincia di Teramo“.

E’ il colmo che i geometri, che per decenni hanno operato nel più totale spregio delle leggi,  si ribellino perché una sentenza gli ricorda che invece le leggi vanno rispettate, e noi architetti, che per decenni non abbiamo fatto niente per condannare l’esercizio abusivo della professione di architetto, ci facciamo dare addosso come se nulla fosse e, come se non bastasse, il Consiglio Nazionale dei Geometri si è rivolto all’Antitrust, (vedi link), accusandoci di turbativa alla concorrenza finalizzata alla difesa di interessi sfacciatamente corporativi, è come se gli infermieri accusassero i medici di impedirgli di fare il loro lavoro di medico ! Siamo al paradosso.

Noi di amate l’architettura non vogliamo arrivare allo scontro tra categorie professionali, ma crediamo sia arrivato il momento giusto per sedersi attorno a un tavolo e ridefinire le competenze di professionisti che hanno una formazione completamente diversa gli uni dagli altri e il buon senso porterebbe a pensare che possano svolgere incarichi differenti ma complementari tra loro, non dimenticando che le norme che attualmente regolano le competenze professionali hanno più di 80 anni e non hanno più senso di esistere in una società completamente diversa da quella del 1925.

E’ in questa direzione che ci muoveremo inviando una lettera aperta ai Presidenti del Consiglio Nazionale degli Architetti, Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Collegio Nazionale dei Geometri e per conoscenza a tutti gli Ordini provinciali.

p.s.  perché i nostri rappresentanti degli Ordini degli architetti ci ripetono continuamente che l’ordine non è un sindacato e non può fare la difesa della categoria, quando in tutti i siti dei Collegi dei geometri e degli Ordini degli ingegneri non si parla altro, in questa occasione,  che di tutela degli interessi della categoria da parte dei rispettivi organismi di rappresentanza nazionale ?   siamo forse diversi ?