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L’Ordine che vorrei secondo Tellarini

16 Novembre 2012

Può sembrare paradossale, ma l’Ordine che vorrei … esiste già.

Mi correggo, non esiste realmente ma potrebbe esistere se solo le energie e le capacità delle migliaia di architetti che vi sono iscritti, confluissero in una sola direzione, filtrata e autogestita dagli iscritti stessi e “controllata” dall’Ordine articolato e organizzato per Commissioni, Comitati e Gruppi di lavoro.

Tutto questo sarebbe già possibile, anche se non regolamentato e imposto per legge. Me veniamo alle proposte dettagliate.

Occorre premettere che contrariamente a quanto si legge sulla stampa e a quanto divulgato erroneamente da taluni, dal 2005 in poi le cariche elettive di consiglieri e presidenti degli Ordini, hanno durata limitata nel tempo. Ogni mandato dura 4 anni e un consigliere può essere eletto solo per 3 mandati (max. 12 anni), e può essere nominato presidente solo 2 mandati (max. 8 anni). Quindi le “occupazioni” infinite degli anni trascorsi sono sul punto di cessare. Ultimo mandato possibile per gli “intoccabili” è il prossimo 2013-2017, dopo di ché necessariamente dovrà subentrare una nuova generazione, ed è proprio questo il punto su cui è incentrata la mia proposta: le nuove generazioni e il ricambio generazionale dei Consigli.

Altra premessa indispensabile è che la nuova riforma sulle libere professioni (DPR 137/2012), non è una legge specifica per gli architetti o per le professioni dell’area tecnica, ma riguarda tutte le libere professioni e ha necessariamente comportato misure di lunga gittata con norme che a volte, per noi architetti, sembrano incomprensibili ma che per altre professioni erano pertinenti.

Ultima novità introdotta dalla riforma, è rappresentata dalla creazione dei Consigli di Disciplina. Quindi la gestione dei nuovi Ordini si scompone in due “anime”: il Consiglio dell’Ordine che amministra tutte le attività ordinarie e ordinistiche, e il Consiglio di Disciplina che vigila, controlla e amministra la deontologia. Entrambe le anime convivono e appartengono allo stesso “corpo” costituito dall’Ordine. Tutto questo significa che fino ad oggi occorrevano 9, 11 o 15 consiglieri architetti, da domani invece, per la formazione dei due Consigli ne serviranno almeno il doppio.

La riforma quindi, già comporta e contempla l’apporto di molti più iscritti e tutti hanno durate di carica relativamente brevi. Per questa ragione è indispensabile che gli Ordini siano in grado di garantire e auto gestire un ricambio generazionale continuo, qualitativamente sempre più elevato e formato-informato.

Per attuare un vero rinnovo degli Ordini però, credo siano necessarie anche alcune norme e regolamenti che dovrebbero inevitabilmente riguardare tutta l’area tecnica (geometri, periti, ingegneri, ecc..), e che dovrebbero riguardare sia le definizione delle competenze, sia il livello di formazione professionale (leggi riforma dell’Università).

Tralasciando queste problematiche che comunque hanno e avranno grande rilevanza per il futuro della nostra professione, proverò ora a formulare qualche proposta concreta.

L’Ordine che vorrei …

  • Deve ricoprire una nuova funzione istituzionale, più estesa e ricettiva verso le esigenze della libera professione, con una visione ampia e aperta a tutti gli iscritti. La sede dell’Ordine deve essere un luogo cui tutti gli iscritti possono accedere e usufruire degli spazi e delle attrezzature, compresi i servizi di segreteria, compatibilmente con la gestione ordinaria. All’interno dell’Ordine deve essere possibile costituire gruppi di iscritti che intendono promuovere e divulgare la figura dell’architetto e l’architettura, attraverso l’organizzazione di attività di qualsiasi genere, purché compatibili con l’istituzione ordinistica e con l’immagine della professione.
  • All’interno dell’Ordine deve essere possibile organizzare e gestire gruppi autonomi, favorire incontri tra vari liberi professionisti e consentire esperienze lavorative di gruppo, con laboratori “aperti” a tutti gli iscritti che intendono sperimentare forme di aggregazione e di collaborazione professionale con altri colleghi.
  • La gestione culturale e organizzativa dell’Ordine deve essere demandata ad una serie di Commissioni composte dagli iscritti – che vi hanno libero accesso – e che vigilano, controllano e stimolano l’attività del Consiglio dell’Ordine e verificano l’attività del Consiglio di Disciplina.
  • Le Commissioni devono essere coordinate da un referente del Consiglio (consigliere di riferimento) che deve fungere da collegamento con l’organo centrale, e devono avere mandato anche per curare eventuali rapporti con istituzioni ed enti esterni.
  • L’Ordine deve nominare e organizzare Commissioni di controllo inerenti materie normative, regolamenti edilizi e urbanistica, con mandato a trattare con Comuni, Provincie e Regioni che ne facciano richiesta. Le Commissioni devono anche svolgere attività di ricerca, di analisi e critica sulle materie di competenza.
  • L’Ordine deve essere in grado di fornire consulenze sui parametri di valutazione dei compensi, sui criteri di stima dei costi della progettazione e sulla costituzione delle STP (Società Tra Professionisti), favorendo la formazione e l’aggregazione di studi multidisciplinari.
  • L’Ordine deve f0rmare e organizzare appositi Comitati di consulenza e di ricerca sui “mercati” esteri in grado di fornire informazioni agli iscritti interessati a rivolgersi oltre i confini nazionali, per favorire e sostenere lo svolgimento della libera professione all’estero.
  • Il Consiglio dell’Ordine deve intrattenere rapporti con il CNA e la Conferenza degli Ordini, promuovere le Federazioni regionali degli Ordini e attraverso un’apposita Commissione, deve elaborare e trasmettere proposte di riforma e modifiche alle leggi che complicano con processi burocratici avulsi, lo svolgimento della libera professione e la progettazione.
  • L’Ordine deve tutelare la “professione” nel suo significato più esteso, garantendo il rispetto delle norme vigenti e intraprendendo tutte le azioni possibili per la tutela e la dignità professionale, compresa una stretta sorveglianza verso le violazioni di competenza.
  • L’Ordine – purtroppo – deve gestire con cura e con efficienza, la formazione continua degli iscritti, intraprendendo tutte le iniziative volte a facilitare l’accesso ai corsi, ridurre o ad azzerare i costi per la formazione.

La domanda che nasce da questa sorta di decalogo sull’Ordine che vorrei .., dovrebbe essere la seguente: ma quante persone servono per assolvere a tutti questi compiti?

È una domanda che ci riporta immediatamente all’argomento iniziale: la riforma prevede l’apporto di molti più iscritti rispetto ad oggi, e quindi l’ordinamento dovrebbe adeguarsi, adattarsi e cogliere l’occasione. Per questa ragione ritengo che l’Ordine debba prevedere e consentire l’accesso a tutti gli iscritti, e quanti più iscritti aderiranno alla gestione dell’Ordine, quanto meglio l’Ordine stesso assolverà alle sue funzioni. Con una differenza sostanziale rispetto allo stato attuale: se l’Ordine non dovesse funzionare, la colpa non potrà più essere imputata al Consiglio o al Presidente di turno, ma ricadrà sugli iscritti, tutti. Noi tutti, tutti gli iscritti sono l’Ordine ed è compito e obbligo morale di tutti gli iscritti, occuparci dell’Ordine.

Questa si, sarebbe una vera grande riforma auto determinata, e qui torno alla prima affermazione introduttiva: può sembrare paradossale, ma questo genere di Ordine sarebbe già possibile, se solo i Consigli degli Ordini lo volessero, se solo gli iscritti lo chiedessero, ove fossero ascoltati e accolti. L’attuale legislazione non impedirebbe alcuna delle attività e funzioni sopra elencate e dunque, cari colleghi, non dimenticatevi mai che l’Ordine siamo noi tutti insieme.

Ultima nota: se questo fosse un modello proponibile, perseguibile e attuabile da tutti gli Ordini, anche senza riforme e stravolgimenti, oggi sarebbe possibile dimostrare che gli architetti italiani sanno rinnovarsi, sanno auto rigenerarsi e sanno “leggere” e risolvere gli attuali problemi, anche tra mille incognite e difficoltà economiche.

Nota dell’amministrazione – qui trovate i precedenti contributi di

Marco Alcaro

Gianluca Adami

L’Ordine che vorrei … (Adami)

31 Ottobre 2012

Sono convinto che i nostri Ordini professionali non solo sono utili, ma dovrebbero essere potenziati e resi più funzionali al fine di tutelare, oltre alla collettività, anche la nostra dignità professionale.

L’Ordine che vorrei dovrebbe avere il ruolo di aiutare, informare e influenzare la politica del territorio e del governo e di offrire soluzioni politiche che aiutino gli architetti a produrre edifici e comunità migliori. Perché l’architettura È una questione politica e influenza la vita delle persone.

Gli ordini non hanno nella loro ragione sociale nessuna delle attività che vorrei.
La Legge 1395/1923 e il Regio Decreto 2537/1925 stabiliscono gli obblighi degli Ordini, il “minimo sindacale”, ma non impediscono altre attività e oggi gli Ordini devono fare molto di più.

Di fatto il mandato di rappresentanza che ricevono gli ordini è un mandato morale che gli iscritti gli riconoscono.

Gli Ordini non sono scatole vuote, gli Ordini sono scatole che hanno lo stesso contenuto della mente di chi li gestisce.
Sono scatole che possono essere riempite con qualsiasi contenuto.
Oltre ai “doveri” istituzionali, gli Ordini possono intraprendere qualsiasi azione culturale, politica e di supporto alla professione.

L’Ordine che vorrei è:

un Ordine che ha alcuni aspetti di continuità con la presente gestione ma molti e importanti aspetti di discontinuità.

un Ordine serio, sobrio, rigoroso e attivo, adatto ad un momento di crisi come questo.

un Ordine snello, con pochi dipendenti.

un Ordine che fornisce un supporto concreto ai suoi iscritti, sotto forma di servizi tecnici e di formazione gratuita.

un Ordine che insieme ai suoi iscritti, alle libere associazioni e ai sindacati di categoria da vita ad una voce collettiva per l’architettura.

un Ordine che influenza la politica del governo e la legislazione che ha un impatto sulla professione.

un Ordine che lavora per valorizzare e promuovere la professione di fronte a sfide importanti, prima fra tutte quella della conquista di nuovi mercati all’estero.

un Ordine che chieda sistematicamente ai suoi iscritti di cosa hanno bisogno

un Ordine che quando ha notizia o sospetto di un concorso di progettazione truccato si faccia avanti per organizzare un ricorso al TAR, anticipando le spese, e coordinando i danneggiati

un Ordine capace di porsi come un interlocutore valido e di peso nei confronti della Pubblica Amministrazione

un Ordine capace di pretendere risposte e azioni concrete dalla politica, che non si accontenta di qualche incarico per gli amici degli amici

un Ordine che prima chiede la chiarezza delle norme e poi chiede la loro applicazione rigorosa

un Ordine capace di mettersi di traverso per ottenere dei risultati, e non a pecora

un Ordine senza squadra di calcio, senza Associazione Ludica e senza iniziative futili

un Ordine che non boicotta i sindacati e le libere associazioni, ma ci lavora insieme e le promuove

un Ordine che in qualche modo mi sostenga e mi aiuti a farmi pagare la parcella, anche se le tariffe minime sono state abolite

un Ordine con un ufficio legale serio e agguerrito al servizio dei professionisti iscritti che porta avanti delle class-action

un Ordine che se la formazione è obbligatoria, è compresa nella quota dell’Ordine

un Ordine che mi sostenga nel tentativo di recuperare la capacità di indignarsi di fronte all’ingiustizia e la dignità che giorno dopo giorno come architetti stiamo perdendo.

Coloro che sollecitano una “discesa in campo” di Amate l’Architettura, devono farsi parte attiva, devono manifestare il proprio interesse.
E devono usare questo blog per dire che tipo di Ordine vorrebbero.
E’ chiaro che in campo ci sono due tesi contrapposte.
Chi, come l’autore del primo post, vuole la tassa di iscrizione a 30€, e quindi zero servizi e zero carrozzone, e parallelamente la nascita di Associazioni di categoria sul modello dell’ esclusivo e citatissimo Royal Institute of British Architects.
E chi, come me, vuole un Ordine semplicemente più efficiente, è disposto a conferire la quota associativa a patto che sia ben usata, e teme che levare peso agli Ordini non corrisponda poi alla nascita di organismi sostitutivi che possano svolgere un ruolo di tutela della professione di cui c’è forte necessità a tutti i livelli.

In ogni caso qualunque azione dell’Ordine si rivelerà molto più efficace se c’è una ampia partecipazione di tutti gli iscritti che devono volere fortemente un cambio di percorso; altrimenti l’Ordine stesso finisce con l’essere un soggetto isolato privo di reale peso.

Nota dell’amministrazione – qui trovate gli altri contributi di

Marco Alcaro

Lucio Tellarini

L’Ordine che vorrei…. (Alcaro)

In questi ultimi anni ci sono stati grandi cambiamenti, tutti negativi purtroppo, in merito alla professione di architetto, si è parlato molto della riforma degli Ordini, ma, come ci aspettavamo, il Decreto del Governo di questa estate, (Dpr 137/2012), non si è occupato minimamente di riformare delle Istituzioni che sono state create durante il ventennio fascista.

Tutto è iniziato il 04 luglio 2006 con il famigerato decreto Bersani (DL n. 223 /2006), che si prefiggeva di tutelare i consumatori, promuovere la concorrenza, snellire le pratiche burocratiche e addirittura favorire i giovani, poi sono arrivate le manovre estive, la crisi economica, il pressing dei poteri forti (banche, confindustria, massoneria, speculatori), la campagna di aggressione agli ordini e ai professionisti da parte dei mass media e ci ritroviamo oggi in una condizione drammatica per gli architetti che rischiano di scomparire nel giro di pochi anni.

Proviamo a capire perché ci troviamo in questa condizione, esiste un disegno mondiale che spinge a far scomparire la libera professione perché essendo “libera” professione intellettuale, non si presta alle volontà dei poteri forti e crea problemi a chi ha come unico obiettivo il profitto a danno della collettività, (se si realizzano interi quartieri, come è successo a Roma, con nessuna qualità architettonica, con nessuna qualità energetica, con nessuna qualità costruttiva, senza servizi e urbanizzazione primaria e secondaria, chi ci guadagna è uno solo, chi ci rimette è la collettività).

Gli architetti non hanno potuto reagire minimamente a questa tendenza che li vuole vedere “morti”, perché non hanno nessun organo che li rappresenta.

Gli imprenditori si difendono con la Confindustria che sa fare molto bene il proprio mestiere, i commercianti hanno la Confesercenti che li tutela, gli artigiani hanno la Confartigianato, i dipendenti hanno i Sindacati, i costruttori hanno l’ANCE, i tassisti hanno le loro organizzazioni di categoria, come del resto tutti, dagli spazzini ai becchini, persino i pensionati hanno le loro organizzazioni di categoria che li tutelano.

Tra i professionisti, gli avvocati hanno un esercito in Parlamento, i geometri sono organizzatissimi e i loro Collegi e Consiglio Nazionale fanno di tutto per tutelarli, i medici sono molto potenti i loro presidenti degli ordini sono spesso alti esponenti massonici, i farmacisti sono una corazzata, i notai è inutile citarli, rimaniamo soltanto noi architetti, la categoria con il più basso reddito medio tra i professionisti e forse non è un caso, a non avere organi di rappresentanza.

Arriviamo quindi ai nostri ordini professionali, quando sono stati creati avevano dei compiti ben precisi, in Italia esistevano poche migliaia di architetti e non avevano certo bisogno di essere tutelati.

Nel corso degli anni, la maggior parte degli ordini soprattutto nelle grandi città, si sono trasformati in luoghi di potere dove coltivare il proprio orticello, dimenticandosi i compiti principali per cui sono stati istituiti dalla Legge 1395 del 1923 e successivo Regio Decreto n.2537 del 1925.

I compiti che gli sono stati attribuiti sono i seguenti:

1) vigilare sul mantenimento della disciplina fra gli iscritti affinché il loro compito venga adempiuto con probità e diligenza.

2) prendere i provvedimenti disciplinari.

3) curare che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria.

4) determinare il contributo annuale da corrispondersi da ogni iscritto per il funzionamento dell’Ordine, ed eventualmente per il funzionamento del Consiglio Nazionale, nonché le modalità del pagamento del contributo.

5) compilare ogni triennio la tariffa professionale, la quale, in mancanza di speciali accordi, s’intende accettata dalle parti e ha valore per tutte le prestazioni degli iscritti nell’Ordine.

6) dare i pareri che fossero richiesti dalle pubbliche amministrazioni su argomenti attinenti alle professioni di ingegnere e di architetto.

I punti 1 e 2 sono stato fortemente ridimensionati dai recenti decreti governativi, la deontologia di fatto non esiste quasi più poiché sono stati liberalizzati: pubblicità, tariffe, incompatibilità ed altri aspetti importanti della professione. In realtà, se guardiamo alle statistiche degli ultimi 20 anni, la deontologia non è mai esistita, in tutta Italia operano e continuano ad operare architetti che non garantiscono una specchiata condotta morale, come previsto dalla Legge n° 897 del 1938, (il caso Zampolini lo dimostra). Nessuno si ricorda in Italia di un architetto radiato dall’albo.

Il punto 3 dovrebbe riguardare coloro che svolgono la professione abusivamente che dovrebbero essere perseguiti dall’ordine con denunce presso l’autorità giudiziaria. Tra questi ci sono anche i professori universitari a tempo pieno che fanno la libera professione e i geometri che progettano edifici che non potrebbero progettare. Noi di amate l’architettura abbiamo più volte denunciato casi del genere all’ordine di Roma, ma non è mai stato preso alcun provvedimento per motivi che abbiamo spiegato più volte, non credo che la maggior parte degli altri ordini provinciali abbia agito diversamente, pertanto il punto 3 non è stato abolito dai decreti del governo, ma è stato di fatto abolito dagli ordini per convenienza.

Il punto 4 è stato svolto sempre meglio, aumentando sempre più la quota dell’ordine per pagare una serie di attività che la legge che ha istituito gli ordini non ha prescritto di fare, pertanto il punto 4 è stato eseguito per convenienza.

Il punto 5 è stato abolito dai decreti governativi, quindi non esiste più.

Il punto 6 negli, ultimi 20 anni, non è mai stato applicato poiché le pubbliche Amministrazioni non ci pensano minimamente a consultare gli ordini, non ci consultano nemmeno quando promulgano leggi che ci riguardano direttamente.

Ricapitolando su 6 compiti assegnati agli ordini professionali ne sono rimasti 1 e mezzo, pertanto la domanda viene spontanea:

c’è ancora qualcuno che è convinto che gli ordini, oggi in Italia, vadano bene così?

Io credo di no e allora è arrivato il momento di fare delle proposte concrete.

Quello che più mi dispiace è che, in questi ultimi mesi prima dell’approvazione del Dpr 137/2012, quasi nessun ordine ha prodotto delle proposte di riforma credibili coinvolgendo nel dibattito gli iscritti. L’unico ordine che si è adoperato in questa direzione, producendo una proposta seria e innovativa, è stato l’ordine di Firenze che, non a caso, nasce da un’esperienza importante di un gruppo di giovani colleghi (firmiamolalettera) che hanno rinnovato completamente il vecchio consiglio dell’ordine.

Tutti noi non possiamo negare che la maggior parte dei Presidenti e dei Consiglieri degli ordini svolge il proprio ruolo da decenni e non ha nessuna intenzione di mollare l’osso, basta vedere la poco edificante questione dei due mandati risolta con il milleproroghe.

Ciò dimostra che la principale preoccupazione degli Ordini e del Consiglio Nazionale nei confronti del decreto del governo, era soltanto quella di conservare la poltrona per se e per i propri discendenti, non ci dimentichiamo che nella maggior parte degli ordini il ricambio avviene per investitura e non per un reale ricambio, in questo la colpa è degli iscritti che non partecipano alle elezioni.

I messaggi di approvazione e consenso del nostro Presidente Nazionale al Dpr 137/2012 sono una prova delle mie considerazioni, lo scollamento tra gli ordini e gli iscritti è fortissimo, qualsiasi architetto medio avrebbe disapprovato e criticato fortemente questo decreto.

Se gli ordini e il Consiglio Nazionale non fanno delle proposte serie sulla loro riforma proviamo a farle noi e a far sentire la nostra voce, vi butto giù una bozza, ma vorrei che ognuno di voi dia il suo contributo con delle idee.

PROPOSTA:

Gli ordini sono degli enti pubblici che fanno capo al Ministero di Giustizia, l’iscrizione è obbligatoria in quanto non si può esercitare la professione senza essere iscritti, qui già esiste, da pochi anni, un’anomalia poiché  l’art. 90 del comma 3 del d.lgs. n.163/2006 (cd. Codice dei contratti pubblici), prevede che i dipendenti pubblici non debbano essere iscritti obbligatoriamente all’ordine, tutto nasce per motivi economici in quanto le amministrazioni pubbliche non avevano i soldi per pagare la quota di iscrizione dei loro architetti dipendenti che ne facevano richiesta. Quindi esistono dei nostri colleghi che possono progettare, seppur esclusivamente nell’ambito del proprio lavoro di dipendente, senza dover rispondere a deontologia, controlli di qualsiasi tipo, formazione continua e quant’altro. Ciò è evidentemente un paradosso.

Allora proviamo a immaginare una situazione diversa, se deve continuare ad esserci un obbligo di iscrizione per esercitare la professione, (personalmente sono d’accordo), creiamo degli Enti pubblici a livello regionale o Nazionale che si occupino della tenuta dell’albo e della deontologia, (fatta seriamente questa volta), dove tutti gli architetti: liberi professionisti, dipendenti pubblici e privati, siano obbligati ad iscriversi per lavorare, pagando una quota che non potrà essere superiore a 30 euro (ciò che paghiamo oggi per il Consiglio Nazionale).

Gli Enti regionali o l’Ente Nazionale dovrà continuare a dipendere dal Ministero di Giustizia che nominerà anche i membri che ne faranno parte.

Gli attuali ordini provinciali si dovranno trasformare in Associazioni di categoria di carattere privato dove non sarà più obbligatorio iscriversi.

Queste Associazioni avranno compiti e ruoli completamente diversi dagli attuali ordini, dovranno essere al passo con i tempi e tutelare gli interessi degli architetti e dell’architettura.

Oggi il mercato della progettazione si è globalizzato, bisogna competere con studi stranieri che sono molto più competitivi di noi, pertanto il compito delle Associazioni sarà anche quello di creare dei professionisti che possano concorrere in un mercato sempre più difficile.

Ogni architetto sarà libero di iscriversi o meno alle Associazioni di categoria, ma è chiaro che l’Associazione farà gli interessi dei liberi professionisti e quindi gli iscritti saranno in maggior parte liberi professionisti.

I compiti di queste Associazioni di categoria saranno i seguenti:

  • rappresentare e tutelare gli architetti nei confronti delle amministrazioni pubbliche e della società;
  • vigilare e denunciare i casi di esercizio abusivo della professione (tra cui geometri, docenti universitari);
  • vigilare e denunciare i casi di incarichi illegittimi, concorsi fuori legge, incompatibilità;
  • curare la formazione e l’aggiornamento professionale;
  • offrire servizi agli iscritti, (consulenze, recupero crediti, informazioni, etc)
  • dotarsi di un codice etico e professionale a cui gli iscritti si dovranno attenere;
  • dialogare con le istituzioni pubbliche e private che interessano agli architetti per agevolarli nella burocrazia (Comuni, Regioni, Università etc);
  • incentivare l’unione e la collaborazione tra professionisti;

Far parte di queste Associazioni non sarà un obbligo, ma con il passare del tempo, sarà indispensabile per lavorare, oggi non c’è alcuna selezione all’Università, chiunque si può laureare e iscriversi all’albo, ciò ha causato un sovraffollamento degli iscritti all’ordine senza alcuna garanzia di qualità per i cittadini.

Le Associazioni dovranno di fatto operare una selezione naturale dove chi non si aggiorna, chi fa sconti dell’80%, chi vende i progetti su groupon, chi fa certificazioni energetiche a 39 euro, chi non garantisce una specchiata condotta morale, chi non svolge il proprio compito in maniera professionale ….., non potrà essere iscritto e avrà qualche difficoltà in più a trovare un cliente.

I cittadini dovranno sapere che, se si rivolgono a un architetto iscritto a un’Associazione di categoria, pagheranno qualcosa in più, ma saranno garantiti da un servizio professionale di qualità, più è seria e importante l’Associazione è più si avrà garanzia di qualità.

Coloro che si troveranno in una situazione di incompatibilità come i docenti universitari, non potranno iscriversi.

Ci saranno sicuramente Associazioni più esclusive e altre meno esclusive, ma bisognerà studiare un meccanismo che garantisca una presenza uniforme sul territorio nazionale e che impedisca sovraffollamenti di Associazioni in alcune grandi città.

Le Associazioni avranno una quota di iscrizione importante, minimo 500 euro, ma garantiranno servizi di qualità, inoltre dovranno raccogliere finanziamenti privati per incrementare il proprio budget.

I componenti dell’Associazione saranno eletti dagli iscritti, che dovranno essere fieri di essere iscritti all’Associazione che li rappresenta e parteciperanno attivamente alla vita dell’Associazione, non potranno fare più di due mandati di tre anni ciascuno e ci saranno dei meccanismi di controllo e trasparenza.

Le Associazioni dovranno eleggere ogni tre anni i componenti di un Organismo centrale fondamentale, di carattere privato ma con alcuni obblighi di carattere pubblico, che sostituirà di fatto il CNA e si occuperà di rappresentare e tutelare gli architetti, in particolare liberi professionisti, presso le Istituzioni governative, Parlamento, Governo, Ministeri.

Tale organismo dovrà sedersi al tavolo di concertazione in tutto ciò che riguarda la professione dell’architetto: leggi, normative, regolamenti su: architetti, architettura, urbanistica, formazione, competenze, territorio, restauro e tutto ciò che riguarda la nostra professione.

Dovrà avere inoltre un Centro Studi (sulla scia della CGIA di Mestre) che fornirà ai mass media i dati sulla nostra professione e sul mercato dell’edilizia e un importante ufficio stampa che dovrà lavorare molto per farsi ascoltare.

La proposta è soltanto una bozza, ora tocca a voi, fate le vostre considerazioni e mandateci i vostri contributi.

Nota dell’amministrazione – qui trovate gli altri contributi di

Gianluca Adami

Lucio Tellarini

“non c’è più un convincente motivo per obbligare gli architetti ad iscriversi all’Ordine” di E.Milone e A.Schiattarella

15 Settembre 2012

Il titolo di questo post è preso da una frase di un articolo di Enrico Milone e Amedeo Schiattarella, pubblicato alcuni giorni fa sul sito dell’Ordine degli Architetti di Roma.

Finalmente, il Presidente del più grande Ordine degli Architetti d’Europa, si è accorto che gli Ordini, così come sono diventati oggi in seguito alle manovre del Governo, non servono più a niente!!

Noi di amate l’architettura lo denunciamo da tempo e ora ci aspettiamo una presa di posizione forte, per esempio le dimissioni di tutto il Consiglio dell’Ordine di Roma, per far capire al Governo che questa riforma (Dpr 137/2012) è una buffonata!!!

Bisogna far capire a tutti che stanno smantellando le libere professioni, bisogna farlo capire soprattutto al nostro Presidente Nazionale Leopoldo Freyrie che continua a dire che tutto va bene e che siamo contenti di questa riforma, vedi comunicato stampa: “Il Dpr approvato dal Consiglio dei Ministri dà attuazione ad una Riforma, nel suo complesso, sostanzialmente utile; che, nel suo insieme, adegua finalmente – come da tempo richiedevamo – le nuove regole professionali a quelle europee, confermando la peculiarità  del ruolo delle professioni, nella società italiana, nei confronti dei cittadini. E’ attenta, per il tramite del tirocinio e della formazione permanente, ad un innalzamento degli standard professionali: questo si traduce – per quanto riguarda gli architetti italiani – in maggiori livelli di sicurezza dei cittadini e dell’abitat“.

Come si fa a parlare a nome di tutti gli architetti italiani, dicendo esattamente il contrario di quello che pensano tutti?

Chi gli da l’autorizzazione a parlare a nome nostro?

Ci avevano detto che bisognava fare una riforma degli Ordini professionali e tutti eravamo contenti, perché il nostro Ordine è regolamentato da una legge che ha quasi 100 anni!!

Alla fine si sono inventati un Decreto  che:

  1. non chiarisce il ruolo degli Ordini professionali;
  2. sottrae i compiti più importanti agli Ordini attuali riducendone il potere;
  3. inventa nuovi oneri per gli architetti;
  4. elimina di fatto il motivo che rende oggi obbligatoria l’iscrizione all’Ordine;
  5. conferisce maggior potere ad un organismo “abusivo” come il CNA che, secondo la legge che lo ha istituito, doveva scomparire dopo 5 anni;
  6. crea confusione in merito al tirocinio;
  7. non risolve il problema della deontologia, con una norma “gattopardesca”, hanno cambiato tutto per non cambiare nulla;
  8. istituisce una formazione obbligatoria continua che è un assurdità per il mestiere di architetto, e come obbligare un regista ad aggiornarsi per poter fare un film, (per la parte tecnica ovvero sicurezza cantieri, antincendio, sicurezza nel lavoro etc esiste già un obbligo di aggiornamento);
  9. non chiarisce cosa succederà con la riduzione delle province;
  10. non risolve il problema delle parcelle degli incarichi pubblici;
  11. liberalizza la pubblicità da parte di un professionista e impedisce il controllo agli Ordini, tutto si capisce per favorire il cittadino, (farsi truffare con una finta certificazione energetica a 39 euro è utile alla collettività;
  12. insomma una vera porcheria che hanno avuto il coraggio di chiamare: ” Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali“;

Ma dove sta questa benedetta riforma degli Ordini?

E’ soltanto una legge ammazzaarchiettto!!!!

Dovremmo avere il coraggio di scendere tutti in piazza e far sentire una volta per tutte le nostre ragioni.

Chiediamo a tutti i Presidenti degli Ordini degli Architetti di Italia e ai Consiglieri di dimettersi tutti in massa e di destituire il Presidente Nazionale che continua a sorprenderci con le sue dichiarazioni, fate, per una volta nella vostra vita, una cosa buona: lasciate le vostre poltrone!!

Il Presidente dell’Ordine di Roma, avrebbe fatto bene ad accogliere la nostra richiesta di Assemblea straordinaria dell’Ordine, inviata il 17 giugno, a cui non ha voluto neanche degnarci di una risposta, il momento è troppo drammatico, bisogna smetterla di pensare che le nostre azioni abbiano secondi fini, qui o ci diamo una mossa o ci dobbiamo trovare tutti un altro lavoro!!!

Se non succede nulla, saremo costretti a non pagare più la quota di un Ordine che riteniamo, come del resto ha dichiarato il suo più alto rappresentante che riveste il ruolo di Presidente da ben 14 anni, completamente inutile e dannoso!!!

I geometri si mobilitano …. e a noi ci smobilitano!

Le affermazioni, di fine estate, del Presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri Fausto Savoldi sono davvero preoccupanti nella loro stravaganza:

  • Si autodefiniscono i migliori e i più bravi nella direzione dei lavori: “la direzione dei lavori per la quale non abbiamo sul mercato concorrenti con la nostra esperienza“;
  • chiedono che gli vengano eliminati i limiti di competenza nel settore della progettazione edilizia;
  • vogliono che gli siano riconosciute specializzazioni anche nell’ambiente e nel paesaggio;
  • annunciano una manifestazione Nazionale il 26 settembre a Roma.

Ognuno può chiedere quello che vuole, ma c’è un limite a tutto, non si può pretendere la luna e soprattutto bisogna conoscere i propri limiti.

Sono anni che, noi di amate l’architettura, chiediamo ai Presidenti Nazionali di Architetti, Ingegneri e Geometri di riformare le competenze professionali in Italia, fino ad oggi ci sono state soltanto parole e promesse.

Dal canto loro, il Presidente Nazionale dei geometri cerca in ogni modo di rivendicare competenze che nessuna legge gli riconosce (come dimostra questa lettera), noi Architetti, invece, non abbiamo nessun organo che ci tuteli e che si preoccupi di reprimere e denunciare i continui casi di esercizio abusivo della professione.

Qualcuno ci dovrà spiegare perché il nostro Consiglio nazionale e i nostri Ordini provinciali ci ripetono continuamente che non possono comportarsi da sindacati e non possono difendere i nostri interessi, ma devono tutelare la collettività, mentre il Consiglio nazionale dei geometri e i Collegi provinciali non fanno altro che difendere la loro categoria anche contro tutte le leggi e sentenze che impediscono ai geometri di progettare!!!

Non si capisce se siamo stupidi noi o troppo bravi loro, ma rimane il fatto che ogni giorno in Italia vengono presentati progetti firmati da geometri regolarmente approvati dagli uffici tecnici e tutti naturalmente contro ogni normativa e quindi illegali.

Oggi sono stato a Santa Severa, (località balneare nelle vicinanze di Roma), tutte le nuove costruzioni in corso, anche di importanti dimensioni, sono firmate da geometri e sono, ovviamente, tutti degli obbrobri!!

Quello che il Presidente Nazionale dei geometri continua a non capire o a far finta di non capire è che progettare non significa tirare su due muri e un solaio, ma è una questione molto più complessa, come ho avuto modo già di esprimere in una lettera al Corriere della Sera, quindi continuare a insistere sul fatto che i geometri sono in grado di progettare è soltanto un insulto alla cultura e alla storia del nostro paese.

L’Italia è stata rovinata da edilizia senza qualità e senza “Progetto” ad opera di geometri, ingegneri e anche alcuni architetti, con la differenza che, mentre esistono un gran numero di bravi architetti che potrebbero fare bellissimi progetti, ma che spesso non hanno la possibilità di esprimere il loro potenziale, non esistono geometri in grado di fare buoni progetti, ma non perché i geometri sono una “razza” inferiore, ma semplicemente perché non hanno la formazione culturale che gli permette di svolgere un compito complesso come quello della Progettazione.

Non si può confondere la creazione di spazi che costituiscono l’ambiente in cui viviamo con l’esecuzione di compiti tecnici ben diversi e il presidente dei geometri Savoldi dovrebbe conoscere la differenza tra la direzione dei lavori e la direzione di cantiere prima di fare affermazioni di cui sopra.

Nessuno vuole essere migliore degli altri, ognuno è bravissimo nel suo ruolo, a patto che non voglia fare ciò che spetta ad altri, nessun infermiere si sogna di fare il medico, nessun odontotecnico (o quasi) si mette a fare il dentista, insomma i geometri sono bravissimi a fare ciò che hanno studiato e speriamo che il presidente Savoldi lo capisca una volta per tutte.

Un discorso a parte meritano il nostro Consiglio Nazionale degli Architetti e i nostri ordini provinciali, invece di continuare a non fare niente per reprimere l’esercizio abusivo dei geometri nella progettazione e di continuare a ripetere che non possono difendere la nostra categoria perché devono fare gli interessi della collettività, ci vengano a spiegare se distruggere il nostro paese, con l’edilizia senza progetto, significa fare l’interesse dei cittadini.

Finiamola una volta per tutte con tutta questa ipocrisia, dopo l’ennesima vergogna della falsa riforma degli Ordini (DPR 148 2011), abbiate il coraggio di riconoscere l’inutilità degli attuali Ordini professionali e relativi Consigli nazionali fate un passo indietro e

DIMETTETEVI TUTTI !!!!

Formazione continua: NON CI SIAMO!

6 Luglio 2012

Cari colleghi, non ci siamo!

Non ci siamo tutti, non ci siamo in nessun luogo e sotto nessun punto di vista.

Non ci siamo in special modo sulla questione della formazione continua.

Non ci sono i nostri governanti, che continuano a trattare la materia delle professioni come una banale pratica contabile, senza alcuna riflessione seria sul modello sociale di riferimento o sul ruolo civile che si intende dare alle professioni di intelletto; una visione pseudo libertaria ben lungi dall’approfondire quali potrebbero essere le opportunità di sviluppo offerte dalle categorie professionali; una classe di governanti incapace di capire quale valore aggiunto potrebbero dare le professioni di intelletto in un paese la cui sola risorsa è la cultura;

Non ci sono le nostre Istituzioni che sembrano continuare a trattare la materia della riforma come una questione riservata e di secondaria importanza; qualcosa di cui la totalità degli iscritti non sono tenuti ad essere informati in maniera costante e sistematica. Qualcosa da gestire in separata sede, salvo poi quando ormai le scelte di fondo sono già state fatte imporre a tutti i risultati e le conseguenze economice e sociali.

Non ci siamo all’Ordine di Roma che, pur avendo organizzato un Forum di discussione sull’argomento, ha finito per annacquarne l’importanza diluendone la comunicazione tra le centinaia di iniziative che coinvolgono la Casa dell’Architettura; una autentica foglia di fico rispetto ad un processo che continua a rimanere oscuro alla maggior parte di noi. Senza contare la vicenda della Fondazione, che vede sistematicamente ignorate le richieste di più di 500 iscritti.

Non ci siamo, infine, noi tutti architetti (professionisti e non) che lasciamo andare le cose così come stanno incapaci di prendere in mano il futuro e di interessarci persino alle cose che ci riguardano più direttamente.

Il risultato del Forum del 3 luglio scorso sulla Formazione Continua organizzato dall’Ordine di Roma si misura sul numero di partecipanti: 17.000 iscritti all’Ordine, una dozzina di presenti.
Tra questi pochi carbonari vi erano 1 presidente, 2 consiglieri, 2 di Amate l’Architettura, 1 di Ivaseipartita, l’arch Ranucci e l’arch Milone.

Eppure dovrebbe essere un tema cruciale: la riforma ormai è imminente e tra breve ci ritroveremo a dover fare i conti con una serie di nuove incombenze, prima tra tutte la necessità di fare fronte alla “formazione permanente”. Dovremo cioè dedicare ogni anno, obbligatoriamente, il nostro tempo e denaro ad una o più attività formative che garantiscano un adeguato livello di aggiornamento professionale.

Dal Forum qualcosa si è comunque appreso. Circola già da tempo (3 maggio 2012) una bozza di regolamento del CNA sulla formazione permanente, inviata dal CNA a tutti gli Ordini e discussa durante un incontro del 7 maggio. Nessuno sembra essersi posto il problema di diffonderne i contenuti. L’ho trovata in rete da un link indiretto al sito dell’Ordine di Novara. (vedi link)

Sia chiaro che si tratta di una bozza, non definitiva, discutibile ed emendabile. Probabilmente un documento completametne diverso da quello che uscirà nella versione finale. Io però lo trovo interessante, soprattutto perchè si tratta del primo documento che finalmente (dopo tante chiacchere e dichiarazioni di principio) entra nel merito della questione. Però proprio per questa sua indefinitezza si tratta di un documento ideale per un processo di partecipazione.

Il fatto che il CNA non abbia ritenuto utile renderla pubblica è significativo di come i nostri rappresentanti tengano in considerazione l’opinione dei propri iscritti. Come sempre si preferisce congelare i documenti, renderli blindati e sostanzialmente inattaccabili, prima di renderli di publico dominio.

Qui invece lo schema di decreto.

Gli architetti italiani sono ormai degli Zombies

Un recente articolo di Ilenia Cicirello pubblicato su lavoripubblici.it, ci dimostra ancora una volta, ciò che ormai denunciamo da tempo, la scomparsa degli architetti liberi professionisti in Italia.

Nell’articolo si fa riferimento a un piano Nazionale predisposto dal Governo all’interno del Decreto Sviluppo per lo sviluppo e la riqualificazione delle città, in cui sono citati tutti tranne i professionisti.

La cabina di regia è formata da rappresentanti di Regioni, Ministeri, Società di Investimento ma si sono guardati bene dal coinvolgere il mondo dei professionisti.

Il futuro è ormai nelle mani delle grandi società, delle imprese di costruzione e nessuno vuole perdere più tempo con qualcuno che svolge un lavoro intellettuale, tutto si basa sul mercato.

Nel frattempo gli Ordini professionali e il nostro CNA si preoccupano di come poter mettere ulteriori tasse e gabelle sui professionisti e fare soldi con la formazione continua obbligatoria, ci si mette poi anche la Fornero a darci il colpo di grazia con la cassa di previdenza, a luglio verrà approvata una riforma che dimezzerà le nostre pensioni aumentando i contributi minimi da versare e togliendo di fatto la pensione minima.

Il fantomatico Decreto che doveva riformare gli Ordini professionali, creati nel ventennio fascista con un regolamento del 1925, si riduce all’inserimento dell’assicurazione obbligatoria, alla formazione continua per tutti gli iscritti all’ordine, alla completa liberalizzazione della pubblicità e di conseguenza della deontologia all’inserimento del tirocinio obbligatorio, per il momento gratuito, di tutti i nuovi iscritti.

Non vengono risolti minimamente i problemi relativi alle competenze professionali, agli incarichi pubblici, ai concorsi di progettazione, alla formazione universitaria, alla legge per l’architettura, alle normative pazze e a molto altro.

I professionisti ringraziano e si organizzano per trovare un altro lavoro dopo aver studiato diversi anni e aver provato a fare la libera professione.

La cosa che più ci rattrista è vedere colleghi, che siedono da decenni sulla poltrona di Consigliere o Presidente di un Ordine o di un Consiglio Nazionale, impiegare il loro tempo, non nel cercare di risolvere i nostri problemi opponendosi a una politica sempre più cieca di fronte all’Architettura, ma nel trovare il sistema per cacciare un iscritto che non è in regola con l’assicurazione professionale o con la formazione obbligatoria, poi i colleghi delinquenti che compiono reati nessuno li tocca e continuano a lavorare indisturbati.

Serve una mobilitazione di tutti gli iscritti se non vogliamo morire lentamente.