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CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Giuseppina Arena

2 Agosto 2020

 

Cosa farà l’architetto nel post-covid? O cosa invece non farà/non dovrà fare?
Dal mio scetticismo più assoluto parte quest’ultima domanda; dal pensare che se dovrà cambiare qualcosa dovrà cambiare forse quello che non si è pensato di fare fino ad oggi. Cosa significa?
Significa che non dobbiamo aspettare sempre che succeda il finimondo affinché le professioni possano comprendere che qualcosa vada cambiato. Significa che abbiamo bisogno di architetti rivoluzionari, che comprendano a fondo, con le loro capacità e conoscenze, le necessità, presenti e future, di una comunità, aldilà delle mere abitudini di ogni giorno, o di ciò che è accaduto o che, forse, non accadrà mai. Significa che non cambierà mai niente, se si aspetterà sempre l’arrivo di una catastrofe. Perché quando quest’ultima sarà passata, chi potrà ripartirà come ha sempre fatto, adeguandosi ai cambiamenti (ma non cambiando nel profondo), chi non potrà verrà lasciato indietro, in balia del proprio destino.
Si parla di un sostanziale ripensamento degli spazi interni di un’abitazione, oppure dei cambiamenti che dovranno avvenire negli spazi esterni, adesso, solo in relazione alla pandemia. Siamo sicuri che nel pre-covid non avessimo già bisogno di questi cambiamenti? Magari questa nuova realtà, invece, ci dimostra di come eravamo comodi nelle nostre convinzioni, che avevano poco a che vedere con i segnali che provenivano già dal futuro, o semplicemente dai veri bisogni delle persone.
Da parecchio tempo si utilizza l’espressione “cambiamenti climatici”, ad esempio. Si parla di questi cambiamenti che stanno avvenendo nel tempo, quando lentamente, quando velocemente, ma ai quali siamo già in grado di dare una risposta, in relazione a ciò che effettivamente causeranno. Pensiamo a quello che potrà succedere, e agiamo adesso, affinché non accada! Magari una buona soluzione ad un problema, darà sollievo anche ad altri mali che adesso non riusciamo a vedere. L’architetto deve essere in grado di fiutare nell’aria, l’aria di cambiamento, sempre prima che qualcosa lo renda effettivamente e fisicamente necessario, altrimenti niente cambierà interamente nel corpo e nell’anima. Tutto cambierà solo temporaneamente, per poi farci rifiondare, anche se non completamente e magari gradualmente, senza che ce ne accorgiamo, nelle convinzioni di sempre.
Testo: Giuseppina Arena
Immagine: Umberto Boccioni- Stati d’animo (ciclo n. 1) – quelli che vanno