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Striscia la notizia, Figline Valdarno ecoschifi ed “ecostronzi”

6 Maggio 2010

Oggi, 5 maggio 2010, ho appena finito di ascoltare un servizio di Striscia la Notizia su un progetto di recupero urbano previsto a Figline Valdarno.

Si parla di un “Ecoschifo”, si fanno vedere cancelli chiusi, catenacci.

Si ripete più volte che lì, prima c’era una vecchia scuola elementare niente meno che della fine dell’800, inizi ‘900.

Si dice che l’opera doveva essere completata entro il 2008.

Si dice che “dopo grandi mangiate e bevute” l’opera sia stata appaltata con una “grandissima spesa, svariati milioni di euro!!!”.

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Solo che stavolta non si tratta di qualche abuso, di qualche cantiere interrotto, di cittadini inferociti per lo spreco di denaro pubblico, anni e anni di attesa per vedere le opere completate, ecc.

No!

Stavolta si tratta di Sgarbi, al quale, come è noto, non piacciono le architetture contemporanee, ed al quale evidentemente piace sfruttare la sua notorietà per pontificare e sparare a zero su qualunque cosa gli capiti sotto tiro e, anche quando mancano evidentemente le argomentazioni, fare la voce grossa pur di imporre verità inesistenti e lasciare intendere in maniera velata l’equazione modernità uguale abuso e mostruosità.

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Le argomentazioni in sintesi:

– Un edificio, in quanto intitolato ad un insigne educatore (Raffaello Lmbruschini) acquista di per se una intoccabilità, una “sacralità” che lo rendono appunto intoccabile e inviolabile; obbligatorio il recupero ad ogni costo.

– Il progetto non va perché utilizza, in parte, il cemento e perché la Toscana è la patria di Brunelleschi e dell’Alberti (vecchi modernizzatori dell’epoca), quindi è vietato realizzare qualsiasi cosa moderna, salvo che non si trovi in un deserto.

– La torre prevista dal progetto non và perché sorge in prossimità un’altra anonima torre (ottocentesca?) più bassa e più piccola della nuova; come sempre la contemporaneità non deve vedersi.

– Poiché il progetto è dell’architetto Casamonti, noto alle cronache per le tristi vicende giudiziarie della protezione Civile, si lascia intendere che quindi l’opera sia automaticamente priva di validità architettonica e il frutto deviato del capitalismo speculativo.

– Infine Sgarbi cita come modello di recupero urbano quello attuato nella piazza retrostante del quale ci è dato vedere solo una tristissima immagine di un interno chiesa e delle tristissime vetrine dove l’architetto (Giovanni Pratesi?) ha esposto alcuni non meglio precisati reperti (archeologici? affreschi? Boh?); Aah?! Questo si che significa recuperare la città……

L’articolo finisce con un generico “Vedremo l’evolversi tra un mese o quando sarà” lasciando intendere che la storia sarà lunga e che non ci sarà da aspettarsi granchè.

Peccato che:

– l’edificio demolito, essendo della fine dell’800 (primi del ‘900, boh?) sia un normalissimo edificio in stile, banale revival neoclassico come tanti sorti nello stesso periodo, probabilmente realizzato con struttura in cemento armato, e non abbia alcuna valenza e validità di tipo storico o culturale; se fosse stato così, dubitiamo che la sovrintendenza avrebbe permesso anche solo di annusare il fabbricato.

– Lo stesso dicasi per il contesto dove sorgerà il centro, onestamente non costellato di presenze storiche rilevanti.

– Il progetto del Centro Polifunzionale, dello Studio Archea, è del 2006, probabilmente sarà completato entro l’anno, un tempo record per la cantieristica e la burocrazia italiana!

– Il centro sarà di 3.000 mq e costerà circa 4 milioni, onestamente un costo più che dignitoso per un’opera di valenza pubblica che recupererà una vecchia area dismessa.

– Il cantiere è stato temporaneamente sequestrato dalla magistratura e dissequestrato il 7 aprile 2010 (un mese fa!!!) alla presenza di Striscia (che si guarda bene dal riferire la cosa).

– Teletruria ha mandato in onda il 29 aprile un servizio dal tono diverso nel quale si ribadisce che non vi è stata “nessuna violazione della normativa che regola i centri storici”;

Fenomenale la risposta del Sindaco: “CHI PARLA DI ECOMOSTRO È UN ECOSTRONZO!!!!

Sottoscrivo…

Casamonti non è noto per la sua simpatia, e ultimamente pare che la sua fama sia effettivamente più legata ai suoi casi giudiziari, che alle sue opere, le quali sono più che dignitose, sanno essere contemporanee e contemporaneamente sanno dialogare con i contesti storici e naturali in cui si inseriscono.

Non c’è che dire: STAVOLTA L’ABUSO L’HA FATO STRISCIA!!!!

Amate l’Architettura e il Giornale dell’architettura

E’ in quest’ottica che nasce la collaborazione tra il Giornale e il nostro Movimento, è in previsione nel prossimo autunno un evento che si terrà a Roma che coinvolgerà anche altre Associazioni, di cui il Giornale si fa promotore, nel mese di luglio-agosto hanno pubblicato un nostro articolo sul 6° Forum dell’edilizia organizzato dal Sole 24 ore, seguiranno altri articoli su vari temi nei prossimi numeri del Giornale.

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Pubblichiamo il testo integrale dell’articolo uscito sul Giornale dell’architettura di lug-ago 2009:

Martedì 23 giugno, a Roma, si è svolto il 6° Forum organizzato da Edilizia e Territorio gruppo 24 Ore. Nella mattinata il tema era: “Piano casa e infrastrutture: le costruzioni aiutano realmente la ripresa economica?”. Al dibattito erano presenti politici, amministratori di società pubbliche e private nonché il rappresentante delle imprese edili Paolo Buzzetti (ANCE).

I lavori sono stati introdotti da una relazione di Bellicini, (CRESME), puntuale e dettagliata come sempre, in cui ha evidenziato, con dati e grafici, il boom immobiliare sviluppatosi in Italia e nel mondo cominciato alla fine degli anni ’90 e che ha raggiunto il suo apice nel 2006-2007.

L’industria delle costruzioni ha rappresentato nell’ultimo decennio un importante volano per l’economia, gli investimenti in edilizia in Italia sono cresciuti in percentuale con valori molto più alti dell’incremento del pil. Il boom edilizio è stato accompagnato da un’impressionante crescita degli operatori del settore: costruttori, agenzie immobiliari, intermediari etc., basti pensare che le imprese edili sono passate da 330.000 nel 1995 a 770.000 nel 2007,(più di 10 imprese per ogni architetto libero professionista). E’ inutile dire che di questo boom edilizio, gli unici a non averne giovato sono gli architetti che sono stati gradualmente eliminati dalla normativa sui lavori pubblici (e non solo).

Bellicini conclude il suo intervento esponendo la situazione attuale di forte crisi che ha causato un improvviso blocco dell’attività nelle costruzioni, dimostrando che soltanto il piano casa può risollevare l’economia del settore; ha stimato che se soltanto il 10% dei cittadini che ne hanno diritto, utilizzassero il piano casa, si svilupperebbero investimenti per 60 miliardi di euro con grande felicità dei costruttori.

Gli interventi dei politici e amministratori che si sono susseguiti, sono stati, come al solito, noiosi e scontati, a ravvivare il dibattito è stato un fuori programma: l’invasione della sala da parte di un gruppo di cittadini romani sfrattati che protestavano contro le speculazioni edilizie e la mancanza di case per i non abbienti; dopo qualche attimo di tensione, è stata data la parola ad un rappresentante dei dimostranti che con chiarezza di linguaggio e conoscenza delle leggi ha esposto le loro rimostranze.

Colpisce il fatto che, gli sfrattati siano stati i primi a parlare di qualità urbana, imbruttimento delle città, vivibilità urbana (nessuno tra i relatori finora ne aveva fatto cenno). Gli stessi hanno poi evidenziato come il Piano Regolatore di Roma, emanato da una giunta di centro-sinistra, preveda 70 milioni di metri cubi edificabili ma nulla per l’edilizia popolare.

Certamente questi cittadini non hanno tutti i torti, in quanto vivono in un paese dove, da più di 30 anni, non esiste una politica per la casa.

Terminata l’invasione dei senza tetto, il dibattito è proseguito con gli interventi, tra gli altri, di Buzzetti (ANCE), il suo intervento, come la sua recente relazione agli Stati Generali dell’edilizia, verteva sulla grave crisi del settore delle costruzioni: la caduta della richiesta dei materiali, la mancanza di investimenti nelle infrastrutture, il problema del credito alle imprese. In merito al suddetto intervento tre sono i punti che vorrei sottolineare:

1) l’importanza della manutenzione nelle opere edilizie (troppo spesso gli amministratori , dopo la realizzazione di un opera, l’abbandonano a se stessa e dopo 10 anni, puntualmente, se la prendano con il progettista perchè l’edificio “casca a pezzi”);

2) la necessità improrogabile di azzerare l’attuale normativa sui lavori pubblici e ripartire ex novo;

3) l’importanza del segno architettonico e, quindi, della qualità dell’architettura in un eventuale piano di housing sociale (peccato che la maggior parte dei costruttori da lui rappresentati non la pensi così!).

Nel pomeriggio sono seguite le relazioni tecniche su: piano casa, sostituzione urbana e new town.

Un dato importante che emerge dal dibattito della mattina, cui avrei preferito che partecipasse un architetto, è che nessuno dei relatori (rappresentante imprese, politici, amministratori, giornalisti) identifica la qualità con la qualità architettonica ma unicamente come qualità dei materiali, delle tecnologie bioclimatiche e non etc etc. Ciò probabilmente perchè da tempo si è perso il valore aggiunto del progetto e, quindi, l’importanza del ruolo del progettista, che dovrebbe essere architetto e non geometra o ingegnere o peggio ancora l’impresa edile (ne è una dimostrazione l’ultima versione del codice degli appalti).

Occorre rammentare che non si può prescindere da un rapporto diretto e complementare tra impresa di costruzione e architetto, come, peraltro, aveva previsto Bruno Zevi, (disatteso dai suoi successori), fondando 50 anni fa L’INARCH.