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CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Fabrizio Ciappina

22 Luglio 2020

La dimensione umana dell’architettura.

Il tempo del Covid ci ha consentito di riscoprire una diversa modalità di fruizione degli spazi, da quello domestico a quello pubblico, legata a una dimensione meno massiva, più contemplativa e più lenta, per troppo tempo dimenticata ma già presente nel nostro DNA.

Una dimensione virtuosa, che amplifica il rapporto con la natura, con l’arte, con i suoni, che esclude la frenesia, che apre a una riflessione intesa e prolungata.

L’architetto, probabilmente farà quello che ha sempre fatto, ma l’auspicio è che prevalga una rinnovata e solida consapevolezza, e cioè che la dimensione da privilegiare è, e resterà sempre, quella umana.

 

Testo di: Fabrizio Ciappina
Immagine: “L’attesa” di Fabrizio Ciappina (acquerello e collage su carta di cotonata Arches- 30 x 20)
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Carmine Ugon

9 Luglio 2020

La figura dell’architetto ha subìto molti cambiamenti nel corso dei secoli, ne consegue inevitabilmente una metamorfosi dell’architettura.E se l’architettura viene considerata un registratore di memorie, l’architetto del post-covid non cambierà il mondo ma ne annoterà l’ennesimo cambiamento. Il compito arduo sarà quello di ideare, progettare e costruire luoghi a forte vocazione sociale e culturale recuperando la centralità dell’uomo nell’architettura, trascurata in questi ultimi mesi in cui le uniche stanze dove ci si incontrava erano quelle virtuali, ancor più privi di legami, emozioni e relazioni. L’architetto deve quindi rivedere il paradigma che da forma/funzione trasformatosi poi in forma/fruizione giunge oggi a forma/necessità. La necessità di recuperare, non quello che ci sembra aver perso in questi mesi, ma aver capito quello che abbiamo perso negli anni passati per riconsiderare il presente.

 

Testo di: Carmine Ugon
Immagine di Carmine Ugon, Raffigurazione degli stati d’animo (tecnica mista)
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Duccio Santini

3 Luglio 2020

COSA FARA’ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?

Progetterà edifici:
mobili
costruiti in fabbriche
montati e non murati
si appoggeranno sul terreno e non metteranno radici
il microclima interno sarà affidato alla coibentazione dei diaframmi posti tra interno ed esterno e non a macchine
non progetterà macrostrutture ma sommatorie di moduli flessibili per qualsiasi utilizzo
si userà solamente suolo già costruito demolendo le costruzioni prive di qualità
si innesteranno nuove strutture nei ruderi di edifici industriali dismessi, evitando di tentare costose ricostruzioni vincolanti
il restauro dovrà riguardare solo edifici di pregio e interesse storico artistico

 

Testo di: Duccio Santini
Immagine di: Duccio Santini
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Daniele Menichini

29 Giugno 2020

Daniele Menichini

 

Quante volte nella nostra professione ci siamo trovati davanti ad un bivio? Ecco la pandemia è uno di quei momenti importanti in cui si deve decidere che cosa fare da grandi perché non c’è più tempo per trastullarsi nel pensare se è meglio l’uovo oggi o la gallina domani! La pandemia ci ha messo davanti ad una rivoluzione culturale che ha liberato visioni di nuove architetture, nuovi paesaggi e nuovi territori che ci devono proiettare nelle situazioni di crisi dei modelli sempre più frequenti e drastiche: terremoti, inondazioni, pandemie, riscaldamento globale e persino invasioni aliene. L’architetto è quel visionario che deve essere capace di generare nuovi modelli del vivere e dell’abitare andando oltre gli schemi della consuetudine e della routine, dobbiamo osare senza paura di essere derisi o additati come eretici … siamo invece precursori, innovatori, terraformatori, custodi della realtà di un futuro prossimo.

 

Didascalia immagine

Disegno di Daniele Menichini, Stradaverde, 2020

“Vorrò camminare in strade con alti palazzi ricoperti di erba e fiori, vorrò lasciarmi sopraffare dalle prospettive dei grattacieli che salgono verso il cielo per inquadrare le stelle”.

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Fabrizio Aimar

L’architetto, nel post-Covid, dovrà tornare a rimettere al centro del dibattito il benessere della persona. Nel disegno dello spazio privato e pubblico, un approccio “people-centred” dovrà ambire ad elaborare progetti e strategie che siano in grado di dare risposte alle pressanti sfide sociali e ambientali. Dal cambiamento climatico in atto ai diritti della persona alla salute, alla casa, alla parità di genere, l’architetto dovrà tornare a recitare un ruolo chiave nel dibattito contemporaneo grazie al confronto con la società in cui vive. La resilienza dovrà aprire la strada ad un nuovo Illuminismo, a comprendere il senso del limite e l’impatto delle nostre azioni a livello locale e globale.
Testo e immagine di Fabrizio Aimar
Editing di Giulio Paolo Calcaprina

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Architettura Senza Frontiere Italia- Piemonte

14 Giugno 2020

Copertina: © Architettura Senza Frontiere Italia- Piemonte

L’architetto post-covid19 dovrà concentrarsi sulla bellezza dell’abitare.

La quarantena ha evidenziato la strettissima connessione tra spazio vissuto e qualità della vita.

Le persone in situazioni abitative precarie si sono rivelate le più vulnerabili. Un ambiente salubre, alla giusta temperatura ed areato può garantire una migliore salute fisica; un ambiente bello, luminoso, opportunamente organizzato e con spazi sufficienti per le persone ospitate e per le attività, garantisce una migliore salute psicologica.

È dovere dell’architetto interrogarsi ed agire affinché il diritto all’abitare la bellezza sia garantito a tutti.

 

Testo di: ASF Italia-Piemonte
Immagine suggerita da: ASF Italia- Piemonte
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Italo Celiento

6 Giugno 2020

Copertina: Torino-Officine Grandi Riparazioni temporaneamente trasformate in reparto ospedaliero ©Giorgio Perottino/Getty Images

Sin da questa fase di ripresa, gli architetti dovranno rispondere ai nuovi quesiti posti dall’emergenza, come è stato per le epidemie della storia recente del colera e della tubercolosi, sfruttando quelle che erano capacità tecnologiche e contesto socio-politico delle diverse realtà.

Si dovranno saper leggere per tempo le nuove abitudini dell’uomo legate alle istanze della salute ed alle futuribili nuove emergenze, in maniera trasversale a tutte le aree della progettazione, dalla residenza ai luoghi di lavoro di istruzione, e del commercio.

Tutto senza tralasciare la tendenza di una sempre maggior fusione di spazio fisico e digitale, si parla tempo di “Phygital” pertanto la capacità di adattamento degli spazi fisici dovrà seguire quella delle tecnologie digitali che ne supportano la fruizione.

 

Testo di: Italo Celiento
Immagine suggerita da: Italo Celiento
Editing: Giulia Gandin