Articoli marcati con tag ‘calcaprina’

A cosa serve l’Architettura? – Il riepilogo

17 luglio 2017

Riporto qui la lista degli articoli della serie.

Le regole del gioco, disattese dai più, sono semplici.

  • Rispondere alla domanda: “a cosa serve l’Architettura?”
  • Farlo utilizzando non più di 30 parole.
  • Aggiungere (almeno) una immagine, una foto o un disegno che esemplifichi il pensiero.

Di seguito la lista, che sarà aggiornata di volta in volta, di tutti i contributi.

Mattia Paco Rizzi, l’accordatura del liuto.

Luca Silenzi, fortunate coincidenze.

Cecilia Anselmi, l’intelligenza collettiva.

Santo Marra, la disponibilità del bene comune.

Gianluca Adami, la forma.

Aldo Canepone, la tensione dialogica.

Giulio Paolo Calcaprina, la coerenza.

Davide Vargas, la responsabilità.

Pietro Carlo Pellegrini, il regalo.

Domenico Fornarelli, il Geme.

Giorgio Mirabelli, il sangue che ci costa.

Roberto Malfatti, la Mezquita.

Luigi Prestinenza Puglisi, la Speranza.

Diego Terna, la ricerca.

Alfredo Giacomini, l’urgenza dell’Architettura.

Cristina Senatore, la consapevolezza.

Vilma Torselli, l’ipertesto.

Guido Incerti, la guida.

Vita Cofano, la sinteticità.

Emmanuele Jonathan Pilia, atti vandalici.

Stefano Nicita, la spiritualità.

Cristina Donati, spazio pubblico vs privato.

Raffaele Cutillo, il tradimento.

qui riporto alcune delle immagini di supporto fornite

received_10212846847314046

Disegno di Raffaele Cutillo. “La casa la voglio sospesa sul mare”. Omaggio a Malaparte, Gennaio 2016

disegno per giulio pascali

Cristina Senatore. Intervento grafico su dipinto “madonna della misericordia” di Piero della Francesca

18741238_1056147801151334_785948605_n

Roberto Malfatti. La Mezquita di Cordova

13876516_10207335010513779_5471031252681416766_n

Cecilia Anselmi. Collage n.03 | I Pilastri del Potere.

"Hypercantilever", concept, Spacelab Architects 2017.

“Hypercantilever”, concept, Spacelab Architects 2017.

Amate l’Architettura ha un nuovo Presidente

Il nuovo presidente del Movimento “ Amate l’Architettura” è l’architetto Giulio Paolo Calcaprina, libero professionista iscritto all’Ordine degli architetti di Roma, non fa parte di commissioni edilizie, nè occupa alcuna posizione all’interno di istituzioni.

La nuova direzione del Movimento si propone di dare voce ai professionisti che in questi anni ritengono di non aver trovato alcuna tutela presso le proprie istituzioni di riferimento. In una congiuntura storica di grande difficoltà per i professionisti, tra la stupefacente inerzia e l’assenza  di azioni significative di CNA, Ordini professionali e sindacati, Amate l’Architettura non si limita a promuovere il  dibattito, ma ritiene di dover progettare azioni concrete, avvalendosi, per la comunicazione, dei social network facebook e Linkedin e del blog che ha una media di 30.000 visite/mese.

Per le azioni sul territorio nazionale, il Movimento Amate l’Architettura si coordina con 150K architetti (link), una piattaforma libera che riunisce architetti, rappresentanti di associazioni di architetti e giovani che stanno accedendo alla professione.

Amate l’Architettura ringrazia Marco Alcaro – che continuerà  il suo lavoro nel direttivo – per aver guidato il Movimento dalla sua fondazione ad oggi.

LE RAGIONI DI UN IMPEGNO

di Giulio Paolo Calcaprina

Sono passati quasi quattro anni dalla nascita di Amate l’Architettura e, come è naturale che sia, c’è stato un avvicendamento nella presidenza.

Sono un libero professionista, non ho alcun incarico nell’ambito del mio Ordine, non faccio parte di commissioni edilizie, non traggo vantaggio da alcuna “rendita di posizione” all’interno di istituzioni.

Sono stato scelto dal consiglio direttivo di Amate l’Architettura non perché io abbia proposto una particolare linea politica, ma perché sono l’espressione di una modalità partecipata e collegiale di condivisione del lavoro che si è sviluppata all’interno del gruppo dirigente.

Sono un convinto sostenitore dell’orizzontalità, della democrazia partecipata. Voglio un’associazione che sia inclusiva e non esclusiva.

Quando abbiamo cominciato il nostro lavoro, nel 2008, avevamo in mente di promuovere l’Architettura contemporanea, schiacciata dal nostro glorioso passato e dall’incuria attuale.

Tuttavia, quasi subito, ci siamo resi conto che in Italia non si può parlare di Architettura (contemporanea o no) se non si creano le condizioni necessarie al lavoro degli architetti.

Così abbiamo ampliato la nostra “ragione sociale”.

Attraverso le lettere e le denuncie, attraverso alleanze con i comitati cittadini, mediante l’istituzione di concorsi, lezioni nelle scuole, Forum nella festa dell’Architettura, ma soprattutto attraverso i nostri canali informativi (il blog, la pagina Facebook e quella Linkedin) abbiamo cominciato a fare quello che gli altri non fanno nell’architettura italiana: metter in luce i meccanismi, i retroscena, la palude delle connivenze e dell’opacità che permea il contesto architettonico italiano.

Progressivamente il blog è diventato una piazza virtuale libera e riconosciuta dove sono stati affrontati argomenti di attualità, anche scomodi, e dove tutti, anche i nostri avversari, hanno potuto esprimersi liberamente.

Le classifiche dei blog di architettura, che ci inseriscono stabilmente nei primi posti delle classifiche, al livello di siti professionali, vere “corazzate” come quelli di Abitare e del Giornale dell’Architettura, ci danno il parametro di quanto abbiamo costruito finora.

Vorrei essere il fautore di un’evoluzione dell’operato del Movimento. Vogliamo potenziare i nostri canali informativi, vogliamo proporre azioni di lotta su scala nazionale, vogliamo raccogliere tanta indignazione, voglia di fare e di cambiare che c’è tra gli architetti.

Vogliamo tornare anche a parlare di Architettura – pratica che abbiamo un po’ trascurato – ma a modo nostro: ragionando sulle criticità e sulle contraddizioni di un sistema: nell’ambito della critica, nella promozione e nelle istituzioni a servizio della diffusione della cultura architettonica.

Dopo decenni di muta acquiescenza al potere, la società italiana si sta svegliando. Noi vogliamo fare la nostra parte nel nostro ambito e per fare questo cerchiamo l’aiuto di tutti coloro che vogliono tornare a fare architettura con decoro, a lavorare con dignità.

Cerchiamo adesioni e contributi specialmente tra i giovani colleghi e laureandi, che riteniamo siano quelli che stanno pagando – e pagheranno – il prezzo più alto di questo stato di cose.

Vi aspettiamo. Un saluto a tutti.