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Il caso Peluffo i professionisti in cattedra e la Sachertorte (una favola contemporanea).

1 Febbraio 2013

Ha fatto un certo scalpore la sanzione comminata dall’università di Genova all’arch Peluffo, colpevole di avere esercitato la professione in contrasto con la normativa che vieta di svolgere incarichi esterni all’Università nel periodo in cui sono considerati in prova.

Qui riportiamo la nostra versione (semiseria) dei fatti.

“il Barone e Cheff Peluff”

C’era una volta il Barone Mario, signore del paese di Architonia, che voleva dare un importante ricevimento in onore del Re del regno di Miur.

Mario ci teneva proprio a fare una bella figura e ad organizzare un ricevimento con i contro fiocchi: un ricevimento che insegnasse a tutto il mondo di quali meraviglie era capace il suo paese. Preoccupato di non riuscire a ottenere i favori del Re, Mario decise di consultarsi con la maga Maria Stella: “Una Sachertorte!” sentenziò la maga, “per rendere felici i tuoi ospiti dovrai preparare una Sachertorte!”.

Mario invitò quindi a palazzo i più famosi cheff del mondo e li fece esaminare da Maria Stella. Tra loro la maga scelse Cheff Peluff: “Egli ha grande esperienza in torte e dimostra di sapere tutto delle Sachertorte”.

Maria Stella si raccomandò al Barone: “perché la magia abbia effetto, Cheff Peluff dovrà stare tre anni senza fare altro che la Sachertorte, altrimenti tutti i tuoi ospiti, compreso il re, saranno tramutati in asini!”

Peluff accettò l’incarico; si sarebbe rinchiuso un una stanza del palazzo per preparare la magica Sachertorte; si mise subito al lavoro e per il primo anno si occupò esclusivamente della Sacher con grande soddisfazione di Mario che già pregustava il suo successo.

Il Barone aveva già annunciato il ricevimento presso tutto il reame, tra gli invitati c’era anche Don Ugo, il Camerlengo del Re, membro dell’Accademia del cioccolato fondente. Mario contava in una sua buona parola per ottenere il feudo di Urbania su cui aveva messo gli occhi.

Mario aveva già spedito gli inviti con il menù e stava facendo preparare dei piatti da dessert con disegni tirolesi intonati con la famosa torta. Una schiera di sarti lavorava per ricamare le tovaglie con disegni di Sachertorte con panna. Il famoso pittore Boerius venne incaricato di dipingere un “Ritratto di Re con Torta”.

Insomma l’intero reame si aspettava una grandiosa Sachertorte.

Peluff, ignaro di tante aspettative, restava chiuso nella sua cucina ma dopo il primo anno in segregazione stava lentamente perdendo il senno; la sola vista della cioccolata cominciava a dargli la nausea e si era convinto che le Sachertorte fossero un’invenzione del demonio.

Il suo collega Alfonso, ansioso di riaverlo a bottega con lui, lo convinse a preparare una millefoglie, con la quale avrebbe liberato il reame dal maleficio della cioccolata.

Cheff Peluff aveva anche un altro problema, si rendeva conto di essere danneggiato da quell’esclusiva: approfittando della sua assenza i suoi rivali stavano prendendo incarichi presso tutte le altre corti del regno. Decise quindi che avrebbe ricominciato a lavorare fuori dal palazzo, di nascosto; approfittando del favore della notte e della complicità di Alfonso, felicissimo di riavere l’aiuto del suo vecchio compagno di cucina.

Don Ugo il Camerlengo era però tuttaltro che entusiasta del ricevimento. Aveva promesso il feudo di Urbania al Conte di Casamonte e il successo della festa di Mario lo avrebbe messo in difficoltà.

Per sorvegliare Peluff, inviò i fedeli Uditori a controllare come procedeva il lavoro.

Il terzo anno Cheff Peluff era sempre più convinto di dover cambiare torta: ormai le Sachertorte erano superate; in tutto il mondo si usavano le millefoglie; e poi diciamocelo, non è che per preparare una Sachertorte come si deve fosse poi necessaria tutta questa dedizione esclusiva. Cheff Peluff lo sapeva bene fin dall’inizio e ora si mangiava le mani per avere accettato quell’incarico: “mannaggia a quella strega di Maria Stella!”

Peluff faceva tutto all’insaputa del Barone; sospettava  che Mario fosse soggiogato da un incantesimo della maga e non voleva rischiare di essere costretto a rispettare le clausole contrattuali all’ultimo momento. Così senza dire nulla, procedeva a modificare il menù: “sarà una sorpresa per tutti! E tutti mi acclameranno come l’uomo che ha cambiato la Sacher in una millefoglie! Salvando il reame dalla schiavitù della cioccolata”

Durante una delle uscite di Peluff gli Uditori interrogarono Alfonso, che si tradì svelando il piano delle millefoglie. Ormai però erano alla vigilia del ricevimento e Don Ugo decise di non rivelare nulla, lasciando che la stoltaggine di Peluff rovinasse definitivamente il Barone: il Re del Miur infatti odiava la millefoglie.

Il fatidico giorno Peluff si presentò con una magnifica torta a dieci strati di sfoglia guarnita di crema pasticcera e fragoline di bosco, lasciando a bocca aperta i commensali che, abituati come erano ad anni di cioccolata, non credevano ai loro occhi: finalmente un sapore nuovo! Finalmente una novità!

Ma il Re non era per niente soddisfatto: “cos’è questa roba immonda? Non ho forse emanato un editto che vieta la sfoglia sul tavolo del re? Chi ha commesso questo reato dovrà pagare!”

Peluff venne quindi afferrato dagli Uditori e portato a giudizio, che il Re decretò seduta stante: “condannatelo a bollire nella cioccolata calda che non ha saputo usare per questi tre anni!”

Il povero Cheff stava per essere portato via tra i sogghigni e le risate della gente (pronta a rimangiarsi l’opinione dopo la reazione del re), quando ecco che la profezia della maga Maria Stella si avverò: scese una cappa grigia intorno al palazzo e tutti i presenti furono trasformati immediatamente in ciucci. Tutti tranne il Barone e Peluff che, inorridito e disgustato, se la diede a gambe scappando dal paese alla ricerca di altri reami.

Tuttora a chi gli chiede di raccontare la sua storia non manca di sottolineare come Architonia sia un paese pieno di asini governato dai baroni.

Da allora nel regno di Miur nessuno prepara più la millefoglie.

(favola di pura invenzione liberamente ispirata ai fatti di cronaca recenti)

Quando si dice l’arroganza dei baroni

Antonio Marco Alcaro (09/03/2009 01:14:01):

Forse pochi sanno che secondo la normativa italiana vigente, recentemente ribadita dall’autorità per la vigilanza dei lavori pubblici Delibera n. 179 del 25/06/2002, Purini, in quanto professore a tempo pieno, non potrebbe svolgere la libera professione e di conseguenza espletare incarichi come quello della orrenda torre dell’EUR, ma si sa in Italia le leggi sono un’opinione!!

 

Franco Purini (09/03/2009 10:09:19):

Gentile Marco Alcaro,
le chiarisco che il mio rapporto con l’università è a tempo limitato.

Franco Purini

 

Antonio Marco Alcaro (09/03/2009 13:21:39):

Gentile architetto Purini

mi fa piacere sapere che lei non è un docente a tempo pieno, ma io le informazioni le avevo prese dall’albo degli Architetti di Roma, dove come da scheda allegata lei risulta iscritto nell’elenco speciale ex art.11 del D.P.R. 382/1980, se non corrisponde a verità è bene che faccia aggiornare l’albo, del resto con tutti i soldi che paghiamo di quota l’albo dovrebbe corrispondere alla realtà.

architetto
Francesco PURINI

n° di iscrizione: 2805
sezione: A
settore:
Architettura

Nato nel 1941
a ISOLA DEL LIRI (FR)

Prima iscrizione all’Albo:
12/04/1972
Laurea:
22/07/1971 (RM)

indirizzo:
Via della Farnesina 352/54, 00194 – ROMA (RM)

studio:
Via dell’Oca 45, 00187 – ROMA (RM)

Docente universitario a tempo pieno inserito nell’elenco speciale ex art.11 del D.P.R. 382/1980

 

Franco Purini (11/03/2009 11:39:21):

Signor Marco Alcaro,
leggo su questo blog che lei insiste con la questione del mio tempo pieno. Le ripeto che il mio rapporto con l’Università è a tempo limitato. Non vorrei essere costretto a rivolgermi a chi di dovere per fare in modo che lei non diffonda più informazioni false.

 

Marco Alcaro (12/03/2009 16:41:00):

Gentile architetto Purini,
sono contento che lei abbia risposto, ma c’è un equivoco di fondo in cui lei continua a cadere, non sono io che diffondo informazioni false ma è l’Ordine degli Archietti di Roma e Provincia dove, come da scheda allegata in precedenza, lei risulta docente a tempo pieno. Ho parlato con la direttrice dell’Ordine di Roma, la Dott.ssa Berno, che mi ha confermato che, attualmente, lei per l’Ordine degli Architetti è un docente a tempo pieno, mi ha inoltre comunicato che l’Ordine non può controllare se ci sono modifiche ma, secondo quanto prevede l’art. 11 comma 6 del DPR 382/80: “I nominativi dei professori ordinari che hanno optato per il tempo pieno vengono comunicati, a cura del rettore, all’ordine professionale al cui albo i professori risultino iscritti al fine della loro inclusione in un elenco speciale”. Pertanto la invito a contattare la sua Università affinché possa comunicare al più presto all’ordine il suo passaggio al regime a tempo parziale, fino a quando tutto ciò non sarà fatto lei rimane ufficialmente docente a tempo pieno. La persona che si occupa della tenuta dell’albo dell’ordine, mi ha comunicato che l’Università di Roma è una delle poche Università che non aggiorna mai le posizioni dei docenti, sia che siano a tempo pieno sia che siano a tempo parziale, pertanto sarà mia cura far pervenire una lettera ai Presidi delle nostre ormai 3 facoltà, dove li inviterò a procedere ad un loro dovere previsto dal DPR 382/80, visto che l’ordine non se ne interessa. In relazione a quanto diceva Matteo, condivido e sono consapevole del fatto che per insegnare a progettare bisogna esercitare la professione, credo però che le regole vadano riscritte per permettere a tutti pari condizioni di trattamento, per non usare l’Università per operare una concorrenza sleale nei confronti di altri professionisti che non hanno le spalle coperte da un Istituzione e soprattutto da un cospicuo stipendio fisso garantito a fine mese.

 

Franco Purini (27/03/2009 14:30:53):

Architetto Marco Alcaro,

l’Ordine degli Architetti di Roma dovrebbe aver rettificato l’informazione sul mio rapporto con l’Università. La prego quindi di acquisire questa informazione e conseguentemente di chiarire ai lettori del blog Peja che nei miei confronti lei si è sbagliato. Non richiedo scuse, ma se questo chiarimento non sarà effettuato al più presto mi vedrò costretto, mio malgrado, come le ho già detto a risolvere la questione per altre vie.

 

Marco Alcaro  (28/03/2009 23:09:43):

Architetto Franco Purini,

non capisco perché lei continui ad usare questo tono polemico e minaccioso, dovrebbe ringraziarmi poiché, grazie al mio intervento, è stata finalmente chiarita la sua posizione sull’albo degli Architetti e adesso nessuno potrà più dire che lei non può fare la libera professione; infatti soltanto dopo un mio interessamento presso gli uffici dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, lei è stato contattato ed esortato ad inviare un fax per dichiarare la sua nuova posizione di docente a tempo parziale per gli anni 2007 e 2008, (visto che l’Università, contravvenendo alla legge, non comunica le posizioni dei docenti agli Ordini). 

Tutto è bene quel che finisce bene, ma adesso verificheremo che tutte le posizioni dei docenti nell’albo corrispondano a verità, auspicando da parte loro un comportamento più rilassato, (senza invocare altre vie) e meno cattedratico visto che non siamo all’Università ma siamo in fondo colleghi.

A proposito vi invito a vedere il seguente link: 

http://architetturacatania.blogspot.com/2009/03/concorso-di-nicotera-finalmente-i.html

Infine vorrei rispondere a Matteo Agnoletto che mi ha citato sulla PRESS LETTER n.11 di Prestinenza Puglisi dicendo : “uno dei mali che l’affligge oggi molti architetti è l’ansia della visibilità: in tanti perdono il proprio tempo a scrivere, disinformando o producendo testi vuoti di contenuti, per vedere il loro nome pubblicato gratuitamente sulle webzines e le newsletter di vario genere. mi chiedo: ma questi nuovi teorizzatori dalla parola facile sono altrettanto abili nel progettare, disegnare o scrivere di architettura? “.

Innanzitutto io non ho disinformato, al contrario ho dato un contributo decisivo alla verità, se non ci fosse stato il mio intervento, oggi l’albo degli Architetti di Roma riporterebbe un dato superato e non veritiero, in secondo luogo vorrei chiarire che io non ho niente di personale contro Purini, (del resto ho anche pubblicato alcuni suoi disegni sull’agendina del Centro Studi degli Architetti dell’Ordine di Roma, che realizzo ogni anno), e non ho mai attaccato la figura di Purini ne come architetto, ne come professore, ma ho soltanto voluto fare chiarezza su una questione importante, ovvero la libera professione dei docenti universitari,  sancita dal DPR 382/80, perché ritengo che il grado di civiltà di un paese si misura anche dal modo in cui si rispettano le leggi. 

Credo inoltre che uno degli errori principali di noi  architetti, sia quello di continuare ad attaccarci tra di noi senza accorgerci che nel frattempo l’Architettura è quindi noi Architetti siamo stati tagliati fuori dalla società, è per questa ragione che ho recentemente fondato con altri colleghi un Movimento :”amate l’architettura”, con lo scopo di far tornare le persone ad amare l’architettura, figuriamoci quindi se mi interessa attaccare un altro architetto.

 

Franco Purini (28/03/2009 09:00:45):

Marco Alcaro,

mettendo la parola fine a questo episodio penso che lei avrebbe dovuto scusarsi con me e con i lettori del blog per l’informazione sbagliata che ha diffuso e sulla quale ha insistito nonostante le avessi chiarito come stavano le cose. Tutto il resto conta poco. Aggiungerò che non l’ ho in alcun modo minacciata. Mi sono soltanto limitato ad avvertirla che, se avesse continuato, sarei stato costretto a chiarire le cose in modo ancora più efficace. Mi auguro infine che voglia adottare in futuro atteggiamenti più amichevoli, rinunciando a vestire la divisa dell’inquisitore.