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I nuovi poveri, quando la povertà diventa virale

Come tutti sanno Amate l’Architettura ha una pagina Facebook molto attiva sulla quale ci piace rilanciare, oltre alle nostre iniziative, anche il materiale che riceviamo dagli amici (e dai followers) e le notizie che riteniamo possano interessare il mondo dell’architettura.

Un filone da noi molto battuto riguarda il mondo della professione, per cui non è raro che ci capiti di postare notizie che riguardano le condizioni precarie degli architetti liberi professionisti.

Non è una novità, gli architetti se la passano male e sono tra le categorie più colpite dalla crisi che sta attraversando l’Italia. Le ragioni sono varie: la quantità spropositata delle figure professionali che operano sullo stesso campo; la confusione delle competenze; la scarsa sensibilità sociale verso i temi dell’architettura; la preponderanza lobbistica dei grandi speculatori; il clientelismo del sistema universitario e di gestione degli appalti pubblici; la dimensione microscopica degli studi di progettazione. Su queste condizioni strutturali la crisi si è abbattuta dando il colpo di grazia ad una professione già in forte difficoltà.

Sapevamo quindi che il tema era sensibile ma non ci saremmo mai aspettati una reazione tanto eclatante quando alle 18.51 del 18 giugno abbiamo postato questo ritaglio di giornale:

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ora se considerate che i post sulla nostra pagina oscillano mediamente tra le 1.000 visualizzazioni e le 10.000 potete immaginare la sorpresa nell’apprendere che in sole 24 ore avevamo superato le 200.000 visualizzazioni.

Ancora ora mentre scriviamo siamo a quasi 550.000 e più di 3.000 condivisioni. Si è innescato un cosiddetto fenomeno virale.

Abbiamo poche considerazioni da fare se non che il tema è evidentemente molto sentito. Sicuramente con i commenti e le condivisioni dei nostri lettori abbiamo travalicato l’ambito della professione di architetto e abbiamo investito quello di tutti i professionisti, avvocati in particolare, perché citati nell’articolo. Tutti coloro che hanno interagito con la nostra pagina si sono identificati o sono stati sollecitati non dal contenuto dell’articolo, che nella foto non era leggibile, ma dal titolo.

Dal fenomeno emerso e dalla lettura dei commenti, un buon giornalista potrebbe cogliere un ritratto vivo di una parte della società che in pochi anni ha perso prestigio, potere economico e ruolo sociale. Noi vogliamo cogliere l’occasione per qualche riflessione proprio su quest’ultimo punto.

Gli architetti, quelli che non sono baroni o archistar, sono i nuovi proletari. Quelli che svolgono un lavoro fondamentale per la catena di creazione del valore della società, quelli che danno valore aggiunto alle cose a cui si dedicano.

Il plusvalore nella società dell’informatica si misura nelle prestazioni intellettuali; quelle che vengono svolte da professionisti come gli architetti.

La nostra esperienza, dovuta alle numerose iniziative che abbiamo messo in campo, ci ha insegnato che per invertire la rotta non ci si può aspettare che il vento cambi da solo: bisogna agire insieme per fare in modo che le cose cambino!
Gli architetti e, più in generale, coloro che producono idee e innovazione danno un valore aggiunto alla società contemporanea ma, evidentemente, non hanno consapevolezza di questo valore aggiunto alla società

Noi siamo una piccola realtà che ha compreso che per fare e parlare di Architettura è necessario prima porre le condizioni per fare lavorare e  far vivere con dignità gli architetti. Su questo si è basato il nostro impegno per più di sei anni e per questo continueremo ad agire e a fare informazione anche in futuro.

L’articolo originale lo trovate qui.

Giulio Pascali, Giulio Paolo Calcaprina.