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Finalmente MAXXI !!!!

19 Novembre 2009

Io ci sono andata…

E penso sia un luogo interessantissimo.

Lo spazio coinvolgeva lo spettatore nella performance del corpo di ballo di Sasha Waltz.

Immaginate che i corpi si adagiavano sui piani inclinati delle pareti altissime, volavano con funi sospese ai setti verticali della copertura e  disegnavano il perimetro ondulato delle sale con i loro corpi.

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La performance non poteva essere “guardata” frontalmente, perchè i corpi creavano delle sculture e ogni persona avrà avuto una visione diversa, da 20 m. in alto affacciandosi e guardando giù o dal basso guardando i corpi improvvisamente fuggire in tutte le direzioni per poi legarsi strettamente e sollevarne uno solo il più in alto possibile….e lo spazio era lo strumento di questo movimento, con un’acustica perfetta.

Ma il movimento dei corpi in confronto al movimento dello spazio museale sembrava “artificiale”.

E’ stata una strana sensazione, forse solo mia, personale, ma provo a spiegarla: era come vedere il movimento di una parte all’interno di uno spazio in movimento. I ballerini si muovevano lentissimamente quasi come manichini in lontananza e la gente si muoveva da una parte all’altra richiamata dai suoni , e alla fine sembrava quasi che tutte le persone presenti facessero parte del corpo di ballo.

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Gli artisti ( perchè tali li considero, per la capacità tecnica ed espressiva) non si muovevano all’interno di una scenografia, ma interagivano con gli spazi… nella parte con un solaio inclinato facevano scivolare dei piatti di porcellana bianca, creando un suono e talvolta un rumore familiare di cocci. Non c’erano elementi aggiunti, ( anzi no, uno, alla fine della performance, un lunghissimo nastro di margherite gialle posate con estrema cura dalle ballerine, unico elemento naturale presente..e anche questo mi fa riflettere…) loro “usavano” l’architettura: intonaci, gradini, balaustre, vetrate, pavimenti, scale, vuoti, ascensori, montacarichi.

Il montacarichi. Ecco, questo è stato l’elemento che forse più mi ha colpito….perchè credetemi un montacarichi può avere un’anima e danzare con l’apertura e chiusura delle porta scorrevoli.

Ecco credo sia questa l’architettura, l’arte più completa anche se possiede solo un po’ di cemento e una matita…. la matita. Credo sia l’invenzione più importante per un architetto, lo strumento che ci permette di trasferire, di far capire quello che abbiamo avuto il dono di immaginare. Zaha Hadid evidentemente riesce a realizzare esattamente quello che con una semplice matita disegna.

Tutto il resto viene dopo, è fondamentale, lo sappiamo bene, perchè mi rendo conto che la capacità tecnica libera e rende realizzabile tutto esattamente come viene pensato, altrimenti verrebbe appesantito, svilito, corrotto. Ma mai nulla riesce a darmi la stessa sensazione, non saprei descriverla compiutamente…poesia, musica, pittura, cinema, scultura, nulla di ciò che l’essere umano può creare riesce ad emozionarmi come lo spazio architettonico… che sia un piccolo, piccolissimo dettaglio…o uno spazio immenso… credo  sia fondamentale, perchè ci viviamo dentro…e non parlo quindi del museo, ok, siamo stati bravi a realizzarlo finalmente a Roma ( e credo che la città da adesso non sarà più la stessa) ma parlo degli spazi in cui lavoriamo, dormiamo, studiamo, mangiamo, parlo dello spazio che racchiude la nostra vita.

Alla fine il museo si lascia indietro le pareti, che in un certo senso condizionano i nostri passi e ci lancia nel vuoto della vetrata sospesa sui tetti di Roma e del quartiere Flaminio, quasi a farci da rampa di lancio per volare via anche noi.

Mi sembrava di sognare ad occhi aperti.

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