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Siamo Architetti o mestieranti?

6 Febbraio 2015

Andrea Cascioli con questo post “La formazione del fumettista”, con poche parole semplici e sintetiche risponde alla domanda su cosa sia importante per il suo lavoro.

Poche parole brillanti applicabili a qualsiasi professione di natura creativa.

“La forma mentis, è importante.
Non sentirsi bravi, è importante.
La narrazione, è importante.
Un fumettista, come uno sceneggiatore, come un regista, come un attore, è al servizio della storia.
Non dell’Arte, non dell’applauso, non del proprio ego; della storia da raccontare.”

Cascioli è un disegnatore, famoso per essere il principale disegnatore di Nathan Never, eppure le sue parole sono facilmente trasponibili al mestiere di Architetto, soprattutto quando si inserisce in quel perenne dibattito sulla differenza tra Arte e mestiere, che riecheggia sistematicamente nelle polemiche tra Architettura ed edilizia.

“Non sono un Artista, sono un artigiano.
“Ma chi decide cosa è arte e cosa è artigianato?”
a) La risposta pragmatica è: “Il mercato, lo decide”.
b) La risposta oggettiva è: “Il vocabolario, lo decide”.
c) La risposta soggettiva è: “Il gusto del lettore, lo decide”.
Dipende dai punti di vista, non ne esiste uno univoco nemmeno in medicina, figuriamoci per un argomento così pieno di variabili e di eccezioni.
Fondamentalmente però, direi che se ti provoca emozione, se sposta qualcosa nella Storia dell’Arte, se crea un precedente, se traccia un solco che altri seguiranno, l’artigianato diventa Arte.
Insomma, lo decidono coloro i quali ci seguiranno in futuro nel percorso artistico (in caso ce ne fossero, beninteso), non lo decidiamo noi, tantomeno oggi.
Mettiamoci l’anima in pace, perché anche se fosse lo sapremmo dopo molti anni.
Perdere tutto quel tempo ad aspettare una conferma non ha senso, il lavoro vuole tempi veloci, certezze attuali e compensi economici a breve giro di posta.
Siamo artigiani, fino a futura prova contraria che certificherà se siamo o non siamo stati Artisti.
Qualora ne fossimo attualmente convinti, saremmo già dei pessimi narratori, tutti presi dal pensiero di appartenere all’Arte e agli applausi, piuttosto che di essere al servizio della storia.”

Con poche parole quindi Cascioli sgombra il campo su una delle questioni più irrisolte della professione di architetto. Dove si colloca l’Architettura? che cosa fa di un professionista, un Architetto? La consapevolezza della irrisolvibilità del dilemma non può che portare ad un atteggiamento di umiltà nei confronti del mestiere. Siamo tutti mestieranti di qualcosa che forse domani qualcuno riconoscerà come Architettura.

Non c’è soluzione se non quella umile di ammettere la nostra perfettibilità. L’Architetto è un mestiere al servizio di altri obbiettivi. Quello che per un disegnatore è l’esigenza di narrare una storia, per l’architetto è il fornire risposte ad esigenze sociali e urbane attraverso il dispiegamento di forme e spazi; anche l’Architettura è fatta di una sua narrazione, dettata dalle esigenze di chi poi dovrà utilizzare quegli spazi e godere di quelle forme. Non è una posizione meramente funzionalista; anche l’estetica e l’invenzione creativa nascono per dare risoluzione ai bisogni ed alle esigenze urbane.

Non c’è atteggiamento corretto se non quello del miglioramento continuo, permanente, del proprio mestiere ma anche dell’idea stessa di Architettura che nel nostro mestiere intendiamo perseguire.

Se il nostro mestiere sarà degno di essere chiamato Architettura, lo si vedrà con il tempo; nel caso dell’Architettura potrebbero volerci secoli, fino a quando sarà possibile rileggere in maniera organica il continuum urbano inevitabilmente interrotto dalle nostre opere.

La narrazione in Architettura non è che un gioco di relazioni tra fenomeni urbani, sui quali spesso l’Architetto incide poco o niente.

Ecco allora proverei a trasporre in questa maniera:

La forma mentis è importante.
Non sentirsi bravi, è importante.
Le esigenze della città, sono importanti.
Un Architetto, come un politico, come l’impresa, è al servizio delle esigenze della città.
Non dell’Arte, non dell’applauso, non del proprio ego; ma della città da svelare.”

Ma chi decide cosa è Architettura e cosa è edilizia?”
a) La risposta pragmatica è: “Il mercato, lo decide”.
b) La risposta oggettiva è: “Il vocabolario, lo decide”.
c) La risposta soggettiva è: “Il gusto di chi utilizza la città, lo decide”.
Dipende dai punti di vista, non ne esiste uno univoco nemmeno in medicina, figuriamoci per un argomento così pieno di variabili e di eccezioni.
Fondamentalmente però, direi che se ti provoca emozione, se sposta qualcosa nella Storia dell’Arte, se crea un precedente, se traccia un solco che altri seguiranno, l’edilizia diventa Architettura.

Inaugurato il Ponte della Musica a Roma

4 Giugno 2011

Il 31 maggio 2011 è stato inaugurato il ponte della Musica.

Finalmente sarà possibile percorrere fisicamente la linea, finora soltanto ideale, che collega il Foro Italico all’Auditorium, passando per il MAXXI, le opere olimpiche di Nervi e il Villaggio Olimpico.

Amate l’Architettura sostiene da sempre l’importanza culturale del quartiere Flaminio ed il suo porsi come laboratorio a cielo aperto dell’architettura contemporanea.

Chi ha partecipato al il Walkshow Architettura 2.0 organizzato insieme con l’associazione culturale Urban Experience, ha potuto godere di una piccola anteprima dell’apertura del Ponte.

Come ormai sembra essere uno sport nazionale anche in questo caso non sono mancate numerose polemiche sulla costruzione dell’opera.

Abbastanza monotonamente si individuano 3 principali filoni di protesta: quello NATURALISTICO AMBIENTALE, quello FUNZIONAL-ECONOMISTICA e quello TECNICO-PROFESSIONALE.

Secondo la più collaudata polemica NATURALISTICO AMBIENTALE, tutto ciò che è costruito è di per se negativo in quanto aprioristicamente contrapposto all’ambiente naturale; obiezione accentuata nel caso di opere smaccatamente contemporanee; come corollario non sono accettabili i disagi che in genere qualsiasi cantiere comporta.

È il caso, spiace dirlo, di Legambiente che si è battuta per preservare il tratto di verde che gestivano proprio nel luogo occupato dal cantiere. Sostanzialmente il problema sollevato sembra essersi ridotto ad una questione gestionale del cantiere. Qui un video che illustra lo stato dell’arte prima dei lavori e la posizione di Legambiente.

Altro caso è l’obiezione FUNZIONAL-ECONOMISTICA, altrimenti noto come fenomeno del “benaltrismo”. Sostanzialmente si riduce a tre sottocategorie di protesta:

  • Siamo pieni di monumenti! Roma (l’Italia) ha già le sue opere d’arte (e i suoi ponti pedonali) e non c’è bisogno di realizzarne di nuove; men che mai questa.
  • Quanto ci costa! Il costo, in questo caso 8 milioni, è sempre troppo; soprattutto quando si parla di opere il cui valore non è quantificabile in termini economici o finanziari
  • Ben’altre erano le opere da realizzare prima! Le altre urgenze; rispetto ad un opera c’è, ce stata e ci sarà sempre qualcosa di più importante, di più utile, di più urgente da realizzare prima.

Nel nostro caso un ponte, per giunta pedonale, non può che apparire inutile, troppo costoso e sicuramente non nella scala delle priorità della nostra città.

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Un poco triste l’articolo che ho trovato sul sito di Paesesera “Inaugurazione tra le polemiche”: delle polemiche non c’è traccia nel testo dell’articolo, però si pensa bene di postare una foto del cantiere ancora in costruzione, chissà che l’immagine del ponte finito dovesse sembrare troppo bella…..

Vi è poi il vasto filone della critica TECNICO-PROFESSIONALE, quella che “io l’avrei fatto meglio” o del “manco sono capaci di …..”, con la quale in genere si tende mettere in evidenza questo o quel dettaglio tecnico sui materiali o sulla gestione del cantiere. Si tratta di un filone amplissimo nell’Italia dei CT del giorno dopo, dove tutti sono esperti di tutto. Filone scivoloso, nel quale spesso si cade anche involontariamente. Nell’intento di evidenziare mancanze o difetti macroscopici (che ne so, un cedimento strutturale, una collocazione sbagliata dell’intervento) si finisce con il mettere a fuoco banali problemi di fornitura (alcune doghe di legno fallate….) o piccoli ritardi (2 mesi in due anni….) scambiandoli per gravi problemi costruttivi e gestionali.

Piccola nota descrittiva.

L’opera si distingue per semplicità, leggerezza e per lo slancio che la forma “a foglia piegata” le conferisce. L’utilizzo delle cromature bianche, oltre a risaltarne le forme dinamiche (chiaro su fondo scuro), crea una evidente assonanza cromatica con le architetture limitrofe, dallo stadio Olimpico alla casa della scherma, creando un gioco di inversione formale con il vicino Ponte Duca D’Aosta.

Particolare attenzione è stata posta nel progetto alla fruibilità degli spazi in coincidenza delle zone di imposta delle strutture; sul lato Flaminio uno spazio aperto consentirà l’utilizzo a tutta la collettività dell’area verde sottostante; sul lato Foro Italico il ponte sarà collegato alla pista ciclabile tramite una serie di rampe ciclabili. In entrambi i lati l’accesso alle sponde del Tevere sarà enormemente facilitato dalle sistemazioni architettoniche.

Il ponte originariamente doveva essere esclusivamente ciclopedonale (ovvero utilizzabile a piedi o in bicicletta), alterne vicende hanno portato a modificarlo per renderlo utilizzabile anche per il trasporto pubblico. Il ponte sarà quindi attraversato dai mezzi pubblici, ovvero da una linea (tram o bus elettrici) definita sin da ora “Linea dei musei”, che collegherà Ottaviano al ponte e di li consentirà di raggiungere Valle Giulia, il MAXXI, e l’Auditorium.

Di sicuro ora è evidente necessità di completare la sistemazione urbana delle aree circostanti, cominciando dal parcheggio interrato di Piazza Gentile da Fabriano, che manifesta ora tutta la sua incoerenza architettonica rispetto al sistema urbano generale, per finire con il recupero della casa della scherma (e magari la realizzazione del nuovo stadio del tennis).

Presso il sito di Progetto Millennium è possibile trovare altre info sui progetti previsti nel quartiere; sorvolando per un attimo sulle famigerate prestazioni gratuite di Renzo Piano (per il quale evidentemente l’architettura è un hobby), c’è da ben sperare sul futuro del quartiere.

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CONCLUSIONI

Per buona pace degli ambientalisti un ponte che privilegia l’uso delle biciclette e dei mezzi pubblici, spalancando l’accesso al Tevere è un’opera che dovrebbe essere sostenuta e pubblicizzata proprio dai movimenti ambientalisti; ho la sensazione che alle volte nelle polemiche si tenda a vedere solo il piccolo personale orticello perdendo di vista le logiche di largo respiro; nelle logiche di largo respiro le analisi si fanno sui costi e sui benefici generali. In questo caso il costo (la perdita, temporanea, di un tratto di sponda gestito da Legambiente e onestamente sconosciuto ai più) è largamente compensato dai benefici (un cambio radicale nel modo di intendere le opere pubbliche e la mobilità urbana e l’apertura del Tevere alla città).

Invito gli ambientalisti a passare presso l’area e a confermare se continuano a ritenere l’opera così devastante ora che si comincia a percepirne l’assetto generale; mi chiedo se non sarebbe ora di abbandonare la logica del “Costruito è brutto” che permea vasti strati della cultura ambientalista, che a buon diritto diffidano della logica speculativa cementificatoria che caratterizza moltissimi interventi pubblici in Italia; occorre però cominciare a fare uno sforzo di critica costruttiva che consenta di distinguere i singoli casi: quando un opera è ben progettata e non risponde a logiche prettamente speculative si può e si deve realizzare anche sopportandone i relativi disagi.

Ai tecnici funzionalisti dico che c’è bisogno di altre opere a Roma come il Ponte della Musica!

E non solo perché in realtà l’opera è sotto ogni aspetto funzionale al miglioramento della qualità urbana ma anche e soprattutto in quanto opera d’arte frutto dell’intelletto e del lavoro di ingegno creativo dell’uomo.

Così come c’è bisogno di opere e monumenti moderni e contemporanei sia nelle funzioni che nello spirito. Ce n’è bisogno ovunque e il relativo costo, per quanto importante, non può essere valutato in termini puramente economici.

Abbiamo bisogno, per non soccombere allo svilimento materiale (ed economico) delle nostre città, di allargare il nostro modo di vedere le cose. Abbiamo una sola risorsa, il nostro intelletto; abbiamo un solo modo di valorizzare il nostro intelletto, moltiplicando le nostre opere, creando opere innovative, creando (non solo conservando) cultura (anche invitando architetti stranieri).

La riduzione di tutto a mero calcolo economico equivale alla morte civile e culturale di una società.

Ci sono opere che possono e devono essere valutate anche per i benefici immateriali e “indiretti” che portano alla collettività.

Ci sono opere che hanno il compito di non inseguire il problema ma di fornire una chiave di lettura diversa. Queste opere si definiscono opere d’arte,

l’architettura è un’arte!

Costume Interiore di Enzo Cucchi. Ovvero l’arte è pericolosa?

26 Febbraio 2010

Ho sempre pensato che l’arte fosse pericolosa.

Vivienne Forrester nel suo saggio L’orrore Economico, cita una battuta con la quale sostiene che “Baudleire è una pistola”.che qualcuno ha pensato bene di applicare alla lettera le norme in materia di sicurezza del lavoro.

Christo impacchetta i monumenti per proteggerli simbolicamente dai pericoli della realtà esterna; idealmente preserva il nostro futuro dal pericolo del deteriorarsi del valore stesso del monumento.

Confesso ingenuamente che pensavo ci si riferisse ad un pericolo puramente intellettuale.

Mai e poi mai avrei pensato di considerare l’arte, l’esperienza artistica, un pericolo per l’incolumità fisica.

Vi invito quindi a visitare l’opera di Enzo Cucchi “Costume interiore” esposta in questi giorni al Macro.

Arte pericolosa

Un’opera fantastica bellissima, meravigliosa!!!

Un viaggio uterino alla scoperta del mondo interiore della nostra anima.

Fisicamente ci si deve arrampicare intorno ad un cilindrone nero lungo una scaletta elicoidale esterna. Arrivati in cima, oltre a godere di una eccezionale vista del museo (quel poco che c’è), si comincia un viaggio a ritroso lungo una scala a chiocciola interna che attraversa tre livelli costellati di forme primordiali sospese nel vuoto.

Si tratta di una sorta di sassi bianchi di materiale leggero sui quali l’artista ha dipinto le sue immagini. Figure bianche su fondo nero che galleggiano all’interno del cilindro.

L’opera è molto suggestiva, la simbologia è chiara e immediata; un percorso di ascesa al cielo e un viaggio interiore di riconquista della terra e delle proprie origini arcaiche (o archetipe).

Giovanni Lauricella ha definito l’opera un’espressione artistica a metà tra l’installazione e l’architettura.

Talmente architettonica

Così sin dall’ingresso, al momento di pagare il biglietto si viene accolti con una bella liberatoria.

Immaginate lo sconcerto

“prego dottò! Firmi qua!”

“cos’è? mandate la newsletter? Io però sono già iscritto a quella dei musei di Roma. Sono venuto proprio perche mi avete avvisato…..”

“no è la libbberatoria”

“libbe chè?”

“LLLì BBBBé Rà To Riiià. Se vuole non la firma ma poi non possiamo farLa visitare le opere, perchè se poi si fa male, Cucchi non si vuole prendere la responsabilità”

Le liberatorie sono due, perché le opere sono due. L’altra è un opera intitolata enigmaticamente “coinquilini”, due opere che non si possono visitare se non a nostro rischio e pericolo……..

Non ho la più pallida idea di cosa voglia dire, soprattutto mi inquieta la pericolosità dei “Coinquilini”, un po’ meno il “Costume interiore”.

Insisto, battibecco, argomento, pontifico, infine cedo, firmo e procedo armato di ben 2 buoni che mi apriranno le porte del rischio da opera artistica.

Quando mi ritrovo di fronte all’opera però capisco.

La scala elicoidale esterna dispone di un semplice parapettino, di quelli che si trovano nei cantieri, due correnti e via, non li ho misurati ma oserei dire che non rispettano la norma sui ponteggi, manca il ferma piede e non sono alti a sufficienza.

Analisi del rischio:

Probabilità di caduta dall’alto = 3

Danno Morte = 4

3×4=12 che nella matrice di valutazione dei rischi equivale a un rischio alto

Misura di mitigazione: rete di protezione anticaduta.

Per la scala interna c’è invece il rischio degli urti alla testa perché gli scalini sono bassi e scendendo, distratti dall’opera (ci mancherebbe), si rischiano sonore craniate.

Probabilità di incidente alta = 3

Danno possibile: craniata = 2

3×2=6 il rischi è di livello medio basso

Misura di mitigazione: applicare bande catarifrangenti bicolore (possibilmente bianche e rosse)

Forse le aperture laterali poste ad ogni livello sono state previste per consentire le uscite di emergenza?

Forse in origine il cilindro era completamente chiuso, per amplificare l’effetto del viaggio interiore.

Avranno valutato che la lunghezza delle rampe non fosse superiore a 15 e non inferiori a 3 pedate? E il rapporto alzata pedata sarà stato corretto?

Fantastico!

Se non fosse che non ho trovato commenti (Artkey, Art Collector, Exibart, Due secoli di scutura) alla feroce satira del mondo ipermoderno, dove l’artista sbeffeggia la caducità della norma di fronte alla eternità del gesto artistico (una sorta di Pop Legal Art), avrei detto che l’assurdità manifesta dello scempio catarifrangente era voluta e ricercata……

Niente di tutto questo, solo una semplice banale supina ricezione delle norme, a puro scopo cautelativo.

Occhio che d’ora in avanti per le visite ai musei occorrerà la cintura di sicurezza e fare un corso di preparazione……

Cani senza pudore

“La gentilezza è la delizia più grande dell’umanità” (Marco Aurelio)

IL 2 FEBBRAIO UN IMMIGRATO INDIANO È STATO PICCHIATO E DATO ALLE FIAMME A NETTUNO, VICINO ROMA

Nei secoli di degradazione, la città, svuotata arrugginita e intasata per incuria o per mancanza degli addetti alla manutenzione, si ripopolava lentamente d’orde di sopravvissuti. Consapevoli che, tutti i giorni, leggiamo e ascoltiamo parole e articoli e interviste e commenti che spariscono quasi sempre nel cestino della memoria, oggi non lavoro e mi domando: Chi era Nettuno?

Nettuno, identificato col dio greco Poseidone, era un’antica divinità romana delle acque interne, in particolare delle fonti e delle sorgenti. Nettuno-Poseidone, regge maestosamente il simbolo del suo potere sul mare, il tridente, che è l’arma per eccellenza dei pescatori di Tonno. L’indole selvaggia contenuta e l’ira minacciosa erano egualmente vivi in lui.

I suoi figli, violenti e strafottenti, impedirono ad Afrodite di sbarcare nell’isola di Rodi, dove tutti loro vivevano. La dea perciò li punì, colpendoli con la follia che li spinse a violentare la loro madre. Essi lo fecero infatti e con la loro violenza oppressero gli abitanti dell’isola.

Accortosi di ciò Poseidone, per l’infamia portata alla madre, fece sprofondare i figli sottoterra.

Poseidone focoso marito ebbe altri figli con ninfe ed eroine. Tra questi figurano esseri selvaggi e violenti che venivano vinti dagli eroi, come per esempio quel ciclope Polifemo.

Si raffigura Poseidone su un carro trascinato da animali mostruosi, metà uomini e metà serpenti. Questo carro era circondato da pesci, da delfini e da creature marine di ogni specie.

SCUOTITORE DELLA TERRA

Ma cosa c’entra tutto questo con la crisi dell’architettura in Italia direte voi?…

Da circa un anno la mia amica Emy, quella piccola e magra ma tenace, coi capelli di un nero corvino e gli occhi chiari, sta con Lucio, un uomo che ha quasi vent’anni più di lei. Lucio è un poeta che per vivere, lavora nel mondo della pubblicità come visualizer… Le sue poesie sono molto belle, canto libero scoordinato, eco “beat” armonie punk e cuore.

Poco prima del Santo Natale gli ho fatto leggere una mio racconto breve. La risposta è senza peli sulla lingua, sincera: dice che sembra una scimmiottatura della Beat generation (Ginsberg-Corso) ed è vero.

All’inizio di febbraio ho raccolto alcuni pensieri sparsi, micro poesie intuite nel profondo vivere quotidiano.

Ieri mi ha risposto con una e-mail in formato pdf o jpg non ricordo bene.

Ebbene questi fogli contengono i miei pensieri sparsi ognuno dei quali affiancato da un bozzetto grazioso. Ogni micro poesia evoca immagni che Lucio ha avuto il piacere di visualizzare con disegni degni della mano libera di un bravo architetto.

Gioco di specchi
Riflessi
Terre d’Architettura aride
Dov’è il seme del risveglio
Il Milione
Le Mille e una notte

Continente “dell’altrove” che non esiste più perché tutto tende ad uniformarsi.

Forse la rinascita dell’ architettura italiana, nascerà dagli altri, in qualche modo non architetti, è una scommessa possibile. Il poeta mi ha dimostrato che dal suo mondo possono emergere idee di architettura nuove, non mentali, portatrici di sorpresa, accorate, con magia, non urlate

Roma
amoR

I miei coetanei invasi da troppa cultura architettonica, si muovono nel saturo mondo puramente mentale – troppa mente – hanno perso la freschezza necessaria per prendere la materia pesante e darle forma, “pigliarla da sotto e alzarla in aria e darle un movimento stupefacente e imprevisto. Questa è arte. “ (Ettore Sottsass)

In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della vita. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della Medusa…

“Se è vero che noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, allora apriamo gli occhi davvero e impariamo l’agile salto del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo… Nelle sue poesie più che personaggi sono sospiri, raggi luminosi e soprattutto quegli impulsi o messaggi immateriali che egli chiama “spiriti”. Come se il pensiero si staccasse dall’oscurità in rapide scariche elettriche.” (Italo Calvino)

Da dove “piovono” le immagini nella fantasia?