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FRAMMENTI DI ARCHITETTURA CONTEMPORANEA NELLA TUSCIA – Giorgio Grimaldi

22 Maggio 2017

28. GIORGIO GRIMALDI (Civita Castellana Vt 10.05.1964)
Consegue la laurea con una tesi in Assetto del Paesaggio con l’architetto Lidia Soprani presso la Facoltà di Architettura dell’ Università “La Sapienza” di Roma.
Nel 1995 con Sorin Sergentu e Alfredo Giacomini fonda lo Studio di Architettura AREA.
Partecipa a vari concorsi nazionali ed internazionali d’architettura, nel 1995 è vincitore del concorso per il recupero dell’ex mattatoio di Montalto di Castro e nel 1998 riceve una menzione per la sistemazione del “belvedere attrezzato” di Orvieto.
La frammentazione, ricorrente nelle sue composizioni, è una condizione imprescindibile e per nulla gratuita, è un elemento essenziale del progetto e del fare quotidiano.

 

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Caro Committente. Lettera a un ipotetico destinatario del lavoro di un Architetto

8 Maggio 2017

Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui con violenza alla persona o con minaccia ovvero in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico o del delitto previsto dall’articolo 331, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Articolo 635 del Codice Penale. Danneggiamento

Quella che segue è la risposta che ho ricevuto da Emmanuele Jonathan Pilia alla domanda che sto facendo ad alcuni selezionatissimi colleghi (in sostanza quelli che si prestano alla cosa): “a cosa serve l’Architetura? immagina di dirlo in 30 parole al tuo committente”. La domanda è oziosa, quindi ozio per ozio ho deciso che potevo provare a coinvolgere anche qualcuno che normalmente non pratica la professione, come Emmanuele che, come ci tiene a chiarire, non pratica l’Architettura in quanto è un Editore. Un Editore di Architettura però.

Secondo me è stato un po’ indisciplinato; che ci volete fare.

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“Caro committente,
la ringrazio per la sua missiva in cui mi pone questa domanda così semplice, eppure così difficile da sviluppare. In un primo momento ho pensato, tra me e me “strano che lo chieda proprio a me, che dall’architettura “vera”, quella di cantieri e calcestruzzo” me ne sono allontanato… Ma poi, è spuntata come un timido fiore sull’asfalto, la risposta che io mi sono sempre inconsciamente dato. Sì, perché proprio io che l’architettura non la faccio, ma la pubblico, ho sempre vissuto nella granitica certezza che l’architettura è la più potente espressione culturale. Certo, lei ha bisogno solo di una sistematina ai servizi e di rimettere a posto il tetto, ma ci pensi bene: quei sanitari sarebbero stati gli stessi se ora stessimo parlando fiammingo, oppure inglese, o ancora norvegese? Probabilmente no, ed anche di questa differenza dovremmo riflettere. Che il suo tetto non sia di legno non è un caso: nei millenni abbiamo lentamente scelto verso le soluzioni che ora la riparano dal freddo (e tra un poco, anche dalla pioggia), e che il suo bagno sia rivestito in gres scuro, e non in maioliche colorate, dipende dalla sua lontananza dal meridione, che invece dei colori ha fatto arte. Pensi se lei provenisse da Vietri: la sua cucina non avrebbe un angolo cottura scavato in un elegante muro color antracite, ma sarebbe invaso di ocra, smeraldo, rubino e lapislazzuli.
Quindi, mio caro committente, anche se ciò che toccherà, ciò per cui alla fine della fiera paga, è la materia che potrà toccare, ciò che lei avrà, sarà il retaggio di millenni avuti su quel piccolo pezzo di terra che circonda la sua casa.
Chiudo questa mia con i miei migliori saluti, ricordandole che è pur vero che non vedrò mai i soldi della sua parcella, ma è altresì vero che lei non ha un garage, e conosco la sua targa.
Cordiali saluti,

L’Editore (di Architettura)
Emmanuele Jonathan Pilia”

PS. Ci tengo a precisare che per la scrittura dell’articolo nessuna auto, o committente moroso, sono stati maltrattati. L’immagine dell’auto rigata, utilizzata per illustrare la metodologia creativa di EJP, l’ho presa da qui.

Dov’è l’Architettura, ma soprattutto, a cosa serve?

5 Maggio 2017

Quando si cominciano a nominare bene le cose si diminuisce il disordine e la sofferenza che c’è nel mondo.

(A. Camus)

Stefano Nicita è un Architetto ideatore e fondatore di un blog molto interessante dal nome emblematico: dov’è l’architettura italiana?

Con un titolo così non potevo non chiedere anche a lui di rispondere alla mia domanda fondamentale: a cosa serve l’Architettura?

Tanto più che Stefano, tra le tante qualità, ha anche il merito di essere un assiduo frequentatore del nostro gruppo su Linkedin (ebbene si, abbiamo anche un gruppo su Linkedin, e una pagina).

Ma la cosa che trovo più interessante di Nicita, che è il motivo per cui avevo inserito il suo nome nella lista dei miei possibili candidati, prima che lui proponesse spontaneamente la sua risposta, è il suo modo di raccontare l’architettura: semplice ed efficace, tendente al didattico.

Di una didatticità che fa pensare a un maestro di paese, di quelli che non ti dicono mai “guarda quell’albero”, ma ti sanno citare direttamente il nome: “guarda quel Faggio” o “quel Nocciolo”, “guarda l’infiorescenza a pannocchia di quel fiore di Lillà”, e con questo semplice nominare le cose, insegnartele.

Una esplorazione che non disdegna la forza oggettiva dei numeri o la rilettura dei testi. Senza contare questo articolo dedicato al Genius Loci che sembra fatto apposta per la mia ricerca, sia come metodo (una riorganizzazione di suggestioni e stimoli precedentemente raccolte sui social) sia per il tema in sé, che tratta della funzione dell’Architettura su un piano metafunzionale.

Quindi eccovi le vostre parole (31).

L’architettura serve a organizzare e disegnare gli spazi di vita delle persone per renderli dei veri luoghi esistenziali, allo stesso tempo significativi e consueti, protettivi e stimolanti, esclusivi e accoglienti.

"Ti allego anche una foto recente scattata da me a Piazza di Spagna da un punto di vista forse un po' insolito e poco canonico, ma fondamentale per capire precisamente il senso di luogo creato grazie all'architettura a cui mi riferisco nella definizione."

“Ti allego anche una foto recente scattata da me a Piazza di Spagna da un punto di vista forse un po’ insolito e poco canonico, ma fondamentale per capire precisamente il senso di luogo creato grazie all’architettura a cui mi riferisco nella definizione.”

 

A cosa serve l’Architettura?

27 Aprile 2017

Se vuoi trasformare un uomo in una nullità non devi fare altro che ritenere inutile il suo lavoro. (Fëdor Dostoevskij)

Tutto è cominciato con una domanda, di quelle fondamentali che amiamo farci noi architetti e sulle quali finiamo spesso per accapigliarci, il più delle volte senza concludere alcunché, il più delle volte ancora rimanendo in un alveo di autoreferenzialità tra addetti ai lavori.

La domanda era: “cosa è Architettura?”

Non dite che non vi è capitato di chiedervelo. Si usa il termine Architettura (rigorosamente con la A maiuscola) per distinguerla dalla massa informe di opere che chiamiamo edilizia e che tendiamo a ritenere prive di quel valore aggiunto, quel plus di illuminazione, che invece permea una costruzione quando è Architettura.

Dare una risposta o una definizione non è facile, così come non è facile dare una definizione di Arte. E’ come avere a che fare con un traguardo che si sposta sempre più in la; quando credi di aver trovato una definizione più o meno universale ecco che salta fuori un’opera, un segno urbano, che ne mette in crisi i fondamenti e ti fa riconsiderare la cosa da zero.

Le definizioni stesse tendono a evolvere, anche se guardiamo le stesse Architetture.

In genere è più facile citare degli esempi. E’ più facile dire caso per caso se una certa opera si può considerare Architettura; si finisce con il riconoscere che definiremmo Architettura opere profondamente diverse tra loro.

Inoltre c’è il tema della soggettività.

L’Architettura non è una scienza esatta; si appoggia su fenomeni concreti, scientifici, come il calcolo strutturale e la tecnologia dei materiali; ma per dire che un’opera costruita è Architettura occorre che quell’opera sia permeata di quel valore aggiunto che vorremmo definire Architettura e che indubbiamente trascende il fenomeno scientifico.

Volendo entrare nel merito professionale della questione, il compito dell’Architetto dovrebbe essere propriamente quello di fare Architettura. Per quanto ci possiamo accapigliare (di nuovo) con i nostri concorrenti professionisti (dagli ingegneri ai geometri) è evidente che, semmai dovessimo (finalmente) arrivare ad una chiara distinzione dei ruoli, all’Architetto spetterebbe proprio la gestione di questo valore aggiunto che definiamo Architettura.

In altre parole gli architetti si dovrebbero far pagare per fare Architettura. Sembra banale, eppure non è sempre così chiaro; capita spesso che gli architetti, che si lamentano moltissimo quando gli altri professionisti sconfinano nell’ambito dell’Architettura, non si facciano alcuna remora nell’attribuirsi competenze (e incarichi) che invece sarebbe più appropriato fare svolgere ad altri tecnici. Sto divagando, lo so, e so anche quanto questa affermazione sia generatrice di discussioni. Passiamo oltre.

Se possiamo ammettere che l’Architettura è un valore aggiunto possiamo immaginare che questo valore derivi da una qualche forma di utilità. Una utilità per la quale ci sono state e ci saranno sempre persone disposte a pagare un prezzo, sia esso dovuto al compenso dell’Architetto o al maggior costo delle opere, oppure semplicemente per l’impegno che comporta il processo generativo dell’Architettura: quante discussioni, quanta fatica si portano dietro anche dei semplici dettagli?

La questione che voglio fare emergere é che in fondo per arrivare a capire cosa è Architettura possiamo provare a cambiare il punto di vista e domandarci, in maniera più prosaica:

“a cosa serve l’Architettura?”

così ho cominciato a lanciare una piccola sfida agli Architetti.

Immaginate di spiegare ad un committente, usando al massimo 30 parole, a cosa serve l’Architettura.

Immaginate che da questa spiegazione dipenda l’assegnazione del vostro incarico.

Questa è la prima definizione che ho ricevuto da Raffaele Cutillo.

30 parole esatte, un vero professionista.

“Serve al tradimento che altrimenti non avresti mai commesso, sovrapposto alla memoria. Al desiderio nascosto, oltre il necessario che pur contiene. Segno condiviso di spazio, luce, protettiva reazione materica, bellezza.”

 

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Disegno di Raffaele Cutillo. “La casa la voglio sospesa sul mare”. Omaggio a Malaparte, Gennaio 2016

 

 

 

 

Dall’Expo 2017 di Astana, in Kazakistan, a Samarcanda, sulla via della seta, in Uzbekistan

 

Dopo la felice esperienza del 2015 con la “visita”dell’EXPÓ di Milano e quella della “Moschea e Centro Islamico” di Roma, il movimento “amate l’architettura” e l’Associazione Culturale “Stella Errante” continuano la loro collaborazione con un “Nuovo Programma” di visite, viaggi ed eventi, volto ad accostare sempre di più gli aspetti culturali legati, da una parte alla dimensione naturale ed ambientale dei luoghi e dall’altra alla loro storia ed alla conseguente evoluzione urbanistica, artistica ed architettonica. Da questa premessa è nato il viaggio che “Stella Errante” ed “amate l’architettura” propongono oggi in occasione dell’Expò 2017 di Astana in Kazakistan con una estensione che comprende anche l’arrivo a Samarcanda in Uzbekistan “sulla via della seta”. Un viaggio per scoprire quanto sia veramente possibile e al tempo stesso affascinante la coesistenza della modernità con la sua Storia.

Che cosa è oggi la città per noi? Penso d’aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città. Forse stiamo avvicinandoci a un momento di crisi della vita urbana e le “città invisibili” sono un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili”. LE CITTÁ INVISIBILI – Italo Calvino, 1972.

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Dall’Expò “2017” di Astana in Kazakistan

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Samarcanda sulla Via della Seta in Uzbekistan

dal 21 al 30 luglio 2017

Da Astana a Samarcanda a Bukhara lungo il tratto centrale della Via della Seta, dove la civiltà mongola, con quella araba, ha creato delle meravigliose Città con architetture da “Mille e una notte” che oggi convivono con quelle moderne ed avveniristiche della capitale kazaka.

venerdì 21.7.17 ROMA – ASTANA (aereo)

Partenza alle ore 12.40 del volo Belavia-Belarusian Airlines per Minsk. Arrivo alle ore 16.35 e coincidenza per Astana alle ore 20.15 con il volo Belavia-Belarusian Airlines.

sabato 22.7.17 ASTANA

Visita della città di Astana passando dai palazzi del potere, ai landmarks della città, dalle nuove architetture pubbliche di Kurokawa, Foster, Nicoletti, Desideri a quelle più tradizionali come le moschee. Una città moderna, ricca di capolavori architettonici, strutture futuristiche e grattacieli, sorta come dal nulla nel bel mezzo della steppa.

Una città in continua espansione: cemento, vetro e acciaio, ma non mancano spazi verdi alberati e giardini.

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domenica 23.7.17 ASTANA

Visita dell’EXPO: “Future Energy”

Dopo Milano 2015, nel 2017 il Kazakistan ospita l’Esposizione Internazionale con l’obiettivo di portare l’attenzione mondiale sul tema dello “sviluppo sostenibile”. Astana ha optato per una soluzione che rimanda all’idea di una grande fiera con mega-padiglioni, entro i quali ogni paese dovrà costruire il proprio quartier generale. L’Italia partecipa con l’allestimento di un padiglione espositivo a cura dello Studio Abdr, insieme a quelli di Regno Unito, Lituania, Ungheria e Finlandia, in un’area di 1.000 mq, per un’altezza di 10 metri. «Abbiamo ipotizzato uno spazio ibrido – ha spiegato l’arch. Paolo Desideri. Tre grandi volumi ovoidali connessi da due percorsi che salgono a un livello intermedio e sulla copertura, per poi scendere e consentire la visita interna». Massima semplicità costruttiva con strutture di tubi innocenti, pannelli in legno e un ampio uso di cartongesso: l’architettura farà da supporto alla narrazione attraverso un sistema di 70 proiettori che trasformeranno pareti interne ed esterne in grandi schermi comunicativi. Piazza Italia sarà uno spazio multifunzionale e la sua superficie di quasi 300 mq potrà accogliere una molteplicità di eventi. A seconda delle necessità, lo spazio potrà anche trasformarsi, utilizzando le immagini proiettate sulle pareti e sul pavimento di una piazza italiana (Piazza del Campo a Siena o Piazza Navona a Roma). La facciata del padiglione verso il percorso visitatori verrà attrezzata con un led wall che presenterà le tre principali fonti energetiche del futuro: energia idro-elettrica (verde), energia eolica (bianco) ed energia solare (rosso).

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lunedì 24.7.17 ASTANA

Seconda visita all’EXPO per chi lo desidera o può essere libero per approfondire la conoscenza della città

In alternativa partenza per Alzhir

Durante l’epoca stalinista, il Kazakistan ha ospitato 11 campi di lavoro (Gulag) dove furono internate centinaia di migliaia di persone e le loro famiglie. Nella periferia di Astana sorgeva il campo di lavoro Alzhir “per le donne dei traditori della Patria”. Aperto agli inizi del 1938 il numero dei detenuti superava i 18.000, nel 2007 presso l’ex sede del Campo è stato aperto il “Museo e memoriale delle vittime della repressione politica e totalitarismo”.

martedì 25.7.17 PARTENZA PER ROMA (aereo)

Partenza, alle ore 4.15, del volo Belavia-Belarusian Airlines per Minsk. Arrivo alle ore 5.35 e coincidenza per Roma alle ore 9.45. Arrivo all’aeroporto di Fiumicino alle ore 11.40 e fine del viaggio.

estensione facoltativa

lunedì 24.7.17 ASTANA – TASHKENT

Come descrizione precedente

Trasferimento in aeroporto e partenza, alle ore 16.45, del volo Uzbekistan Airways per Tashkent.

martedì 25.7.17 TASHKENT

Visita della città e giro in metropolitana

Tashkent, capitale dell’Uzbekistan e maggiore centro economico e culturale della repubblica uzbeka, fu fondata dagli Arabi nel 750 e nel 1219 fu distrutta da Gengis Khan per poi essere ricostruita alcuni anni dopo. Poco rimane del suo passato a causa di un terremoto che la distrusse nel 1966 e soprattutto dalla realizzazione, in epoca sovietica, di un piano urbanistico elaborato fin dal 1916. La Tashkent odierna ha la fisionomia tipica di una città dell’Europa orientale, con monumentali edifici amministrativi, immensi parchi ed enormi condomini-dormitori. La metropolitana è una vera e propria opera d’arte sotterranea, costruita negli anni settanta e progettata dai principali artisti e architetti uzbeki.

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mercoledì 26.7.17 TASHKENT – SAMARCANDA

Partenza con il treno Afrosiab per Samarcanda, visita della città e dell’Osservatorio Ulug Bek (1420).

Samarcanda è una città magica, misteriosa e bellissima, dichiarata nel 2001 Patrimonio dell’UNESCO. Mosaici e lapislazzuli per un’arte islamica che evoca ambienti e atmosfere da grandi viaggi e grandi avventure ti dona quel senso di “doverci” arrivare ….come vuole la leggenda.

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giovedì 27.7.17 SAMARCANDA – SHAKHRISABZ – BUKHARA

Visita alla cartiera “Konighil”

Qui si produce ancora oggi la famosa Carta di Samarcanda secondo le antiche ricette e gli antichi meccanismi di produzione che sono guidati da una ruota ad acqua del fiume Siab.

Nella tarda mattinata partenza per Shakhrisabz, la “città verde”, situata a 90 chilometri a sud di Samarcanda.

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Venne costruita secondo un modello tipico dell’Alto Medio Evo con una struttura centrale simile a quelle di Samarcanda e Bukhara ed ha continuato a svilupparsi durante il IX e X secolo nonostante i continui conflitti tra le dinastie samanidi e i turchi. È la città natale di Tamerlano e una volta, la sua fama oscurava addirittura quella di Samarcanda. Egli vi fece infatti costruire il Palazzo Ak-Saray (1379-1404) “il palazzo bianco” di cui sbalordiscono la grandezza e la magnificenza. Lo stesso vale per il Doru Tilavat (seggio del potere e della forza), mentre tra le altre attrattive ci sono le tombe degli antenati di Tamerlano e la gigantesca moschea di Kok-Gumbaz (1435) utilizzata come moschea per la preghiera del venerdì.

Proseguimento per Bukhara.

venerdì 28.7.17 BUKHARA

Visita della città, ad un laboratorio di tappeti ed alla Boutique delle marionette

Con più di 2000 anni di storia, questo piccolo gioiello medievale sulla Via della Seta, inserita nei Patrimoni UNESCO dal 1993, è la città delle mille madrase, famosa per i suoi tappeti e custodisce la costruzione più antica che è la fortezza dell’Ark, il nucleo attorno al quale si è sviluppata la città e la stupenda piazza che prende il nome di Registan.

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sabato 29.7.17 BUKHARA – TASHKENT – PARTENZA PER L’ITALIA

Visita alla Necropoli Chor-Bakr che un tempo serviva come residenza di famiglia dei leader spirituali dell’Ordine “Naqshbandi” e al Palazzo Sitorai Mokhi-Khosa, il cui nome significa “giardino delle stelle e della luna”.

Trasferimento alla stazione ferroviaria per la partenza del treno Afrosiab per Tashkent e trasferimento in aeroporto.

domenica 30.7.17 PARTENZA PER ROMA (aereo)

Partenza, alle ore 02.40, del volo Turkish Airlines per Istanbul. Arrivo alle ore 5.45 e coincidenza per Roma alle ore 8.00 con il volo Turkish Airlines. Arrivo all’aeroporto di Fiumicino alle ore 9.45 e fine del viaggio.

Gli aspetti legati all’architettura sono curati dagli architetti Giorgio Mirabelli e Lucilla Brignola

del movimento “amate l’architettura” – Roma – www.amatelarchitettura.com

per informazioni e prenotazioni

STELLA ERRANTE – Via dei Granatieri, 30 – 00143 ROMA

Tel. 06 64220540 – Cell. 393 2868172comunica@stellaerrante.itwww.stellaerrante.it

In contatto con Hadid

17 Novembre 2016

UN PLASTICO TATTILE PER LA PERCEZIONE DELLO SPAZIO E PER PARLARE DI ARCHITETTURA

Una conversazione con Stefania Vannini e lo Studio ArchitaLAB.

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In occasione dell’evento che si è svolto al Museo del Maxxi a Roma. durante il quale c’è stato il posizionamento di un plastico tattile all’interno della hall, abbiamo avuto modo di porre delle domande a Stefania Vannini, curatrice del progetto.

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Come è nato questo progetto?

Accompagnando, sin da quando ha aperto il Maxxi, persone con diverse problematiche all’interno degli spazi molto complessi progettati da Zaha Hadid, mi sono resa conto che gli ausili e gli strumenti didattici che avevo pensato di utilizzare non potevano ambire a rendere ottimale l’esperienza che si fa percorrendo il Museo.

Mi sono resa conto che i non vedenti e gli ipovedenti, a causa della loro specifica disabilità, sono impossibilitati o comunque hanno grave difficoltà nella percezione dello spazio.

Da qui è nata la necessità di costruire un plastico tattile.

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E’ iniziato un lungo percorso di fan rating che si è concluso l’anno scorso con l’incontro con il gruppo di Club del Rotary, Inner Wheel Italia_Distretto 208 e con l’allora governatrice Bruna Moretto Volpato, la cui collaborazione è stata validissima perché, insieme, siamo riuscite a sensibilizzare tutte le socie di Roma, del Lazio e della Sardegna.

Tutte si sono appassionate al progetto quando abbiamo spiegato loro che intorno a questo plastico avrebbero potuto esserci sia vedenti sia non-vedenti e che tutti in questo modo avrebbero potuto avere una cognizione attuale e reale delle caratteristiche del Museo, considerato il fatto che le altre due maquette del Maxxi, che sono in collezione e che sono quelle realizzate per il concorso da Zaha Hadid, portano il ricordo di alcuni edifici che non sono mai stati realizzati.

Questo plastico adesso diventa la maquette del Maxxi, diverrà il “luogo dell’integrazione” dove potremmo, tutti insieme, capirne le forme ancor prima di entrare a visitarlo.

Ricordo che la stessa Hadid, passeggiando per il quartiere Flaminio, espresse la propria ammirazione per le architetture di Nervi ed essendo il Palazzetto dello Sport a pochi metri, il Maxxi costituisce un unicum tra due opere d’arte che permarrà nel tempo.

Il percorso “In contatto con Nervi”, che adesso è diventato “In contatto con Nervi e Hadid”, propone le esplorazioni tattili in entrambi gli edifici a partire dal Palazzetto e arrivare al Museo e questo potrebbe diventare un percorso tattile stabile.

Ho riscontrato un grande interesse per l’Architettura nelle persone con gravi disabilità.

Non essendo un architetto, ma una storica dell’arte, l’esperienza trascorsa qui e la possibilità di vivere i sei anni e mezzo di cantiere per la costruzione del Maxxi, mi hanno fatto appassionare all’Architettura. Ho pensato di sciogliere un po’ i tecnicismi e di raccontarla in modo informale ma soprattutto di far sì che se ne parli facendo incontrare diversi tipi di persone.

Il concept “In contatto con Nervi e Hadid” è un percorso nato per coinvolgere e parlare di Architettura in modo informale e diretto tra persone anziane, ragazzi, emigranti, rifugiati, persone con distinte disabilità. E così è avvenuto nelle tre sperimentazioni che fino ad ora abbiamo fatto e che ora diventeranno un’attività stabile dopo aver collaudato il percorso.

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Dove verrà posizionata la maquette?

La maquette verrà messa nella hall del Museo con una copertura al fine di proteggerla dalla polvere. In occasione delle visite e su prenotazione, la maquette verrà aperta.

Chiederò che venga prevista sul sito del Museo, la possibilità per i non vedenti di prenotarsi, di partecipare ai percorsi organizzati o anche, per chi non volesse parteciparvi, di avere la possibilità di fare l’esperienza tattile prenotandosi con tre/quattro giorni di anticipo.

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Una conversazione con gli archh. Mario Boni e Giampolo Barberi, fondatori di ARCHITALAB e realizzatori del plastico tattile.

Che materiali avete usato per realizzare questo plastico tattile?

Diversa entità di materie plastiche quali il Forex, il Polistirolo antiurto, il Plexiglass, il Poliuretano ad alta densità, materie poi tutte quante opportunamente verniciate con l’aerografo e con bombolette contenenti diverse percentuali di colori, al fine di ottenere i vari effetti.

In fase di montaggio tutti i pezzi sono stati tagliati con fresa a controllo numerico e con il laser da orafo, come per gli infissi, ad esempio, ché sono da 0,3mm. In questo modo abbiamo cercato di dare rilievo anche agli spessori minimi e, scegliendo di aumentare leggermente tutti gli spessori di riferimento, attribuendo un maggior rilievo a lesene, cornicioni ed infissi, abbiamo fatto in modo che nell’insieme fosse più leggibile tattilmente.

La parte più suggestiva è quella vista da sopra.

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Il livello tattile è solo percettivo o c’è anche una misurazione di temperature?

No, è solo tattile. L’esperienza ha luogo attraverso la percezione dell’utilizzo di differenti grane. Le superfici vetrate sono in plexiglass completamente liscio, il cemento è stato fatto con una grana fine, il ciottolato è stato fatto con una sabbia, il verde ha spessore diverso.

Differenti grane per ottenere diversi rilievi in modo da dare movimento e far percepire immediatamente i cambi di materiali e di situazioni progettuali.

L’illuminazione come è stata progettata?

Ci sono dei Led a luce naturale che non scaldano.

In realtà la luce che esce è un po’ più fredda ma questo perché, in aggiunta, sul plexiglass è stata passata una finitura bianco-ghiaccio con una bomboletta che opacizza e lo rende uniforme e che abbiamo passato su tutte quante le superfici trasparenti. In questo modo, traspare la luce e non i singoli punti di luce ed essendoci concentrati di più sulle forme del museo, escono fuori i volumi propri della struttura.10

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Abbiamo saputo che vi è stato chiesto di inserire come modulo una macchina in miniatura nell’intorno.

Esatto. E’ stata una bella idea che ci ha suggerito l’Ing. Umberto Emberti Gialloreti, diventato non-vedente da anni e non dalla nascita. Questa precisazione perché la macchina è un punto di riferimento dimensionale che loro hanno.

All’inizio avevamo pensato di inserire degli omini ma poi abbiamo pensato che avesse una superficie troppo esile di incollaggio quindi di difficile gestione nell’atto tattile.

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Il grande valore sociale fa di questo progetto il proprio punto di forza.

Finalmente io e tutti gli altri amici che sono qui presenti, potremmo renderci conto di quella che è l’opera dell’architetto Zaha Hadid”

parla Lucilla D’Antilio, fruitrice da anni del museo del Maxxi

Perché, per quanto noi abbiamo fatto svariate visite, un conto è toccare un edificio nelle sue dimensioni reali, toccare i muri, le pareti, le colonne, un conto è avere l’effetto d’insieme”

Chi ha avuto l’esperienza di non vedere sa che è impossibile avere l’idea di insieme di qualcosa che va oltre quello spazio che le mani possono toccare”

Per chi non vede, entrare in un Museo e poter fare una visita tattile accessibile è fondamentale perché noi non possiamo sfogliare dei libri o consultare delle riviste o vedere dei video. La nostra cultura artistica è accessibile solo attraverso le mani e queste iniziative ci danno la possibilità di com’è una struttura architettonica, che altrimenti non capiremmo.

Questo non solo ai fini di un accrescimento culturale, che è fondamentale per tutti, ma anche perché dà la possibilità ad un non vedente di accedere alla creatività artistica attraverso la realizzazione di plastici come questo”.

Se noi possiamo toccare,

siamo in grado di tirare fuori anche la creatività perché

le mani hanno una capacità di memoria

e così come apprendono

possono restituire creativamente”

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L’ARTE E’ DI TUTTI

Il PERCORSO “IN CONTATTO CON NERVI E HADID”

Stefania VANNINI, responsabile Ufficio Public Engagement

Pietro BARBERA, segretario generale del Maxxi

Margherita GUCCIONE, direttore Maxxi Architettura

Claudia REALE, ufficio mostre del MAXXI

Bruna Moretto Volpato, club del Rotary, Inner Wheel Italia_Distretto 208

Mario BONI e Giampaolo BARBERI, studio ArchitaLAB

Intervista a cura di: Raffaella Matocci e Lucilla Brignola, con Claudia Fano.

Foto di: Raffaella Matocci e ArchitaLAB.

Editing: Giulio Paolo Calcaprina.

UNA ALTRA OCCASIONE PERSA …….ALMENO IL SILENZIO!!! TERREMOTO E TECNICI.

5 Settembre 2016

Stupisce vedere quell’orrore provocato dalla forza della natura, Stupisce e lascia (o dovrebbe lasciare) senza parole l’odore del sangue, l’immagine della morte, che questo terremoto ha lasciato dietro di sè.
Amo l’Italia ma non mi sento partecipe delle “idiozie”  che a volte e per fortuna solo “alcuni” italiani si scatenano a dire in caso di eventi del genere.
Mi sento innanzitutto chiamata in causa come “cittadina”.
La mia massima solidarieta’ alle popolazioni colpite, per gli affetti strappati, per ferite che cicatrizzeranno, ma saranno sempre vive.

Amatrice, Basilica di San Francesco - Immagine tratta da artibune.com

Amatrice, Basilica di San Francesco – Immagine tratta da www.artibune.com

Mi metto a disposizione, come persona, e come faccio sempre con chiunque ne abbia bisogno, per poter aiutare, ma con la stessa coscienza con cui mi rendo disponibile capisco che la priorita’ in questi casi è recuperare quante piu’ persone, VIVE e l’Italia, vuoi per le grandi competenze e professionalita’, vuoi per il grande senso di solidarieta’, negli anni ha messo a punto una grande ed efficiente macchina del pronto intervento e soccorso.Questo mi rende fiera di essere Italiana.
Dopo la prima fase di soccorsi, quando ahime’ si contano le vittime, sono coinvolta come tecnico libero professionista.
E qui la cosa si complica.
Si complica perche’, nell’immediato, con internet, con tutti imezzi di comunicazione esistenti, con i social, ognuno si sente autorizzato a parlare, complice anche la informazione spicciola operata da alcuni cronisti, e dico alcuni, perche’ altri con grande professionalita’ rispettano le persone e svolgono in modo ineccepibile il loro lavoro.
Ho assistito ad affermazioni di sicuro ad effetto, che fanno leva sui sentimenti ed emozioni della gente, la giornalista che si china sulle macerie della scuola di #Amatrice e raccoglie il polistirolo, materiale chiaramente non resistente….
Bene, quel materiale è un isolante non certo parte della struttura portante, oppure il cronista  che di fronte ad altre macerie fa notare la trave del tetto ( in cemento armato) integra e comincia a disquisire sui pesi del tetto e la capacita’ delle murature  insinuando gravi responsabilita’ sostenendo che la polizia scientifica aveva gia’ effettuato sopralluogo e tratto rilievo fotografico.
Ebbene vorrei dire che prima di mandare alla gogna la gente, bisognerebbe farsi un esame di coscienza, magari quei tecnici, le verifiche imposte dalla legge vigente al momento della realizzazione del tetto , le hanno fatte e RISPETTATE TUTTE, NON DIMENTICATE CHE LE NORME TECNICHE PER LE COSTRUZIONI IN ZONE SISMICHE  è DEL 2008 e la classizicazione del 1975 era soltanto in due zone,  ma non voglio entrare nello specifico, voglio solamente sostenere che i tecnici avranno operato secondo quanto era prescritto al momento dell’intervento…..

http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/leg_rischio_sismico.wp

ma questo non serve a placare gli animi, prima tutti allenatori di calcio, ora tutti tecnici esperti in sismologia, scienza delle costruzioni, tecniche costruttive nonche’ giustizialisti, hanno gia’ trovato i colpevoli.

Vorrei portare all’attenzione di chi legge alcune cose che sono passate in sordina:

1- a differenza di tanti altri paesi al mondo, abbiamo un patrimonio edilizio “vecchio”.
Esso fa parte di quel patrimonio storico culturale che deriva dall’esistenza di borghi medievali, centri storici di altri secoli                (abbiamo una ricca storia, quindi del 500 piuttosto che 600, 700 o 800).
e’ quel patrimonio che tanto ci rende fieri di essere italiani, che alimenta il turismo ma che forse non abbiamo saputo tenere in opportuno conto.
Con questo voglio dire che in Italia non esiste la cultura della manutenzione,in nessun campo.
Anche gli edifici hanno una loro storia e se non sono tenuti in buono stato di efficienza  vengono pregiudicate le risposte che ad esso erano state attribuite.

Riporto di seguito quanto scritto in altra sede dal collega arch. Matteo Capuani con il quale ho condiviso molte battaglie per i professionistii:

“……vorrei ricordare che proprio la regione lazio nel lontano 2002 aveva adottato attraverso legge regionale il cosiddetto “fascicolo fabbricato” (di cui oggi tutti si riempiono la bocca sgranato gli occhi)…..il “fascicolo fabbricato” della regione Lazio veniva però cassato nello stesso 2002 dai giudici del consiglio di stato con ordinanza 2714/02…quella legge regionale fortemente voluta dai professionisti all’epoca è stata avversata come se fosse un business di categoria e non un interesse dei cittadini…..ricordo sempre per chi non c’era che tutte le categorie tecniche avevano concordato delle prestazioni calmierate per il fascicolo fabbricato cosicché l’operazione costasse ai cittadini solo qualche centinaio di euro…..non migliaia….
…ora io vorrei invitare tutti a riflettere su questa cosa e cercare di capire come mai nel nostro paese iniziative del genere vengono solo invocate in TV è mai perseguite veramente…e come è facile cercare sempre la strada del giustizialismo senza assumersi il ruolo di cambiare le cose anche magari provando a intaccare qualche potente lobby che non sono certamente i professionisti italiani…e finalmente pensare un po al futuro del nostro malandato paese…
..e se nel 2002 il fascicolo fabbricato non fosse stato cassato…forse dico orse oggi non staremmo piangendo i morti di questo ultimo sisma.”

Mi sento di condividere anche le virgole di quanto scrive Matteo, poiche’ conosco la storia di questa altra battaglia , che ora è opportuno divulgare.
Ora tutti , mossi da motivazioni varie, di nuovo si riempiono la bocca con questo fascicolo del fabbricato, ma in verita’ noi architetti ci avevamo lavorato gia’ dal 2001……probabilmente non si era pronti…….

2- viviamo in un paese ipocrita, dove molti parlano di resistenza delle strutture, tecnici incompetenti, senza ricordare che, dal 1985 al 2004 abbiamo avuto 3 condoni edilizi per legittimare gli illeciti…..e magari coloro i quali parlano sono proprio quelli, che , in barba a tutte le leggi, ancora si sentono dire, ma si facciamolo questo ampliamento, tanto poi esce il condono e se non uscisse, ma chi ti dice nulla?

Mappa della classificazione sismica - tratta da http://www.protezionecivile.gov.it

Mappa della classificazione sismica – tratta da www.protezionecivile.gov.it

Le vere responsabilita’ dei tecnici sono da additare al fatto che non riescono ad essere corporativi e a far sentire forte la loro voce…..
questo oggi io vorrei dire al #Premier #MatteoRenzi