Articoli marcati con tag ‘architettura’

Maniscalchi

27 gennaio 2012

maniscalco“Fino all’inizio del novecento c’erano le carrozze con i cavalli. Poi sono arrivate le automobili e le carrozze sono scomparse. Oggi le macchine inquinano e il traffico cittadino è un problema, ma nessuno si sognerebbe di tornare alle carrozze con i cavalli.”

Questo articolo di Giovanni De Mauro, sembra una perfetta metafora di come a mio parere dovrebbe essere affrontata la battaglia in difesa della professione che sta sorgendo.

Con il lancio dell’Assemblea dei 150k Architetti abbiamo voluto mettere sul tavolo della discusisone una serie di problemi che, a detta dei più, impediscono il regolare svolgimento dell’attività professionale. Quello che però mi pare manchi profondamente in questa discussione è una seria riflessione sulle  contesto sociale in cui si richiede che questa professione debba esercitarsi. Quello che mi pare nessuno (o pochi) si chieda è se la figura dell’Architetto, nella forma e nel ruolo con cui siamo abituati a conoscerlo da secoli, abbia ancora senso di esistere o se non sia in realtà necessario ripensare completamente sia le modalità operative (il modo in cui si progetta) e sia la sua collocazione all’interno dei processi di trasformazione urbana (non più soggetto autonomo ma componente paritario di un sistema di interessi ed esigenze).

L’assunto di fondo su cui tutti noi conveniamo è che la nostra società, il nostro sitema di gestione delle trasformazioni urbane, non appaiono in grado di garantire lo sviluppo economico e culturale del territorio secondo livelli di qualità adeguati alle necessità della società stessa.

Per molti di noi (architetti) la figura cardine in grado di fornire risposte a questo bisogno di qualità urbana è l’Architetto che con la sua capacità progettuale e il suo senso critico, se messo in condizioni di operare (progettare) senza le storture di mercato che tutti lamentiamo (concorrenza con altri professionisti, monopolio delle imprese, assenza di concorsi aperti, monopolio culturale, ecc.), sarebbe in grado di attivare un automatico miglioramento della qualità urbana.

Si tratta di un assunto che non è dimostrabile in senso assoluto e che tradisce una visione ottocentesca della professione; l’architetto inteso come demiurgo salvifico della società che nel suo splendido isolamento è portatore di soluzioni a problemi che probabilmente solo lui è in grado di vedere.

Ora il problema di fondo è che questa società non sembra intenzionata a farsi salvare dall’Architetto né sembra vedere i problemi nella stessa ottica con cui li vede l’Architetto; anzi, una certa parte di questa società sembra vedere nell’Architetto proprio una parte del problema. Questa ultima opinione è condivisa anche da molti architetti che ovviamente si ritengono “diversamente Architetti”, inventando con ciò una nuova forma di disabilità.

Il problema così come viene posto è un po’ come voler decidere se viene prima l’uovo o la gallina. Se la società non ci fa lavorare come facciamo a dimostrare che siamo utili alla società? ma se prima non dimostriamo che siamo utili alla società come fa la società a decidere di farci lavorare? (aiuto! chiamate un geometra!)

Chiedo l’aiuto da casa e rilancio l’articolo di De Mauro. Secondo capoverso.

“Per tutto il novecento la Kodak è stata sinonimo di macchine fotografiche e pellicole. Poi sono arrivati gli apparecchi digitali e gli smartphone. La Kodak non ha saputo adattarsi, anche se aveva una storia e un marchio che le avrebbero consentito di farlo. E la scorsa settimana ha chiuso. Oggi nessuno accetterebbe una legge che proibisse le macchine fotografiche digitali per salvare la Kodak e l’industria degli apparecchi analogici. Prima c’erano i giornali nelle edicole, i film nelle sale cinematografiche, gli album nei negozi di dischi, i libri in libreria.”

In tutto questo, nonostante la produzione di macchine fotografiche sia cambiata (e sia cambiato anche il modo con cui le foto vengono prodotte e condivise) non è venuta meno l’importanza e la bellezza della Fotografia.

Nonostante per strada non ci siano più cavalli, la gente ha sempre bisogno di mezzi di trasporto; se al cavallo si è sostituita l’automobile, al maniscalco si è sostituito il carrozziere, ma è rimasta la necessità di qualcuno in grado di “riparare” il mezzo.

Parafrasando; se l’evoluzione culturale e i conseguenti miglioramenti tecnologici stanno modificando le modalità con cui la società si avvicina ai temi dell’architettura, quello che è in discussione non è l’Architetura in sé, quanto le modalità con cui la sua trasformazione viene gestita.

Purtroppo tra i tanti contributi che vedo emergere per l’assemblea molti sembrano andare acriticamente verso una banale semplicistica riaffermazione di vecchi schemi professionali illudendosi che la semplice imposizione legale della figura del professionista basti a garantire il lavoro agli architetti.

L’obbiettivo finale non è il professionista, e nemmeno la professione; l’obbiettivo finale è l’Architettura!

Concludo quindi esortando l’architetto “maniscalco” a interrogarsi se sia più utile combattere per il mantenimento forzoso delle vecchie care botteghe  (magari con una bella legge ad hoc) o se non sia invece più proficuo ragionare su come trasformarsi rapidamente in architetto “carrozziere”.

NB - foto tratta da http://gabriele-racconta.blogspot.com/2010/07/la-centelena.html

Facciamo sentire la nostra voce

E’ arrivato il momento di far capire ai cittadini che non siamo una casta, ma che siamo una categoria che dovrebbe avere un ruolo importantissimo nella società.

Non possiamo più assistere inermi ad un attacco senza precedenti che viene fatto ogni giorno alle professioni che vengono messe tutte nello stesso calderone senza capire le differenze che esistono e senza avere alcuna cognizione di causa della realtà e dei problemi che ci sono.

I “tassinari” sono una categoria di lavoratori che, sia numericamente che per importanza sociale e culturale, dovrebbero essere distanti anni luce dalla nostra categoria di architetti che è una professione “intellettuale” fondamentale per la sicurezza dei cittadini e per la qualità degli spazi e degli ambienti in cui viviamo.

Eppure tutti i giornali e i telegiornali aprono in prima pagina e con grande evidenza alla minaccia di sciopero dei tassisti, mentre a noi architetti non ci si fila nessuno e siamo costretti a comprarci una pagina intera del maggior quotidiano nazionale per far sentire la nostra voce come ha fatto l’Ordine degli Architetti PPC di Roma con questo appello (allegato in fondo).

Non si può non condividere e non sottoscrivere il manifesto del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma, del resto noi di Amate l’Architettura sono 3 anni che diffondiamo lo stesso messaggio e ci battiamo per gli stessi principi, a partire dal nostro Manifesto sottoscritto da quasi mille colleghi e riteniamo che gli Ordini e il Consiglio Nazionale debbano, in questa fase di incertezza sul futuro e di profonda trasformazione degli Ordini, organizzare delle Assemblee aperte con gli iscritti per costruire insieme il nostro futuro.

Noi di amate l’architettura stiamo cercando di muoverci in concreto e a tal fine abbiamo organizzato 150K ARCHITETTI, un Assemblea aperta a tutti, (scarica il comunicato stampa), che si svolgerà mercoledì 8 febbraio 2012 alle ore 17.00 alla Sala Convegni della Città dell’Altra Economia (largo Dino Frisullo Campo Boario ex-mattatoio Roma) dove chiediamo la partecipazione a tutti per creare una rete di Professionisti e Associazioni che, nel manifestare il proprio disagio, possa disporre di un ampio e determinato potere contrattuale in grado di incidere sulle scelte dei nostri organi di rappresentanza e del mondo politico.

Il nostro problema è farci ascoltare e per fare ciò bisogna essere uniti tutti, associazioni, ordini, colleghi, sindacati… per il bene di tutti i cittadini.

oar_corriere

Pier Luigi Nervi, Architettura come sfida

Se vi trovate a Torino dal 29 aprile  al 17 luglio 2011, non perdetevi l’importantissima mostra su:

PIER LUIGI NERVI

Architettura come sfida

Torino, la committenza industriale, le culture architettoniche e politecniche italiane

Torino Esposizioni Salone C

Via Petrarca 39/B – Torino

nervi3

E’ tra i più importanti progettisti del panorama italiano del ‘900, oggi purtroppo non esistono più professionisti del suo calibro, con la sua cultura, con la sua competenza tecnica, con la sua capacità espressiva.

Abbiamo cominciato a conoscerlo e ad apprezzarlo grazie alle memorabili conferenze del Prof. Antonio Michetti, che è stato suo Assistente all’Università, organizzate negli anni ‘90 dall’Associazione Culturale Zingari.

Dai racconti del Prof. Michetti traspariva la straordinarietà del personaggio e la sua profonda cultura. Oggi si è perso quel connubio inscindibile tra conoscenza tecnica e capacità progettuali che  nel passato era la normalità, è rarissimo oggi trovare un buon progettista che abbia ottime conoscenze tecniche, di solito si fa il bel disegnino e poi si demanda all’ingegnere di risolvere i problemi strutturali, dovremmo ripartire da Nervi per capire l’importanza delle competenze tecniche nel nostro lavoro di progettista.

Antonio Marco Alcaro

nervi2

COMUNICATO STAMPA

Di Pier Luigi Nervi è stato detto che aveva l’audacia dell’ingegnere, la fantasia dell’architetto, la concretezza dell’imprenditore. Dopo Venezia e Roma fa tappa a Torino, nella cornice di Torino Esposizioni, la mostra monografica dedicata al grande progettista. Un viaggio attraverso le sue opere più celebri in Italia e nel mondo - dagli Hangars di Orbetello e Orvieto degli anni Trenta, alla Cattedrale di St. Mary a San Francisco, dove le tecniche rivoluzionarie di costruzione s’intrecciano alla storia della grande committenza industriale che negli anni del Dopoguerra avrà il suo cuore proprio a Torino. A raccontarlo non saranno solo filmati d’epoca, modelli, disegni originali e riproduzioni fotografiche ma anche tour guidati a bordo dell’autobus a due piani di Italia ’61 (recentemente restaurato dal Gruppo torinese trasporti) che a partire da Torino Esposizioni esplorerà gli altri edifici-simbolo ideati dal celebre ingegnere: Palazzo del Lavoro (fiore all’occhiello della kermesse per le celebrazioni del centenario nel 1961) e l’officina di manutenzione della Atm di Via Manin.

nervi1

Il 19 aprile a Torino nel quadro delle iniziative in calendario per le celebrazioni 150° anniversario dell’Unità d’Italia si inaugura una mostra dedicata all’ingegnere e costruttore Pier Luigi Nervi.

Il progetto espositivo internazionale itinerante Pier Luigi Nervi - Architettura come sfidanasce da una cooperazione tra l’Associazione Pier Luigi Nervi Research and Knowledge Management Project con sede a Bruxelles, il Civa (Centre International pour la Ville, l’Architecture et le Paysage) di Bruxelles, il MAXXI/Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo e il CSAC/Centro Studi e Archivi della Comunicazione dell’Università di Parma. Sotto la guida di un comitato scientifico internazionale, presieduto dallo storico dell’architettura Carlo Olmo, docente presso Il Politecnico di Torino, la ricerca è frutto di una collaborazione tra il Politecnico di Torino, l’Università di Tor Vergata e Sapienza Università di Roma [1]. la ricerca è finanziata dalla Compagnia di San Paolo e sboccherà in un’Enciclopedia Nervi.

La sequenza di mostre è organizzata secondo diverse tappe che di volta in volta introducono nuovi materiali, studi, testimonianze. Alla prima mostra inaugurata a Bruxelles nel giugno 2010 sono seguite le tappe di Venezia (settembre-novembre 2010) e di Roma (alMAXXI fino al 20 marzo 2011). Seguirà dopo Torino un tour internazionale tra Cina e Stati Uniti.

Nervi è uno dei maggiori artefici di architetture strutturali nel panorama internazionale del Novecento. A lui si devono alcune delle più belle opere dell’architettura contemporanea, frutto di un’eccezionale coniugazione fra arte e scienza del costruire.

Di Pier Luigi Nervi è stato detto che aveva l’audacia dell’ingegnere, la fantasia dell’architetto, la concretezza dell’ imprenditore. La sua opera, in molti anni di carriera, ha ruotato intorno ad almeno sei attività fondamentali: progettare, disegnare, calcolare, modellare, scrivere, insegnare. Ciascuna di queste attività ha avuto vita autonoma, eppure ciascuna s’è intrecciata con le altre in modo talvolta indissolubile. Lungo queste sei tracce il progetto espositivo ripercorre gli sviluppi d’una storia che, fin dagli inizi, si riconosce assai lontana dai luoghi comuni dell’ingegnere civile che fa architettura. Attraverso un’opera quantitativamente e qualitativamente eccezionale, dispersa nei cinque continenti, costruita per i committenti più diversi (dall’UNESCO a Papa Paolo VI), è possibile rileggere una storia molto poco raccontata, anche perché difficile da raccontare, dove le strategie di costruzione d’un curriculum professionale s’incrociano con la storia politica italiana e internazionale.

Così l’insieme delle mostre, oltre a cercare di analizzare il nodo centrale dell’invenzione formale nelle opere d’un autore che Nikolaus Pevsner ha definito «il più geniale modellatore di cemento armato della nostra epoca», intende esplorare anche la complessità del suo universo di cultura e relazioni.

La tappa torinese della mostra verrà allestita nella splendida cornice di Torino Esposizioni, lo straordinario edificio progettato e costruito da Nervi subito dopo la guerra per ospitare i Saloni dell’Automobile, la grande vetrina dell’industria automobilistica torinese. Torino Esposizioni (1948-1950) è l’edificio che sigla l’inizio del rapporto intenso e continuato tra Nervi e la città di Torino, che avrà il suo apice con l’assegnazione a Nervi dell’incarico di realizzare il  Palazzo del Lavoro per le imponenti celebrazioni di Italia ’61, che determinano il più importante intervento di trasformazione urbana della città, segnando il successo di Torino all’apice del suo boom economico.

Oltre ai due capolavori sopracitati, ammirati in tutto il mondo e che vengono visitati in continuazione da delegazioni italiane e straniere, in mostra verranno illustrati, sempre attraverso disegni originali, bellissimi modelli in scala ridotta, scenografiche riproduzioni fotografiche e filmati d’epoca, alcune delle opere più celebri di Nervi, in Italia e nel mondo - dagli Hangars di Orbetello e Orvieto degli anni Trenta, alla Cattedrale di St. Mary a San Francisco, alla Sala delle Udienze Pontificie e all’Ambasciata di Brasilia della fine degli anni Sessanta, passando per le opere olimpiche di Roma al termine degli anni Cinquanta e per quelle torinesi di cui sopra.

L’edizione torinese della mostra dedicherà attenzione anche ad alcune opere meno note realizzate da Nervi nella città piemontese, ma che hanno contribuito a disegnarne il volto moderno, come diversi stabilimenti per la Fiat, il deposito della Atm di Corso Tortona, oltre a molti progetti rimasti su carta per le grandi strutture di Torino, come Porta Nuova.

Verranno sviluppate inoltre, attraverso la presentazione di documenti e testimonianze poco note al grande pubblico, alcune tematiche specifiche,alcune delle quali inerenti ancora una volta ai rapporti di Nervi con Torino.

Un primo tema riguarda il rapporto di Pier Luigi Nervi con la grande committenza industriale italiana, che negli anni del dopoguerra aveva il suo cuore proprio a Torino, in particolare con la Fiat, come si vedrà, spesso non conosciuti, ma verranno esaminati anche i rapporti con l’Eni, la Burgo e l’Italcementi. Il secondo aspetto esplorato sarà il rapporto tra Nervi e alcuni architetti italiani, Gio Ponti, Luigi Moretti, Marcello Piacentini, Ettore Sottsass e Pietro Maria Bardi.

Infine un’attenzione particolare sarà rivolta ai rapporti fra Nervi e la cultura politecnicamilanese e torinese: grazie al rapporto intenso e di lunga durata in particolare con personaggi eminenti delle due scuole politecniche quali Arturo Danusso a Milano e Guido Oberti a Torino, Nervi scoprì le possibilità offerte dalla ricerca sperimentale soprattutto su modelli in scala ridotta per la messa a punto e la verifica delle proprie straordinarie invenzioni formali e costruttive , mentre i contatti di Nervi con Gustavo Colonnetti – – fanno emergere uno spaccato della “stagione d’oro” dell’ingegneria e architettura italiana del XX secolo.

L’allestimento della mostra verrà realizzato a Torino Esposizioni, che verrà messo a disposizione dal Comune, proponendo per la prima volta un percorso espositivo “Nervi dentro Nervi”.

In collegamento con la mostra, il 2 maggio presso l’Accademia delle Scienze di Torino è in programma una giornata seminariale a carattere internazionale sull’opera di Pier Luigi Nervi, con attenzione particolare  da un lato ai rapporti fra scienza e arte del costruire e, dall’altro, ai problemi di conservazione e riuso culturalmente corretto del patrimonio eccezionale di architettura strutturale del Novecento (in particolare proprio di Nervi, ma non solo) di cui Torino è dotata .

Il 5 maggio verrà invece celebrato il cinquantenario dell’inaugurazione del Palazzo del Lavoro in occasione di Italia ’61.

Due occasioni di rilievo pertanto per riportare al centro del dibattito culturale cittadino, in un confronto anche con altre realtà, il destino di un patrimonio straordinario di opere che hanno fatto la storia dell’architettura contemporanea, conosciute ed ammirate nel mondo intero, le cui prospettive di riutilizzo sono state sino ad oggi e restano ancora assai problematiche.

Arch. Cristiana Chiorino

nervi4

BIOGRAFIA DI NERVI

Tra i maggiori artefici di architetture strutturali nel panorama internazionale del Novecento, Pier Luigi Nervi (Sondrio, 21 giugno 1891 – Roma, 9 gennaio 1979) ha proseguito il filone di ricerca sviluppato agli inizi del secolo da grandi ingegneri pionieri come François Hennebique, in Francia, e successivamente, tra gli altri, Robert Maillart in Svizzera. Progettista e al tempo stesso costruttore, come entrambi i suoi predecessori, Nervi ha realizzato, utilizzando la medesima tecnica del cemento armato, opere di grande fascino, coniugando arte e scienza del costruire. Per lui il concetto di struttura è simile a quello del periodo classico, quando l’architetto era il protagonista di ogni fase del processo costruttivo, pur impiegando metodi e tecniche attuali del tutto diversi. Nella maggioranza dei progetti Nervi è rimasto fedele al cemento armato tradizionale – un materiale facile da plasmare nelle forme desiderate e resistente – cercando di svilupparne tutte le potenzialità, senza avvalersi della nuova tecnica del cemento armato precompresso, ma sfruttando invece al massimo, e con grande genialità, la straordinaria libertà compositiva e strutturale offerta dall’impiego di elementi prefabbricati. Nervi ha basato il proprio lavoro, oltre che sulla sua solida esperienza nel progetto e nella costruzione, anche su un’intelligente intuitività, con una costante forte attenzione al rapporto struttura-forma. Egli ha dato così vita a una sorta di espressività generale, in cui ogni parte della struttura è realizzata rigorosamente in base alle forze interne cui è soggetta, e il ruolo che essa svolge è chiaramente manifestato nel disegno complessivo. Le prime opere imponenti di Nervi sono state lo stadio di Firenze e una serie di hangar per l’Aviazione italiana, costruiti tra il 1935 e il 1940. In tali opere Nervi persegue un raffinatissimo risultato formale, dedicando al tempo stesso un’attenzione particolare alle considerazioni di carattere economico, inducendolo ad adottare tecniche innovative e, in particolare nel caso degli hangar, a sperimentare per la prima volta quell’uso estensivo degli elementi prefabbricati, che diverrà una costante in larga parte della sua produzione successiva.

Nel dopo guerra Nervi progetta e costruisce alcune delle opere più straordinarie per edifici industriali e civili (il grattacielo Pirelli di Milano con Gio Ponti, l’aula delle udienze in Vaticano), strutture espositive ed impianti sportivi, in particolare in connessione con le Olimpiadi di Roma del 1960. A partire dagli anni cinquanta diviene il progettista italiano più noto in campo internazionale realizzando opere di grande prestigio in Europa (la sede dell’Unesco a Parigi con Bernard Zehrfuss e marcel Breuer), Nord e Sud America (il terminal autobus di New York, la cattedrale di St. Mary a San Francisco, il grattacielo della Borsa a Montreal, l’ambasciata d’Italia a Brasilia, ecc.), e in Australia (l’Australia Square tower a Sidney).

Nel 2010 Pier Luigi Nervi viene celebrato con un’importante retrospettiva internazionale itinerante che, con tagli sempre diversi, è partita da Bruxelles e che con Venezia, Roma a dicembre e Torino nel 2011 toccherà l’Italia per continuare poi in altre capitali d’Europa e d’America.

Ogni tappa approfondisce un lato di questo poliedrico ingegnere simbolo del grande momento dell’ingegneria italiana del dopoguerra.

Recupero di un rustico + intervento energetico = Architettura

Segnalo volentieri un interessante progetto realizzato da due giovani architetti piemontesi, pubblicato su archinfo.it. Gli autori sono Barbara Brondi e Marco Rainò, classe 1970, laureati alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. Dopo un’esperienza di alcuni anni all’estero, costituiscono nel 2002 lo studio brh+.

6

Non capita tutti i giorni trovare dei giovani architetti che realizzano opere di qualità. Il progetto è la dimostrazione che si può fare architettura senza nuovi mc e soprattutto senza aggredire ulteriormente il nostro territorio, la sfida che ci troviamo di fronte per i prossimi decenni è quella di dimostrare come si può intervenire sull’edilizia esistente migliorando l’efficienza energetica degli edifici e trasformandoli dal punto di vista estetico.

1

4

La migliore energia rinnovabile è il risparmio energetico, il ruolo degli Architetti può essere determinante in questa sfida se saremo in grado di dimostrare le nostre qualità.

Il progetto è stato realizzato a Rocchetta di Balbo in provincia di Cuneo, si è intervenuti su un rustico con una superficie di 750 mq trasformandolo in un’involucro efficente dal punto di vista energetico e con uno spirito ecologicamente sostenibile.

8
I materiali utilizzati dialogano con il territorio interloquendo con le presenze naturali del sottosuolo - ricco di ferro - e riproponendo delle facciate in acciaio cor-ten che le richiama.
Le pareti ventilate in doghe di legno permettono un ottimo isolamento dalle intemperie e innalzano il livello di comfort interno, le aperture sono regolate da pannelli scorrevoli e con chiusura meccanizzata a ginocchio. Tutti i sistemi integrati all’interno dell’abitazione possono contare sul supporto di un sistema a pannelli solari, in grado di garantire anche l’acqua calda e il riscaldamento.
Interessante è anche la realizzazione degli spazi esterni con essenze autoctone e l’illuminazione.
In Italia ci sono molti architetti, giovani e meno giovani, che sono in grado di dare un contributo importante per migliorare la qualità degli spazi in cui viviamo e il comfort ovvero:  l’insieme di sensazioni piacevoli derivanti da stimoli esterni o interni al nostro corpo, che ci procurano una sensazione di benessere.
Se i politici italiani si accorgessero di questo patrimonio che rimane inutilizzato cercherebbero di fare qualcosa per cambiare l’attuale situazione.
5
2

SCHEDA TECNICA:

Luogo: Rocchetta Belbo (Cuneo), Italia

Committente: privato

Progettista: brh+ (Barbara Brondi e Marco Rainò)

Collaboratori: Nicoletta Carbotti, Carla Carenzo, Daniela Pagani

Progetto strutture: Ing. Innocente Porrone

Progetto elettrico: Ing. Alberto Bonfanti

Impresa di costruzione: Marenco Costruzioni S.R.L.

Impianti di riscaldamento e ventilazione: Ing. Marco Fodde

Fotografo: Tullio Deorsola

Tempi di realizzazione: 2006-2009

Superficie costruita mq: 750

Volume costruito mc: 1817

Campidoglio 2: un’altra occasione persa

9 settembre 2009

E’ possibile che i nostri politici non abbiano alcuna sensibilità per l’architettura ? Diceva Gio Ponti, ispiratore del nome del nostro Movimento, che bisogna insegnare ai politici l’architettura, sono passati più di 50 anni ma la situazione è soltanto peggiorata, quando  avremo un Presidente del Consiglio, come in Francia, che nei suoi discorsi esalta il valore dell’architettura contemporanea riconoscendo il valore del progetto e l’importanza di intervenire anche nei centri storici, perchè l’architettura deve essere ed è un espressione culturale del tempo in cui viviamo.

cuci-11

La cosa che colpisce nell’azzeramento del concorso Campidoglio 2 è che la motivazione ufficiale è la seguente: non è più la soluzione più confacente all’interesse pubblico, in quanto scelto sulla base di criteri selettivi elaborati nell’originaria e diversa prospettiva dell’appalto e dunque non può essere messo in gara nella nuova direzione della finanza di progetto. In parole povere, non ci sono più i soldi, peccato che la legge imponga la copertura finanziaria prima di realizzare un concorso di progettazione, e quindi si decide di affidare tutto ai privati, sappiamo bene come sarà rispettato l’interesse pubblico affidando tutto ai privati soprattutto dal punto di vista della qualità architettonica.

cuci-24

E’ ora di finirla con questi concorsi farsa, è stato calcolato che su 1000 se ne realizza 1, se poi a ciò si aggiunge che in molti casi, come in quello di Campidoglio 2, si blocca anche la parcella dell’architetto ben 500,000 euro allora la situazione diventa insostenibile, bisogna reagire con forza!!!

Non c’è alcun rispetto per il progettista dal più piccolo incarico di ristrutturazione svolto da un giovane professionista al più grande incarico svolto dall’architetto noto, siamo socialmente inutili !!!!!!!!

Esprimiamo la nostra solidarietà a Mario Cucinella e lo invitiamo a combattere con noi per la difesa dell’Architettura e del ruolo dell’Architetto.

cuci31