Articoli marcati con tag ‘architettura’

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Duccio Santini

3 Luglio 2020

COSA FARA’ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?

Progetterà edifici:
mobili
costruiti in fabbriche
montati e non murati
si appoggeranno sul terreno e non metteranno radici
il microclima interno sarà affidato alla coibentazione dei diaframmi posti tra interno ed esterno e non a macchine
non progetterà macrostrutture ma sommatorie di moduli flessibili per qualsiasi utilizzo
si userà solamente suolo già costruito demolendo le costruzioni prive di qualità
si innesteranno nuove strutture nei ruderi di edifici industriali dismessi, evitando di tentare costose ricostruzioni vincolanti
il restauro dovrà riguardare solo edifici di pregio e interesse storico artistico

 

Testo di: Duccio Santini
Immagine di: Duccio Santini
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Fabrizio Aimar

L’architetto, nel post-Covid, dovrà tornare a rimettere al centro del dibattito il benessere della persona. Nel disegno dello spazio privato e pubblico, un approccio “people-centred” dovrà ambire ad elaborare progetti e strategie che siano in grado di dare risposte alle pressanti sfide sociali e ambientali. Dal cambiamento climatico in atto ai diritti della persona alla salute, alla casa, alla parità di genere, l’architetto dovrà tornare a recitare un ruolo chiave nel dibattito contemporaneo grazie al confronto con la società in cui vive. La resilienza dovrà aprire la strada ad un nuovo Illuminismo, a comprendere il senso del limite e l’impatto delle nostre azioni a livello locale e globale.
Testo e immagine di Fabrizio Aimar
Editing di Giulio Paolo Calcaprina

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Valentina Radi

18 Giugno 2020

Copertina:“Giuramento di Vitruvio”2017 ©Ordine degli Architetti PPC di ReggioEmilia. Da un’idea del prof. Salvatore Settis, ha preso vita dall’incontro fra il prof. Paolo Clini coordinatore scientifico del Centro Studi Vitruviani di Fano, e l’arch. Andrea Rinaldi presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Reggio Emilia, che l’ha reso effettivo. Elaborato nell’abito della ricerca: Vitruvio e l’abitare contemporaneo, ideata e coordinata dall’arch. Valentina Radi

 

L’ARCHITETTO NEL POST-COVID? Potrà unirsi sinergicamente a tutti i colleghi della penisola, ed oltre, in un’unisona adesione ippocratica, culturalmente e simbolicamente fondata sui valori della mediterraneità. Virtù essenziali già presenti nel De Architectura: etica, cura, transdisciplinarità e riferimenti progettuali che oggi esprimono il bene comune, del paesaggio e la qualità dell’opera, capaci di attraversare ogni tempo e accadimento. Intenzioni e azioni da condividere e perseguire insieme a tutti gli attori coinvolti nel progetto. Possibilità per l’architettura di ricostituire un coeso scenario attraverso cui mostrare perché l’architetto è colui che si occupa dello studio dello spazio, forma e relazione fra le sue parti, facendone comprendere l’importanza. Ammettendo la condivisione di scelte in una visione democratica che lo confermi guida.

Testo: Valentina Radi
Immagine: Ordine degli Architetti di Reggio emilia
Editing: Emmanuele Lo Giudice

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Silvia Gioja

18 Giugno 2020


L’architetto diventa una guida per re-indirizzare la comunitá disorientata dalla pandemia [a-via] a una nuova normalitá [per-via].
Una sfida a cui egli è chiamato è di reinterpretare ottimalmente gli spazi in funzione dei requisiti dettati dalle regole di contenimento del contagio.
Processo svolgibile efficientemente avvalendosi degli strumenti BIM e in particolare del generative design. Ovvero elaborare script, fissando per esempio parametri per flussi di circolazione e distanza di sicurezza e delegando al calcolatore la ricerca automatica della migliore configurazione che li rispetti.
La comunità godrà di questo servizio consapevole che l’architetto fornisce nel tempo minore la soluzione spazialmente e socialmente migliore.

 

Contributo alla Call di: Silvia Gioja.
La foto è di Silvia Gioja e rappresenta il Labirinto d’Arianna di Fiumara d’Arte a Castel di Lucio (Me).
Editing: Massimiliano Mirri.

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Architettura Senza Frontiere Italia- Piemonte

14 Giugno 2020

Copertina: © Architettura Senza Frontiere Italia- Piemonte

L’architetto post-covid19 dovrà concentrarsi sulla bellezza dell’abitare.

La quarantena ha evidenziato la strettissima connessione tra spazio vissuto e qualità della vita.

Le persone in situazioni abitative precarie si sono rivelate le più vulnerabili. Un ambiente salubre, alla giusta temperatura ed areato può garantire una migliore salute fisica; un ambiente bello, luminoso, opportunamente organizzato e con spazi sufficienti per le persone ospitate e per le attività, garantisce una migliore salute psicologica.

È dovere dell’architetto interrogarsi ed agire affinché il diritto all’abitare la bellezza sia garantito a tutti.

 

Testo di: ASF Italia-Piemonte
Immagine suggerita da: ASF Italia- Piemonte
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Italo Celiento

6 Giugno 2020

Copertina: Torino-Officine Grandi Riparazioni temporaneamente trasformate in reparto ospedaliero ©Giorgio Perottino/Getty Images

Sin da questa fase di ripresa, gli architetti dovranno rispondere ai nuovi quesiti posti dall’emergenza, come è stato per le epidemie della storia recente del colera e della tubercolosi, sfruttando quelle che erano capacità tecnologiche e contesto socio-politico delle diverse realtà.

Si dovranno saper leggere per tempo le nuove abitudini dell’uomo legate alle istanze della salute ed alle futuribili nuove emergenze, in maniera trasversale a tutte le aree della progettazione, dalla residenza ai luoghi di lavoro di istruzione, e del commercio.

Tutto senza tralasciare la tendenza di una sempre maggior fusione di spazio fisico e digitale, si parla tempo di “Phygital” pertanto la capacità di adattamento degli spazi fisici dovrà seguire quella delle tecnologie digitali che ne supportano la fruizione.

 

Testo di: Italo Celiento
Immagine suggerita da: Italo Celiento
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Giorgio Mazzocchi

6 Giugno 2020

Cosa farà l’architetto post-covid? Quello che ha sempre fatto. Studierà il mondo in ogni sua sfaccettatura: ricercando in ogni materia l’aspetto più filantropico della scienza, della psicologia, della natura stessa.

Sarà l’uomo a cambiare opinione sullo spazio e sugli ambienti; all’architetto non resterà, come sempre, l’arduo compito di tradurre ciò che soggettivamente l’uomo desidera in ciò che oggettivamente è possibile costruire, aggiungendo, sottraendo e modificando le variabili dell’onnicomprensiva equazione della progettazione.

Nella volontà di alcuni uomini spauriti, forse, andrà a risiedere il desiderio di nuove barriere, nell’ottica di una maggiore sicurezza.

Il pensiero di altri, spero, verrà influenzato da quello che la natura sta cercando di dimostrarci da quando gliene abbiamo dato la possibilità: la necessità di riattribuirle il rispetto e gli spazi che da sempre le sono appartenuti e che da tempo le sono stati sottratti.

 

Testo di: Giorgio Mazzocchi
Immagine “The Arboreal Office” di Rob Gonsalves suggerita da: Giorgio Mazzocchi
Editing: Giulia Gandin