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Conoscere e Amare l’Architettura Contemporanea – L’Oculus di Santiago Calatrava 

24 febbraio 2018

image © hufton + crow

Si può amare un’architettura anche quando è controversa la sua storia?
In foto: World Trade Center Transportation Hub, conosciuto come Oculus (2004-2016) – Santiago Calatrava.
La struttura avrebbe dovuto aprire nel 2015. I lavori sono durati quasi 12 anni e sono costati – ironia del nome – un occhio della testa, 3,9 miliardi di dollari, il doppio rispetto alle stime iniziali.
Costruito dove si trovava il centro commerciale distrutto dagli attentati dell’11 settembre, sostituisce il sistema ferroviario originale, noto come “Port Authority Trans-Hudson” (PATH). Questi ha riaperto, seppure in maniera ancora parziale, il 4 marzo 2016, ponendosi quale piattaforma logistica dei trasporti rispetto al complesso cittadino del “World Trade Center”.
Il progetto è composto da una struttura con due grandi ali di acciaio alta circa 50 metri da terra e con una parte interrata. All’opera sono tributati gli onori previsti dalla sua missione simbolica, “una dimensione spirituale come una cattedrale”, officiante della riqualificazione dello spazio pubblico dilaniato dal terribile ricordo dei fatti di inizio millennio. Causa dei ritardi – riportano alcune note – infiltrazioni d’acqua nel cantiere vicino e una serie di problemi dovuti alla complessità del progetto: si è reso necessario incrementare il numero delle costolature metalliche, a scapito della leggerezza, guadagnando una maggiore presenza strutturale.

La foto è tratta da un progetto fotografico ottobre 2016 del premiato studio Hufton+Crow che si dedica all’architettura contemporanea

http://www.huftonandcrow.com/projects/gallery/oculus-world-trade-centre-transportation-hub/

 

Editing: Daniela Maruotti

Un’Architettura di Roma in Una Parola a Settimana

3 gennaio 2018

Il progetto ha lo scopo innanzitutto egoistico di spronarmi a uscire in maniera costante per Roma a conoscere nuove architetture o approfondire quelle già viste. La macchina fotografica è lo strumento per “congelare” quello che vedo osservando le architetture. Quando scatto uso il punto di vista, l’inquadratura, la tecnica che più penso possa rappresentare quel volume (o porzione di città). Anche in fase di postproduzione con i programmi di fotoritocco mi concentro su questo. La parola, infine, che appongo “in filigrana” sull’immagine, è davvero la prima che mi è venuta in mente sul luogo mentre ho scattato. Va da sé che lo scopo successivo, ma non secondario, è la comunicazione e la diffusione degli scatti così predisposti, per avvicinare i non addetti al settore dell’architettura e per un’occasione di riflessione con i colleghi architetti. Direi che, se dovesse esserci un preambolo al titolo del progetto, questo sarebbe proprio: “amate l’architettura!”.

Ogni settimana sarà aggiunta una nuova foto. La prima pubblicazione è stata fatta il 20 marzo 2017.

 

Ubicazione su pianta per funzione
LEGENDA PER FUNZIONE LOGO_605

La maggior parte degli edifici/spazi oggetto degli scatti sono di natura religiosa, cristiana in primis. Questo non solo perchè facilmente accessibili, rispetto a quelli con altre funzioni, ma soprattutto perchè Roma è capitale mondiale indiscussa della cristianesimo. Grazie ai mecenati religiosi grandi architetti del passato e del presente hanno potuto dare sfogo al loro estro creativo.


Ubicazione su pianta per periodo storico

LEGENDA PER PERIODO LOGO_605

Ciò che spicca subito è che non ci sono a Roma esempi di architettura gotica. Per il resto il progetto si è volutamente concentrato sull’architettura contemporanea di cui ci sono più esempi rispetto a quelli di altri periodi storici, eccezion fatta per l’architettura Romana antica.

 

 

FOTO 52 – Appia Antica

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C’è strada e strada, benché tutte portino a Roma, a quel che si dice.

(Léon Bloy)

 

 

FOTO 51 – PalaEur

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Non bisogna domandarsi dove sono gli extraterrestri, ma dove sono gli oggetti fabbricati da loro. (Arthur C. Clarke)

FOTO 50 – Galleria Sciarra

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Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta

d’ombra e di luce. (Lev Tolstoj)

 

 

FOTO 49 – Tempio Maggiore

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La vita è un’enorme tela: rovescia su di essa tutti i colori che puoi.

(Danny Kaye)

 

 

FOTO 48 – Ponte Settimia Spizzichino

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Tensione è chi pensi che dovresti essere. Pace è chi sei.

(Proverbio cinese)

 

 

FOTO 47 – Chiesa Sacro Cuore del Suffragio

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Renzo, vide quella gran macchina del Duomo sola sul piano, come se sorgesse in un deserto; e si fermò su due piedi, dimenticando tutti i suoi guai, a contemplare anche da lontano quell’ottava meraviglia di cui aveva tanto sentito parlare fin da bambino

(Alessandro Manzoni)

 

 

FOTO 46 – Stazione FS Tiburtina

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I ponti uniscono separazioni, come una stretta di mano unisce due persone.

I ponti cuciono strappi, annullano vuoti, avvicinano lontananze.

(Mauro Corona)

 

 

FOTO 45 – Villa Giulia

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L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare
(Giorgio Armani)

 

 

FOTO 44 – Murales Piazza della Marina

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C’è un qualche scarto fra quello che profondamente siamo e quello che semplicemente pensavamo pensiamo d’essere. Ed è lì che si insinua, in quelle crepe in quelle fessure, tutto ciò che non è libertà. (Friedrich Nietzsche)

FOTO 43 – Chiesa di San Valentino al Villaggio Olimpico

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Alto e largo quanto un uomo con le braccia aperte, il quadrato sta, nelle più antiche strutture e nelle immagini rupestri dei primi uomini, a significare l’idea di recinto, di casa, di paese

(Bruno Munari)

 

 

FOTO 42 – Museo Ara Pacis

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Il destino è uno scrigno come altri non ne esistono, aperto e contemporaneamente chiuso, si guarda dentro e si può vedere quanto è successo, la vita passata, destino ormai compiuto, ma di quanto dovrà accadere non si ottiene niente, solo qualche presentimento, qualche intuizione
(Jose Saramago)

 

41 – Museo MAXXI

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La gente pensa che l’edificio più appropriato abbia forma di rettangolo… Ma il mondo non è un rettangolo. (Zaha Hadid)

 

 

FOTO 40 – Ponte della Musica

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Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua
(Giuseppe Ungaretti)

 

 

FOTO 39 – Murales Via Decio Murie

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Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé. (Pablo Neruda)

 

 

FOTO 38 – Macro Via Nizza

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Il talento è la diversità, l’unicità. Non è facile individuarla e spesso viene sottovalutata.
(Claudia Mori)

 

 

FOTO 37 – Murales in Via Arceia e via Treia

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… le città vivaci, diverse, intense contengono i semi della loro rigenerazione, con l’energia sufficiente a portare i problemi fuori da se stesse. (Jane Jacobs)

 

 

FOTO 36 – Chiesa Dio Padre Misericordioso

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D’altra parte io stesso, fin dall’inizio, ho cercato di ricreare uno spazio che fosse mistico invitando proprio a guardare il cielo. (Richard Meier)

 

 

FOTO 35 – Chiesa del Santo Volto del Gesù

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Nel momento in cui partiamo in cerca dell’amore, anche l’amore muove per venirci incontro. E ci salva. (Paulo Coelho)

 

 

FOTO 34 – Ponte dell’Industria

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Muoversi, vivere, non pensare!
(Luigi Pirandello)

 

 

FOTO 33 – Murales edificio direzione ATAC

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Alcune persone vogliono rendere il mondo un posto migliore. Io voglio solo rendere il mondo un posto più bello. Se non ti piace, puoi dipingerci sopra! (Bansky)

 

 

FOTO 32 – Chiesa di San Gaspare del Bufalo

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La nave dormiva.
Il mare si stendeva lontano,
immenso e caliginoso,
come l’immagine della vita,
con la superficie scintillante
e le profondità senza luce.
(Joseph Conrad)

 

 

FOTO 31 – Basilica di S. Andrea della Valle

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Guardare il mondo dalla Cupola è indescrivibile. Si ha il senso di fragilità del pianeta Terra, con la sua atmosfera sottilissima, e dell’incredibile bellezza di questo gioiello sospeso nel velluto nero dello spazio. (Luca Parmitano)

 

 

FOTO 30 – Palazzo Spada

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La magia è un ponte che ti permette di passare dal mondo visibile in quello invisibile.
E imparare le lezioni di entrambi i mondi.
(Paulo Coelho)

 

 

FOTO 29 – Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio

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Quando si considera un’esistenza come quella di Roma, vecchia di oltre duemila anni e più, e si pensa che è pur sempre lo stesso suolo, lo stesso colle, sovente perfino le stesse colonne e mura (…) ci si sente compenetrati dei grandi decreti del destino.
(Goethe)

 

 

FOTO 28 – Complesso monumentale di S. Agnese fuori le mura

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Anime semplici abitano talvolta corpi complessi
(Ennio Flaiano)

 

 

FOTO 27 – Stazione S. Giovanni Linea C

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Qualunque cosa si faccia, si ricostruisce sempre il monumento a proprio modo; ma è già molto adoperare pietre autentiche.
(Marguerite Yourcenar)

 

 

FOTO 26 – Chiesa di S. Carlo alle Quattro Fontane

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Unite gli estremi, e avrete il vero centro.
(Friedrich Schlegel)

 

 

FOTO 25 – Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza

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Ricordati che ovunque tu vada sei sempre al centro del cielo.
(Petronio Attico)

 

 

FOTO 24 – Chiesa Ortodossa Santa Caterina di Alessandria

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Le mie città nascono da incontri: il mio con un angolo della terra, quello dei miei piani imperiali con gli incidenti della mia esistenza d’uomo….
(Marguerite Yourcenar)

 

 

FOTO 23 – Palazzo della Civiltà Italiana

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Creare irrealtà che confermano il carattere allucinatorio del mondo, come è dottrina presso tutti gli idealisti. (Jorges Luis Borges)

 

 

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Tutti i popoli sono bambini di fronte agli egizi e, di conseguenza, tutta la storia è nata in Egitto. Ma i figli ingrati, hanno dimenticato il proprio Padre.
(Vasilij Vasil’ evic Rozanov)

 

 

FOTO 21 – Radisson Blu Es Hotel

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O che stazione molto importante:

udite la voce dell’altoparlante?

Dal marciapiede numero nove

parte il rapido per Ognidove.

(Gianni Rodari)

 

 

FOTO 20 – Complesso parrocchiale San Pio da Pietralcina

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Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio”. (Vangelo di Luca)

 

 

FOTO 19 – Agenzia Spaziale Italiana

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E finalmente io ti domando, oh uomo sciocco: Comprendi tu con l’immaginazione quella grandezza dell’universo, la quale tu giudichi poi essere troppo vasta?
(Galileo Galilei)

 

 

FOTO 18 – Chiostro Lateranense

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Dolci colonne, dai
Capelli fasciati di luce,
Ornati d’uccelli veri
Che camminano intorno,

Dolci colonne, o
L’orchestra dei fusi!
Ognuno immola il
Silenzio all’unisono.
(Paul Valéry)

 

 

FOTO 17 – Villa Gordiani

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Roma caput mundi regit orbis frena rotundi
(Federico Barbarossa)

 

 

FOTO 16 – Istituto per la Cultura Giapponese

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Una grossa lucciola
in vibrante tremolio
s’allontana – penetrante
(Issa)
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Il termine “sostanza” designa sia la materia (che è potenza), sia la forma (che è atto perfetto), sia il composto dell’una e dell’altra.(Aristotele)

 

 

FOTO 14 – Battistero Lateranense

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In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
(Bibbia – Genesi)

 

 

FOTO 13 – Basilica di S.Agostino

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E così acconcio se n’andò nella piazza nuova di Santa Maria Novella. E cominciò a saltabellare e a fare un nabissare grandissimo su per la piazza, e a sufolare e ad urlare e a stridere a guisa che se imperversato fosse.
(Giovanni Boccaccio)

 

 

FOTO 12 – Villino Ximenes

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Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.
(Eugenio Montale)

 

 

FOTO 11 – Nuova Fiera di Roma

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Fà delle due braccia
due ali d’angelo
e porta anche a me un pò di pace
e il giocattolo del sogno.
(Alda Merini)

 

 

FOTO 10 –Tempietto di San Pietro in Montorio

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Potrei vivere nel guscio di una noce, e sentirmi re dello spazio infinito.
(William Shakespeare)

 

 

FOTO 9 – Basilica di S. Maria in Cosmedin

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Tu che inclinasti i cieli nell’ineffabile tua incarnazione;
io bacerò i tuoi piedi incontaminati
e di nuovo li detergerò con i capelli del mio capo
(Cassia)

 

 

FOTO 8 – Casa dell’Architettura (ex Acquario Romano)

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L’arte del decorare consiste nel fare nelle case altrui quello che non si sognerebbe mai di fare nella propria. (Le Corbusier)

 

 

FOTO 7 – Casina delle Civette

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Ogni volta che qualcuno dice “Io non credo nelle fate” da qualche parte c’è una fata che cade morta. (Peter Pan)

 

 

FOTO 6 – Complesso Edilizio Città del Sole

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Il ritmo è qualcosa che si ha o non si ha, ma quando lo avrete, avrete tutto. (Elvis Presley)

 

 

FOTO 5 – Terme Diocleziane e Chiesa di S. Maria degli Angeli

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Roma… è una somma di almeno sette città con anime diverse. (Gigi Proietti)

 

 

FOTO 4 – Autorimessa e Mercato Metronio

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Tutte queste costruzioni devono avere requisiti di solidità, utilità e bellezza (Vitruvio)

 

 

FOTO 3 – Grande Moschea di Roma

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Egli vede nel deserto desolato il più amico degli amici, e cammina per la sua via, là dove cammina sul suo capo la Madre degli astri risplendenti a grappoli per il cielo. (Abu I-Faraj al-Isfahani)

 

 

FOTO 2 – Via Bernardo Celentano

PITTORESCO

Giorno di primavera: si perde lo sguardo in un giardino largo tre piedi. (Masaoka Shiki)

 

 

FOTO 1 – S’Andrea al Quirinale

ELLISSE

Quello che mi attira è la linea curva, libera e sensuale. La linea curva che ritrovo nelle montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle nuvole del cielo, nel corpo della donna amata. L’universo intero è fatto di curve. (Oscar Niemeyer)

 

Foto: Vita Cofano

Editing: Giulio Pascali, Daniela Maruotti

 

 

Il Villino Ximenes, notevole esempio del primo Liberty romano.

16 dicembre 2017

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Curiosando un giorno su internet, mi sono imbattuta casualmente sul sito di un’associazione culturale che organizzava una visita guidata presso il villino liberty Ximenes: non conoscevo minimamente quest’opera, non l’avevo nemmeno mai sentita nominare, eppure cliccando su “immagini di google” mi sono resa conto che c’ero passata davanti mille volte senza degnarla dell’attenzione che invece avrebbe meritato.
Così ho deciso di mandare una mail alla suddetta associazione, iscrivermi e prenotare la visita.
Insieme a una decina di curiosi come me, appassionati d’arte e d’architettura, ci siamo ritrovati un martedì mattina all’angolo tra Piazza Galeno e Via Celso, luogo in cui si trova il villino.
La guida, una storica dell’arte di mezza età, sorridente ed energica, citofona al civico 1 di Via Celso e si fa aprire da una suora laica dell’Ordine delle Teresiane, ente a cui il villino appartiene dal 1930 circa.
Iniziamo la visita dal giardino per ammirare l’esterno dell’edificio (che avevamo già in parte osservato da Piazza Galeno) e le modifiche che nel corso degli anni sono state eseguite per necessità dai numerosi abitanti che si sono succeduti.
La guida ci spiega che il villino Ximenes, prende il nome dal primo proprietario, lo scultore palermitano d’origine spagnola Ettore Ximenes, il quale commissiona al coetaneo e amico Ernesto Basile la progettazione e la realizzazione di questa sua abitazione-atelier. Il villino, del 1902, è il primo in stile liberty edificato a Roma e soprattutto il primo di una serie di villini che saranno costruiti nella zona di Via Nomentana (zona, all’inizio del Novecento, ancora poco popolata e non urbanizzata).
Esternamente il villino si presenta compatto e massiccio, costituito da blocchetti di tufo di colore bruno in stile prettamente siculo; in particolar modo, sulla facciata principale verso piazza Galeno, è alleggerito dalla decorazione in maioliche colorate sotto il cornicione e da elementi in stucco che si ritrovano sia nelle aperture, sia nell’alto fregio che divide il piano terra dal piano primo sia nella loggia centrale e infine nella balaustra a coronamento dell’edificio.

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In particolare, nel fregio, proprio sotto la loggia, è scolpita l’Ara Artium, l’altare fiammeggiante delle Arti, a cui tutti gli uomini portano tributi; la loggia “racchiusa” da due foglie di palma, contiene una raffigurazione di una Madonna con bambino della pittrice Rosanna Lancia (l’affresco  non originario, è stato commissionato  successivamente dall’Ordine delle Teresiane).

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Sul lato destro dell’edificio, quello che guarda verso il giardino, si può ammirare una grande apertura ad arco che permette l’accesso a un grazioso balconcino il cui parapetto è decorato con motivi floreali tipici dell’Art Nouveau. Questo balconcino è l’affaccio della Sala da Pranzo, la cosiddetta Sala dei Pavoni, recentemente restaurata e unica sala del villino rimasta inalterata nel tempo sia per quanto riguarda gli arredi sia per quanto riguarda le pitture, i rivestimenti e i pavimenti.

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Continuando a girare intorno all’edificio, alzando lo sguardo, ci soffermiamo davanti a due pilastri “specchiati” , due “sentinelle” incise e ancora sagomate con profili di figura femminile, le cui teste si innalzano oltre il livello della copertura come se dovessero scrutare l’orizzonte: la guida ci spiega che questi due pilastri, in origine, facevano parte dell’ingresso principale dell’atelier di Ximenes (“Galleria delle Statue”), un grande arco attraverso il quale lo scultore trasportava i materiali necessari per le sue opere. Oggi tutta quest’ala del villino appare profondamente alterata e trasformata per far fronte alle necessità delle attuali inquiline: il grande arco centrale d’ingresso è stato tamponato, al suo posto sono state aperte delle semplici bucature quadrate e sono stati creati internamente vari ambienti di servizio (cucine, lavanderia etc).

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Dopo osservato tutto l’esterno, saliamo finalmente qualche gradino per entrare nel cuore della casa. Ci troviamo in un ampio atrio voltato di forma rettangolare: davanti a noi tre arcate (da una di queste si accede al piano superiore attualmente adibito a stanze per le studentesse universitarie), ai lati due porte   decorate con inserti in vetro colorato; alle nostre spalle, accanto alla porta d’ingresso, la Sala dei Pavoni.

Le pareti dell’atrio sono, dal punto di vista decorativo,  divise in tre fasce: la parte inferiore è completamente rivestita in doghettato ligneo  e sono presenti delle panche (anch’esse in legno) collocate tra le arcate e agli angoli della stanza; la parte centrale è rivestita con un tessuto recante motivi floreali, infine la parte superiore, la volta, è riccamente affrescata con soggetti medievali (dame, cavalieri) che rimarcano l’apprezzamento per il Medioevo fiabesco di Basile.

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Dopo aver visitato la Sala dei Pavoni, entriamo sulla sinistra in un piccolo fumoire, che introduce al grande salone e allo studio.

Il soffitto del fumoire è purtroppo ridotto non in ottime condizioni (si  notano immediatamente delle macchie dovute a infiltrazioni d’acqua) e anche la carta da parati color avorio in alcuni punti si sta scollando.

Anche in questa piccola sala (a eccezione degli arredi) tutto è rimasto com’era. Le porte sono quelle originali, con vetri finemente decorati con motivi floreali (la guida ci svela una chicca: durante i recenti restauri effettuati nella Sala dei Pavoni, i restauratori, smontando gli infissi, hanno scoperto che le lastre di vetro che li compongono, non sono decorate direttamente, ma tra di esse è inserito un foglio dipinto con motivi liberty) e incorniciate da ghirlande e farfalle in stucco dipinto d’oro su fondo rosso; i pavimenti, coloratissimi, creano dei motivi geometrici  dalle forme centriche e romboidali.

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Entriamo poi nel limitrofo studiolo, oggi sala tv delle suore, completamente modificato e ridipinto eccezion fatta per lo splendido soffitto decorato con motivi astratti sui toni del blu e d’oro: a molti di noi i colori e i temi dipinti ricordano il mare e i suoi abitanti (meduse, alghe).

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Concludiamo la visita con il grande salone. Qui lo spazio sembra diviso in due zone, sia per i materiali che lo rivestono, sia per l’arredo ma soprattutto per un grande arco che con il suo intreccio di rami, fiori e ghirlande  “taglia” trasversalmente in due parti l’ambiente. La parte a sinistra dell’ingresso è il vero e proprio salone, luminoso, completamente bianco ma con un bellissimo soffitto ligneo a cassettoni dipinto; la parte a destra, invece, è la sala da pranzo, arredata con tavolo e sedie e credenze con stoviglie; il soffitto da questo lato non è ligneo ma intonacato di bianco e sulle pareti, tutt’intorno, poco al di sotto di questo, corre un alto fregio dipinto in cui sono raffigurati, forse in omaggio a Ximenes, grandi scultori (Donatello e Bernini) ma anche figure ecclesiastiche e politiche (Papa Urbano VIII, Cardinale Mazzarino e Re Luigi XIV).

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Anche qui, come fosse ormai normale amministrazione, la guida ci svela una curiosità che tempo prima le stesse suore le avevano raccontato riguardo alle vetrate delle due ampie finestre del salone: durante un violento temporale, un giorno, alcuni rami degli alberi del giardino, caddero e ruppero i vetri, frammentandoli. Le pazienti suore, consapevoli dell’importantissimo valore di quei frammenti, decisero di raccoglierli uno a uno affidandoli a un vetraio che li avrebbe in seguito incollati nelle nuove vetrate, permettendo così ai futuri visitatori e fruitori del villino ancora un assaggio di quelle che erano le originali creazioni di due importanti artisti dei primi del Novecento.

Foto: Giulia Gandin

Editing: Daniela Maruotti

Una serie di fortunate coincidenze

14 agosto 2017

[rumore delle onde in sottofondo]

Hypercantilever concept - Spacelab 2017-18

“Hypercantilever”, concept, Spacelab Architects 2017

– Papà tu sei architetto, giusto?
– Sì tesoro.
– E cosa fa l’architetto?
– L’architetto viene incaricato da altre persone (che si chiamano clienti dell’architetto) ad immaginare uno spazio per le loro esigenze e a farlo realizzare. Oppure a migliorare uno spazio esistente. O ragionare su come fare tutto questo in modo più sensato, accurato, sostenibile ed efficiente, utilizzando al meglio le risorse a disposizione.
– Uno spazio? Sarebbe a dire una casa?
– Non solo: può essere una casa o un altro tipo di edificio, sia pubblico che privato. Può essere un intero fabbricato, o uno spazio interno ad un edificio pensato da altri, o un luogo aperto, una piazza, un parco. Uno spazio fatto per durare anni, o secoli, o anche solo pochi giorni. O un’idea fantastica che resta solo sulla carta. Tutto questo, e altro ancora, lo chiamiamo architettura, ed è quello di cui io e tanti altri cerchiamo di occuparci.
– Quindi tutti gli spazi che vediamo intorno a noi sono architettura?
– Magari. Purtroppo non è così. Dicono che solo tre edifici su cento — cioè quasi nessuno — sono pensati e realizzati da noi architetti. E di questi, solo una minima parte può essere considerata “architettura”.
– Come mai così pochi?
– Perché ci sono anche altri mestieri, oltre a quello dell’architetto, che si occupano degli stessi spazi di cui ti parlavo, in modi in apparenza meno complicati e più sbrigativi. Siamo bravissimi a parlare tra noi architetti, ma spesso siamo un disastro a comunicare con tutti gli altri. Che si trovano costretti proprio da noi — spesso così inutilmente oscuri — a rivolgersi altrove, sebbene di architetti ce ne siano davvero tanti in circolazione, soprattutto in Italia.
– Tanti architetti ma pochissime realizzazioni? E come fate?
– Semplice: ci siamo organizzati.
Chi non è impegnato a realizzare opere ha molto tempo per studiare, parlare, scrivere, discutere delle opere degli altri. O per insegnare ad altri come fare — o probabilmente non fare — l’architetto. O per occuparsi di altre cose più o meno interessanti che nulla c’entrano con l’architettura. In ogni caso è una delle professioni più complesse di questo mondo.
– Ma allora perché hai scelto questo mestiere?
– Finché dura, avrei ancora intenzione di migliorare questo posto, un progetto alla volta.
– Esagerato. E poi pensi che meriti il tempo che gli dedichi ogni giorno, tutti i giorni?
– Hai una domanda di riserva?
– Certo: puoi spiegarmi meglio cos’è l’architettura?
– Oddio. Potrei dirti che è una convenzione, un termine su cui ci siamo messi d’accordo, ma non è così in realtà. Nessuno è stato mai capace di darne una definizione chiara e condivisa una volta per tutte. Ciascuno ha in testa una sua idea di architettura, e forse è anche giusto così.
Semplificando, l’architettura costruita potrei spiegartela come il risultato concreto, in forma di spazio e materiali, di una serie di condizioni (economiche, culturali, sociali) che coinvolgono tanto il progettista ed i suoi collaboratori quanto il cliente e il contesto in cui si trovano a lavorare. Un lavoro di squadra.
– E quindi?
– Quindi non pensare all’architetto come ad un artista solitario, che produce opere fantastiche frutto della sua pura creatività. E immaginati l’architettura come il risultato di una serie di positive coincidenze. Una botta di fortuna, o un incrocio di sentieri, per cui un cliente ispirato ha incaricato un bravo professionista a realizzare un’opera eccezionale. Non sempre queste tre condizioni riescono ad allinearsi in un unico progetto, ma quando accade è molto probabile che si tratti di architettura.
– Sì, ma se prima dicevi che gli architetti realizzano così poco rispetto a tutto quello che ci circonda, in fondo a cosa serve l’architettura per chi non è architetto?
– A cosa serve l’architettura. Bella domanda. È un po’ come per la musica, la poesia, le arti figurative: potrei dirti che serve a dare la misura della nostra civiltà come uomini, di quello che riusciamo ad immaginare e realizzare andando oltre il soddisfacimento delle banali esigenze funzionali o pratiche, pur essenziale in ogni architettura che si rispetti.
Serve a spostare più in alto l’asticella, a creare dei riferimenti, a dire al mondo e a chi verrà dopo: questo siamo, questo è lo spazio in cui intendiamo vivere e fare esperienze, questo è il nostro tempo e il nostro retaggio. Ti pare poco?
– Non mi hai convinto.
– Allora capisci perché realizziamo tre costruzioni su cento. Andiamo a farci un tuffo, dai…

(agosto 2017)

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Nota del curatore della serie “a che serve l’Architettura”.

L’articolo é postato a nome di Luca. Per conoscere meglio chi è e cosa fa di seguito riporto i suoi link:

web www.spacelab.it
blog spacelab.it/theblog
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twitter Spacelab_it

A cosa serve l’Architettura. Una ricerca che vada oltre il nulla

31 maggio 2017

Diego Terna è stato il primo che ho contattato, letteralmente. L’idea di iniziare una serie chiedendo ad architetti ed esperti vari di dare una definizione alla domanda “A cosa serve l’architettura?” mi frullava in testa già da tempo ma era ancora un’idea molto vaga. Lo è tuttora, se avessi un’idea precisa di che risposta vado cercando non sarebbe una ricerca.

L’essenza stessa della ricerca che sto conducendo è di incontrare una risposta che sia efficacemente e incontrovertibilmente diversa da “a nulla”.

Insomma c’era questa idea, c’era una delle solite discussioni che si animano in rete, qualcosa di inutile, presumo, perché oggi non mi ricordo più, e non mi ricordo più nemmeno che commento avesse fatto Diego, tale da farmi pensare: cominciamo a domandare….

La risposta che mi ha dato di istinto è stata proprio “a nulla”. Ma forse neppure lui si è sentito soddisfatto, mi ha chiesto tempo. Forse in fondo l’essenza stessa dell’Architettura sta nella ricerca di una risposta che non sia “a nulla”.

Comunque sia ne è venuto fuori un piccolo gioco che prontamente vi rilancio.

“Premessa

La domanda è suggestiva ma, in fondo, equivoca. Siamo abituati a leggere e proporre definizioni (Cos’è l’architettura?), ma è difficile che qualcuno ci chieda la funzione “finale” dell’architettura.
La triade Vitruviana, in effetti, incorporava l’utilitas nella definizione stessa dell’architettura: come a dire che essa è quando, anche, serve.
E mi è subito balzato in mente un accostamento, magari banale ma in fin dei conti sempre suggestivo: il Piccolo Principe che descrive l’occupazione del lampionaio come utile, perché è bella, introducendo quindi un discorso funzionale all’interno di un concetto estetico.

Perché tirare in ballo la bellezza, quando questa parola è ormai preda della più fastidiosa retorica compiacente, soprattutto nelle narrazioni italiane?
Forse perché uno dei tre supporti della definizione vitruviana è, appunto, la venustas.

Risposta 1

L’architettura serve a migliorare, dal punto di vista della specie umana, la condizione ambientale nella quale essa vive.

Ho usato 19 parole, potrei aver vinto, credo.

Riflessione, problema

Mi sono, però, chiesto se nella immagine più sotto sia ritratta una architettura oppure no.
E’ un edificio abbastanza recente (non ha più di 15 anni), progettato da un architetto, che si trova a Milano, vicino alla stazione di Lambrate.

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E’ indubbio che questo edificio offra un riparo a chi vi abita e compia perfettamente con quanto definito poc’anzi: al suo interno la condizione climatica è differente da quella dell’esterno (e più corretta in base alle esigenze delle persone), gli estranei non possono entrare, ci sono migliorie tecnologiche che permettono una vita slegata dall’orario naturale (grazie all’elettricità si può lavorare-mangiare-leggere-… anche di notte) e, infine, definisce un rifugio invisibile al resto dell’umanità in cui comportarsi liberi da qualsiasi etichetta formale.

Eppure sono convinto che quella ritratta non sia una architettura.
E’ certamente una costruzione: se proprio devo definirla, direi che è edilizia.

Ecco, quindi il problema: l’edilizia offre, compiutamente, tutte le caratteristiche dell’architettura, rendendo la stessa superflua.
D’altronde, la quasi totalità dell’edificato nel quale viviamo è poco interessante, mal progettato e costruito, senza alcuna aspirazione. Eppure ci viviamo, senza crearci particolari problemi.

A cosa serve l’architettura, dunque? A niente, verrebbe da dire.
Per tutte le esigenze, rivolgersi all’edilizia.

Che, poi, è quello che fa la maggior parte delle persone e, spesso, delle istituzioni, quando c’è da fare dell’architettura: chiamare l’impresa, il geometra, l’ingegnere, il perito, il professore universitario e, magari, l’architetto, giusto in caso di velleità.

Risposta 2, allora

L’architettura è, o non è: al di fuori della sua definizione, essa è superflua.

Giustificazione, risposta 3

Il fatto che l’architettura serva o meno, dunque, non può prescindere, in un certo senso, dalla sua definizione. E in questa deve entrare un fatto estetico o, se vogliamo dirlo meglio, poetico, nel suo significato legato all’invento, alla composizione.

Entriamo nel campo dell’arte, nel luogo delle domande, più che delle risposte: l’architettura serve, allora, a mettere in questione lo spazio racchiuso entro una costruzione.

Offre riparo e delle migliori condizioni ambientali e climatiche, aumenta il valore dell’immobile, crea dibattito, subisce critiche positive e negative, porta ad un indotto turistico: a tutto questo serve l’architettura.
Ma serve, soprattutto, a porsi delle domande, a spostare dei limiti, a proporre innovazione (tecnica, artistica, linguistica), a coagulare, entro la propria conformazione fisica, gli intenti e le aspirazioni di un’epoca (la volontà dell’epoca tradotta nello spazio, diceva Mies van der Rohe).

E’ un fatto culturale, in ultima analisi, e per questo, al di fuori delle operazioni di marketing urbano, la sua utilità appare perlopiù debole, in un’epoca in cui le questioni culturali sono, nonostante tutto, tanto bistrattate.

Risposta 4

Ci riprovo, per l’ultima volta.
L’architettura serve a migliorare, poeticamente, la condizione ambientale nella quale la specie umana vive, mettendo in questione lo spazio racchiuso entro la sua costruzione.
Che è quello che stanno provando a fare i ragazzi ritratti nella foto.

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Smentita

Quella precedente è la risposta che forse volevi, ma, ripensandoci ancora, è sbagliata, perché, infine, è sbagliata la domanda.
Tu sei architetto, sai di cosa stai parlando; nella tua richiesta è implicito, credo, una volontà di distinguere la buona architettura dalla cattiva. E’ chiaro che la costruzione di una modificazione all’ambiente è architettura: che sia interessante o meno fa parte di un giudizio critico raffinato.

Quindi, smentisco tutto ciò che ho detto prima ma, anche, lo confermo, contemporaneamente.
Vedi tu come usare le varie, possibili, risposte.”

Insomma se volete difendervi dal nulla, o semplicemente volte usare una delle possibili risposte, questi sono i link al sito dello studio di Diego e alla pagina Facebook.

FRAMMENTI DI ARCHITETTURA CONTEMPORANEA NELLA TUSCIA – Giorgio Grimaldi

22 maggio 2017

28. GIORGIO GRIMALDI (Civita Castellana Vt 10.05.1964)
Consegue la laurea con una tesi in Assetto del Paesaggio con l’architetto Lidia Soprani presso la Facoltà di Architettura dell’ Università “La Sapienza” di Roma.
Nel 1995 con Sorin Sergentu e Alfredo Giacomini fonda lo Studio di Architettura AREA.
Partecipa a vari concorsi nazionali ed internazionali d’architettura, nel 1995 è vincitore del concorso per il recupero dell’ex mattatoio di Montalto di Castro e nel 1998 riceve una menzione per la sistemazione del “belvedere attrezzato” di Orvieto.
La frammentazione, ricorrente nelle sue composizioni, è una condizione imprescindibile e per nulla gratuita, è un elemento essenziale del progetto e del fare quotidiano.

 

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Caro Committente. Lettera a un ipotetico destinatario del lavoro di un Architetto

8 maggio 2017

Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui con violenza alla persona o con minaccia ovvero in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico o del delitto previsto dall’articolo 331, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Articolo 635 del Codice Penale. Danneggiamento

Quella che segue è la risposta che ho ricevuto da Emmanuele Jonathan Pilia alla domanda che sto facendo ad alcuni selezionatissimi colleghi (in sostanza quelli che si prestano alla cosa): “a cosa serve l’Architetura? immagina di dirlo in 30 parole al tuo committente”. La domanda è oziosa, quindi ozio per ozio ho deciso che potevo provare a coinvolgere anche qualcuno che normalmente non pratica la professione, come Emmanuele che, come ci tiene a chiarire, non pratica l’Architettura in quanto è un Editore. Un Editore di Architettura però.

Secondo me è stato un po’ indisciplinato; che ci volete fare.

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“Caro committente,
la ringrazio per la sua missiva in cui mi pone questa domanda così semplice, eppure così difficile da sviluppare. In un primo momento ho pensato, tra me e me “strano che lo chieda proprio a me, che dall’architettura “vera”, quella di cantieri e calcestruzzo” me ne sono allontanato… Ma poi, è spuntata come un timido fiore sull’asfalto, la risposta che io mi sono sempre inconsciamente dato. Sì, perché proprio io che l’architettura non la faccio, ma la pubblico, ho sempre vissuto nella granitica certezza che l’architettura è la più potente espressione culturale. Certo, lei ha bisogno solo di una sistematina ai servizi e di rimettere a posto il tetto, ma ci pensi bene: quei sanitari sarebbero stati gli stessi se ora stessimo parlando fiammingo, oppure inglese, o ancora norvegese? Probabilmente no, ed anche di questa differenza dovremmo riflettere. Che il suo tetto non sia di legno non è un caso: nei millenni abbiamo lentamente scelto verso le soluzioni che ora la riparano dal freddo (e tra un poco, anche dalla pioggia), e che il suo bagno sia rivestito in gres scuro, e non in maioliche colorate, dipende dalla sua lontananza dal meridione, che invece dei colori ha fatto arte. Pensi se lei provenisse da Vietri: la sua cucina non avrebbe un angolo cottura scavato in un elegante muro color antracite, ma sarebbe invaso di ocra, smeraldo, rubino e lapislazzuli.
Quindi, mio caro committente, anche se ciò che toccherà, ciò per cui alla fine della fiera paga, è la materia che potrà toccare, ciò che lei avrà, sarà il retaggio di millenni avuti su quel piccolo pezzo di terra che circonda la sua casa.
Chiudo questa mia con i miei migliori saluti, ricordandole che è pur vero che non vedrò mai i soldi della sua parcella, ma è altresì vero che lei non ha un garage, e conosco la sua targa.
Cordiali saluti,

L’Editore (di Architettura)
Emmanuele Jonathan Pilia”

PS. Ci tengo a precisare che per la scrittura dell’articolo nessuna auto, o committente moroso, sono stati maltrattati. L’immagine dell’auto rigata, utilizzata per illustrare la metodologia creativa di EJP, l’ho presa da qui.