Articoli marcati con tag ‘architetti’

L’architetto in kit-regalo

21 dicembre 2017

E pensare che quando decisi di intraprendere la “carriera universitaria” per conseguire la laurea in Architettura volevo  dedicarmi alla libera professione e  mi credevo privilegiata.

Mi sono laureata ad inizio degli anni ‘90 con tante speranze ed idee in testa!

Le aspettative di un neo-laureato che si approccia al mondo del lavoro sono infinite ma in questi due decenni  sono cambiate tante cose.

Innanzitutto la crisi economica che ha colpito il paese è stata “drammatica” al punto da creare nel mondo delle libere professioni un calo vertiginoso dei redditi medi oltre che una diminuzione, per alcune categorie, di partite iva.

La crisi, di conseguenza ha prodotto un difficilissimo accesso al lavoro mentre le Universita’ hanno continuato a “sfornare” nuovi  architetti.

In un sistema previdenziale, il nostro, che prevedeva pensione di anzianità e pensione di vecchiaia, ovvero giunti alla soglia della pensione  si poteva scegliere di continuare l’attività professionale, risultato, da un lato si allunga la vita lavorativa delle vecchie generazioni, sull’altro fronte l’accesso al lavoro diminuisce sempre più per via della crisi, il tutto aggravato dalla permanenza sul  mercato delle vecchie generazioni che risultano avvantaggiate ad operare nel sistema che conoscono da decenni.

Alcune scellerate scelte del Governo,poi,  hanno dato il colpo di grazia.

Avevo sostenuto le liberalizzazioni di Bersani pensando che avrebbero portato ad un aumento della qualità del progetto. A distanza di un decennio posso affermare che nulla di quanto avevo pensato sia accaduto, in Italia, purtroppo tutto va al contrario, anziché aumentare la qualità, per prendere spazi sul mercato, i professionisti hanno abbassato le parcelle.( cominciamo a metterci allo specchio  per verificaree quanto di ciò  che ci sta accadendo abbia almeno una nostra corresponsabilità).

L’abolizione delle tariffe, anziche’ determinare un mercato maggiormente concorrenziale ha creato un caos globale, tralasciamo poi di parlare delle posizioni assunte, a proposito della concorrenza dell’Antitrust, dal quale tutto comincio’.

Senza più tariffe minime, in balia di un mercato anomalo che ha determinato abbassamento di parcelle professionali, abbiamo assistito, inermi, ad un gravissimo fatto, e di continuo ripetuto, ovvero la emanazione di Bandi di affidamento incarico a titolo gratuito da parte delle pubbliche amministrazioni.

Abbiamo Dirigenti di uffici tecnici comunali molto fantasiosi, emanano bandi ad un euro, a titolo gratuito, è di pochi giorni fa il bando “in spirito di liberalità e gratuità” e proprio di ieri un regolamento comunale che consente ai tecnici di offrire progetti alla amministrazione, senza alcuna remunerazione, ovviamente.

Avevo studiato nella Costituzione Italiana, (io le concedo ancora la maiuscola), che l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro (art.1)e che è una Repubblica che agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia…(art 31)

Dovrebbe essere sempre secondo la Costituzione una  Repubblica che tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni che cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori…(art 35) per culminare con l’art 36 che cosi’ recita:

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvie con l’art 37 equipara la donna lavoratrice all’uomo lavoratore.

I principi che hanno fondato la nostra Repubblica sono obsoleti? O forse non sono validi per noi liberi professionisti?

Oltre i principi costituzionali, i bandi gratuiti violano le norme di affidamento regolamentate nel codice degli appalti ed anche la recente norma sull’equo compenso, eppure cio’ non basta, i bandi a titolo gratuito continuano ad uscire.

Dunque mi domando cosa accade nel nostro paese? Assistiamo a intere campagne elettorali che come vessillo ergono la legalita’ e poi proprio coloro che di cio’ si son fatti paladini, giustificandosi con l’assenza di fondi, chiedono volontariato da parte dei liberi professsionisti.

E poi oltre ai bandi delle pubbliche amministrazioni si diffonde anche nel privato lo svilimento del lavoro del libero professionista, offerto a 19 euro su Groupon,per una certificazione energetica, oppure, ed è il top della giornata la Christmas gift a 129,90 in cui è racchiuso un fantomatico architetto, che come il genio della lampada esce, e arreda una stanza!

A Natale regala la gift box in stile CasaFacile! Da dicembre è anche in offerta speciale

FacciamoCasa

Ecco il regalo perfetto per chi sta comprando o cambiando casa: un architetto professionista a tua disposizione!

Chi acquista la gift box potrà scegliere fra 3 opzioni:

  • un architetto a domicilio per progettare una stanza della casa
  • uno shopping assistant con cui selezionare e/o acquistare gli arredi e gli accessori
  • un mini-corso di interior design

Da dicembre il cofanetto “Facciamo Casa” è in offerta speciale a 129,90 euro (anziché 169,90). Un’occasione da non perdere…

 

UMILIATI FINO A TAL PUNTO? IO NON CI STO.

 

Non ne faccio un discorso di prezzo(che comunque resta avvilente) ma facciamo una analisi proprio del concetto del lavoro.

Secondo l’art 36 della Costituzione Italiana, Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi… ecco mi sento di affermare che a noi, liberi professionisti, non viene riconosciuto il nostro ruolo di lavoratori.

Posso capire, che chi delle nostra categoria naviga in cattive acque, soprattutto se giovane cerchi di crearsi un portafoglio clienti, ma non è svendendosi che otterà ciò. Paghi poco quel che vale poco, è questo che pensa( a ragione secondo me ) il consumatore, una legge di mercato, insomma.

Noi non offriamo un prodotto materiale, bensi’ un lavoro intellettuale, che deve essere giustamente retribuito, in primis poiche’ lavoro, poi perché è frutto di un percorso che inizia con studi che si protraggono per anni, non è un semplice servizio, come vorrebbero farci credere.

 

Vorrei lanciare  un appello ai colleghi che con false speranze rispondono a tali bandi o cedono alla tentazione di farsi vendere su una rivista,in una gift box,  AFFERMATE LA VOSTRA DIGNITA’ PROFESSIONALE, IL COMMITTENTE RISPETTA MAGGIORMENTE CHI SI FA RISPETTARE, e ai giovani dico che esiste il Sindacato, che da sempre è titolato a portare avanti battaglie sulla dignità professionale e se da una parte serve a voi per tutelarvi, voi siete il suo motore. Tanti più saremo nelle battaglie tante maggiori possibilità potremo avere per affermare il nostro ruolo nella società attuale.

Mi sembra di scorgere un tentativo, reiterato, di annullamento del valore intellettuale del progetto, una omologazione del nostro lavoro a mero servizio. A questo tentativo dobbiamo fortemente opporci, dobbiamo essere massa critica e soprattutto uniti, uniti per rivendicare il nostro ruolo sociale, importante e delicato.

Non esiste gift box che potra’ ingabbiarci, continueremo imperterriti a voler affermare il ruolo del lavoro intellettuale, quello che ci ha contraddistinto per molti anni e che ha reso grande il nostro Paese.

Diamo il giusto peso al nostro lavoro.

Per fare questo riporto una considerazione del collega Matteo Capuani, autore del libro “Da Maastricht a Lisbona, come è cambiata la vita dell’architetto italiano”, in un suo recente intervento, che spiega come la prestazione professionale rappresenti un valore aggiunto.

MEDITATE ARCHITETTI!

Ed al cittadino dico, voi andreste  da un chirurgo che “vi costa “ poco, oppure da uno “ben quotato” sul mercato, quando le necessita’ è per la vostra sopravvivenza?

 

“LA PRESTAZIONE PROFESSIONALE RAPPRESENTA UN VALORE AGGIUNTO, NON UN COSTO. (arch. Matteo Capuani)

 

prest_proff_valore_aggiunto

 

Sapete perché si calcola l’IVA sui nostri progetti? (iva=imposta sul valore aggiunto) ..perché i nostri progetti garantiscono VALORE AGGIUNTO al prodotto finale…e se noi creiamo valore aggiunto questo significa 2 cose: a) che il nostro lavoro vale e deve essere giustamente retribuito; b) che non siamo un costo nel processo di produzione ma immettiamo quel “quid” di innovazione e competenza che trasforma i beni primari in prodotti di valore superiore all’investimento!!!

UN PAESE CHE NON TUTELA IL VALORE AGGIUNTO DEI PROGETTI E DELL’ATTIVITÀ INTELLETTUALE NON MERITA DI DEFINIRSI PAESE CIVILE!!!”

 

arch. Natalia Guidi

Consigliere nazionale Inarsind e Presidente Inarsind Latina

 

le 7 categorie di persone che visitano un appartamento ad Open House

Alcune immagini degli appartamenti di OHR 2016

Alcune immagini degli appartamenti di OHR 2016

Quest’anno ho avuto la ventura di poter partecipare a Open House Roma con un mio lavoro: un piccolo appartamento in centro storico.

Pur travolto dall’inaspettato ed elevato afflusso di persone, sono riuscito a ritagliarmi qualche istante per riflettere, individuare e “catalogare” le principali categorie di persone che sono venute a farmi visita. Le elenco:

  1. i prospettivi, che sono quelli che stanno per dare avvio ai lavori di casa (in prospettiva, quindi) e stanno valutando soluzioni, soppesando gli approcci professionali, stabilendo il livelo del lavoro (ed economico) a cui intendono arrivare.
    Si riconoscono perché sono preparatissimi, estremamente attenti ad ogni spiegazione e sono quelli che, se c’è una buona soluzione, la apprezzano manifestamente.
  2. I fai da te quelli che hanno fatto, stanno facendo o faranno lavori dentro casa, tutti concepiti (e talvolta realizzati) “home made” e che, quando individuano qualcosa che hanno fatto, simile a quello che vedono nel tuo appartamento, sprizzano di gioia genuina e te la comunicano. Questi hanno una sottocategoria: i “problematici”: quelli che, mentre tu stai spiegando come hai realizzato un piatto doccia costruito artigianalmente, ti parlano delle infiltrazioni del loro lastrico solare condominiale, chiedendo lumi sulle diverse soluzioni tecniche adottabili.
  3. I cultori della materia: quelli che vanno a vedere gli appartamenti come altri vanno a vedere le mostre di pittura alle Scuderie del Quirinale. C’è stato un signore che mi ha detto che ha partecipato a tutte le edizioni romane di Open House e ha visto, in questi anni, solo appartamenti (“tutti belli!”, ha aggiunto). A loro va tutta la mia simpatia ed il mio ringraziamento per avermi fatto sentire, per qualche minuto, un maestro dell’Architettura.
  4. I titolari di ditte/geometri, individuabili dal fatto che ti fanno domande solo sulle modalità tecniche delle soluzioni adottate, specie se riguardanti le finiture, disinteressandosi completamente del pensiero progettuale che sta dietro.
    Finalmente, come la Settimana Enigmistica, potrò vantare dei tentativi di imitazione.
  5. I colleghi architetti, riconoscibili dal fatto che fanno domande sia sulle soluzioni tecniche della realizzazione che sulla logica progettuale, intuendo già le risposte e verificando se le mie risposte corrispondono alle loro intuizioni. Con costoro si è innescata una affinità empatica mista ad una sana competizione, in salsa un po’ goliardica. Trovare il tempo per andare a trovare un collega (e ascoltarlo) è una cosa che fa loro onore. Io, lo confesso, non ci sono riuscito, quest’anno, e mi dispiace.
  6. I colleghi architetti-ingegneri (i solo-ingegneri non sono riuscito ad individuarli, devo fare più esercizio. Ho il dubbio tuttavia che vadano a vedere gli appartamenti), che ti chiedono se, sulla struttura metallica (a pendolo) che hai inserito nell’appartamento (per ovviare ad un carico concentrato) hai fatto una prova di trazione del ferro.
  7. Gli studenti che, forse per il divario di età che ormai ci divide, non si capisce se quello che vedono piace loro o no, se i dettagli tecnici che stai dando li trovano interessanti, se ti considerano o no un povero guitto dell’Architettura che accrocca qualche soluzione facendo ricorso a qualche anno di esperienza (ma che loro, quando saranno architetti, surclasseranno; cosa che noi ci auguriamo vivamente).
    Insomma, questi visitatori-sfinge sono il vero mistero che si è rivelato in questa breve e significativa avventura umana che ho vissuto lo scorso fine settimana.

A tutte queste categorie, che ho un po’ dileggiato, con bonarietà (giuro!), va il mio sincero ringraziamento per avere sopportato con pazienza 25 minuti di spiegazioni ogni turno, per 65 metri quadri utili di superficie (2,6 minuti/mq).

Agli organizzatori di Open House Roma 2016, nonché ai volontari che li hanno assistiti, va invece tutta la mia riconoscenza e l’ammirazione di professionista perché, per la promozione e la comunicazione dell’Architettura Contemporanea e della complessità del lavoro degli Architetti, fanno più queste 48 ore di aperture appassionate che decine di inutili e paludate mostre ed eventi culturali.

P.S.
Se qualche collega/espositore è riuscito ad individuare altre categorie di visitatori per piacere aggiunga un commento.

concorsi subprime

27 dicembre 2015

schermata-2015-12-27-a-1025451

E’ uscito da alcuni giorni un concorso di idee denominato “Lighthouse sea hotel” gestito da YAC, che sta per Young Architect Competitions, un società che promuove concorsi di progettazione ed architettura, rivolti a giovani progettisti, neolaureati o ancora studenti.

Non è la prima volta che ci arrivano da YAC segnalazioni di concorsi e già in passato ne abbiamo dato notizia.

Stavolta abbiamo voluto approfondire il contenuto di questa competizione per verificare il valore della proposta. Siamo rimasti interdetti e vi proponiamo i risultati delle nostre analisi.

Il tema del concorso internazionale è la proposizione di una struttura turistico-alberghiera nell’area del faro del Capo Murro di Porco, a Siracusa.

La prima cosa (senz’altro la meno importante) che ci lascia perplessi è la presentazione del concorso: al breve testo delle “regole” sono accompagnati fotomontaggi di realizzazioni famose in contesti analoghi. E’ una operazione assimilabile ad una persuasione occulta della tipologia delle proposte desiderate. Forse é una svista ma suscita perplessità sotto l’aspetto della professionalità di YAC.

Leggendo le “regole”, dopo poche sommarie notizie storiche, il bando incentra l’attenzione sulla regione Sicilia, analizzando il contesto in sottocapitoli: sistema territoriale, sistema naturale, sistema di rete, sistema vincolistico.
La descrizione di quest’ultimo ci ha fato scattare un campanello d’allarme. Il sito riporta: “
pur nella tutela dei valori di ricerca propri del concorso, a motivo della rara qualità architettonica e paesistica espressa dal faro e dal proprio contesto, di seguito si riporta un elenco del genere di operazioni ammesse o vietate in seno alla competizione”. Segue poi un elenco di ciò che si può o non si può fare. Sinteticamente è ammessa l’edificazione ad un piano per 3000 mq massimo, all’interno del sito, che garantisca un disegno armonico con il paesaggio.

Il bando dà anche indicazioni su quattro possibili tipologie ricettive: il resort, il landscape hotel (per amanti della natura), il sea center, orientato a sport acquatici, ricerca e didattica sul mare e l’art hotel. Il tema del bando è sulla proposta del mix ricettivo unitamente a quella architettonica.

La domanda che ci siamo posti, leggendo il bando, è questa: se è un sistema di rara qualità architettonica e paesistica, possibile che non sia vincolato?

Facendo una semplice ricerca abbiamo scoperto che tutto il Plemmirio, la penisola in cui è compreso il faro è area marina protetta dal 2004.

schermata-2015-12-27-a-102741

Nell’area proposta dallo YAC la riserva marina è di tipo “A”, cioè integrale. Per capirci, in una riserva integrale non è consentita neanche la balneazione o la navigazione a remi. Si possono solo fare escursioni subacquee, con personale autorizzato, in rapporto non superiore 1/5.

Non si può fare quindi (giustamente) nulla.

Tuttavia YAC scrive che: “è ammessa la realizzazione di strutture galleggianti sulla costa, ed un eventuale collegamento fra il livello del mare e quello del faro”, anzi si spinge oltre: “Eleganti suite mimetizzate nel territorio, un prestigioso ristorante ed un raffinato attracco con incantevoli passeggiate panoramiche, sono solo alcune delle possibili suggestioni allineate con detta vision.” (attenzione vision non è un errore di battitura, questa gente scrive così).

Insomma in un concorso di idee, a quanto pare, si può proporre di tutto, fregandosene del contesto.
Ma che senso ha?

Vediamo di cucire insieme una serie di informazioni rilevabili dal web.

Su Wikipedia, alla voce “area marina protetta Plemmirio”, al paragrafo criticità, troviamo scritto: “Negli ultimi anni è sorta una polemica a causa del progetto, di una società svizzera, di costruire un villaggio turistico all’interno della Area marina Protetta. Il luogo dove dovrebbe sorgere la struttura è la cosiddetta “Pillirina” o Punta della Mola, oggetto di manifestazioni e comitati in difesa del territorio. La vicenda potrà dirsi totalmente chiusa solo se verrà istituita anche la riserva terrestre che bloccherebbe di fatto qualsiasi nuovo insediamento.

Inoltre, ed è il fatto più eclatante, quasi contemporaneamente è stato indetto un bando di gara per la concessione di 11 fari, tra cui Murro di Porco, nell’ambito di Valore Paese – Fari, una iniziativa promossa dall’Agenzia del Demanio.

schermata-2015-12-20-a-104637

Il bando (15_10_12_1_lotto-4_information-memorandum;15_10_12_2_lotto-4_allegati-information-memorandum), indetto il 5/10/2015 con scadenza il 12/01/2016, è volto alla valorizzazione delle strutture esistenti attraverso “offerte più vantaggiose” che si concretizzeranno in una concessione da 6 a 50 anni, accompagnate da elaborati attestanti la validità del programma di valorizzazione, da un piano di gestione, e da un cronoprogramma, uniti ad un progetto architettonico di recupero, restauro e ristrutturazione, con un dettaglio fino alla scala 1:200.

Attenzione però, nel bando del Demanio c’è un grimaldello che è il seguente: “Qualora la proposta di valorizzazione comporti una variante, si dovranno indicare le funzioni di progetto, esplicitando l’iter di adeguamento urbanistico previsto”.

Tiriamo allora una sintesi di tutto il ragionamento:

ad ottobre 2015 esce un bando di valorizzazione dei fari (dell’Agenzia del Demanio), con scadenza gennaio 2016, il bando prevede la valorizzazione di 11 fari lasciandosi uno spiraglio per varianti urbanistiche;
il 23 novembre 2015 YAC ci comunica il concorso di idee, con un’idea ben diversa riguardo alla valorizzazione, con scadenza 29/01/2016.
Tuttavia l’Agenzia del Demanio è presente in entrambi i bandi: nel primo come promotore, nel secondo come ente collaboratore e patrocinatore, avendo anche un suo membro in giuria.

Che senso ha promuovere due bandi quasi contemporanei, ma di impostazione così diversa, sullo stesso tema?

Per aiutare i giovani architetti? No.

Mentre le norme del concorso del demanio richiedono una comprovata esperienza (non è per giovani quindi), le regole del bando dello YAC prevedono che: “I partecipanti possono essere studenti, laureati, liberi professionisti; non è necessario essere esperti di discipline architettoniche o iscritti ad albi professionali.” L’importante è che ogni gruppo ospiti almeno un giovane tra i 18 e i 35 anni.
Se c’è già un bando finalizzato alla realizzazione di un’opera, a cosa serve il bando dello YAC, a giocare? A fornire un’alta occasione di riflessione sull’architettura?
Potrebbe essere così, se non fosse richiesta una tassa di iscrizione al concorso, fatto non scontato, che, messo insieme alla possibilità di partecipare tutti, anche agli studenti diciottenni di una scuola per estetisti di Hong Kong, fa assomigliare questa iniziativa ad una riffa.

Lo YAC è una società privata che ha tutto il diritto di promuovere queste iniziative, che sono, lo diciamo chiaramente, assolutamente legali. Quello che ci sconcerta è che a questi è stato dato il patrocinio del Demanio, del ConsiglioNazionale degli Architetti (che dovrebbe valorizzare la professione di architetto), dell’Ordine degli Architetti di Siracusa, delle Università La Sapienza di Roma, di Bologna e del Politecnico di Milano, tutti Enti volti allo sviluppo del patrimonio umano e dei giovani architetti italiani.

Può inoltre un concorso, patrocinato anche dall’area marina del Plemmirio non tenere conto dei vincoli di una riserva integrale, seppure per un concorso di idee?

Un ultimo dubbio infine. Non sarà che attraverso questo concorso, sostenuto, ricordiamolo da Riminifiera e patrocinato da Federalberghi, si vogliano cercare idee eclatanti da integrare al concorso per la valorizzazioni dei fari? E magari produrre una variante urbanistica?

Tante domande, nessuna risposta. Una sola cosa è certa: “cca dii picciotti ‘un ci nni futti nenti” (Qui non ci interessano i giovani).

Più che di un medico, Roma ha bisogno di un architetto.

1490-nuremberg1

I due anni di “politica marziana” del dimissionario sindaco Marino ci hanno permesso di focalizzare meglio le dinamiche della Capitale, grazie proprio a quello che è stato e non è stato fatto.

Marino ha contribuito a portare in luce le dinamiche perverse della gestione degli appalti, delle partecipate comunali, dei potentati mafiosi.

Questo gli va riconosciuto.

Marino ha avuto anche il merito di spingere fortemente verso una partecipazione cittadina allo sviluppo della città. Noi di Amate l’Architettura abbiamo avuto esperienze dirette in due occasioni: nell’area delle ex caserme di via Guido Reni (Qui i nostri sette articoli sulla vicenda delle ex caserme: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7) e per i cosiddetti piazzali est e ovest della stazione Tiburtina.

1555_pinard1

Purtroppo la sua azione non è andata molto oltre, sicuramente anche a causa della assoluta inadeguatezza delle persone che compongono il suo partito a Roma.

Colpisce tuttavia, sui mezzi di informazione, l’assenza da tutti i commenti su una questione che a noi risulta lampante: questa consiliatura, come tutte le precedenti degli ultimi 30 anni, non ha mai proposto un’idea di città.

Sembra un discorso un po’ astratto, da architetti frustrati, ma a pensarci bene per una città, con problemi enormi e pochi soldi per risolverli, il modo migliore di razionalizzare le soluzioni è progettarle, possibilmente con soluzioni creative.

1652_merian

Facciamo un esempio facile facile.

Il problema dei problemi dell’Urbe è il traffico. Il traffico si risolve con un trasporto pubblico efficiente (non con i parcheggi in centro!) con i disincentivi ad utilizzare mezzi privati ad elevato impatto ambientale (l’automobile) e con l’incentivo ad utilizzare quelli privati sostenibili.

Riguardo a questo punto è dimostrato dall’esperienza di altri contesti che la creazione di una rete efficiente di ciclabili, unita alla possibilità di utilizzo con bici dei mezzi pubblici, può scaricare un minimo di un 20% – 30% del traffico. L’unica proposta pervenuta in questi due anni, mentre andavano in malora le ciclabili esistenti, è stata quella di creare un circuito cittadino, il GRAB con l’unione di parchi, ciclabili esistenti e un paio di chilometri di ciclabile nuova.

Peccato che questo circuito sia un anello fine a se stesso, un percorso di svago per i fine settimana.

1721_chatelain_crop

Ben altra cosa era un progetto di ciclabili su sette strade consolari romane uniti a due percorsi anulari di congiunzione, presentato da #salvaiciclisti e rete mobilità nuova. Un vero progetto di mobilità alternativa, che dovrebbe essere integrato da un piano di riassetto urbano.

Durante questo periodo abbiamo assistito ad operazioni puntuali di immagine (la chiusura di via dei Fori Imperiali senza un piano di riassetto del centro storico), di speculazione (il nuovo stadio della Roma su aree a verde pubblico e privato e su terreno golenale, gravato con cubature incredibili non attinenti allo sport) e addirittura ad iniziative personali contrarie ai risultati di processi partecipativi già avviati, come nel caso del fermo di un anno a causa del sostegno del sindaco al progetto di un parco lineare sulla ex sopraelevata.

Roma ha grandi problemi ma altrettante potenzialità inespresse, come nel caso dei mercati rionali, (dove abbiamo partecipato al convegno “Un mercato non è solo un mercato” organizzato Carteinregola, presente l’Assessore Caudo) e ad un altro dal titolo: “Portare con se la biodiversità: piante e popoli che si muovono” del CNR, all’Expo di Milano 2015 (qui lo storify del nostro contributo) .

Torniamo a pensare ad una idea di città, coinvolgendo la gente, le associazioni e soprattutto quelli che le sanno progettare, gli architetti.

1866_fornari

I nuovi poveri, quando la povertà diventa virale

Come tutti sanno Amate l’Architettura ha una pagina Facebook molto attiva sulla quale ci piace rilanciare, oltre alle nostre iniziative, anche il materiale che riceviamo dagli amici (e dai followers) e le notizie che riteniamo possano interessare il mondo dell’architettura.

Un filone da noi molto battuto riguarda il mondo della professione, per cui non è raro che ci capiti di postare notizie che riguardano le condizioni precarie degli architetti liberi professionisti.

Non è una novità, gli architetti se la passano male e sono tra le categorie più colpite dalla crisi che sta attraversando l’Italia. Le ragioni sono varie: la quantità spropositata delle figure professionali che operano sullo stesso campo; la confusione delle competenze; la scarsa sensibilità sociale verso i temi dell’architettura; la preponderanza lobbistica dei grandi speculatori; il clientelismo del sistema universitario e di gestione degli appalti pubblici; la dimensione microscopica degli studi di progettazione. Su queste condizioni strutturali la crisi si è abbattuta dando il colpo di grazia ad una professione già in forte difficoltà.

Sapevamo quindi che il tema era sensibile ma non ci saremmo mai aspettati una reazione tanto eclatante quando alle 18.51 del 18 giugno abbiamo postato questo ritaglio di giornale:

11401301_10153015960607449_5846014706827167874_n

ora se considerate che i post sulla nostra pagina oscillano mediamente tra le 1.000 visualizzazioni e le 10.000 potete immaginare la sorpresa nell’apprendere che in sole 24 ore avevamo superato le 200.000 visualizzazioni.

Ancora ora mentre scriviamo siamo a quasi 550.000 e più di 3.000 condivisioni. Si è innescato un cosiddetto fenomeno virale.

Abbiamo poche considerazioni da fare se non che il tema è evidentemente molto sentito. Sicuramente con i commenti e le condivisioni dei nostri lettori abbiamo travalicato l’ambito della professione di architetto e abbiamo investito quello di tutti i professionisti, avvocati in particolare, perché citati nell’articolo. Tutti coloro che hanno interagito con la nostra pagina si sono identificati o sono stati sollecitati non dal contenuto dell’articolo, che nella foto non era leggibile, ma dal titolo.

Dal fenomeno emerso e dalla lettura dei commenti, un buon giornalista potrebbe cogliere un ritratto vivo di una parte della società che in pochi anni ha perso prestigio, potere economico e ruolo sociale. Noi vogliamo cogliere l’occasione per qualche riflessione proprio su quest’ultimo punto.

Gli architetti, quelli che non sono baroni o archistar, sono i nuovi proletari. Quelli che svolgono un lavoro fondamentale per la catena di creazione del valore della società, quelli che danno valore aggiunto alle cose a cui si dedicano.

Il plusvalore nella società dell’informatica si misura nelle prestazioni intellettuali; quelle che vengono svolte da professionisti come gli architetti.

La nostra esperienza, dovuta alle numerose iniziative che abbiamo messo in campo, ci ha insegnato che per invertire la rotta non ci si può aspettare che il vento cambi da solo: bisogna agire insieme per fare in modo che le cose cambino!
Gli architetti e, più in generale, coloro che producono idee e innovazione danno un valore aggiunto alla società contemporanea ma, evidentemente, non hanno consapevolezza di questo valore aggiunto alla società

Noi siamo una piccola realtà che ha compreso che per fare e parlare di Architettura è necessario prima porre le condizioni per fare lavorare e  far vivere con dignità gli architetti. Su questo si è basato il nostro impegno per più di sei anni e per questo continueremo ad agire e a fare informazione anche in futuro.

L’articolo originale lo trovate qui.

Giulio Pascali, Giulio Paolo Calcaprina.

Cambiare Inarcassa – il nostro impegno elettorale

13 gennaio 2015

Come molti di voi sanno Amate l’Architettura si è impegnata da molti anni in una lotta contro l’iniquità della riforma previdenziale della Cassa degli Architetti e degli Ingegneri e contro una gestione molto discutibile della Cassa stessa.

Perciò ci sembrava doveroso, nello spirito di servizio del nostro Movimento, mettere a disposizione la nostra esperienza e competenza candidando due di noi alle prossime elezioni dei delegati architetti di Inarcassa, nel collegio elettorale di Roma.

Tuttavia, trovandoci in piena sintonia con altre associazioni, gruppi spontanei e reti di architetti e ingegneri che si sono via via formate negli ultimi anni per reazione all’insostenibilità dei costi e della gestione della nostra previdenza, si è cercato assieme a loro di trovare una intesa per avere più forza per ribaltare la gestione pluridecennale dell’attuale gruppo dirigente.

Abbiamo quindi partecipato ad un tavolo di lavoro dove, per prima cosa, abbiamo condiviso insieme un programma elettorale e, come seconda cosa, abbiamo cercato di convergere su una candidatura che potesse essere condivisa da tutti i partecipanti al tavolo.

Abbiamo il piacere di rivendicare che noi di Amate l’Architettura siamo stati i primi a fare un passo indietro, decidendo di ritirare i nostri candidati, e a sostenere la candidatura di Marco Lombardini come nostro candidato a Roma. Sostegno che è stato condiviso progressivamente da tutti i partecipanti al tavolo di lavoro.

Chi è Marco Lombardini? E’ un architetto che assieme ad altri colleghi ha creato, già da diversi anni, il gruppo Inarcassa Insostenibile che, in occasione di queste elezioni si è trasformato in una rete nazionale.

La competenza della persona, il suo impegno pluriennale in questioni a noi care, il respiro di un progetto elettorale a scala nazionale, ci hanno spinto a dare il nostro endorsement nei confronti suoi e del suo gruppo.

Il nostro rapporto, naturalmente, sarà basato su uno spirito dialettico e critico e vaglieremo nel tempo il suo operato.
Nei giorni a venire organizzeremo un live streaming per parlare con lui del programma e delle sue intenzioni di cui daremo notizia quanto prima.

Qui di sotto riportiamo il programma condiviso.

I sottoscrittori del presente programma e sostenitori del programma

SI RICONOSCONO NEI SEGUENTI PRINCIPI:

1) La Previdenza è elemento fondamentale per la unitarietà e coesione della categoria;

2) L’Assistenza è elemento fondamentale per la sicurezza sociale degli associati e per lo

sviluppo della professione;

3) Il Delegato è il soggetto di raccordo fra l’iscritto ed InarCassa;

PER PERSEGUIRE I SEGUENTI OBIETTIVI:

1) Trattamento previdenziale equo (fra generazioni, redditi, generi).

2) Trasparenza e partecipazione democratica .

3) Sostenibilità finanziaria e sociale del trattamento previdenziale .

IL CANDIDATO DI Inarcassa INsostenibile e Amate l’Architettura SI IMPEGNA A PROMUOVERE:

– La Riforma del Regolamento di Previdenza del 2012 attraverso:

a) Riduzione sostanziale dei contributi minimi.

b)Definizione di una pensione minima certa e dignitosa.

c) Correlazione, secondo parametri certi e chiari, tra la pensione ed il rendimento

degli investimenti.

d)Incremento della pensione secondo le opportunità fornite dall’extra rendimento

degli investimenti.

e)Valutazione sull’inserimento dell’indennità di paternità

f) Revisione del sistema sanzionatorio rendendolo commisurato all’effettiva

inadempienza.

g) Soluzione del problema della libera professione discontinua.

h)Attivazione della compensazione dei contributi attraverso i crediti tributari (f24). 3

– La Gestione del patrimonio secondo criteri di competitività rispetto al libero mercato

a) Istituzione di un codice etico degli investimenti.

b) Istituzione di meccanismi di responsabilizzazione degli organi preposti alla

gestione del patrimonio.

c) Predisposizioni di linee di investimento che abbiano una ricaduta positiva sulla

professione.

– La Gestione trasparente dell’Ente mediante:

a) La Pubblicazione ai sensi di legge degli atti deliberati .

b) La convocazione di assemblee provinciali, territoriali o Assemblee organizzate

dagli Ordini Provinciali nelle quali il Delegato possa illustrare l’Ordine del giorno

del CND.

c) Il limite alla rieleggibilità degli Organi Direttivi.

d) L’incompatibilità per i componenti degli Organi Direttivi di assumere cariche

retribuite presso Enti, Aziende e compartecipate .

e) L’emissione della reale “busta arancione” comprensiva del prospetto indicante

l’effettivo rendimento dei propri contributi versati.

f) Valutazione costi benefici di iniziative quali la creazione di “Social Network”,

Commissioni di Comunicazione, Società di Capitali (Arpinge S.p.a.) e Fondazione.

Roma 29 dicembre 2014

Quando un grande quotidiano diffama gratuitamente una categoria

Questa mattina, 8 novembre 2013, Amate l’Architettura ha inviato una lettera via P.E.C. al Presidente dell’Ordine degli architetti p.p.c. di Roma, invocando un suo intervento contro un articolo gravemente diffamatorio per la categoria degli Architetti, dal titolo:” le follie degli architetti, quando il progetto è ridicolo”. Vi riportiamo il testo della lettera:

c.a. Presidente Livio Sacchi: richiesta di azione in difesa del decoro professionale contro il quotidiano La Repubblica

Egregio presidente, ti scrivo per segnalarti un articolo apparso sul sito online del quotidiano “La Repubblica”, link altamente lesivo dell’immagine e del decoro degli architetti.
Il servizio, a cura di Pier Luigi Pisa, mostra 28 immagini di realizzazioni ridicole nel campo delle costruzioni con questo commento:
“ci sono porte sospese a cui nessuno può arrivare perché non è stata prevista una scala. E scale che non servono a nulla perché si scontrano con muri senza aperture. Il web ride dei progetti più ridicoli fotografati dai navigatori o raccolti – in questo caso – dal sito Buzzfeed. Nella maggior parte dei casi è colpa dell’architetto, in altri c’è la complicità di chi ha ristrutturato, in altri ancora potrebbe esserci lo zampino di Photoshop. Il risultato è comunque disarmante.”
Lo sconcerto e l’indignazione sale dalla affermazione “nella maggior parte dei casi la colpa è dell’architetto”.
Se avrai cura di osservare la galleria fotografica, potrai notare come la maggior parte delle foto mostra realizzazioni ridicole non strettamente attinenti alla competenza degli architetti (serve un architetto per progettare uno scivolo di un parco giochi per bambini?) se non addirittura prodotte da realizzazioni spontanee o da trasformazioni incontrollate di edifici esistenti (tamponamenti di portoni di accesso, di scale e finestre lasciando segni di elementi accessori). Alcune foto mostrano invece realizzazioni in campi di competenza completamente estranei a quelli degli architetti (sedi ferroviarie, ponti e viadotti di grande campata).
Pur sapendo che immagini del genere sono presenti da anni sul web nei siti amatoriali, mi aspetto invece, da un grande giornale, la professionalità nel presentare nel modo giusto la notizia, anche con l’intento di creare “colore”, senza ledere la dignità di una intera categoria professionale.
Mi chiedo anche come mai questo giornalista si accanisca con i soli architetti e non con altre figure professionali che condividono le competenze, se addirittura non le hanno in esclusiva, sulle opere mostrate.
Ti prego quindi, a nome della Associazione che presiedo e come iscritto, di intervenire energicamente e tempestivamente presso codesto quotidiano, con tutti i mezzi che riterrai opportuni, chiedendo in primis, un risarcimento in termini di immagine.
Ti saluto con stima.
Giulio Paolo Calcaprina, presidente di Amate l’Architettura, Movimento per l’Architettura Contemporanea e architetto.”

Invitiamo tutti gli iscritti ai vari Ordini degli Architetti di Italia di fare pressione sui presidenti dei propri Ordini di appartenenza, affinché si muovano contro il quotidiano per chiedere un giusto risarcimento d’immagine.