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3 itinerari di architettura moderna e contemporanea in Toscana ed Emilia Romagna


Carlotta di Sandro è una giovane laureata in Architettura con la passione della fotografia e dell’Architettura del Paesaggio.
I suoi scatti non sono solo “belle immagini” ma riescono a individuare in ciascuna inquadratura una qualità essenziale dell’opera di Architettura che rappresentano. Sono visibili sulla sua pagina Instagram.
È questa capacità, propria dei fotografi specializzati in Architettura, che ci ha colpito quando ci ha sottoposto il suo lavoro.
Così le abbiamo chiesto di organizzare, per i nostri lettori, tre itinerari di Architettura da visitare durante le prossime vacanze.
Le architetture che ha scelto sono tutte dei capolavori del moderno e del contemporaneo e i suoi scatti rendono perfettamente la loro atmosfera.

 

ITINERARIO A – Nel sud della Toscana

1) Cantina Petra – Mario Botta Architetti
Il disegno architettonico di Mario Botta per Cantina Petra (Suvereto) si realizza splendidamente in un progetto dal sapore agricolo che sembra appartenere da sempre alla natura di questa terra. Uno degli elementi caratterizzanti è sicuramente la scalinata centrale che, oltre a dar luce agli ambienti interni, spalanca la vista sui disegni delle vigne circostanti.

Cantina Petra: vista dalla scalinata

 

2) Arte Contemporanea nel borgo di Ghizzano
Il Borgo di Ghizzano è un gioiello d’altri tempi che accoglie, dal 2019, numerose opere permanenti di arte contemporanea (artisti: Alicja Kwade, David Tremlett e Patrick Tuttofuoco).

Borgo di Ghizzano (PI) – Alicja Kwade, SolidSky

 

3) Edificio Cooper 2000 – Massimo Carmassi
L’edificio Cooper 2000 di Massimo Carmassi a Pontedera qualifica il paesaggio urbano con un segno architettonico di chiara ed immediata riconoscibilità ponendo nello stesso tempo la massima attenzione alla qualità del vivere.

Edificio Cooper 2000: dettaglio facciata

 

ITINERARIO B – Dalla Cantina Antinori nel Chianti Classico a Firenze

4) Cantina Antinori nel Chianti Classico – Archea Associati
La Cantina Antinori nel Chianti Classico è un esempio perfetto di come l’architettura possa inserirsi nella natura nel pieno rispetto del ritmo paesaggistico circostante.
La sensibilità di Archea ha dato vita ad un progetto ipogeo che cela al suo interno un susseguirsi di scorci meravigliosi.

Cantina Antinori nel Chianti Classico: rapporto col contesto

Cantina Antinori nel Chianti Classico: scala elicoidale

Cantina Antinori nel Chianti Classico: dettaglio della scala elicoidale

 

5) Museo dell’Opera del Duomo – Natalini Architetti e Guicciardini Magni Architetti
È il più ricco centro di sculture monumentali fiorentine al mondo. All’interno si trovano i capolavori che furono realizzati per gli edifici ecclesiastici che sorgono nelle immediate vicinanze: la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il Campanile di Giotto e il Battistero di San Giovanni.

Museo dell’Opera del Duomo: salone di entrata

 

6) Museo Degli Innocenti – Ipostudio 
Lo Spedale Degli Innocenti, ha rinnovato nel 2016 la propria veste grazie al progetto di Ipostudio Architetti. Un importante intervento di rilettura museografica si è coniugato nella pratica con estrema delicatezza donando a Firenze e allo Spedale un nuovo gioiello di architettura contemporanea.

Museo Degli Innocenti: lucernario

 

7) Casa per Appartamenti – Leonardo Savioli 
La Casa per Appartamenti di Leonardo Savioli è un edificio caratterizzato da una forte plasticità che, articolato lungo un asse verticale immaginario, ridefinisce la tipologia della casa torre fiorentina. Ogni particolare, dal pluviale all’infisso, è trattato con estrema cura: ognuno contribuisce all’organicità dell’insieme, dando vita ad un chiaro esempio di autonomia stilistica.

Casa per appartamenti: dettaglio finestre

 

8) Chiesa Cattolica Parrocchiale del Sacro Cuore – Lando Bartoli e Pier Luigi Nervi 
La Chiesa progettata da Lando Bartoli si staglia con imponenza mediante l’avveniristico campanile realizzato in collaborazione con Pier Luigi Nervi. Il campanile può essere considerato il forte elemento di riconoscibilità in una zona di Firenze che, nel secondo dopoguerra, fu vittima di pesante speculazione edilizia.

Chiesa Cattolica Parrocchiale del Sacro Cuore: campanile-facciata

 

ITINERARIO C – Da Michelucci ad Alvar Aalto

9) Chiesa Di San Giovanni Battista – Giovanni Michelucci 
La Chiesa di San Giovanni Battista, chiamata più semplicemente Chiesa dell’Autostrada, di Giovanni Michelucci, è l’inconfondibile punto di maturazione e rinnovamento nel percorso progettuale dell’architetto pistoiese. La copertura, dinamica e visivamente leggera, sembra essere sostenuta all’interno da intrecci di rami che si protraggono in varie direzioni.

Chiesa Dell’Autostrada: dettaglio delle coperture

Chiesa Dell’Autostrada: l’interno

 

10) Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci
A metà degli anni Ottanta Italo Gamberini concepì il primo museo di arte contemporanea d’Italia: un luogo dinamico dove poter godere delle opere ed attuare al contempo ricerca artistica. Il corpo originario è stato poi implementato dall’intervento di Maurice Nio nel 2016 con una futuristica ala color oro che abbraccia e raddoppia la struttura di Gamberini.

Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci: intervento di Italo Gamberini

Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci: ampliamento di Maurice Nio

 

11) Fattoria di Celle – Collezione Gori
La Fattoria di Celle, situata in località Santomato (Pistoia), cela al proprio interno un vero e proprio museo a cielo aperto: dalla seconda metà del Novecento racchiude infatti la Collezione Gori, una raccolta di circa 80 opere artistiche ambientali. Tra queste spicca La Cabane éclatée aux 4 salles di Daniel Buren, un parallelepipedo esploso verso il cielo completamente rivestito da specchi.

Fattoria di Celle: La Cabane éclatée aux 4 salles” di Daniel Buren

 

12) Cimitero Militare Germanico della Futa – Dieter Oesterlen 
Il Cimitero Germanico di Dieter Oesterien si trova sulla schiena dell’Appennino tosco-emiliano, al di sopra di conifere, abeti ed aceri montani. Un muro lungo quasi 2km si dispiega con dolcezza tra conifere, abeti ed aceri montani. Il cuneo di pietra proteso verso il cielo è il perfetto finale di un chiaro labirinto.

Cimitero Germanico del Passo della Futa

 

Cimitero Germanico del Passo della Futa: terrazzamenti

 

13) Chiesa di Santa Maria Assunta – Alvar Aalto
La Chiesa di Riola è l’unica opera in Italia di Alvar Aalto. La composizione architettonica si basa sul tema della ripetizione degli elementi e sul sapiente uso della luce. Una volta valicata la porta d’ingresso si ha la sensazione di essere avvolti dalle pareti curve e dai dolci telai strutturali che sorreggono la copertura, caratterizzata da ampie e frastagliate vetrate che captano i raggi solari proiettandoli all’interno della navata asimmetrica.

Chiesa di Alvar Aalto: esterno

Chiesa di Alvar Aalto: interno

 

I 3 itinerari sono stati concepiti da Carlotta Di Sandro.
Fotografie e testi © Carlotta di Sandro.
Editing: Giulio Paolo Calcaprina.

Nutrire il quartiere

L’intervento di Amate l’Architettura al convegno organizzato da CarteinregolaUn mercato non è solo un mercato” è stato impostato per fornire al pubblico una rapida panoramica delle esperienze internazionali in materia di recupero e gestione dei mercati coperti. Partendo dal titolo (preso in prestito da quello dell’EXPO’) abbiamo cercato di fornire una serie di spunti estremamente concreti ma al tempo steso fortemente “visionari” di come i mercati agroalimentari contribuiscano a “nutrire” le città oltre che da un punto di vista fisico anche da quello prettamente culturale, in quanto luoghi di aggregazione sociale e di incontro. Dove naturalmente il verbo “NUTRIRE” in un’accezione più ampia include la “nutrizione” culturale e sociale, con le quali le attività commerciali devono assolutamente integrarsi e convivere, se vogliamo salvare la funzione importante del mercato rionale. E questo deve avvenire attraverso le trasformazioni sia fisiche (quindi architettoniche ed urbanistiche), che di ampliamento e di coinvolgimento di altre attività (ludiche, sociali, culturali, artigianali).
Da un punto di vista della rappresentazione abbiamo preferito dare rilevanza alle suggestioni comunicative delle immagini riservandoci di fornire dati di dettaglio in una sede successiva. Questa scelta è stata fatta anche in previsione che gli altri interventi avrebbero concentrato le loro esposizioni su aspetti fortemente documentari e nozionistici, come è in effetti avvenuto e quindi il nostro intervento voleva essere una sorta di esposizione complementare ai ragionamenti tecnici dei colleghi partecipanti al crdvonvegno.

La presentazione realizzata con Prezi è visibile a questo link.

Il primo aspetto su cui ci siamo focalizzati è stato sul valore aggiunto che deriva dalla presenza dei mercati nelle città. L’idea di fondo è quella di provare ad invertire la scala di valori con la quale tipicamente ci si approccia al tema del recupero dei mercati. Infatti la domanda tipica con cui le amministrazioni affrontano il problema dei mercati è: Dove e come troviamo le risorse per valorizzare il mercato ?. Dalla osservazione dei mercati nel mondo è possibile, almeno concettualmente, invertire il tema: sono i mercati che danno alla città (e al quartiere) il valore aggiunto necessario per consentirne il recupero. Se si guarda alle realtà più famose si osserva come nella fascia mediterranea il mercato è un elemento caratterizzante del paesaggio urbano. Il luogo mercato è uno spazio talmente forte e attrattivo da essere l’elemento trainante non solo del paesaggio urbano ma anche dell’immaginario turistico culturale della città. Citiamo innanzitutto il Mercato Egizio a Istanbul (mercato delle Spezie), secondo mercato cittadino dopo il Gran Bazar; il Suk di Marrakech e la rete di mercati popolari che caratterizzano Palermo (Ballarò, Vucciria, Capo). In tutti questi casi la tradizione del mercato agroalimentare è connaturata con la cultura e con il territorio e l’elemento mercato costituisce l’ossatura portante della vita urbana. Rimanendo in area mediterranea ma in epoca più recente abbiamo individuato alcuni esempi ottocenteschi di mercati coperti, che indipendentemente dalle modalità di gestione costituiscono esempi di “architetture” fortemente caratterizzanti della struttura urbana. Dalla variegata esperienza iberica citiamo il Mercado Central di Valencia e il Mercado Bolhao di Oporto; entrambi mercati storici pienamente attivi e molto frequentati anche da turisti. Allo stesso modo il mercato Les Halles di Narbonne si caratterizza pere essere un centro nevralgico in una città altrimenti povera di altre emergenze architettoniche significative.
Abbandonando la fascia mediterranea, tipicamente legata a tradizioni agroalimentari molto forti, scopriamo come anche nelle regioni scandinave e anglosassoni, dalle quali ci si aspetterebbe meno attenzione a questa tipologia urbana, si registrano esperienze nelle quali la destinazione d’uso agroalimentare viene fortemente valorizzata e sostenuta. È il caso dei due mercati di Saluhall a Stoccolma e di Kauppahalli a Helsinki. Un discorso leggermente separato che vale la pena citare è il caso del Covent Garden a Londra dove le attività turistico culturali hanno progressivamente soppiantato il vecchio mercato (attivo fino al 1974); di cui oggi restano solo poche bancarelle.
Al di fuori delle esperienze europee abbiamo ritenuto opportuno inserire due esempi diametralmente opposti. Da una parte nel solco della tradizione occidentale vale la pena citare il Chelsea market a New York, dove non a caso Giovanni Rana ha previsto uno dei suoi cinque ristoranti aperti in tutto il mondo; segno evidente che l’ambiente del mercato è internazionalmente riconosciuto come un luogo di attrattiva. Dall’altra, spostandoci in oriente abbiamo voluto citare il mercato Ben Thanh di Ho Chi Minh City realizzato in epoca coeva alla realizzazione delle poste attribuite a G. Eiffel; il mercato mantiene quello spirito ingegneristico. è interessante notare come la struttura nasca dall’esigenza ottocentesca (e coloniale) di dare alle zone di mercato preesistenti una organizzazione che ne consenta la gestione urbanistica e ne favorisca il controllo sociale; i cittadini vietnamiti hanno tuttavia saputo appropriarsi nel tempo dello spazio e tuttora costituisce uno dei luoghi più interessanti e visitati della città.
Da questa prima carrellata appare evidente come il luogo mercato sia di per se un luogo universalmente riconosciuto come luogo di attrazione. In generale una tipologia di spazio che conferisce valore all’ambiente urbano. Non è quindi puramente retorico affermare che la rete dei mercati rionali romana contenga al suo interno già ampie potenzialità di valorizzazione in grado di fare leva principalmente sulla destinazione d’uso agroalimentare. Da questo punto di vista riteniamo estremamente interessanti sia gli interventi di natura storica (Do.co.mo.mo. e altri) che quello del dipartimento Risorse per Roma che hanno ben evidenziato quanto sia ricca estesa e radicata la rete mercatale. È tuttavia evidente che per estrarre questo potenziale è necessario prevedere una trasformazione delle modalità di fruizione dei mercati che ne stimolino da una parte la frequentazione anche in orari diversificati e dall’altra consentano l’ottimizzazione degli spazi consentendo utilizzi e destinazioni d’uso diversificate.
La panoramica prosegue quindi riportando esempi di strutture europee che hanno come elemento caratteristico la diversificazione e l’efficientamento dell’offerta (o al contrario per alcuni casi limite la loro estrema specializzazione), sia introducendo nuove funzioni e sia attuando nuove politiche di orario. Si parte di nuovo dall’esperienza iberica citando la Bouqueria di Barcellona che oltre ad essere il fulcro della Rambla è famosa per la possibilità di consumare pasti a pranzo; il mercato ospita inoltre una scuola di cucina molto attiva. A Lisbona merita di essere citato il Mercado da Ribeira completamente ristrutturato e destinato per metà ad ospitare banconi per la consumazione dei pasti e negozi. Tornando in Spagna a Madrid il Mercado de San Miguel, dichiarato Bien de Interés Cultural, è stato recuperato con un intervento finanziato da privati e riaperto al pubblico nel 2007; dove al suo interno sono ospitati, oltre al mercato, anche diversi negozi e ristoranti. Con lo stesso spirito risultano degni di attenzione il Mercato Centrale Nagycsarnok a Budapest, il Borough Market a Londra e il Central Market Hall di Sofia. Completano questa sequenza l’Arminius Marketkhalle di Berlino, recuperato grazie ad una azione popolare che si è opposta alla sua demolizione, e il Mercato centrale di San Lorenzo a Firenze, recuperato su progetto di Archea.

L’ultimo capitolo della nosstra carrellata si concentra sulle esperienze che si caratterizzano per una maggiore presenza architettonica contemporanea. un primo esempio tutto itlaiano è caratterizzato dall’intervento di risistemaizone di Porta Palazzo a Torino, uno dei più grandi mercati all’aperto d’europa, fulcro di un piano più ampio di recupero del Quadrilatero; oltre alla sistemaizone e alla riorganizzazione delle strutture esistenti l’intervento si caratterizza anche per l’edificio di supporto logistico progettato da Fuksas. Il progetto per il recupero del Mercato di Santa Caterina a Barcellona, dello studio Miralles Tagliabue, si caratterizza per la il grande impatto architettonico della copertura, al tempo stesso estremamente moderna ma, grazie all’uso delle piastrelle policrome di rivestimento, anche molto bene inserita nel contesto.
Per richiamare di nuovo una esperienza extraeuropea vale la pena citare, per l’equilibrio formale e materico, il mercato di Yusuhara progettato da Kengo Kuma.
Concludiamo questo “viaggio nei sogni” con il progetto  per il Markthall a Rotterdam di MVRDV. Un intervento di recupero urbano per il quale il Comune di Rotterdam ha lanciato un bando di concorso tra cinque diversi svuluppatori di Real Estate; l’idea finale prevede un edificio multifunzione (residenziale, commerciale, sociale) centrato appunto sulla presenza al suo interno di un mercato agroalimentare.

Un cenno a parte è stato fatto sulla possiblità dei mercati di fare rete. Soprattutto a Roma, che vanta una diffusione capillare degli spazi in tutto il territorio urbano, varrebbe la pena sfruttare questa capillarità, anche seguendo il modello delle mappe digitali parigine, per diventare fulcro di relazione delle amministrazioni con il territorio. una tecnologia facilemtne impiegabile è quella di iBeacons, già adesso utilizzata ad esempio per EXPO2015.

Concludendo l’intervento abbiamo focalizzato le principali caratteristiche dei mercati analizzati:
– Centralità del mercato,
– Multifunzionalità,
– Differenziazione dell’offerta,
– Politica degli orari,
– Partecipazione,
– Attività sociali ed artigianali

Qui di seguito riportiamo il video realizzato appositamente per l’evento da Tiziana Amicuzi con fotografie di Giulio Paolo Calcaprina e di di Giorgio Mirabelli, musiche di Francesco Ornielli.

Gruppo di lavoro di Amate l’Architettura: Tiziana Amicuzi, Lucilla Brignola, Giulio Paolo Calcaprina, Ilaria Delfini,  Giorgio Mirabelli, Giulio Pascali