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Michel Foucault e lo spazio della città moderna per il controllo delle epidemie

28 Marzo 2020

Rilanciamo una riflessione di Antonio Scarponi originariamente pubblicata sul suo profilo Facebook il 25/03/2020.

Michel Foucault (1926-1984) sosteneva che lo spazio della città moderna sia stato modellato come strategia di contenimento di due malattie: la peste e la lebbra. Alla peste corrisponde la strategia del controllo, casa per casa, porta per porta, famiglia per famiglia, individuo per individuo; alla lebbra invece la strategia dell’isolamento, del nascondere e separare dal resto. Controllare e isolare dunque.

 Va da sé che questi giorni mi fanno pensare al pensiero di Foucault con una certa ironia. Ironia perché immaginare di imporre una forma di “arresto domiciliare” a tutta la popolazione di un paese ha del tragicomico, anche perché effettivamente sembra che sia l’unica vera strategia efficace al contenimento di questa sciagura. O perlomeno io non avrei una idea migliore.

Ma tutto sommato il pensiero di Foucault non mi basta più per capire, interpretare, leggere la complessità di quello che sta succedendo oggi, come ieri. I motivi sono due. Il primo è che l’idea che lo spazio della città sia riconducibile a due malattie, mah, è una bella teoria, e va benissimo, ma rimane una teoria che non ha le pretese di essere vera, anche perché se lo fosse finirebbe di essere una teoria. Una teoria deve essere bella. Quella di Foucault è bellissima ed è questo il mio problema.

 

Una bella teoria come questa racconta un potere univoco, razionale, efficace ed efficiente che governa, controlla, isola e agisce senza anima e senza scrupolo come una macchina burocratica auto-pensante e auto-eseguente. In verità, e la realtà di questi giorni in tutti i paesi europei e non, mostra chiaramente un “potere” pasticcione, goffo, lento, irrazionale, contraddittorio, povero di mezzi ed incapace di usare in modo efficace le tecnologie a disposizione. Mostra, in poche parole un potere umano, virtuoso per certi aspetti, temerario per certi altri, ma anche viziato, vile, corrotto per certi altri ancora.

La mia è una riflessione sull’estetica delle teorie, ma vi prego non prendetemi troppo sul serio. Quella di Foucault, a mio avviso, disumanizza il potere da un lato e dall’altro non riconosce la forza, la resilienza e la capacità degli individui a riorganizzarsi, a combattere. E’ un estetica che ci disappropria delle istituzioni, che invece siamo noi, tutti, ed esse riflettono i nostri vizi e le nostre virtù. Insomma tutto questo per dire semplicemente che nei momenti duri come questi ognuno deve fare la sua parte meglio che può.

Se fossi capace mi piacerebbe elaborare una estetica della filosofia dove i cittadini hanno fiducia nelle istituzioni e le istituzioni nei cittadini e ancora dove i cittadini si pensano come se fossero delle istituzioni: immaginare che ogni singolo individuo possa esprimersi ed agire con autorità, ma non in modo autoritario, naturalmente.

 

Credits

Per illustrare questa nota, originariamente senza immagini, abbiamo scelto insieme con l’autore di prenderne alcune in prestito:

– la maschera del medico della peste è stata presa da questo articolo;

– l’immagine dei lavori in notturna è la seguente: Jules Galdrau, 1816-1898, from L’illustration 30. Septembre 1854 – This image is available from the Brown University Library under the digital ID 1223580988859375.

– L’immagine di Woody Allen e Lynn Redgrave si riferisce al film “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (ma non avete mai osato chiedere) – Gli afrodisiaci funzionano?” ed è tratta da qui

– l’Affresco realizzato nel Trecento da Memmo di Filippuccio a San Giminiano (una donna frusta il marito sotto lo sguardo di un’altra coppia di sposi) è tratto da qui.