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Amate l’Architettura e il Giornale dell’architettura

E’ in quest’ottica che nasce la collaborazione tra il Giornale e il nostro Movimento, è in previsione nel prossimo autunno un evento che si terrà a Roma che coinvolgerà anche altre Associazioni, di cui il Giornale si fa promotore, nel mese di luglio-agosto hanno pubblicato un nostro articolo sul 6° Forum dell’edilizia organizzato dal Sole 24 ore, seguiranno altri articoli su vari temi nei prossimi numeri del Giornale.

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Pubblichiamo il testo integrale dell’articolo uscito sul Giornale dell’architettura di lug-ago 2009:

Martedì 23 giugno, a Roma, si è svolto il 6° Forum organizzato da Edilizia e Territorio gruppo 24 Ore. Nella mattinata il tema era: “Piano casa e infrastrutture: le costruzioni aiutano realmente la ripresa economica?”. Al dibattito erano presenti politici, amministratori di società pubbliche e private nonché il rappresentante delle imprese edili Paolo Buzzetti (ANCE).

I lavori sono stati introdotti da una relazione di Bellicini, (CRESME), puntuale e dettagliata come sempre, in cui ha evidenziato, con dati e grafici, il boom immobiliare sviluppatosi in Italia e nel mondo cominciato alla fine degli anni ’90 e che ha raggiunto il suo apice nel 2006-2007.

L’industria delle costruzioni ha rappresentato nell’ultimo decennio un importante volano per l’economia, gli investimenti in edilizia in Italia sono cresciuti in percentuale con valori molto più alti dell’incremento del pil. Il boom edilizio è stato accompagnato da un’impressionante crescita degli operatori del settore: costruttori, agenzie immobiliari, intermediari etc., basti pensare che le imprese edili sono passate da 330.000 nel 1995 a 770.000 nel 2007,(più di 10 imprese per ogni architetto libero professionista). E’ inutile dire che di questo boom edilizio, gli unici a non averne giovato sono gli architetti che sono stati gradualmente eliminati dalla normativa sui lavori pubblici (e non solo).

Bellicini conclude il suo intervento esponendo la situazione attuale di forte crisi che ha causato un improvviso blocco dell’attività nelle costruzioni, dimostrando che soltanto il piano casa può risollevare l’economia del settore; ha stimato che se soltanto il 10% dei cittadini che ne hanno diritto, utilizzassero il piano casa, si svilupperebbero investimenti per 60 miliardi di euro con grande felicità dei costruttori.

Gli interventi dei politici e amministratori che si sono susseguiti, sono stati, come al solito, noiosi e scontati, a ravvivare il dibattito è stato un fuori programma: l’invasione della sala da parte di un gruppo di cittadini romani sfrattati che protestavano contro le speculazioni edilizie e la mancanza di case per i non abbienti; dopo qualche attimo di tensione, è stata data la parola ad un rappresentante dei dimostranti che con chiarezza di linguaggio e conoscenza delle leggi ha esposto le loro rimostranze.

Colpisce il fatto che, gli sfrattati siano stati i primi a parlare di qualità urbana, imbruttimento delle città, vivibilità urbana (nessuno tra i relatori finora ne aveva fatto cenno). Gli stessi hanno poi evidenziato come il Piano Regolatore di Roma, emanato da una giunta di centro-sinistra, preveda 70 milioni di metri cubi edificabili ma nulla per l’edilizia popolare.

Certamente questi cittadini non hanno tutti i torti, in quanto vivono in un paese dove, da più di 30 anni, non esiste una politica per la casa.

Terminata l’invasione dei senza tetto, il dibattito è proseguito con gli interventi, tra gli altri, di Buzzetti (ANCE), il suo intervento, come la sua recente relazione agli Stati Generali dell’edilizia, verteva sulla grave crisi del settore delle costruzioni: la caduta della richiesta dei materiali, la mancanza di investimenti nelle infrastrutture, il problema del credito alle imprese. In merito al suddetto intervento tre sono i punti che vorrei sottolineare:

1) l’importanza della manutenzione nelle opere edilizie (troppo spesso gli amministratori , dopo la realizzazione di un opera, l’abbandonano a se stessa e dopo 10 anni, puntualmente, se la prendano con il progettista perchè l’edificio “casca a pezzi”);

2) la necessità improrogabile di azzerare l’attuale normativa sui lavori pubblici e ripartire ex novo;

3) l’importanza del segno architettonico e, quindi, della qualità dell’architettura in un eventuale piano di housing sociale (peccato che la maggior parte dei costruttori da lui rappresentati non la pensi così!).

Nel pomeriggio sono seguite le relazioni tecniche su: piano casa, sostituzione urbana e new town.

Un dato importante che emerge dal dibattito della mattina, cui avrei preferito che partecipasse un architetto, è che nessuno dei relatori (rappresentante imprese, politici, amministratori, giornalisti) identifica la qualità con la qualità architettonica ma unicamente come qualità dei materiali, delle tecnologie bioclimatiche e non etc etc. Ciò probabilmente perchè da tempo si è perso il valore aggiunto del progetto e, quindi, l’importanza del ruolo del progettista, che dovrebbe essere architetto e non geometra o ingegnere o peggio ancora l’impresa edile (ne è una dimostrazione l’ultima versione del codice degli appalti).

Occorre rammentare che non si può prescindere da un rapporto diretto e complementare tra impresa di costruzione e architetto, come, peraltro, aveva previsto Bruno Zevi, (disatteso dai suoi successori), fondando 50 anni fa L’INARCH.

Lettera aperta al Presidente Nazionale dei Costruttori Buzzetti

Spett.le Dott. Ing

Paolo Buzzetti

Presidente ANCE 

Ass. Naz. Costruttori Edili

 

Agli “Stati Generali” c’erano tutti: alcuni ministri del Governo e il Presidente, rappresentanti dell’opposizione, Federazioni artigianali, Cooperative, tutte le sigle sindacali del settore variamente rappresentate, Associazioni industriali, Associazioni di Agenti immobiliari, Associazioni di grandi, piccole e medie imprese, c’erano Federazioni a non finire e c’era anche l’OICE. Quasi casualmente però – per aver sentito la notizia della “Convention” il giorno precedente su “Radio 24”- c’eravamo anche noi del Movimento “AMATE L’ARCHITETTURA”. Tutto giusto, tutto corretto, tutto condivisibile.

Chi si sente di non aderire pienamente alle mille e mille istanze, idee, approfondimenti, benefici fiscali, “bonus” svariati, contrazioni dell’IVA, detassazioni ecc., analisi economiche per l’immediata ripresa e la veloce “cantierabilità”, analisi e proiezioni a medio e lungo termine, sviluppo infrastrutturale localizzato e generale, avvio di grandi opere, ripresa diffusa dei lavori pubblici e lotta alla perdurante contrazione del credito. Non ultimo però, c’erano anche tutte le dichiarazioni di sostegno e affermazione della bio-edilizia al risparmio energetico e alla ecostostenibilità variamente rappresentate e articolate, deriva positiva verso una maggior sensibilità e grado di civiltà del localismo Italico. C’era anche, da più parti, l’utilizzo del termine molto generale di “qualità”. C’era tutto, è mancata e manca ancora l’Architettura. Non è difesa corporativa. E’ certezza che “fare architettura” è anch’esso un metodo, un modo, un sistema per propugnare, incentivare e sostenere ampiamente anche il mercato e non solo qualità fine a se stessa. 

Ha fatto caso come da troppi anni l’Architettura è intesa solo ed esclusivamente nella sua accezione di edilizia (bio-Architettura, Architettura-sostenibile). 

Ha fatto caso come da troppi anni gli architetti abbiano assunto il solo ruolo di tecnici, di meri contabilizzatori di opere pubbliche e di appalti, i più disparati, senza alcuna rilevanza del valore di progetto. E qui il Codice degli Appalti e “mamma Merloni” sono quasi gli unici responsabili. Pazzesco: bandi di gara di architettura i cui parametri sono le “dotazioni informatiche” dello studio e il “fatturato”, spesso stratosferico rispetto all’opera da progettare. Lasciamo perdere i concorsi, poi, una presa per i fondelli istituzionalizzata, con improbabili giurie e Amministrazioni locali che hanno addirittura facoltà di non ammettere al Concorso professionisti non appartenenti al …..”territorio”!.

Noi crediamo e sosteniamo che l’Architettura diffusa, dal piccolo/piccolissimo intervento al grande segno è volano industriale, economico e di civiltà per il nostro arretrato paese. E ci è sembrato strano che in questa concertazione degli “Stati Generali” non abbia trovato adeguato spazio l’Architettura, non come tecnica ma come valore aggiunto di artisticità. Prendiamo la distanza dalla visione meramente utilitaristica sia pur vitale del mercato e dell’economia del settore: pensiamo più in grande e …… ci consenta un grido accorato: 

 

AMATE L’ARCHITETTURA…!!

 

“AMATE L’ARCHITETTURA”

Movimento per l’Architettura Contemporanea

 

  Tre di noi

  Antonio Marco Alcaro

  Alberto Giampaoli

  Mimmo Ferrari

 

Roma 22 maggio 2009

Gli Stati Generali delle costruzioni senza i progettisti

l’Ance, (Associazione nazionale costruttori edili), ha organizzato l’evento e si è subito vantata di aver riunito per la prima volta tutti i principali protagonisti delle costruzioni: imprese, lega cooperative, federcostruzioni, sindacati, Associazioni dei produttori di materiali edili, confartigianato, erano presenti, quindi, tutti i componenti della filiera delle costruzioni. Peccato che nessuno si è accorto che non erano stati invitati coloro che progettano le opere realizzate dalle imprese, ma non è un caso, infatti hanno parlato di “tutti i principali protagonisti” delle costruzioni, noi architetti, sono decenni che non siamo più protagonisti. Fa pensare il fatto che il progetto non è più  considerato da coloro che realizzano le opere, probabilmente perchè in Italia ormai si costruisce senza progetto.

L’etimologia della parola architetto deriva dal greco: ἀρχιτέκτων, ovvero essere a capo dell’arte del costruire, volendo fare un paragone l’architetto potrebbe essere assimilato al regista di un film che coordina e dirige: attori, scenografi, direttori della fotografia, sceneggiatori, macchinisti, truccatori, elettricisti, fonici, ……. peccato che oggi l’architetto non è nemmeno una comparsa. 

Le imprese nel passato avevano rispetto dell’architetto che era la figura centrale attorno a cui girava la realizzazione di un opera, oggi non si ricordano nemmeno della loro esistenza, eppure, per farsi belli,  proiettavano immagini di opere di architettura realizzate negli ultimi anni dalla fiera di Fuksas al ponte di Calatrava alle case popolari di Cordeschi. La parola Architettura non è mai stata citata per tutta la mattinata, Buzzetti ha fatto cenno agli architetti una sola volta, abbiamo dovuto aspettare il pomeriggio per sentire la parola Architettura, nominata da Piero Marrazzo in cui si fa riferimento al patrimonio architettonico, alla qualità urbanistica, all’importanza del piano urbano.

Nessuno dei politici ha fatto caso alla mancanza dei progettisti in una riunione così importante dove si discute delle costruzioni, e questo la dice lunga sul livello culturale, in fatto di Architettura, dei nostri governanti.

Ci auguriamo che in futuro la situazione possa cambiare, non a caso abbiamo fondato “amate l’architettura”, crediamo che sia doveroso avviare un rapporto nuovo con i costruttori, confidiamo nella figura del loro rappresentante nazionale, Paolo Buzzetti, di cui segnaliamo la positività, di alcuni punti, del suo intervento agli stati Generali delle Costruzioni:

“dobbiamo far sì che in Italia si possa costruire bene, in tempi normali e non all’insegna del massimo ribasso”

“allo stesso modo, salutiamo con favore i richiami alla qualità architettonica, all’efficienza energetica, al rispetto della sicurezza”

“la cultura della manutenzione deve insinuarsi nelle abitudini e nei comportamenti di tutti, pubblici e privati”

“annulliamo la legge sui lavori pubblici e ripartiamo da zero”

 Ci auguriamo che il Presidente dell’ANCE, Paolo Buzzetti, voglia accogliere la nostra richiesta di dialogo.