Articoli marcati con tag ‘amate l’architettura’

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Carmine Ugon

9 Luglio 2020

La figura dell’architetto ha subìto molti cambiamenti nel corso dei secoli, ne consegue inevitabilmente una metamorfosi dell’architettura.E se l’architettura viene considerata un registratore di memorie, l’architetto del post-covid non cambierà il mondo ma ne annoterà l’ennesimo cambiamento. Il compito arduo sarà quello di ideare, progettare e costruire luoghi a forte vocazione sociale e culturale recuperando la centralità dell’uomo nell’architettura, trascurata in questi ultimi mesi in cui le uniche stanze dove ci si incontrava erano quelle virtuali, ancor più privi di legami, emozioni e relazioni. L’architetto deve quindi rivedere il paradigma che da forma/funzione trasformatosi poi in forma/fruizione giunge oggi a forma/necessità. La necessità di recuperare, non quello che ci sembra aver perso in questi mesi, ma aver capito quello che abbiamo perso negli anni passati per riconsiderare il presente.

 

Testo di: Carmine Ugon
Immagine di Carmine Ugon, Raffigurazione degli stati d’animo (tecnica mista)
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Roberto De Luca

6 Luglio 2020

Copertina: Il Nuovo Modulo

L’architetto Post-covid dovrà lavorare da subito con il nuovo modulo dell’ingombro umano ed il relativo metro di distanza; negli spazi comuni, sia al chiuso che all’aperto si rapporterà con divisori, ampliamento delle misure, duttilità degli spazi ed il fare comunità attraverso l’etere; il tutto confrontandosi con la crisi economica e l’emergere di figure professionali come i Covid-manager ricercati in Veneto e Lombardia.

Nel lungo periodo, scomparsa l’emergenza sanitaria, dovrà confrontarsi con la frammentazione identitaria delle comunità e dei suoi componenti, progettando spazi ed occasioni per superare l’allontanamento sociale e ricostruire una società nuovamente fisica e non più solo social.

 

Testo di: Roberto De Luca
Immagine suggerita da: Roberto De Luca
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Daniele Menichini

29 Giugno 2020

Daniele Menichini

 

Quante volte nella nostra professione ci siamo trovati davanti ad un bivio? Ecco la pandemia è uno di quei momenti importanti in cui si deve decidere che cosa fare da grandi perché non c’è più tempo per trastullarsi nel pensare se è meglio l’uovo oggi o la gallina domani! La pandemia ci ha messo davanti ad una rivoluzione culturale che ha liberato visioni di nuove architetture, nuovi paesaggi e nuovi territori che ci devono proiettare nelle situazioni di crisi dei modelli sempre più frequenti e drastiche: terremoti, inondazioni, pandemie, riscaldamento globale e persino invasioni aliene. L’architetto è quel visionario che deve essere capace di generare nuovi modelli del vivere e dell’abitare andando oltre gli schemi della consuetudine e della routine, dobbiamo osare senza paura di essere derisi o additati come eretici … siamo invece precursori, innovatori, terraformatori, custodi della realtà di un futuro prossimo.

 

Didascalia immagine

Disegno di Daniele Menichini, Stradaverde, 2020

“Vorrò camminare in strade con alti palazzi ricoperti di erba e fiori, vorrò lasciarmi sopraffare dalle prospettive dei grattacieli che salgono verso il cielo per inquadrare le stelle”.

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Fabrizio Aimar

L’architetto, nel post-Covid, dovrà tornare a rimettere al centro del dibattito il benessere della persona. Nel disegno dello spazio privato e pubblico, un approccio “people-centred” dovrà ambire ad elaborare progetti e strategie che siano in grado di dare risposte alle pressanti sfide sociali e ambientali. Dal cambiamento climatico in atto ai diritti della persona alla salute, alla casa, alla parità di genere, l’architetto dovrà tornare a recitare un ruolo chiave nel dibattito contemporaneo grazie al confronto con la società in cui vive. La resilienza dovrà aprire la strada ad un nuovo Illuminismo, a comprendere il senso del limite e l’impatto delle nostre azioni a livello locale e globale.
Testo e immagine di Fabrizio Aimar
Editing di Giulio Paolo Calcaprina

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Silvia Gioja

18 Giugno 2020


L’architetto diventa una guida per re-indirizzare la comunitá disorientata dalla pandemia [a-via] a una nuova normalitá [per-via].
Una sfida a cui egli è chiamato è di reinterpretare ottimalmente gli spazi in funzione dei requisiti dettati dalle regole di contenimento del contagio.
Processo svolgibile efficientemente avvalendosi degli strumenti BIM e in particolare del generative design. Ovvero elaborare script, fissando per esempio parametri per flussi di circolazione e distanza di sicurezza e delegando al calcolatore la ricerca automatica della migliore configurazione che li rispetti.
La comunità godrà di questo servizio consapevole che l’architetto fornisce nel tempo minore la soluzione spazialmente e socialmente migliore.

 

Contributo alla Call di: Silvia Gioja.
La foto è di Silvia Gioja e rappresenta il Labirinto d’Arianna di Fiumara d’Arte a Castel di Lucio (Me).
Editing: Massimiliano Mirri.

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Nicola Rossi

17 Giugno 2020

Incontro tra percorsi porticati a Garrovillas, Spagna (da B. Rudofsky, Architecure Without Architects: a Short Introduction to Non-Pedigreed Architecure, University of New Mexico Press, 1980)

 

La pandemia ha esasperato la frontierizzazione in atto città/stanza, aperto/chiuso, moltitudine/individuo; separati dalla soglia di casa, due assoluti: il virulento mondo e il rassicurante (si fa per dire) io. Per l’architetto è tempo di credere: al ruolo politico che gli compete (il progetto esprime -consapevolmente o meno- un’idea di società) e al potere performativo dell’oggetto delle sue fatiche: lo spazio.

La città reagirà a nuovi assedi se l’avremo rinforzata con fibre nuove, il cui sedime è già disponibile: la miriade di sfridi tra spazio pubblico e privato, sottili quanto basta per risultare impenetrabili all’avventore frettoloso. Parafrasando G. Clément, è tempo di addentrarsi nella penombra del “terzo paesaggio” urbano: una concatenazione di atri, corti e giardini di dimensioni modeste in grado di inspessire, fino a renderla luogo, la soglia tra “mio” e “tuo”; di articolare, a seconda dello stato di salute della città, gradienti opposti di privacy e di apertura; di suggerire variabili prossemiche; di offrire in ogni tempo una risposta materiale in termini di relazione.

testo e foto di Nicola Rossi
Editing di Emmanuele Lo Giudice

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Architettura Senza Frontiere Italia- Piemonte

14 Giugno 2020

Copertina: © Architettura Senza Frontiere Italia- Piemonte

L’architetto post-covid19 dovrà concentrarsi sulla bellezza dell’abitare.

La quarantena ha evidenziato la strettissima connessione tra spazio vissuto e qualità della vita.

Le persone in situazioni abitative precarie si sono rivelate le più vulnerabili. Un ambiente salubre, alla giusta temperatura ed areato può garantire una migliore salute fisica; un ambiente bello, luminoso, opportunamente organizzato e con spazi sufficienti per le persone ospitate e per le attività, garantisce una migliore salute psicologica.

È dovere dell’architetto interrogarsi ed agire affinché il diritto all’abitare la bellezza sia garantito a tutti.

 

Testo di: ASF Italia-Piemonte
Immagine suggerita da: ASF Italia- Piemonte
Editing: Giulia Gandin