Articoli marcati con tag ‘alemanno’

Un anno di amate l’architettura

31 dicembre 2011

Il 2011 è finito, anno nefasto per la professione, noi di amate l’architettura ci siamo impegnati per denunciare casi di clamorose illegalità e mancanze di intervento da parte delle Istituzioni, l’architettura e gli Architetti sono diventati sempre più inutili socialmente.

Ci impegneremo nel 2012 per invertire la tendenza che porta al declino della professione dell’architetto e dei liberi professionisti, indispensabili per la qualità dell’architettura nel processo di trasformazione del territorio, promuovendo una mobilitazione tra i professionisti, le Associazioni, gli Enti e le Istituzioni nel campo dell’architettura, si comincia il 3 febbraio 2012 con 150K ARCHITETTI.

UN ANNO DI AMATE L’ARCHITETTURA:
  • nel mese di gennaio abbiamo segnalato l’illegalità diffusa nell’assegnazione degli incarichi pubblici in Italia, lamentando la latitanza dell’Ordine degli Architetti e del Consiglio Nazionale;
  • nel mese di gennaio abbiamo segnalato i paradossi del progetto di Alemanno di demolire Tor Bella Monaca di cui non si parla più;
  • nel mese di febbraio abbiamo denunciato la vergogna del decreto milleproroghe che ha portato a tre, il limite dei mandati per i Consiglieri dell’Ordine, limite recentemente emanato (prima non esisteva), permettendo a coloro che siedono sulla stessa poltrona da 15 anni e più di ripresentarsi alle prossime elezioni e successivamente abbiamo evidenziato le incongruenze, tra le dichiarazioni in merito, del Presidente Schiattarella;
  • nel mese di febbraio abbiamo denunciato il caso di via Giulia inviando una lettera al Sindaco Alemanno e al Consiglio dell’Ordine, con il risultato che non si è dato seguito all’iniziativa e il Sindaco ha annunciato un concorso aperto a tutti;
  • nel mese di marzo abbiamo denunciato alcune incongruenze del bilancio dell’Ordine segnalando alcune questioni relative alla casa Editrice Prospettive Edizioni, i primi effetti sono stati una riduzione dei costi di alcune voci e l’approvazione di un regolamento interno per gli incarichi dell’Ordine;
  • nel mese di marzo abbiamo segnalato alcune incongruenze nelle prime dichiarazioni pubbliche del neo Presidente del CNA Leopoldo Freryie;
  • nel mese di aprile abbiamo segnalato il caso dell’architetto Fastoso dove l’Ordine è prontamente intervenuto a differenza di via Giulia, dove non ci risulta alcuna presa di posizione nei confronti dei docenti universitari come segnalato da Progetti e Concorsi;
  • nel mese di maggio abbiamo appoggiato l’iniziativa di Progetti e Concorsi in merito alla Legge per l’Architettura inviando alcuni nostri suggerimenti;
  • nel mese di maggio abbiamo segnalato la nascita di un nuovo blog e Associazione ivaseipartita che si occupa del problema delle finte partite iva in Italia;
  • nel mese di maggio abbiamo segnalato il caso della Presidenza della giuria di un concorso di architettura svolta da un geometra;
  • nel mese di maggio abbiamo inviato una lettera al presidente Nazionale dei Geometri per rispondere alle sue gravi affermazioni fatte in una sua comunicazione ai Collegi provinciali, la lettera è stata una delle tante azioni nei confronti del CNA, CNI e CNG per indurli ad occuparsi del problema delle competenze professionali, recentemente si sono impegnati ad aprire un tavolo di concertazione aspettiamo i fatti;
  • nel mese di giugno abbiamo organizzato un evento sul ponte della Musica di Roma per salutare una nuova architettura della città di Roma, fenomeno sempre meno frequente da quando c’è Alemanno;
  • nel mese di luglio abbiamo denunciato il caso di Pietralata dove l’Università ha incaricato due Dipartimenti della facoltà di Architettura di Roma di progettare un’opera da 100 milioni di euro contro ogni normativa, il rettore ha risposto ad una nostra lettera a cui daremo seguito con un’altra comunicazione per andare in fondo alla questione a differenza dell’Ordine che si è comportato da Ponzio Pilato;
  • nel mese di ottobre abbiamo denunciato il caso di Piazza san Silvestro a Roma dove il Sindaco Alemanno ha dato un incarico illegittimo a Portoghesi, nessuno si è preoccupato più di tanto, approfondiremo la questione con l’Autorità di Vigilanza;
  • nel mese di novembre abbiamo segnalato il caso dell’Architetto Zampolini, esprimendo le nostre perplessità sulla latitanza degli ordini in merito alla deontologia professionale, è nato un polverone sui quotidiani nazionali;
  • nel mese di dicembre abbiamo segnalato il caso del Comune di Manziana che ha bandito una gara per un incarico gratuito, il Comune ha ritirato il bando;
  • nel mese di dicembre abbiamo segnalato il caso di ex presidente dell’OICE che ha vinto una gara con l’80% di ribasso quando in precedenza aveva condannato nettamente i professionisti che facevano questi ribassi;

Continueremo nel 2012 ha compiere le nostre azioni per il bene della collettività e per la qualità dell’architettura che è un valore culturale che appartiene a tutti.

Non sempre le nostre azioni hanno avuto un risultato concreto, ma i rappresentanti di Istituzioni, Ordini, Università e Consigli Nazionali d’ora in poi sanno di essere osservati e controllati in quello che fanno, ma soprattutto in quello che non fanno.

Sui concorsi di architettura

20 ottobre 2011

Come succede spesso nei blog, da un articolo incentrato su un tema, nei commenti si finisce per dibattere su altri temi ad esso correlati, che finiscono poi per prevalere.
L’articolo di Marco sulla vicenda di Piazza San Silvestro registra una deriva della discussione verso il tema più ampio dei concorsi e sulla loro utilità.
Pietro con l’occasione ha linkato un suo post, che ritengo degno di interesse, proprio a proposito di come dovrebbe funzionare un concorso di architettura: il titolo è già significativo: “Proposta di legge sui concorsi di architettura”.
Christian infine sollecita l’apertura di un dibattito su specifici temi. Ecco quindi il mio contributo sui concorsi che trae spunto proprio dal post di Pietro.

Le prime osservazioni che mi vengono da fare sono di natura puramente generale e prescindono dal quel post (che anzi implicitamente le conferma).

Le leggi servono a qualcosa!
è giusto, per cercare di trovare una soluzione a un problema, ipotizzare la redazione di una legge. Pensare che le leggi (o i concorsi) non servono a nulla perchè tanto poi i soliti noti sono i primi non rispettarle equivale a un colpo di spugna i cui effetti sono stati chiaramente visibili il 15 Otobre.

Le leggi come i regolamenti sono fatte per essere rispettate!
se una legge è ingiusta o sbagliata intanto la si applica (anche solo per verificarne fini in fondo i limiti) dopodichè è giusto lavorare per modificarla; se invece si lavora per aggirarla si finisce per avviare un meccanismo senza fine che non aiuta nessuno, se non proprio chi quella norma vorrebbe eluderla per evidente malafede.

I concorsi come le leggi, servono!
tutto dipende ovviamente da come li si fanno e con quali regole si svolgono; i concorsi garantiscono maggiore trasparenza (anche se non assoluta) e possono essere strutturati in maniera da consentire una ampia partecipazione nei processi di selezione. Diciamo che nello stato in cui ci ritroviamo, con queste amministrazioni qui, il ricorso ai concorsi è il minore dei mali possibili. Non si rinuncia a uno strumento solo perché chi lo utilizza lo utilizza male.

Leggi e concorsi sono due aspetti della vita sociale che fondano la loro ragione d’essere nel medesimo principio: cioè che l’uomo è un animale soggetto a errori ed estremamente fallace nelle sue scelte e determinazioni. E’ quindi necessario prevedere delle regole condivise che ne limitino il campo di azione ad un livello di garanzia minimo per l’intera collettività: per cui nessuno dovrebbe essere al di sopra della legge e nessun amministratore pubblico dovrebbe prescindere da forme di selezione di natura trasparente e concorsuale. Questo principio vale indipendentemente dalla forma economica che si predilige, che sia liberale o statalista; non è un caso anzi che proprio nelle nazioni anglosassoni di matrice più liberale il rispetto delle norme sia sacrosanto.

Se il sistema è troppo farragionoso, al punto da rendere impossibile o antieconomica l’amministrazione pubblica, la soluzione non è aggirarlo o eluderlo, ma agire per modificarlo; troppi amministratori invece sfruttano l’alibi delle difficoltà burocratiche per non rispettare le norme a loro piacimento e convenienza.

Sostenere che in concorsi siano inutili perchè tanto poi li vincono sempre i soliti noti (quindi tantovale risparmiare denaro), oltre che un affermazione che nella sua genericità non corrisponde al vero, equivale anche ad un colpo di spugna inaccettabile; un assist morale a chi ci amministra a perpetuare lo status quo senza prendersi alcuna responsabilità per tentare di migliorare le cose.

Il concorso non piace in genere a chi ci amministra perchè, per quanto sia sempre possibile pilotarne il risultato, la sua caratteristica di procedimento aperto, li espone a una notevole riduzione del potere di decidere a chi affidare un incarico, e questo nel sistema consociativo italiano equivale a perdere moneta di scambio; non è un caso se il ricorrso al concorso di idee (che invece porta un enorme ritorno mediatico) sia infinitesimale, e nei pochi casi in cui vi si ricorre si presta maggiore attenzione agli aspetti mediatici dell’evento, barricandosi dietro al nome delle archistar di turno in grado di sostenere con la loro forza mediatica tutte le eventuali polemiche (pensiamo a Renzo Piano e all’Auditorium e alla serie di errori perdonati solo in virtù della “autorevolezza” internazionale del progettista).

Su San Silvestro la mia sensazione è che il nostro Sindaco si sia illuso che realizzando un intervento sotto tono avrebbe evitato scomodi riflettori. Le amministrazioni precedenti hanno fatto scuola, basta pensare alle “sistemazioni” di Piazza del Popolo, di piazza dell’Orologio o di piazza Mattei: anonimi interventi con largo uso di palle “de fero” e lastre di basalto senza alcun approccio architettonico critico (nemmeno di stampo filologico). Per non dimenticarsi del nostro campione di anonimato: lo stadio del tennis alForo Italico. Se l’architettura è anonima e non denuncia una precisa scelta architettonica, nessuno ne parlerà e l’amministratore non corre alcun rischio.
Al contrario ogni concorso indetto finora ha sempre scatenato polemiche e discusisoni polarizzando l’opinione pubblica; chi ci amministra, in queste situazioni finisce con l’essere costretto a prendere posizione (salvo poi smentirsi) e questo è pericolosissimo per chi, da politico esperto, ha imparato a non prendere mai una posizione. Ricordiamo sempre Alemanno che ha fatto campagna elettorale contro l’Ara Pacis promettendo di demolirla, salvo poi ripiegare su una (contestatissima tanto per cambiere) risistemazione esterna.
L’anonimato degli interventi è garanzia di silenzio generale, e garantisce una gestione più controllata degli appalti, ma anche meno malignamente garantisce di limitare l’esposizione politica con scelte nette che rischierebbero di scontentare parte dell’opinione pubblica.
Un qualsiasi concorso invece impone una serie di scelte ampiamente esposte  all’opinione pubblica (per un tempo interminabile dal punto di vista del politico), con conseguente pioggia di critiche.

Per fare un concorso occorre prendere una serie continua di decisioni tutte delicate:
- decidere dove è necessario interventire dando priorità ad un intervento piuttosto che ad un altro (prima scelta di natura fortemente politica);
- decidere di spendere dei soldi per quello specifico intervento sottraendo risorse ad altre cose, scontentando necessariamente qualcuno (seconda scelta di natura economica);
- decidere il programma degli interventi, ovvero indicare cosa si vuole fare dentro al luogo prescelto (ancora scelta politica e culturale); per fare un esempio pratico decidere se realizzare un ponte carrabile o solamente pedonale oppure decidere che destinazione d’uso dare a un intervento di recupero (ad esempio se destinare un edificio ad un asilo nido o ad ospizio);
- stabilire delle regole di partecipazione (altra scelta di natura estremamente politica);
- selezionare un vincitore e sostenerne il risultato (anche e soprattutto da un punto di vista culturale), magari anche contro la propria sensibilità culturale;
- realizzare l’opera sotto la lente e i riflettori dei mille scontenti che si sono lasciati per strada (tutti pronti a stigmatizzare errori di costruzione, ritardi o aumenti di costo);
- farla funzionare (passaggio forse tra i più difficili) per dimostrarne l’utilità;

il tutto con tempi certi (possibilmente entro un paio di mandati) e normalmente senza grandi disponibilità finanziarie. Un inferno per il nostro povero amministratore locale; va da se che è molto meglio evitare grane: “APPALTO INTEGRATO DOVE SEIII?!”

Eppure tutte le volte che si è ricorso a concorsi veri, i risultati alla fine sono sempre stati mediamente positivi: cito ad esempio il Centopiazze che, come illustrato da Paesaggio Cricitco, tra chiari e scuri ha dato comunque buona prova di se. Da cittadino che non nutre alcuna fiducia nei nostri amministratori, ritengo quindi che sia doveroso e necessario sollecitare l’utilizzo sistematico dei concorsi aperti.

Avendo chiarito la mia posizione in merito all’utilità dello strumento concorsuale entro nel merito della proposta di Pietro (che invito a leggere), lanciando di seguito alcuni principi di fondo a cui si dovrebbe attenere una buona legge sui concorsi.

TUTTI GLI INTERVENTI DEVONO ESSERE SOGGETTI A CONCORSO
Premessa fondamentale. Tutti gli interventi pubblici devono essere soggetti a concorso (soluzione drastica non soggetta a interpretazioni); non stiamo quindi parlando di 2-3 concorsi l’anno ma di svariate centinaia da svolgere su tutti gli interventi di trasformazione architettonica e urbana (diventa dura poi fare vincere sempre i soliti noti). Stiamo parlando di tutti gli enti pubblici e di tutti gli enti ad essi collegati che utilizzano fondi pubblici per realizzare opere pubbliche. Società come Zétema o la STA, per intenderci, sono dentro il perimetro.

I REQUISITI DEL PROGETTO LI DEFINISCE L’AMMINISTRAZIONE (O LA CITTADINANZA)
Un altro principio di fondo è che non sono e non devono essere gli architetti a definire il programma dei requisiti di concorso. Troppo spesso si confonde il concorso di idee con la richiesta ai professionisti di auto definire il problema a cui si vuole dare la soluzione. Nello specifico, la futura destinazione d’uso dell’intervento non deve essere decisa durante la progettazione; così come non sono gli architetti a doversi fare interpreti delle esigenze della cittadinanza. Una amministrazione che fa (bene) il suo lavoro definisce prima le  sue esigenze (che poi dovrebbero essere quelle della cittadinanza stessa) e poi chiede agli architetti di fornire la loro soluzione in termini architetonici. Non sono gli architetti a dover decidere se in una piazza c’è bisogno di più verde, di una fermata del bus o di una fontana; e un’amministrazione che si rispetti non ha bisogno di chiederlo agli architetti. Ovviamente è lecito in questa fase prevedere il coinvolgimento dei professionisti (non solo architetti) così come promuovere forme di partecipazione civile. Quello che ritengo importante è che si tracci una linea netta di responsabilità tra chi definisce le esigenze (il committente) e chi traduce in un progetto queste esigenze (il progettista).

I CONCORSI DEVONO ESSERE APERTI A TUTTI GLI ARCHITETTI
Condivido lo spirito della proposta di Pietro di prevedere sempre concorsi aperti a tutti. Pietro inserisce questo principio nella prima fase della selezione; immaginando però di ricorrere allo strumento concorsuale in maniera ampia si presenterebbero evidenti difficoltà di carattere pratico ed organizzativo; forse si potrebbe pensare a soluzioni intermedie. Resta il fatto che stiamo parlando di principi e il principio è appunto che: “i concorsi devono essere sempre aperti a tutti”.

CONCORSI OBBLIGATORI ANCHE NEL CASO DI APPALTI INTEGRATI
Ritengo che l’istituto dell’appalto integrato tenderà ad essere uno dei preferiti delle nostre amministrazioni per molto tempo ancora. Se passa ilprincipio che tutti gli interventi sono soggetti a concorso, anche nel caso dell’appalto integrato deve essere garantito questo principio. Esattamente come avviene per l’esecuzione delle opere di urbanizzazione eseguite in convenzione a scomputo degli oneri, l’impresa appaltatrice è tenuta a realizzare il progetto rimanendo vincolata ai principi della norma; in questo caso l’appalto integrato potrebbe semplicemente prevedere la presentazione di un Metaprogetto o di un Progetto Preliminare con un impegno a affidare l’incarico del progetto Definitivo ed Esecutivo sulla base di un concorso di idee (in questo caso sarebbe accettabile la forma ristretta).

COMMISSIONI, ROTAZIONE DEI COMPONENTI
Non entro nel merito delle infinite possibilità di composizione delle commissioni di valutazione; oserei dire che un metodo vale l’altro (e quello proposto da Pietro potrebbe funzionare). Aggiungerei piuttosto un criterio di rotazione obbligatorio che non consenta ai soliti noti di presidiarne permanentemente (al limite una quota delle giurie potrebbe essere selezionato per estrazione). Oltre un certo livello inserirei l’obbligo di prevedere una componente internazionale.

PARTECIPAZIONE POPOLARE ALLE SCELTE
Qui il tema è più delicato. Il tema della partecipazione sta esplodendo in tutti gli ambiti della discussione culturale. Il nodo cruciale da risolvere è la distanza tra le scelte dei progettisti e le effettive esigenze della cittadinanza. Il ricorso a forme partecipative alla progettazione sembra essere oggettivamente una delle soluzioni più efficaci, la diffusione dei social network, oltre a rendere tecnicamente praticabile un forte coinvolgimento dal basso hanno anche contribuito a sviluppare una forte coscienza collettiva sulle potenzialità della partecipazione. L’assunto di fondo è che il popolo è autonomamente in grado di capire e decidere che cosa sia meglio per la città e quali siano le soluzioni tecniche ed estetiche più opportune per renderla più efficiente e vivibile. Questa assunzione è condivisibile; ha però alcune limitazioni di cui occorre tenere conto:
- non funziona se le soluzioni da prendere risultano impopolari;
- non garantisce il rischio che le scelte si orientino verso interventi più sensazionalistici e scenografici (proprio critica più forte che viene mossa alla cultura delle archistar);
- deresponsabilizza la politica che ci amministra dalle scelte di governo del territorio;
- nello specifico la proposta di Pietro di sbilanciare la partecipazione popolare tutta alla fine del processo renderebbe questo atto un mero passaggio di ratifica finale di scelte già effettuate a monte da parte del sindaco (che decide il programma) e da parte della commissione (che tenderà a sceglire una rosa di progetti tendenzialmente simili).
La partecipazione popolare dovrebbe essere prevista non alla fine del processo ma all’inizio. Ovvero nella fase in cui si decide quali sono i nodi urbani da risolvere e soprattutto quale tipo di intervento si richiede di realizzare. Per fare un esempio, volendo recuperare una ex caserma, la decisione su che cosa farla diventare (residenze, uffici, supermercati, musei, ecc.) dovrebbe essere sottoposta al giudizio dei cittadini prima di avviare il processo di gara. Una volta stabilito il programma, le sucessive fasi potrebbero prevedere dei meccanismi di verifica intermedia con progressiva presa di responsabilità del progettista sulle proposte di progetto. In ogni caso se da una parte occorre strutturare il processo di trasformazione del territorio in maniera da scongiurare atteggiamenti oppositivi e ostruzionistici di tipo NIMBY per le opere di importanza più rilevante, proprio il coinvolgimento partecipativo, anche solo limitato ad azioni di natura informativa e consultiva, contribuisce a ridurre e ridimensionare il livello di conflittualità.
Per fare una metafora il paziente è tenuto a dire quali sono i suoi sintomi e al limite si può spingere a fornire dei feedback sia sulle analisi da fare che sulle possibili cure; alla fine l’intervento e la cura sono sempre una precisa responsabilità del medico; il coinvolgimento informato del paziente aiuta però ad affrontare meglio le cure.

PERIMETRO DELLA PARTECIPAZIONE
Anche questo è un tema delicato. Pietro propone una forte limitazione alla partecipazione determinata dalla appartenenza geografica (vota e partecipa solo chi ha la residenza). Io sono convinto che il valore delle scelte di trasformazione urbana abbia diversi gradi di rilevanza dal locale al globale in funzione della rilevanza dell’intervento stesso; le città sono sistemi aperti osmoticamente al mondo esterno che a sua volta è composto da moltitudini di sistemi e sottosistemi; gli spazi urbani sono snodi di relazioni inseriti in diverse e svariate reti connettive; la lettura delle relazioni può essere fatta su molti livelli (funzionale, culturale, urbano, sociale, commerciale, migratorio) ognuna di queste letture ci porterebbe ad un diverso perimetro di interesse. Va da se che ogni trasformazione urbana ha influenza sull’agire e sulla vita di un nucleo di persone che va ben al di la dei semplici residenti. Persino le risore economiche che vengono investite non sono mai chiaramente riconducibili ad un singolo soggetto giuridico; specie per gli interventi di maggiore rilevanza i livelli di contribuzione finanziaria sono spesso più ampi di una singola realtà locale. Un parcheggio di scambio per la metropolitana posto al confine del comune di Roma interessa inevitabilmente anche la popolazione limitrofa; un intervento sul centro storico di Roma (patrimonio dell’Unesco) interessa l’intera popolazione mondiale, la sistemazione di una piazza interessa comunque anche il frequentatore occasionale. In ogni caso le città sono vissute ed utilizzate anche da soggetti che hanno interese diretto o  indiretto al loro sviluppo; su due piedi mi vengono in mente i pendolari, i migranti, i lavoratori che non hanno residenza, gli studenti fuori sede, i turisti ma anche solo i “cultori della materia” cioè le persone che nel mondo possono nutrire interesse culturale allo sviluppo di un particolare terrotorio o città.  In questa gradazione dei livelli di interesse occorre trovare il modo di consentire una partecipazione che, salvaguardando i cittadini più direttamente interessati, possa tenere conto anche di un perimetro più ampio.

COMPOSIZIONE DEI GRUPPI DI PROGETTO
Concludo con una nota sulle regole di partecipazione ai concorsi da parte dei professionisti. La progettazione architettonica è il frutto di una composizione di aspetti di natura culturale (sociologici, estetici, stilistici, umanistici) e tecnica (impiantistici, strutturali, economici) e, come tutti riconosciamo abbraccia vasti campi della conoscenza. Pensare che un singolo architetto (o un gruppo ma di soli architetti), per quanto geniale possa sostenere da solo tutta questa complessità è pura illusione. La partecipazione ad un qualsiasi concorso dovrebbe essere vincolata alla formazione di un gruppo di progetto che contenga in se tutti i professioninsti minimamente necessari per dare risposte adeguate ad ogni problema sollevato dal programma dei requisiti. Questo vincolo non può essere lasciato alla buona volontà del singolo professionista, deve essere un obbligo. Il tutto si traduce così: “possono partecipare ai concorsi solo ed esclusivamente i gruppi di progettaizone che contengano al loro interno almeno un architetto, un impiantista (almeno elettrico e meccanico), uno strutturista e a secondo della natura del progetto richiesto anche altri specialisti (paesaggisti, restauratori, urbanisti, musicologi, botanici, ecc.)”; questi specialisti devono essere evidenti nella composizione del gruppo di progettazione; sono quindi vietate le parecipazioni dei singoli (tipo Fuksas).

PRECISAZIONI DOVEROSE
Questi spunti sono delle semplici enunciazioni di principio su come ritengo che dovrebbero essere gestiti i concorsi qui in Italia in questo preciso momento storico; per me il concorso non è un feticcio, anzi, sono convinto che amministrazioni “illuminate”, se ne esistessero, sarebbero perfettamente in grado di farne a meno con risultati più che egregi e maggiore efficacia; il problema è che questa “illuminazione” non è verificabile né tantomeno autoattribuibile.
Non ritengo in assoluto che il concorso di idee equivalga automaticamente a una buona architettura, né viceversa che un’opera acquisti maggiore o minore valore in funzione delle modalità con cui è stata selezionata; il valore di un’opera realizzata si misura nella sua esistenza e nell’uso che di questa viene fatto. Per cui a quelli che hanno avuto la pazienza di leggere fino a qui prego di non obiettare alle mie tesi citandomi esempi e modelli solo in funzione del risultato architettonico finale perchè questo equivarrebbe a portare la discussione su un piano decisamente sterile.
FLW aborriva i concorsi perché riteneva che nessuna giuria potesse avere il suo livello di genialità, tanto per fare un esempio; lui poteva permettersi di dirlo e credo che pochi potrebbero obiettare sul livello delle sue opere. In un mondo perfetto un sindaco dovrebbe essere in grado di scegliersi autonomamente i propri collaboratori (architetti compresi) con i quali attuare il proprio programma in totale autonomia, prendendosi la piena responsabilità delle proprie scelte; i meccanismi di informazione e il comune senso civico degli elettori basterebbero da soli a scoraggiare ogni abuso. Oggi non è così come dicevo in premessa, e noi siamo ben lontani dai livelli di civismo nordeuropei per aspirare ad un minimo senso di responsabilizzazione civile.

La forma del concorso (nelle modalità che ho descritto) offre quindi, rispetto ad altre forme di selezione dei progetti, un livello minimo di garanzia democratica, la capacità di creare discussione sui temi dell’architettura e, nella discussione, la capacità di promuovere la maturazione culturale di un intero sistema sociale.

La piazza è servita

La Soprintendenza ha detto si e Alemanno il 16 ottobre 2011 può finalmente presentare il nuovo progetto di Piazza San Silvestro ad opera dell’Architetto Portoghesi.

Sono tutti contenti si fanno una bella foto e i cittadini ringraziano anche se sono rimasti delusi dalla mancanza di verde e di fontane.

Il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro dice: ”Voto la fiducia a questo progetto“,  ”Abbiamo risolto il problema dell’arredo“, ” Mi sono reso subito disponibile e ne è nato un progetto condiviso fra noi, il Comune e il professor Portoghesi per una consulenza a titolo gratuito” .

Il Sindaco ha sottolineato: ” grazie al contributo del professor Portoghesi, rispetto al precedente progetto si è optato più per il classico che per la suggestione moderna …. la piazza diventerà cuore pulsante della città, luogo di incontro e di manifestazioni, culturali, di spettacolo e anche politiche, senza divieti”.

L’Assessore Gasperini: “la soluzione definitiva restituirà una meravigliosa immagine di una piazza per anni trasformata in rimessa a cielo apero degli autobus, oggi, grazie al contributo del professor Portoghesi, diventa la porta d’accesso al tridente mediceo. Abbiamo fatto un lavoro di sintesi e di intervento costante“.

presentazione_nuovo_progetto_san_silvestro_d0

Quindi tutto a posto ?

Roma ha una nuova bellissima piazza?

Peccato che tutto è stato fatto contro legge e che a parlare siano tutti esponenti di Istituzioni Pubbliche, per non parlare dell’aspetto culturale e architettonico, ma in fondo come dice Alemanno “è meglio optare più per il classico che per la suggestione moderna”.

Poveri noi !!!!

Del resto chi meglio di lui poteva progettare una Piazza se non (a gratis naturalmente) il Presidente della Commissione Piazze del Comune di Roma?

Sentivo il dovere di dare dei consigli affinché piazza San Silvestro esaudisse il suo compito. E’ il baricentro della città, ha una centralità assoluta. E ora può diventare la piazza Colonna del futuro, hall d’ingresso alla cittài pedonalizzata. Avere accettato i mie consigli e trasformarla è un segno di intelligenza e comprensione verso il mio pensiero, io che sono un teorico dell’architettura dell’ascolto, perché gli edifici hanno un loro modo di parlare. La piazza ora è divisa in due parti, una rettangolare, quasi una sorta di sagrado della chiesa di San Silvestro, a fronte di un’altra zona legata ad edifici variegati nella loro identità e storia, disponendo l’ovale in asse con l’edificio delle poste e degli altridue edifici. Ne emerge una dialettica tra una zona di potenziale palcoscenico e una potenziale platea, anche se tutto è intercambiabile. Le panchine esprimono un deja vu sono le stesse disegnate da Michelangelo in Campidoglio“.    (Paolo Portoghesi)

Dobbiamo ringraziare l’intelligenza e la comprensione del nostro Sindaco per aver accettato i consigli del maestro.

photo_100670

Tutto ciò avviene mentre il Governo sta pensando di introdurre una norma nel Decreto Sviluppo in cui si introduce la responsabilità solidale per il progettista nei confronti dell’impresa per carenze progettuali, immaginate cosa potrebbe succedere in un paese dove si vincono le gare di appalto con il massimo ribasso e dove le imprese si inventano qualsiasi cosa per rientrare dei costi, vi ricordo che l’impresa che aveva vinto l’appalto per la realizzazione dell’Auditorium di Roma, con le modalità che conosciamo, non era in grado di portare avanti i lavori e si inventò che Renzo Piano non aveva fornito i disegni.

La soluzione potrebbe essere che, tutti noi d’ora in poi, facciamo come il maestro e lavoriamo gratis e quindi non essendoci lavoro, (come dice Candido), non ci sarebbero problemi e non ci potrebbero chiedere i danni.

Istituzioni, Ordini, Sindacati, fuochisti, macchinisti ……. se ci siete, battete un colpo!!

Per ora ci sono soltanto i comunicati giornalieri del CNA, (dalle e dalle si scassa u metalle).

Piazza San Silvestro: un altro incarico illegittimo del Sindaco Alemanno

Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un’operazione completamente sbagliata da tutti i punti di vista: culturale, urbanistico, legale …….

Un bel giorno l’Amministrazione Capitolina decide di stravolgere una piazza del centro storico di Roma, che da sempre è stata un riferimento come unico capolinea di autobus nel centro storico, scopriamo che bisogna intervenire perché la piazza versa in un forte e diffuso stato di degrado, (non sapevano proprio cosa inventarsi gli scienziati del Campidoglio), e come si interviene?

Si decide di affidare il progetto all’Ufficio Progetti Città Storica del Comune, poi scopriamo che c’è anche lo zampino di Zetema, il progetto va avanti comincia il cantiere, ma il sindaco si accorge che qualcosa non va il progetto non piace, allora fermi tutti!!!!

Lo stesso sindaco Alemanno dichiara dal suo blog: “Anch’io ero perplesso sulle panchine messe in fila e per questo ho chiesto all’Ufficio Città Storica di creare un nuovo disegno sullo stile della piazza all’italiana.  Ora stiamo individuando un disegno diverso da quello originario che era troppo scarno; abbiamo ancora un mese di lavoro e quindi c’è il tempo per elaborare un nuovo disegno più adeguato e con più verde”.

Quindi si decide di rivedere il progetto e affidare il tutto all’architetto Paolo Portoghesi con una consulenza gratuita per rifare il progetto di un’opera pubblica con il cantiere in corso!!

progetto-san-silvestro-280x140

Partiamo dalla fine, nelle procedure per l’affidamento di incarichi pubblici di progettazione stabilite dal CODICE DEI CONTRATTI - (DLgs. n. 163/2006) - l’Art. 91. comma 8, stabilisce che:

E’ vietato l’affidamento di attivita’ di progettazione coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, direzione dei lavori, coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione, collaudo, indagine e attivita’ di supporto a mezzo di contratti a tempo determinato o altre procedure diverse da quelle previste dal presente codice.

Nelle Linee Guida per l’affidamento dei servizi attinenti all’Architettura ed all’Ingegneria dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e forniture - (Determinazione n. 5 del 27 Luglio 2010) - si ricorda che:

In relazione all’affidamento di attività di supporto alla progettazione,  si ribadisce quanto affermato  con la deliberazione  n. 76/2005 in merito al fatto che  la  “consulenzadi ausilio alla progettazione di opere pubbliche nel quadro  normativo nazionale non è contemplata.

Peraltro, la consulenza alla progettazione non appare riconducibile alle  attività a supporto del responsabile unico del procedimento. Pertanto, gli eventuali soggetti  esterni individuati possono supportare il responsabile unico del procedimento  nelle sue attività di coordinamento e vigilanza sulla progettazione, fermo  rimanendo che la progettazione è compito di esclusiva competenza del progettista.

Per chi non l’avesse capito, l’incarico che il Sindaco Alemanno ha dato a Portoghesi è contro legge !!!

Con l’aggravante dell’incarico gratuito inventato da Alemanno e sperimentato già in via Giulia e con Renzo Piano.

piazza-san-silvestro-280x140

Inutile dire che l’Ordine degli Architetti non è intervenuto, i Sindacati, l’Autorità di Vigilanza e le Istituzioni preposte al controllo non hanno mosso un dito per denunciare questo ennesimo scandalo.

Fino a quando dovremo sopportare tutto ciò ?   Mobilitiamoci e mandiamo a casa chi non fa il proprio dovere.

Non si può continuare ad assistere a continue infrazioni della legge senza che nessuno intervenga, le istituzioni dormono mentre i professionisti stanno morendo.

L’illegalità dell’incarico a Portoghesi è soltanto la punta dell’iceberg, qui ci troviamo di fronte ad un’Amministrazione pubblica che fa venire i brividi.

Come si fa a decidere di eliminare l’unico capolinea di autobus del centro storico di Roma senza un serio piano di viabilità alternativo e uno studio approfondito sulle ricadute urbanistiche?

Come si fa a cambiare in corsa un progetto (con il cantiere aperto) affidando di fatto a un altro progettista l’opera, chi risponderà dei danni causati ai cittadini dall’inevitabile aggravio dei costi di realizzazione?

Come può essere credibile un’Amministrazione che non ha il coraggio delle proprie idee e appena si accorge di qualche protesta torna indietro sui suoi passi inventando giustificazioni assurde?

Come si può competere con le altre capitali europee quando a Roma l’architetto di riferimento dell’Amministrazione è diventato Paolo Portoghesi?

piazzasansilvestrosettembre2011

Era il 1994 e su “Giuseppe” un giornale che avevamo fondato all’Università, denunciavo lo scandalo delle nuove edicole per giornali, un piano dell’Amministrazione Rutelli per rinnovare tutte le edicole del centro storico di Roma.

Decine e decine di edicole tutte rifatte in perfetto stile pseudo-ottocentesco, finto barocco, tutto tranne che contemporanee.

Da allora non è cambiato nulla anzi è peggiorato, tutto ciò che viene fatto nel centro storico di Roma, dalle panchine ai lampioni, dai cestini alle paline, dai vasi agli arredi di qualsiasi tipo devono essere tutti perfettamente “finti antichi“, la contemporaneità deve essere bandita, e come se avessero obbligato Michelamgelo o Bernini a progettare in stile medievale.

Fino a quando dovremo assistere a questa mummificazione della nostra città?

Perché non c’è una sola piazza o strada del centro storico di Roma che è stata riqualificata mediante l’uso di un concorso di progetazione aperto a tutti?

nonostante il REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DEL CODICE DEI CONTRATTI - D.P.R. N. 207/2010 Art. 252 Comma 3, prevede che: Quando la prestazione riguarda la progettazione di lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, ambientale, storico-artistico, conservativo, nonché tecnologico, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera l), le stazioni appaltanti riportano nel bando di gara di aver valutato, in via preliminare, l’opportunità di applicare la procedura del concorso di progettazione o quella del concorso di idee ai sensi dell’articolo 91, comma 5, del codice.

E’ possibile che da 20 anni ad oggi la sistemazione delle più belle piazze del mondo deve essere affidata ai tecnici comunali dell’Ufficio Progetti Città Storica?

E’ possibile che tra 17.000 Architetti di Roma non ci siano nessuno capace di far meglio?

Quando Roma che è l’emblema della stratificazione potrà ritornare ad essere una città contemporanea?

Nel frattempo aspettiamo la panchina ellittica di Portoghesi.

L’Ordine afferma che le Università non possono progettare e Alemanno presenta un’opera da 100 milioni di euro progettata dall’Università

Sembra fatto apposta: martedì 26 luglio l’Ordine degli Architetti di Roma pubblica una circolare inviata a tutti i comuni della Provincia di Roma in cui si afferma che le Università non possono progettare facendo riferimento alla sentenza del Consiglio di Stato n. 10 del 3 giugno 2011,il giorno dopo il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, il Rettore dell’Università Sapienza Luigi Frati, l’Assessore ai Lavori Pubblici Fabrizio Ghera e alcuni docenti a tempo pieno in cravattino, presentano il progetto per il Campus universitario di Pietralata, un’opera da 100 milioni di euro progettata da due Dipartimenti della Facoltà di Architettura di Roma Sapienza, in barba a tutte le norme!!!

pietralata4

Il Progetto prevede la realizzazione di: residenze per studenti, campus bio medico, nuove facoltà e centri di ricerca, nuova sede dell’istat, palazzetto dello sport da 1500 posti, attrezzature sportive, riqualificazione di fabbriche dismesse e di edifici abusivi, nuova sede del mercato e nuovi collegamenti stradali.

L’iter  è stato  lungo e complesso, (ne parleremo in seguito), quello che più colpisce è che viene realizzata un’opera così importante per la città di Roma e gli architetti romani e non solo sono completamente tagliati fuori, perché la progettazione preliminare e definitiva viene affidata direttamente senza alcuna gara, dal rettore della Sapienza, a due dipartimenti della facoltà di Architettura di Roma Sapienza, (il Comparto 1 Nord assegnato per la progettazione al Dipartimento ARCOS e il Comparto 2 Sud assegnato per la progettazione al  Dipartimento DiAR). vedi link

Il Dipartimento DIAR per non dare nell’occhio ha articolato la progettazione su due piani principali: quello vero e quello finto ovvero sperimentazione progettuale sotto forma di workshop dei dottorandi. La prima è stata guidata dal responsabile scientifico Raffaele Panella, la seconda da Lucio Valerio Barbera. Entrambe hanno lavorato insieme ad un comitato scientifico del DiAR presieduto da A. Terranova e costituito da L.V.Barbera, A. Greco, R.Panella, G.Rebecchini, P.O.Rossi, R.Secchi.

Per confondere maggiormente le acque, avevano fatto anche un Concorso di idee “A qualcuno piace campus”, riservato ai giovani sotto i 30 anni.

Ci piacerebbe sapere dove vanno a finire i soldi delle parcelle (si parla di alcuni milioni di euro) ai dipartimenti? ai docenti? a entrambi? ai dottorandi? in beneficenza?

Naturalmente poi tutte le progettazioni esecutive e le realizzazioni sono aggiudicate con bandi a procedura ristretta/appalti integrati in cui si affida anche la gestione, come per le residenze universitarie affidate a ecosfera.

Inutile ricordare che l’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture e il Consiglio di Stato hanno ribadito che i Dipartimenti e i docenti a tempo pieno non possono svolgere incarichi (vedi la Deliberazione 179 del 26/06/2002sentenza del Consiglio di Stato n. 10 del 3 giugno 2011).

Ora io mi chiedo il Consiglio di Stato emette una sentenza importante, l’Ordine degli Architetti invia una Circolare in cui dice: “ le Università non possono partecipare a gare per affidamento di incarichi di progettazione e di altre prestazioni professionali relative a lavori pubblici o privati, né ricevere simili incarichi per affidamento diretto“, ma l’Università se ne frega e continua a fare i suoi comodi.

Noi architetti a chi ci dobbiamo rivolgere per farci tutelare?

ai Sindacati?

all’Ordine?

alla magistratura?

al mago merlino?

Noi di amate l’architettura faremo subito un esposto all’Autorità di vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture e ci auguriamo che l’Ordine, oltre a inviare circolari, intervenga in sede giudiziaria per denunciare questo scandalo.

La cosa strana è che in un articolo dell’espresso del 2007 si parla di: “ un ricorso al Tar  contro la procedura seguita dalla Sapienza di affidare la progettazione delle nuove sedi ad alcuni professori di Architettura e di Ingegneria. Un incarico deciso senza alcun bando pubblico. Una procedura difesa dal rettore della Sapienza, Renato Guarini, che parla solo di «attività di ricerca universitaria» e non di «incarichi professionali». L´attività di progettazione, comunque, costerà solo per gli onorari circa 20 milioni di euro. Ora anche su queste parcelle d´oro la Procura vuole vederci chiaro“.

Possibile che tutto sia finito nel nulla?

230.000 metri cubi sono ricerca universitaria?

Ci auguriamo che gli organi competenti intervengano per ridimensionare questo strapotere delle Università.

Per tornare al campus di Pietralata non vi avevo detto una cosa importante, i 230.000 metri cubi se li progetteranno e realizzeranno da soli, ai noi comuni mortali ci danno la possibilità di progettare il parco che sarà affidato con un concorso internazionale.

Seguiremo la vicenda e vi terremo informati.

CRONOSTORIA DEL PROGETTO PIETRALATA DAL SITO DELL’UNIVERSITA’

In base alla convenzione del 23 marzo, nei prossimi tre anni saranno realizzati edifici per circa 230 mila metri cubi e 71.640 metri quadri di superficie: un vasto complesso per la ricerca con residenze per studenti e docenti, nel cuore del sistema direzionale che si va sviluppando. Nel campus troveranno dunque posto, oltre alle residenze, strutture di ricerca clinica e degenza con un polo internazionale di biotecnologie mediche. “Una seconda città universitaria di fatto”, ha detto il rettore Frati. Il tutto comporterà un investimento di circa 100 milioni di euro.

La Nuova sede della Sapienza a Pietralata risale a una precisa scelta del Piano di Decongestionamento dell’Ateneo romano, approvato dal Senato Accademico il 28 Maggio 1999 e il 1 Giugno 1999 dal Consiglio di Amministrazione dello stesso Ateneo, e definitivamente approvato dal MIUR tre anni dopo (D.M. n. 44 dell’11/03/03). Tale scelta rendeva concreta la volontà di radicare una parte importante dell’Ateneo nell’area che più delle altre aveva mostrato di essere parte attiva nello sviluppo produttivo e sociale della Capitale: Roma Est.
La scelta dell’insediamento di Pietralata fu poi trasferita al PAG, il Piano di Assetto Generale, che presiede allo sviluppo urbanistico e edilizio dell’Ateneo sul territorio del Comune di Roma, approvato il 16 aprile 2003, consentendo l’avvio della fase attuativa. L’approvazione del Piano della Sapienza, sancita dall’unanimità dei consensi dall’assemblea consiliare capitolina, segna una fase nuova dei rapporti tra l’Università e la Città preparata da un lavoro intenso di contatti e di scelte condivise che inizia con il Protocollo d’intesa siglato il 13 Gennaio 1997 tra il MURST, la Regione Lazio, il Comune e la Provincia di Roma. Questa fase prosegue felicemente con il Protocollo del 20 Aprile 1998 firmato dal Comune e dalla Sapienza, e trova una conclusione importante con il Protocollo del 6 Aprile 2000 che chiama in causa tutti gli enti territoriali proprio sulle scelte fatte dal Piano di Decongestionamento.
Il carattere strategico dell’area dell’ex SDO di Pietralata per l’urbanistica romana e il coinvolgimento nel programma dell’Amministrazione centrale dello Stato, hanno richiesto una vasta concertazione anche con quest’ultima.

Questa consultazione è iniziata nell’aprile 2000, ed ha fatto registrare importanti successive intese (9 settembre 2003) tra il Comune di Roma, la Provincia e alcune rilevanti istituzioni statuali ed enti di rilievo nazionale, tra le quali l’ISTAT.
Nel corso della concertazione la richiesta della Sapienza di un lotto di 90 mila mq di SUL nell’area in questione era stata inizialmente ridimensionata e limitata a 60 mila mq, per poi attestarsi sui 71.640 mq attuali, assegnati definitivamente alla Sapienza con Delibera consiliare del 26 luglio 2006.

Sull’area oggi è operativo il Piano Particolareggiato del Comprensorio di Pietralata, curato dall’Ufficio Sistema Direzionale Orientale, poi divenuto Ufficio Progetti metropolitani del Comune di Roma. Questo P.P. è stato adottato dal Comune di Roma l’11 luglio 1997 e approvato con D.R.L. n 79 del 24 gennaio 2001; esso è stato frutto di una progettualità alla quale hanno partecipato illustri esponenti della cultura architettonica italiana ed europea. Nell’area più direttamente interessata alla centralità direzionale (Area A), il Comune di Roma ha elaborato un “Progetto Unitario” in forma di schema planivolumetrico, all’interno del quale si situa il progetto del Comparto 2. Tale progetto è stato approvato dalla A.C. con Delibera di Giunta n 169 del 30/03/04 ed è stato altresì approvato dalla Conferenza di Servizi ex art. 4 della legge 396/90 in data 1/08/05.
In questo modo si sono create le premesse giuridiche e materiali per l’intervento in oggetto.
La Progettazione Preliminare e Definitiva della Nuova sede della Sapienza dI Pietralata viene affidata al Dipartimento di Architettura e Costruzione - ArCoS e al Dipartimento di Architettura - DiAR con Decreto Rettorale del 12 ottobre 2006.
Con successiva lettera del 26 ottobre il ProRettore per l’Edilizia ha stabilito che l’area della Sapienza è articolata in due Comparti equipollenti di circa 35.820 mq: il primo a Nord - Comparto 1 - la cui progettazione sarà curata da ArCos, il secondo, che guarda alla città a Sud – Comparto 2 - che sarà curato progettualmente dal DiAR, nei modi che ci apprestiamo a illustrare.
Il Decreto Rettorale del 15 dicembre 2006 esplicita, infine, i contenuti del progetto destinando il Comparto Sud - che viene fissato definitivamente in mq 36.640 - alla Facoltà di Farmacia e alla realizzazione di Laboratori di Biotecnologia o altri laboratori sperimentali dell’area medico-farmaceutica. Nella stessa data, un secondo Decreto Rettorale ribadisce la scelta funzionale sopra indicata nel contesto di un primo piano generale programmatico che riguarda le Facoltà, nonché i Dipartimenti e le strutture didattiche e di ricerca correlate. Il Decreto avverte molto responsabilmente che il piano programmatico diverrà un vero e proprio piano edilizio definitivo solo quando si potrà contare effettivamente sui nuovi spazi
La situazione della Facoltà di Farmacia è del tutto singolare per la molteplicità dei siti ai quali essa deve ricorrere per svolgere la sua funzione istituzionale, segnatamente quella didattica. La evidente criticità nella dotazione di spazi giustifica la preoccupazione delle Autorità accademiche espressa nella scelta programmatica di predisporre spazi del tutto nuovi nei quali trasferire le funzioni della Facoltà. L’indicazione dei Laboratori di Biotecnologia, rafforzata dal richiamo all’area medico-farmaceutica, è evidente espressione della volontà di voler attuare una politica della Sapienza rivolta ai segmenti innovativi della ricerca incentrata sulle nuove tecnologie applicate alla biologia nelle sue diverse espressioni.
Si tratta in sostanza di costituire un Polo delle Biotecnologie della Sapienza (PBS) in grado di valorizzare il grande patrimonio di cervelli, di esperienze e di strutture ora disperse sul territorio, con le sinergie che sono realizzabili attraverso la multidisciplinarità. Contemporaneamente, solo una forte concentrazione delle strutture di ricerca in questo settore può competere a livello nazionale e europeo trovando le giuste sinergie con le pubbliche istituzioni le strutture produttive private. Una parte dei laboratori riteniamo possa essere anche reso disponibile proprio per i privati. E’ questa una opportunità unica per la città di Roma e per la Sapienza, irripetibile almeno nel tempo medio guardando alle restanti opportunità insediative dell’Ateneo
Al presente Progetto Preliminare spetta il delicato compito di definire i termini della fattibilità del programma insediativo previsto, realizzando un organismo in grado di rispondere alle domande presenti con l’impiego delle tecnologie più avanzate, ma dotato anche di quella duttilità necessaria a far fronte a futuri sviluppi, nient’affatto ipotizzabili oggi sia per la oggettiva novità delle aree scientifiche coinvolte, sia per l’instabilità del quadro economico e istituzionale della ricerca scientifica.

Il nuovo insediamento, inoltre, deve adattarsi alla struttura urbanistica ipotizzata per la nuova Centralità di Pietralata, che presenta un carattere contraddistinto da una elevata densità e da estesi vincoli che limitano fortemente le tipologie, le altezze degli edifici e i rapporti di confinanza.
Questo insieme di presupposti e di vincoli, d’altra parte, rappresenta anche la garanzia che la Nuova sede della Sapienza di Roma Est diventi realmente un pezzo di città viva, in grado di dialogare con le strutture urbane e i cittadini che vi insistono: il contrario esatto della cittadella degli studi recintata e preclusa alla città che ha caratterizzato il progetto Piacentiniano della Città Universitaria.