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Demolire le torri di Tor Bella Monaca? Ragioniamo.

Alcune proposte per una nuova urbanistica a Roma.

Dopo anni in cui le passate giunte capitoline proponevano per la città solo grandi interventi puntuali di grande risonanza e limitavano la riflessione architettonica alla città storica (lasciando campo libero in periferia alla lobby dei costruttori), la nuova giunta Alemanno si lancia in proposte per la periferia.

Tralasciando le prime proposte di sapore elettorale (la possibilità di costruire case popolari in terreni agricoli, di dimensioni limitate, ad una distanza massima da infrastrutture di trasporto su ferro, in deroga al piano) le prime idee arrivarono in occasione del workshop internazionale di architettura e urbanistica del 09/04/2010 all’auditorium: si crescerà “in verticale” nelle nuove periferie, per non consumare più l’agro romano.

Egli dichiarò: «fino a che punto si può arrivare con la densificazione? come si può conciliare la verticalità, i grattacieli, in periferia e soprattutto con la tutela dell’ambiente?» e inoltre: «Ci sono troppi centri commerciali, siamo arrivati oltre il limite. Quindi nei cambi di destinazione d’uso per il piano casa azzereremo tutte le cubature che riguardano queste strutture».

Queste dichiarazioni perciò possiamo considerarle come il punto di partenza della politica urbanistica della nuova giunta capitolina.

Ora nell’inconsueto periodo agostano, il sindaco propone la demolizione delle torri di Tor Bella Monaca, causa principale, a sua detta, del degrado del quartiere.

A questa prima dichiarazione risponde il gotha dell’architettura romana: gli architetti Portoghesi Fuksas e Cesare Valle jr con posizioni differenti tra loro, propongono l’abbattimento delle torri (per Fuksas in modo più puntuale insieme a integrazioni), mentre secondo Renato Nicolini un quartiere si può recuperare costruendo e non demolendo.

Purtroppo, seguendo una pessima tradizione degli ultimi vent’anni di politica, in una successiva dichiarazione il sindaco Alemanno ci fa capire che era una boutade e la butta in caciara. In agosto ai politici è permesso di dire tutto e il contrario di tutto.

Dovremo aspettare ottobre, pare, per vedere delle proposte concrete.

In tutti i casi il sindaco è da ringraziare per almeno due motivi: pone l’architettura e l’urbanistica al centro dell’attenzione e offre spunto per una riflessione sullo sviluppo della città e del territorio.

A differenza dell’acredine di Teodoro Bontempo per Corviale, che sembra più di origine ideologica, l’esternazione di Alemanno su Tor Bella Monaca, sembra più pragmatica, anche se non è sostenuta da un pensiero sistematico.

Quando parla (seriamente) dice cose vere: la politica dei suoli in Italia è fallita: l’esproprio dei terreni (per l’edilizia popolare) costa troppo; ci sono dei quartieri 167 (popolari) che sono delle vere cisti urbane. Per non parlare dello stato di molti di questi edifici che, frutto della prefabbricazione spinta (e della mancata manutenzione) cascano a pezzi.

Alle dichiarazioni frettolose dei notabili vorremmo aggiungere un nostra un poco più articolata.

Partiamo dalla definizione di quartiere-ghetto. E’ vero. Quartieri come Tor Bella Monaca, Corviale, Laurentino 38 sono un ghetto. Lo sono perché sono stati costruiti come un ghetto e perché sono stati popolati come un ghetto.

Se si costruisce un quartiere senza l’idea di mescolare classi sociali, funzioni residenziali e servizi, senza collegarlo decentemente al resto della città, si crea un ghetto.

Abbiamo perciò individuato una priorità sociale per una eventuale linea di azione della giunta comunale.

Inoltre, partendo dall’indiscutibilità del degrado dei suddetti edifici, aggiungiamo che, quando non siano fatiscenti (Corviale), questi non corrispondono più ai criteri di efficienza energetica richiesta attualmente. Ecco una seconda priorità.

Un terzo spunto importante riguarda l’utilizzo dei premi di cubatura ai costruttori. Alemanno dichiara: “puntiamo ad edificare le aree circostanti con premi di cubatura da dare ai costruttori, quindi senza esborsi per l’amministrazione comunale.”

E’ vero che il premio di cubatura è una leva importantissima (e forse l’unica nel panorama attuale), ma attenzione a come la si usa. Vogliamo soffermarci un attimo sui quartieri di recentissima costruzione: Ponte di Nona, Bufalotta, ecc. Questi “gioielli” sono esclusivamente opera dei grandi costruttori/speculatori romani, nel senso che sono stati costruiti nella totale assenza di pianificazione da parte dell’amministrazione comunale, in deroga o nelle falle dell’appena approvato PRG, viatico per il nuovo Sacco di Roma.

( vedi il link della trasmissione Report )

Non sono composti da case popolari, ci abitano tutti quelli che non si possono permettere case più centrali (in massima parte famiglie giovani). Ma vivono bene lì? Sono ben serviti?

(si veda l’inchiesta di Amate l’Architettura su You Tube:  parte 1 parte 2 )

Paradossalmente questi quartieri sono ancora più privi di servizi di Tor Bella Monaca e degli altri ghetti. L’unica differenza che non li fa connotare come ghetti è di tipo sociale.

Ponte di Nona e simili sono abitati dalla piccola borghesia e dai lavoratori non proletari (ci si perdoni questa distinzione un po’ manichea) mentre, come sappiamo, gli altri addensano classi sociali disagiate.

Proporre, come fa Alemanno, lo “spostamento” degli abitanti delle torri in case nuove limitrofe non crediamo possa risolvere i problemi del quartiere. Come anche fornire finalmente di decoro e servizi il quartiere (ma anche semplicemente manutenerlo), come propone l’urbanista Pier Paolo Balbo, può migliorare la situazione ma non risolverla. Neanche dare iniezioni di cultura come sostiene Asor Rosa risolve. Aiuta, semmai.

A Tor Bella Monaca, con grandi difficoltà, opera da anni un teatro e coraggiose compagnie. Ma il degrado resta.

Ecco allora il nostro piccolo contributo al dibattito con alcune proposte schematiche:

1) Priorità sociale: mescolare le classi sociali in tutta la città. Utilizzare strumenti come i premi di cubatura e altro per dotare il Comune di un consistente patrimonio edilizio anche in zone centrali e semicentrali come si fa nel Comune di Parigi. Queste case potrebbero essere affittate non solo a persone disagiate ma a qualsiasi tipo di lavoratore, giovani soprattutto, che lavorino nelle zone centrali con canoni proporzionati al reddito. In caso ci sia ancora del patrimonio pubblico che non sia stato dismesso, questo dovrebbe essere preservato.

2) Priorità energetica/manutentiva: monitorare il patrimonio di edilizia pubblica e valutare la convenienza della demolizione/ricostruzione o del restauro e dell’adeguamento. La convenienza dell’operazione sarà nella maggiore economicità della gestione negli anni a venire. Si può pensare anche di fare una convenzione con società private a fronte di concessioni ventennali o trentennali.

3) Affrontare finalmente il problema del controllo delle graduatorie e della regolarità degli occupanti delle case popolari. Questa è l’unica azione politica forte che nessuna giunta ha avuto il coraggio di fare.

4) Approntare dei nuovi piani di densificazione dei quartieri periferici (non solo i 167), con il contributo eventuale delle associazioni di quartiere e dei privati e la regìa di urbanisti assoldati dalla pubblica amministrazione.

5) Sia per i nuovi quartieri che per la densificazione degli esistenti le risorse ricavate devono prioritariamente andare a servizi di trasporto su ferro. Anzi le nuove edificazioni devono essere subordinate ad una realizzazione delle infrastrutture.

6) Riprendendo la proposta del Presidente della Provincia Zingaretti è necessario creare un coordinamento tra Comune, Provincia e Regione per le espansioni edilizie nella logica della città metropolitana. L’espansione incontrollata delle città satelliti dell’hinterland romano non può pesare e mettere in ginocchio, come avviene ora, la viabilità della capitale.

Dai punti che abbiamo elencato si evince come sia da giocare una partita tutta politica nel senso alto del termine. Politici che abbiano il coraggio di mettersi a tavolino e confrontarsi con altre giunte o poteri, anche di altro schieramento politico, per mettere in atto delle vere strategie i gestione del territorio darebbero finalmente un segnale di rinnovamento che Roma (ma il criterio è applicabile anche ad altre metropoli) attende da decenni.

C’è un elettorato numeroso, tra cui il sottoscritto, che è pronto ad appoggiare chi riesce a non prostituirsi ai nuovi “re di Roma”, come li definì la Gabanelli e che è lo stesso che ha affondato la vecchia giunta.

Lettera al Sindaco di Roma Alemanno

Il nostro movimento “Amate L’Architettura”, in occasione del convegno “Roma 2010-2020, nuovi modelli di trasformazione urbana” svoltosi a Roma l’8 e il 9 aprile, ha consegnato al Sindaco di Roma e ha distribuito a tutti i partecipanti al Convegno, una lettera di protesta contro la decisione di non affidare l’incarico di progettazione del Concorso “Campidoglio 2″ al vincitore, decidendo di farsi “offrire” il progetto dall’impresa appaltatrice delle opere, che sarà selezionata secondo la procedure dell’appalto integrato.

Riteniamo che questo atto, benché consentito dalla attuale normativa sui lavori pubblici, sia estremamente lesivo della dignità della categoria dei progettisti che spendono parte del loro tempo prezioso nei concorsi di progettazione.

Inoltre, a fronte di questo modus operandi, l’idea di organizzare un convegno sui nuovi modelli di trasformazione urbana, appare per lo meno ipocrita.

Non è un problema di stile architettonico, né di opporre una corrente di pensiero rispetto ad un’altra, ma di difendere il valore dell’Architettura nel senso più alto contro l’idea che il progetto di Architettura venga trattato alla stregua di un optional, un gadget da farsi offrire in omaggio.

LETTERA APERTA AD ALEMANNO

Egregio Signor Sindaco del Comune di Roma

On. Gianni Alemanno

Piazza del Campidoglio

00186 Roma

sindaco@comune.roma.it

Il Movimento Amate L’Architettura desidera manifestarLe il proprio disappunto per la Sua intenzione di non voler procedere all’affidamento dell’incarico al vincitore del Concorso Internazionale di Progettazione denominato:”La Casa dei Cittadini Campidoglio 2”.

Riteniamo inoltre preoccupante il suo proposito di voler procedere all’esecuzione dell’intervento tramite appalto integrato, richiedendo alle imprese di “offrire” il progetto delle opere.

Non è nostro intento affrontare una battaglia di stile o di gusto architettonico ma è evidente che con questa scelta la Giunta Alemanno dimostra con i fatti di volere rinunciare ad essere attore coscienzioso e attivo nelle trasformazioni del territorio romano.

Riteniamo che la progettazione, costituisca il momento più importante nel processo di trasformazione del territorio e soprattutto che costituisca lo strumento indispensabile per il controllo e la guida di tale trasformazione da parte di un’Amministrazione che sia seriamente intenzionata a decidere e incidere sul futuro della propria città.

Da architetti riteniamo che la nostra categoria possa dare il proprio contributo positivo al miglioramento della qualità della vita delle città in cui viviamo e chiediamo di essere messi in condizioni di esprimere fino in fondo tutta la nostra professionalità, anche assumendoci pienamente la responsabilità sui risultati del nostro lavoro.

L’idea che la progettazione possa essere “Offerta” dalle imprese, dimostra oltre che scarsa attenzione al valore culturale delle tematiche architettoniche, anche la profonda ingenuità di chi si illude che un supposto risparmio iniziale non sarà puntualmente pagato in seguito dalla collettività per la mancanza di controllo sulle scelte di progetto.

Sarebbe stato sufficiente infatti esprimere con chiarezza e trasparenza le motivazioni che l’ hanno portata a non essere “molto convinto” del progetto vincitore, consentendo al progettista di riproporre nuove versioni sulla base delle osservazioni espresse, per dimostrare grande maturità e senso pratico, riuscendo, nell’intento di non dissipare le risorse spese fino a questo momento e contestualmente marcando il segno della discontinuità nella prassi consolidata dai nostri politici, di distruggere ogni cosa avviata dalle precedenti amministrazioni.

Appare quindi assolutamente scorretto oltreché ridicolo spendere risorse e denaro pubblico per organizzare Commissioni e convegni sui temi della trasformazione urbana quando all’atto pratico le occasioni concrete vengono disattese e soprattutto gestite in totale disprezzo del valore del progetto e del progettista.

La giunta Veltroni non ha certo brillato dal punto di vista del governo del territorio e i peggiori esempi sono derivati proprio dai casi in cui si è lasciato alle imprese e ai costruttori la possibilità di decidere liberamente sulle scelte di trasformazione, in totale assenza (forse) sia di una strategia generale che di un progetto, e il più delle volte eseguite sottotraccia senza una reale attenzione e coinvolgimento della cittadinanza.

Chiediamo quindi alla Giunta Alemanno un nuovo e lungimirante cambio di rotta, promuovendo da subito:

- L’affidamento dell’incarico di progettazione all’arch Cucinella, vincitore del concorso per il Campidoglio 2

- Il massiccio ritorno all’utilizzo dello strumento del concorso per tutte le iniziative previste dal Comune di Roma

- L’avvio di azioni a sostegno del progetto architettonico, attraverso la figura del progettista con l’obbligo di nomina di un architetto in ogni iniziativa di trasformazione urbana prevista all’interno del comune di Roma;

In sintesi, come connaturato da sempre nella storia di Roma, di restituire alla nostra città l’attitudine a FARE ARCHITETTURA!!!

AMATE L’ARCHITETTURA

Movimento per l’architettura contemporanea

Roma 06/04/2010

Leggi l’articolo del Riformista

Campidoglio 2, l’Architettura in svendita

27 marzo 2010

Sta per partire la gara per l’esecuzione dei lavori del Campidoglio 2.

Quest’estate ci sarà la pubblicazione del bando di gara, a cui seguirà l’approvazione della graduatoria a primavera 2011, e conseguentemente l’inizio dei lavori.

Il progetto non c’è.

O meglio c’era ma per il Sindaco evidentemente non è necessario.

Concorso

La giunta Alemanno sostenendo che i progetti che hanno partecipato al «concorso di idee» (12 progetti da ogni parte del mondo) non lo hanno “convinto molto” ha deciso di indire un’altra gara in cui sia il vincitore della gara a “offrire

il progetto”.

Vi invito a soffermarvi sulla bellezza della parola “offrire”; parola taumaturgica e magica, emblematicamente vicina al sentire comune (nel senso di condiviso) che rimanda ai luoghi familiari ed universalmente noti dei supermercati e dei centri commerciali; regni incontrastati dell’offerta speciale, paradigmi del 3×2.

Il pensiero è andato subito a Porta di Roma poi per identità tipologica a Parco Leonardo, infine per vicinanza alla Nuova Fiera di Roma, noto capolavoro costruito appunto grazie al progetto gentilmente offerto dal costruttore.

Non so perché ma mi immagino il nostro sindaco che entra in un negozio di scarpe, chiede al negoziante: “scusi devo comprare un paio di scarpe io le dico il numero di taglia lei sceglie il modello e il prezzo.” poi siccome il nostro sindaco è un grande furbacchione e non si vuole fare fregare: “nel prezzo mi raccomando la pago anche perché mi scelga un paio di scarpe che mi vadano bene. Sa! finora i suggerimenti dei miei amici non mi hanno convinto molto……”

Diciamo pure che il negoziante è onesto, Alemanno è un cliente di fiducia, in fondo ci tiene a fare bella figura con lui. Quindi si fa i suoi conti, valuta cosa ha nel magazzino, tira fuor tre paia di scarpe che ritiene idonee per soddisfare il suo cliente e le presenta ognuna corredata del suo prezzo. Il nostro cliente non deve fare altro che confrontare i tre modelli con i prezzi e scegliere.

Qui il nostro sindaco incontra il primo intoppo. Già perché i modelli non sembrano poi così malaccio, però invece di rispecchiare le sue effettive esigenze, si rende conto che rispecchiano più quelle del commerciante. Il primo paio è bello ma appare tropo sportivo, il secondo sembra costare decisamente troppo, l’ultimo non sembra male, però non si intona con il completo gessato che ha appena comprato per la cerimonia di domani sera (già perché ci eravamo scordati di dire che c’era anche un’esigenza di tempi da rispettare) e poi ancora non lo convince il prezzo che appare un poco più alto di quanto aveva previsto. Così Alemanno tergiversa, ci pensa, infine concorda con il commerciante di rivedersi il giorno dopo, poco prima della festa, in maniera da dare al commerciante il tempo di cercare altre soluzioni (rielaborare la proposta) mantenendo ovviamente fisso il prezzo.

Il giorno dopo Alemanno si presenta già vestito per la cerimonia, ai piedi porta le sue vecchie scarpe pronto a cambiarle di corsa. È un poco teso anche se non dispera che il negoziante possa trovare una soluzione accettabile; ne va della sua dignità, aveva promesso a tutti un paio di scarpe nuove ed ora non può presentarsi alla festa senza, noterebbero tutti la differenza.

Il commerciante si ripresenta con altre tre alternative. Stavolta va un po’ meglio; non siamo all’optimum ma che volete, con il budget che aveva proprio non poteva fare di più; inoltre c’è il poco tempo a disposizione per la ricerca. Un po’ sollevato il nostro Gianni sceglie il paio che gli pare più bello e che si intona meglio con il vestito.

In realtà vorrebbe dedicare più tempo a valutare le singole opportunità, vorrebbe confrontare i prezzi per vedere quale offre il miglior rapporto qualità prezzo; però sono tutte diverse, come si fa a verificarne i prezzi?

Dovrebbe andare in giro da altri commercianti e confrontare i prezzi sugli stessi modelli, ma ora non c’è tempo.

Vorrebbe provare i modelli, verificarne la marca, sentire il parere di amici (quelli che prima aveva snobbato, quelli esperti di moda e calzature), ma il commerciante ha solo quelli da offrire, non ci sono alternative.

Sarebbe utile infine provare un po’ i modelli, portarli per qualche minuto in più, sentirne la effettiva calzabilità ma non c’è tempo, la festa è tra poco.

Qualche dubbio affiora che forse la strategia non sia stata poi quella vincente. Ma è solo un attimo, non c’è tempo per tergiversare! È tempo di decidere! Lui è un uomo del fare!

Così si infila le scarpe, paga quello che deve pagare e corre alla cerimonia.

Già sulla strada cominciano i dolori. Nel senso letterale del termine! Perché le scarpe non calzano perfettamente, stringono un po’ sui fianchi e quel dolorino impercettibile che aveva avvertito all’inizio sta diventando ora sempre più forte.

Gianni ovviamente alla cerimonia non dirà nulla, si limiterà a sorridere a tutti sfoggiando il suo bel paio nuovo di pacca; vantandosi pure con gli amici della sua astuzia: “Visto? A che servivano i vostri consigli, io mi sono rivolto direttamente al fornitore e guardate qui che risultato! Così mi sono anche risparmiato la fatica di andare in giro a cercare le scarpe che volevo. Questa fatica me l’ha gentilmente offerta il commerciante…….”

La festa passa, con successo e soddisfazione di tutti; un po’ meno per i poveri piedi di Gianni, il quale il giorno dopo decide di tornare dal commerciante per esporgli il problema.

Si può fare qualcosa, ma bisognerebbe pagare un leggero sovrapprezzo per fare allargare la suola.

Di restituire il capo non se ne parla, ormai si sa che le ha usate tutta la notte e poi anche questo sarebbe un po’ come ammettere il proprio errore.

Gianni ci pensa su, sua moglie era stata categorica, non un euro in più per queste scarpe. Decide a malincuore di resistere al dolore sperando che con il tempo la scarpa si allarghi da sola.

Passano i giorni e le cerimonie, la scarpa continua a fare male e il piede anche.

Quando il dolore diventa insopportabile, Gianni decide di andare dal podologo per farsi mettere a posto il piede.

La parcella del podologo è salata, quasi quanto le scarpe stesse; per fortuna che questa spesa non passa nella categoria abbigliamento, altrimenti sai cosa direbbe la moglie; per non parlare degli amici.

Il podologo consiglia di cambiare scarpe.

Come? Ma se le ho appena comprate!

Il podologo è irremovibile; o la scarpa o la salute del piede.

Così Gianni a malincuore e di nascosto si reca da un altro commerciante. Così! tanto per capire se si trova ancora qualcosa a buon mercato, in fondo l’usura e la frequenza delle cerimonie potrebbero giustificare un secondo paio.

Ma grande è la sorpresa quando Gianni scopre in bella vista il suo stesso paio di scarpe ad un prezzo leggermente superiore, in un altro negozio……

Gianni reprime il moto di orgoglio e decide di godersi fino in fondo la soddisfazione. Si finge interessato e con la scusa spinge il commerciante a chiacchierare immaginando il suo trionfo mentre sente decantare le doti del suo paio di scarpe; quello che lui da solo senza l’aiuto dei suoi amici, è riuscito scegliere, per giunta ad un prezzo inferiore rispetto al mercato.

Così nel culmine del godimento, mentre il Gianni riesce a farsi passare per grande esperto in materia di calzature, il commerciante conclude:

“Dottò pensi che queste stesse scarpe le ho vendute sotto costo ad un amico che gli servivano per fare un favore a un cliente; dice che doveva cercare un paio di scarpe che gli andassero bene ma che il prezzo fissato non era sostenibile; inoltre stava girando come un matto inutilmente e doveva trovare qualcosa in tempi brevi; gli ho dato un paio difettato, il trattamento del cuoio era venuto male…… ma mi ha assicurato che era solo per una sera. D’altronde un esperto come lei si sarebbe accorto subito della differenza…….”

Che dite la morale è chiara?

Nuovo parcheggio a Termini. Il progetto? parcheggiati fuori!

12 marzo 2010

È stato annunciato dalle Ferrovie dello Stato l’avvio del primo parcheggio sopraelevato d’Europa costruito sopra i binari.

Si tratta di una piastra di 16.500 mq che consentirà di ospitare 1.400 nuovi posti auto contro la disponibilità attuale di 238 posti (180 in Piazza dei Cinquecento e 58 in Via Marsala) con un aumento del 588% della disponibilità attuale.

Termini

I lavori sono stati affidati all’ATI Ing. Claudio Salini Grandi Lavori SpA e IRCOP SpA, hanno un valore di 82 milioni di euro e dureranno circa quattro anni.

L’opera é compresa tra gli interventi infrastrutturali finanziati dalla “Legge Obiettivo”.

Secondo quanto dichiarato dal Sindaco Alemanno “Termini resta la porta principale di accesso a Roma”.

Potrei sollevare la questione del patrimonio architettonico moderno, costituito dal complesso della stazione termini già irrimediabilmente compromesso dalle incrostazioni che ingombrano gli spazi interni della biglietteria e dell’area centrale.

Potrei ricordare le battaglie popolari di Bruno Zevi nei primi anni della Ricostruzione italiana quando capeggiò l’azione dei giovani architetti romani per fermare la costruzione “archi e colonne” della testata della Stazione.

Potrei ricordare che ancora una volta il denaro pubblico (82 milioni di euro) sarà speso per un’opera importante, senza la benché minima ombra di un progetto. Alemanno stesso ha parlato di principale Porta della città non sarebbe stato il caso di approfondire un poco di più il tema architettonico.

Sorvolo sul fatto che forse invece dei parcheggi sarebbe utile insistere sul potenziamento dei servizi pubblici. Recitava una vecchia legge di economia urbana, che l’aumento di offerta di strade e posti auto genera un identico aumento della richiesta (ovvero del traffico veicolare) fino a saturazione; in altre parole, per soddisfare le esigenze di traffico veicolare occorre essere in grado soddisfare alla domanda del 100% del potenziale veicolare interessato all’area; conseguentemente per risolvere il problema del traffico 1 km di rotaia vale infinitamente di più di 100 km di strade e parcheggi.

Mi limito a segnalare che l’area di Termini è già una zona con il più alto livello di congestione veicolare e che il parcheggio costituirà fonte di ulteriore attrazione del traffico verso la zona che oltretutto si trova ai confini del centro storico.

Mi chiedo pertanto se, quando si parla di riqualificazione urbana, si sia considerato l’intervento all’interno di un piano di opere più generali e di largo respiro che consentano di limitarne l’impatto, o se come al solito siamo di fronte all’ennesima opera isolata, priva di qualsiasi strategia di gestione del territorio che non sia quella del “Mettemoce ‘na toppa!”.

Campidoglio 2: un’altra occasione persa

9 settembre 2009

E’ possibile che i nostri politici non abbiano alcuna sensibilità per l’architettura ? Diceva Gio Ponti, ispiratore del nome del nostro Movimento, che bisogna insegnare ai politici l’architettura, sono passati più di 50 anni ma la situazione è soltanto peggiorata, quando  avremo un Presidente del Consiglio, come in Francia, che nei suoi discorsi esalta il valore dell’architettura contemporanea riconoscendo il valore del progetto e l’importanza di intervenire anche nei centri storici, perchè l’architettura deve essere ed è un espressione culturale del tempo in cui viviamo.

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La cosa che colpisce nell’azzeramento del concorso Campidoglio 2 è che la motivazione ufficiale è la seguente: non è più la soluzione più confacente all’interesse pubblico, in quanto scelto sulla base di criteri selettivi elaborati nell’originaria e diversa prospettiva dell’appalto e dunque non può essere messo in gara nella nuova direzione della finanza di progetto. In parole povere, non ci sono più i soldi, peccato che la legge imponga la copertura finanziaria prima di realizzare un concorso di progettazione, e quindi si decide di affidare tutto ai privati, sappiamo bene come sarà rispettato l’interesse pubblico affidando tutto ai privati soprattutto dal punto di vista della qualità architettonica.

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E’ ora di finirla con questi concorsi farsa, è stato calcolato che su 1000 se ne realizza 1, se poi a ciò si aggiunge che in molti casi, come in quello di Campidoglio 2, si blocca anche la parcella dell’architetto ben 500,000 euro allora la situazione diventa insostenibile, bisogna reagire con forza!!!

Non c’è alcun rispetto per il progettista dal più piccolo incarico di ristrutturazione svolto da un giovane professionista al più grande incarico svolto dall’architetto noto, siamo socialmente inutili !!!!!!!!

Esprimiamo la nostra solidarietà a Mario Cucinella e lo invitiamo a combattere con noi per la difesa dell’Architettura e del ruolo dell’Architetto.

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