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LA MONETA URBANISTICA DELLA COPPIA MARINO-CAUDO

23 febbraio 2017

Il susseguirsi frenetico di eventi e prese di posizioni, alimentano un clima di confusione che a volte sembra addirittura stravolgere la realtà. Così che, in alcuni momenti, si ha la sensazione che il Progetto dello Stadio della Roma a Tor di Valle lo abbia voluto il M5S invece che l’ex Sindaco Marino e l’ex Assessore all’Urbanistica Caudo.

L’eredità ricevuta”, oltretutto, non è stata per niente gradita dal M5S che in campagna elettorale aveva espresso la sua contrarietà a questo progetto. Ma dopo l’uscita di scena dell’Assessore Berdini, il NO! secco al progetto, senza un sostanziale taglio alle cubature Direzionali e Commerciali ed un ritorno a quanto prevede il Piano Regolatore è diventato un SI! Ma a condizione di…… Una “sforbiciata” alle Torri ed alle Attività commerciali del 20/30%, come se il problema fosse solamente “la scandalosa moneta urbanistica” con la quale si è voluta legare un’ operazione che ha invece anche delle criticità sotto l’aspetto ambientale, archeologico, della mobilità e dei trasporti pubblici. Visto però che uno dei due “padri” dell’operazione Stadio, l’ex Sindaco Marino, ha scelto il silenzio, a cui non sappiamo che interpretazione dare, l’ex Assessore Caudo qualche settimana fa, per difendere la sua “creatura”, ha scritto anche a Carteinregola che ha subito aperto un dibattito sul tema. Con un po’ di ritardo rispondo volentieri, cercando di allargare il discorso, che mi sembra “mummificato” sempre su gli stessi argomenti di natura “tecnica” e sull’aridità dei numeri che vengono “sfornati”, forse per offuscare il problema centrale che è quello prettamente politico. Il Prof. Caudo ha parlato anche di opacità, ambiguità, mancanza di trasparenza, riferendosi all’attuale Amministrazione, cercando di sminuire il fatto che tutta l’operazione l’ha cominciata e condotta lui, insieme al Sindaco, ma come se fosse “un uomo solo al comando”. Un modo quantomeno discutibile di gestire “l’Urbanistica” di una città così complessa e difficile da governare, grazie anche alle “violenze” subite soprattutto dalle ultime Amministrazioni a partire da Rutelli, e di cui parleremo più avanti. Per cui senza dimenticare le improvvisazioni, le impreparazioni e gli errori di questa nuova amministrazione del M5S, non possiamo non ricordare, sotto l’aspetto politico e dopo solo 8 mesi, alcuni fatti importanti accaduti:

a)-La precedente Amministrazione, dopo circa 2 anni e mezzo, è stata mandata a casa non da una opposizione agguerrita, ma per la prima volta nella storia di Roma, dagli stessi componenti della maggioranza del PD che davanti ad un Notaio si sono dimessi tutti, pur di liberarsi del Sindaco e della sua giunta, che nel frattempo stava sperimentando “un metodo di turn over mensile” dei propri membri e del corpo politico-dirigente, che a quanto pare ha fatto scuola.

b)-Mentre il Prof. Caudo ci proponeva vari interventi sulla “Rigenerazione Urbana” (vero e proprio mantra del Programma di Marino, al Punto 5. Urbanistica) con l’imperativo di dire basta al consumo di suolo, nello stesso tempo “sposava” con entusiasmo il Progetto del nuovo Stadio che il Presidente Pallotta vuole realizzare, su di un’area, di proprietà del costruttore Parnasi, che presenta delle criticità e sulla quale si dovrebbe anche apporre il “bollino dell’interesse pubblico”; che necessita di una Variante di P R G.

c)-Nel Programma Elettorale di cui sopra, che il Prof. Caudo conosce molto bene, lo Stadio non era contemplato. Ma almeno per correttezza d’informazione bisognerebbe dirlo qualche volta e sarebbe giusto ricordare che anche grazie a quel programma si erano vinte le elezioni. Certo l’area è di un privato, una legge su gli impianti sportivi era stata approvata da poco, ma non si era detto che “la regia sulle trasformazioni del territorio doveva essere in ogni caso pubblica? E che ci sarebbe stato sempre un processo partecipativo per coinvolgere i cittadini nelle scelte?

Sulla regia forse è meglio sorvolare,visto il film che ci è stato proposto. Mentre la Partecipazione c’è stata. Un nuovo metodo di partecipazione ma c’è stata. Quello di presentare un  progetto già elaborato e definito alla Casa della Città (Plastico, Disegni Tecnici, Render a colori, ecc.) e chiedere ai cittadini di fare tutte le osservazioni del caso. Non mi sembra che la Casa della Città sia stata presa d’assalto da centinaia di cittadini con matite e squadrette che prendevano appunti.

Punto 5.1 del Programma di Urbanistica di Marino (A proposito del tradimento dei principi della campagna elettorale) “Le città europee sono da anni impegnate nel mettere in campo modelli di sviluppo urbano alternativi a quelli della continua espansione e del consumo di suolo. A Roma, invece, le espansioni rappresentano ancora all’incirca l’80% delle potenzialità. La giunta Alemanno ha utilizzato l’espansione urbanistica solo come “moneta”, continuando a consumare suolo. Un modello fallimentare tutto orientato all’offerta e distante dai bisogni reali della città che è stata trasformata in una sorta di “sottoprodotto” del mercato finanziario. In questi anni si è fatta urbanistica ma non per la città”.

Un punto programmatico da sottoscrivere ad occhi chiusi, tanto è vero che Carteinregola, nei mesi finali della Giunta Alemanno, proprio per neutralizzare il “delirio urbanistico” delle ultime delibere che si volevano approvare a tutti i costi, partecipò, insieme ad altre associazioni e movimenti cittadini, al presidio ininterrotto per più di due mesi in Campidoglio, che fu determinante per evitare quello che era stato definito il “nuovo sacco di Roma”.

stadio01

Investimento totale: 1,7 miliardi di euro – il Piano Regolatore consente al massimo 118 mila metri quadrati, ovvero oltre 600 mila metri cubi in meno dei 977 mila richiesti – una sproporzione tra i cantieri previsti e lo stadio, che vale appena il 14% del totale.

Il viaggio americano” della coppia Marino-Caudo ci fece capire invece quali erano le vere priorità di questa amministrazione, nonostante il disastro che era stato trovato (un debito certificato che oggi supera i 13 Miliardi di euro) e che forse meritava tutt’altra attenzione. Naturalmente nessun sentore del “bubbone” di Mafia Capitale che intanto era scoppiato, tanta era la concentrazione nel portare avanti il Progetto dello Stadio che oltretutto, si presentava difficile da “digerire” da una parte non proprio trascurabile dei cittadini romani. Non solo, ma l’ex-Assessore, a sostegno della bontà di quanto fatto, ci spiega anche che prima i costruttori romani, quelli definiti “palazzinari”, quelli che, come dichiarava qualche anno fa nel libro di F. Erbani (Roma, il tramonto della città pubblica), usufruivano della “moneta urbanistica”…………… Il Comune come un Bancomat o La Zecca dove invece di soldi si stampano e si distribuiscono cubature……..Occorre chiedersi per chi si costruisce ed il come………Roma avrebbe bisogno di un piano per “riabitare la città abitata”, altro che cementificare l’agro romano .

stadio02Magari l’agro romano no, ma l’ansa del Tevere a Tor di Valle perché no?

Infatti per quei “palazzinari” la coppia Rutelli-Cecchini (con la variante di PRG di Settembre 1998) cambiarono la Destinazione d’uso dei terreni della Centralità Bufalotta-Porta di Roma, di proprietà Toti e Parnasi (Chi l’avrebbe mai detto?). Terreni sui quali doveva sorgere un grande “Autoporto”. Per cui una superficie di 65 Ettari su 330, diventa edificabile, per il 40% Edifici Residenziali, per il 20% Servizi Turistico-ricettivi e per il 25% Centri direzionali privati e pubblici.

Contestualmente si sarebbero dovuti cedere al Comune 150 Ettari di Verde Pubblico per realizzare il Parco delle Sabine. Ma arriva la coppia Veltroni-Morassut a cui piacevano di più gli Accordi di Programma rispetto alla Variante, che in effetti era un po’ passata di moda, che completano “il massacro” della Centralità. Fu così che più di un Milione di mc di Uffici, che avevano già una volta cambiato destinazione, diventano Residenze, e gli “applausi” fioccarono per gli 85 milioni di euro che il Comune aveva incassato e con i quali, dichiarava, avrebbe portato la linea della metropolitana fino a Porta di Roma. Va bè! Sù non disperiamo! In fondo sono solo passati 10 anni, un po’ di pazienza no!!!!

Ma, come ci spiega oggi il Prof. Caudo, quella moneta urbanistica era solo un misero 10% dell’investimento totale dei costruttori, e veniva usata solo per ridurre il debito dell’Amministrazione e per fare cassa. Invece trattando con uomini d’affari e della finanza come Pallotta, anche se poi i terreni sono di Parnasi, lui è riuscito a portare a casa il 30% dell’investimento in opere ed attrezzature per la città che, se poi servono o meno, se poi saranno realizzate o meno, come la storia ci ha detto finora, ha poca importanza. Quindi, come al solito, fino a questo momento, si tratta solo di una enorme operazione di mercato. Ma non si doveva cambiare tutto?

In effetti una grande novità il prof. Caudo l’ha poi introdotta nella sua, per fortuna, breve esperienza di governo dell’urbanistica di Roma, ed è stata quella di mettere in atto il metodo del cosiddetto “fior da fiore”, all’interno del “dogma” della Rigenerazione urbana. Che vuol dire occuparsi principalmente di quelle “operazioni” che sono più “appetibili” dal punto di vista politico e della visibilità grazie alla loro collocazione all’interno della città.

Come “Gli ex stabilimenti militari” di via Guido Reni, “La vecchia Fiera di Roma” sulla Cristoforo Colombo, “La Pedonalizzazione dei Fori”, insieme ai grandi cambi di Destinazione d’uso, come “le Torri della TIM” all’EUR, “l’Edificio dell’ex Zecca” in Piazza Verdi ai Parioli, “l’ex Istituto Geologico Nazionale” a Largo S. Susanna, peraltro alcuni oggetto di indagini da parte della magistratura, e così via. E’ chiaro che se la scelta politica, perché di questo si tratta, è solo quella di fare cassa, senza nessuna idea di città'”, si deve per forza di cose vendere o svendere, dipende dai punti di vista, i cosiddetti “gioielli di famiglia”. Certo ci sono poi state anche le Conferenze urbanistiche nei vari Municipi, i Workshop e le conferenze al MAXXI, sul Concorso di Via Guido Reni, quella su Roma 2025 con le Università e quello su Roma città ”resiliente”, altro mantra oramai insopportabile. Tutte nobili iniziative sponsorizzate alcune da Cassa Depositi e Prestiti come da Protocollo d’intesa sottoscritto il 3. Ottobre. 2014 per il Concorso di Via Guido Reni.

Sicuramente qualcosa sarà sfuggito e per questo chiedo venia a priori. A questo punto, però, qualche domanda sorge spontanea. Ma le famose Centralità quale attenzione hanno ricevuto? E lo “scandalo” dei Piani di zona?. Ed i Print in sospeso? Ma sopratutto “LE PERIFERIE” tanto decantate sempre nello stesso programma elettorale, quale posto hanno occupato nelle decisioni prese dall’Amministrazione Marino? E le 200 Concessioni rimaste ferme, creando grandi difficoltà a piccole e medie imprese, “perché bisognava lavorare solo per lo Stadio”, come ha detto l’Assessore Berdini,nella sede dell’ACER ad Ottobre scorso, mentre il 18 Novembre, di fronte alla Commissione Urbanistica Regionale aveva dichiarato, come riportato da tutti i media: «La scelta di Tor di Valle è stata una follia, messa in conto all’amministrazione pubblica. Ci sono 220 milioni di opere che non servono, che vorrebbero che pagassimo con i metri cubi. O la Roma rinuncia ai milioni di opere inutili oppure pensi ad un’area diversa. Il vizio di pagare il debito pubblico con volumetrie, potete stare certi che con la nostra amministrazione finirà per sempre».

A meno che non finisca prima l’Amministrazione. Infatti in questo momento l’Assessore Berdini non c’è più.

Ma sull’area dello Stadio c’era anche il parere critico della Soprintendente ai Beni culturali, Margherita Eichberg che sempre a Novembre 2016, e non oggi, aveva già dichiarato: «Si riconoscono presenze archeologiche diffuse, assi viari di primaria importanza e pertinenze funerarie e monumentali dall’età del bronzo alla tarda età imperiale. Si tratta di un sito meritevole di tutela su cui emerge la sagoma dell’ippodromo, un significativo esempio di architettura contemporanea». Ippodromo che, aggiungo, costruito tra il 1957/59, su progetto di La Fuente e Rebecchini per le Olimpiadi del 1960, pur essendo vincolato e facendo parte della “Carta della Qualità” di Roma, purtroppo dovrebbe essere abbattuto, dopodichè saremo poi pronti tutti a versare le consuete lacrime di coccodrillo, come è già successo con il Velodromo di Ligini all’EUR.

Infine come “amate l’architettura” tratteremo in altro momento, la solita mancanza di trasparenza palesata con la scelta di alcuni architetti italiani/romani (Desideri, Cordeschi,Tamburini ed altri) per progettare le cosiddette “opere minori”, di cui alcune sono/saranno pubbliche, avvenuta come al solito in sordina e non si sa con quali criteri. Mentre si “strombazzavano” con il solito “provincialismo” tutto italiano i nomi delle archistar Libeskind e Dan Meis, scelti dagli investitori per i progetti delle Torri e dello Stadio , su quelli italiani, scelti da chi ???, calava “un omertoso silenzio”.

Purtroppo anche in questo si misura la distanza che divide noi che pensiamo che 18.000 iscritti, per parlare solo di quelli di Roma, dell’Ordine degli architetti più grande d’Europa, meritano rispetto e chi invece continua ad applicare “metodi ottocenteschi” alla Marchese del Grillo “io so io e voi nun siete un c…….. Ma qualcuno aveva già previsto tutto con qualche anno di anticipo come solo pochi sanno fare. E purtroppo restano quasi sempre inascoltati. Ma tant’è!!!

L’urbanistica? E’ ormai figlia dell’architettura.

E l’architettura ridotta a pura forma assorbe tutto il dibattito culturale. Diventa il paradiso delle archistar.

Si bada più al singolo progetto che non al disegno complessivo. Più al singolo manufatto che non alla città.

Più all’individuo che non al collettivo. Occorre invece che l’urbanistica recuperi la sua linfa sociale.

Un uomo, un’idea, un progetto non cambiano niente. Può riuscirci solo un lavoro faticoso, paziente, di tante persone. Solo la società può cambiare la società.”

(Italo Insolera – Intervistato da Francesco Erbani per La Repubblica nel 2010)

Museo della Shoah di Roma, un altro progetto senza concorso

4 gennaio 2013

Dopo il via libera dell’Assemblea capitolina e a conclusione dell’iter avviato sotto la giunta Veltroni nel 2005, la notizia è che nel 2013 partiranno i lavori per la realizzazione del Museo della Shoah a Villa Torlonia a Roma che  porta la firma degli architetti Luca Zevi e Giorgio Maria Tamburini.   (vedi link)

La  giunta capitolina ha  approvato la variazione di bilancio che finanzia la realizzazione del museo con un mutuo di 21 milioni e 720 mila euro, per fare fronte ai costi dell’opera, Roma Capitale ha ottenuto un finanziamento da parte della Cassa Depositi e Prestiti. Denaro pubblico  quindi,  ma non c’è traccia di alcun concorso di progettazione, né passato, né futuro, chi ha conferito agli architetti  Luca Zevi e Giorgio Tamburini l’incarico? Perchè il Comune di Roma  non si è avvalso della Legge  che prevede che gli incarichi di progettazione siano conferiti in via prioritaria a seguito di concorsi e  non possano essere affidati ad personam? E perchè  l’Ordine degli architetti di Roma a tutela dei propri iscritti, non è intervenuto a suo tempo, richiamando la giunta capitolina all’osservazione di tali  Norme?

museo-shoah

Come per il recente caso dell’architetto Portoghesi che “donava” gratuitamente (e impunemente a quanto pare), il progetto della P.zza S.Silvestro a Roma  al Sindaco Alemanno, anche quello del museo della Shoah sembrerebbe frutto di “generosità”. Infatti, la cronaca ci restituisce il giorno in cui il progetto veniva donato ufficialmente al Comune dal presidente della Lamaro Appalti, Claudio Toti. La firma del verbale della donazione veniva siglata il 30 giugno 2010  in occasione della cerimonia di consegna del progetto preliminare, alla presenza del sindaco Alemanno, dell’assessore ai Lavori pubblici Fabrizio Ghera, del presidente della Provincia Nicola Zingaretti e del progettista Luca Zevi.

(vedi link) Sempre la cronaca, ci riporta le parole di un  Veltroni ad maiora che annunciava “Verrà bandito un concorso per scegliere il migliore architetto del mondo“;  perchè poi, questi buoni propositi siano andati smarriti non è dato sapere e arriviamo direttamente al progetto che porta la firma di Zevi-Tamburini.  La vicenda solleva non pochi interrogativi: a quale titolo per esempio, l’ immobiliare Lamaro Appalti  “donava” un progetto alla città di Roma e a quale titolo il sindaco l’accettava?  Rientra nella normalità delle cose che una capitale europea investa denaro pubblico dando per buono e realizzando un progetto presentato da due liberi professionisti e una società privata,  senza passare per il concorso di progettazione?

Diversamente dalla Giunta capitolina, restando in Italia, il Comune di Ferrara  con  la Fondazione Meis  non si è avvalso di alcuna “donazione”, ritenendo, evidentemente, la partecipazione democratica un valore e non un fastidioso e insidioso iter che rallenta la volontà politica . Nel 2011 infatti, si rivolgeva agli architetti (tutti) bandendo il concorso  per  il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara al termine del quale, valutava 52 soluzioni progettuali; ente banditore, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

La stessa riserva espressa  a suo tempo per la “generosità” del professore emerito Portoghesi per la piazza San Silvestro, la manifestiamo per il progettista del museo della Shoah Luca Zevi, curatore, tra le altre cose, del Padiglione Italia della XIII Mostra Internazionale di Architettura – Biennale di Venezia, appena conclusasi. A maggior ragione, per questo suo incarico di responsabilità e per quegli stessi giovani architetti italiani che ha voluto protagonisti dell’evento che ha curato, non dovrebbe avvalersi e avvantaggiarsi di una colpevole quanto incomprensibile mancanza della Giunta capitolina. Piuttosto, se davvero intende adoperarsi per il bene della collettività,  usando la sua notorietà, dovrebbe  riconsiderare il  proprio incarico ,  favorendo e, nel caso, esigendo il confronto concorsuale. Del resto, per l’approvazione definitiva del progetto e l’indizione della gara d’appalto internazionale, manca un’ultima autorizzazione che dovrà arrivare dalla Provincia, poi si potrà procedere alla seconda votazione dell’Assemblea capitolina.

Piazza San Silvestro a Roma, manifesto di opportunismi

15 ottobre 2012

Il trionfante annuncio che il sindaco Alemanno ha dato lo scorso marzo nel corso dell’inaugurazione della piazza San Silvestro a Roma, è stato fortemente indicativo dell’inadeguato iter (ma anche dell’inadeguatezza) incarnato dal primo cittadino di una capitale europea. Riferendosi all’architetto Portoghesi che, come è noto, si è offerto di ridisegnare senza alcun compenso  la piazza romana, Alemanno, con  enfasi, precisava : (..) ma -lo voglio sottolineare- è stato un regalo a Roma, è stata un’opera totalmente gratuita, che dimostra come un grande architetto, amando Roma, può fare dei grandi regali alla nostra città (..) (sic!)  (vedi link. ) Enfasi e vena encomiastica a parte, colpisce la disarmante inconsapevolezza del fatto che – sottrarre  una pregevole area di una delle città storiche più importanti al mondo – alla pluralità della consultazione democratica e meritocratica di un concorso,  (come peraltro  si usa nei paesi civili), costituisca  un’imperdonabile responsabilità.

Considerato che la P.zza San Silvestro  non era tra le priorità indifferibili della capitale, è inevitabile  ipotizzare che sia stata l’ansia e la fretta di voler  lasciare una traccia del proprio passaggio politico nel tessuto storico della capitale  che abbia portato il sindaco Alemanno a  non attendere i tempi più lunghi e adeguati del  confronto concorsuale. La chiamata in corsa dell’architetto Portoghesi (inizialmente precettato per intervenire sul precedente progetto elaborato dall’ufficio tecnico del Comune (sic!)  in qualità di consulente) nei fatti, come ammette lo stesso Alemanno, si è concretizzato  in una nuova “opera totalmente gratuita” .

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Una beffa, non solo per i 17.000 architetti romani, ma anche per tutti i professionisti italiani e non, che, “amando Roma”, avrebbero trovato di interesse misurare  la propria capacità professionale su un’area storica con caratteristiche di unicità, se solo gli fosse stata concessa l’opportunità del concorso: una possibilità tanto più auspicabile, quanto più molti di loro si trovano anche ad affrontare un mercato  stagnante senza precedenti.  La  mancata consultazione e l’incarico gratuito a Portoghesi hanno scatenato le polemiche sui siti specializzati in architettura, con accuse all’Ordine di Roma per l’ intempestivo intervento (vedi link), ai sindacati per lo stupefacente silenzio, nonché per gli esiti progettuali deludenti che hanno reso Piazza S. Silvestro uno spazio che non suscita alcuna emozione o positivo turbamento.

Archiviato il marginale problema degli alberi – (piazza del Popolo, Piazza Navona, Piazza di Spagna, hanno forse un solo albero? ) – e quello meno marginale di una fonte d’acqua, rimane il fatto che la piazza di Portoghesi è, senza mezzi termini, brutta. E’ brutta nonostante i caratteri tipici della romanità presi a riferimento (come tiene a precisare lo stesso Portoghesi); nonostante  il disegno dell’ellissi, crisma di romanità, sul  cui asse, in linea con  l’edificio delle Poste, si affrontano allo stesso tempo  il palazzo dell’ex Acqua Marcia e l’ottocentesco Palazzo Marignoli; nonostante la  citazione delle panchine in travertino, riprese nella loro sagoma da quelle autografe di Michelangelo nella scala in Campidoglio. Nonostante tutto ciò, Piazza san Silvestro è  brutta.

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E’ una piazza che è stata concepita per essere vista dall’alto, come peraltro è stata sempre  rappresentata e mostrata  pubblicamente. Ma, dal momento in cui nelle piazze ancora si cammina e non si transita  a volo d’uccello, l’immagine restituita ad altezza d’uomo è ben altra, e mostra le corde e i limiti dell’approccio teorico a discapito di quello spaziale.

Ecco allora che il crisma di romanità interrotto in più parti, frantuma il segno e il senso dell’ellissi; la citazione michelangiolesca, nelle nuove panchine di travertino, si stempera, non vi si ritrova  la capacità plastica della pietra: esse si ergono, piuttosto, con il loro volume taurino, a confine e massiccia difesa della piazza,  in un disegno duro, inelegante e senza respiro. Dissuasori e colonnotti sono presenti in numero allarmante, così come i lampioni in stile, brutti nel disegno e nella proporzione: attraversano l’ellissi e, invece di contribuire ad  ordinare lo spazio,  concorrono al disordine visivo.

Immancabili poi, le fioriere (non di progetto), ferite estetiche, simbolo contemporaneo di superflua sciatteria, prodotto della sub-cultura e della  libera iniziativa dei  comuni italiani che le usano come dissuasori, transenne, recinti per nascondere, perimetrare e dissimulare; per “abbellire”- in modo domestico -gli spazi pubblici, così come il centrino e il centrotavola “abbelliscono”  il tavolo da pranzo .

Quanto alla generosità del professore emerito Portoghesi, ci permettiamo di esprimere delle riserve; come maestro  ha forse degli obblighi verso i molti architetti che negli anni ha contribuito a formare e, se davvero intendeva adoperarsi per il bene di Roma e della collettività, usando la sua autorevolezza, avrebbe potuto considerare la propria consulenza o incarico diretto prescindibile, favorendo e, nel caso, esigendo il confronto concorsuale.

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I progetti “donati” dal filantropo Portoghesi cominciano ad essere troppi ed eludono la libera e necessaria concorrenza tra progettisti. Infatti, dopo Via Giulia e San Silvestro, si aggiunge – da ultimo – la sede della Fondazione Istituto di ricerca pediatrica a Padova, inaugurata lo scorso giugno. Portoghesi probabilmente non ricorda che le migliori architetture italiane del ‘900 sono il risultato di un concorso; e – assieme a questo – ha dimenticato democrazia, pluralismo, pari opportunità. Forse il sindaco Alemanno – dal canto suo – non sa che nell’adiacente piazza San Silvestro, già nel 1731-  un Papa (!) – Papa Clemente XII  bandiva un concorso per la sistemazione  della Piazza e della Fontana di Trevi.

Appello per Piazzale della Radio a Roma

Continuano gli errori della Giunta Alemanno nella gestione urbanistica e architettonica della nostra città.

Appello per fermare la procedura di approvazione di un parcheggio interrato che stravolgerebbe l’assetto di Piazzale della Radio a Roma.

Non ha fatto tesoro l’amministrazione della vicenda del Pup di Via Enrico Fermi, che da più di un anno ha creato un’ insanabile contrapposizione tra Comune e  Municipio da un lato, e residenti  dall’altro.  Lo stesso copione rischia adesso di ripetersi a qualche centinaio di metri, in Piazzale  della Radio, oggetto del progetto di un parcheggio interrato di circa 500 posti auto, che sta per essere sottoposto al vaglio degli uffici comunali all’insaputa della maggior parte deigli abitanti del quartiere.

Ma a parte il solito interrogativo sull’utilità di un’opera, che è sì vicino alla Stazione Trastevere, ma anche vicino a  un altro Pup in via di ultimazione (Via Rolli) e a un’area,  tra viale Marconi e il  lungo Tevere, che  ha ampi spazi ancora non edificati ed incolti, dove potrebbero essere pianificati interventi molto meno impattanti, per il Pup di Piazzale  della Radio  c’è un’altra aggravante. Infatti  a giudicare dal rendering del progetto presentato nel 2009, che fino a poco tempo fa campeggiava anche sul sito del XV Municipio, l’assetto della piazza verrebbe completamente stravolto, senza alcuna consultazione preliminare né tantomeno processo partecipativo con i cittadini.   Le decine di alberi esistenti, tra cui una ventina di platani di prima grandezza,  verrebbero tagliati o spostati, devastando   una delle poche aree verdi fruibili  della zona. In cambio verrebbe costruita una struttura avveniristica per spettacoli all’aperto, con gradinate per ospitare decine di persone  in una zona densamente abitata.  E in mezzo verrebbe piazzata un’estesa vasca piena d’acqua, decisamente  sconsigliabile in uno spazio che dovrebbe accogliere anche bambini piccoli. E realisticamente,  miracoli  della computer grafica a parte, nell’area si impianterebbero  alberelli  e  cespugli, con  poca ombra per tutti .

C’è da chiedersi se, ammesso che i cittadini siano  favorevoli al parcheggio, non preferirebbero che in superficie  si realizzasse  un normalissimo giardino pubblico, con panchine per gli anziani e giochi per i bambini. E magari usare i soldi riservati alla sistemazione faraonica per lavori più urgenti e indispensabili nel quartiere.  Ma  c’è da chiedersi anche se non sarebbe obbligatorio e comunque opportuno, per uno spazio pubblico così importante ed esteso,  avviare un concorso d’idee per la sua sistemazione, come del resto accade per tutte le opere di questo tipo in tutte le grandi città italiane ed europee.

Il Coordinamento dei Comitati NO PUP e il Comitato No PUP Fermi, insieme a Cittadinanzattiva Lazio Onlus, Amate l’architettura, Coordinamento Residenti Città Storica, Quinto Stato, Respiro verde, Salviamo il paesaggio, Urban Experience, ha inviato un appello al Sindaco Aleamnno, al delegato ai parcheggi Vannini, all’assessore Visconti e  al presidente del XV Municipio Paris, chiedendo di fermare immediatamente le procedure di approvazione del progetto e di aprire un confronto con le associazioni e la  cittadinanza.

piazzale-della-radio-22

TESTO DELL’APPELLO:

Alla c.a. di

On.  Gianni Alemanno

Sindaco di Roma Capitale

Commissario Straordinario per l’Emergenza Traffico e Mobilità

Fax: 06/67103590- 06/6794759

On. Gianni Paris

Presidente del XV Municipio

Fax:

On. Alessandro Vannini

Consigliere delegato al   Piano Urbano Parcheggi

Fax: 06/671070712

On. Marco Visconti, Assessore all’Ambiente di Roma Capitale

Fax:  06/671071254

Ing.  Angela Mussumeci

UOP Pianificazione delle Infrastrutture Destinate al Parcheggio

Fax: 06/671070712

Dipartimento tutela ambientale e del verde-Protezione civile di Roma Capitale

All’attenzione del Dott. Tommaso Profeta

All’attenzione del Dott. Paolo prosperi

Fax: 06/77205724

Appello per Piazzale della Radio

Roma, 20 luglio 2012

Il Comitato di Via Fermi e il Coordinamento dei  Comitati No PUP, insieme a Cittadinanzattiva Lazio onlus,  da tempo si impegnano  per un Piano Urbano  Parcheggi più  a misura di cittadini  e di città , mettendo in discussione non solo le scelte che riguardano la realizzazione dei singoli interventi, ma i criteri generali  posti dall’amministrazione  a tutela della sicurezza dei cittadini, dell’ambiente e del bene pubblico.

Per  questo non possiamo che esprimere  una grande preoccupazione, oltre che delusione, nell’apprendere che sta proseguendo l’iter procedurale per la realizzazione di altri due parcheggi,  a poche centinaia  di metri di distanza dal Pup di via Fermi, in piazzale della Radio e in Piazza Meucci, senza che, come è accaduto per  Via Fermi, nessuno abbia ritenuto necessario confrontarsi preventivamente con i residenti e con cittadini del quartiere sulla necessità e sulle modalità di tali interventi.

E  noi vorremmo che non si ripetesse lo stesso copione seguito    dall’amministrazione per Via Fermi, che ha portato ad un conflitto pressoché insanabile  con i residenti, in particolare con il  Municipio,  che   dovrebbe essere  il punto di riferimento primario del rapporto tra cittadini e istituzioni.

Da tempo ripetiamo che, al di là della sigla “NO PUP”, non siamo contro i parcheggi “a prescindere”, ma vogliamo che, al contrario di quanto accaduto fino a oggi,  diventino un elemento strettamente collegato a un piano generale della mobilità  e dei  trasporti per la città e alle esigenze della sosta e della viabilità  delle aree interessate dai lavori.  E soprattutto  vogliamo che siano portati avanti nel rispetto delle regole e dei diritti dei cittadini.

Diritti che prevedono, come stabilito  dalla Delibera n. 57/2006, che gli abitanti del quartiere siano chiamati,  non solo ad esprimersi, ma a partecipare attivamente all’elaborazione dei  progetti urbanistici, soprattutto quelli  che stravolgono  completamente l’assetto  di piazze e spazi pubblici importanti, eliminando alberature, inserendo nuovi elementi architettonici, cambiando addirittura la natura degli  spazi e della loro fruizione.  Tutto questo non si dovrebbe poter fare senza un confronto con i cittadini interessati dalle trasformazioni, soprattutto quando queste sono introdotte in funzione della costruzione di un parcheggio con decine di box privati, che non porta loro  alcun beneficio diretto,  ma  anzi può causare notevoli problemi.

Ci riferiamo in particolare al progetto  del  parcheggio interrato di quasi 500 posti in  Piazza della Radio, che dopo una prima presentazione  nel corso di un’iniziativa nel 2009,   è rimasto  per anni  sul  sito del XV Municipio,  anche se ultimamente non ve n’è più traccia.   Ma  se sarà confermato che  il rendering  pubblicato su Arvalia  è effettivamente il progetto su cui saranno chiamati a breve a esprimere il proprio parere i rappresentanti di istituzioni, uffici ed  enti comunali, vogliamo fin d’ora sollevare  una lunga  serie di obiezioni di  merito e di metodo, condivise  con altre associazioni cittadine che insieme a noi  si impegnano per la difesa delle regole e del territorio e che sottoscrivono l’appello.

Cominciamo con le considerazioni di  merito: se è vero che i parcheggi inseriti nel Piano Commissariale dovrebbero essere  opere “di pubblica utilità” e  che l’intervento  potrebbe essere funzionale  alla Stazione Trastevere, bisogna considerare  che proprio a ridosso della stazione, in Via Rolli,  è in via di completamento un altro  parcheggio di 241 posti. E soprattutto che l’area tra viale Marconi e il  lungo Tevere ha ampi spazi ancora non edificati ed incolti, dove potrebbero essere pianificati interventi molto meno impattanti.

Vale la pena  di abbattere e rimuovere decine  di alberi della piazza, tra cui una ventina di platani di prima grandezza,  devastando   una delle poche aree verdi fruibili  della zona ? Qual’è l’interesse prevalente della collettività?

Ma prescindere dalla valutazione sulla opportunità della realizzazione del parcheggio,  su cui dovrebbero esprimersi anche  i residenti e i cittadini del quartiere, vogliamo mettere in discussione soprattutto il metodo che si vuole applicare per la stesura e l’approvazione  del progetto della sistemazione superficiale.  Perché  una trasformazione così radicale di uno spazio pubblico, che tra l’altro richiede un notevolissimo investimento economico,  non può essere valutata e approvata che attraverso una procedura condivisa e trasparente.

Già da una prima  analisi  del rendering di quello  che potrebbe essere il futuro assetto   della piazza,  si possono porre  vari interrogativi:

Se  è veramente prevista la costruzione di una faraonica struttura destinata ad ospitare spettacoli all’aperto, con  maxi schermo e gradinate  per accogliere decine  di persone: non sarebbe meglio sentire anche il parere degli abitanti delle centinaia di appartamenti che circondano la piazza, sul rischio di  rumorosità fuori controllo  nelle ore notturne?

E se ci sarà una  grande vasca piena d’acqua,  non potrebbe diventare un pericolo  per i bambini che , fino  a prova contraria, dovrebbero essere i principali utenti delle aree verdi?

E una simile struttura,  come tutte le opere che richiedono una costante e costosa manutenzione, non  rischia di diventare  in poco tempo  uno dei tanti monumenti al degrado urbano di cui è già sufficientemente costellata la città?

Chi ha pensato tutto questo? A vantaggio di chi?

E  soprattutto, chi gli ha detto che questo era quello di cui avevano bisogno i cittadini del  quartiere?

Non sarebbe meglio confrontarsi con i diretti interessati per capire se a Piazzale  della Radio è più utile una sistemazione così costosa e pretenziosa o se piuttosto basterebbe un normale  spazio verde, con panchine per gli anziani e  giochi per i  bambini, possibilmente all’ombra, quindi con una zolla sufficiente a ospitare alberi veri?

Non sarebbe meglio che la cittadinanza potesse esprimersi anche su come investire  l’eventuale –  e  molto consistente – cifra  degli oneri concessori del parcheggio,  e magari  optare per una sistemazione  meno costosa  per destinare la somma risparmiata  a lavori più urgenti e necessari per il quartiere?

E se invece la scelta dovesse essere comunque quella di rivoluzionare la piazza con soluzioni avveniristiche,  senza nulla togliere alla professionalità del progettista, non sarebbe obbligatorio e comunque opportuno, per uno spazio pubblico così importante ed esteso,  avviare un concorso d’idee per la sua sistemazione, come del resto accade per tutte le opere di questo tipo in tutte le grandi città italiane ed europee?

Comitato NO PUP Fermi
Coordinamento Comitati NO PUP

Cittadinanzattiva Lazio Onlus

Amate l’architettura

Coordinamento Residenti Città Storica

Quinto Stato

Respiro verde

Salviamo il paesaggio

Urban Experience

Per informazioni:

Riccardo Micheli

Anna Maria Bianchi 335/6930035

Riqualificazione di Piazza Caduti della Montagnola a Roma

In un periodo storico sempre più nero per la nostra Capitale, da tutti i punti di vista, ma soprattutto da quello urbanistico architettonico, esistono ancora delle piccole realtà in cui si cerca di fare il proprio lavoro con il massimo dell’impegno per migliorare i luoghi in cui viviamo.

Abbiamo chiesto a una collega architetto, dipendente del Comune di Roma, di raccontarci la propria esperienza nella riqualificazione di una Piazza in una zona semiperiferica della città, con tutte le difficoltà che ci sono oggi nella realizzazione di un’opera pubblica raccontate, per una volta, dalla parte di chi lavora all’interno dell’Amministrazione pubblica.

La nuova sistemazione della piazza caduti della Montagnola,  verrà’ inaugurata venerdì 27 luglio 2012 alle ore 11,00.

Racconto dell’Architetto Daniela Luisa Montuori:

Il progetto,  elaborato internamente all’Amministrazione Capitolina  – nella quale lavoro – ha interessato l’area compresa tra la Chiesa del Gesù Buon Pastore e l’area pedonale centrale, costituita quest’ultima da una sistemazione realizzata nel 2006 dallo stesso Dipartimento, in memoria dei militari e civili caduti negli scontri del 10 settembre 1943 contro le truppe naziste.

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Assumendo l’incarico di progettare il completamento della riqualificazione della piazza, assumevo anche il compito di dare una risposta alle richieste provenienti dal quartiere, contenute all’interno di due risoluzioni approvate dal Consiglio del Municipio Roma XI rispettivamente nel 2009 e nel 2010, dovendo tener conto, tuttavia, delle limitazioni imposte dall’importo – decisamente esiguo – disponibile per i successivi lavori di esecuzione (importo  a base d’asta pari ad Euro  103.888,03).

Si trattava infatti di utilizzare quanto rimaneva del finanziamento con il quale era stata realizzata – a seguito di Progettazione e Direzione Lavori dell’Arch. Alessandro  De Rossi – la sistemazione monumentale centrale.

Si trattava – nondimeno – di intervenire dopo che i lavori per realizzare un precedente progetto di “Riqualificazione di Piazza Caduti della Montagnola – II Stralcio”, redatto anch’esso dallo Studio De Rossi, erano stati interrotti pochi giorni dopo il loro inizio e successivamente  chiusi a causa delle proteste dei cittadini, riuniti in Comitati di quartiere.

Il progetto “bloccato” prevedeva il prolungamento dell’intervento centrale fino alla chiesa, attraverso la pedonalizzazione della sede stradale lì esistente antistante la Chiesa stessa (salvo mantenimento della viabilità di servizio) e la scomparsa delle serie di parcheggi a raso che l’affiancano: le cause scatenanti della reazione di un quartiere nel quale, come in tante zone di Roma, il fabbisogno di posti auto è vissuto drammaticamente.

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E ciò, malgrado l’area in questione fosse occupata da un parcheggio (PUP) sotterraneo che, in realtà, a tutt’oggi, risulta in gran parte inutilizzato.

L’estensione dell’area da riqualificare con il nuovo progetto: circa 2.500  mq, comprese le sedi viarie carrabili.

Un intervento di modeste dimensioni.

Per quali aspetti potrebbe essere considerato significativo?

Perché, pur “costretto” entro margini economici tanto ridotti, sembra essere riuscito a ricucire un piazzale, caratterizzato da parti distinte, trasformandolo in “piazza” attraverso l’applicazione – ai singoli frammenti – di soluzioni compositive minimali poste in reciproca correlazione.

Perché l’apprezzamento mostratomi dagli abitanti del quartiere, già nello svolgimento della Direzione dei Lavori – durante le fasi di un cantiere sostanzialmente “aperto”- mi ha confortato sulla validità delle scelte operate, man mano che i risultati si andavano visualizzando.

L’intento perseguito: creare “qualità urbana” utilizzando un linguaggio architettonico decisamente contemporaneo – senza compromessi  – ma tuttavia immediatamente comprensibile, in grado di materializzare con efficacia le soluzioni “funzionali” volute.

Anche, per dirla brevemente: “dare valore” attraverso un intervento che, in quanto basato sul mantenimento della percorrenza veicolare e della sistemazione con parcheggi a raso preesistente, potrebbe apparire rinunciatario nelle premesse.

Il cantiere. Organizzato per tranches corrispondenti a due distinte aree principali:

1. il marciapiede corrispondente al sagrato della chiesa – riaperto alla fruizione pubblica già nel dicembre 2011;

2. l’area  interposta tra l’ampia carreggiata stradale antistante l’edificio di culto e l’area monumentale centrale.

Si tratta di lavori che ho diretto con una presenza in cantiere assidua, quasi giornaliera, nell’intento di esercitare un controllo costante sull’esecuzione delle opere stesse e di individuare immediatamente, insieme all’impresa, le soluzioni ai frequenti imprevisti, piccoli e grandi.

Il “prima” e il “dopo”. La differenza.

Se non si abita, non si vive giorno dopo giorno uno spazio urbano – una strada, una piazza – è difficile apprezzare il senso di una trasformazione che, osservata da occhi esterni, sembra risolversi in una operazione di “rifunzionalizzazione”, in un semplice esercizio di taglio ed ampliamento di marciapiedi e nella loro “ripavimentazione”.

Ma…“prima”, cosa c’era?

Un  piazzale nel quale l’area verde – al centro –  non comunicava “spazialmente” con il marciapiede della chiesa, marciapiede che, sia pur degradato e poco attraente, rivestiva comunque un ruolo “funzionalmente” importante, sia per la presenza dell’edificio di culto che per il suo connotarsi come corridoio di collegamento tra strade a notevole densità commerciale, all’interno del quartiere stesso (via Fonte Buono e via G. De Ruggero).

La sistemazione monumentale terminava in una pedana, pavimentata in travertino, interrotta bruscamente dalla fascia (riconoscibile per la presenza di due pini) utilizzata come parcheggio per auto, affiancata all’ampia carreggiata stradale.

Per raggiungere in sicurezza quel marciapiede in fondo, il pedone doveva effettuare un percorso piuttosto lungo, utilizzando gli attraversamenti agli angoli con via Fonte Buono-via Vedana oppure con via De Ruggero.

E “dopo”?

Una piazza nella quale l’area centrale si estende, allungandosi sino alla chiesa del Gesù Buon Pastore, attraverso il nuovo intervento.

Una nuova pedana, realizzata in posizione centrale, in prosecuzione di quella preesistente, taglia la fascia-parcheggio, attestandosi al margine della sede stradale e consentendo, con un attraversamento pedonale creato ex-novo, il raggiungimento del sagrato della chiesa.

Grazie all’azione di sfondamento – funzionale e  visivo –  svolto dalla nuova pedana, la facciata della chiesa diventa la quinta, su quel lato, del nuovo “spazio urbano”.

Il sagrato viene avanzato, con la creazione di una pedana inclinata, quasi una piazzetta “carrabile”, realizzata in modo tale da agevolare l’accesso agli autoveicoli autorizzati, in occasione delle cerimonie religiose.

Il marciapiede della chiesa, così raccordato al resto della piazza, viene rimodellato, cioè ampliato, anche nelle zone d’angolo.

Strumenti di ricucitura laterale,  i nuovi marciapiedini con i quali si conclude il passaggio pedonale affiancato su un lato alla fascia di parcheggi e sull’altro alla griglia di aerazione del PUP.

Strumento invece di snellimento della viabilità, è  la creazione, all’angolo con via De Ruggero, di una corsia di “rientro” – concordata con l’XI Gruppo di Polizia Municipale –  che, consentendo di accedere al parcheggio a raso corrispondente al sottostante parcheggio P.U.P., di fatto instaura un sistema  rotatorio tutt’intorno alla piazza, strategico per la “ricerca del posto auto”.

Unico rammarico: l’esclusione dal progetto, per le limitazioni economiche già accennate, dell’area, occupata da eucalipti e pini, che fiancheggia la chiesa a sud-ovest:                     è auspicabile che essa possa essere oggetto – quanto prima – di un intervento specifico.

Le scelte progettuali.

Scendendo nel dettaglio? 

La nuova sistemazione, pur proseguendo, con allineamenti e materiali, i “segni” dell’intervento centrale preesistente, è tuttavia basata sulla ricerca di una maggiore essenzialità compositiva, regolata su una tessitura ortogonale.

Nondimeno, nella pavimentazione, ne riprende il contrasto cromatico travertino/basaltina.

E’ strutturata in “zone” che, pur presentando alcune differenziazioni, di fatto “rimandano” volutamente l’una all’altra.

Strategicamente – l’abbiamo già accenato – la pedana di collegamento con l’area centrale si attesta  sulla strada, anticipando la piazzetta “Sagrato” realizzata sul lato opposto: lì i rettangoli individuati dalle fasce di travertino si intersecano e si sovrappongono, con un disegno che si allarga gradualmente, aprendosi verso la chiesa e concludendosi, davanti all’inferriata/recinzione, in una barra – idealmente una linea, simbolicamente, una “soglia”.

Gli stessi dissuasori a colonnina in acciaio, parte allineati lungo i bordi dei marciapiedi e delle pedane centrali, parte aggiunti in corso d’opera all’interno della piazzetta/sagrato per “difendere” il marciapiede, individuano in realtà un  secondo sistema ad “intreccio” con i rettangoli del disegno a terra – stavolta secondo piani ad esso ortogonali.

Per inciso, i quattro dissuasori centrali sono stati concepiti in modo tale da consentire l’apertura del varco davanti al sagrato e disegnati appositamente.

L’attenzione al particolare.

La scelta degli allineamenti, così come il disegno vero e proprio della pavimentazione, è stata attentamente curata, anche e soprattutto in corrispondenza dei margini, nelle zone di “attacco” con i marciapiedi e le pavimentazioni preesistenti, nell’intento di ottenere, allo stesso tempo, continuità funzionale e continuità visiva.

In particolare, sul marciapiede adiacente la chiesa: in corrispondenza dell’angolo con via Vedana ed in contiguità con la zona – pavimentata in asfalto – occupata dall’edicola dei giornali, le fughe sono state alternate in maniera tale conferire ad alcune lastre una funzione di “filtro visivo”.

In sostanza: un progetto con un’impostazione generale per molti versi rigorosa, parzialmente contraddetta – tuttavia – dalla disposizione “libera” di alcuni elementi di arredo – le fioriere  che, allineate secondo spezzate irregolari, fanno da contrappunto alle vicine panchine.

Dipartimento “Politiche per la Riqualificazione delle Periferie”  di  Roma Capitale  (Assessorato ai Lavori Pubblici e Periferie).

Progettista e Direttore dei Lavori:  Arch. Daniela Luisa Montuori

Come si difende la dignità della professione

Il giorno 19 aprile corrente mese, in sede di assemblea di bilancio consuntivo, unica sede insieme alla assemblea di bilancio preventivo che l’Ordine di Roma concede agli iscritti per un confronto pubblico, il sottoscritto ha aspramente criticato l’operato del Presidente e del Consiglio per non avere agito nei tempi opportuni contro l’affidamento di una consulenza, a titolo gratuito, in corso d’opera, per la modifica del progetto relativo alla sistemazione di piazza S.Silvestro, da parte dell’amministrazione capitolina, al prof. Paolo Portoghesi.

Tale illecito, così da noi definito dalla descrizione della vicenda data dai giornali, fu rilevato da Amate l’Architettura e fu evidenziato in una lettera spedita al Presidente dell’Ordine circa 6 mesi fa, cioè in tempo per bloccare il progetto prima che venisse eseguito.

Tuttavia l’Ordine ha preso posizione tardivamente, cioè a piazza finita (perciò inutilmente), solo pochi giorni fa, dopo un commento critico di Umberto Croppi, ex assessore alle politiche culturali del Comune di Roma.

Questo è quanto ho contestato al presidente Schiattarella in assemblea e a questo mi è stato risposto di: “stare attento a quello che si dice perché noi abbiamo verificato la procedura e risulta tutto regolare“.

Bene, avete verificato ed è tutto in ordine.

Illustre Presidente la condizione che permette di affermare che “….risulta tutto regolare..” discende dall’aver verificato, Lei caro collega, che a Portoghesi è stato affidato un incarico  con parcella inferiore a 20.000,00 euro (e non gratuito). Solo in questo caso il Codice prevede la possibilità di affidamento diretto senza pubblicità e senza gara.

E allora, caro Presidente, in questi casi si fa una dichiarazione pubblica, anche a pagamento, nella quale si chiede al Comune di Roma di rettificare quanto dichiarato dal sindaco Alemanno (la consulenza a titolo gratuito di Paolo Portoghesi) perché, così come è stato dichiarato dal sindaco, si raffigura un illecito amministrativo, in quanto il Codice dei Contratti pubblici (Decreto Legislativo 12 aprile 2006, n. 163) non prevede la “consulenza” negli appalti pubblici, tanto meno a titolo gratuito.

Che si veicolino informazioni di questo genere è lesivo del decoro della professionalità degli architetti perché si svaluta il giusto valore al loro lavoro.

E’ questo, caro presidente Schiattarella, un problema deontologico, ben più grave dell’offrire la propria prestazione professionale a pochi euro su Groupon (come nel caso della collega Fastoso, unico caso di intervento rapido, sanzionatorio e implacabile che Lei si è concesso su questo tema).
Non ci venga solo a dire che è tutto in ordine (o in Ordine?), ma si adoperi per difendere efficacemente il decoro professionale di noi architetti romani, di fronte ad una amministrazione pubblica che lo ha ripetutamente violato.

Non esiste alcun progetto di Renzo Piano per il nuovo Teatro dell’Opera di Roma

Alcuni giorni fa i giornali riportavano le dichiarazioni del nostro Sindaco Alemanno in merito a un nuovo teatro dell’Opera che si dovrebbe realizzare a Roma nel quartiere Flaminio.

Il Sindaco dichiara: “il progettista del tempio della lirica nelle caserme di via Guido Reni sarà Renzo Piano”, l’Ordine degli Architetti da ampio spazio alla notizia sul sito architettiroma e il Presidente Schiattarella, preoccupato nel prendere le distanze dall’Amministrazione capitolina dopo le critiche alla sua partecipazione alla convention di Alemanno, pubblica un comunicato che condanna l’accaduto.

Noi di Amate l’Architettura chiediamo spiegazioni a Renzo Piano inviando una lettera dove facciamo presente all’architetto che un incarico diretto contrasta con il REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE DEL CODICE DEI CONTRATTI – D.P.R. N. 207/2010 Art. 252 Comma 3, che prevede in caso di lavori di particolare rilevanza sotto il profilo architettonico, l’opportunità di applicare la procedura del concorso di progettazione o quella del concorso di idee ai sensi dell’articolo 91, comma 5, del codice.

Inoltre gli ricordiamo che la sua popolarità nasce con il progetto per il Beaubourg in cui, nel luglio del 1971, una giuria internazionale di architettura, presieduta da Jean Prouvé, scelse, tra 681 progetti presentati, quelli degli architetti Renzo Piano, Gianfranco Franchini e Richard Rogers.

Se l’allora Sindaco di Parigi avesse dato un incarico diretto a noto architetto francese il giovane Renzo Piano avrebbe avuto qualche difficoltà a dimostrare le sue straordinarie qualità.

Non si fa attendere la risposta dello studio Piano che ci comunica che conoscono bene il Codice dei Contratti e che non esiste alcun progetto dell’architetto per un Teatro dell’Opera di Roma e non è previsto alcun incarico.

Quindi è tutta una bufala del Sindaco Alemanno per dimostrare che farà qualcosa per Roma in vista delle prossime elezioni?

Vedremo cosa accadrà, con la consapevolezza che gli staremo addosso per monitorare la correttezza delle procedure sperando che l’Ordine, oltre ai comunicati, voglia fare qualcosa di concreto nelle sedi opportune.