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La casa che non si sposta e la città malleabile

15 Marzo 2013

Leggo che in Cina ha fatto notizia il caso di un proprietario che si è rifiutato di cedere la propria abitazione per fare passare una nuova autostrada. I tecnici cinesi la strada l’hanno fatta lo stesso, indifferenti alla presenza dell’abitazione. Non si sono nemmeno deegnati ripensare il tracciato; non una curva, non un adattamento. Adesso la casa resta li, inamovibile, incastrata nell’autostrada; simbolo eloquente di come a volte la caparbietà (specie se contrapposta ad una equivalente) finisce con il generare mostri. Così come sono entrambe, la casa e l’autostrada sono inutilizzabili.

Da una parte la cosa mi colpisce un po’, visto che siamo abituati a pensare alla Cina come a un luogo governato con estrema autorità e fermezza da un regime dittatoriale; riesce difficile pensare a una qualunque forma di contestazione, ancorchè passiva. Mi sarei aspettato uno sgombero coatto, un arresto del singolo cittadino colpevole di ostacolare lo sviluppo della collettività; invece il proprietario non si è mosso e nessuno lo ha costretto ad andare via, per la semplice ragione che il compenso economico offerto non sembra adeguato al valore della casa. 

Si sa’ che siamo spesso vittime di preconcetti.

Dall’altra parte questa storia mi consola: tutto il mondo è paese. Anche nella remota Cina ogni tanto devono arrendersi alla volontà dell’individuo. La Cina comunista si ferma di fronte a una questione di indennizzo economico. Una rigidezza in ogni caso poco conosciuta dalle nostre latitudini.

Sarà perchè da noi il potere di veto è talmente radicato che abbiamo imparato ad aggirarlo, sarà perchè per noi la mediazione e il compromesso sono elementi bene radicati nel nostro DNA, ma qui da noi una soluzione si trova, sempre (prima o poi). 

Così per fare un semplice giochino provo qui a ricordare alcuni esempi di casi simili dei quali ho notizia (mi limito al caso romano). Casi diversi, sia per la natura degli interessi di cui sono portatori, sia per i risultati. Tutti casi che comunque denunciano le complesse dinamiche che incidono sulle trasformazioni urbane. Tutti casi dove invece alla fine l’opposizione di interessi contrapposti ha generato discontinuità. Discontinuità che oggi fanno parte integrante della forma urbana, senza che nessuno più ne ravvisi le incongruenze.

Chi ha letto Insolera conosce bene il caso del curvone della tangenziale Ovest. Qui non si tratta di singoli eroi contrapposti alla dittatura del governo centrale. Qui si tratta di una storia di manipolazione dello sviluppo urbano pilotata dalla speculazione edilizia che, se da una parte ha fatto in modo di far passare un’autostrada in mezzo a una delle più importanti ville storiche di Roma (Villa Pamphili), dall’altra ne ha letteralmente piegato il tracciato, salvaguardando l’edificabilità di un’area di proprietà dell’allora onnipresente Generale Immobiliare. Oggi il curvone della tangenziale (la vecchia Olimpica) è il paradiso dei motociclisti romani che si cimentano (con alterne fortune) nella piega in stile Max Biagi. Da sperimentare il tracciato nei giorni di pioggia. Quasi un genuis loci della mobilità romana.

La villa invece resta tagliata in due, solo dopo anni ricucita grazie ad un unico ponte pedonale.

immagine_villa-pamphili

Non dissimile la storia che ha interessato il terzo anello del GRA (Grande Raccordo Anulare). Il Raccordo, questo archetipo del confine, luogo immaginario con il quale i romani misurano la distanza dal centro. Un baluardo immaginifico che resiste alla crescente dispersione urbana, ponendosi come ultimo segnale significante della dimensione geografica della città.

Dove abiti?
In centro o in periferia?
Dentro il Raccordo o fuori dal Raccordo?
Una autostrada che si è nel tempo sostituita alle antiche mura. Si è arrivati a Roma quando si oltrepassa questo confine. Persino le tariffe dei taxi (e dei pony express) tendono a misurare il costo dei loro servizi in base al Raccordo. Eppure questo baluardo si è piegato alla logica dei singoli. Questa volta non più la logica speculativa che con la sua forza di Lobbying ha saputo indirizzare le scelte di governo. Semplicemente un gruppo di fabbricati prevalentemente abusivi, negozi di arredamento e showroom, che con gli anni hanno incrostato i confini del GRA, costringendo i progettisti delle opere del terzo anello a studiare tracciati alternativi. Anche qui l’abuso genera mostri; sacche di resistenza fondate sulla prevaricazione dell’abuso a danno dell’interesse generale. Una moderna isola sospesa nel flusso autostradale. Una traccia indelebile di presenza umana che segnerà per sempre il raccordo. 

immagine_raccordo-anulare

L’ultimo caso infine. Il solo nel quale si intravede un barlume di lucidà e coscienza civica: la Torre Salaria. In questo caso la presenza della torre archeologica ha bloccato (forse per sempre) qualsiasi possibilità di realizzare alcune infrastrutture. Da una parte la strettoia in uscita da Prati Fiscali continua ad essere una croce per tutti gli abitanti del IV° municipio (400.000 abitanti e praticamente due sole uscite stradali verso il centro); dall’altra la mancata chiusura dell’anello ferroviario (promessa non mantenuta sin dal primo mandato di Rutelli). La viabilità quindi sottomessa alla salvaguardia di un bene superiore: il valore della storia finalmente tutelato (per fortuna e giustamente). Così ben tutelato che oggi dentro alla torre ci hanno ricavato un ristorante. Il cittadino romano (che si abitua a tutto, ma non alla mancanza della buona cucina) ringrazia e si incanala nel traffico: “ahoo te movi? che ciò er pranzo der battesimo de la fijia de mi cognatoooo!”

immagine_torre-salaria

C’è da dire che ognuno di questi casi ci racconta la storia di una città (che può essere Roma, come tante altre) la cui forma è da sempre il risultato di strane e imperscrutabili dinamiche. Si dice che la città sia assimilabile ad un organismo; città come Roma sono organismi difficilmente controllabili.  Citta che sfuggono ad una definizione, perchè frutto di continue sovrapposizioni. Una dinamica che non appartiene solo alla storia, quando Papi e Imperatori rimescolavano di continuo le carte della città costruita, ma che può riscontrarsi anche in casi meno aulici come questi.

Per chi la vive sulla propria pelle, scontandone costi e vivibilità, questa perdita di controllo è insopportabile. Per chi osserva le trasformazioni territoriali in una prospettiva più dinamica non può sfuggire come queste discontinuità che affiorano e incrostano le forme urbane, sono alla lunga il luogo dove maggiormente l’esperienza umana ha la possibilità di manifestarsi. Nel caso cinese la strada è stata costruita comunque, indifferente alla presenza dell’abitazione (segno evidente di una fiducia granitica nel fatto che la casa verrà abbattuta, prima o poi). I casi che ho riportato sono invece il segnale di una diversa malleabilità; una debolezza nella cultura di governo del territorio, certamente, ma insieme un modello di pensiero che è poi lo stesso che ci guida da millenni e che caratterizza il nostro modo di sviluppare il territorio. Un modello che ormai appare sempre più difficile da sostenere; fatto di spinte troppo forti e distruttive per consentirne indefinitamente la manifestazione. Un modello con cui però bisogna sempre fare i conti quando si vuole ragionare sulle trasformazioni complesse del territorio.

La città, la sua forma, alla fine non è che il riflesso in negativo della presenza dell’azione umana. 

Sta a noi imparare a rendere questo riflesso uno strumento per non generare mostri.

Quali valori: regole in divenire?

25 Maggio 2011

Il 22 aprile scorso sono stato alla presentazione della Bouwfabriek ad Almere, il nuovo quartiere inaugurato dal Wethouder Adri van Duivenstein, alla presenza del sindaco e dello Stedenbouwkundige (un urbanista) Willem Jan Neutelings che si è occupato della realizzazione del Masterplan. Bene.

E’ stata un’occasione per capire un nuovo modo di fare architettura; è stata un’occasione per vedere realizzate opere dove è stato privilegiato l’uso degli spazi collettivi, che poi è il tema di cui mi sto occupando da più di un anno con il mio gruppo di lavoro, HOME MADE; è stata un’occasione per conoscere nuove tipologie dell’abitare, nuovi metodi di aggragazione, uovi sistemi costruttivi, nuovi regolamenti e nuove prospettive per gli spazi pubblici. Bene.

Tornato a casa, ed acceso il mio computer, ho trovato su internet un post del mio amico Architetto Alessandro De Sanctis, su di un’area destinata dalla Provincia di Roma a spazi pubblici: il paragone mi è venuto spontaneo: Alessandro mi chiedeva se qui in Olanda ci fossero spazi pubblici inutilizzati, che cioè non hanno una destinazione definita. Perbacco! Ci siamo esercitati tre mesi su di un’area libera proprio per studiarne una destinazione pubblica connessa alle residenze: abbiamo sviluppato il CPO, uno studio cioè sugli spazi collettivi (in Olanda lo spazio è tutto pubblico, o per lo meno pianificato su scala urbanistica, e per collettivo si intende quello spazio legato all’attività umana del ricrearsi, teorizzata dal Movimento Moderno…) Di più: ci siamo soffermati sul concetto di CPO+, dove quel+ sta ad indicare gli spazi pubblici legati alle diverse età dell’uomo. Per esemplificare direi: uno “speltuin” per i bambini dai 3 ai 13 anni, con tutti i giochi all’aria aperta, oppure un “muistuin”, per gli adulti dai 40 in su, o ancora un laghetto artificiale, una serra, una terrazza dove prendere il sole od una veranda dove ritrovarsi a parlare o a prendere il caffè, ed appunto ricrearsi. Bene.

Tornando ad Almere, alla manifestazione del 22 aprile era pieno di gente: c’erano architetti (architets), che vendevano i loro progetti, makelars (agenti immobiliari), che cercavano di accaparrarsi i terreni più a buon mercato per investirci, inwoners (abitanti), che cercavano di orientarsi alla ricerca di un’abitazione adatta alle loro esigenze, anche economiche. Bene.

Di seguito il sito: www.ikbouwmijnhuisinalmere.nl

Io ho seguito un paio di interventi: uno nel quale un timmermann (falegname), specializzato nella realizzazione di residenze di lusso, ci ha raccontato la sua esperienza, frutto della collaborazione con un Architetto nella realizzazione di una casa completamente in legno, tutta in materiale bioecologico. La mia prima impressione è stata positiva: ad Almere si stanno sperimentando varie novità:  vedi link

Gli architetti, per esempio, comprano i terreni ed offrono la loro prestazione adeguando il progetto alle tue esigenze, eliminando anche in questo caso il plusvalore dato dall’agenzia immobiliare. Ho visto per esempio su un catalogo progetti di case che si potevano modificare in funzione del numero degli occupanti, a fronte di una spesa irrisoria. E del resto casa……….. era disposta su due livelli, con la zona notte al piano di sopra, ma aveva un ingresso secondario per accedere ad un open-space inizialmente adibito a studio professionale, ma che un domani poteva trasformarsi senza grossi cambiamenti in una nuova unità abitativa. Ero incuriosito dal prezzo di costo di un’abitazione siffatta, e per farmi un’idea dal rapporto con l’Italia in generale e con Roma in particolare ho formulato la mia domanda: il prezzo di costo di quella casa si aggira sui 1.000 euro/mq. Bene.

Il fatto però che più di ogni altro mi ha colpito è che il Wethouder Adri van Duivenstein ha parlato di nuove regole per le costruzioni, che andranno scritte dopo la realizzazione della Bouwfabriek, invertendo quindi il processo legislativo usuale, che va dalla teoria alla pratica. Questa allora è la forza delle idee! Ricordo Neutelings, che nel suo discorso introduttivo ci raccontava come inizialmente fosse anch’egli incredulo rispetto agli spazi collettivi ed alla possibilità di sviluppare insieme agli abitanti un nuovo quartiere, ma di essersi reso conto con il passare del tempo che l’idea aveva un suo valore, da non sottovalutare…Bene.

Ricordo un altro workshop, di una abitante di Villa Overgooi, progettata da Next Architecten. La villa è una palazzina dove sei famiglie condividono tutti gli spazi comuni: ognuno ha una terrazza sua propria, ma poi gli spazi a giardino e tutto il terreno circostante la palazzina è destinato ad attività comuni: muistuin, speltuin e quant’altro. Bene.

Alla luce di quanto detto, credo sia evidente la differenza fra le regole che nascono dal basso, che sono frutto di un processo condiviso, e si adeguano alle esigenze del cittadino, e le regole calate dall’alto, che rappresentano dei vincoli (ossia strumenti coercitivi che nessuno spazio lasciano alla fantasia dell’uomo). Allora torniamo al discorso iniziale, su cui abbiamo impostato tutto il nostro ragionamento sui vincoli: qual’è il punto di partenza? E la domanda nasce di nuovo spontanea: perchè imporre un vincolo invece di costruire regole condivise dalla collettività? I vincoli possono costituire uno stimolo all’individuazione di soluzioni brillanti per superare i limiti ad essi correlati, ma non possono costituire l’unico punto di partenza, per di più inseriti nelle leggi che sono in contrasto con il comulne sentire, perchè altrimenti è logico che si instaura un meccanismo volto a scavalcarli ed a non rispettarli: L’ABUSIVISMO! In Olanda l’abusivismo non esiste, ma semplicemente  perchè non ci sono i vincoli…esiste invece un “schoencommissie”, commissione di bellezza, al vaglio della quale sono sottoposti tutti i progetti di modifica del territorio, che stabilisce che cosa si puà fare e che cosa no, ed ogni comune ha i suoi regolamenti, proprio come da noi! Bene.

Ora, potremmo stare a parlare per ore sull’opportunità di prendere esempio dall’Olanda per trovare un modo per uscire dalla crisi, ma sono convinto della forza delle idee, e dell’opportunità di partire da esse per superare i problemi. Una soluzione può certo essere quella di esplorare una terza via all’abusivismo ed ai condoni, prospettata da Alfonso Gambardella in un articolo sull’abusivismo apparso sul CORRIERE DEL MEZZOGIORNO (inserto di Napoli e Puglia del Corriere della Sera) del 24/02/2011. Per il resto chissà: chi vivrà vedrà!

Aspettiamo il prossimo condono!

1 Febbraio 2011

Storia verosimilmente inventata ma molto verosimile di ordinario abusivismo.

– Venga architetto, entri pure

– Signora mia ma che bella casa, complimenti!

– E si! È stato un affare, un mio amico lavora all’Ente di Previdenza; mi ha fatto sapere che c’era la possibilità di subentrare, io non me lo sono fatta dire due volte e ne ho approfittato.

– Caspita che fortuna! e non ha avuto problemi per le graduatorie? Non avevate paura che qualche coinquilino protestasse perché non avevate i titoli giusti?

– Nessun problema, il mio amico ha pensato a tutto. L’appartamento era di quelli che non sono stati assegnati in prima battuta e quindi soggetti ad assegnazione diretta, poi, per andare sul sicuro, mi sono fatta fare una ingiunzione di sfratto dal precedente proprietario, così in ogni caso risultavo essere tra quelli che potevano beneficiare dell’alloggio.

– Ah!

– poi se devo dirla tutta noi garantivamo più solidità economica di molti altri, mi dice il mio amico che molti dei richiedenti hanno redditi bassi, noi invece…… sa che mio marito ricopre quel posto importante?

– e non vi hanno chiesto nulla in cambio?

– ah no! Io queste cose non le faccio, per chi mi prende! Beh certo poi mio marito quando ha dovuto assumere quell’interprete qualificata, ha pensato subito alla figlia del mio amico.

– ah! Ed è brava?

– certo, ora si; dopo il corso, se la cava a sufficienza.

– il corso?

– si certo, d’altronde l’inglese doveva pure impararlo per quel posto no? Ma guardi qui la casa, l’ho appena fatta ristrutturare sa’.

– vedo vedo, ma vi conviene spendere tutti questi soldi? Per una casa in affitto poi?

– noo! che dice, i lavori sono costati pochissimo! Sa che l’impresa, che già lavorava per mio marito ci ha proposto di approfittare dell’acquisto di una partita di materiali, praticamente i pavimenti non li abbiamo pagati, anzi, non li abbiamo pagati per niente……. Eppoi dove vive Lei, lo sa che le case di questo ente sono state cartolarizzate? Abbiamo appena aderito e poiché la cartolarizzazione è stata avviata per l’intero immobile siamo riusciti ad usufruire dello stesso prezzo degli inquilini che c’erano allora; ho un amico avvocato che è un’autentica iena, un principe del foro! Riesce a trovare il minimo appiglio e zac! Ti trova il cavillo giusto per ogni evenienza! Sa che con lui sono riuscita a vincere la causa con Dolores, la badante che avevo licenziato quando era rimasta incinta, una iena le dico!

– chi?

– l’avvocato, l’avvocato; povera Dolores, quando l’abbiamo mandata via mi è dispiaciuto tanto, veramente…. Ma guardi, le finiture, guardi! Eppoi venga qui fuori in giardino, che le faccio vedere la chicca della casa, questa è un’idea dell’architetto, un mio lontano cugino neolaureato, l’ho chiamato perché me lo ha chiesto la zia, così gli abbiamo fatto fare esperienza;

– ah! E ne ha fatta?

– non tanto, non tanto; dopo un po’ ha mollato e ho dovuto fare tutto da sola; volevamo ampliare un po’ l’appartamento e abbiamo deciso di allargare il salone verso il giardino; guardi che meraviglia; gliel’ho detto che era una chicca! le confesso una cosa, l’idea era mia! le colonnine doriche le ho volute io, come l’idromassaggio; l’architetto a dire il vero non voleva neppure, diceva che non si poteva fare, ma siccome ho insistito lui non ne ha voluto sapere più niente; alla fine mi dica se non avevo ragione! Si vede che il ragazzo deve crescere, mica come lei che si vede che ha una certa esperienza.

– capisco, ma come avete fatto col permesso? Avete sfruttato la nuova legge sulla casa, immagino?

– Uh! se aspettavamo quella; no, che le devo dire……

ASPETTIAMO IL PROSSIMO CONDONO!