Articoli marcati con tag ‘a cosa serve l’Architettura’

Una serie di fortunate coincidenze

14 agosto 2017

[rumore delle onde in sottofondo]

Hypercantilever concept - Spacelab 2017-18

“Hypercantilever”, concept, Spacelab Architects 2017

– Papà tu sei architetto, giusto?
– Sì tesoro.
– E cosa fa l’architetto?
– L’architetto viene incaricato da altre persone (che si chiamano clienti dell’architetto) ad immaginare uno spazio per le loro esigenze e a farlo realizzare. Oppure a migliorare uno spazio esistente. O ragionare su come fare tutto questo in modo più sensato, accurato, sostenibile ed efficiente, utilizzando al meglio le risorse a disposizione.
– Uno spazio? Sarebbe a dire una casa?
– Non solo: può essere una casa o un altro tipo di edificio, sia pubblico che privato. Può essere un intero fabbricato, o uno spazio interno ad un edificio pensato da altri, o un luogo aperto, una piazza, un parco. Uno spazio fatto per durare anni, o secoli, o anche solo pochi giorni. O un’idea fantastica che resta solo sulla carta. Tutto questo, e altro ancora, lo chiamiamo architettura, ed è quello di cui io e tanti altri cerchiamo di occuparci.
– Quindi tutti gli spazi che vediamo intorno a noi sono architettura?
– Magari. Purtroppo non è così. Dicono che solo tre edifici su cento — cioè quasi nessuno — sono pensati e realizzati da noi architetti. E di questi, solo una minima parte può essere considerata “architettura”.
– Come mai così pochi?
– Perché ci sono anche altri mestieri, oltre a quello dell’architetto, che si occupano degli stessi spazi di cui ti parlavo, in modi in apparenza meno complicati e più sbrigativi. Siamo bravissimi a parlare tra noi architetti, ma spesso siamo un disastro a comunicare con tutti gli altri. Che si trovano costretti proprio da noi — spesso così inutilmente oscuri — a rivolgersi altrove, sebbene di architetti ce ne siano davvero tanti in circolazione, soprattutto in Italia.
– Tanti architetti ma pochissime realizzazioni? E come fate?
– Semplice: ci siamo organizzati.
Chi non è impegnato a realizzare opere ha molto tempo per studiare, parlare, scrivere, discutere delle opere degli altri. O per insegnare ad altri come fare — o probabilmente non fare — l’architetto. O per occuparsi di altre cose più o meno interessanti che nulla c’entrano con l’architettura. In ogni caso è una delle professioni più complesse di questo mondo.
– Ma allora perché hai scelto questo mestiere?
– Finché dura, avrei ancora intenzione di migliorare questo posto, un progetto alla volta.
– Esagerato. E poi pensi che meriti il tempo che gli dedichi ogni giorno, tutti i giorni?
– Hai una domanda di riserva?
– Certo: puoi spiegarmi meglio cos’è l’architettura?
– Oddio. Potrei dirti che è una convenzione, un termine su cui ci siamo messi d’accordo, ma non è così in realtà. Nessuno è stato mai capace di darne una definizione chiara e condivisa una volta per tutte. Ciascuno ha in testa una sua idea di architettura, e forse è anche giusto così.
Semplificando, l’architettura costruita potrei spiegartela come il risultato concreto, in forma di spazio e materiali, di una serie di condizioni (economiche, culturali, sociali) che coinvolgono tanto il progettista ed i suoi collaboratori quanto il cliente e il contesto in cui si trovano a lavorare. Un lavoro di squadra.
– E quindi?
– Quindi non pensare all’architetto come ad un artista solitario, che produce opere fantastiche frutto della sua pura creatività. E immaginati l’architettura come il risultato di una serie di positive coincidenze. Una botta di fortuna, o un incrocio di sentieri, per cui un cliente ispirato ha incaricato un bravo professionista a realizzare un’opera eccezionale. Non sempre queste tre condizioni riescono ad allinearsi in un unico progetto, ma quando accade è molto probabile che si tratti di architettura.
– Sì, ma se prima dicevi che gli architetti realizzano così poco rispetto a tutto quello che ci circonda, in fondo a cosa serve l’architettura per chi non è architetto?
– A cosa serve l’architettura. Bella domanda. È un po’ come per la musica, la poesia, le arti figurative: potrei dirti che serve a dare la misura della nostra civiltà come uomini, di quello che riusciamo ad immaginare e realizzare andando oltre il soddisfacimento delle banali esigenze funzionali o pratiche, pur essenziale in ogni architettura che si rispetti.
Serve a spostare più in alto l’asticella, a creare dei riferimenti, a dire al mondo e a chi verrà dopo: questo siamo, questo è lo spazio in cui intendiamo vivere e fare esperienze, questo è il nostro tempo e il nostro retaggio. Ti pare poco?
– Non mi hai convinto.
– Allora capisci perché realizziamo tre costruzioni su cento. Andiamo a farci un tuffo, dai…

(agosto 2017)

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Nota del curatore della serie “a che serve l’Architettura”.

L’articolo é postato a nome di Luca. Per conoscere meglio chi è e cosa fa di seguito riporto i suoi link:

web www.spacelab.it
blog spacelab.it/theblog
fan page facebook.com/spacelab.it
twitter Spacelab_it

Intelligenza collettiva

3 agosto 2017

Cos’è l’architettura? Si farebbe molto prima a dire cosa non è. Provo comunque a rispondere alla domanda imponendomi l’esercizio di elaborarla come se a farmela fosse stato un bambino delle elementari o, tuttalpiù, un adolescente delle scuole medie. Credo, per questo, possa essere strumento utile certamente ai non architetti nel comprendere meglio in maniera semplice cose che sfuggono al senso comune sull’argomento, ma anche stimolante per gli architetti stessi, poiché ricordare i fondamentali in un’epoca di continui reset di memoria anche sulle cose più banali, può rivelarsi ogni tanto vitale e necessario.
La specie umana abita il pianeta terra da milioni di anni. La società degli uomini è organizzata sin dalle origini secondo modalità comportamentali che somigliano molto ad altre specie viventi. Come ad esempio quelle di api, vespe, formiche o termiti che, in entomologia, vengono chiamati anche “insetti sociali”. Queste particolari specie animali, che si sono evolute e abitano il pianeta terra come la specie umana da milioni di anni, si distinguono per la loro capacità di costituire società ordinate e collaborative, in grado di costruire strutture abitative molto complesse quali alveari, termitai, formicai, pur essendo animali minuscoli con un sistema nervoso relativamente semplice. Dallo studio della capacità di cooperazione di questi insetti si è scoperto che, con poche indicazioni basilari e anche in assenza di capi guida o di progetti organici, gli “insetti sociali” sono in grado di cooperare per raggiungere obiettivi complessi. L’intelligenza limitata di animali minuscoli non è di per sé un impedimento alle loro potenzialità, perché , organizzati in gruppi di migliaia di individui, costituiscono una sorta di “intelligenza collettiva”, che ha portato alcuni studiosi a parlare addirittura di “superorganismo”.
Ora, la specie umana, che a partire dall’Homo Sapiens si è evoluta su questo pianeta in circa 200.000 anni di vita, nel suo modo di strutturare la società in cui vive, di organizzarsi, e di trasformare l’ambiente in cui abita, dimostra di avere forti similitudini in analogia con queste capacità.

L’architettura è la modalità di appropriazione dello spazio che la specie umana sa mettere in pratica per rispondere alle capacità organizzative dell’intelligenza collettiva che caratterizzano la propria specie.

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Collage n.01 | Costellazioni/Costell-Azioni/Co-Stelle-Azioni.

Collage n.01 | Costellazioni/Costell-Azioni/Co-Stelle-Azioni. Insieme di corpi (celesti) in movimento nello spazio. Insieme di corpi (anche celesti) che si muovono assieme in uno spazio vuoto. Corpi (e anime) che si spostano nello spazio secondo diagrammi geometrici relazionali | il filo rosso ricuce trame nel vuoto del mio collage surreale | Constellations | red wire sews wefts in the empty space of my surreal collage. Rielaborazione della locandina del film “l’anno scorso a Marienbad” di Alain Resnais, 1961 | sullo sfondo scrittura in Braille | Free processing of a frame of the movie “L’Année dernière à Marienbad”, Alain Resnais, 1961 | background Braille writing

 

L’architettura è il luogo in cui viviamo, il territorio che trasformiamo e lavoriamo da secoli con l’agricoltura, con le infrastrutture che usiamo per attraversarlo, con le città, i quartieri, le case che abitiamo, gli uffici dove lavoriamo, con le scuole dove studiamo, i parchi dove passeggiamo e giochiamo, i musei che visitiamo, con le fabbriche e i negozi che producono e vendono i prodotti che consumiamo, con le reti (di acqua, luce, gas, telefono, trasposti) che usiamo per l’energia, per comunicare con i nostri simili, per spostarci, con gli edifici di culto dove consumiamo i nostri rituali di vita e di morte, i porti dove approdiamo e da cui ripartiamo, le piattaforme di lancio da cui decolliamo alla ricerca di nuove forme di vita su altri pianeti.
Ma tutte queste cose hanno una forma e sono fatte di una materia esattamente come lo sono i termitai, gli alveari o i formicai. Le vespe e le api impastano e lavorano il miele che producono dal polline dei fiori, le formiche e le termiti, la terra e materiali naturali, come rami e foglie, che plasmano secondo schemi geometrici ben precisi per accogliere lo svolgimento di funzioni primarie di cui necessitano: la riproduzione della specie, il riparo e lo stoccaggio di scorte alimentari per la sopravvivenza.

L’architettura quindi non è solo la modalità di appropriazione dello spazio ma anche quella di manipolazione della materia che la specie umana sa mettere in pratica per rispondere alle capacità organizzative dell’intelligenza collettiva che caratterizzano la propria specie.

 

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Collage n.02 | Marilyn sfiora il soffitto.

Collage n.02 | Marilyn sfiora il soffitto. La linea rossa attraverso il mio collage surreale | Marilyn touches the ceiling. Red line through my surreal collage | Dedicato alla Bellezza e alla sua Musa-Divinità Afrodite. A differenza di altre dee che mai poterono scegliere nè compagni nè amanti, Afrodite fu libera e ne scelse diversi. Ares, il Dio della Guerra, da cui ebbe 2 figli, Deimo (Terrore) e Fobo (Paura). Ermes, il messaggero degli Dei, da cui ebbe il dio bisessuale Ermafrodito. Poi scelse Efesto, lo storpio Dio della fucina e del fuoco. Non ebbero mai figli ma il loro “matrimonio”, dalla natura fortemente erotica, suggella nel mito l’unione simbolica tra Bellezza e Tecnica da cui nasce l’ARTE, quindi anche l’ARCHITETTURA | Dedicated to the beauty and her goddess Aphrodite. differently from the other goddesses who could not choose neither husbands nor lovers, Aphrodite was free and could choose many. Ares, the god of war, from which she had two children, Deimo (Terror) and Fobo (Fear). Hermes, the messenger of the gods, to which she gave a son, the bisexual god Hermaphrodite. Then she chose Hephaestus, the cripple god of the forge and fire. They never had children but their marriage, by nature highly erotic, it seals in the mithe the symbolic union between Beauty and Technique from which it arises the ART, so also ARCHITECTURE. Fotomontaggio basato su foto di Lionel Freedman (Louis Kahn guarda il soffitto a tetraedri della sua Yale University Art Gallery, 1953), Milton Green (Marilyn Monroe, Black sitting series, 1956), (fonte incerta) Generative Design | photomontage based on photos by Lionel Freedman (Louis Kahn Looking at His Tetrahedral Ceiling in the Yale University Art Gallery, 1953), Milton Green (Marilyn Monroe, Black sitting series, 1956), (unknow sources) Generative Design

Architettura è la forma, la geometria, che diamo alle materie per fare il tetto sotto cui ci ripariamo, la stanza e il letto dove dormiamo, lo studio o il tavolo dove lavoriamo, studiamo, mangiamo, la cucina dove prepariamo i cibi che consumiamo, il giardino dove ci rilassiamo, il soggiorno di casa dove guardiamo la televisione o riceviamo gli ospiti, la scala sulla quale saliamo, il muro con il quale dividiamo e delimitiamo gli spazi delle nostre case, degli uffici, delle scuole, delle stazioni, dei musei. Architettura è la forma, la geometria, che diamo alle materie per fare le porte che attraversiamo, le finestre da cui ci affacciamo, i percorsi che percorriamo, i marciapiedi sui quali camminiamo, i cassonetti o i cestini dove gettiamo i nostri rifiuti, i bar dove ci incontriamo, le sedie e le poltrone su cui ci sediamo, l’autobus sul quale saliamo per andare a scuola, al lavoro o a fare shopping, il treno , la macchina o l’aereo sui quali viaggiamo…
Ma allora, se siamo come le api o le formiche quindi, l’architettura e la sua forma basta che rispondano solo a esigenze di tipo funzionale e niente più?
No, è la risposta.
Proprio perché noi, pur somigliando loro, non siamo, solo, come le api e le formiche né come nessun’altra specie, anche la più evoluta, che abiti assieme a noi su questo pianeta. Noi siamo in grado di creare e inventare qualcosa che nessun altro essere vivente dotato di “intelligenza collettiva organizzata” può. Qualcosa che si allontana molto dalla materia.
Noi, in quanto esseri dotati di autocoscienza, sogniamo ma creiamo anche il sogno. Da dove poi provenga questa autocoscienza è ancora un mistero sul quale gli scienziati oggi attraverso la chimica organica, le neuro scienze e le biotecnologie si interrogano sempre più.
Noi abbiamo inventato la metafisica. Questo significa che, in quanto esemplari appartenenti alla specie umana, siamo capaci di andare oltre le cose tangibili e concrete, possiamo essere “costruttori” anche di simboli e significati, cose intangibili ed astratte che si evolvono e cambiano anch’esse in base alle evoluzioni e ai cambiamenti della stessa società degli uomini.

 

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Collage n.03 | I Pilastri del Potere.

 

Collage n.03 | I Pilastri del Potere. La linea rossa tiene appese strutture in movimento nel mio collage surreale | The Pilars of Power. My red line keeps hanging structures in motion in my surreal collage. Rielaborazione dell’immagine “Torri del Potere, Torri di Trasmissione Elettrica”, foto di Will Connell, 1935; Ezralow Dance Company, foto di Lois Greenfield | free processing of Towers of Power, Electrical Transmission Towers, photo by Will Connell, 1935; Ezralow Dance Company, photos by Lois Greenfield 

 

 

 

 

 

 

L’architettura quindi non è solo la modalità di appropriazione dello spazio e di manipolazione della materia ma anche quella di costruzioni di simboli e significati, quella capacità di dare “sostanza a sogni sperati” che la specie umana ha messo in pratica per secoli, distinguendosi qui da ogni altra specie vivente. Se si perde la capacità di sognare, si perde la capacità di sperare, di immaginare, di progettare, quindi di dare sostanza a quei sogni, si arresta la spinta evolutiva che ci ha portato fino a qui, si attua un processo involutivo, si rinuncia a qualcosa di unico che abbiamo solo noi, si rischia di fare meno delle api, delle formiche o delle vespe. Rinunciare all’architettura significa rinunciare al sogno di una molteplicità o di un singolo, significa rinunciare alla nostra specifica intelligenza collettiva, tradendo l’obiettivo che dovrebbe essere in noi innato di rispondere, a modo tutto nostro, alle capacità organizzative proprie che caratterizzano la nostra specie.

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Collage n.04 | Sipari-Separé Urbani. interno oltre l’esterno.

 

Collage n.04 | Sipari-Separé Urbani. interno oltre l’esterno. La linea rossa è tornata e colpisce ancora nel mio collage surreale| Interior beyond Exterior . the thin red line is back and strikes again in my surreal collage. Rielaborazione di foto di: Amore e Psiche, Antonio Canova, 1788-93, Museo del Louvre; edifici romani, foto di Antonio Idini | Digital Collage, free processing of Roman buildings, photo by Antonio Idini ; Love and Psyche, Antonio Canova, 1788-93, Louvre Museum

 

 

 

 

 

A cosa serve l’Architettura? – Il riepilogo

17 luglio 2017

Riporto qui la lista degli articoli della serie.

Le regole del gioco, disattese dai più, sono semplici.

  • Rispondere alla domanda: “a cosa serve l’Architettura?”
  • Farlo utilizzando non più di 30 parole.
  • Aggiungere (almeno) una immagine, una foto o un disegno che esemplifichi il pensiero.

Di seguito la lista, che sarà aggiornata di volta in volta, di tutti i contributi.

Mattia Paco Rizzi, l’accordatura del liuto.

Luca Silenzi, fortunate coincidenze.

Cecilia Anselmi, l’intelligenza collettiva.

Santo Marra, la disponibilità del bene comune.

Gianluca Adami, la forma.

Aldo Canepone, la tensione dialogica.

Giulio Paolo Calcaprina, la coerenza.

Davide Vargas, la responsabilità.

Pietro Carlo Pellegrini, il regalo.

Domenico Fornarelli, il Geme.

Giorgio Mirabelli, il sangue che ci costa.

Roberto Malfatti, la Mezquita.

Luigi Prestinenza Puglisi, la Speranza.

Diego Terna, la ricerca.

Alfredo Giacomini, l’urgenza dell’Architettura.

Cristina Senatore, la consapevolezza.

Vilma Torselli, l’ipertesto.

Guido Incerti, la guida.

Vita Cofano, la sinteticità.

Emmanuele Jonathan Pilia, atti vandalici.

Stefano Nicita, la spiritualità.

Cristina Donati, spazio pubblico vs privato.

Raffaele Cutillo, il tradimento.

qui riporto alcune delle immagini di supporto fornite

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Disegno di Raffaele Cutillo. “La casa la voglio sospesa sul mare”. Omaggio a Malaparte, Gennaio 2016

disegno per giulio pascali

Cristina Senatore. Intervento grafico su dipinto “madonna della misericordia” di Piero della Francesca

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Roberto Malfatti. La Mezquita di Cordova

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Cecilia Anselmi. Collage n.03 | I Pilastri del Potere.

"Hypercantilever", concept, Spacelab Architects 2017.

“Hypercantilever”, concept, Spacelab Architects 2017.

Architettura…. Forma e finitura dello spazio

17 luglio 2017

A cosa serve l’Architettura?

è la domanda che sta ponendo Giulio Pascali agli architetti. Qui riporto la mia definizione.

L’architettura definisce forma e finitura dello spazio, ma soprattutto, attraverso un linguaggio fatto di materia, rappresenta e comunica dei valori.

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Rendering del progetto di Terragni su via dei Fori Imperiali

L’Architettura è tensione dialogica

10 luglio 2017

Confesso che non conoscevo l’arch Canepone. Per niente.

Questa ricerca è una sequenza di confessioni, dovute principalmente alla mia gigantesca ignoranza; ci sono colleghi espertissimi di tutto quello che è stato scritto, pensato e prodotto nella storia dell’architettura; ci sono colleghi super informati su ogni novità, nuovi prodotti, nuove realizzazioni, nuovi architetti o architetti meno nuovi ma non conosciuti al grande pubblico. Colleghi con le idee chiare.

Io non sono uno di loro.

Non lo dico per snobismo anti culturale. Non faccio parte di chi mitizza Fantozzi che esclama “è una cagata pazzesca!” ridicolizzando gli intellettuali. Anzi, i portatori di conoscenza, gli euruditi, sono la struttura portante dell’evoluzione e dell’innovazione. Non c’è ricerca senza conoscenza; quando si difetta di conoscenza tocca rubarla da chi ne ha in abbondanza.

Per questo per la mia ricerca ho deciso di coinvolgere gli altri; per questo punto a diversificare le fonti, i personaggi da coinvolgere.

Per questo il mio metodo (la mia linea editoriale) finisce con l’essere un po’ casuale, potremmo definirla una ricerca psicogeografica (e con questo sotto sotto, vi dico che un po’ di erudizione, nonostante gli sforzi, mi resta incrostata sulla pelle); navigo a vista, sia perchè non sono partito con una idea precostituita della risposta che mi aspetto, sia perchè più vado avanti e più mi rendo conto di navigare in mezzo ad una nebbia fitta. Gli articoli che pubblico non sono altro che apparizioni nella nebbia.

In questo contesto accolgo molto volentieri i suggerimenti degli amici; non è quello che si fa spesso quando si parte per un viaggio? si chiede tra gli amici qualche suggerimento? ma anche durante i viaggi, le scoperte migliori si fanno chiedendo sul posto, raramente si rimane delusi.

Ecco quindi che è saltato fuori Aldo Canepone, segnalato da una collega/amica di Amate l’Architettura.

Chi lo conosce mi assicura che la sua prosa rispecchia il suo carattere rigoroso e accurato, riscontrabile nella sua attività didattica.

La sua risposta “ufficiale”, 32 parole compresi gli articoli, è una poetica dichiarazione d’amore per l’Architettura e la sua disciplina… Eccola:

…l’architettura serve a far crescere un fiore nel deserto materiale… è una tensione dialogica tra disciplina e contesto espressa con sensibile coscienza…fiducioso angelo che accompagna il pensiero e l’azione…

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Aldo Canepone – l’angelo posato sull’architettura, presenza fiduciosa che misura e riflette – 2016

 

Aldo ci ha inviato anche un post scriptum che completa questa definizione, ampliando a tutto il contesto della nostra società la sua riflessione:

P.S.: note a margine: ovviamente l’architettura serve se è poesia ma serve (seppure questa parola in sé lascia qualche perplessità) ad elevare e riunire di senso compiuto e sensibile il contesto, troppo spesso di mera materialità (che è anche tanto altro, è anche storia e luogo, spazio e presenza fisica dell’ambiente umano, esperienza e conoscenza individuale e collettiva, ed è anche il sito, un territorio, un paesaggio, una comunità, l’occasione specifica ed una economia che la promuove, ecc.), non è (non dovrebbe essere) moda e non serv(irebb)e se è tale, se è serva del capitale le mancherà “il” fondo (e la testa), e non è solo poesia seppure è un’aspirazione ad un mondo migliore, ecco a cosa serv(irebb)e  il capitale, “serv(irebb)e” (l’architettura e per essa il capitale) alla collettività che vi si confronta e vi si riflette ed eleva, come per le utopie a volte qualcuna precipita e si concretizza, a volte bene, altre volte un po’ meno, dipende; insomma non è solo un mestiere ed un lavoro, al servizio di, e non è solo riflessione ed azione artistica, e non è solo disciplina, anche se lo è nel fondamento e nella sostanza, è tensione dialogica espressa dal e nel contesto con sensibile coscienza, appunto, mai sottoposta ad una flessione per non soccombere, è concentrazione ed impegno, costante, a volte un sorriso le riserba il dono della superficie distesa ma è tanta profondità anche laddove il mare (il contesto, materiale) non è sempre lo è. Potremmo anche dire dell’architettura che è tante cose e niente insieme, per questo è tensione dialogica costante ed operante con sensibile coscienza.

Insomma tutto infine torna dal vuoto da cui è partito avendo ognuno cercato di riempirlo, nella realtà che ha vissuto e vive, nel modo che ha ritenuto e ritiene essere il migliore, per l’architettura…e poi l’angelo che accompagna, suggerisce, misura e riflette…è la sua ombra…AC.

La coerenza dell’Architettura

Premessa: non ho voluto rispondere finora perché volevo vedere cosa avrebbero risposto gli altri interpellati. Perciò la mia risposta non è solo “pro” ma anche “contro”: contro la maggior parte delle risposte già date perché hanno perso di vista la finalità dell’Architettura, confondendola con altre cose.

A cosa serve l’Architettura?

L’Architettura è semplicemente un linguaggio abitabile, che alla stregua di altre arti, serve a comunicare dei concetti. La buona Architettura è quella che riesce ad esprimere, cioè a cogliere sinteticamente, il senso del proprio tempo. E come tutte le forme di espressione deve una coerenza interna, una propria grammatica.
Tutte le costruzioni che non tendono ad esprimere qualcosa sono classificabili come edilizia.
Allego a questo scritto quattro immagini di straordinaria “coerenza interna” che abbiamo mostrato nelle lezioni di alfabetizzazione architettonica condotte da Amate l’Architettura nelle scuole.
La buona Architettura è l’unica che sopravvive al giudizio di valore delle generazioni successive, perché travalica il proprio tempo e continua ad esprimere un contenuto anche con il contesto mutato.

 

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Concept design di Toyo Ito per il progetto del Prada Shop a Omotesando (Tokyo)

 

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Schemi compositivi della House IV di Eisenmann

 

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Ordini di Vitruvio nella prima edizione italiana di Cesare Cesariano

 

Tracé regulateur Le Corbusier

Tracé regulateur di alcuni edifici progettati da Le Corbusier

La responsabilità dell’Architettura

3 luglio 2017

Non me ne voglia Davide Vargas, ma prima di sapere che era un ottimo architetto, lo ho scoperto come un ottimo scrittore.

Scoperta fatta oltretutto sul sito Nazione Indiana, ovvero fuori dal giro degli architetti, dove mi è capitato di leggere un suo racconto dedicato al Flaminio.

Agli architetti, a molti di loro, piace scrivere; il che è un paradosso perché la nostra formazione dovrebbe essere di natura figurativa; il significante per noi è una forma, un’immagine, al limite un disegno, qualcosa che si spiega con un colpo d’occhio, mentre la parola scritta è sequenziale, impone una gerarchia, un inizio e una fine. Non è un caso che in molti corsi di composizione si pretenda dagli studenti che “i disegni parlino da soli”.

Questo non vuol dire che la parola scritta non sia idonea a descrivere l’architettura, o che spesso sia funzionale a chiarirne il senso, proprio perché impone una diversa codifica; la parola scritta è un diverso punto di vista rispetto all’immagine, complementare, divulgativo e al tempo stesso erudito. Parole semplici e slogan, per convincere il pubblico, contorsioni lessicali e retorica per affascinare l’accademia; poi spesso se si guarda il risultato compositivo si scopre che parole simili sono prese a prestito per giustificare architetture diversissime. Quante opere diversissime tra loro potremmo realizzare dietro alla fascinazione del “rammendo”? quante architetture altrettanto diverse si realizzano in nome del contesto? o della modernità?

D’altra parte il progetto di architettura, quello che poi va all’ufficio tecnico per essere approvato, o all’impresa per essere appaltato, non sarebbe completo senza la sua parte di testo (dalla relazione tecnica al capitolato) che ne descriva a parole le modalità di esecuzione; nei concorsi, i più furbi riempiono i disegni di testo, per dire.

Segno che evidentemente i disegni, da soli, non bastano.

Certo, in quel caso si tratta di una funzione tecnica, burocratica, “necessaria”, mentre il “Racconto di architettura” agisce sul limite del non necessario, sull’emozione, sul ridondante, che è poi l’ingrediente principale dell’esperienza.

Fatto sta che la parola scritta, quella narrativa, affascina gli architetti.

Nella mia ricerca non poteva mancare quindi uno che stesse a pieno titolo nel mestiere di scrivere.

Nel caso di Vargas mi è rimasto l’imprinting iniziale e tendo a considerarlo uno Scrittore-Architetto invece che un Architetto-Scrittore; sottigliezze; roba da polemica politica interna al PD.

Questa è la sua risposta alla domanda: a cosa serve l’Architettura?

L’opera di architettura [l’architettura non esiste…L.I.Kahn] si assume la responsabilità di costruire ambienti dove il pensiero umano si fa libero e oltrepassa gli orizzonti di civiltà già fissati.

salk