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	<title>Amate l'Architettura</title>
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	<description>movimento per l'architettura contemporanea</description>
	<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 15:25:53 +0000</pubDate>
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		<title>Viaggio attraverso le architetture “vere”, presunte utopiche, ritenute fallimentari</title>
		<link>http://www.amatelarchitettura.com/2010/03/viaggio-attraverso-le-architetture-%e2%80%9cvere%e2%80%9d-presunte-utopiche-ritenute-fallimentari/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:49:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Georgia Cardosi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<category><![CDATA[architetture utopiche]]></category>

		<category><![CDATA[gomorra]]></category>

		<category><![CDATA[vele napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Come prolungato eco nelle coscienze continua a colpire Gomorra. 
Più che evento mediatico dell’anno, configuratosi in forma scritta e in forma visiva, cinematografica, Gomorra non è solo un libro, nemmeno solo un film [...]
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Come prolungato eco nelle coscienze continua a colpire <strong>Gomorra</strong>.</p>
<p>Più che evento mediatico dell’anno, configuratosi in forma scritta e in forma visiva, cinematografica, <em>Gomorra</em> non è solo un libro, nemmeno solo un film.</p>
<p>Ci si augura possa essere l’eco della coscienza comune, che talvolta affiora e trova coraggiosa espressione nelle capacità espressive e nella sensibilità di un gesto individuale lucido, sapientemente maturato e privo di retorica.</p>
<p>Gomorra è una realtà complessa che abbraccia aspetti molteplici che riguardano l’individuo, la comunità, le complesse innervature della società intera nelle sue diramazioni sociali, economiche, filosofiche, etiche, politiche, culturali, antropologiche, storiche, e, che abbandonando la dimensione che a volte ci è più estranea, quella puramente intellettuale, punta diritto ai vari ruoli e responsabilità che ciascuno di noi svolge e agli atteggiamenti, spesso così pacatamente colpevoli.</p>
<p>Colpisce profondamente il libro che tanto fluidamente ci guida nei percorsi della mente fin nei più riposti angoli delle logiche perverse del profitto, del potere, dove si consumano tutti i sentimenti e da cui molti sentimenti partono. E scuote in altro modo, per altre vie, il film, che ci introduce a visitare con i nostri occhi i luoghi fisici delle perversioni e deviazioni così spaventosamente vere, esistenti, da abitare luoghi. E ci si chiede che luoghi siano questi, chi li ha pensati, chi li ha progettati e realizzati. Come se fosse l’anima di quel luogo a permeare della sua negatività l’uomo. Ed in parte è vero, è vero che il luogo influisce sui comportamenti, accelera, o nega, impulsi.</p>
<p>Di Gomorra film colpisce il complesso delle Vele di Napoli, oggetto di lunghe dispute in materia di utopie architettoniche fallite ed in parte abbattuto e respinto da alcuni degli stessi abitanti.</p>
<p>I ragazzini di 12 anni giocano “a Scarface” impugnando armi tra i ballatoi semioscuri del grande ventre della Vela. Qualche scena dopo si ritrovano in quelle stesse viscere a fare da sentinelle, non visibili, come soldatini guerrieri lungo i camminamenti di ronda delle mura fortificate della rocca impugnata. Si ripropone il modello del feudo, con le proprie leggi, i propri dazi da pagare, i propri privilegi. Questa volta la rocca non è proprietà dei signori, ma è stata data in concessione dallo Stato, attraverso la legge 167 per i piani di edilizia economica e popolare, ai nuclei economicamente svantaggiati. La Roccaforte della malavita organizzata, dove si consuma la morte quotidianamente, dove al ballatoio inferiore ci si sposa, mentre a quello superiore si controllano i traffici di droga; dove la spazialità tanto complessa studiata per l’integrazione organica, funzionale di molte attività finisce per servire la rete intricata di una realtà socio-economica altra, modello funzionante, a suo modo alternativo, all’utopia dello Stato democratico, col gran finale della morte violenta.</p>
<p>Dunque concentrazione demografica = malavita? Dunque altezza, cemento e densità di popolazione = malavita, disagio, povertà, miseria, corruzione, sporcizia…ecc…?</p>
<p>La biennale di Venezia sembra essersi fermata a questo punto, dopo una lunga enunciazione di città e di numeri. Con immagini, che non mancano mai, e Suoni. Mancavano gli Odori però, quelli delle bidonville, dei ghetti, che, se non ci sei mai stato non puoi capire. Poi il silenzio totale, il non progetto, la non ricerca.</p>
<p>Qualcuno forse e’ tornato a casa con l’immagine della densità madre della prostrazione dell’individuo, del fallimento della società. E con ancora impugnata l’idea ingenua e insufficiente della villetta con giardino, dimentica del villaggio africano progenitore.</p>
<p>Ma non è così. Grandi maestri dell’età moderna hanno dimostrato il contrario, con disegni certo, più che realizzazioni, ma quei disegni esprimevano idee politiche democratiche.</p>
<p>Ecco quello che la cultura architettonica contemporanea non è riuscita a comunicare, o comunque ha dimenticato, della ricchissima e senza eguali esperienza dell’architettura moderna, anni luce avanti in ipotesi di nuovi modelli abitativi, mai veramente applicati, ma relegati alla sfera della sperimentazione per poveri, per ghettizzati. L’ esperimento nell’esperimento. Dove la concentrazione edilizia e demografica ha servito la concentrazione dei diseredati, degli ineducati, dei disoccupati o i “diversamente occupati” (dalla camorra). Dove la comunità si stringe intorno ad altri “valori”, ma comunque si stringe e si identifica in un luogo, in un Organismo, che sono le Vele.</p>
<p>Ecco quello che l’architettura può essere: una stessa architettura abitata da una classe sociale diventa altro abitata da un’altra classe sociale. Può trasformarsi da simbolo di ricerca architettonica di lusso come nel caso dell’Habitat ’68 di Moshe Safdie a Montreal, a simbolo di cosa non farsi, quando le politiche soprattutto sono sbagliate e non ispirate a principi di democrazia. Molto illude la concessione fatta in segno di regalo ai non abbienti, che non è simbolo di democrazia ma di populismo che non incita al lavoro alla dignità individuale, ma al disprezzo. Corruzione nella corruzione.</p>
<p>E Gomorra ci dimostra che le vele di Napoli funzionano. Creano il senso di appartenenza, di identificazione. Si può nascere e vivere nella Vela. Si può uscire dalla vela, scappare, perché esistono i portali, i passaggi, gli spazi di comunicazione, gli spazi di sosta. Come in nessun altro habitat così ben delineati. La vela è un organismo ben identificabile, riconoscibile nel territorio, nel paesaggio. Sai da dove viene, chi viene dalle Vele.</p>
<p>E noi architetti non possiamo esimerci dal riflettere sul nostro ruolo determinante e su quello che la nostra professione significa per l’Uomo e la Comunità.</p>
<p>Ci si chiede se Gomorra sia anche architettura e città oltre che libro, film.</p>
<p>Gomorra insegna paradossalmente che le Vele permettono un’alta qualità del vivere, dalle terrazze-giardino, assolate, in parte utilizzate, agli spazi pubblici, dotati di “fontane”, come le piazze dei nostri borghi medievali, quello che nega la qualità sono le politiche, l’abbandono, la mancanza di infrastrutture, spina dorsale di qualunque habitat che voglia essere integrato al resto del territorio e non isolato e destinato alla deriva sociale ed economica.</p>
<p>La vera utopia che sbandiera quotidianamente sotto i nostri occhi a quanto pare è la democrazia. Basterebbe ammettere che non esiste e che non sarà mai.</p>
<p>E lasciare spazio ai propositori di risparmio del territorio, di modelli di abitazione a basso costo, che non significa per poveri, ma per tutti coloro che consapevoli del futuro e delle sfide che aspettano le prossime generazioni abbracciano con generosità le idee che quasi un secolo fa sono state elaborate sapientemente e progettate.</p>
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		<title>Sospeso il DDL 1865. Accolta dai Presidenti Nazionali la proposta di &#8220;Spazi Contemporanei&#8221; e di &#8220;Amate l&#8217;Architettura&#8221; per un tavolo tecnico</title>
		<link>http://www.amatelarchitettura.com/2010/03/sospeso-il-ddl-1865-accolta-dai-presidenti-nazionali-la-proposta-di-spazi-contemporanei-e-di-amate-larchitettura-per-un-tavolo-tecnico/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 19:01:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amate l'Architettura</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Azioni]]></category>

		<category><![CDATA[competenze professionali]]></category>

		<category><![CDATA[ddl 1865]]></category>

		<category><![CDATA[geometri]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnaliamo con piacere che l'azione di Amate l'architettura e Spazi Contemporanei ha contribuito a smuovere la situazione in merito alle competenze professionali. Riportiamo l'articolo pubblicato da Spazi Contemporanei sul  blog: www.architetturacatania.blogspot.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US"><a href="http://1.bp.blogspot.com/_o3FAALsGF0k/S4rWBmNavEI/AAAAAAAAAWM/TrhRyE1a5NU/s1600-h/Simona+no2.JPG"></a></span></p>
<p class="MsoNormal">Tratto da : <a href="http://architetturacatania.blogspot.com/2010/02/sospeso-il-ddl-1865-accolta-dai.html">architetturacatania.blogspot.com</a></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">Sicuramente la maggior parte dei lettori del blog conosce il Disegno di Legge 1865 presentato lo scorso novembre dalla Senatrice Architetto Simona Vicari (e sottoscritto tra gli altri dall&#8217;On. Salvatore Cuffaro). Per chi non avesse invece seguito la vicenda riassumiamo in breve quanto accaduto nelle ultime settimane: lo sconsiderato disegno di legge recante &#8220;<a href="http://parlamento.openpolis.it/atto/documento/id/37600"><span><em>disposizioni in materia di competenze professionali dei geometri, dei geometri laureati, dei periti industriali con specializzazione in edilizia e dei periti industriali laureati nelle classi di laurea L-7, L-17, L-21 e L-23</em></span></a>&#8221; avrebbe esteso le competenze dei geometri alla progettazione architettonica e strutturale in modo a dir poco sconsiderato per edifici fino a 3 piani e 5000 metri cubi.  Ovviamente tra gli Architetti ed Ingegneri d&#8217;Italia è nata una rivolta (una volta tanto in modo deciso e fortemente corporativo): - Il Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti Arch. Massimo Gallione, il 18 febbraio 2010 ha emanato un comunicato stampa con cui affermava, a nome di tutti gli iscritti una posizione &#8220;<em>contraria a qualsiasi provvedimento di modifica e di ampliamento delle competenze professionali realizzato al di fuori di concertazioni e di tavoli tecnici che coinvolgano le professioni interessate e che abbiano l&#8217;obiettivo di analizzare in modo adeguato le competenze e le prerogative delle diverse categorie professionali e le conseguenze di tali provvedimenti.&#8221;</em></span><span lang="EN-US"> - Su Facebook è nato un gruppo denominato &#8220;<a href="http://www.facebook.com/home.php?#!/group.php?gid=299202532065&amp;ref=ts"><span>NO al DDL 1865&#8230;</span></a>&#8221; che ad oggi ha quasi 7000 iscritti. - Più di 100 giovani architetti ed ingegneri catanesi hanno sottoscritto una accorata lettera indirizzata ai Presidenti dei COnsigli Provinciali degli Architetti ed Ingegneri della Provincia di Catania chiedendo una forte iniziativa istituzionale contro il DDL. - L&#8217;Associazione <a href="http://www.spazicontemporanei.it/"><span>Spazi Contemporanei</span></a>, insieme al <a href="http://www.amatelarchitettura.it/"><span>Movimento Amate l&#8217;Architettura </span></a>, per mano dei relativi rappresentanti Arch. Fabrizio Russo e Arch. Marco Alcaro, avevano avviato nelle scorse settimane due azioni: </span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">- una <a href="http://www.petizionionline.it/petizione/per-la-salvaguardia-dellarchitettura-contro-il-ddl-1865/725"><span>petizione </span></a>on-line che ad oggi ha raccolto più di 1500 firme per il ritiro del DDL 1865;</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">- una<a href="http://architetturacatania.blogspot.com/2010/02/lettera-aperta-ai-presidenti-nazionali.html"><span> lettera aperta indirizzata ai Presidenti dei Consigli Nazionali degli Architetti e degli Ingegneri </span></a>per invitarli ad avviare un tavolo tecnico al fine di scrivere una legge per il riordino e regolamentazione delle competenze professionali tra professionisti laureati nelle div erse discipline e tecnici non laureati.</p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">Leggiamo oggi con piacere su lavoripubblici.it che è avvenuto l&#8217;atteso incontro a Palazzo Madama richiesto dai Presidenti delle Consulnte Nazionali degli Architetti ed Ingegneri d&#8217;Italia, alla presenza dei vertici nazionali di Geometri e Periti tecnici, al fine di far ritirare il Disegno di Legge che ad oggi risulterebbe quindi sospeso a seguito di una dichiarazione della stessa Senatrice Vicari. Durante l&#8217;incontro è stata proposta la costituzione di un tavolo tecnico fra le quattro categorie tecniche che si prefigga di affrontare in maniera organica e complessiva il tema delle competenze professionali nel settore della progettazione e delle prestazioni correlate. Secondo noi, una riforma delle professioni è esattamente ciò che c&#8217;è da fare e lo stesso invito avevamo rivolto al Presidente Arch. M. Gallione nella <a href="http://architetturacatania.blogspot.com/2010/02/lettera-ai-geometri-ddl-1865.html"><span>lettera aperta </span></a>di cui sopra.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">Riportiamo di seguito il testo per esteso della news pubblicata sul sito l<a href="http://www.lavoripubblici.it/news/2010/02/edilizia-professioni/competenze-professionali-sospeso-il-ddl-vicari/"><span>avoripubblici.it</span></a> in cui si segnala tra l&#8217;altro che la protesta siciliana è partita dalle azioni intraprese anche dalla nostra associazione <a href="http://www.spazicontemporanei.it/"><span>Spazi Contemporanei</span></a>:</span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">&#8220;Dopo l&#8217;opposizione da parte del Consiglio Nazionale degli Architetti (<a href="http://www.lavoripubblici.it/news/2010/02/professione/consiglio-nazionale-architetti-no-all-arbitrario-ampliamento-delle-competenze-di-geometri-e-periti/"><span><em>leggi news</em></span></a><em>), arriva un comunicato congiunto da parte dei rappresentanti dei Consigli Nazionali degli Architetti P.P.C. e degli Ingegneri che, riunitisi a Palazzo Madama alla presenza dei presidenti dei Consigli Nazionali dei Geometri, dei Periti industriali, hanno ribadito con fermezza la loro opposizione verso il Ddl 1865, che stravolgerebbe in modo del tutto arbitrario e senza fondamento giustificativo le vigenti competenze professionali.</em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US"><em>Architetti e Ingegneri hanno puntato il dito contro il provvedimento, che non prenderebbe atto delle &#8220;delle competenze e delle prerogative delle diverse categorie professionali coinvolte, coerenti con gli specifici percorsi formativi, a garanzia della sicurezza dei cittadini, della qualità degli interventi in un territorio di grande complessità morfologica e di forte criticità fisica, e a tutela del paesaggio&#8221;.</em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US"><em>Per tale motivo i rappresentanti di Architetti e Ingegneri hanno ritenuto utile proporre la costituzione di un tavolo fra le quattro categorie tecniche che si prefigga, in tempi rapidi, di affrontare in maniera organica e complessiva il tema delle competenze professionali nel settore della progettazione e delle prestazioni correlate, con l&#8217;obiettivo di produrre un documento condiviso.</em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US"><strong><em>Segnaliamo, inoltre, la protesta siciliana partita <a href="http://www.spazicontemporanei.it/"><span>dall&#8217;Associazione Spazi contemporanei </span></a>e il <a href="http://www.amatelarchitettura.it/"><span>Movimento Amate l&#8217;Architettura</span></a> che hanno presentato una petizione contro il Ddl 1865 ed inviato una lettera ai Presidenti dei Consigli Nazionali degli Architetti, degli Ingegneri e dei Geometri affinché si affronti una volta per tutte il tema della presentazione di una disegno di legge per la riforma/riordino delle professioni e per la qualità dell&#8217;Architettura.</em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-US">testo di Ilenia Cicirello da Newsletter di Lavoripubblici.it</span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Costume Interiore di Enzo Cucchi.  Ovvero l’arte è pericolosa?</title>
		<link>http://www.amatelarchitettura.com/2010/02/costume-interiore-di-enzo-cucchi-ovvero-l%e2%80%99arte-e-pericolosa/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 12:46:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Qfwfq</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<category><![CDATA[arte]]></category>

		<category><![CDATA[Cucchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho sempre pensato che l’arte fosse pericolosa. 
Vivienne Forrester nel suo saggio L’orrore Economico, cita una battuta con la quale sostiene che “Baudleire è una pistola” [...]
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal">Ho sempre pensato che l’arte fosse pericolosa.</p>
<p class="MsoNormal">Vivienne Forrester nel suo saggio <em>L’orrore Economico, </em><span>cita una battuta con la quale sostiene che “Baudleire è una pistola”.</span></p>
<p class="MsoNormal">Christo impacchetta i monumenti per proteggerli simbolicamente dai pericoli della realtà esterna; idealmente preserva il nostro futuro dal pericolo del deteriorarsi del valore stesso del monumento.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Confesso ingenuamente che pensavo ci si riferisse ad un pericolo puramente intellettuale.</p>
<p class="MsoNormal">Mai e poi mai avrei pensato di considerare l’arte, l’esperienza artistica, un pericolo per l’incolumità fisica.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Vi invito quindi a visitare l’opera di Enzo Cucchi “Costume interiore” esposta in questi giorni al <a href="http://www.macro.roma.museum/mostre_ed_eventi/mostre/enzo_cucchi_costume_interiore">Macro</a>.</p>
<p class="MsoNormal"><img class="alignnone size-full wp-image-624" title="immagine-15" src="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2010/02/immagine-15.jpg" alt="immagine-15" width="794" height="265" /></p>
<p class="MsoNormal">Un’opera fantastica bellissima, meravigliosa!!!</p>
<p class="MsoNormal">Un viaggio uterino alla scoperta del mondo interiore della nostra anima.</p>
<p class="MsoNormal">Fisicamente ci si deve arrampicare intorno ad un cilindrone nero lungo una scaletta elicoidale esterna. Arrivati in cima, oltre a godere di una eccezionale vista del museo (quel poco che c’è), si comincia un viaggio a ritroso lungo una scala a chiocciola interna che attraversa tre livelli costellati di forme primordiali sospese nel vuoto.</p>
<p class="MsoNormal">Si tratta di una sorta di sassi bianchi di materiale leggero sui quali l’artista ha dipinto le sue immagini. Figure bianche su fondo nero che galleggiano all’interno del cilindro.</p>
<p class="MsoNormal">L’opera è molto suggestiva, la simbologia è chiara e immediata; un percorso di ascesa al cielo e un viaggio interiore di riconquista della terra e delle proprie origini arcaiche (o archetipe).</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Giovanni Lauricella ha definito l’opera <span>un’espressione </span><a href="http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=9620&amp;Itemid=67">artistica a metà tra l&#8217;installazione e l&#8217;architettura</a>.</p>
<p class="MsoNormal"><span><strong> </strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Talmente architettonica<strong> </strong></span><span>che qualcuno ha pensato bene di applicare alla lettera <a href="http://www.ambientediritto.it/legislazione/sicurezzalavoro/sicurezzalavoro.htm">le norme in materia di sicurezza del lavoro</a>.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Così sin dall’ingresso, al momento di pagare il biglietto si viene accolti con una bella liberatoria.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Immaginate lo sconcerto</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“prego dottò! Firmi qua!”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>“cos’è? mandate la newsletter? Io però sono già iscritto a quella dei musei di Roma. Sono venuto proprio perche mi avete avvisato…..”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“no è la libbberatoria”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“libbe chè?”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>“LLLì BBBBé Rà To Riiià. Se vuole non la firma ma poi non possiamo farLa visitare le opere, perchè se poi si fa male, Cucchi non si vuole prendere la responsabilità”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Le liberatorie sono due, perché le opere sono due. L’altra è un opera intitolata enigmaticamente <a href="http://www.macro.roma.museum/mostre_ed_eventi/mostre/roommates_coinquilini_valentino_diego_pietro_ruffo">“coinquilini”</a>, due opere che non si possono visitare se non a nostro rischio e pericolo……..</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Non ho la più pallida idea di cosa voglia dire, soprattutto mi inquieta la pericolosità dei “Coinquilini”, un po’ meno il “Costume interiore”.</span></p>
<p class="MsoNormal">Insisto, battibecco, argomento, pontifico, infine cedo, firmo e procedo armato di ben 2 buoni che mi apriranno le porte del rischio da opera artistica.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Quando mi ritrovo di fronte all’opera però capisco.</p>
<p class="MsoNormal">La scala elicoidale esterna dispone di un semplice parapettino, di quelli che si trovano nei cantieri, due correnti e via, non li ho misurati ma oserei dire che non rispettano la norma sui ponteggi, manca il ferma piede e non sono alti a sufficienza.</p>
<p class="MsoNormal">Analisi del rischio:</p>
<p class="MsoNormal">Probabilità di caduta dall’alto = 3</p>
<p class="MsoNormal">Danno Morte = 4</p>
<p class="MsoNormal">3&#215;4=12 che nella matrice di valutazione dei rischi equivale a un rischio alto</p>
<p class="MsoNormal">Misura di mitigazione: rete di protezione anticaduta.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Per la scala interna c’è invece il rischio degli urti alla testa perché gli scalini sono bassi e scendendo, distratti dall’opera (ci mancherebbe), si rischiano sonore craniate.</p>
<p class="MsoNormal">Probabilità di incidente alta = 3</p>
<p class="MsoNormal">Danno possibile: craniata = 2</p>
<p class="MsoNormal">3&#215;2=6 il rischi è di livello medio basso</p>
<p class="MsoNormal">Misura di mitigazione: applicare bande catarifrangenti bicolore (possibilmente bianche e rosse)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Forse le aperture laterali poste ad ogni livello sono state previste per consentire le uscite di emergenza?</p>
<p class="MsoNormal">Forse in origine il cilindro era completamente chiuso, per amplificare l’effetto del viaggio interiore.</p>
<p class="MsoNormal">Avranno valutato che la lunghezza delle rampe non fosse superiore a 15 e non inferiori a 3 pedate? E il rapporto alzata pedata sarà stato corretto?</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Fantastico!</p>
<p class="MsoNormal">Se non fosse che non ho trovato commenti (<a href="http://www.teknemedia.net/art-atlante/regioni/lazio/mostra/40469.html">Artkey</a>, <a href="http://art-collector.over-blog.com/article-enzo-cucchi-costume-interiore---macro-museum-of-contemporary-art-rome-43466732.html">Art Collector</a>, <a href="http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=85195">Exibart</a>, <a href="http://www.duesecolidiscultura.it/enzo-cucchi-costume-interiore/">Due secoli di scutura</a>) alla feroce satira del mondo ipermoderno, dove l’artista sbeffeggia la caducità della norma di fronte alla eternità del gesto artistico (una sorta di Pop Legal Art), avrei detto che l’assurdità manifesta dello scempio catarifrangente era voluta e ricercata……</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Niente di tutto questo, solo una semplice banale supina ricezione delle norme, a puro scopo cautelativo.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Occhio che d’ora in avanti per le visite ai musei occorrerà la cintura di sicurezza e fare un corso di preparazione…&#8230;</p>
<p class="MsoNormal">
<p><!--EndFragment--></p>
<p><!--EndFragment--></p>
<p class="MsoNormal">
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Non più certificazione delle prove per le indagini geotecniche</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 16:37:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Avai</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<category><![CDATA[NTC]]></category>

		<category><![CDATA[prove geotecniche]]></category>

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		<description><![CDATA[La norma (fumosa e vaga su molti aspetti come sempre) avrebbe stabilito che per le prove geotecniche non è necessaria la certificazione delle prove. In italia le società certificate si contano sulla punta delle dita e sono oberate di lavoro.
Ci sono molti enti locali (genio civile) che richiedono la certificazione anche se l’ordine dei Geologi ha diffidato gli enti locali. Risultato, o subisci ma a costo di tempi lunghi per le prove e maggiori costi, o rinunci, o trovi vie alternative.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come penso che ormai tutti sappiano le nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, di cui al D.M. 14/01/08 (NTC 08), entrate in vigore anticipatamente il 1° Luglio 2009 a causa del terremoto in Abruzzo, contengono significativi cambiamenti nell’approccio metodologico per la ricostruzione del modello geotecnico e geologico nonché per la progettazione e conseguentemente per le indagini geotecniche. In particolare mentre per i cambiamenti dell’approccio progettuale (si veda la “<a href="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2010/02/presentazione-ntc2008.pdf">presentazione NTC2008</a>” tratto dalla giornata di studio “<em>NTC2008-teoria e applicazioni pratiche” </em>tenuto dal Prof. Aiello dell’Università di Firenze -CGT) ormai sembra essere stata fatta chiarezza (si vedano anche le ultime circolari del Ministero delle Infrastrutture sulle applicazioni di tali norme  fra cui quella del 11/12/09  <a href="http://www.ingegneri.info/legge-scheda-18001.html">www.ingegneri.info</a>) rimane grande confusione in merito al settore delle indagini e delle prove: infatti il paragrafo 6.2.2 (“Indagini Caratterizzazione e Modellazione Geotecnica”), prevede che <em>“Le indagini e le prove devono essere eseguite e certificate dai laboratori di cui all’Art. 59 (1) del D.P.R. 06/06/2001, n° 380. I laboratori su indicati fanno parte dell’elenco depositato presso il Servizio Tecnico Centrale del Ministero delle Infrastrutture” (si veda per una cronostoria il seguente link: </em><a href="http://www.ordinegeologicalabria.it/public/allegati/Nota_certificazione_indagini.pdf)."><span>www.ordinegeologicalabria.it</span></a><span>)</span><em>.</em></p>
<p>A tal proposito si veda una comunicazione inviata dal Consiglio Nazionale dei Geologi (sottoscritta da tutti i presidenti degli ordini regionali, <a href="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2010/02/nota-conferenza-presidenti-oorr-e-cng2.pdf">nota-conferenza-presidenti-oorr-e-cng2</a>) a vari Enti Pubblici (fra cui gli uffici dei Geni Civili) in merito alla suddetta certificazione con cui <em>si invitano e diffidano gli uffici preposti al controllo ad accettare senza riserve gli elaborati geologici e geotecnici presentati insieme ai relativi risultati delle prove geotecniche finora eseguite alla luce di una sentenza del TAR Lazio, Roma, Sez. III sentenza n. 1422 del 18/8/2008 (</em>sentenza non appellata dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti<em>) che ha annullato sia la Circolare 16/12/1999 . 349/STC sia l&#8217;art 8 comma 6 del DPR 246/93 nella parte in cui prevede che l&#8217;autorizzazione prevista dall&#8217;art. 20  della legge n. 1086 del 5/11/71 riguardi anche le prove geotecniche sui terreni e sulle rocce nonchè tutti gli atti presupposti, conseguenti e comunque connessi</em>. All&#8217;interno della stessa nota viene definita anche impropria &#8220;<em>la richiesta di certificazione delle indagini  anche per le perforazioni ed il prelievo di campioni che non possono in alcun modo essere considerate &#8220;prove</em>&#8220;.</p>
<p>Tutto questo considerando anche la prassi adottata da alcuni Enti Pubblici di richiedere l’utilizzo di imprese certificate sta creando una situazione di estrema confusione che penalizza fortemente la stragrande maggioranza dei soggetti esecutori di indagini e prove geotecniche, poiché, allo stato attuale “non autorizzati” in quanto non iscritti nel succitato elenco depositato presso il Sevizio Tecnico Centrale (STC) del Ministero delle Infrastrutture.</p>
<p>In realtà come si può desumere dalla sentenza del Tar del Lazio e dai successivi pareri legali richiesti da alcuni ordini dei geologi regionali la richiesta da parte degli enti di utilizzare imprese certificate non ha ragion d’essere dal momento che la suddetta sentenza impedisce di concessionare i laboratori in forza della circolare n. 349/STC. Paradossalmente quindi tale sentenza oltre ad impossibilitare il Ministero ad abilitare nuovi laboratori ha fatto decadere anche le vecchie autorizzazioni.</p>
<p>Considerando che il Ministero non si è appellato, sulla base di quanto sopra, risulterebbe quindi inapplicabile la norma fino all’emissione di una nuova regolamentazione. Peraltro in alcune situazioni che  ci sono recentemente capitata di “contenzioso” sia con gli Enti che con i privati, a seguito della presentazione del documento allegato, è stato possibile utilizzare una società di perforazione non certificata.</p>
<p>Inoltre, pur partendo dalla necessità di regolamentare il settore delle prove geotecniche che attualmente assomiglia ad una giungla dove l’unico criterio che conta è il prezzo più basso (l’importante è riempire le cassette catalogatrici!), tale circolare ha, con un’interpretazione tecnica discutibile, esteso il significato di “prova geotecnica” anche alle “prove in situ” e più generalmente alle indagini geognostiche. Questa estensione viene integrata nel testo riguardante le prove geotecniche di laboratorio creando un dispositivo non adeguato alla realtà imprenditoriale del settore delle indagini <em>in situ</em>. Peraltro la circolare impone l’acquisto di strumentazione molto onerose e particolari che però non forniscono un miglioramento della professionalità e della qualità del servizio ma sembrano più che altro fatte per favorire qualche impresa.</p>
<p>Attualmente alla luce di tutto ciò si stanno cercando/applicando soluzioni locali (quali ad esempio l’utilizzo di imprese aventi la SOA o iscritte alla categoria OS21 o l’utilizzo almeno di laboratori geotecnici che risultavano autorizzati ai sensi della suddetta circolare). Giusto stamani un ente pubblico in un bando a cui stiamo partecipando ha inserito come requisito alternativo la certificazione ISO9001.</p>
<p>In attesa che il Ministero intervenga con una nuova regolamentazione (lo farà?) e considerando che le pochissime imprese concessionate (circa 10 a fronte di un totale di 700 imprese di perforazione) hanno tempi di intervento lunghissimi, che hanno costi esorbitanti e che sono localizzate solo in alcune aree, il mio parere (che sottolineo è solo quello di un addetto ai lavori “interessato” e non vuole essere un parere legale) è di rivolgersi solo ad imprese che abbiano attrezzature idonee all’esecuzione del lavoro richiesto (lasciamo perdere il padroncino che ha una sonda con cui fa dal pozzo al micropalo) che abbiano un curriculum professionale adeguato (richiedendo magari in fase di “gara” una lista di referenze e una lista delle attrezzature)  e abbiano possibilmente sviluppato sistemi di certificazione ISO 9001 o analoghe o abbiano l’iscrizione alla SOA (per quanto anche queste certificazioni non certifichino che le imprese sappiano fare il lavoro). Rammento poi che comunque è e deve essere compito del tecnico (in quanto professionista che firmando si assume la responsabilità di ciò che scrive) valutare e certificare anche la  qualità del lavoro (in senso lato dalla qualità dell’indagine al rispetto delle norme di sicurezza) e quindi certificare il dato geologico e geotecnico che viene fornito ai progettisti.</p>
<p>Alessandro Dott. Geol. Avai*</p>
<p>* Socio dello studio di Geologia Associato AB&amp;c che si occupa di indagini geologiche, ambientali e geotecniche e di progettazione di bonifiche ambientali</p>
<p>* consulente dell’impresa di perforazione Eurogeo srl di Paderno Dugnano, che dal 1997 lavora nel settore delle indagini geognostiche e dei lavori specializzati nel sottosuolo (sito <a href="www.eurogeosrl.it"><span>www.eurogeosrl.it</span></a>) che ha partecipato recentemente fra le altre alle indagini per la costruzione del nuovo Palazzo della Regione Lombardia, per il nuovo quartiere santa Giulia a Milano, per la progettazione linee 4 e 5 MM Milano.</p>
<p>*consulente della società Maeco srl che si occupa di gestione rifiuti</p>
<p>Per approfondimenti:</p>
<p><span><a href="http://www.geoforum.it/ubbthreads.php?ubb=showflat&amp;Number=76843">www.geoforum.it</a></span><span>;</span></p>
<p><span><a href="http://www.geologitalia.com/community-home/forum/2-professione-geologo/17-indagini-certificate">www.geologitalia.com</a></span><span>;</span></p>
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		<title>Lettera aperta di amate l&#8217;architettura e spazi contemporanei al CNA CNI CNG</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 16:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amate l'Architettura</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Azioni]]></category>

		<category><![CDATA[architetti]]></category>

		<category><![CDATA[competenze professionali]]></category>

		<category><![CDATA[dddl 1865]]></category>

		<category><![CDATA[geometri]]></category>

		<category><![CDATA[ingegneri]]></category>

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		<description><![CDATA[Il DDL 1865 ha riacceso vecchie polemiche tra architetti, ingegneri e geometri in merito alle competenze professionali. E' arrivato il momento di fare ordine nell'interesse di tutti, amate l'architettura e spazi contemporanei invitano i Presidenti Nazionali di Architetti, Ingegneri e Geometri a risolvere un problema che si trascina da troppi anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="Default"><strong><span style="font-weight: normal;">Architetto </span>Massimo Gallione</p>
<p><span style="font-weight: normal;">Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Via di Santa Maria dell’Anima, 10   00186 Roma</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Fax  06 6879520</span></p>
<p><a href="mailto:info.cnappc@awn.it"><span style="font-weight: normal;">info.cnappc@awn.it</span></a></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Ingegnere </span>Giovanni Rolando</p>
<p><span style="font-weight: normal;">Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Via IV Novembre, 114   00187 Roma</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Fax  06 69767048</span></p>
<p><a href="mailto:segreteria@cni-online.it"><span style="font-weight: normal;">segreteria@cni-online.it</span></a></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Geometra </span>Fausto Savoldi</p>
<p><span style="font-weight: normal;">Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Piazza Colonna, 361   00187  Roma</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Fax 06 48912336</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">cng@cng.it</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Oggetto: Competenze Professionali Architetti/Ingegneri e Geometri</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">La recente sentenza della Cassazione </span><a href="http://www.architettipalermo.it/pdf/Sentenza19292_07092009.pdf"><span style="font-weight: normal;">n. 19292/2009</span></a><span style="font-weight: normal;"> ha riacceso il dibattito sulle competenze Professionali tra Architetti/Ingegneri e Geometri. I Consigli Nazionali, da voi diretti, hanno diramato delle circolari dai contenuti contrastanti che hanno alimentato e riaperto polemiche che vanno avanti da decenni.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">In questo clima, non certo idilliaco, si inserisce il Disegno di Legge n. 1865 presentato dalla Senatrice Simona Vicari, (ironia della sorte un architetto), che allarga in maniera generosa e sicuramente superficiale le attuali competenze dei Geometri. </span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Noi crediamo che non sia questo il modo corretto di agire ma riteniamo ormai non più rinviabile il momento di porre fine a inutili polemiche e di mettere mano al riordino delle competenze professionali. </span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">L’Italia è l’unico paese europeo dove esiste un conflitto tra figure professionali che dovrebbero avere un ruolo ben distinto in quanto provengono da un percorso formativo completamente diverso. Ogni manufatto edilizio, dal più semplice al più complesso, dovrebbe essere seguito da architetti, ingegneri e geometri  agendo insieme con ruoli ben distinti, (basterebbe studiare l’etimologia delle parole architetto, ingegnere e geometra per comprenderne il ruolo).</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Vi invitiamo pertanto a sedervi attorno ad un tavolo, con il massimo spirito di collaborazione, per discutere le problematiche delle competenze e per aggiornare Leggi che regolamentano la professione, (RD n.2537 del 1925 e RD n. 274 del 1929), vecchie, obsolete e non più rapportabili alla società odierna. Provate a immaginare quanto sia cambiata la società dal 1925 ad oggi.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Ci auguriamo che vogliate accogliere il nostro appello nell’interesse di tutti i quasi 500.000 professionisti italiani tra architetti, ingegneri e geometri, ma soprattutto nell’interesse di tutti i cittadini italiani perché il raggiungimento della qualità architettonica è un valore che appartiene alla collettività.</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Roma / Catania 15-02-2010 </span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">SPAZI CONTEMPORANEI</span><span><span style="font-weight: normal;"> </span></span><span style="font-weight: normal;"> AMATE L’ARCHITETTURA</span></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Architetto Fabrizio Russo </span><span><span style="font-weight: normal;"> </span></span><span style="font-weight: normal;"> Architetto Antonio Marco Alcaro</span></p>
<div></div>
<p></strong></p>
<div><span> </span></div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L’inarcassa ha modificato il proprio statuto, gli architetti ne sono a conoscenza?</title>
		<link>http://www.amatelarchitettura.com/2010/02/l%e2%80%99inarcassa-ha-modificato-il-proprio-statuto-gli-architetti-ne-sono-a-conoscenza/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 11:38:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Marco Alcaro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<category><![CDATA[elezioni]]></category>

		<category><![CDATA[inarcassa]]></category>

		<category><![CDATA[Muratorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel mese di luglio del 2008 il Comitato Nazionale dei Delegati inarcassa ha definitivamente approvato le modifiche allo statuto, finalizzate a garantire la stabilità dell’ente nel futuro. 
Fino ad oggi non ci sono state comunicazioni ufficiali da parte di inarcassa in merito a queste modifiche, nel numero 4/2008 della rivista dell’ente viene pubblicato il nuovo statuto e si informano gli iscritti che le modifiche statutarie dovrebbero entrare in vigore nel 2009, ma soltanto dopo l’approvazione dei Ministeri Vigilanti, da quel momento fino ad oggi siamo nell’oblio [...]
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mese di luglio del 2008 il Comitato Nazionale dei Delegati inarcassa ha definitivamente approvato le modifiche allo statuto, finalizzate a garantire la stabilità dell’ente nel futuro.  Fino ad oggi non ci sono state comunicazioni ufficiali da parte di inarcassa in merito a queste modifiche, nel numero 4/2008 della rivista dell’ente viene pubblicato il nuovo statuto e si informano gli iscritti che le modifiche statutarie dovrebbero entrare in vigore nel 2009, ma soltanto dopo l’approvazione dei Ministeri Vigilanti, da quel momento fino ad oggi siamo nell’oblio.</p>
<p>Ho fatto un rapido sondaggio tra i colleghi e ho notato che una novità così importante è conosciuta da meno del 50% degli iscritti, questo la dice lunga sullo stato della comunicazione fra l’ente e i propri iscritti.</p>
<p>Andiamo a conoscere le novità del testo statutario modificato:</p>
<ul type="disc">
<li>l’art. 22 stabilisce la percentuale del contributo      soggettivo, tale contributo viene innalzato in 4 anni dal 10% al      14,5%<span> </span>con un aumento quindi      di quasi il 50% . Il contributo minimo relativo al contributo soggettivo,      ovvero quello che bisogna comunque pagare indipendentemente da quanto si      abbia fatturato, sta aumentando in 5 anni da 1200,00 a 1800,00 euro;</li>
<li>l’art. 23 stabilisce la percentuale del contributo      integrativo, tale contributo passa dal 2% al 4% con un aumento del      contributo minimo portato a 360,00 euro;</li>
<li>l’art. 25 stabilisce i criteri di calcolo della      pensione di vecchiaia, il numero di anni a reddito più elevato per il      calcolo della quota di pensione è aumentato fino a raggiungere i migliori      25 anni degli ultimi 30 redditi dichiarati, in origine era 10 su 15, è      evidente guardando il diagramma dei redditi rapportato all’età che ne deriva      un pesante abbassamento dell’ importo della pensione;</li>
<li>l’art. 26 stabilisce i criteri della pensione di      anzianità, viene innalzato il tetto di età + anni di iscrizione a      inarcassa che viene portato, con possibilità di ulteriore aumento, fino a      98 anni.</li>
</ul>
<p>In definitiva con un colpo solo si aumenta del 50% l’importo dei contributi, del 50% l’importo minimo degli stessi, si allunga l’età e il periodo di iscrizione per andare in pensione e si diminuisce l’importo delle pensioni. Tutto ciò in un periodo di grave crisi economica che ha già messo in una situazione di grande difficoltà gran parte degli architetti.</p>
<p>In realtà non sappiamo quando entrerà in vigore la riforma perché l’inarcassa non comunica con i propri iscritti e sappiamo che oggi è possibile a costi zero, l’ente possiede le caselle e-mail di tutti.</p>
<p>Nell’ultimo numero della rivista inarcassa il Presidente Muratorio dice: “<em>si tratta di poche, semplici ma fondamentali misure, che a partire dal 2010 renderanno più equa la ripartizione dell’onere previdenziale tra iscritti più giovani e iscritti meno giovani, portando ad esempio, dal 2% al 4% il contributo integrativo e innalzando gradualmente di 4,5 punti percentuali i contributi soggettivo</em><span>”.</span></p>
<p>Allora mi viene un dubbio, dal mese di gennaio dovrò mettere l’aliquota del 4% in fattura?</p>
<p>Per fugare ogni incertezza chiamo inarcassa e chiedo spiegazioni, mi si risponde che per il momento non c’è alcun aumento, provo a controbattere dicendo che è stato scritto dal Presidente di inarcassa sull’ultimo numero della rivista, ma mi si risponde in tono stizzoso, (perché chi risponde al telefono che è pagato con i nostri soldi deve essere così maleducato?), che non so leggere.</p>
<p>Ora mi chiedo, non sarà che a causa delle elezioni alle porte per il rinnovo dei Delegati inarcassa l’ente sta aspettando il dopo voto per fare una comunicazione ufficiale a riguardo?</p>
<p>Per caso il Presidente che si ripresenta con la sua squadra ha paura di non essere riconfermato?</p>
<p>Non sono soltanto questi i problemi dell’inarcassa, provo a farvene conoscere alcuni.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-584" title="inarcassa2" src="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2010/02/inarcassa1.jpg" alt="" /></p>
<p>Nel 2002 inarcassa bandiva un concorso nazionale ad inviti, (non si poteva fare un concorso aperto a tutti gli iscritti?),<span> </span>per la ristrutturazione di un edificio a Roma da adibire alla nuova sede degli uffici dell’ente. Passo ogni giorno davanti al cantiere assistendo ad uno spettacolo veramente triste, i lavori che dovevano concludersi il 5 giugno 2007 sono fermi da anni, c’è un contenzioso con l’impresa non si sa quanti soldi, (nostri), sono stati spesi, molto probabilmente non sarà più la nuova sede dell’inarcassa, non si sa quando si arriverà ad una soluzione. Si dice che il calzolaio ha sempre le scarpe rotte ma è paradossale che 145.000 tra architetti e ingegneri non riescono realizzarsi la propria sede.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-583" title="inarcassa-11" src="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2010/02/inarcassa21.jpg" alt="" /></p>
<p>Nel 2008 inarcassa ha perso in borsa 240 milioni di euro, (2.000,00 euro per ogni iscritto), ma era proprio inevitabile? Non sappiamo ancora i dati del 2009, ma nel frattempo il Comitato dei delegati ha deciso di mantenere la quota di investimento in fondi azionari pari al 21%, siamo sicuri che vogliamo affidare i nostri soldi alle borse mondiali?</p>
<p>Il Presidente Muratorio ha più volte sostenuto di voler aiutare i giovani, non molti mesi fa è intervenuta a Roma ad un congresso del Giarch, (Coordinamento nazionale dei giovani architetti italiani), dove ha ripetuto più volte che l’inarcassa vuole aiutare i giovani architetti, tutte belle parole ma non bastano ci vogliono i fatti. Per aiutare concretamente i giovani, perché non si comincia realizzando gare di progettazione riservate ai minori di 40 anni e magari a rotazione per l’affidamento degli incarichi nella gestione e manutenzione del patrimonio immobiliare dell’ente. Quasi nessuno conosce le modalità con cui oggi si affidano gli incarichi suddetti.</p>
<p>Perché non si affittano a canoni facilitati immobili di inarcassa per realizzare studi di giovani architetti, magari incentivando la formazione di team di almeno 10 professionisti ?</p>
<p>Sono tante le iniziative che si potrebbero intraprendere per dare un aiuto concreto ai giovani iscritti, non basta fare prestiti agevolati e dilazioni per i pagamenti dei contributi perché prima o poi i soldi bisogna restituirli.</p>
<p>Tutti noi conosciamo i tassi da strozzino e le penali assurde che l’inarcassa applica a chi non paga nei termini, sono proprio indispensabili?</p>
<p>Possibile che non si vuole instaurare un rapporto diverso con i propri iscritti?</p>
<p>Per tutte queste ragioni mi candido alle elezioni per il rinnovo dei delegati quinquennio 2010-2015.</p>
<p>A Roma si vota il 09-10-11 marzo 2010 presso il Notaio Fiumara – Piazza Orazio Marucchi, 5 – dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.30<span> </span>oppure tramite raccomandata.</p>
<p>E’ fondamentale andare a votare, Roma per 5 anni non ha avuto i propri delegati, se credi che sia necessario un cambiamento vai a votare.</p>
<p>ANTONIO ALCARO</p>
<p>Ho inviato una lettera aperta al Presidente uscente di inarcassa Architetto Paola Muratorio che si ricandida per un altro mandato.</p>
<p align="center">LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DI INARCASSA</p>
<p>Gentile Architetto Paola Muratorio</p>
<p>Presidente INARCASSA</p>
<p>Via Salaria, 221</p>
<p><a href="mailto:segreteria.presidenza@inarcassa.it">segreteria.presidenza@inarcassa.it</a></p>
<p><a href="mailto:protocollo@pec.inarcassa.org">protocollo@pec.inarcassa.org</a></p>
<p>Oggetto:<span> </span>ELEZIONI PER IL RINNOVO DEI DELEGATI 2010-2015</p>
<p>Sono alle porte le elezioni per il rinnovo dei delegati inarcassa 2010-2015, noto con piacere che Lei si ripresenta, Le auguro di essere riconfermata.</p>
<p>Credo che ci sia qualche problema di comunicazione tra inarcassa e i propri iscritti, nell’ultimo numero della rivista dell’ente Lei scrive nell’editoriale:</p>
<p>“<em>si tratta di poche, semplici ma fondamentali misure, che a partire dal 2010 renderanno più equa la ripartizione dell’onere previdenziale tra iscritti più giovani e iscritti meno giovani, portando ad esempio, dal 2% al 4% il contributo integrativo e innalzando gradualmente di 4,5 punti percentuali i contributi soggettivo</em>”.</p>
<p>La modifica dello statuto era stata comunicata, sempre nella rivista, nel numero 4/2008 doveva entrare in vigore nel 2009 ma si paventava uno slittamento al 2010, con l’anno nuovo mi è venuto un dubbio, dal mese di gennaio devo mettere l’aliquota del 4% in fattura?</p>
<p>Per fugare ogni incertezza chiamo inarcassa e chiedo spiegazioni, mi si risponde che per il momento non c’è alcun aumento, provo a controbattere dicendo che è stato scritto dal Presidente di inarcassa sull’ultimo numero della rivista, ma mi si risponde in tono stizzoso, (perché chi risponde al telefono, che è pagato con i nostri soldi, deve essere così maleducato?), che non so leggere.</p>
<p>Ora mi chiedo, non sarà che a causa delle elezioni alle porte l’ente sta aspettando il dopo voto per fare una comunicazione ufficiale a riguardo?</p>
<p>Il Comitato Direttivo ha paura di non essere riconfermato?</p>
<p>Probabilmente mi sbaglio è soltanto una coincidenza, ma sinceramente non capisco il perché non sia stata fatta una seria campagna d’informazione su una modifica così importante che ci riguarda, lo dico perché ho costatato che almeno la metà dei miei colleghi ne ignora i contenuti.</p>
<p>Le ricordo che oggi con la posta elettronica si può comunicare con gli iscritti senza spesa alcuna.</p>
<p>Credo che il problema della comunicazione riguardi anche altre problematiche di inarcassa.</p>
<p>Nel 2002 inarcassa bandiva un concorso nazionale ad inviti, (non si poteva fare un concorso aperto a tutti gli iscritti ?),<span> </span>per la ristrutturazione di un edificio a Roma da adibire alla nuova sede degli uffici dell’ente. Passo ogni giorno davanti al cantiere assistendo ad uno spettacolo veramente triste, i lavori che dovevano concludersi il 5 giugno 2007 sono fermi da anni,<span> </span>perché non s&#8217;informano gli iscritti su cosa sta accadendo?</p>
<p>L’inarcassa ha un notevole patrimonio immobiliare, quali sono le modalità con cui sono affidati gli incarichi ai professionisti per la manutenzione e la gestione degli edifici?</p>
<p>Un’informazione costante e puntuale su tutto ciò che avviene nell’ente e soprattutto su temi che toccano le nostre tasche, renderebbe più familiare e meno ostile il rapporto tra inarcassa e i propri iscritti.</p>
<p>Nel 2008 inarcassa ha perso in borsa 240 milioni di euro, (2.000,00 euro per ogni iscritto), ma era proprio inevitabile? Non sappiamo ancora i dati del 2009, ma nel frattempo il Comitato dei delegati ha deciso di mantenere la quota d&#8217;investimento in fondi azionari pari al 21%, siamo sicuri che vogliamo affidare i nostri soldi alle borse mondiali?</p>
<p>In un recente convegno a Roma del Giarch, (Coordinamento nazionale dei giovani architetti italiani), Lei ha più volte sostenuto di voler aiutare i giovani architetti, tutte belle parole ma non bastano ci vogliono i fatti. Per dare un contriibuto concreto ai giovani, perché non si comincia realizzando gare di progettazione riservate ai minori di 40 anni e magari a rotazione per l’affidamento degli incarichi nella gestione e manutenzione del patrimonio immobiliare dell’ente?</p>
<p>Perché non si affittano a canoni facilitati immobili di inarcassa per realizzare studi di giovani architetti, magari incentivando la formazione di team di almeno 10 professionisti?</p>
<p>Sono tante le iniziative che si potrebbero intraprendere per dare un aiuto concreto ai giovani iscritti, non basta fare prestiti agevolati e dilazioni per i pagamenti dei contributi perché prima o poi i soldi bisogna restituirli.</p>
<p>La riforma statutaria in arrivo entrerà in vigore in un momento storico di grave crisi, in definitiva con un colpo solo si aumenta del 50% l’importo dei contributi, del 50% l’importo minimo degli stessi, si allunga l’età e il periodo di iscrizione per andare in pensione e si diminuisce l’importo delle pensioni.</p>
<p>Si rischia di compromettere definitivamente una situazione, già difficilissima,<span> </span>in cui versano i nostri iscritti, siamo sicuri che non si può rimandare?</p>
<p>Le auguro un buon lavoro, se sarà riconfermata e spero di poter dare un mio contributo, sono candidato al collegio di Roma.</p>
<p>Antonio Marco Alcaro</p>
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		<title>Bisogna riconoscerlo: i geometri sono più bravi di noi</title>
		<link>http://www.amatelarchitettura.com/2010/02/bisogna-riconoscerlo-i-geometri-sono-piu-bravi-di-noi/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 18:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Marco Alcaro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<category><![CDATA[architetti]]></category>

		<category><![CDATA[competenze professionali]]></category>

		<category><![CDATA[ddl 1865]]></category>

		<category><![CDATA[geometri]]></category>

		<category><![CDATA[ingegneri]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi il mio amico collega Fabrizio Russo (dell'Associazione Spazi Contemporanei di Catania) mi ha comunicato una notizia incredibile, eppure è tutto vero.
I Geometri hanno utilizzato un architetto, la Senatrice Simona Vicari di Palermo, per presentare un disegno di Legge che spazza via definitivamente dall'Italia l'Architettura e gli architetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ero a conoscenza che i Geometri, a differenza degli Architetti, avevano forti &#8220;entrature&#8221; in Parlamento, ma che utilizzassero addirittura un architetto per distruggere definitivamente la nostra categoria è proprio il colmo. Bisogna riconoscerlo sono sicuramente più furbi di noi.</p>
<p>In data 07 gennaio 2010 il Consiglio Nazionale Geometri emana una circolare, (<a href="http://4.bp.blogspot.com/_o3FAALsGF0k/S3L2qx1ICKI/AAAAAAAAAVM/ii7GAyRYCtc/s1600-h/I+geometri+spingono+il+DDL+1865.jpg">vedi link</a>), ai Consigli provinciali, alla Cassa di Previdenza e ai Dirigenti di categoria per promuovere l&#8217;interessamento degli stessi a contattare i politici locali al fine di &#8220;sponsorizzare&#8221; il disegno di Legge  inoltre si sta attivando affinchè analoga iniziativa legislativa venga presa anche dai parlamentari di opposizione.</p>
<p>Gli unici che si muovono, come al solito, sono gli ingegneri, in data 20/01/2010 il Consiglio Nazionale degli Ingegneri emana una circolare, (<a href="http://www.ordinglc.it/Documenti/circolare_cni_296_2010.pdf">vedi link</a>), ai Consigli degli Ordini e alle Federazioni e Consulte degli Ordini in cui denunciano il tentativo di colpo di mano messo in atto dai Geometri e invitandoli a sensibilizzare senatori e parlamentari sulla gravità della situazione.</p>
<p>Il nostro Consiglio Nazionale reagisce prontamente ?</p>
<p>No,  per il momento non ci sono prese di posizione ufficiali.</p>
<p>Entriamo nel merito del disegno di Legge n. 1865: Disposizioni in materia di competenze professionali dei geometri, dei geometri laureati, dei periti industriali&#8230;..</p>
<p>Si presenta la legge facendo notare che i regolamenti professionali dei geometri sono vecchi più di 80 anni, non sono mai stati aggiornati e non rispondono più né allo sviluppo della tecnica né alle esigenze della società. Peccato che non si dica che la stessa cosa vale anche per gli architetti e gli ingegneri.</p>
<p>Si danno giustificazioni fantasiose affermando che: &#8220;<em>il regolamento del 1929 fissa il limite di competenza dei geometri all&#8217;interno dell&#8217;incerto concetto di modesta costruzione forse giustificato dalla particolare fase di ricostruzione e di cresita economica che caratterizzò l&#8217;Italia di quel lontano periodo</em>&#8220;.</p>
<p>Non vi sfiora il dubbio che il concetto di &#8220;modesta costruzione&#8221; sia rapportato alla &#8220;modesta formazione&#8221; di un geometra rispetto ad un architetto o ingegnere ?</p>
<p>L&#8217;art. 2  stabilisce la competenza dei Geometri nel progetto architettonico e strutturale, la direzione lavori e il collaudo statico di qualsiasi edificio ad esclusione di complessi di strutture organicamente e solidamente collegati svolgenti una funzione statica unitaria con cubatura superiore a 5000 mc.</p>
<p>Praticamente possono fare ciò che vogliono basta separare un edificio ogni 5000 mc. Non ci sono poi limitazioni nei lavori di risanamento conservativo, quindi mano libera anche sui restauri.</p>
<p>Come se non bastasse, l&#8217;art. 3  gli fornisce competenze anche in campo urbanistico. In pratica per loro diventa il paese dei balocchi, ma noi architetti abbiamo l&#8217;anello al naso?</p>
<p>Inutile dire che in tutto ciò, chi ha scritto la legge, (peccato che sia un&#8217; architetto), non ha alcuna idea di cosa sia la qualità architettonica.</p>
<p>Andatevi a leggere il Disegno di Legge  (<a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00447706.pdf">vedi link</a>)</p>
<p>Leggete anche <a href="http://architetturacatania.blogspot.com/2010/02/in-esame-al-senato-un-assurdo-disegno.html">Spazi Contemporanei</a></p>
<p>Il Disegno di legge è firmato anche dai Senatori Battaglia, Carrara, Cuffaro e Palmizio.</p>
<p>Noi di amate l&#8217;architettura ci opponiamo fortemente al disegno di Legge 1865 proporremo con altre Associazioni, presenti in tutto il territorio nazionale, una raccolta di firme per fermare il percorso della legge in Parlamento.</p>
<p>firma la nostra petizione: <a href="http://www.petizionionline.it/petizione/per-la-salvaguardia-dellarchitettura-contro-il-ddl-1865/725">vai al link</a></p>
<p>Ci sentiamo in dovere di scrivere una lettera al primo firmatario della legge ovvero all&#8217;architetto senatore Simona Vicari, fatelo anche voi:  <a href="mailto:vicari_s@posta.senato.it">vicari_s@posta.senato.it</a></p>
<p>Gentile Architetto Simona Vicari</p>
<p>Sentaore della Repubblica</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-572" title="vicari1" src="http://www.amatelarchitettura.com/wp-content/uploads/2010/02/vicari1.jpg" alt="vicari1" width="425" height="143" /></p>
<p>La questione delle competenze professionali in Italia tra Architetti ingegneri e Geometri è un problema che si trascina ormai da troppi anni.</p>
<p>La recente sentenza della Cassazione  <a href="http://www.architettipalermo.it/pdf/Sentenza19292_07092009.pdf">n. 19292/2009</a> ha riacceso il dibattito e noi crediamo che sia arrivato il momento di porre fine a inutili polemiche e di mettere mano al riordino delle competenze professionali. L&#8217;Italia è l&#8217;unico paese europeo dove esiste un conflitto tra figure professionali che dovrebbero avere un ruolo ben distinto in quanto provengono da un percorso formativo completamente diverso.</p>
<p>Il Suo DDL 1865 non ci sembra affatto un buon modo di risolvere il problema, semmai di creare problematiche assai più complesse  di quelle attuali, La invitiamo pertanto a desistere da questa sua iniziativa ed a collaborare nella realizzazione di un disegno di legge che riordini le competenze di tutte le categorie professionali (architetti, ingegneri, geometri e periti edili).</p>
<p>Lei, come architetto,  non dovrebbe avere a cuore il tema della qualità architettonica ? perché è passata dalla parte dei geometri non si rende conto che i geometri non hanno le competenze per poter &#8220;progettare&#8221; ?</p>
<p>Saper progettare non significa conoscere la tecnica con cui si costruisce una casa ma è una cosa ben più complessa.</p>
<p>Perché dobbiamo continuare a distruggere un paese già devastato negli ultimi 50 anni ?</p>
<p>Sperando in un suo riscontro Le alleghiamo una frase del libro &#8220;amate l&#8217;architettura&#8221;di Gio Ponti,  da cui nasce il nostro Movimento:</p>
<p>“<em>Amate l’architettura perché siete italiani,<br />
o perché siete in Italia.<br />
L’Italia l’han fatta metà Iddio e metà gli Architetti.<br />
Iddio ha fatto pianure, colli, acque e cieli.<br />
Ma i profili di cupole facciate cuspidi e torri e case, di quei colli e di quei piani, contro quei cieli, le case sulle rive che fanno leggiadre le acque dei laghi e de fiumi e dei golfi in scenari famosi<br />
son cose create dagli Architetti.<br />
A Venezia poi, Dio ha fatto solo acque e cielo, e senza intenzioni, e gli Architetti han fatto tutto</em>”</p>
<p>(Gio Ponti, Amate l’Architettura, 1957)</p>
<p>a m a t e   l’ a r c h i t e t t u r a<br />
Movimento per l’Architettura Contemporanea</p>
<p>Per chi volesse conoscere meglio la Senatrice, allego la sua scheda in senato:</p>
<p>Regione di elezione: Sicilia<br />
Nata il 17 marzo 1967 a Palermo<br />
Residente a Palermo<br />
Professione: Architetto</p>
<p>Deputato Assemblea regionale siciliana</p>
<p>Elezione: 13 aprile 2008<br />
Proclamazione: 25 aprile 2008<br />
Convalida: 3 novembre 2009</p>
<p>Segretario della Presidenza del Senato</p>
<p>Membro Gruppo <a href="http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=sgrp&amp;leg=16&amp;id=56">PdL</a></p>
<p>Membro della <a href="http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=scom&amp;leg=16&amp;cod=10&amp;tipo=0">10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo)</a></p>
<p>Segretario della <a href="http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=scom&amp;leg=16&amp;cod=87&amp;tipo=0">Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi</a></p>
<p>Membro della <a href="http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=bicamerale&amp;leg=16&amp;cod=40&amp;tipo=4">Commissione parlamentare per le questioni regionali</a></p>
<p>Contatti  E-mail: <a href="mailto:vicari_s@posta.senato.it">vicari_s@posta.senato.it</a></p>
<p>Mandati</p>
<p><span> </span>XVI Legislatura Senato</p>
<p>Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura</p>
<p>Segretario provvisorio della Presidenza del Senato dal 29 aprile 2008 al 29 aprile 2008<br />
Segretario della Presidenza del Senato dal 22 dicembre 2009</p>
<p>Gruppo <a href="http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=sgrp&amp;leg=16&amp;id=56">Il Popolo della Libertà</a>:<br />
Membro dal 6 maggio 2008</p>
<p><a href="http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=scom&amp;leg=16&amp;cod=8&amp;tipo=0">8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni)</a>:<br />
Membro dal 22 maggio 2008 al 22 maggio 2008<br />
<a href="http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=scom&amp;leg=16&amp;cod=10&amp;tipo=0">10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo)</a>:<br />
Membro dal 22 maggio 2008<br />
<a href="http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=scom&amp;leg=16&amp;cod=87&amp;tipo=0">Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi</a>:<br />
Membro dal 5 dicembre 2008 al 17 dicembre 2008<br />
Segretario dal 18 dicembre 2008</p>
<p><a href="http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=bicamerale&amp;leg=16&amp;cod=40&amp;tipo=4">Commissione parlamentare per le questioni regionali</a>:<br />
Membro dal 17 giugno 2008<br />
<a href="http://www.senato.it/loc/link.asp?tipodoc=bicamerale&amp;leg=16&amp;cod=27&amp;tipo=4">Commissione parlamentare per l&#8217;infanzia</a>:<br />
Membro dal 4 giugno 2008 al 17 giugno 2008</p>
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		<title>Uno scampolo di Paradiso</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 10:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Qfwfq</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<category><![CDATA[architetti]]></category>

		<category><![CDATA[geometri]]></category>

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		<description><![CDATA[Recentemente ho avuto la fortuna di vedere un documentario di Gabriele Vacis “Uno scampolo di paradiso” (2008) dedicato a Settimo Torinese, la città in cui vive alla periferia di Torino.
Il documentario è decisamente bello! amaro, divertente, profondo, a tratti anche commovente, infine molto positivo nel giudizio finale che il regista ci restituisce della sua periferia.
Il filo conduttore è, ovviamente, la periferia, tema scandito da una domanda che il regista si fa porre sistematicamente dai suoi amici: “Perché ti ostini a vivere in un posto come questo?” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recentemente ho avuto la fortuna di vedere un documentario di Gabriele Vacis “Uno scampolo di paradiso” (2008) dedicato a Settimo Torinese, la città in cui vive alla periferia di Torino. Il documentario è decisamente bello! amaro, divertente, profondo, a tratti anche commovente, infine molto positivo nel giudizio finale che il regista ci restituisce della sua periferia. Il filo conduttore è, ovviamente, la periferia, tema scandito da una domanda che il regista si fa porre sistematicamente dai suoi amici: “Perché ti ostini a vivere in un posto come questo?”</p>
<p>Questa città, quasi 50.000 abitanti alla periferia di Torino, è stata edificata quasi interamente dai geometri. Il regista intervista uno dei suoi principali artefici, il geom. Vacca, capostipite di una dinastia di costruttori che hanno fatto materialmente Settimo.</p>
<p>Senza essere pretenziosa l’intervista coglie bene il clima degli anni del boom economico in cui la città è cresciuta assorbendo l’impatto dell’immigrazione che veniva dal sud, ma anche dal nord est. Erano sicuramente anni in cui bisognava badare al sodo; servivano case dove vivere e nessuno chiedeva che fossero anche belle.</p>
<p>Si tiravano su interi quartieri, fatti di case semplici, squadrate, economiche, dove la gente viveva poco perché impegnata nei doppi e tripli turni di lavoro.</p>
<p>È ancora dell’altro ieri l’immagine di Torino città industriale triste e dedita unicamente al lavoro, la fabbrica, poco tempo libero, poco tempo per viverla veramente, la città…..</p>
<p>Ogni giorno arrivavano nuovi inquilini, nuovi abitanti, la vita era difficile e pericolosa.</p>
<p>Dall’intervista traspare l’orgoglio del costruttore, di chi sa di avere dato un contributo alla città in cui vive e di averlo fatto con soddisfazione; ma quando il regista pone la domanda:</p>
<p>“sono belle queste case?”</p>
<p>Le certezze vacillano un po’; il geometra, un po’ a malincuore e senza dirlo apertamente, lascia trasparire che: decisamente no! le sue case non potevano dirsi belle….. Solide, funzionali si! e a lui tanto basta.</p>
<p>Giudizio esteso a tutta la città.</p>
<p>Ancora peggio quando l’intervista si sofferma sulle cause di tale bruttezza.</p>
<p>Domanda: “di chi è la colpa?”</p>
<p>Risposta: “ma degli architetti! Naturalmente.”</p>
<p>Ammetto di essere sobbalzato….. poi mi sono tranquillizzato perché lo stesso sobbalzo deve averlo avuto anche il regista, e in fondo era evidente la contraddizione che il documentario riesce correttamente a mettere in luce.</p>
<p>Il documentario poi allarga il campo e affronta vari temi, di carattere più sociale che fanno capire come negli anni la vita sia decisamente migliorata, sia dal punto di vista economico che sociale. Si pedonalizzano le vie centrali, si fanno nuovi parchi, si costruiscono depuratori, aumenta la vita culturale e la gente vive più volentieri la città, la percorre si incontra si mescola e si integra.</p>
<p>Alla fine il semplice confronto con le periferie europee: quella inglese anonima e decontestualizzata e quella francese delle violenze e delle rivolte urbane, lascia intendere che in fondo la periferia italiana non ha nulla da invidiare alle altre: forse la signora Tatcher avrebbe avuto molto da imparare visitando Settimo Torinese, “Uno scampolo di paradiso”.</p>
<p>Insomma una città decisamente brutta, eppure, per chi la abita, una città vivibile, aperta, integrata, ma soprattutto vissuta, con orgoglio, dai propri cittadini.</p>
<p>Credo che il documentario inviti a riflettere noi architetti sul significato di qualità urbana e sulla reale capacità dell’architettura di incidere sul benessere e sulla qualità della vita di chi la abita.</p>
<p>Settimo rimane una città con profondi problemi sociali, ma possiamo sostenere che la risoluzione di questi problemi o il loro permanere siano così fortemente determinati dalla bellezza o dalla bruttezza delle sue architetture?</p>
<p>Possiamo inoltre con certezza affermare che una realtà costruita oggettivamente più bella, un’architettura “di qualità” intesa nel senso comune dell’architetto (non del geometra), sia alla base del miglioramento della qualità della vita?</p>
<p>Possiamo in altre parole affermare con certezza che l’architettura abbia la forza di determinare il bene e il male della città, di incidere sul destino dei suoi abitanti?</p>
<p>Non è forse vero il contrario, che sono invece le società civili che esprimono nel tempo le loro manifestazioni culturali, comprese le loro architetture; società civili che, consapevoli o no, esprimono se stesse nel paesaggio urbano da loro costruito che le rappresenta, sia in forma pubblica che privata.</p>
<p>La città non esisterebbe senza le persone che la abitano e la usano, e l’architettura non esisterebbe se non vi fosse una cittadinanza a cui dare risposte in termini di funzioni e spazi per l’agire sociale.</p>
<p>Noi lottiamo e affermiamo la forza e la validità dell’Architettura Contemporanea, laddove per Architettura intendiamo un insieme di oggetti e di trasformazioni spaziali progettati, dimensionati e realizzati rispondendo a esigenze che trascendono la semplice funzionalità ingegneristica dell’opera; nell’aggettivo Contemporanea però esprimiamo un atteggiamento mentale di attenzione ai problemi dell’oggi, stilisticamente rappresentati e contestualizzati nel presente.</p>
<p>Ma la domanda provocatoria è a questo punto se non sia stato il nostro geom Vacca il più contemporaneo di tutti!</p>
<p>Se la sua opera non sia stata inconsapevolmente la più rappresentativa della gente che ha vissuto la città da lui costruita.</p>
<p>La sfida che noi architetti dovremmo realmente imparare a cogliere è proprio questa.</p>
<p>La sfida della partecipazione sociale, intesa come ascolto delle richieste che vengono dal mondo esterno; mettendo da parte le snobistiche assunzioni che ci portano spesso a dare per scontato cosa sia il meglio per la società in cui pretendiamo di operare; a cui pretendiamo di imporre il nostro stile, moderno antico o razionale che sia, ma pur sempre imposto dall’alto.</p>
<p>Noi ci muoviamo con la convinzione che i nostro ruolo sia prevalentemente didattico; noi vogliamo insegnare al mondo cosa è giusto e cosa è bene per lui; ci scordiamo sempre che prima di insegnare le cose vanno studiate; ci scordiamo l’analisi, troppo spesso condotta da noi sulle cose gli oggetti costruiti, dimenticandoci sempre le persone; dimenticandoci l’agire umano.</p>
<p>È qui cari colleghi che gli architetti si giocheranno la vera sfida, laddove esiste una consistente parte della società che continuerà a rivolgersi ai geometri, sarà perché loro appariranno sempre in grado di fornire risposte a quello che viene loro richiesto; e non basterà una denuncia sociale a cambiare dall’oggi al domani una prassi comune così radicata; non basterà da sola una legge imposta dall’alto se non sapremo fare quel cambio di mentalità necessario ad insegnarci a recepire la realtà che ci circonda, prima di rappresentarla.</p>
<p><a href="http://www.scampolodiparadiso.com/scampolo_italiano/Home.html">www.scampolodiparadiso.com</a></p>
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		<item>
		<title>Ordini degli Architetti, è il momento di una svolta</title>
		<link>http://www.amatelarchitettura.com/2010/01/ordini-degli-architetti-e-il-momento-di-una-svolta/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 12:39:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Marco Alcaro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<category><![CDATA[cna]]></category>

		<category><![CDATA[elezioni]]></category>

		<category><![CDATA[ordini]]></category>

		<category><![CDATA[schiattarella]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 22 gennaio si è svolta a Roma la Conferenza nazionale degli Ordini degli Architetti, si percepiva già un clima elettorale, il mandato del Consiglio Nazionale termina a fine 2010. Il filo conduttore di molti interventi dei Presidenti provinciali, (tra cui Lucca, Roma e Firenze), è stato quello di constatare che negli ultimi 11 anni, (da Torino 1999), il Consiglio Nazionale continua a ripetere le stesse cose senza aver ottenuto alcun risultato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 22 gennaio si è svolta a Roma la Conferenza nazionale degli Ordini degli Architetti, si percepiva già un clima elettorale, il mandato del Consiglio Nazionale termina a fine 2010. Il filo conduttore di molti interventi dei Presidenti provinciali, (tra cui Lucca, Roma e Firenze), è stato quello di constatare che negli ultimi 11 anni, (da Torino 1999), il Consiglio Nazionale continua a ripetere le stesse cose senza aver ottenuto alcun risultato.</p>
<p>I problemi degli architetti in questi ultimi anni, non solo non sono stati risolti, ma al contrario sono aumentati.</p>
<p>E&#8217; arrivato il tempo di passare dalle parole ai fatti e non possono essere trascurate le responsabilità precise che il nostro Consiglio Nazionale ha avuto in questi anni, per esempio nella disastrosa riforma universitaria, (3+2 per intenderci).</p>
<p>L&#8217;Assemblea dei Presidenti, che si è riunita venerdì 22 a Roma, era composta anche da nuovi esponenti che hanno partecipato per la prima volta, dopo i recenti rinnovi dei consigli provinciali. Si respirava un&#8217;aria nuova, il clima - alla &#8220;Ceauşescu&#8221; - dei precedenti congressi in cui tutto veniva definito prima senza possibilità di un vero dibattito sta cambiando, siamo ad una svolta e speriamo che la maggioranza dei Presidenti si renderà conto che non si può più aspettare, bisogna cambiare rotta subito, per citare un italiano importante: &#8220;<em>Qui si fa l&#8217;Italia o si muore</em>&#8220;.</p>
<p>E&#8217; in quest&#8217;ottica che segnaliamo volentieri l&#8217;ultimo editoriale di Amedeo Schiattarella, (Presidente dell&#8217;Ordine di Roma), pubblicato sul numero 85 di AR, il bimestrale dell&#8217;Ordine degli Architetti di Roma.</p>
<p>Crediamo che sia necessario evidenziare alcune importanti e precise affermazioni fatte dal Presidente del maggior Ordine degli Architetti di Italia per dimostrare che il cambiamento di rotta non si può più rimandare.</p>
<p>tratto da <strong>AR</strong> n. <strong>85/2009</strong></p>
<p>di <strong><em>Amedeo Schiattarella</em></strong></p>
<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><span>Come avevo già anticipato nel mio precedente editoriale ritengo che sia oramai giunto il momento, non più rinviabile, di una più evidente accelerazione delle politiche del nostro Ordine.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Se fino a qualche tempo fa il nostro problema principale era quello di riaccreditare e ridefinire il ruolo di una istituzione che con il trascorrere degli anni mostra sempre più in modo evidente i segni di una incapacità di essere al passo con la società contemporanea , oggi, anche sulla base di un confortante segnale di sostegno da parte dei nostri iscritti durante l’ultima tornata elettorale, dobbiamo passare ad una fase più incisiva e più concreta della nostra strategia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span>Credo che tutti noi architetti italiani abbiamo la consapevolezza, maturata nella esperienza quotidiana, che la nostra professione non abbia mai versato in uno stato di crisi così’ profonda come quello in cui ci troviamo oggi e che questa situazione non è il frutto esclusivo di una contingenza economica sfavorevole, ma che abbia piuttosto a che fare con una mutazione strutturale del nostro mercato professionale e che quindi siamo di fronte ad una crisi che sembra destinata a durare nel tempo. Le criticità sono così numerose ed i livelli di complessità così alti che il solo tentare di rimettere ordine nella materia e di costruire un quadro organico della situazione rappresenta di per sé una impresa ardua; ciononostante, ritengo, <strong>che sia giunto il momento in cui il sistema ordinistico italiano debba farsi carico di questa responsabilità e dichiaro sin d’ora che l’Ordine di Roma<span> </span>svolgerà una intensa</strong></span><span> <strong>attività di promotore di azioni politiche</strong></span><span> coinvolgendo in una azione corale il più vasto numero possibile di ordini provinciali<span> </span>degli architetti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sul piano del metodo politico però non è più possibile inseguire i problemi cercando di tamponare in modo contingente le tante criticità che si aprono in continuazione all’interno di un quadro normativo che ha, di fatto, marginalizzato il nostro ruolo economico e sociale. E’ ora di definire una strategia ed un progetto par dare un futuro alla nostra professione e certamente non è sufficiente l’annunciato ennesimo tentativo di rilanciare una riforma delle professioni (leggi sistema ordinistico) perché, per quanto ci riguarda, se non si mette mano in modo radicale alle attuali istituzioni ordinistiche esaltandone il ruolo di tutela dell’interesse generale, modificandone i modi di operare, e consentendo una reale possibilità di esercizio della democrazia all’interno dei sistemi di rappresentanza, <strong>se cioè non diamo un ruolo utile ed un senso reale all’esistenza degli Ordini,</strong></span><span> <strong>siamo per la loro abrogazione</strong></span><span>. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Noi (in questo caso mi riferisco ai tanti ordini provinciali italiani degli architetti che sono riusciti a ritagliarsi nel loro territorio ampi spazi di credibilità sociale) abbiamo operato in questi ultimi anni per dimostrare che l’Ordine non solo è una istituzione utile, ma che, forse, è addirittura necessaria, ma la risoluzione dei problemi non può passare per effetto di iniziative di carattere localistico. E’ oramai il momento in cui, a partire dalla nostra situazione, deve nascere la consapevolezza che l’interesse generale del paese passa per una profonda e organica revisione del quadro normativo italiano nel settore professionale, ma che poi, all’interno del quadro generale delle professioni, esiste una vera e propria emergenza<span> </span>nel nostro specifico settore di attività che richiede una strategia mirata.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ritengo necessario, infatti, che questo nostro Paese (o piuttosto il mondo della politica) si interroghi se l’architettura rappresenti ancora un valore della nostra comunità e se il progetto (la pianificazione,…) sia ancora un fattore di regolazione nel governo delle trasformazioni territoriali che può aiutare ad apportare miglioramenti nelle condizioni di vita degli uomini e nella difesa dei valori della storia e dell’ambiente naturale o se, invece, sono solo gli interessi economici e le logiche di mercato a determinare (rendendo sovrastrutturale il ruolo del progetto) il futuro assetto dell’Italia.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>In caso di risposta affermativa (che ritengo inevitabile) non chiediamo un discorso<span> </span>come quello pronunciato dal Presidente Sarkozy all’atto del suo insediamento, ma un più concreto e profondo riordino delle leggi che governano il settore degli appalti pubblici facendo in modo che il concorso di progettazione diventi (come in tutti gli altri paesi europei) l’unica procedura per affidare incarichi, che nasca un progetto organico per il riordino ed il sostegno alla attività formativa, che si attivino politiche di incentivazione e di sostegno alla riorganizzazione del sistema professionale, che si favorisca la creazione di canali che consentano l’accesso degli architetti italiani ai mercati internazionali (dando anche una speranza di un futuro credibile alle nuove generazioni), che si sostenga il valore della nostra professionalità dovunque sia esercitata perché è posta al servizio degli interessi generali del Paese.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Credo, infine, che sia giunto il momento di affrontare e risolvere una volta per tutte una questione irrisolta (che volutamente si è evitato di affrontare, che ci trasciniamo da oltre ottanta anni e che rappresenta un fattore di rallentamento di tutto il nostro settore di attività)<span> </span>costituita dalla pletora di figure professionali che si sovrappongono in un groviglio indistinguibile di competenze che non ha precedenti in nessun altro paese del mondo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Se vogliamo veramente affrontare il mercato globale (di cui fa parte anche quello interno italiano)<span> </span>con qualche speranza di avere spazio per i nostri professionisti è necessario che arrivino a definizione, una volta per tutte, gli ambiti di competenza di ogni professione tecnica in modo da consentire la complementarietà delle conoscenze e favorire la nascita di organizzazioni interprofessionali in grado di competere in modo paritetico con la concorrenza internazionale che fa della multidisciplinarietà un fattore di rafforzamento della offerta professionale. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Siamo consapevoli, tuttavia, che per intraprendere un&#8217;azione incisiva su tutte queste questioni è necessaria una vera mobilitazione nazionale. Un&#8217;azione che sappia far pesare la forza di 140.000<span> </span>professionisti che chiedono strumenti per garantire maggiore qualità al nostro territorio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Ma per far questo occorre rifondare organismi di rappresentanza nazionale che siano in grado prima di tutto di suscitare negli architetti italiani la consapevolezza di tale forza e diventino capaci di dotarsi di strumenti efficaci per incidere realmente nel quadro politico, economico e culturale di questo paese.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Sappiano che lungo tutto il percorso da noi indicato incontreremo mille resistenze, ma il ritardo accumulato è tale che o si affronta in modo coraggioso una stagione di riforme vere o, altrimenti, il nostro paese è destinato nell’ambito del settore della architettura ad una marginalizzazione culturale che, in controtendenza con la nostra grande tradizione, cancellerà il residuo credito di cui godiamo all’estero. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span><em>Architetto </em><span>Amedeo Schiattarella</span></span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Ripensare L&#8217;Aquila</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 15:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia Proto</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>

		<category><![CDATA[ricostruzione]]></category>

		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblichiamo volentieri un articolo della nostra amica e collega Lucia Proto sul tema della ricostruzione dell'Aquila. Spesso i giornali e la televisione ci danno un'immagine distorta della realtà, è bene sempre farsi raccontare i fatti da chi ne ha una conoscenza diretta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>In televisione scorrono le immagini delle macerie, tonnellate di pezzi di cemento, di enormi travi, dalle sezioni di un metro e mezzo della Casa dello Studente, vedo che i tondini sono in quantità esigua e di sezione sottilissima, dicono che sotto ci sono ancora cinque ragazzi o forse di più, ho un nodo nella gola, il dolore insieme alla rabbia per queste vite spezzate che guardavano al futuro; e ripenso a me, quando ero studente, ai sogni di ciò che avrei potuto fare una volta laureata, di ciò che avrei potuto creare, questi ragazzi avevano gli stessi sogni e credevano in un Italia migliore di quella che è oggi. </em></p>
<p><em>Adesso, è necessario ripartire, ricostruire, si, il più velocemente possibile per tutte le persone che non hanno più niente, per un territorio che deve vivere; ma è doveroso, non ripercorrere gli stessi errori, cercare di fare meglio, avere la forza e il coraggio di cambiare, di ricercare e sperimentare nuove tecnologie architettoniche.</em></p>
<p><em>Ripartire dalla conoscenza del proprio territorio, individuare le aree sicure, funzionali, in equilibrio con la natura ed il paesaggio, non rifare involucri, scatole dislocate casualmente.</em></p>
<p><em>Il patrimonio artistico architettonico di L’Aquila e dei paesi limitrofi è andato in gran parte distrutto, è bene iniziare a gestire questo patrimonio in modo diverso, ricostruirlo consolidandone le strutture, ma anche dandogli una funzionalità divers</em>a.”</p>
<p>Così terminava il mio articolo “<a href="http://www.amatelarchitettura.com/2009/04/cronaca-di-un-terremoto-annunciato/">Cronaca di un terremoto annunciato</a>”, scritto il giorno seguente al terremoto del 6 Aprile scorso, ed è proprio da qui che voglio ripartire facendo alcune considerazioni che possano aiutarci a riflettere sul “futuro di L’Aquila”.</p>
<p>Siamo arrivati a Novembre, il periodo dell’anno in cui da millenni, civiltà diverse, politeiste e monoteiste, laiche e religiose hanno da sempre ricordato i “morti”; allora oggi voglio ricordare 300 persone che sono morte nel terremoto del 6 Aprile 2009 a L’Aquila e 35 persone che sono morte nella frana di Messina il 1 Ottobre scorso. Quanti morti ci dovranno ancora essere perché i nostri governanti e gli Italiani acquisiscano la coscienza del rispetto dell’ambiente? Che vivere in un territorio non significa semplicemente occuparne un qualsiasi spazio fisico, ma convivere con esso e trarre una crescita e un arricchimento reciproco?</p>
<p>Non sono un abitante di L’Aquila e conosco questa bellissima Città da pochi anni; ogni qualvolta mi ci sono recata ho ammirato il suo intenso paesaggio caratterizzato dalle alte e imponenti montagne, innevate in inverno e boscose in estate, che la circondano ad anfiteatro e creano prospettive diverse.</p>
<p>Solitamente arrivo a L’Aquila dall’autostrada e, dopo alcune lunghe gallerie, dinanzi a me si apre una valle dalle profonde visuali ma nello stesso tempo raccolta, quasi protetta dal cielo e dalle montagne. Sotto, ai due lati della carreggiata, si dispiega un tessuto quasi fastidioso, disomogeneo, fatto di capannoni industriali, grossi centri commerciali mescolati ad appezzamenti di terreni agricoli e ad edifici residenziali: è la periferia di L’Aquila.</p>
<p>Una periferia frastagliata, nella quale non è possibile individuare un margine tra il costruito e la campagna, tra il così detto “centro abitato” e il territorio agricolo, il verde pubblico o privato che sia, necessario per la nostra sana evoluzione.</p>
<p>Certo questa caratteristica non è propria solo di L’Aquila ma purtroppo di gran parte del territorio delle città italiane. Si calcola che le costruzioni mangino circa 280.000 ettari di terreno sgombro, libero, verde all’anno.</p>
<p>Tutta la vallata è costruita, senza soluzione di continuità; edifici sparsi dalle tipologie e funzioni più varie arrivano, corrodendo la natura, fin quasi a metà del pendio delle montagne. Zone industriali e residenziali dei Comuni limitrofi si addossano l’una all’altra, seguendo le stesse vecchie vie di accessibilità e traffico.</p>
<p>Non esiste una destinazione d’uso precisa delle aree territoriali e tutte vengono costruite senza parametri architettonici, senza tecnologie e materiali appropriati per ogni tipologia geologica degli appezzamenti e senza una relazione corretta con l’ambiente storico - naturale.</p>
<p>Sui terreni alluvionali di valle che rispondono in generale negativamente alle scosse sismiche, poiché sono molto molli e trasmettono completamente l’energia cinetica agli edifici soprastanti, sono stati costruiti anche palazzi di più piani.</p>
<p>Come può rispondere un edificato di questo tipo ad eventuali scosse?</p>
<p>Come si può parlare di sicurezza e prevenzione quando sul territorio governano spesso politiche dettate da Piani Urbanistici che vengono modificati a seconda delle esigenze particolari di chi ha più peso economico e politico, esigenze di votanti, di costruttori, di industriali, di privati e di amici e parenti a cui vengono date concessioni edilizie anche su terreni inadatti ad essere costruiti?</p>
<p>Ricordo bene cosa illustravano tanti disegni dei bambini della scuola elementare Giovanni XXIII, quando nel Dicembre 2008 mi recai a fare delle giornate a spiegare che cosa è l’Architettura: c’era la città delle residenze, con i fiori e le piante, le pasticcerie, poi un ponte altissimo la divideva dalla città delle fabbriche, dell’industria, grigia e priva di servizi.</p>
<p>Poi ancora disegni di architetture con volumetrie fantasiose e non scatolari, dalle bucature irregolari, con pannelli solari, fotovoltaici, pale eoliche, immerse in parchi, giardini bellissimi, con enormi piscine, fontane, giochi.</p>
<p>Questi sono i desideri dei nostri bambini, espressione di una maggiore sensibilità verso l’ambiente, valori che dovremmo noi adulti recuperare, per vivere veramente in sintonia con la società e la natura. Che i bambini vedano meglio di noi?</p>
<p>Non esiste in Italia la coscienza di un governo del territorio inteso come insieme di componenti sociali, culturali, economiche, ma anche naturali, vegetali ed animali.</p>
<p>E’ mai possibile che in una porzione di Regione con la massima presenza di Parchi Naturali al mondo ci si permetta una gestione del territorio con scopi di tipo esclusivamente speculativo ed industriale?! Bisognerebbe invece sviluppare l’industria del turismo. Oggi, dalla seconda posizione in Europa, siamo retrocessi al settimo posto anche dopo la Germania che non ha certo la ricchezza storico-artistica e paesaggistica della nostra terra.</p>
<p>Gli abitanti di L’Aquila nel Medioevo avevano una piena coscienza di cosa significa abitare in sintonia questo territorio, infatti la parte antica della città ancora, dopo secoli, rimane il contesto urbano meglio inserito architettonicamente e funzionalmente di tutta l’urbanizzazione che si è sviluppata a venire.</p>
<p>Da qui anche il grande fascino e la bellezza del centro storico di L’Aquila, un edificato arroccato, tipico delle forme urbanistiche medioevali con piazze funzionali: quella destinata al mercato, quelle relative allo spazio religioso e quelle che esaltavano visualmente, dandone più prestigio, i palazzi signorili e borghesi; piazze e piazzette che purtroppo, già prima del terremoto, avevano perso la loro identità diventando degli ammassi di auto parcheggiate. Nello stesso tempo, il contesto medioevale si era relazionato con l’intorno ambientale e naturale della valle, attraverso scorci prospettici e belvederi. Ma ciò che appare istantaneamente al visitatore è il grande distacco urbanistico e architettonico tra il centro storico e la città subito prospiciente a questo, è come se il tessuto posteriore si fosse sviluppato senza chiare linee urbanistiche, disordinatamente o non fosse riuscito a trovare delle soluzioni appropriate per superare con più omogeneità la particolare morfologia del territorio.</p>
<p>Un centro storico quasi morto, tenuto in vita soprattutto dalla commercializzazione di tipo ormai globale, in parte dormitorio degli studenti universitari, ma nello stesso tempo abbandonato e modificato inopportunamente proprio per meglio ottemperare a queste funzioni. Una visione che grottescamente affascinava e nel contempo sconcertava, un reticolo di antichi vicoli penetrati dalla nebbia che in inverno si confondeva con le poche luci delle ormai rare botteghe di vecchi sarti o calzolai artigiani.</p>
<p>Si sentiva grande tristezza. Purtroppo oggi si continuano ad incentivare le zone industriali e i centri commerciali senza favorire vecchie arti e mestieri che anche in tempi di crisi tengono in vita i centri storici favorendo la convivenza residenziale, l’occupazione e il turismo.</p>
<p>L’aspetto positivo è che a differenza di città universitarie come Perugia che hanno perso completamente un carattere cittadino e sono state snaturate, divenendo del tutto a servizio degli studenti, L’Aquila aveva mantenuto un aspetto provinciale che l’aveva salvata dalla “globalizzazione dello studio” anche nel suo abbandono dell’antico.</p>
<p>Un’economia parzialmente basata sul supporto dei privati verso l’Università - fast food, bar, camere e appartamenti da affittare - e sull’industria, ma per niente o solo marginalmente sul turismo e sull’incentivazione della cultura ad alti livelli, invece attestata solo a livello locale. Mi avevano sempre colpito nel profondo i numerosi edifici di importanza storica, completamente chiusi e abbandonati, con i tetti e gli infissi rotti, dai quali era possibile intravedere soffitti altissimi probabilmente affrescati.</p>
<p>Bisognava avere il coraggio di chiudere tutto il centro storico di L’Aquila al traffico, si sarebbero dovuti creare dei parcheggi esterni con collegamenti continui di ascensori e funicolari. Solo le vie principali avrebbero dovuto essere percorribili con piccoli mezzi elettrici; certamente non era stata una bella idea quella della Metro leggera, sia per la particolare morfologia del terreno, sia perché avrebbe danneggiato le funzioni storiche delle strade. A Via Roma, larga solo qualche metro, erano già state chiuse quelle poche attività artigianali esistenti, come una nota pasticceria, perché non si sarebbe potuto attraversare la strada.</p>
<p>Una città in cui lo Stato, sia in passato e ancor più oggi, dopo il terremoto, non ha supportato i proprietari residenti e non, per una politica di mantenimento e recupero del patrimonio artistico allo scopo di incentivare un turismo di carattere Europeo. In futuro si spera che almeno in una città di montagna, con un clima freddo e tanti giovani, si possano realizzare uno stadio del ghiaccio e strutture sportive collaterali, dove svolgere incontri di hockey, competizioni di pattinaggio artistico e corsa.</p>
<p>In tutto questo contesto si dovrà tenere conto del grossissimo problema della viabilità, che non viene studiata affatto prima della urbanizzazione ma che rimane, da sempre, la stessa anche quando si vanno a modificare le funzionalità del territorio.</p>
<p>Ricordo molto bene la difficoltà a spostarsi nell’area periferica e dei Comuni limitrofi già qualche mese dopo il terremoto, quando mi recavo come volontaria a fare i sopralluoghi in zona rossa: pochissime vie di accesso e di dimensioni del tutto insufficienti rispetto al carico di urbanizzazione.</p>
<p>L’Aquila, come tutto l’Abruzzo manca dei grandi mezzi di comunicazione, c’è ancora una rete ferroviaria obsoleta, lenta e inefficiente, a binario unico. Le stazioni sono abbandonate con motrici e vagoni vetusti, è certo che se dobbiamo riattivare l’economia e la vita di questa Città non possiamo fare a meno di un ammodernamento e uno sviluppo dei servizi primari ed essenziali del trasporto. L’automobile non è il simbolo della modernità ma della individualità ed è un intralcio al progresso della collettività e di tutte le classi sociali.</p>
<p>Oggi, si potrebbe fare molto per cercare soluzioni valide a questi problemi passati ai quali si sono aggiunti quelli più gravi delle perdite di vite umane e del patrimonio storico - artistico della Città. Si ha la possibilità di modificare quelle dinamiche che prima erano problematiche e che hanno portato anche la città antica ad essere così devastata dal terremoto stesso.</p>
<p>Prima di tutto, si dovrebbero rimettere insieme tutti gli studi sul territorio che sono stati fatti e verificarne la validità e lì dove si ha carenza di informazioni valide farne di nuovi, ma attraverso l’aiuto delle Facoltà Universitarie, e non assegnando incarichi a professionisti “ammanicati”.</p>
<p>Il lavoro dovrebbe avere un’alta qualità, essere connotato dallo spirito d’innovazione e di ricerca, quindi non è possibile seguire le solite strade clientelari che caratterizzano spesso le nostre politiche territoriali.</p>
<p>All’estero in Paesi dove c’è un’alta qualità architettonica, ed intendo quindi funzionale, si incentivano i giovani architetti promuovendo concorsi di idee e di progettazione che portano a creare dei tavoli di collaborazione tra professionisti con varie specializzazioni per realizzare progetti innovativi e futuribili. Nel nostro Paese, purtroppo, si “scelgono” sempre le stesse strade probabilmente per mancanza di una vera volontà di progredire.</p>
<p>In tal senso, il progetto C.A.S.E. non risulta una architettura di qualità, né dal punto di vista estetico e né da quello funzionale ed ecologico, i bagni e le cucine sono prive di finestre ed hanno sistemi di areazione forzata alimentati da batterie al litio, sostanza altamente inquinante. Dove andranno in seguito a gettare queste batterie? Dove gettano anche l’amianto, in nessun luogo o in tutti i luoghi?!</p>
<p>Da queste prassi viene fuori l’anomalia del cattivo comportamento politico e professionale atto a non ricercare risultati di alta qualità ma a distribuire il lavoro sempre ai soliti canali clientelari. Non è certamente così che si otterrà sicurezza e qualità architettonica.</p>
<p>In Friuli (Gemona), dopo il terremoto, i cittadini si mobilitarono e sentirono l’esigenza, poiché  già educati a curare e proteggere contemporaneamente il bene pubblico e quello privato, di partecipare attivamente alla ricostruzione. In Abruzzo invece si è abituati ad attendere la mano protettiva assistenziale dello Stato, il quale spendendo cifre enormi ed incontrollate, giustificandole solo con l’urgenza, soddisfa solo esigenze personali, senza progettare un futuro per tutti.</p>
<p>Sino ad ora sono stati edificati agglomerati di case prefabbricate che diverranno certamente dei quartieri ghetto e che non hanno alcun legame con la Città antica.</p>
<p>Si sarebbe già dovuto iniziare da tempo a recuperare il centro storico; fra poco sarà passato un anno e tutto è ancora fermo, magari agendo per lotti e programmando gli interventi per almeno 5 anni anche sulla base dell’accessibilità e viabilità. Molti dei proprietari di case del centro storico non sanno quale sarà il loro destino. Tutto sembra programmato secondo una regia a sorpresa.</p>
<p>E’ necessario che tutti i cittadini si responsabilizzino per recuperare l’Aquila; costruire il nuovo e restaurare criticamente l’edificato storico, mediante tecnologie moderne e contemporanee sperimentate, innesti tra antico e contemporaneo studiati appositamente per ogni particolarità sociale - architettonica, è un dovere di una società e di un Paese veramente evoluto e moderno.</p>
<p>Lucia Proto</p>
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