Archivi per la categoria ‘Senza categoria’

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Italo Celiento

6 Giugno 2020

Copertina: Torino-Officine Grandi Riparazioni temporaneamente trasformate in reparto ospedaliero ©Giorgio Perottino/Getty Images

Sin da questa fase di ripresa, gli architetti dovranno rispondere ai nuovi quesiti posti dall’emergenza, come è stato per le epidemie della storia recente del colera e della tubercolosi, sfruttando quelle che erano capacità tecnologiche e contesto socio-politico delle diverse realtà.

Si dovranno saper leggere per tempo le nuove abitudini dell’uomo legate alle istanze della salute ed alle futuribili nuove emergenze, in maniera trasversale a tutte le aree della progettazione, dalla residenza ai luoghi di lavoro di istruzione, e del commercio.

Tutto senza tralasciare la tendenza di una sempre maggior fusione di spazio fisico e digitale, si parla tempo di “Phygital” pertanto la capacità di adattamento degli spazi fisici dovrà seguire quella delle tecnologie digitali che ne supportano la fruizione.

 

Testo di: Italo Celiento
Immagine suggerita da: Italo Celiento
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Giorgio Mazzocchi

6 Giugno 2020

Cosa farà l’architetto post-covid? Quello che ha sempre fatto. Studierà il mondo in ogni sua sfaccettatura: ricercando in ogni materia l’aspetto più filantropico della scienza, della psicologia, della natura stessa.

Sarà l’uomo a cambiare opinione sullo spazio e sugli ambienti; all’architetto non resterà, come sempre, l’arduo compito di tradurre ciò che soggettivamente l’uomo desidera in ciò che oggettivamente è possibile costruire, aggiungendo, sottraendo e modificando le variabili dell’onnicomprensiva equazione della progettazione.

Nella volontà di alcuni uomini spauriti, forse, andrà a risiedere il desiderio di nuove barriere, nell’ottica di una maggiore sicurezza.

Il pensiero di altri, spero, verrà influenzato da quello che la natura sta cercando di dimostrarci da quando gliene abbiamo dato la possibilità: la necessità di riattribuirle il rispetto e gli spazi che da sempre le sono appartenuti e che da tempo le sono stati sottratti.

 

Testo di: Giorgio Mazzocchi
Immagine “The Arboreal Office” di Rob Gonsalves suggerita da: Giorgio Mazzocchi
Editing: Giulia Gandin

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Diego Repetto

30 Maggio 2020

Copertina: “Intreccio”, Labirinto della Masone Fontanellato, Parma ©Diego Repetto

Questa condizione di indeterminatezza causata dalla pandemia comporta la necessaria trasformazione del nostro modo di vivere lo spazio e il tempo.

Stiamo vivendo un intreccio di fenomeni tra loro interagenti, un entanglement quantistico, in cui qualunque azione comporta un effetto istantaneo anche a distanza. Non siamo di fronte a un paradosso, ma a una presa di coscienza del fatto che gli esseri viventi e non viventi sono connessi tra loro come parte integrante di un ecosistema universale.

L’architetto nel post-covid può generare valore nella società affrontando i progetti attraverso una maggiore e consapevole cooperazione/interazione tra più discipline, promuovendo un’architettura transdisciplinare.

 

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Carla Iuliano

26 Maggio 2020

Copertina: Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? – Paul Gauguin, 1897,  MFA di Boston.

Nel mondo pre-covid dai balconi ci affacciavamo e spesso quello che vedevamo era una distesa di cemento. Nel mondo pre-covid molte persone morivano per i fumi tossici, la fame mondiale aumentava sempre più, il cambiamento climatico metteva in ginocchio le economie più povere e costringeva molte persone ad aggrapparsi alla speranza. Nel mondo pre-covid, io scrivevo da una città la cui speculazione edilizia degli anni 70-80, era stata incurante del benessere cittadino.

Cosa è cambiato? Nulla, però qualcosa è successo: se mi affaccio dal balcone, posso vedere le facce delle persone che si cercano e che tentano, con i propri gesti, di avere cura di sé e degli altri. L’architettura deve essere architettura della cura. Che senso ha desiderare un mondo che sia “guarito” dal covid, ma sia poi ancora afflitto da tutti i mali che hanno segnato il nostro passato? Desiderare un mondo che sia solo post-covid è un lusso che non ci possiamo permettere.

L’architettura post-covid, deve essere post-insostenibilità, post-ineguaglianze, post-velocità speculativa, deve essere inclusiva, occasione per confrontarci sui nostri modi di vivere. L’architettura può essere un modello che rifiuta l’inefficienza della velocità consumistica, della speculazione, del successo. La meditazione sullo spazio non deve riguardare più solo grandi edifici posti ai pubblici riflettori in nome di un linguaggio tutto autoreferenziale. L’architetto ha il compito di portare avanti una riflessione che si soffermi sulla percezione degli spazi cittadini, su come noi tutti – in quanto società, senza lasciare nessuno indietro- li viviamo, su come ci muoviamo in essi, su come essi influenzino il nostro benessere, su cosa essi ci trasmettono. Questo significherebbe progettare davvero un mondo più sano, più umano.

Testo di: Carla Iuliano
Immagine suggerita da: Carla Iuliano
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”

26 Maggio 2020

“L’avenir, tu n’as pas à le prévoir, mais à le permettre” (il futuro non devi prevederlo, ma permetterlo). Antoine de Saint-Exupery.

“COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”

Inviateci 100 e una immagine per descrivere come immaginate la vostra professione e l’architettura nel prossimo futuro.

 

L’attuale crisi legata alla pandemia del Covid è l’ultima delle crisi che stiamo vivendo e non sarà l’ultima, come ci dicono Zygmunt Bauman e Carlo Bordoni, quello che stiamo vivendo in questi ultimi decenni è uno stato di crisi perpetuo, che ci mostra la necessità di un cambiamento e di una trasformazione del nostro modo di vivere e relazionarci. La supermarket city, che ci ha lasciato la modernità e la postmodernità, deve trasformarsi e dar forma a una nuova città e architettura.

Cosa farà l’architetto post-pandemico?

Quale sarà l’architettura e la città del nostro “mondo nuovo”?

Immaginate l’architettura, raccontateci le vostre idee con 100 parole e un’immagine.

Le proposte dovranno essere inviate entro domenica 7 Giugno.

Selezioneremo le più interessanti e le pubblicheremo.

Regno Unito, architetti e architettura ai tempi del Covid-19 – UK, architects and architecture during Covid-19 pandemic

16 Maggio 2020

Un recente studio condotto dal RIBA, l’Istituto Reale degli Architetti Britannici, frutto di un sondaggio chiuso il 30 Marzo e pubblicato il 6 Aprile, ha rivelato che le misure necessarie a rallentare la diffusione del nuovo Coronavirus stanno avendo un rilevante impatto sulla professione di architetto anche nel Regno Unito. Da qualche giorno è partito anche il secondo sondaggio, quindi a breve avremo a disposizione una situazione aggiornata. Di seguito intanto una tabella con i risultati più interessanti del primo.

01 – TABELLA SONDAGGIO RIBA

Il Governo Inglese sta facendo molto per aiutare subito e meglio possibile i lavoratori e le aziende. Vediamo nel dettaglio cosa questo significa anche per gli architetti.

02 – TABELLA DEGLI AIUTI DEL GOVERNO INGLESE

Inoltre il RIBA è costantemente presente a supporto dei suoi iscritti – persone singole e studi professionali – con vari strumenti.

03 – TABELLA DEGLI AIUTI DEL RIBA

Un’altra forma singolare di “supporto” viene dalle agenzie di reclutamento che tramite LinkedIn, i rispettivi siti web e le newsletter elargiscono regolarmente consigli su smart working, salute mentale e persino video colloqui e rinnovo del CV ai tempi del Covid-19. Le offerte di lavoro infatti, seppure calate drasticamente, ci sono ancora e puntano ad assoldare soprattutto lavoratori a contratto e esperti del BIM.

Molti studi, come sopra detto hanno, messo in cassa integrazione i loro dipendenti e quindi hanno momentaneamente sospeso l’attività approfittando dell’occasione del CJRS offerta dal Governo per limitare le perdite, altri hanno ridotto gli orari di lavoro, altri ancora lo stipendio.

Tutti gli altri si stanno semplicemente attrezzando in vario modi per portare avanti il loro business:

  • grazie alla collaborazione tra RIBA e Governo quelli dotati di stampanti 3D si sono convertiti alla produzione di ventilatori e dispositivi di protezione personale, ossia mascherine e visiere (Es. HOK, HTA, Perkins and Will, Penoyre & Prasad, Grimshaw);
  • alcuni stanno partecipando alla conversione di edifici in ospedali (Es. BDP);
  • altri stanno mettendo a disposizione dei clienti strumenti per collaborare online (Es. E2 Architecture+Interiors).

04 – FOTO STRALCIO ARTICOLO RIVISTA RIBA SULLA PROGETTAZIONE DEGLI OSPEDALI DI EMERGENZA AI TEMPI DEL COVID-19

In generale sui social i dibattiti che gli architetti stanno portando avanti sono soprattutto correlati alla gestione dei team di lavoro a distanza.

Gli studi di architettura del Regno Unito fanno parte di un’industria molto consolidata e hanno alle spalle un istituto, il RIBA, che si fa promotore delle loro istanze. Questo è decisamente un vantaggio. Come pure il fatto che siano più avvezzi che in altre nazioni alla collaborazione on line, vuoi perché molti hanno progetti all’estero o perché hanno sedi in diverse città del Regno Unito o del Mondo. Tuttavia i cantieri si fanno dal vivo. “Va tutto bene e funziona bene su Zoom e Skype, possiamo lavorare da casa e sugli schermi ma la catena di approvvigionamento è più ampia e il personale dei cantieri ciò di cui dobbiamo preoccuparci “, ha detto a metà Marzo in un’intervista Ewen Miller, managing director di Calderpeel Architects. “Stiamo ancora cercando di capire quali saranno le implicazioni. L’industria delle costruzioni è ciclica e potremmo arrivare alla fine di un ciclo.”

*dati sul sondaggio da sito RIBA

 

A recent study conducted by RIBA, the Royal Institute of British Architects, summary of a survey closed on March 30 and published on April 6, revealed that the measures needed to slow the spread of the new Coronavirus are having a great impact on architects in the UK as well. The second survey started a few days ago, so we will shortly have an updated picture. Meanwhile, below is a table with the most interesting results of the first.

01 – RIBA SURVEY TABLE

UK government is doing a lot to help workers and companies immediately and as well as possible. Let’s see in detail what this means for architects.

02 – TABLE OF ECONOMIC AID ENGLISH GOVERNMENT

Furthermore, RIBA is constantly present to support members – single people and professional firms – with various tools.

03 – RIBA AID TABLE

Another “support” comes from the recruiting agencies that on LinkedIn, their websites and newsletters regularly give advice on remote working, mental health and even video interviews and CVs at the time of Covid-19. In fact, job offers, although dramatically dropped , are still there and aim to hire mainly contract workers and BIM experts.

As mentioned above many practices have put their employees into layoffs and therefore temporarily suspended their activities by taking advantage of the CJRS opportunity offered by the Government to limit losses. Others have reduced working hours or wages.
All the other practices still working are gearing up in various ways to carry on their business:
– thanks to the collaboration between RIBA and the Government, those equipped with 3D printers have converted to the production of fans and PPE (Personal Protective Eqipement), masks and visors – HOK, HTA, Perkins and Will, Penoyre & Prasad, Grimshaw;
– some are participating in the conversion of buildings into hospitals – BDP;
– others are making tools available to customers to collaborate online – Architecture + Interiors.

04 – EXCERPT FROM AN ARTICLE IN THE RIBA MAGAZINE ON THE DESIGN OF EMERGENCY HOSPITALS DURING COVID-19

Generally, discussions that are taking place on social media are mainly related to understanding how to manage remote work teams.

The UK architectural practices are part of a well-established industry and have behind them an institution, RIBA, promoting their requests. This is definitely an advantage. As well as the fact that they are more accustomed to online collaboration than in other countries, either because many have projects abroad or because they have offices in different cities in the UK or in the world. However, the construction sites go live. “It is all well and good working off Zoom and Skype, we can work from home and on screens, but it is the wider supply chain and site staff we have to worry about,” he said. “We are still trying to understand what the implications will be. The construction industry is cyclical and we may be reaching the end of a cycle.”

*survey data from RIBA website

Testo: ©Vita Cofano
Foto: ©Vita Cofano
Editing: Vita Cofano e Giulio Paolo Calcaprina

Ripensare lo spazio abitativo, ORA!

27 Aprile 2020

Probabilmente il Presidente Conte quando ha nominato il Comitato di esperti per progettare la cosiddetta “fase 2” dell’emergenza legata al coronavirus avrà avuto un suo buon motivo per escludere gli architetti. Avrà pensato anche lui fossero troppo impegnati col proprio progetto, a lasciare il segno, a emergere; quando sarebbe più urgente una collaborazione per definire un meta-progetto, cioè una filosofia e una strategia generale.

Gli architetti, nonostante in qualche modo ci siano rimasti male pur senza risentimento, stanno provando a offrire idee e contributi volontari, in ordine sparso, sulle priorità della ricostruzione: perché dalle archistar agli archiebasta, tutti abbiamo un’idea in merito. Per primo è stato Fuksas a reagire, rivolgendosi direttamente a Mattarella per raccomandarsi alla task force per l’abitazione del futuro, un luogo sicuro e autosufficiente, con spazi per lo smart working, il fitness e un modulo di pronto soccorso salvavita.

Poi Stefano Boeri, proponendo un grande progetto nazionale di riqualificazione di paesi e piccoli centri abbandonati, immaginando (o per stimolare) un controesodo verso stili di vita più naturali. Sempre Boeri si dà appuntamento con Cino Zucchi per ripensare insieme gli spazi di lavoro e di abitazione post Covid-19, per una nuova fruibilità e convivialità. Massimo Alvisi per l’Ordine di Roma immagina città e edifici pubblici post Covid-19 più ecologici e tecnologici, sensibili alle condizioni di salute dei cittadini.

Ci mette un po’ ma arriva anche il commento basito del Consiglio Nazionale: “È quantomeno singolare che gli architetti non vengano coinvolti in una fase drammatica della vita del Paese in cui si riflette sulla ricostruzione di un modo di vivere diverso, in cui la dimensione spaziale della nostra esistenza assume un ruolo prioritario, finanche di sopravvivenza”.

È inaccettabile che gli architetti non abbiamo un ruolo riconosciuto nella delineazione del disegno strategico di quel che è prioritario, giusto e utile fare per il nostro Paese: perché la crisi, la pandemia, la paura si traducano in una possibilità e non rimangano nel nostro tessuto sociale solo come una ferita. Un trauma senza risposta”. E nell’attesa dello sperato confronto con il Governo, cerca di redigere una bozza di linee guida per una rivalutazione del modo di progettare. Di conseguenza, anche gli Ordini provinciali si stanno muovendo liberamente, proponendo ricette alle amministrazioni locali sulla ripartenza post COVID-19.

A mio parere, l’emergenza sanitaria può essere un’occasione unica per cambiare in meglio i nostri stili di vita (avremmo potuto e dovuto farlo prima? Sicuramente); e per agire sullo spazio abitativo, che ha bisogno di un ripensamento o di un alleggerimento, secondo processi di riduzione della densificazione e la dotazione di spazi privati all’aperto, come un sano ritorno alle tipologie del passato con cortili, giardini, terrazze, ecc. Dare la giusta importanza allo spazio pubblico, non solo per la dimensione connessa al distanziamento sociale, sarebbe vitale anche solo per l’emergenza climatica (permeabilità dei suoli e drenaggio, soluzioni per ridurre l’isola di calore e per la compensazione della CO2, ecc.), per la prevenzione sismica e la sicurezza generale delle città, specie dei centri storici ad alta densità edilizia senza vie di fuga – per questo non dobbiamo dimenticare che l’Italia è uno dei paesi a maggiore rischio sismico del Mediterraneo, a causa della sua particolare posizione geografica, nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica. L’importante è che questa emergenza ci faccia cambiare approccio, impostare il progetto sulla prevenzione e non solo sull’intervento dopo la catastrofe.

Testo di: Santo Marra
Foto di: Giulio Paolo Calcaprina
Editing di: Giulio Paolo Calcaprina