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Conoscere e Amare l’Architettura Contemporanea – L’Oculus di Santiago Calatrava 

24 febbraio 2018

image © hufton + crow

Si può amare un’architettura anche quando è controversa la sua storia?
In foto: World Trade Center Transportation Hub, conosciuto come Oculus (2004-2016) – Santiago Calatrava.
La struttura avrebbe dovuto aprire nel 2015. I lavori sono durati quasi 12 anni e sono costati – ironia del nome – un occhio della testa, 3,9 miliardi di dollari, il doppio rispetto alle stime iniziali.
Costruito dove si trovava il centro commerciale distrutto dagli attentati dell’11 settembre, sostituisce il sistema ferroviario originale, noto come “Port Authority Trans-Hudson” (PATH). Questi ha riaperto, seppure in maniera ancora parziale, il 4 marzo 2016, ponendosi quale piattaforma logistica dei trasporti rispetto al complesso cittadino del “World Trade Center”.
Il progetto è composto da una struttura con due grandi ali di acciaio alta circa 50 metri da terra e con una parte interrata. All’opera sono tributati gli onori previsti dalla sua missione simbolica, “una dimensione spirituale come una cattedrale”, officiante della riqualificazione dello spazio pubblico dilaniato dal terribile ricordo dei fatti di inizio millennio. Causa dei ritardi – riportano alcune note – infiltrazioni d’acqua nel cantiere vicino e una serie di problemi dovuti alla complessità del progetto: si è reso necessario incrementare il numero delle costolature metalliche, a scapito della leggerezza, guadagnando una maggiore presenza strutturale.

La foto è tratta da un progetto fotografico ottobre 2016 del premiato studio Hufton+Crow che si dedica all’architettura contemporanea

http://www.huftonandcrow.com/projects/gallery/oculus-world-trade-centre-transportation-hub/

 

Editing: Daniela Maruotti

Solai ammalorati, mal comune nessun gaudio!

8 febbraio 2018

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Sempre più spesso nel recente passato ho sentito conoscenti parlare di episodi in cui sono stati coinvolti nel distacco improvviso di una porzione di intonaco mentre, per loro fortuna, non si trovavano nei paraggi. Ascoltavo le descrizioni ma tutto finiva lì, fino a quando qualche mese fa questo argomento non mi ha riguardata direttamente visto che, mentre ero al computer nel soggiorno, si è sollevata una nube di polvere. Solo dopo qualche istante ho realizzato che, proprio affianco a me, era crollato ca. 1 mq di intonaco dello spessore di ca. 3 cm. L’unico danno è stato alla stampante, ma per un caso fortuito.

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Così ho studiato il fenomeno e ho provato a riassumere di seguito le informazioni raccolte in questi mesi sia dalla manualistica, che dal confronto con operai e colleghi ingegneri.

Spero possa essere una sorta di campanello di allarme rispetto ad una questione forse poco dibattuta ma di una spaventosa attualità!

 

Descrizione del fenomeno

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Casi di crollo in Italia: 200/anno circa;

edifici con principio di fenomeno: 8/10 (casi dichiarati);

destinazioni d’uso interessate: abitazioni, ospedali e scuole;

nome del fenomeno: “sfondellamento” (per solai in latero-cemento);

manifestazioni del fenomeno: distacco e crollo dell’intonaco e, successivamente, distacco e caduta della parte inferiore delle pignatte;

carichi interessati: ca. 35kg/mq con intonaco di 1 cm e  ca. 75kg/mq con intonaco di 3cm e oltre;

effetti del fenomeno: danni di varia entità a persone e cose (arredi, impianti, apparecchi tecnologici come TV, schermi, computer);

cause del fenomeno:

  • Scarsa qualità dei materiali e della costruzione dei manufatti.
  • Periodo storico anni 1940-1970 (anni del boom economico).
  • Sovrappeso dovuto ad impianti appesi e alcune destinazioni d’uso con conseguente determinazione di tensioni, compressioni o dilatazioni che sollecitano i solai e comportano crepe, incrinature e fessurazioni.
  • Infiltrazioni, ossia l’acqua bagna prima la soletta, poi scende fino a determinare la dilatazione e di conseguenza la compressione tra laterizio e travetti in c.a.. L’acqua inoltre incide sui ferri d’armatura dei travetti accelerando l’insorgere della “ruggine” che, a sua volta, influisce sulla base delle pignatte e talvolta sulla rigidezza stessa dell’impalcato.
  • Sali nell’aria, quando c’è la vicinanza al mare.
  • Errato disegno delle pignatte. Si verifica quando c’è lo sfalsamento in orizzontale dei setti interni delle pignatte con conseguente rottura dei setti verticali dovuta alla concentrazione di sforzi nei nodi che non sono in grado di trasmettere da un lato all’altro, lungo i setti orizzontali, gli sforzi di compressione.
  • Difetti di progettazione strutturale. Luci di solaio particolarmente diverse tra loro creano porzioni di solaio interamente compressi. Luci delle travi simili alle luci dei solai determinano “effetti piastra”. Dilatazioni termiche, dilatazioni igrometriche impedite, ritiro differenziale dei componenti del solaio.
  • Cattivo riempimento dei travetti. Le barre d’acciaio sono poggiate sul fondo del travetto a contatto del laterizio e non vengono smosse/sollevate durante il getto, per cui non si forma copriferro. La granulometria del calcestruzzo è eccessivamente elevata (diametro degli inerti maggiore di 40 mm) rispetto alle dimensioni del travetto. La mancata vibratura del getto.

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Prevenzione e indagine propedeutica all’intervento

  • Battitura manuale da effettuarsi con il manico di un martello da muratore (la mazzetta) o con altri attrezzi idonei che, però, rimane una valutazione soggettiva anche se eseguita dal migliore dei tecnici e che non riesce a fornire tutte le informazioni necessarie.
  • Termocamera ad infrarosso con cui si riescono ad individuare lo scheletro strutturale, l’orditura dei solai e la presenza o meno dei travetti rompitratta; la sensibilità di misurazione permette di rilevare la presenza di infiltrazioni, umidità e stati ammalorati e si riescono ad individuare i punti in cui procedere alla successiva analisi costruttiva, é quindi perciò un metodo strumentale d’indagine non distruttivo e più oggettivo;
  • Piccole demolizioni localizzate nel solaio servono a definire la tipologia dei solai e constatare le geometrie dei manufatti: curvature sui setti, impurità nell’impasto o colorazioni particolari, consistenza dell’intonaco ed il relativo spessore;
  • Carotaggi e prove di estrazione (pull out), ossia un’indagine non distruttiva attraverso l’inserimento e la successiva estrazione di tasselli metallici ad espansione.

Soluzioni costruttive

  • Intervento sostitutivo (=demolizione e ricostruzione)

La demolizione e la successiva nuova costruzione è la soluzione più sicura se, a fronte delle opportune indagini preliminari, risulta che il solaio è irrecuperabile.

 

  • Intervento riparativo (=consolidamento)

Fasi

  1. Determinazione della classe di rischio. Si determina calcolando il carico di sfondellamento a metro quadro che si può potenzialmente distaccare. La messa in sicurezza deve garantire il contenimento di un peso almeno 2,5 volte superiore a questo peso.
  2. Impermeabilizzazione dell’estradosso del solaio di copertura.
  3. Rimozione fondelli in laterizio e cemento in cui erano annegati i ferri.
  4. Verifica presenza di ferri spezzati e di parti dove la sezione resistente è diminuita, come nelle  vicinanze degli appoggi.
  5. Spazzolatura/idrosabbiatura dei ferri e applicazione di sostanze, i passivanti o la malta idraulica, che aumentano la resistenza alla corrosione.
  6. Affiancamento o sostituzione dei ferri deteriorati con pezzi nuovi adeguatamente saldati.
  7. Applicazione malta strutturale o di ripristino alla base dei travetti. Utilizzo di tessuti in fibra di carbonio applicati all’intradosso del solaio come rinforzo flessionale.
  8. Riempimento degli spazi vuoti lasciati dai forati con del polistirolo.
  9. Ripristino dell’intonaco e nuova finitura del soffitto.

 

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Foto: Vita Cofano
Editing: Daniela Maruotti

Un’Architettura di Roma in Una Parola a Settimana

3 gennaio 2018

Il progetto ha lo scopo innanzitutto egoistico di spronarmi a uscire in maniera costante per Roma a conoscere nuove architetture o approfondire quelle già viste. La macchina fotografica è lo strumento per “congelare” quello che vedo osservando le architetture. Quando scatto uso il punto di vista, l’inquadratura, la tecnica che più penso possa rappresentare quel volume (o porzione di città). Anche in fase di postproduzione con i programmi di fotoritocco mi concentro su questo. La parola, infine, che appongo “in filigrana” sull’immagine, è davvero la prima che mi è venuta in mente sul luogo mentre ho scattato. Va da sé che lo scopo successivo, ma non secondario, è la comunicazione e la diffusione degli scatti così predisposti, per avvicinare i non addetti al settore dell’architettura e per un’occasione di riflessione con i colleghi architetti. Direi che, se dovesse esserci un preambolo al titolo del progetto, questo sarebbe proprio: “amate l’architettura!”.

Ogni settimana sarà aggiunta una nuova foto. La prima pubblicazione è stata fatta il 20 marzo 2017.

 

Ubicazione su pianta per funzione
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La maggior parte degli edifici/spazi oggetto degli scatti sono di natura religiosa, cristiana in primis. Questo non solo perchè facilmente accessibili, rispetto a quelli con altre funzioni, ma soprattutto perchè Roma è capitale mondiale indiscussa della cristianesimo. Grazie ai mecenati religiosi grandi architetti del passato e del presente hanno potuto dare sfogo al loro estro creativo.


Ubicazione su pianta per periodo storico

LEGENDA PER PERIODO LOGO_605

Ciò che spicca subito è che non ci sono a Roma esempi di architettura gotica. Per il resto il progetto si è volutamente concentrato sull’architettura contemporanea di cui ci sono più esempi rispetto a quelli di altri periodi storici, eccezion fatta per l’architettura Romana antica.

 

 

FOTO 52 – Appia Antica

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C’è strada e strada, benché tutte portino a Roma, a quel che si dice.

(Léon Bloy)

 

 

FOTO 51 – PalaEur

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Non bisogna domandarsi dove sono gli extraterrestri, ma dove sono gli oggetti fabbricati da loro. (Arthur C. Clarke)

FOTO 50 – Galleria Sciarra

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Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta

d’ombra e di luce. (Lev Tolstoj)

 

 

FOTO 49 – Tempio Maggiore

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La vita è un’enorme tela: rovescia su di essa tutti i colori che puoi.

(Danny Kaye)

 

 

FOTO 48 – Ponte Settimia Spizzichino

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Tensione è chi pensi che dovresti essere. Pace è chi sei.

(Proverbio cinese)

 

 

FOTO 47 – Chiesa Sacro Cuore del Suffragio

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Renzo, vide quella gran macchina del Duomo sola sul piano, come se sorgesse in un deserto; e si fermò su due piedi, dimenticando tutti i suoi guai, a contemplare anche da lontano quell’ottava meraviglia di cui aveva tanto sentito parlare fin da bambino

(Alessandro Manzoni)

 

 

FOTO 46 – Stazione FS Tiburtina

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I ponti uniscono separazioni, come una stretta di mano unisce due persone.

I ponti cuciono strappi, annullano vuoti, avvicinano lontananze.

(Mauro Corona)

 

 

FOTO 45 – Villa Giulia

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L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare
(Giorgio Armani)

 

 

FOTO 44 – Murales Piazza della Marina

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C’è un qualche scarto fra quello che profondamente siamo e quello che semplicemente pensavamo pensiamo d’essere. Ed è lì che si insinua, in quelle crepe in quelle fessure, tutto ciò che non è libertà. (Friedrich Nietzsche)

FOTO 43 – Chiesa di San Valentino al Villaggio Olimpico

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Alto e largo quanto un uomo con le braccia aperte, il quadrato sta, nelle più antiche strutture e nelle immagini rupestri dei primi uomini, a significare l’idea di recinto, di casa, di paese

(Bruno Munari)

 

 

FOTO 42 – Museo Ara Pacis

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Il destino è uno scrigno come altri non ne esistono, aperto e contemporaneamente chiuso, si guarda dentro e si può vedere quanto è successo, la vita passata, destino ormai compiuto, ma di quanto dovrà accadere non si ottiene niente, solo qualche presentimento, qualche intuizione
(Jose Saramago)

 

41 – Museo MAXXI

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La gente pensa che l’edificio più appropriato abbia forma di rettangolo… Ma il mondo non è un rettangolo. (Zaha Hadid)

 

 

FOTO 40 – Ponte della Musica

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Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua
(Giuseppe Ungaretti)

 

 

FOTO 39 – Murales Via Decio Murie

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Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé. (Pablo Neruda)

 

 

FOTO 38 – Macro Via Nizza

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Il talento è la diversità, l’unicità. Non è facile individuarla e spesso viene sottovalutata.
(Claudia Mori)

 

 

FOTO 37 – Murales in Via Arceia e via Treia

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… le città vivaci, diverse, intense contengono i semi della loro rigenerazione, con l’energia sufficiente a portare i problemi fuori da se stesse. (Jane Jacobs)

 

 

FOTO 36 – Chiesa Dio Padre Misericordioso

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D’altra parte io stesso, fin dall’inizio, ho cercato di ricreare uno spazio che fosse mistico invitando proprio a guardare il cielo. (Richard Meier)

 

 

FOTO 35 – Chiesa del Santo Volto del Gesù

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Nel momento in cui partiamo in cerca dell’amore, anche l’amore muove per venirci incontro. E ci salva. (Paulo Coelho)

 

 

FOTO 34 – Ponte dell’Industria

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Muoversi, vivere, non pensare!
(Luigi Pirandello)

 

 

FOTO 33 – Murales edificio direzione ATAC

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Alcune persone vogliono rendere il mondo un posto migliore. Io voglio solo rendere il mondo un posto più bello. Se non ti piace, puoi dipingerci sopra! (Bansky)

 

 

FOTO 32 – Chiesa di San Gaspare del Bufalo

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La nave dormiva.
Il mare si stendeva lontano,
immenso e caliginoso,
come l’immagine della vita,
con la superficie scintillante
e le profondità senza luce.
(Joseph Conrad)

 

 

FOTO 31 – Basilica di S. Andrea della Valle

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Guardare il mondo dalla Cupola è indescrivibile. Si ha il senso di fragilità del pianeta Terra, con la sua atmosfera sottilissima, e dell’incredibile bellezza di questo gioiello sospeso nel velluto nero dello spazio. (Luca Parmitano)

 

 

FOTO 30 – Palazzo Spada

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La magia è un ponte che ti permette di passare dal mondo visibile in quello invisibile.
E imparare le lezioni di entrambi i mondi.
(Paulo Coelho)

 

 

FOTO 29 – Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio

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Quando si considera un’esistenza come quella di Roma, vecchia di oltre duemila anni e più, e si pensa che è pur sempre lo stesso suolo, lo stesso colle, sovente perfino le stesse colonne e mura (…) ci si sente compenetrati dei grandi decreti del destino.
(Goethe)

 

 

FOTO 28 – Complesso monumentale di S. Agnese fuori le mura

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Anime semplici abitano talvolta corpi complessi
(Ennio Flaiano)

 

 

FOTO 27 – Stazione S. Giovanni Linea C

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Qualunque cosa si faccia, si ricostruisce sempre il monumento a proprio modo; ma è già molto adoperare pietre autentiche.
(Marguerite Yourcenar)

 

 

FOTO 26 – Chiesa di S. Carlo alle Quattro Fontane

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Unite gli estremi, e avrete il vero centro.
(Friedrich Schlegel)

 

 

FOTO 25 – Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza

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Ricordati che ovunque tu vada sei sempre al centro del cielo.
(Petronio Attico)

 

 

FOTO 24 – Chiesa Ortodossa Santa Caterina di Alessandria

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Le mie città nascono da incontri: il mio con un angolo della terra, quello dei miei piani imperiali con gli incidenti della mia esistenza d’uomo….
(Marguerite Yourcenar)

 

 

FOTO 23 – Palazzo della Civiltà Italiana

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Creare irrealtà che confermano il carattere allucinatorio del mondo, come è dottrina presso tutti gli idealisti. (Jorges Luis Borges)

 

 

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Tutti i popoli sono bambini di fronte agli egizi e, di conseguenza, tutta la storia è nata in Egitto. Ma i figli ingrati, hanno dimenticato il proprio Padre.
(Vasilij Vasil’ evic Rozanov)

 

 

FOTO 21 – Radisson Blu Es Hotel

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O che stazione molto importante:

udite la voce dell’altoparlante?

Dal marciapiede numero nove

parte il rapido per Ognidove.

(Gianni Rodari)

 

 

FOTO 20 – Complesso parrocchiale San Pio da Pietralcina

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Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio”. (Vangelo di Luca)

 

 

FOTO 19 – Agenzia Spaziale Italiana

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E finalmente io ti domando, oh uomo sciocco: Comprendi tu con l’immaginazione quella grandezza dell’universo, la quale tu giudichi poi essere troppo vasta?
(Galileo Galilei)

 

 

FOTO 18 – Chiostro Lateranense

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Dolci colonne, dai
Capelli fasciati di luce,
Ornati d’uccelli veri
Che camminano intorno,

Dolci colonne, o
L’orchestra dei fusi!
Ognuno immola il
Silenzio all’unisono.
(Paul Valéry)

 

 

FOTO 17 – Villa Gordiani

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Roma caput mundi regit orbis frena rotundi
(Federico Barbarossa)

 

 

FOTO 16 – Istituto per la Cultura Giapponese

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Una grossa lucciola
in vibrante tremolio
s’allontana – penetrante
(Issa)
pt: text/html,application/xhtma del Girasole

Il termine “sostanza” designa sia la materia (che è potenza), sia la forma (che è atto perfetto), sia il composto dell’una e dell’altra.(Aristotele)

 

 

FOTO 14 – Battistero Lateranense

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In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
(Bibbia – Genesi)

 

 

FOTO 13 – Basilica di S.Agostino

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E così acconcio se n’andò nella piazza nuova di Santa Maria Novella. E cominciò a saltabellare e a fare un nabissare grandissimo su per la piazza, e a sufolare e ad urlare e a stridere a guisa che se imperversato fosse.
(Giovanni Boccaccio)

 

 

FOTO 12 – Villino Ximenes

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Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.
(Eugenio Montale)

 

 

FOTO 11 – Nuova Fiera di Roma

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Fà delle due braccia
due ali d’angelo
e porta anche a me un pò di pace
e il giocattolo del sogno.
(Alda Merini)

 

 

FOTO 10 –Tempietto di San Pietro in Montorio

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Potrei vivere nel guscio di una noce, e sentirmi re dello spazio infinito.
(William Shakespeare)

 

 

FOTO 9 – Basilica di S. Maria in Cosmedin

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Tu che inclinasti i cieli nell’ineffabile tua incarnazione;
io bacerò i tuoi piedi incontaminati
e di nuovo li detergerò con i capelli del mio capo
(Cassia)

 

 

FOTO 8 – Casa dell’Architettura (ex Acquario Romano)

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L’arte del decorare consiste nel fare nelle case altrui quello che non si sognerebbe mai di fare nella propria. (Le Corbusier)

 

 

FOTO 7 – Casina delle Civette

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Ogni volta che qualcuno dice “Io non credo nelle fate” da qualche parte c’è una fata che cade morta. (Peter Pan)

 

 

FOTO 6 – Complesso Edilizio Città del Sole

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Il ritmo è qualcosa che si ha o non si ha, ma quando lo avrete, avrete tutto. (Elvis Presley)

 

 

FOTO 5 – Terme Diocleziane e Chiesa di S. Maria degli Angeli

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Roma… è una somma di almeno sette città con anime diverse. (Gigi Proietti)

 

 

FOTO 4 – Autorimessa e Mercato Metronio

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Tutte queste costruzioni devono avere requisiti di solidità, utilità e bellezza (Vitruvio)

 

 

FOTO 3 – Grande Moschea di Roma

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Egli vede nel deserto desolato il più amico degli amici, e cammina per la sua via, là dove cammina sul suo capo la Madre degli astri risplendenti a grappoli per il cielo. (Abu I-Faraj al-Isfahani)

 

 

FOTO 2 – Via Bernardo Celentano

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Giorno di primavera: si perde lo sguardo in un giardino largo tre piedi. (Masaoka Shiki)

 

 

FOTO 1 – S’Andrea al Quirinale

ELLISSE

Quello che mi attira è la linea curva, libera e sensuale. La linea curva che ritrovo nelle montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle nuvole del cielo, nel corpo della donna amata. L’universo intero è fatto di curve. (Oscar Niemeyer)

 

Foto: Vita Cofano

Editing: Giulio Pascali, Daniela Maruotti

 

 

L’architetto in kit-regalo

21 dicembre 2017

E pensare che quando decisi di intraprendere la “carriera universitaria” per conseguire la laurea in Architettura volevo  dedicarmi alla libera professione e  mi credevo privilegiata.

Mi sono laureata ad inizio degli anni ‘90 con tante speranze ed idee in testa!

Le aspettative di un neo-laureato che si approccia al mondo del lavoro sono infinite ma in questi due decenni  sono cambiate tante cose.

Innanzitutto la crisi economica che ha colpito il paese è stata “drammatica” al punto da creare nel mondo delle libere professioni un calo vertiginoso dei redditi medi oltre che una diminuzione, per alcune categorie, di partite iva.

La crisi, di conseguenza ha prodotto un difficilissimo accesso al lavoro mentre le Universita’ hanno continuato a “sfornare” nuovi  architetti.

In un sistema previdenziale, il nostro, che prevedeva pensione di anzianità e pensione di vecchiaia, ovvero giunti alla soglia della pensione  si poteva scegliere di continuare l’attività professionale, risultato, da un lato si allunga la vita lavorativa delle vecchie generazioni, sull’altro fronte l’accesso al lavoro diminuisce sempre più per via della crisi, il tutto aggravato dalla permanenza sul  mercato delle vecchie generazioni che risultano avvantaggiate ad operare nel sistema che conoscono da decenni.

Alcune scellerate scelte del Governo,poi,  hanno dato il colpo di grazia.

Avevo sostenuto le liberalizzazioni di Bersani pensando che avrebbero portato ad un aumento della qualità del progetto. A distanza di un decennio posso affermare che nulla di quanto avevo pensato sia accaduto, in Italia, purtroppo tutto va al contrario, anziché aumentare la qualità, per prendere spazi sul mercato, i professionisti hanno abbassato le parcelle.( cominciamo a metterci allo specchio  per verificaree quanto di ciò  che ci sta accadendo abbia almeno una nostra corresponsabilità).

L’abolizione delle tariffe, anziche’ determinare un mercato maggiormente concorrenziale ha creato un caos globale, tralasciamo poi di parlare delle posizioni assunte, a proposito della concorrenza dell’Antitrust, dal quale tutto comincio’.

Senza più tariffe minime, in balia di un mercato anomalo che ha determinato abbassamento di parcelle professionali, abbiamo assistito, inermi, ad un gravissimo fatto, e di continuo ripetuto, ovvero la emanazione di Bandi di affidamento incarico a titolo gratuito da parte delle pubbliche amministrazioni.

Abbiamo Dirigenti di uffici tecnici comunali molto fantasiosi, emanano bandi ad un euro, a titolo gratuito, è di pochi giorni fa il bando “in spirito di liberalità e gratuità” e proprio di ieri un regolamento comunale che consente ai tecnici di offrire progetti alla amministrazione, senza alcuna remunerazione, ovviamente.

Avevo studiato nella Costituzione Italiana, (io le concedo ancora la maiuscola), che l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro (art.1)e che è una Repubblica che agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia…(art 31)

Dovrebbe essere sempre secondo la Costituzione una  Repubblica che tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni che cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori…(art 35) per culminare con l’art 36 che cosi’ recita:

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvie con l’art 37 equipara la donna lavoratrice all’uomo lavoratore.

I principi che hanno fondato la nostra Repubblica sono obsoleti? O forse non sono validi per noi liberi professionisti?

Oltre i principi costituzionali, i bandi gratuiti violano le norme di affidamento regolamentate nel codice degli appalti ed anche la recente norma sull’equo compenso, eppure cio’ non basta, i bandi a titolo gratuito continuano ad uscire.

Dunque mi domando cosa accade nel nostro paese? Assistiamo a intere campagne elettorali che come vessillo ergono la legalita’ e poi proprio coloro che di cio’ si son fatti paladini, giustificandosi con l’assenza di fondi, chiedono volontariato da parte dei liberi professsionisti.

E poi oltre ai bandi delle pubbliche amministrazioni si diffonde anche nel privato lo svilimento del lavoro del libero professionista, offerto a 19 euro su Groupon,per una certificazione energetica, oppure, ed è il top della giornata la Christmas gift a 129,90 in cui è racchiuso un fantomatico architetto, che come il genio della lampada esce, e arreda una stanza!

A Natale regala la gift box in stile CasaFacile! Da dicembre è anche in offerta speciale

FacciamoCasa

Ecco il regalo perfetto per chi sta comprando o cambiando casa: un architetto professionista a tua disposizione!

Chi acquista la gift box potrà scegliere fra 3 opzioni:

  • un architetto a domicilio per progettare una stanza della casa
  • uno shopping assistant con cui selezionare e/o acquistare gli arredi e gli accessori
  • un mini-corso di interior design

Da dicembre il cofanetto “Facciamo Casa” è in offerta speciale a 129,90 euro (anziché 169,90). Un’occasione da non perdere…

 

UMILIATI FINO A TAL PUNTO? IO NON CI STO.

 

Non ne faccio un discorso di prezzo(che comunque resta avvilente) ma facciamo una analisi proprio del concetto del lavoro.

Secondo l’art 36 della Costituzione Italiana, Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi… ecco mi sento di affermare che a noi, liberi professionisti, non viene riconosciuto il nostro ruolo di lavoratori.

Posso capire, che chi delle nostra categoria naviga in cattive acque, soprattutto se giovane cerchi di crearsi un portafoglio clienti, ma non è svendendosi che otterà ciò. Paghi poco quel che vale poco, è questo che pensa( a ragione secondo me ) il consumatore, una legge di mercato, insomma.

Noi non offriamo un prodotto materiale, bensi’ un lavoro intellettuale, che deve essere giustamente retribuito, in primis poiche’ lavoro, poi perché è frutto di un percorso che inizia con studi che si protraggono per anni, non è un semplice servizio, come vorrebbero farci credere.

 

Vorrei lanciare  un appello ai colleghi che con false speranze rispondono a tali bandi o cedono alla tentazione di farsi vendere su una rivista,in una gift box,  AFFERMATE LA VOSTRA DIGNITA’ PROFESSIONALE, IL COMMITTENTE RISPETTA MAGGIORMENTE CHI SI FA RISPETTARE, e ai giovani dico che esiste il Sindacato, che da sempre è titolato a portare avanti battaglie sulla dignità professionale e se da una parte serve a voi per tutelarvi, voi siete il suo motore. Tanti più saremo nelle battaglie tante maggiori possibilità potremo avere per affermare il nostro ruolo nella società attuale.

Mi sembra di scorgere un tentativo, reiterato, di annullamento del valore intellettuale del progetto, una omologazione del nostro lavoro a mero servizio. A questo tentativo dobbiamo fortemente opporci, dobbiamo essere massa critica e soprattutto uniti, uniti per rivendicare il nostro ruolo sociale, importante e delicato.

Non esiste gift box che potra’ ingabbiarci, continueremo imperterriti a voler affermare il ruolo del lavoro intellettuale, quello che ci ha contraddistinto per molti anni e che ha reso grande il nostro Paese.

Diamo il giusto peso al nostro lavoro.

Per fare questo riporto una considerazione del collega Matteo Capuani, autore del libro “Da Maastricht a Lisbona, come è cambiata la vita dell’architetto italiano”, in un suo recente intervento, che spiega come la prestazione professionale rappresenti un valore aggiunto.

MEDITATE ARCHITETTI!

Ed al cittadino dico, voi andreste  da un chirurgo che “vi costa “ poco, oppure da uno “ben quotato” sul mercato, quando le necessita’ è per la vostra sopravvivenza?

 

“LA PRESTAZIONE PROFESSIONALE RAPPRESENTA UN VALORE AGGIUNTO, NON UN COSTO. (arch. Matteo Capuani)

 

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Sapete perché si calcola l’IVA sui nostri progetti? (iva=imposta sul valore aggiunto) ..perché i nostri progetti garantiscono VALORE AGGIUNTO al prodotto finale…e se noi creiamo valore aggiunto questo significa 2 cose: a) che il nostro lavoro vale e deve essere giustamente retribuito; b) che non siamo un costo nel processo di produzione ma immettiamo quel “quid” di innovazione e competenza che trasforma i beni primari in prodotti di valore superiore all’investimento!!!

UN PAESE CHE NON TUTELA IL VALORE AGGIUNTO DEI PROGETTI E DELL’ATTIVITÀ INTELLETTUALE NON MERITA DI DEFINIRSI PAESE CIVILE!!!”

 

arch. Natalia Guidi

Consigliere nazionale Inarsind e Presidente Inarsind Latina

 

un ricordo di Manfredi Nicoletti

30 ottobre 2017

Santo Marra, membro di Amate l’Architettura, che ha conosciuto personalmente il prof. Manfredi Nicoletti, esprime, a nome di tutto il nostro Movimento, il cordoglio per la sua scomparsa attraverso un ricordo della sua figura di architetto, professore e uomo perbene.

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Ieri ci ha lasciati a 87 anni il Prof. Manfredi Nicoletti. La notizia mi ha rattristato molto ma allo stesso tempo mi sono tornati in mente momenti felici, quando, a fine anni ’90, ho avuto la fortuna e il piacere di frequentare per qualche tempo il suo studio.
Lo ricordo come una persona elegante, dall’energia esplosiva. Ricordo lo studio pieno di giovani architetti, tanti progetti contemporaneamente, ma soprattutto tanti concorsi. Era il periodo in cui lo vedevo discutere con forza per cercare di difendere le sorti del progetto per il Nuovo Museo dell’Acropoli di Atene di cui era risultato vincitore qualche anno prima, insieme a Lucio Passarelli (scomparso lo scorso anno), a seguito di Concorso internazionale fra oltre 400 partecipanti, poi purtroppo bloccato e annullato. Era soprattutto il periodo in cui aveva appena consegnato il Concorso internazionale per L’ampliamento del Museo del Prado di Madrid e stava per iniziare il Concorso ad inviti per La sistemazione architettonica di Piazzale della Farnesina al Foro Italico a Roma. Parliamo degli anni 1996-98. Quindi, contemporaneamente si partecipava al concorso per il Nuovo Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria, che mi ha visto impegnato direttamente, concorso vinto, cantiere avviato, infinito, ancora in corso.
Al Suo Studio di progetti se ne sono disegnati a decine, la presentazione dei concorsi si curava nei minimi dettagli. È stato un pioniere della progettazione bioclimatica, integrando buone pratiche dell’edilizia sostenibile con criteri innovativi di funzionalità e risultato estetico. E’ stato ancora attivo per molto tempo dopo, realizzando importanti opere in Italia e all’estero. È stato un maestro, un anticipatore, un visionario.
Questo mio piccolo personale saluto è in segno di affetto e riconoscenza. Mi unisco al cordoglio ed esprimo vicinanza ai familiari.
R.i.P. Prof.
Santo Marra

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(In foto, L’ARCA 125 del 1998, che custodisco gelosamente.)

L’Architettura è tensione dialogica

10 luglio 2017

Confesso che non conoscevo l’arch Canepone. Per niente.

Questa ricerca è una sequenza di confessioni, dovute principalmente alla mia gigantesca ignoranza; ci sono colleghi espertissimi di tutto quello che è stato scritto, pensato e prodotto nella storia dell’architettura; ci sono colleghi super informati su ogni novità, nuovi prodotti, nuove realizzazioni, nuovi architetti o architetti meno nuovi ma non conosciuti al grande pubblico. Colleghi con le idee chiare.

Io non sono uno di loro.

Non lo dico per snobismo anti culturale. Non faccio parte di chi mitizza Fantozzi che esclama “è una cagata pazzesca!” ridicolizzando gli intellettuali. Anzi, i portatori di conoscenza, gli euruditi, sono la struttura portante dell’evoluzione e dell’innovazione. Non c’è ricerca senza conoscenza; quando si difetta di conoscenza tocca rubarla da chi ne ha in abbondanza.

Per questo per la mia ricerca ho deciso di coinvolgere gli altri; per questo punto a diversificare le fonti, i personaggi da coinvolgere.

Per questo il mio metodo (la mia linea editoriale) finisce con l’essere un po’ casuale, potremmo definirla una ricerca psicogeografica (e con questo sotto sotto, vi dico che un po’ di erudizione, nonostante gli sforzi, mi resta incrostata sulla pelle); navigo a vista, sia perchè non sono partito con una idea precostituita della risposta che mi aspetto, sia perchè più vado avanti e più mi rendo conto di navigare in mezzo ad una nebbia fitta. Gli articoli che pubblico non sono altro che apparizioni nella nebbia.

In questo contesto accolgo molto volentieri i suggerimenti degli amici; non è quello che si fa spesso quando si parte per un viaggio? si chiede tra gli amici qualche suggerimento? ma anche durante i viaggi, le scoperte migliori si fanno chiedendo sul posto, raramente si rimane delusi.

Ecco quindi che è saltato fuori Aldo Canepone, segnalato da una collega/amica di Amate l’Architettura.

Chi lo conosce mi assicura che la sua prosa rispecchia il suo carattere rigoroso e accurato, riscontrabile nella sua attività didattica.

La sua risposta “ufficiale”, 32 parole compresi gli articoli, è una poetica dichiarazione d’amore per l’Architettura e la sua disciplina… Eccola:

…l’architettura serve a far crescere un fiore nel deserto materiale… è una tensione dialogica tra disciplina e contesto espressa con sensibile coscienza…fiducioso angelo che accompagna il pensiero e l’azione…

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Aldo Canepone – l’angelo posato sull’architettura, presenza fiduciosa che misura e riflette – 2016

 

Aldo ci ha inviato anche un post scriptum che completa questa definizione, ampliando a tutto il contesto della nostra società la sua riflessione:

P.S.: note a margine: ovviamente l’architettura serve se è poesia ma serve (seppure questa parola in sé lascia qualche perplessità) ad elevare e riunire di senso compiuto e sensibile il contesto, troppo spesso di mera materialità (che è anche tanto altro, è anche storia e luogo, spazio e presenza fisica dell’ambiente umano, esperienza e conoscenza individuale e collettiva, ed è anche il sito, un territorio, un paesaggio, una comunità, l’occasione specifica ed una economia che la promuove, ecc.), non è (non dovrebbe essere) moda e non serv(irebb)e se è tale, se è serva del capitale le mancherà “il” fondo (e la testa), e non è solo poesia seppure è un’aspirazione ad un mondo migliore, ecco a cosa serv(irebb)e  il capitale, “serv(irebb)e” (l’architettura e per essa il capitale) alla collettività che vi si confronta e vi si riflette ed eleva, come per le utopie a volte qualcuna precipita e si concretizza, a volte bene, altre volte un po’ meno, dipende; insomma non è solo un mestiere ed un lavoro, al servizio di, e non è solo riflessione ed azione artistica, e non è solo disciplina, anche se lo è nel fondamento e nella sostanza, è tensione dialogica espressa dal e nel contesto con sensibile coscienza, appunto, mai sottoposta ad una flessione per non soccombere, è concentrazione ed impegno, costante, a volte un sorriso le riserba il dono della superficie distesa ma è tanta profondità anche laddove il mare (il contesto, materiale) non è sempre lo è. Potremmo anche dire dell’architettura che è tante cose e niente insieme, per questo è tensione dialogica costante ed operante con sensibile coscienza.

Insomma tutto infine torna dal vuoto da cui è partito avendo ognuno cercato di riempirlo, nella realtà che ha vissuto e vive, nel modo che ha ritenuto e ritiene essere il migliore, per l’architettura…e poi l’angelo che accompagna, suggerisce, misura e riflette…è la sua ombra…AC.

Architettura come scuola guida

16 maggio 2017

Dico che quando l’anima mal nata
li vien dinanzi, tutta si confessa;
e quel conoscitor de le peccata
vede qual loco d’inferno è da essa;
cignesi con la coda tante volte
quantunque gradi vuol che giù sia messa.

(inferno canto V)

Il testo che segue è la riproposizione di un dialogo avvenuto tra me e Guido Incerti in rete, con pochissime correzioni mirate a rendere il testo più leggibile. Ne è venuto fuori un discorso un po’ estemporaneo sulla funzione dell’architetto (tra scuola guida e pene dell’inferno). La domanda era sempre la stessa:

A cosa serve l’Architettura?

siamo finiti a parlare della funzione dell’Architetto, che poi è la stessa cosa da un diverso punto di vista. Giriamo sempre intorno alla stessa cosa.

– Ciao Guido, ho letto il tuo post su FB: “Un giorno, qualcuno capirà che molti di quelli che oggi declamiamo come architetti, archistar, in realtà erano ben altro. Non avendo avuto il tempo, reale, per fare il mestiere dell’architetto.” Colgo quindi lo spunto per chiederti se ti va di rispondere a una domanda che sto facendo ai miei contatti in rete che ha a che fare con il mestiere dell’architetto: a cose serve l’Architettura? Immagina di doverlo spiegare ad un committente per convincerlo che vale la pena pagarti per questo. Spiegalo in Max 30 parole più una immagine o una foto.

Fare l’architetto è fare conoscere alle persone una dimensione nuova, usando lo “spazio”. Una dimensione e un valore di cui non afferrano pienamente l’esistenza. In termini semplici la coppia di un 8 cilindri rispetto ad un 4. Si apre un mondo. Valore anche economico intendo. Di spesa e guadagno.

– Uhm ok. Spiegami meglio. Possiamo rigirare la cosa dicendo che l’Architettura serve come processo di conoscenza? Ma come lo intendi, più simile ad una ricerca scientifica, una esplorazione geografica oppure un processo di scrittura.
Inoltre mi incuriosisce l’espressione “di cui non afferrano pienamente”.
Si intuisce lo scoramento dell’architetto di fronte alla beata ignoranza del committente. C’è poco da fare, gli architetti, quelli bravi, sono una élite, sono i sacerdoti dello svelamento di questa dimensione…. credo….??

– No, non è scoramento. È la semplice verità. Un committente generalmente non può conoscere la tecnica necessaria per progettare architettonicamente. Poi c’è logicamente la dimensione dell’architetto stesso che spesso non è solo tecnica ma anche sensibile. Non comprende bene la cosa. Perché è difficile. Legata a sensazioni che scopri solo una volta a bordo.
Ma mentre tu (l’Architetto ndr) hai idea chiaramente di quello che sarà – perché sei padrone più o meno di quella tecnica – lui no.
Vale per la musica, la cucina, andare in moto.
Guidare non è pilotare.
E lo comprendi solo se ti applichi.
Ad un committente devi insegnare alcune basi di pilotaggio. Quando di base guida.
Gli architetti, quelli bravi spesso hanno bravi committenti (anche se non lo dicono).

– Mi viene in mente una figura dantesca. Minosse che all’ingresso dell’inferno assegna i gironi ai dannati. Loro sanno già di avere peccato, sono all’inferno, ma tocca a lui svelare, far conoscere l’esatto destino.

– Più spesso hanno l’abilità di fare business attraverso il loro lavoro. E non lo dicono ugualmente. Tutto qui.
Nei confronti dei committenti tu stai già facendo ragionamenti troppo avanti. Io non direi mai una cosa così al committente.

– In effetti non credo che al committente gli si possano prospettare le pene dell’inferno. Meglio la scuola guida.

– Mah. Dipende. A volte invece è giusto prospettarle.
Quando vai a scuola guida mica ti dicono che potrai anche schiantarti. Anche se lo sai.
La dimensione passionale dell’architettura è dell’architetto, quasi mai del committente.

– Qui però introduci un altro tema, la partecipazione. Da una parte spesso, il committente é convinto di saper pilotare, dall’altra se vuole andare a sbattere intenzionalmente, cosa fai?

– Prendi il volante e sterzi! Logico che c’è partecipazione, ma fare architettura è spesso un processo violento.
Nei suoi e nei tuoi confronti.
Ci si trova e magari si ha sintonia; ma la violenza c’è sempre, ed è quasi necessaria.
Puó essere soft o strong ma c’è. Da ambo le parti.
A volte con il medesimo committente ho fatto cene super easy con la matita in mano, altre abbiamo urlato come dei pazzi in faccia l’uno all’altro. Ma deve sempre essere chiaro l’obiettivo finale.
A volte vinci a volte perdi.
E li serve la dialettica.
Ma senza mostrare la superiorità.
Nella dialettica.
Sei come l’istruttore di scuola guida.
Comunque è sempre una dimensione di svelamento.

– Ecco, mi piace questa immagine maieutica, però siamo finiti a parlare dell’architetto, non dell’architettura.
In finale, a cosa serve questo svelamento? Ci fa stare meglio? Ci rende felici? Ci dà potere? Ricchezza?

– Mixxa insieme le ultime cose e hai la risposta. L’Architettura è una pura mediazione di tutte queste cose. A volte puoi avere un po’ più di una e meno dell’altra e viceversa. Ma alla fine la dimensione totale è questa con l’aggiunta di una dose di “percezione” o “propriocezione” legata al puro spazio che è inspiegabile al committente. Anche perché non è quantificabile.
Metti anche una buona dose di funzionalità.
La differenza con l’edilizia è che questa offre molte meno soluzioni per arrivare a questo risultato. La base è la stessa ma meno “ricca” di significati e soluzioni. Specie dei primi. Ma anche dei secondi.
Poi ci scordiamo la bravura nel contenere dentro anche tutte le norme. Che sono parte integrante del processo.
E dell’architettura. Le sue regole (oltre a quelle dei trattati).

– Ok, per le trenta parole uso il testo iniziale, sono 40, l’immagine la scelgo io……

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PS – In realtà avevo scelto un’altra cosa, poi Guido mi ha chiesto di mettere Pinocchio: “Pinocchio è il risultato di tutto. E allo stesso tempo racconta le bugie. Realtà e immagine allo stesso tempo. Poi ha anche la fata turchina… Qualcuno che ogni tanto ti da una mano…”  Gli ho proposto alcune immagini tratte dal Pinocchio di Enzo D’Alò con le illustrazioni di Lorenzo Matotti.