Archivi per la categoria ‘riforma degli Ordini’

Minimi tariffari. Perché non sia una battaglia di retroguardia

12 maggio 2017

(..) Città e paesaggio incarnano valori collettivi essenziali per la democrazia. Formano un orizzonte di diritti a cui deve rispondere la responsabilità dell’architetto, perché il suo lavoro incide sull’ambiente e sul tessuto urbano, determina la qualità della vita quotidiana, modifica le dinamiche della società (..) scrive  Salvatore Settis nel suo ultimo  “Architettura e democrazia”.

La manifestazione programmata il 13 maggio a Roma, che vede in piazza i liberi professionisti e gli Ordini professionali italiani per il ripristino dei minimi tariffari aboliti dalla legge “Bersani” del 2006 (n. 248/2006), ha il grande merito di riportare all’attenzione pubblica il tema del ruolo sociale delle categorie professionali, devastate negli ultimi anni da una crisi non solo di mercato ma anche di identità.

La verità è che gli ultimi 20 anni hanno trovato impreparate, complici le nostre fallimentari Università, intere categorie professionali precedentemente tutelate da un sistema culturale e sociale che garantiva loro un mercato protetto e selettivo. E così, anche crogiolandosi nel comodo equivoco e nella presunzione di dover essere categoria culturale prima che professionale, queste categorie non hanno retto l’onda d’urto di un mercato, non solo del lavoro ma anche della conoscenza, sempre più globale e orizzontale.

Queste categorie, innanzitutto quella dell’architetto, continuano a ricoprire tuttavia un ruolo primario all’interno dei processi di trasformazione dei nostri territori antropizzati o meno che siano; ma lo fanno purtroppo privi di qualsiasi riconosciuta autorevolezza e di qualsiasi potere contrattuale.

E’ evidente come il ripristino per legge dei minimi tariffari, che questa manifestazione promuove, rappresenti un tentativo di ricostruire questo svanito potere contrattuale, tradendo tuttavia una visione limitata della questione e rischiando di passare, con evidente effetto boomerang, per un tentativo di tutelare solamente gli interessi di categoria. La questione merita invece un approccio più ampio e argomentato soprattutto perché è in ballo non solo la tutela professionale e sociale di una categoria ma la stessa dignità del lavoro.

Allora bisogna premettere che la scelta di liberalizzare le professioni aveva un intento lodevole, quello di scardinare un mercato monopolizzato, spesso dalla solite figure professionali, che si aggiudicavano, in materia pubblica, a parità di compenso professionale qualsiasi appalto/gara sulla base di valutazioni tecniche spesso opinabili; l’eliminazione delle tariffe minime avrebbe garantito l’immissione nel mercato di forze nuove capaci di competere, oltre che sul piano professionale, anche su quello economico, secondo un principio di libero mercato.

Ma evidentemente qualche cosa non ha funzionato, e per un duplice motivo.
Il primo è che, ovviamente, la libera competizione produce apertura del mercato e benefici sociali solo laddove esiste un mercato veramente libero e competitivo. In Italia il libero mercato paga indiscutibilmente e storicamente (soprattutto culturalmente) la presenza di centri di potere diffusi, monopolistici e clientelari, che, a seguito della liberazione delle tariffe, hanno opposto una forte resistenza e lavorato a costruire maglie sempre più strette e opache nella gestione degli appalti, complice la crisi storica che stiamo vivendo.
Il secondo motivo è riconducibile al ritardo culturale della categoria (e qui ci sarebbe da rincarare la dose sulla formazione innanzitutto universitaria), che non ha mai abbandonato la visione e la gestione oserei dire romantica dell’attività, e che ha messo a nudo una generazione di professionisti nella stragrande maggioranza incapace di essere realmente competitiva in un mercato globale, limitando quella dimensione innovativa che tale rivoluzione liberista doveva alimentare e potenziare; è successo invece che il micro tessuto degli studi professionali, a fronte di una calo sostanziale della committenza pubblica, si è trovato disarmato e debole di fronte ai colossi che oggi gestiscono il mercato dell’immobiliare privato, dai fondi immobiliari ai mercati del retail o del facility services, e non hanno potuto imporre, in situazioni di crisi e di competizione selvaggia, la propria qualità professionale.

E’ per questo che sono convinto che tale rivendicazione del ruolo sociale della categoria e del ripristino della dignità del lavoro professionale, incentrata solamente sul tema del ripristino delle minimi tariffari intesi come prima del 2006, non solo rappresenti una battaglia di retroguardia che non porterebbero nessun beneficio ne di condizione lavorativa degli architetti e degli ingegneri ne di ricaduta nella collettività, ma nasconda, come già detto, un effetto boomerang devastante che affosserebbe ulteriormente (se fosse mai possibile) una categoria già pubblicamente squalificata e delegittimata.
Ma allora come affrontare l’evidente urgenza di dover ricostruire l’immagine e la legittimazione delle figure professionali, passando per la loro valorizzazione come attori principali della tutela e della valorizzazione del territorio del nostro paese e come evidente investimento su uno dei patrimoni più importanti che l’Italia possiede, quello delle proprie città e del proprio paesaggio naturale?

Per questo i fronti da affrontare sono diversi e più ampi, riconducibili essenzialmente a 3 punti.
1.    Una riforma profonda delle professioni che metta ordine alle competenze, riporti su un binario corretto la deriva della formazione professionale, agevoli – anche fiscalmente – l’aggregazione professionale a vantaggio di strutture complesse in grado di acquisire potere negoziale e di competere nel mercato globale
2.    Una riforma fiscale, soprattutto dei regimi IVA professionali, che segni la differenza tra economia professionale e economia d’impresa.
3.    Una riforma profonda della normativa di settore a partire dalla Legge Urbanistica nazionale che dopo 75 anni mostra limiti enormi che solo parzialmente possono essere superati dalla normativa regionale; una riforma che aggiorni i principi della pianificazione e dello sviluppo territoriale e che allo stesso tempo affronti decisamente il tema della certezza delle procedure e della semplificazione amministrativa.

Sarebbe importante pertanto che la manifestazione del 13 maggio a Roma affrontasse soprattutto queste priorità, evitando che questa giornata si riduca ad una battaglia di retroguardia dannosa per la categoria e tutto sommato inutile: che vittoria di Pirro sarebbe infatti ripristinare le tariffe minime in un sistema professionale e di mercato senza garanzie di lavoro?
Personalmente parteciperò nell’ottica di dare un piccolo contributo all’importantissima costruzione di una coscienza e consapevolezza collettiva, perché la dignità del lavoro professionale passa indiscutibilmente anche per un principio di compenso minimo. E, in maniera provocatoria proprio verso quei Consigli Nazionali degli Ordini Professionali, che poco hanno fatto negli ultimi anni per migliorare la condizione lavorativa della nostra professione, e che oggi sono tutti, opportunamente, in prima linea nell’organizzazione della manifestazione, mi chiedo: perché non modificare il Codice Deontologico, al cui rispetto siamo tenuti, inserendo il concetto di effort minimo delle prestazioni professionali al di sotto dei quali l’impossibilità di garantire minimi salariali compatibili con la dignità professionale, possa configurarsi come illecito ideologico e/o concorrenza sleale? Potremmo arginare la deriva al ribasso di gare e appalti sanzionando deontologicamente attraversi i propri Consigli di Disciplina, anche con sospensione dall’Albo, eccessi di ribasso a tutela della categoria e dei nostri committenti. Non sarebbe, come detto, una soluzione ma servirebbe a migliorare, senza necessariamente passare per posizioni facilmente populistiche, la nostra condizione lavorativa e a garantire migliori servizi professionali ai nostri clienti.

Ripensare la Formazione Continua Obbligatoria degli Architetti: l’esperienza di Playchef® Design#Contest

19 gennaio 2017

L’ associazione RES Architettura e l’Ordine degli Architetti p.p.c. di Napoli hanno promosso un concorso di design nell’ambito del food design. La formula innovativa del concorso (la creazione di una filiera ideatore-consumatore), l’attenzione formativa verso i partecipanti (viene fornito uno starter kit ai partecipanti per formare sulle tecnologie a disposizione per la creazione dei prototipi) e l’apertura ad un campo di applicazione del progetto meno frequentato dagli architetti, soprattutto al sud, ha motivato il nostro patrocinio ed una attiva partecipazione ad esso, anche in fase ideativa. Il riscontro che sta avendo la conferenza di presentazione del contest, valida anche come corso di formazione in streaming, con crediti formativi (450 download in 1 settimana!), ci ha dato conferma della validità dell’azione intrapresa. Questa esperienza ci apre a riflessioni sulla qualità e sulle modalità della Formazione Continua Obbligatoria, spesso ridotta al ruolo di avvilenti “marchette” sia da alcuni Ordini Professionali sia da altri operatori del settore. Abbiamo chiesto all’arch. Laura Palazzo, di RES Architettura, di illustrarci sinteticamente la filosofia dell’iniziativa.

Ordine Architetti (79)_redux

Il concorso|corso playchef® design#contest , rivolto ad architetti, designer e studenti di architettura e design, ideato da RES Architettura e promosso dall’Ordine degli Architetti P.P.C. di Napoli è anche un modulo formativo innovativo ed articolato.

playchef® nasce con l’intento di essere, prima di tutto, una operazione culturale: promuove conoscenza e approfondimento in un settore specifico, il Food Design, affronta e crea una filiera nell’ambito del design autoprodotto, ideatore – artigiano/realizzatore – piattaforma “equa” di vendita” ed è anche un modello, una modus operandi innovativo, che nella cooperazione e nel confronto trova la sua modalità esplicativa nonché il suo fine, didascalico. Il seminario di lancio, arricchito da un importante focus su brevetti e suggestivi video che raccontano le filosofie aziendali e le modalità produttive delle aziende partner di concorso, è una opportunità formativa gratuita, scaricabile sulla piattaforma im@teria con il codice ARNA22122016155433T03CFP00300, accreditata dal cna con 3 cfp e resa possibile grazie all’impegno ed all’intuizione del giovanissimo Dipartimento Formazione dell’OAPPC di Napoli, istituito a giugno 2016.
In pochi mesi l’OAPPC di Napoli, con l’obiettivo di consentire il completamento del fabbisogno formativo dell’intero triennio gratuitamente on line, raggiunge traguardi importanti dimostrando che anche le
criticità, l’obbligo di aggiornamento professionale, possono con l’impegno essere trasformate in opportunità.

Si sta portando avanti un modello formativo innovativo, accessibile e facilmente fruibile per consentire agli architetti di acquisire crediti necessari e contemporaneamente trovare occasioni di approfondimento e spunti di riflessione per la professione.


Fin da subito è stato chiaro che playchef “poteva” rappresentare un forte stimolo e generare interesse. Grazie ad ottime sinergie già collaudate tra Ordine Architetti ed associazionismo professionale in cui, con un forte lavoro inclusivo, sono confluite importanti energie sia produttive, che progettuali , che divulgative, oggi iniziamo a raccogliere i primi
riscontri.

L’obiettivo è stimolare il dibattito culturale intorno alla professione di Architetto e realizzare oggetti|progetti che possano arricchire e contribuire a sistematizzare la disciplina del Food Design.

Il Giuramento di Vitruvio e l’arte della medicina

1 febbraio 2014

Quando ho letto l’articolo di Salvatore Settis rilanciato da www.150k.it, che proponeva agli architetti di sottoscrivere un provocatorio “Giuramento di Vitruvio”, sulla falsa riga del Giuramento di Ippocrate sottoscritto dai medici, istintivamente mi è tornata in mente la storia secondo cui nell’antica Cina il medico dell’imperatore veniva pagato solo finché l’imperatore stava bene: quando l’imperatore si ammalava il medico cessava di essere compensato e nei casi di più grave negligenza poteva addirittura rischiare la vita.

ippocrate

Si tratta, com’è facile intuire di un banalissimo principio di prevenzione, che sovverte il modo di vedere la prestazione professionale legando il recepimento del compenso all’ottenimento del risultato; l’imperatore non ha fatto altro che creare un collegamento di interesse tra le parti.

Già perché, per assurdo che può sembrare, un medico trae il suo sostentamento dalla presenza delle malattie, non dalla sua assenza. Certo, un medico che non è bravo e che non è capace di fare guarire le persone, a lungo andare non viene più chiamato e non lavora. Ma il presupposto fondamentale per esercitare la professione di medico è che nel mondo vi siano sempre delle malattie da curare.

È un ragionamento che potremmo applicare praticamente a tutte le professioni. Una volta mi è capitato un collega che svolgendo l’incarico di Project Manager in un grosso progetto si lamentava del fatto che nel suo lavoro “gli toccava” stare sempre dietro a tutti gli errori degli altri. Ho provato a fargli capire come il suo lavoro sostanzialmente consistesse proprio nel verificare la correttezza del lavoro degli altri e che se tutti fossero sempre bravissimi nello svolgere ogni singola mansione, non ci sarebbe stato bisogno di un Project Manager. Non si è convinto.

E’ più facile accettare il ragionamento se parliamo di militari (no guerra no party), di poliziotti (a che servono i poliziotti se tutti sono bravi e buoni?), di avvocati, ecc.

In ogni caso il paradosso che regola la professione del medico è l’apparente contraddizione tra il lavorare ogni giorno per combattere le malattie e il dovere la propria esistenza alla esistenza delle malattie stesse.

In questa ottica il concetto di deontologia, legato al giuramento di Ippocrate, mette in evidenza tutta la sua fragilità. Una fragilità che lega il rispetto del giuramento non a fattori sistemici, non alla coincidenza dell’interesse (economico, ma anche professionale) di chi fornisce la sua prestazione, con l’interesse generale. Un medico coscienzioso rispetta la sua deontologia ma il sistema non favorisce quei medici che operano secondo questo codice di autoregolamentazione, tende anzi a premiare principalmente proprio i comportamenti meno deontologici.

Non ne voglio fare una questione morale ma mettere in evidenza una semplice constatazione di fatto.

Il giuramento di Ippocrate non difende la società o il sistema dalla volubilità dell’arbitraria interpretazione del singolo sul dove si collochi il limite tra il rispetto di un codice deontologico e il legittimo interesse personale (quello di guadagnare e fare carriera).

Nel paese dei santi e degli eroi, guadagnare per fare qualcosa che riteniamo giusto é considerato istintivamente un male. Spesso si applica la regola inversa: se sei ricco, ci guadagni, fai carriera, automaticamente devi avere infranto delle regole.

La notte del terremoto de L’Aquila hanno fatto scalpore le intercettazione dei due imprenditori che “ridevano” immaginando gli affari d’oro che avrebbero potuto fare con la ricostruzione; l’ultimo scandalo che ha portato alle dimissioni il vicesindaco di L’Aquila hanno come retroscena le stesso cinico interesse. Senza arrivare a quelle aberrazione è innegabile che la ricostruzione del cratere ha portato per i professionisti della zona una notevole quantità di opportunità lavorative; lavoro che la maggioranza dei professionisti coinvolti avranno svolto in piena scienza e coscienza.

Ma veniamo al Giuramento di Vitruvio.

La formulazione citata da Settis:

“L’architetto deve dunque avere ingegno naturale ma anche sapersi sottoporre alle regole dell’arte (…). Deve avere cultura letteraria, essere esperto nel disegno, preparato in geometria e ricco di cognizioni storiche; deve avere nozioni di filosofia e di musica, saper qualcosa di medicina e di diritto, ma anche di astronomia e astrologia”.

L’ipotesi formulata da Settis è che se avessimo adottato questo giuramento si sarebbero evitate tanti scempi.

“Se chiunque costruisce oggi in Italia tenesse fede a un simile giuramento, nessuno avrebbe mai osato, ad esempio, edificare numerosissime abitazioni a un passo dalle discariche di Campania e sarebbe impegnato a costruire solo “salubres habitationes”.”

Purtroppo qualsiasi giuramento, per avere efficacia dovrebbe idealmente essere adottato da tutti i soggetti a vario titolo coinvolti nella trasformazione urbana: dovrebbe essere seriamente adottato dall’intera società.

Questa che io considero l’illusione di Settis si basa su un modo di vedere la professione in una forma fortemente idealizzata: risponde all’idea, rinforzata dal fenomeno delle archistar, che l’architetto abbia realmente la possibilità di controllare e governare in completa autonomia ogni aspetto del processo edilizio. Una condizione di controllo che possono avere, sempre con dei limiti, solo pochi fortunati architetti, e comunque solo a determinate condizioni.

La stessa formulazione vitruviana, adottata con seria umiltà dovrebbe fare capire quanto la complessità del fare architettura faccia riferimento a una multidisciplinarietà di competenze tali da rendere un illuso chi crede di poterle controllare tutte in autonomia. L’architetto che si illude di sapere di “filosofia, musica e medicina” (per non parlare delle mille altre competenze necessarie) volendole applicare senza dover chiedere aiuto a veri esperti, è già un architetto che non fa seriamente il suo mestiere.

Se l’architettura è il risultato di spinte e competenze diverse, altrettanto diverse e distribuite non possono che essere le responsabilità. Questo non dovrebbe costituire un alibi ovviamente, ma è indubbio che non è con un giuramento che si riesce a risolvere problemi che devono essere affrontati nel governo del territorio e delle sue trasformazioni.

Biennale di Venezia di Architettura.Cercasi curatore (per merito) del padiglione Italia

18 novembre 2013

Come per la passata edizione, a sette mesi dalla quattordicesima Biennale di Architettura del direttore Rem Koolhaas, il Padiglione Italia non ha ancora un curatore. Si dirà che è colpa della disorganizzazione ministeriale, del governo che non si appassiona a sufficienza al dibattito architettonico. Ma, forse, è anche il segnale dello scarso credito di cui godono, nella percezione diffusa, l’architettura italiana e i suoi artefici. Per capirne le cause ..
Eleonora Carrano su:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/18/biennale-di-venezia-cercasi-curatore-per-merito-del-padiglione-architettura/781190/#disqus_thread

Esiti delle Elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine

pubblichiamo i risultati delle Elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine
quadriennio 2013-2017

Si sono concluse le votazioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia per il quadriennio 2013-2017- Questo è l’esito della votazione.
– numero dei partecipanti alla terza votazione 3933
– numero dei voti validi 3905 – schede non valide 28

Sono risultati eletti al Consiglio dell’Ordine di Roma
11 architetti dei precedenti consiglieri uscenti. E’ un risultato reazionario, ma
Amate il Cambiamento si conferma la 3° lista più votata e porta a casa un buon risultato politico e di visilità ,sebbene non abbia propri candidati eletti nel  consiglio.
Vince per 11 a 4 la lista NEXT/ARCH

architetto ARTURO LIVIO SACCHI voti 1458
architetto ANDREA BRUSCHI voti 1340 (DIRITTO)
architetto PATRIZIA COLLETTA voti 1331
architetto ALFONSO GIANCOTTI voti 1328 (DIRITTO)
architetto ELIANA CANGELLI voti 1325
architetto ALESSANDRO RIDOLFI voti 1321
architetto PAOLA RICCIARDI voti 1313
architetto iunior LUISA MUTTI voti 1312
architetto VIRGINIA ROSSINI voti 1291
architetto GIOVANNI ASCARELLI voti 1281
architetto ORAZIO CAMPO voti 1275 (DIRITTO)
architetto FABRIZIO PISTOLESI voti 1274
architetto ALDO OLIVO voti 1272 (DIRITTO)
architetto DANIELA PROIETTI voti 1271
architetto GIORGIO M. TAMBURINI voti 1270

DIRITTO ALL’ARCHITETTURA
architetto MONICA ANGELA GRAZIA SCANU (NEXT) voti 1270
architetto LORETTA ALLEGRINI voti 1267
architetto SIMONE OMBUEN voti 1267 (NEXT)
architetto FRANCESCO OROFINO voti 1258
architetto MAURIZIO DE MARCHIS voti 1249
architetto ANTONIO LUIGI STELLA RICHTER voti 1249 (NEXT)
architetto VALERIO PALMIERI voti 1248
architetto LOREDANA CAVALIERI voti 1237
architetto PAOLINA LA FRANCA voti 1215
architetto ALESSANDRO CARDELLINI voti 1211
architetto iunior ANTONINO ARANCIO voti 1210
architetto GIANLUCA VALLE voti 1197
architetto CHRISTIAN ROCCHI voti 1174 (NEXT)
architetto ALESSANDRO PANCI voti 1151
architetto MARCO ROCCHI voti 1147

AMATE IL CAMBIAMENTO
architetto ELEONORA CARRANO voti 481
architetto MASSIMO CARDONE voti 428
architetto P. P.BALBO DI VINADIO voti 407
architetto CARLA CORRADO voti 398
architetto MARTINA GARATTONI voti 397
architetto FRANCO TEGOLINI voti 395
architetto ANDREA STIPA voti 392
architetto MARGHERITA SOLDO voti 381
architetto ROSA SINISI voti 374
architetto DANIELE GIORGI voti 363
architetto GIORGIO MIRABELLI voti 360
architetto ROSA CUPPONE voti 352
architetto SANDRO BERARDI voti 346
architetto M.G.SANTORO voti 346
architetto iunior C. M. SAVELLI voti 328

ARCHITETTURA IN ORDINE, ORDINE SPARSO, O.R.A.; ANONIMA ARCHITETTI e altri:
architetto ANDREA IACOVELLI voti 176
architetto ANTONIETTA GABRIELLA CRISTOFALO voti 175
architetto ROBERTO DI PAOLA voti 166
architetto GIORGIO PALA voti 163
architetto LAURA SCRIMIERI voti 161
architetto GIAMPIERO LILLI voti 159
architetto SERGIO ANZIVINO voti 143
architetto STEFANO MAVILIO voti 143
architetto MASSIMILIANO COCCIA voti 138
architetto PAOLA SALERA voti 132
architetto FRANCESCA BRUNETTI voti 130
architetto MASSIMO FAMIGLINI voti 129
architetto ANTONELLA CANDELORI voti 122
architetto ELENA CIOTTI voti 121
architetto VIERI BANDINELLI voti 118
architetto SIRO CINTI voti 94
architetto CRISTINA MORASCHINI voti 88
architetto PAOLO BARBATO voti 81
architetto ONORINA detta NORI GALLUCCI voti 78
architetto FABRIZIO DA COL voti 73
architetto LUCA LOZZI voti 72
architetto MAURIZIO ROSATI voti 72
architetto MICHELE NICOLA RUGGIERO voti 72
architetto MARCO DE CARO voti 71
architetto ALBERTO MANCINI voti 69
architetto VINCENZO DANIELE voti 68
architetto VALERIO CAMPI voti 64
architetto FABIO LA FERRARA voti 64
architetto MIRKO MERLETTI voti 43
architetto ANDREA VILLANI voti 42
architetto ARCANGELO DI CESARE voti 41
architetto ENRICO CALCARA voti 40
architetto GIANFRANCO VOLPICELLI voti 38
architetto SAVERIO SILLI voti 24
architetto CINZIA CROCE voti 22
architetto LAURA CALCAGNINI voti 18
architetto FRANCESCO CIANFRIGLIA voti 18
architetto iunior VALENTINA FERLIN voti 18
architetto ENRICO PUCCI voti 18
architetto MAURIZIO TROTTA voti 16
architetto MARIA PATRIZIA GUACCI voti 15
architetto TOMAS MANCIN voti 15
architetto VALERIA IORIO voti 13
architetto PATRIZIA BERARDI voti 12
architetto SERGIO BERNARDINI voti 12
architetto MAURO SCHIAVONE voti 11
architetto MASSIMO GUIDARELLI MATTIOLI voti 10
architetto DANIELE MARIA CELESTINO voti 9
architetto MAURO FILIPPI voti 8
architetto ROBERTO MORGANTE voti 8
architetto iunior CALOGERO LO CASTRO voti 7
architetto EMILIANO SANTORO voti 7
architetto iunior SIMONE FIORINI voti 6
architetto MASSIMILIANO MINARELLI voti 6
architetto MAURIZIO SIGARI voti 6
architetto GIORGIO DI ROBERTO voti 5
architetto FEDERICO ELISEO voti 3
architetto VINCENZO IANNARILLI voti 2
architetto ROBERTO DEL MONTE voti 0

La trasparenza di chi vorrebbe governare (ancora!) l’Ordine degli architetti di Roma. Elezioni quadriennio 2013-2017

22 settembre 2013

I fatti contano molto più di manifesti, slogan, buone intenzioni, promesse elettorali,aperitivi. E questi sono i fatti:

L’intero Consiglio uscente dell’Ordine degli Architetti di Roma si ricandida per il quadriennio 2013-2017 con due liste antagoniste e contrapposte: Next/Arch e Diritto all’Architettura, entrambe si battono per “la trasparenza e la partecipazione” dell’Ordine ed ecco un clamoroso caso di inaccettabile opacità: “dimenticano”, o meglio, omettono scientemente, di informare gli iscritti e di indicare, accanto al loro nome, a  quale numero di mandato di apprestano a ri-candidarsi. Non lo fanno perchè altrimenti sarebbe immediata una semplice e banale constatazione, anche di matematica elementare: 13 consiglieri su 15 si ricandidano, tutti chiedono a gran voce trasparenza e partecipazione, quindi erano la maggioranza nel Consiglio uscente, perchè allora, questi punti non li hanno perseguiti e resi esecutivi  in Consiglio in questi 4 anni? Forse perchè in realtà, non vogliono alcuna partecipazione degli iscritti alla vita dell’Ordine e nessuna trasparenza, altrimenti, avrebbero cominciato dalle loro candidature. Riteniamo che la trasparenza passi anche (e soprattutto) per la completezza delle informazioni che si devono agli iscritti che si apprestano a votare..

Glielo ricordiamo noi con quale mandato si ripresentano:

1. Alessandro RIDOLFI  –   12 Anni (3 Mandati) tesoriere uscente

2. Fabrizio PISTOLESI –       12 anni (3 Mandati) consigliere – segretario – vicepresidente

3. Orazio CAMPO –              8 Anni (2 Mandati) – consigliere – vicepresidente uscente

4.  Aldo OLIVO –                     8 Anni (2 Mandati) – consigliere – segretario uscente

5.  Francesco OROFINO –   8 Anni (2 Mandati) – consigliere uscente

6. Arturo Livio SACCHI –     8 Anni (2 Mandati) – consigliere – presidente f.f. uscente

7. Patrizia COLLETTA –        8 Anni (2 Mandati) – consigliere uscente

8. Luisa MUTTI –                   8 Anni (2 Mandati) – consigliere uscente

9.  Virginia ROSSINI –           8 Anni (2 Mandati) – consigliere uscente

10. Loretta ALLEGRINI –       4 Anni (1 Mandato) – consigliere uscente

11. Alfonso GIANCOTTI –    4 Anni (1 Mandato) – consigliere uscente e presidente in carica del

comitato tecnico scientifico della casa dell’architettura.

12. Andrea BRUSCHI –          4 Anni (1 Mandato) – consigliere uscente

13. Christian ROCCHI –          4 Anni (1 Mandato) – consigliere uscente

l_00316591

Franco Tegolini fa il punto: perchè “Amate il cambiamento”

18 settembre 2013

Il punto


Perché “Amate il Cambiamento”


Da qualche giorno ho avuto contatti con numerosi colleghi per comunicare la mia candidatura al Consiglio dell’Ordine all’interno della lista “Amate il Cambiamento”. Per questi colloqui avevo memorizzato una scaletta, pensavo, per aiutare il collega a comprendere con poche battute le posizioni delle tre liste che si confrontano. Ho avuto la netta sensazione che, nella maggioranza dei casi, ci fosse un’adeguata informazione sulla vita dell’Ordine e, sentiti i giudizi negativi, ci fosse un certo disinteresse a votare. Nel tentare di contrastare questo atteggiamento l’azione di questi anni di “Amate l’Architettura mi ha aiutato molto; infatti con questo riferimento molti colleghi, anche con una conoscenza limitata del movimento, hanno subito dimostrato attenzione agli obiettivi della nostra lista.

In particolare ho rilevato che le parole cambiare e, quindi, cambiamento, riassumono perfettamente ciò che la maggior parte degli architetti romani desiderano, al contrario delle parole delle altre due liste, diritto e next, perché non esprimono quanto desiderato; queste infatti anche se sono accostate alle parole trasparenza e partecipazione, ormai enunciate in modo ripetitivo, non riescono ad attrarre l’attenzione degli architetti, perché non corrispondono ai comportamenti di chi ha gestito l’Ordine per dodici anni; in sostanza trasparenza e partecipazione, in assenza di cambiamento, non sono credibili.

C’è anche un altro aspetto da considerare: la parola cambiamento trasmette ottimismo. Cambiare comporta il desiderio di sognare e ha bisogno di coraggio. Di questo oggi abbiamo bisogno. La nostra professione sta correndo rischi gravissimi con effetti che possono diventare irreversibili sulla coesione interna e sulla credibilità del mercato. Abbiamo lanciato un grido di allarme sulla condizione degli architetti rispetto alla loro capacità di essere competitivi e conquistare spazi consolidati dell’offerta di lavoro. C’è bisogno di un’azione unitaria rivolta in particolare ai giovani architetti per aiutarli ad essere protagonisti e costruttori autonomi del loro futuro e ad avere la speranza di uscire dalla crisi con ordinamenti formativi e professionali rinnovato . L’esperienza di questi giorni mi ha aiutato a superare i dubbi sulla mia candidatura, manifestati inizialmente agli amici di Amate l’Architettura. Oggi ritengo che ci sia bisogno di un impegno straordinario e di un richiamo al senso di responsabilità per scongiurare una sconfitta che sarebbe di tutti. Questa occasione mi dato la possibilità essere utile per gli obiettivi di “Amare il Cambiamento”, con l’impegno di diventare consigliere di tutti gli iscritti e non solamente di una parte.

Franco Tegolini

incontri_elezioni-ordine-2013221