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Quanto (è) dura l’architettura?

24 marzo 2018

Capolavoro da quasi 2000 anni, il Pantheon è segno di perfezione costruttiva: la cupola non è stata costruita in mattoni, né esisteva il cemento armato, essa è un blocco unico di calcestruzzo realizzata a strati successivi, una mescola che prevedeva l’uso di inerti più leggeri man mano che si saliva (pezzi di travertino, pezzi di tufo e di terracotta, poi solo tufo e infine pomice). Foto di Giulio Paolo Calcaprina per ©Amate l’Architettura

Oggi noi apprezziamo e fruiamo normalmente di spazi che hanno resistito al tempo, dimostrandosi durevoli nel significato oltre che nelle consistenze tipologico-costruttive. Attraversiamo ponti, utilizziamo stazioni, visitiamo musei, preghiamo dentro chiese che hanno superato le avversità della storia: cento duecento anni o anche quattrocento come la Basilica di San Pietro in Vaticano o addirittura millenari come il Pantheon di Roma.

Interno del tamburo della Cupola di San Pietro in Vaticano, uno dei simboli della Roma cristiana nonché landmark cittadino. Progettata da Michelangelo Buonarroti è una delle coperture più grandi mai costruite, massima espressione di un’epoca architettonica di passaggio tra Rinascimento e Barocco. Foto dal sito internet dei ©Musei Vaticani

Probabilmente l’approccio classicista – lo intendo nella sua interpretazione traslata e non solo come applicazione risoluta di canoni formali – ponderato nel servirsi di criteri affidabili denotanti una cultura della qualità, ha garantito longevità espressiva e materica. Eccezion fatta – a ragion veduta – per l’architettura gotica, desiderosa di un simbolismo verticale, audace non razionalmente, in assenza difatti di metodi di calcolo analitici, il che ha fatto sì che giungesse a noi solo una minima parte superstite della tanta produzione architettonica.

Il nostro Paese è ricco di testimonianze storico-architettoniche, stratificate nel tempo, a dispetto delle avversità naturali e delle guerre. Anche le opere più recenti, quelle associate alla scoperta del cemento armato, benché il nuovo materiale non offrisse una sicura prospettiva (50/100 anni in dipendenza della corretta manutenzione), hanno superato la prova del tempo: Terragni, Libera, Mazzoni, Michelucci, Moretti, Ridolfi, Nervi, Scarpa.

Palazzetto dello Sport di Roma (interno della cupola), un’eccezionale integrazione fra arte e scienza del costruire. Pier Luigi Nervi è uno dei maggiori artefici del Novecento, ancora oggi al centro di attenzioni la qualità delle sue progettazioni. Foto di Daniela Maruotti per ©Amate l’Architettura

È chiaro, anche, che l’Italia, un paese ad alto rischio sismico (la cui pericolosità certamente inferiore a zone come California e Giappone, deve la sua vulnerabilità alla fragilità costruttiva del tessuto minore mentre il rischio è più grande per la frequenza dei terremoti e per l’intensità che alcuni di essi hanno raggiunto), per concentrarsi sulla salvaguardia delle architetture significanti dovrebbe avviare una politica di rottamazione degli edifici senza qualità e non antisismici, specie quelli realizzati tra il 1945 e il ‘75, in piena deregulation del dopoguerra e cosiddetto boom economico.

Difficile prevedere quanto durerà la nuova architettura, sicuramente sarà meno longeva dal punto di vista fisico. Il ciclo di vita funzionale di una costruzione si è ridotto sensibilmente rispetto alle opere del passato in nome di una conveniente flessibilità sottomessa alle leggi del mercato, come l’aspettativa di vita complessiva della costruzione è minacciata da sempre più insostenibili costi di gestione.

E dal punto di vista espressivo formale quanto resterà dell’architettura contemporanea?

Il nuovo Louvre di Abu Dhabi è un museo da un miliardo di euro nel deserto. Il monumento contemporaneo è opera di Jean Nouvel, concepita come un enorme ombrello (una cupola di 180 metri di diametro e 7.500 tonnellate di peso) sulle gallerie che ospitano Mondrian e Van Gogh. Foto di Marta Cappon per ©Amate l’Architettura

Due fenomeni (in affermazione) sono centrali. Il primo è la mancanza di una teorizzazione unica all’interno dell’architettura contemporanea: ne consegue la crescita delle sue articolazioni in una molteplicità di orientamenti ed espressioni, e la successiva perdita della coerenza poetica che era invece alla base della modernità. Il secondo, e con più decisione, è l’accelerazione repentina che hanno subito i processi generativi del progetto architettonico, nel passaggio alla contemporaneità: più rapidi perciò istintivi, spesso superficialmente soggiacenti a modelli linguistici degli architetti più affermati oppure all’inseguimento della novità, anche nella consapevolezza di un obiettivo modaiolo e pertanto poco duraturo.

Il trauma causato dall’avere abbandonato la strada della teoria ha indotto ad una certa anarchia stilistica – per la verità non sempre negativa – sconfessando il bisogno che ha caratterizzato il Novecento (ma anche tutti gli altri periodi precedenti) di appoggiarsi a quei canoni architettonici, anche rigidi, che assicuravano l’identificabilità. Non credo che l’unicità della concettualizzazione sia il rimedio al normale degrado che il tempo impone all’arte. Penso, diversamente, che una volontà teorica e teoretica (e cioè di teoria dell’architettura o di teoria della teoria) forte stia alla base di un’architettura di successo e di significato durevole. L’isolamento degli architetti dal punto di vista socio-economico e la comunicabilità superficiale dei media e del web sono gli ostacoli principali (sono elementi riscontrabili allo stesso modo nelle altre professioni artistiche, in primis nello scrittore).

D’altra parte è progressivamente radicale l’assenza di dibattito disciplinare, che ha sciolto i precedenti vincoli dialettici dai rigorosi rapporti di consequenzialità (teoria forma funzione), portando l’architettura contemporanea a fare proprie le logiche del mercato e del consumo, a metabolizzare le tecnologie digitali modificando in profondità le sue tematiche e le sue modalità produttive, identificando inoltre come essenziali i suoi aspetti comunicativi, diventando così uno dei tanti (anche potente) mass media che produce tendenza. In tal senso ha anche messo abilmente al proprio centro la questione cruciale della sostenibilità, a volte esasperandola, per poi ridurla e fatto elitario, sicuramente di forma ma non sempre di sostanza (Boschi Verticali docet).

Insomma, la criticità più evidente dell’architettura contemporanea abita la dimensione del tempo: nel rapporto con la generazione del progetto; in relazione al ciclo vitale dell’oggetto; nel sottrarsi al decadimento del significato.

L’architettura contemporanea rischia molto nel promuovere un’idea di tempo troppo vicina a quella della moda, lontana dalla concezione classica lineare e prospettica al cui interno era possibile prevedere punti di partenza e di arrivo, entrambi prevedibili e misurabili.

Verosimilmente la nuova architettura – se non è ancora chiaramente emerso – dovrà sviluppare percorsi laterali e propagazioni narrative, in cui si distinguono più architetture.

Da una parte quella “apolide”, senza cittadinanza, illimitata: dei grandi budget, delle grandi città, delle grandi firme, opere monumentali e icone universali slegate dal contesto. Dall’altra parte quella legata ai luoghi, costretta dai limiti: affermazione alternativa alla prima, propria di architetti interrogatisi sull’ideologia, attenta ai budget e alle storie minori, fatta di resistenze più o meno motivate seguendo le fondamentali lezioni classiche di sostenibilità.

Così, la globalizzazione è compiuta a metà. Soltanto i Paesi più avanzati e favoriti, riusciranno a vivere il futuro nel futuro, nel senso che possono beneficiare dell’esaltazione mentale prodotta dal vivere in una continua proiezione crescente. Altri Paesi, tra cui l’Italia, come anche la Grecia, sono immersi nel futuro del presente, penando lo squilibrio tra un’attualità percorsa dalla promessa di un imminente cambiamento e un suo mancato compimento. Esistono infine i Paesi del Terzo Mondo, che vivono il futuro nel passato, un passato che non è mito ma frustrazione.

Foto: Archivio di Amate l’Architettura e sito internet dei Musei Vaticani
Editing: Daniela Maruotti

I Piani Colore, non solo una questione estetica!

20 marzo 2018

Molto spesso, girando tra le vie dei piccoli centri storici, capita di imbattermi in delle ABNORMI BRUTTURE: colori sgargianti delle facciate, giustapposizione di elementi di varia natura, materiali incoerenti tra di loro.

Ma no, non sto parlando di un mero discorso “di gusto”. Preservare i luoghi più antichi delle nostre città o dei paesi è un discorso più ampio e legato alla memoria storica. E’ un dovere che abbiamo verso i nostri avi, ma anche verso noi stessi e chi ci seguirà.

Per questo sempre più Comuni stanno adottando i cosiddetti “PIANI DEL COLORE”, dei veri e propri STRUMENTI URBANISTICI che possono essere adottati dalle singole amministrazioni locali al fine di tutelare, salvaguardare o migliorare i caratteri predominanti di una città dal punto di vista dei colori e degli elementi che compongono l’involucro esterno di un edificio.

Oltre ad essere una questione legata all’etica ed al vivere sostenibile, questa questione è quindi un obbligo normativo. Chi deve effettuare in un fabbricato dei lavori che riguardano anche gli esterni è tenuto a seguirne le disposizioni e non sempre è cosa facile.

 

Per questo ho fatto UN GIRO VIRTUALE NELLA REALTÀ ITALIANA per cercare di fare un punto della situazione che spero possa essere utile a chi, tecnico o non, volente o nolente, si debba destreggiare tra queste tematiche. Di seguito ho esplicitato i risultati.

 

  • DESCRIZIONE DEL PIANO COLORE

CATEGORIA: Regolamento Edilizio

EMISSIONE: Delibera di Consiglio comunale

STORIA: i primi piani vennero adottati in Italia negli anni ‘80

OBBIETTIVO: salvaguardia dei piani verticali (e non solo) del centro storico attraverso la regolazione e il controllo dell’attività di manutenzione non ordinaria che assicurino uniformità, continuità visiva e coerenza dell’immagine della città.

OGGETTO:

  • coperture (manti di copertura, canne fumarie, lucernari, abbaini, antenne, canali di gronda e pluviali, pannelli solari/fotovoltaici),
  • superfici di facciata (intonaci, rivestimenti, tinte, decorazioni plastiche, muri di recinzione),
  • elementi di finitura (porte, porte-finestre, vetrine, grate, ringhiere e cancelli),
  • impianti tecnologici (cavi elettrici, fili telefonici, tubi di gas e acqua, campanelli, citofoni, videocitofoni),
  • oggettistica legata a funzione di tipo commerciale (insegne, targhe, tende frangisole, illuminazione, contenitori espositivi e distributivi),
  • segnaletica ed affissione, targhe toponomastiche, numeri civici, stendardi e striscioni.

PERIMETRAZIONE: centro storico o intero territorio comunale.

DOCUMENTI: relazione-guida al restauro con gli interventi da realizzare caso per caso, norme tecniche con l’elenco dei passaggi da seguire per mettere in atto il piano del colore, dei vincoli, delle prescrizioni e delle sanzioni, abachi per rappresentare i vari manufatti e i materiali, tavolozza dei colori.

INFORMAZIONI: Sportello Unico dell’Edilizia

  • DESCRIZIONE DELLE FASI DA SEGUIRE
  • INFORMARSI:
  • verificare il contenuto del P.R.G., dei piani particolareggiati, delle norme tecniche,
  • verificare l’eventuale presenza nel Comune di un Piano del Colore (in caso affermativo si potrà procedere con le fasi seguenti).
  • PRESENTARE IL PROGETTO:
  1. rilievo schematico della facciata 1:100/1:50,
  2. rilievo tecnico-morfologico della facciata 1:100/1:50,
  3. rilievo degli impianti e degli arredi della facciata 1:100/1:50,
  4. rilievo cromatico della facciata 1:100/1:50,
  5. rilievo fotografico stato di fatto,
  6. eventuali indagini chimico-fisiche di intonaci, pietre, laterizi,
  7. modulistica,
  8. relazione stato di fatto/di progetto illustrativa di forme, dimensioni, materiali, colori.

 

Resta inteso che i suddetti documenti vadano presentati prima dell’inizio lavori e che le tempistiche variano da Comune a Comune. I lavori potranno avere inizio solo dopo l’ottenimento del Nulla Osta da parte degli organi dell’ufficio preposto.

  • EFFETTUARE I LAVORI:

aspettarsi sopralluoghi dall’ufficio del Comune competente

  • COMUNICARE LA FINE LAVORI E PRESENTARE LA DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA:

nel caso di difformità dalla pratica edilizia presentata si procede secondo la legge che regola la vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia.

Le eventuali sanzioni riguardano il pagamento di una somma di denaro e relative il ripristino dell’assetto ante operam.

Ta le principali città italiane ad aver adottato un Piano del Colore risultano grandi centri come Torino, Siena, Pavia, Parma, Roma e Lecce ma anche piccole ma rilevanti realtà come Agropoli, Alghero, Pantelleria, Deruta e Prato.

Ovviamente è sottinteso che durante tutto l’iter bisogna farsi seguire da un architetto, che possa seguire passo passo l’esecutore dei lavori dalla raccolta delle informazioni preliminari, alla redazione del progetto, allo svolgimento e conclusione dei lavori.

 

Foto e disegni: Vita Cofano

Editing: Daniela Maruotti

 

 

Conoscere e Amare l’Architettura Contemporanea – L’Oculus di Santiago Calatrava 

24 febbraio 2018

image © hufton + crow

Si può amare un’architettura anche quando è controversa la sua storia?
In foto: World Trade Center Transportation Hub, conosciuto come Oculus (2004-2016) – Santiago Calatrava.
La struttura avrebbe dovuto aprire nel 2015. I lavori sono durati quasi 12 anni e sono costati – ironia del nome – un occhio della testa, 3,9 miliardi di dollari, il doppio rispetto alle stime iniziali.
Costruito dove si trovava il centro commerciale distrutto dagli attentati dell’11 settembre, sostituisce il sistema ferroviario originale, noto come “Port Authority Trans-Hudson” (PATH). Questi ha riaperto, seppure in maniera ancora parziale, il 4 marzo 2016, ponendosi quale piattaforma logistica dei trasporti rispetto al complesso cittadino del “World Trade Center”.
Il progetto è composto da una struttura con due grandi ali di acciaio alta circa 50 metri da terra e con una parte interrata. All’opera sono tributati gli onori previsti dalla sua missione simbolica, “una dimensione spirituale come una cattedrale”, officiante della riqualificazione dello spazio pubblico dilaniato dal terribile ricordo dei fatti di inizio millennio. Causa dei ritardi – riportano alcune note – infiltrazioni d’acqua nel cantiere vicino e una serie di problemi dovuti alla complessità del progetto: si è reso necessario incrementare il numero delle costolature metalliche, a scapito della leggerezza, guadagnando una maggiore presenza strutturale.

La foto è tratta da un progetto fotografico ottobre 2016 del premiato studio Hufton+Crow che si dedica all’architettura contemporanea

http://www.huftonandcrow.com/projects/gallery/oculus-world-trade-centre-transportation-hub/

 

Editing: Daniela Maruotti

Solai ammalorati, mal comune nessun gaudio!

8 febbraio 2018

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Sempre più spesso nel recente passato ho sentito conoscenti parlare di episodi in cui sono stati coinvolti nel distacco improvviso di una porzione di intonaco mentre, per loro fortuna, non si trovavano nei paraggi. Ascoltavo le descrizioni ma tutto finiva lì, fino a quando qualche mese fa questo argomento non mi ha riguardata direttamente visto che, mentre ero al computer nel soggiorno, si è sollevata una nube di polvere. Solo dopo qualche istante ho realizzato che, proprio affianco a me, era crollato ca. 1 mq di intonaco dello spessore di ca. 3 cm. L’unico danno è stato alla stampante, ma per un caso fortuito.

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Così ho studiato il fenomeno e ho provato a riassumere di seguito le informazioni raccolte in questi mesi sia dalla manualistica, che dal confronto con operai e colleghi ingegneri.

Spero possa essere una sorta di campanello di allarme rispetto ad una questione forse poco dibattuta ma di una spaventosa attualità!

 

Descrizione del fenomeno

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Casi di crollo in Italia: 200/anno circa;

edifici con principio di fenomeno: 8/10 (casi dichiarati);

destinazioni d’uso interessate: abitazioni, ospedali e scuole;

nome del fenomeno: “sfondellamento” (per solai in latero-cemento);

manifestazioni del fenomeno: distacco e crollo dell’intonaco e, successivamente, distacco e caduta della parte inferiore delle pignatte;

carichi interessati: ca. 35kg/mq con intonaco di 1 cm e  ca. 75kg/mq con intonaco di 3cm e oltre;

effetti del fenomeno: danni di varia entità a persone e cose (arredi, impianti, apparecchi tecnologici come TV, schermi, computer);

cause del fenomeno:

  • Scarsa qualità dei materiali e della costruzione dei manufatti.
  • Periodo storico anni 1940-1970 (anni del boom economico).
  • Sovrappeso dovuto ad impianti appesi e alcune destinazioni d’uso con conseguente determinazione di tensioni, compressioni o dilatazioni che sollecitano i solai e comportano crepe, incrinature e fessurazioni.
  • Infiltrazioni, ossia l’acqua bagna prima la soletta, poi scende fino a determinare la dilatazione e di conseguenza la compressione tra laterizio e travetti in c.a.. L’acqua inoltre incide sui ferri d’armatura dei travetti accelerando l’insorgere della “ruggine” che, a sua volta, influisce sulla base delle pignatte e talvolta sulla rigidezza stessa dell’impalcato.
  • Sali nell’aria, quando c’è la vicinanza al mare.
  • Errato disegno delle pignatte. Si verifica quando c’è lo sfalsamento in orizzontale dei setti interni delle pignatte con conseguente rottura dei setti verticali dovuta alla concentrazione di sforzi nei nodi che non sono in grado di trasmettere da un lato all’altro, lungo i setti orizzontali, gli sforzi di compressione.
  • Difetti di progettazione strutturale. Luci di solaio particolarmente diverse tra loro creano porzioni di solaio interamente compressi. Luci delle travi simili alle luci dei solai determinano “effetti piastra”. Dilatazioni termiche, dilatazioni igrometriche impedite, ritiro differenziale dei componenti del solaio.
  • Cattivo riempimento dei travetti. Le barre d’acciaio sono poggiate sul fondo del travetto a contatto del laterizio e non vengono smosse/sollevate durante il getto, per cui non si forma copriferro. La granulometria del calcestruzzo è eccessivamente elevata (diametro degli inerti maggiore di 40 mm) rispetto alle dimensioni del travetto. La mancata vibratura del getto.

schema carichiPICCOLA

Prevenzione e indagine propedeutica all’intervento

  • Battitura manuale da effettuarsi con il manico di un martello da muratore (la mazzetta) o con altri attrezzi idonei che, però, rimane una valutazione soggettiva anche se eseguita dal migliore dei tecnici e che non riesce a fornire tutte le informazioni necessarie.
  • Termocamera ad infrarosso con cui si riescono ad individuare lo scheletro strutturale, l’orditura dei solai e la presenza o meno dei travetti rompitratta; la sensibilità di misurazione permette di rilevare la presenza di infiltrazioni, umidità e stati ammalorati e si riescono ad individuare i punti in cui procedere alla successiva analisi costruttiva, é quindi perciò un metodo strumentale d’indagine non distruttivo e più oggettivo;
  • Piccole demolizioni localizzate nel solaio servono a definire la tipologia dei solai e constatare le geometrie dei manufatti: curvature sui setti, impurità nell’impasto o colorazioni particolari, consistenza dell’intonaco ed il relativo spessore;
  • Carotaggi e prove di estrazione (pull out), ossia un’indagine non distruttiva attraverso l’inserimento e la successiva estrazione di tasselli metallici ad espansione.

Soluzioni costruttive

  • Intervento sostitutivo (=demolizione e ricostruzione)

La demolizione e la successiva nuova costruzione è la soluzione più sicura se, a fronte delle opportune indagini preliminari, risulta che il solaio è irrecuperabile.

 

  • Intervento riparativo (=consolidamento)

Fasi

  1. Determinazione della classe di rischio. Si determina calcolando il carico di sfondellamento a metro quadro che si può potenzialmente distaccare. La messa in sicurezza deve garantire il contenimento di un peso almeno 2,5 volte superiore a questo peso.
  2. Impermeabilizzazione dell’estradosso del solaio di copertura.
  3. Rimozione fondelli in laterizio e cemento in cui erano annegati i ferri.
  4. Verifica presenza di ferri spezzati e di parti dove la sezione resistente è diminuita, come nelle  vicinanze degli appoggi.
  5. Spazzolatura/idrosabbiatura dei ferri e applicazione di sostanze, i passivanti o la malta idraulica, che aumentano la resistenza alla corrosione.
  6. Affiancamento o sostituzione dei ferri deteriorati con pezzi nuovi adeguatamente saldati.
  7. Applicazione malta strutturale o di ripristino alla base dei travetti. Utilizzo di tessuti in fibra di carbonio applicati all’intradosso del solaio come rinforzo flessionale.
  8. Riempimento degli spazi vuoti lasciati dai forati con del polistirolo.
  9. Ripristino dell’intonaco e nuova finitura del soffitto.

 

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Foto: Vita Cofano
Editing: Daniela Maruotti

L’architetto in kit-regalo

21 dicembre 2017

E pensare che quando decisi di intraprendere la “carriera universitaria” per conseguire la laurea in Architettura volevo  dedicarmi alla libera professione e  mi credevo privilegiata.

Mi sono laureata ad inizio degli anni ‘90 con tante speranze ed idee in testa!

Le aspettative di un neo-laureato che si approccia al mondo del lavoro sono infinite ma in questi due decenni  sono cambiate tante cose.

Innanzitutto la crisi economica che ha colpito il paese è stata “drammatica” al punto da creare nel mondo delle libere professioni un calo vertiginoso dei redditi medi oltre che una diminuzione, per alcune categorie, di partite iva.

La crisi, di conseguenza ha prodotto un difficilissimo accesso al lavoro mentre le Universita’ hanno continuato a “sfornare” nuovi  architetti.

In un sistema previdenziale, il nostro, che prevedeva pensione di anzianità e pensione di vecchiaia, ovvero giunti alla soglia della pensione  si poteva scegliere di continuare l’attività professionale, risultato, da un lato si allunga la vita lavorativa delle vecchie generazioni, sull’altro fronte l’accesso al lavoro diminuisce sempre più per via della crisi, il tutto aggravato dalla permanenza sul  mercato delle vecchie generazioni che risultano avvantaggiate ad operare nel sistema che conoscono da decenni.

Alcune scellerate scelte del Governo,poi,  hanno dato il colpo di grazia.

Avevo sostenuto le liberalizzazioni di Bersani pensando che avrebbero portato ad un aumento della qualità del progetto. A distanza di un decennio posso affermare che nulla di quanto avevo pensato sia accaduto, in Italia, purtroppo tutto va al contrario, anziché aumentare la qualità, per prendere spazi sul mercato, i professionisti hanno abbassato le parcelle.( cominciamo a metterci allo specchio  per verificaree quanto di ciò  che ci sta accadendo abbia almeno una nostra corresponsabilità).

L’abolizione delle tariffe, anziche’ determinare un mercato maggiormente concorrenziale ha creato un caos globale, tralasciamo poi di parlare delle posizioni assunte, a proposito della concorrenza dell’Antitrust, dal quale tutto comincio’.

Senza più tariffe minime, in balia di un mercato anomalo che ha determinato abbassamento di parcelle professionali, abbiamo assistito, inermi, ad un gravissimo fatto, e di continuo ripetuto, ovvero la emanazione di Bandi di affidamento incarico a titolo gratuito da parte delle pubbliche amministrazioni.

Abbiamo Dirigenti di uffici tecnici comunali molto fantasiosi, emanano bandi ad un euro, a titolo gratuito, è di pochi giorni fa il bando “in spirito di liberalità e gratuità” e proprio di ieri un regolamento comunale che consente ai tecnici di offrire progetti alla amministrazione, senza alcuna remunerazione, ovviamente.

Avevo studiato nella Costituzione Italiana, (io le concedo ancora la maiuscola), che l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro (art.1)e che è una Repubblica che agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia…(art 31)

Dovrebbe essere sempre secondo la Costituzione una  Repubblica che tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni che cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori…(art 35) per culminare con l’art 36 che cosi’ recita:

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvie con l’art 37 equipara la donna lavoratrice all’uomo lavoratore.

I principi che hanno fondato la nostra Repubblica sono obsoleti? O forse non sono validi per noi liberi professionisti?

Oltre i principi costituzionali, i bandi gratuiti violano le norme di affidamento regolamentate nel codice degli appalti ed anche la recente norma sull’equo compenso, eppure cio’ non basta, i bandi a titolo gratuito continuano ad uscire.

Dunque mi domando cosa accade nel nostro paese? Assistiamo a intere campagne elettorali che come vessillo ergono la legalita’ e poi proprio coloro che di cio’ si son fatti paladini, giustificandosi con l’assenza di fondi, chiedono volontariato da parte dei liberi professsionisti.

E poi oltre ai bandi delle pubbliche amministrazioni si diffonde anche nel privato lo svilimento del lavoro del libero professionista, offerto a 19 euro su Groupon,per una certificazione energetica, oppure, ed è il top della giornata la Christmas gift a 129,90 in cui è racchiuso un fantomatico architetto, che come il genio della lampada esce, e arreda una stanza!

A Natale regala la gift box in stile CasaFacile! Da dicembre è anche in offerta speciale

FacciamoCasa

Ecco il regalo perfetto per chi sta comprando o cambiando casa: un architetto professionista a tua disposizione!

Chi acquista la gift box potrà scegliere fra 3 opzioni:

  • un architetto a domicilio per progettare una stanza della casa
  • uno shopping assistant con cui selezionare e/o acquistare gli arredi e gli accessori
  • un mini-corso di interior design

Da dicembre il cofanetto “Facciamo Casa” è in offerta speciale a 129,90 euro (anziché 169,90). Un’occasione da non perdere…

 

UMILIATI FINO A TAL PUNTO? IO NON CI STO.

 

Non ne faccio un discorso di prezzo(che comunque resta avvilente) ma facciamo una analisi proprio del concetto del lavoro.

Secondo l’art 36 della Costituzione Italiana, Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi… ecco mi sento di affermare che a noi, liberi professionisti, non viene riconosciuto il nostro ruolo di lavoratori.

Posso capire, che chi delle nostra categoria naviga in cattive acque, soprattutto se giovane cerchi di crearsi un portafoglio clienti, ma non è svendendosi che otterà ciò. Paghi poco quel che vale poco, è questo che pensa( a ragione secondo me ) il consumatore, una legge di mercato, insomma.

Noi non offriamo un prodotto materiale, bensi’ un lavoro intellettuale, che deve essere giustamente retribuito, in primis poiche’ lavoro, poi perché è frutto di un percorso che inizia con studi che si protraggono per anni, non è un semplice servizio, come vorrebbero farci credere.

 

Vorrei lanciare  un appello ai colleghi che con false speranze rispondono a tali bandi o cedono alla tentazione di farsi vendere su una rivista,in una gift box,  AFFERMATE LA VOSTRA DIGNITA’ PROFESSIONALE, IL COMMITTENTE RISPETTA MAGGIORMENTE CHI SI FA RISPETTARE, e ai giovani dico che esiste il Sindacato, che da sempre è titolato a portare avanti battaglie sulla dignità professionale e se da una parte serve a voi per tutelarvi, voi siete il suo motore. Tanti più saremo nelle battaglie tante maggiori possibilità potremo avere per affermare il nostro ruolo nella società attuale.

Mi sembra di scorgere un tentativo, reiterato, di annullamento del valore intellettuale del progetto, una omologazione del nostro lavoro a mero servizio. A questo tentativo dobbiamo fortemente opporci, dobbiamo essere massa critica e soprattutto uniti, uniti per rivendicare il nostro ruolo sociale, importante e delicato.

Non esiste gift box che potra’ ingabbiarci, continueremo imperterriti a voler affermare il ruolo del lavoro intellettuale, quello che ci ha contraddistinto per molti anni e che ha reso grande il nostro Paese.

Diamo il giusto peso al nostro lavoro.

Per fare questo riporto una considerazione del collega Matteo Capuani, autore del libro “Da Maastricht a Lisbona, come è cambiata la vita dell’architetto italiano”, in un suo recente intervento, che spiega come la prestazione professionale rappresenti un valore aggiunto.

MEDITATE ARCHITETTI!

Ed al cittadino dico, voi andreste  da un chirurgo che “vi costa “ poco, oppure da uno “ben quotato” sul mercato, quando le necessita’ è per la vostra sopravvivenza?

 

“LA PRESTAZIONE PROFESSIONALE RAPPRESENTA UN VALORE AGGIUNTO, NON UN COSTO. (arch. Matteo Capuani)

 

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Sapete perché si calcola l’IVA sui nostri progetti? (iva=imposta sul valore aggiunto) ..perché i nostri progetti garantiscono VALORE AGGIUNTO al prodotto finale…e se noi creiamo valore aggiunto questo significa 2 cose: a) che il nostro lavoro vale e deve essere giustamente retribuito; b) che non siamo un costo nel processo di produzione ma immettiamo quel “quid” di innovazione e competenza che trasforma i beni primari in prodotti di valore superiore all’investimento!!!

UN PAESE CHE NON TUTELA IL VALORE AGGIUNTO DEI PROGETTI E DELL’ATTIVITÀ INTELLETTUALE NON MERITA DI DEFINIRSI PAESE CIVILE!!!”

 

arch. Natalia Guidi

Consigliere nazionale Inarsind e Presidente Inarsind Latina

 

un ricordo di Manfredi Nicoletti

30 ottobre 2017

Santo Marra, membro di Amate l’Architettura, che ha conosciuto personalmente il prof. Manfredi Nicoletti, esprime, a nome di tutto il nostro Movimento, il cordoglio per la sua scomparsa attraverso un ricordo della sua figura di architetto, professore e uomo perbene.

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Ieri ci ha lasciati a 87 anni il Prof. Manfredi Nicoletti. La notizia mi ha rattristato molto ma allo stesso tempo mi sono tornati in mente momenti felici, quando, a fine anni ’90, ho avuto la fortuna e il piacere di frequentare per qualche tempo il suo studio.
Lo ricordo come una persona elegante, dall’energia esplosiva. Ricordo lo studio pieno di giovani architetti, tanti progetti contemporaneamente, ma soprattutto tanti concorsi. Era il periodo in cui lo vedevo discutere con forza per cercare di difendere le sorti del progetto per il Nuovo Museo dell’Acropoli di Atene di cui era risultato vincitore qualche anno prima, insieme a Lucio Passarelli (scomparso lo scorso anno), a seguito di Concorso internazionale fra oltre 400 partecipanti, poi purtroppo bloccato e annullato. Era soprattutto il periodo in cui aveva appena consegnato il Concorso internazionale per L’ampliamento del Museo del Prado di Madrid e stava per iniziare il Concorso ad inviti per La sistemazione architettonica di Piazzale della Farnesina al Foro Italico a Roma. Parliamo degli anni 1996-98. Quindi, contemporaneamente si partecipava al concorso per il Nuovo Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria, che mi ha visto impegnato direttamente, concorso vinto, cantiere avviato, infinito, ancora in corso.
Al Suo Studio di progetti se ne sono disegnati a decine, la presentazione dei concorsi si curava nei minimi dettagli. È stato un pioniere della progettazione bioclimatica, integrando buone pratiche dell’edilizia sostenibile con criteri innovativi di funzionalità e risultato estetico. E’ stato ancora attivo per molto tempo dopo, realizzando importanti opere in Italia e all’estero. È stato un maestro, un anticipatore, un visionario.
Questo mio piccolo personale saluto è in segno di affetto e riconoscenza. Mi unisco al cordoglio ed esprimo vicinanza ai familiari.
R.i.P. Prof.
Santo Marra

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(In foto, L’ARCA 125 del 1998, che custodisco gelosamente.)

Catanzaro – la burocrazia e le nozze con i fichi secchi

13 ottobre 2017

Per gli amici la norma si interpreta per i nemici si applica. (anonimo)

fichi secchi 03

Quanto scalpore per una sentenza!

Il consiglio di Stato ha decretato che si, è possibile appaltare un incarico pubblico a titolo gratuito. Ancora meglio, il vantaggio immateriale, quello derivante dall’arricchimento del curriculum, può essere a tutti gli effetti considerato un compenso.

Una affermazione aberrante e inaccettabile, va detto chiaramente. Lo stato, le istituzioni che dovrebbero tutelare l’esercizio professionale, una tutela garantita costituzionalmente, hanno elevato al rango di prestazione il “disegnetto della signora mia” e hanno stabilito che il lavoro può tranquillamente non essere pagato; né più né meno del privato cittadino quando chiama l’architetto: “che cé vo’? basta ‘n idea”. E si noti che non stiamo parlando di una prestazione come potrebbe essere uno stage formativo; stiamo parlando di un prodotto per il quale si richiede una elevata competenza ed esperienza.

Si chiede a un professionista esperto di lavorare ad un progetto estremamente impegnativo, sostenendo che il suo compenso possa essere l’esperienza. Piove sempre sul bagnato, a quanto pare.

Così, con il curriculum arricchito di questa esperienza potrà ottenere altri incarichi….. gratuiti ma portatori di esperienze.

Come si dice? L’esperienza è la somma delle fregature. Ah, ora è chiaro.

In fondo cosa ci si può aspettare da un sistema culturale  dove l’architetto viene coinvolto per farsi “fare un disegnino”, o “giusto per avere un’idea”; dove “per risparmiare” si rinuncia a pagare il professionista e si chiama direttamente l’impresa chiedendogli anche il progetto (che è un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono….).

Cosa ci si può aspettare se lo stesso presidente di un Ordine Professionale invita i professionisti a inviare disegnetti?  cosa ci si può aspettare se nel centro di Roma la sistemazione di uno di luoghi più importanti e nevralgici del centro storico (piazza San Silvestro) viene affidata a titolo gratuito?  Cosa ci si può aspettare se poi avviene lo stesso con 7 noti progettisti che si prestano senza battere ciglio alla gratuità della prestazione per Via Giulia (intervento che poi guarda caso è rimasto lettera morta….)? e se lo stesso metodo viene seguito dal progettista più famoso di tutti? se persino Renzo Piano viene preso in considerazione per incarichi gratuiti? Tutto senza che nessuno sollevi alcuna obiezione…..

In fondo lo ha detto chiaro e tondo il Consiglio di Stato.

L'”aspirante contraente” può, secondo la sentenza, trovare convenienza “non già da un’utilità economica, ma solo da un’utilità finanziaria: perché l’utilità economica si sposta su leciti elementi immateriali inerenti il fatto stesso del divenire ed apparire esecutore”.

C’è da dire che questa sentenza ha un aspetto positivo. La sentenza non è ripetibile; non si tratta di un parere che potrà essere applicato anche ai prossimi bandi.

Fortunatamente il caso di Catanzaro costituisce un Unicum.

Lo stesso Capocchin, nel micidiale botta e risposta con il dirigente del Comune di Catanzaro (arch Lonetti) ha chiarito che si tratta di una sentenza non generalizzabile. La sentenza si riferisce all’applicazione di una norma antecedente a quanto previsto dall’attuale Codice degli Appalti.

Dal sito Lavori Pubblici:

la sentenza fa riferimento ad un caso pre-correttivo al Codice dei contratti. Il D.Lgs. n. 56/2017 (c.d. Decreto correttivo) modificando l’art. 24, comma 8 del D.Lgs. n. 50/2016 (c.d. Codice dei contratti) obbliga, di fatto, le stazioni appaltanti all’utilizzo dei corrispettivi previsti dal D.M. 17/06/2016 come base di riferimento ai fini dell’individuazione dell’importo a porre a base di gara dell’affidamento.”

Insomma si tratta dell’applicazione di una norma ormai superata.

Una situazione paradossale, se si pensa che in queste ore si stanno mobilitando tutte le istituzioni rappresentative degli Architetti (dall’Ordine di Catanzaro al CNA fino ai sindacati e Inarcassa). Una mobilitazione che mai si era vista prima; un coro unanime di protesta.

“mentre il cuore d’Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta” (cit. famoso cantautore genovese)

Una protesta che può sembrare eccessiva, quindi?

Il fatto è che questa storia non ha evidenziato un problema normativo, ma un problema culturale.

Ha messo nero su bianco la metodologia diffusa con cui sono amministrate le nostre città: un metodo che privilegia la visione burocratica e meramente contabile e lascia sistematicamnete in secondo piano la visione complessiva del sistema urbano.

Su questo sono illuminanti le parole dell’arch Lonetti.

“Sin dall’inizio non ho avuto alcun dubbio sulla legittimità del procedimento portato avanti nel ruolo di dirigente del Settore Urbanistica del Comune di Catanzaro insieme al collega architetto Fregola. Nel nostro ruolo di funzionari della Pubblica Amministrazione, abbiamo approfondito la normativa vigente soprattutto con riferimento al principio di concorrenza e libertà di mercato, principio cardine dell’Unione Europea. Il procedimento è stato gestito con la massima trasparenza e correttezza amministrativa nell’assoluto perseguimento dell’interesse pubblico, infatti, per garantire ulteriormente l’amministrazione comunale, abbiamo ritenuto, prima di indire il bando,  di chiedere specifico parere alla Corte dei Conti incidendo tale procedimento sul contenimento della spesa pubblica […]”

La posizione è chiara. Traspare l’orgoglio del burocrate, il funzionario pubblico che conosce alla perfezione le procedure e sa come muoversi all’interno del sistema burocratico. Sa che la legge è complessa per definizione, sa che in bando di gara non c’è nemico peggiore di un banale ricorso al TAR; sa anche bene che questo bando è portatore di possibili contestazioni, quindi si tutela, chiede il parere preliminare, si preoccupa di scrivere un bando che sia inattaccabile sotto ogni punto di vista legale, ecc.

Infatti alla fine il Consiglio di Stato gli da ragione. Non avevamo dubbi. E’ il problema che denunciamo tutti da sempre. La professione, ovunque si eserciti (da professionista o da funzionario pubblico) è diventata una sterile sequenza di adempimenti normativi e burocratici.

Privilegiamo la forma (burocratica) rinunciando a dare una forma (urbana) alla città.

Ma la qualità urbana non si misura con la carta bollata. Purtroppo, come si vede, siamo nel mezzo di un conflitto tra chi vorrebbe che le città fossero amministrate secondo un pensiero organico e chi, sostanzialmente, se ne frega: basta che le carte siano a posto.

Stanno vincendo loro.

Più avanti il pensiero dell’arch Lonetti diventa ancora più esplicito, laddove secondo la sua opinione questa gara:

“garantirà un risparmio di almeno seicentomila euro al Comune di Catanzaro; risparmio da cui trarrà beneficio la comunità catanzarese in quanto le ridotte risorse economiche disponibili, considerata la nota carenza finanziaria di tutti i comuni, saranno utilizzate per interventi urgenti di messa in sicurezza delle scuole, delle strade o di un miglioramento del decoro urbano.”

Ed ecco a voi sintetizzato il pensiero burocratico/contabile che guida la gestione del territorio di un comune come Catanzaro. Nessuna visione complessiva, nessuna prospettiva, nessuna capacità di andare oltre il semplice calcoletto contabile.

Il Comune di Catanzaro avrà rispramiato seicentomila euro per fare un nuovo asilo nido o una strada, ma quanti ne spenderà l’amministrazione se la posizione di quell’asilo, o di quella strada (individuati da un piano regolatore) sarà sbagliata?

Quanto danno economico subirà la comunità catanzarese se le scelte di questo piano saranno dettate da motivazioni diverse da quelle del bene collettivo?

Quali garanzie può dare un fornitore che vende sotto costo i propri prodotti con azioni che si configurano come tipiche del Dumping?

Quale vantaggio ha il Comune di Catanzaro a richiedere ai propri professionisti una esposizione economica così sproporzionata (rinunciare, ovvero secondo la logica del Comune, investire seicentomila euro nella speranza di ottenere in futuro altri incarichi più remunerativi)? Quale tipo di professionista può permettersi di rinunciare a un simile compenso? quale tipo di professionista ha la convenienza a svolgere un lavoro così complesso rinunciando ad un compenso?

Il Comune di Catanzaro, come ritiene di poter garantire la partecipazione al bando dei migliori professionisti, ovvero quelli che hanno già molta esperienza e competenza, se il compenso previsto è basato principalmente sulla possibilità di fare esperienza?

Quali garanzie ha il Comune di Catanzaro per preservarsi dal fatto che il professionista che offre le sue prestazioni a titolo gratuito non sia maggiormente esposto alle pressioni economico finanziarie che inevitabilmente caratterizzano questo genere di incarichi?

Sono tutte domande che non hanno una risposta semplice; nè si può sostenere in maniera aprioristica che i colleghi che si sono aggiudicati la gara (guarda caso unici partecipanti, alla faccia della concorrenza) non svolgeranno in maniera ineccepibile il loro incarico. E’ tuttavia chiaro che le modalità con cui è stato impostato questo bando mettono in evidenza l’ingenuità culturale, la stolta furbizia, di chi pensa di poter ottenere un risultato o un prodotto di qualità senza attribuirgli il giusto valore.

Insomma sembra proprio che l’Amministrazione comunale di Catanzaro si sia convinta di poter fare “le nozze con i fichi secchi…..”