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WINTER LIGHTS: installazioni luminose e arte interattiva a Londra (WINTER LIGHTS: light installations and interactive art in London)

9 Aprile 2020

“ Uno show abbagliante nel quartiere degli affari di Canary Wharf”, Timeout London

(“The business district’s dazzling Winter Lights show”, Timeout London)

Per il sesto anno consecutivo si è svolto a Londra lo scorso 16-25 Gennaio 2020 un festival a dir poco singolare che arriva a dare un po’ di luce e “colore” alle buie sere invernali. Questa però è anche l’occasione per mostrare le opere di artisti specializzati nel campo della “light art” provenienti da tutto il mondo.

(A singular festival took place this year on January 16 to January 25 for the sixth consecutive year in London. It gives some light and “color” to the dark winter evenings. However, this is also an opportunity to show works of artists specialized in the “light art” field from all over the world.)

Nella penisola del quartiere di Canary Wharf sono state ubicate 25 opere d’arte scintillanti, installazioni e esperienze interattive con un piacevole contorno di furgoncini per il cibo e le bevande – Winter Light Bites – e di un’area con la brace dove arrostire i marshmallow appena acquistati.

(25 sparkling works of art, interactive installations and experiences with a pleasant outline of vans for food and drinks – Winter Light Bites – and an area with embers to roast marshmallows just purchased have been located on the Canary Wharf district peninsula.)

In un’area di circa 1,5 km2 la mostra ha presentato sia pezzi che possono essere ammirati da lontano che quelli che permettono alle persone di avvicinarsi e interagire con loro.

(An area of approximately 1.5 square km, the exhibition presented both pieces that can be admired from afar and those that allow people to approach and interact with them.)

Vediamo insieme una panoramica delle opere più interessanti.

(Here is an overview of the most interesting works.)

“Mi-e dor de tine”. “Mi manchi” in italiano, si riferisce a un significato più profondo del desiderio o della mancanza di qualcuno.  E’ pezzo che fa parte di uno scambio culturale con il festival della luce “Lights On” in Romania.

(“Mi-e dor de tine”. “I miss you” in English, it refers to a deeper meaning of someone’s desire or lack. This piece is part of a cultural exchange with the “Lights On” light festival in Romania.)

“Bit.Fall”. Dalla Germania una cascata in continua evoluzione di parole create da migliaia di gocce d’acqua illuminate che cadono e che derivano da una serie di fonti di notizie in diretta tra cui The Times, The Guardian e BBC News.

(“Bit.Fall”. From Germany a constantly evolving waterfall of words created by thousands of illuminated drops of water that fall and derive from a series of live news sources including The Times, The Guardian and BBC News.)

The Clew”. Realizzato da 100 cerchi di luce rossa, questa è una bellissima struttura portoghese creata attorno al Cubitt Steps Bridge.

(“The Clew”. Made from 100 circles of red light, this is a beautiful Portuguese structure created around the Cubitt Steps Bridge.)

Absorbed by Light”. Le tre figure progettate dal britannico Gali May Lucas ed eseguite dalla scultrice berlinese Karoline Hinz sono state un invito ad accomodarsi in panchina per percepire che sebbene i loro corpi siano fisicamente presenti, le loro menti sono altrove in quanto mostrano i tratti standard degli utenti di smartphone: testa piegata, dita che digitano e strisciano, i loro volti illuminati dagli schermi del telefono.

(“Absorbed by Light”. The three figures designed by the British Gali May Lucas and performed by the Berlin sculptor Karoline Hinz were an invitation to sit on the bench to perceive that although their bodies are physically present, their minds are elsewhere. They show off the standard features of smartphone users : bent over head, fingers typing and crawling, faces illuminated by phone screens.)

“Shish-Ka-Buoy”. Questa divertente installazione, costituita da boe marine in polietilene completamente riciclabili, durante le ore diurne assorbe la luce e emette un bagliore magico ma di sera migliaia di LED all’interno creano un vortice di colori e sfumature.

(“Shish-Ka-Buoy”. This fun installation is made up of fully recyclable polyethylene marine buoys. During the daytime it absorbs the light and issues a magical glow, but in the evening thousands of LEDs inside create a whirlwind of colours and shades.)

Lactolight”. 7.344 bottiglie di latte in plastica riciclata diventano singoli pixel in un gigantesco schermo video a bassa risoluzione dove la luce programmata e le sonorità vogliono aiutare a diffondere la consapevolezza della plastica monouso.

(“Lactolight”. 7,344 recycled plastic milk bottles become single pixels in a huge low resolution video screen where programmed light and sounds want to help spread awareness of disposable plastic.)

Luma Paint Light Graffiti”. Un muro comune diventa una una tela di pittura vivente grazie al  software di pittura leggera in tempo reale di Lichtfaktor e alla leggenda tedesca dei graffiti Helge “Bomber” Steinmann.

(“Luma Paint Light Graffiti”. A common wall becomes a living painting canvas thanks to Lichtfaktor’s light painting software in real time and the German graffiti legend Helge “Bomber” Steinmann.)

Desire”. Il desiderio è un design giocoso e sensuale, che a prima vista sembra labbra rosse giganti ma poi si vede un battito cardiaco che ambisce ai desideri più forti, con 1.500 luci rosse rappresentanti le migliaia di terminazioni nervose nelle labbra umane e i segnali che inviano al cervello quando attivati, forse, da un bacio.

(“Desire”. Desire is a playful and sensual design, which at first glance looks like giant red lips. Then you see a heartbeat that aspires to the strongest desires, with 1,500 red lights representing thousands of nerve endings in human lips and signals they send to the brain when activated, perhaps, by a kiss.)

Constellations”. Joanie Lemercier offre un viaggio nello spazio in 3D con elementi visivi proiettati su uno schermo gigante con paesaggi sonori elettronici del produttore Paul Jebanasam.

(“Constellations”. Joanie Lemercier offers a 3D space trip with visual elements projected on a giant screen with electronic soundscapes by the producer Paul Jebanasam.)

“The Bra Tree”. Traendo ispirazione da una tradizione sulle piste da sci americane di lanciare il reggiseno su un albero, questo albero ha lo scopo di suscitare un sorriso ma anche di accettare fondi per il cancro al seno.

(“The Bra Tree”. Drawing inspiration from a tradition on the American ski runs of throwing a bra on a tree, this tree aims to arouse a smile but also to accept funds for breast cancer.)

“Squiggle”. Dalla Nuova Zelanda una massa sinuosa di 450 metri di tubi al neon digitali che si torcono e ruotano per riempire il Jubilee Park è anche un singolare viaggio sensoriale come un riflesso astratto di questo mondo molto multiculturale in cui viviamo.

(“Squiggle”. A 450-meter long winding mass of  digital neon tubes from New Zealand that twist and rotate to fill Jubilee Park. It is also a singular sensory journey representing an abstract reflection of this very multicultural world in which we live.)

Per tutta l’Europa si svolgono ogni anno almeno 10 Festival delle luci in città come a Berlino, Praga, Amsterdam e persino Brescia e Salerno ma questo Winter Lights Festival di Londra si distingue da tutti gli altri perché ha luogo in un pezzo di città singolare, un quartiere fatto sopratutto di uffici nei grattacieli e che di sera si svuota, un’alternanza di terraferma e canali d’acqua, una linea metropolitana, la DLR, che viaggia sospesa senza conducente. Insomma un evento surreale giustamente ambientato in un contesto surreale da gioire in maniera multisensoriale.

(Every year, at least 10 Light Festivals are held throughout Europe in cities such as Berlin, Prague, Amsterdam and even Brescia and Salerno. But this Winter Lights Festival in London stands out from all the others because it takes place in a unique piece of city, a district mainly made up of offices in skyscrapers and which empties in the evening, an alternation of mainland and water channels, a subway line, the DLR, which travels suspended without a driver. In short, a surreal event rightly set in a dreamy context to rejoice in a multisensory way.)

Altre opere esposte durante Winter Lights 2020.

(Other works exhibited during Winter Lights 2020.)

Mountain of light

The seed of life

Lightbench

Affinity

Pools of the light

Neon tree

 

 

 

Testi di: Vita Cofano (© 2020)
Fotografie e video di: Vita Cofano (© 2020)
Editing: Giulio Paolo Calcaprina

Vivere su Marte

17 Febbraio 2020

Il 2 aprile scorso il direttore generale della NASA ha annunciato di stare progettando una missione su Marte entro il 2033. In uno dei suoi sconclusionati annunci il Presidente USA ha sollecitato la stessa agenzia a concentrarsi sull’obbiettivo della missione marziana. L’anno scorso persino Putin ha annunciato l’intenzione di avviare un programma spaziale per andare sulla Luna e, ovviamente, anche su Marte.

Insomma ci sono serie probabilità che le nuove generazioni possano essere le prime ad essere testimoni di una missione umana su Marte.

Oltre alla necessità di risolvere i problemi tecnici di organizzare la missione e fare arrivare i primi umani sani e salvi, questa sfida epocale si porta dietro però anche la necessità di organizzare, da zero tutti gli aspetti della vita quotidiana. Per chi dovrà vivere sul pianeta rosso, dovrà essere previsto e organizzato ogni dettaglio della giornata. Una sfida sicuramente molto intrigante anche per architetti e designer.

Certo da qui al 2033 c’è ancora un po’ di tempo e non è detto che i tempi non subiscano slittamenti; intanto che aspettate però potete sperimentare la vita un umano-marziano andando a visitare questa mostra al Design Museum di Londra allestita fino al 23 febbraio, che vi porterà letteralmente in un altro mondo.

Per gli architetti che volessero intraprendere la professione di Space Designer invece occorre guardare all’esempio di Daniele Bedini, “autore della prima tesi di laurea in Europa in space architecture in collaborazione con la NASA” oppure seguire le orme di Philippe Stark che ha progettato il primo locale nello spazio dedicato al commercio.

Sostiene Bedini.

Nello spazio hai la possibilità di progettare a 360° sferici perché l’alto e il basso non esistono più. Devi avere un codice di orientamento, soprattutto per le situazioni di emergenza quando bisogna sapere rapidamente in quale direzione dirigersi, ma puoi mettere il letto sul soffitto. E poi, lavorando in team con esperti di altre discipline, acquisisci un background molto più ampio rispetto a quando lavori nel design terrestre

Insomma per i giovani architetti è il caso di dire che c’è ancora spazio da esplorare.

Per maggiori sulla mostra info visita il sito del Design Museum.

Oppure leggi l’articolo su Abitare.

 

Testo di Giulio Pascali

Foto e immagini tratte da Meteoweb dal sito del Design Museum  e da Dezeen

Le geometrie condominiali di Gian Paolo Bartalesi

15 Giugno 2019

Una sera di pioggia tornando a casa tra il Colosseo e San Giovanni per far prima mi addentro nelle viuzze verso il Celio, stradine tranquille di palazzi abitati e pur vivaci della Roma che conosco.

Negozietti vintage, vinerie con tavolini per pochi amici insieme a ristorantini per turisti e gallerie d’arte, una colpisce la mia attenzione.

Un portoncino che non avevo mai notato e che ora invece mi invita con suoni di voci ed una luce calda. Entro, è il finissage di una mostra di fotografie e in un attimo sono dentro, contemporaneamente, a tanti androni, tutti insieme, tutti di Roma, salendo e scendendo le tante scale fotografate, anch’esse in un attimo, dal talento naturale che è Gian Paolo Bartalesi.

Scale in tutte le fogge, sempre leggere anche quando le chiama “vortici” o “vertigini”e, conferma un’ammiratrice, ” Non c’è mai un senso d’angoscia!”

Lui è prodigo di spiegazioni e gratitudine non solo a chi gli regala complimenti ma alla vita che, racconta, gli ha dato, attraverso la difficoltà economica, un bel lavoro da pony express ed insieme la possibilità di “vedere” le sue “geometrie nascoste” per i Condomini di tutta Roma.

Non è un fotografo e ci tiene a dirlo, io credo invece di sì.

Non per la tecnica o per la reflex che non può permettersi, fa tutto con il telefonino ed una compattina un po’ vecchiotta, ma perchè il suo occhio lucido e sensibile è certamente la miglior macchina fotografica che possa avere.

L’immagine è prima di tutto in chi la guarda ed anch’io sono grata al momento in cui sono entrata in quel portoncino per il regalo ricevuto dai miei occhi.

L’allestimento e tutte le stampe per questa sua prima personale alla Galleria Arca di Noesis sono state realizzate da un fotografo professionista molto appassionato di recupero di vecchie lastre, Carlo Rondinelli, che ha rispettato l’impronta immediata delle foto annullando quasi completamente la post-produzione.

Nel mondo tanto artefatto e virtuale a cui siamo ormai tutti abituati queste “geometrie” sono invece immagini reali che rimangono però ancora più fantastiche e a tutto volume nella mente.

Nelle foto di Gian Paolo Bartalesi il mondo gira, il moto perpetuo della natura non fermato in uno scatto ma, al contrario, diventa movimento ampliato come in un giro di danza a rendere panneggi morbidi il cemento armato, il ferro, il legno ed il marmo delle scale di Roma che il nostro occhio, prima dei nostri piedi, percorre e precorre veloce andando al centro dell’universo di ognuno di noi.

Gian Paolo Bartalesi pubblica le sue fotografie sul suo profilo Facebook.

Foto ©Gian Paolo Bartalesi

post-produzione e fotomontaggi di Carlo Rondinelli.

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