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Playchef® – i vincitori del concorso.

Playchef® design#contest è stato per Amate l’Architettura una scommessa vinta. Volevamo dimostrare che con una procedura trasparente, quale quella adottata in questo concorso, è possibile selezionare i lavori migliori, che i concorsi, condotti secondo criteri di trasparenza ed equità, funzionano.

La qualità dei progetti premiati e menzionati ci ha ripagato del grande sforzo profuso, sia in fase di ideazione del concorso che di gestione.

Come ha dichiarato in una riunione il presidente della giuria Francesco Subioli: “il design non è più una prerogativa solamente del nord, si sta spostando al sud”.

Ebbene quella del presidente è stata una intuizione profetica: nonostante i vincoli stretti imposti dal concorso (ambito dei complementi per la tavola, ambito della cultura gastronomica campana, ambito delle tecnologie realizzative messe a disposizione), i progetti pervenuti sono stati tanti.

Tra questi, abbiamo premiato quelli più interessanti, più innovativi e più realizzabili.

 

Premesso tutto questo, abbiamo il piacere di pubblicare i vincitori del concorso Playchef®:

1° Premio a: SENNO’DESISTI, di Alfonso Angelone, con una media di 80,2 punti su 100, con la seguente motivazione della giuria:”per la maggior aderenza alle linee del bando di concorso, innovazione sulla modalità di consumo di uno dei prodotti di eccellenza del territorio, design accurato e funzionale, utilizzo coerenti dei materiali e delle tecnologie di produzione”.

Sennòdesisti

2° Premio a: VESUVIO di mmcs architecture, capogruppo Maurizio Liccardo, con una media di 75,2 punti su 100, con la seguente motivazione della giuria: “per la contemporaneità e la bellezza delle forme, la citazione della morfologia di una delle icone più forti del territorio, la coerenza nell’uso dei materiali, l’innovazione funzionale suggerita dall’operatività dello chef”.

Vesuvio

3° Premio a: APERIELLO di Simone Sansone, con una media di 74,7 punti su 100, con la seguente motivazione della giuria: “per l’intuizione innovativa nella modalità di fruizione di un cibo tipicamente mediterraneo, la funzionalità minimalista dell’oggetto, la semplicità ed economicità di realizzazione”.

Aperiello

 

Oltre ai 3 premi assegnati, la giuria ha ritenuto di dovere assegnare altre due menzioni di merito ad altri due progetti di grande qualità che non potevano aspirare a competere per i primi 3 posti a causa di alcune lacune nei requisiti richiesti dal bando.

Menzione di Merito a: SCARPETTA di Claudio Persico, con una media di 74,6 punti su 100, con la seguente motivazione della giuria: “per la capacità di formalizzare un’abitudine quotidiana fortemente radicata nelle tradizioni locali”.

Scarpetta

Menzione di Merito a: KUMBH, di Orsola Iannone, con una media di 70,4 punti su 100, con la seguente motivazione della giuria: “per l’originalità della forma, il riferimento simbolico e l’innovazione nella disposizione dei complementi per la tavola”.

Kumbh

Qui la griglia completa di valutazione dei progetti.

 

Ripensare la Formazione Continua Obbligatoria degli Architetti: l’esperienza di Playchef® Design#Contest

19 gennaio 2017

L’ associazione RES Architettura e l’Ordine degli Architetti p.p.c. di Napoli hanno promosso un concorso di design nell’ambito del food design. La formula innovativa del concorso (la creazione di una filiera ideatore-consumatore), l’attenzione formativa verso i partecipanti (viene fornito uno starter kit ai partecipanti per formare sulle tecnologie a disposizione per la creazione dei prototipi) e l’apertura ad un campo di applicazione del progetto meno frequentato dagli architetti, soprattutto al sud, ha motivato il nostro patrocinio ed una attiva partecipazione ad esso, anche in fase ideativa. Il riscontro che sta avendo la conferenza di presentazione del contest, valida anche come corso di formazione in streaming, con crediti formativi (450 download in 1 settimana!), ci ha dato conferma della validità dell’azione intrapresa. Questa esperienza ci apre a riflessioni sulla qualità e sulle modalità della Formazione Continua Obbligatoria, spesso ridotta al ruolo di avvilenti “marchette” sia da alcuni Ordini Professionali sia da altri operatori del settore. Abbiamo chiesto all’arch. Laura Palazzo, di RES Architettura, di illustrarci sinteticamente la filosofia dell’iniziativa.

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Il concorso|corso playchef® design#contest , rivolto ad architetti, designer e studenti di architettura e design, ideato da RES Architettura e promosso dall’Ordine degli Architetti P.P.C. di Napoli è anche un modulo formativo innovativo ed articolato.

playchef® nasce con l’intento di essere, prima di tutto, una operazione culturale: promuove conoscenza e approfondimento in un settore specifico, il Food Design, affronta e crea una filiera nell’ambito del design autoprodotto, ideatore – artigiano/realizzatore – piattaforma “equa” di vendita” ed è anche un modello, una modus operandi innovativo, che nella cooperazione e nel confronto trova la sua modalità esplicativa nonché il suo fine, didascalico. Il seminario di lancio, arricchito da un importante focus su brevetti e suggestivi video che raccontano le filosofie aziendali e le modalità produttive delle aziende partner di concorso, è una opportunità formativa gratuita, scaricabile sulla piattaforma im@teria con il codice ARNA22122016155433T03CFP00300, accreditata dal cna con 3 cfp e resa possibile grazie all’impegno ed all’intuizione del giovanissimo Dipartimento Formazione dell’OAPPC di Napoli, istituito a giugno 2016.
In pochi mesi l’OAPPC di Napoli, con l’obiettivo di consentire il completamento del fabbisogno formativo dell’intero triennio gratuitamente on line, raggiunge traguardi importanti dimostrando che anche le
criticità, l’obbligo di aggiornamento professionale, possono con l’impegno essere trasformate in opportunità.

Si sta portando avanti un modello formativo innovativo, accessibile e facilmente fruibile per consentire agli architetti di acquisire crediti necessari e contemporaneamente trovare occasioni di approfondimento e spunti di riflessione per la professione.


Fin da subito è stato chiaro che playchef “poteva” rappresentare un forte stimolo e generare interesse. Grazie ad ottime sinergie già collaudate tra Ordine Architetti ed associazionismo professionale in cui, con un forte lavoro inclusivo, sono confluite importanti energie sia produttive, che progettuali , che divulgative, oggi iniziamo a raccogliere i primi
riscontri.

L’obiettivo è stimolare il dibattito culturale intorno alla professione di Architetto e realizzare oggetti|progetti che possano arricchire e contribuire a sistematizzare la disciplina del Food Design.

PLAYCHEF® DESIGN#CONTEST – un concorso di food design

13 dicembre 2016

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A Napoli, presso la sede dell’Ordine degli Architetti, dal 15 dicembre 2016, si terrà la presentazione del concorso/contest playchef © design#contest, per la realizzazione di progetti riproducibili nell’ambito del Food Design.

Amate l’Architettura, Movimento per l’Architettura Contemporanea, ha seguito con interesse, fin dalla fase ideativa, la nascita di questo contest e ha scelto di esserne partner, con un membro in giuria.

Riteniamo, infatti, che questa iniziativa possa portare una grande innovazione e valore aggiunto al contesto culturale partenopeo e, più in generale, italiano, perché promuove conoscenza e approfondimento in un settore specifico del design – il Food Design – di grande potenzialità e prospettiva, e perché grazie a questa iniziativa affronta e crea una filiera nell’ambito del design autoprodotto: ideatore – artigiano/realizzatore – piattaforma “equa” di vendita.

Gli incontri formativi (per i partecipanti) introduttivi al concorso, la delimitazione all’uso di alcuni materiali legati alle capacità delle aziende di riferimento di produrre i prototipi ed i multipli, la scelta di promuovere una iniziativa in una città più legata alla tradizione culinaria ma assai meno all’innovazione, specialmente nel design, il coinvolgimento – per la prima volta – di attori nuovi e diversi della filiera della produzione e distribuzione di design, conferiscono una connotazione di carattere originale alla iniziativa, in questa sua prima edizione sperimentale.

Dalla nostra Associazione particolare attenzione è stata posta al bando, in quanto promosso dall’Ordine degli Architetti di Napoli, in cui è chiaro l’invito esplicito ai propri iscritti, a cui vuole dare valore in un periodo di crisi senza precedenti della professione, a esplorare nuovi ambiti e salti di scala nel know-how, nella cornice di una struttura straordinaria ed eccellente come quella dell’agroalimentare campano e, più in generale, italiano. Inoltre, atteso il carattere sperimentale dell’iniziativa, tutti i punti del bando, finalità, criteri di valutazione, composizione della giuria, premi per i vincitori, sono stati verificati nella corrispondenza ai principi di etica, nell’ambito dell’architettura e del design, che Amate l’Architettura promuove con particolare determinazione da quasi un decennio.

IL TEMA DEL CONCORSO.

Tema del concorso è la realizzazione di un progetto di Food Design che sia riproducibile, sostenibile, che sappia innovare, che riesca a reinterpretare l’identità territoriale campana, esprimendo insieme tradizione e contemporaneità. L’oggetto deve divenire strumento per innescare una interazione “ludica” tra fruitore e cibo. Deve indurre gesti, azioni inedite, suggerire nuove modalità di fruizione e innovazione nella preparazione e trasformazione del prodotto edibile. Il prodotto/progetto dovrà rientrare nella categoria complementi per la tavola (es. piatti, piatti da portata, vassoi, alzate, accessori per la tavola, accessori per aperitivo etc.) e potrà essere realizzato in: pietra acrilica naturale (Solid Surfaces|Corian), metacrilato, legno massello, legno multistrato, pannelli Medium Density (MDF), metalli (acciaio, ferro, alluminio, composito) utilizzati da soli o combinati tra loro. I premi, grazie ad i partenariati attivati con le istituzioni, con l’università e con aziende di produzione e commercializzazione design oriented, consisteranno in somme in denaro, nella realizzazione di multipli di design dei progetti presentati e nella presenza gratuita dei prodotti su una piattaforma e-commerce dedicata alla promozione ed alla vendita di serie limitate di design. Tutte le informazioni potranno essere raccolte visitando i siti web:

www.na.archiworld.it

resarchitettura.wixsite.com/resarchitettura

www.oxalab.com

Di seguito il programma della presentazione del 15/12/2016 presso l’Ordine degli Architetti di Napoli:
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Hotel a Roma – HOTEL HASSLER

Un reportage su location di lusso, una serie di articoli su hotel, SPA, ristoranti, lounge bar,  accomunati dall’esclusività, la cui clientela richiede alti standard qualitativi, a partire dagli interiors, ed un’atmosfera ricercata, piena di fascino e sempre più rispondente alla personalità di ognuno.
Un panorama dì realtà apprezzate, non soltanto dagli “addetti ai lavori”, ma anche dal pubblico, clienti, fruitori delle “top location”, dove architettura, design, arredi e complementi, sono declinati secondo filosofie ed approcci molteplici, proprio in virtù della connotazione dei destinatari a cui si rivolgono.
Passerò disinvoltamente da contesti estremamente brillanti, ricchi di tematiche, espressione delle tendenze di un design certamente di impatto, che ha successo soprattutto al livello internazionale, secondo uno stile presente, tra gli altri, anche al Salone del Mobile di Milano, spesso in abbinamento a maison di moda; a luoghi in cui domina l’essenzialità stilistica, dove è evidente la purezza della linea, richiamando la bellezza dello spazialità, dei volumi e delle forme, esaltate dalla convivenza di pochi materiali, di derivazione sia tecnica, sia naturale; fino a raggiungere ambienti più intimi, con atmosfere fortemente evocative, intrinseche di suggestioni amplificate dagli elementi della natura, come acqua e pietra, definendo un setting da vivere nella privacy e nel relax.

HOTEL HASSLER

26 Maggio 2016

Inaugurato nel 1893, l’albergo è gestito, sin dal 1921, dalla famiglia svizzera Wirth, oggi rappresentata da Roberto E. Wirth proprietario e direttore generale, che nel discorso in occasione del cocktail dà il giusto risalto al grandioso panorama della terrazza,  facendo notare che da qui sono visibili tutti gli uffici delle figure istituzionali più importanti: la Presidenza della Repubblica al Quirinale, il Papa in Vaticano, il Sindaco al Campidoglio…   …oltre al suo naturalmente.

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In questo palazzo di eccezione, l’architettura è duale poiché conserva le stratificazioni degli stili nel tempo, pur manifestando un forte orientamento alla contemporaneità. Tutto si svolge nel segno di un elevato senso estetico, che altrove è andato perso: questo luogo mantiene alta l’esclusività e costituisce manifestazione puntuale di brillantezza, in una Roma dal fascino sottile e lievemente bohemienne, dovuto anche al periodo storico che stiamo vivendo.

Ho scelto di porre l’accento su uno “spot di luce”, affinché sia di esempio e contribuisca a promuoverne  e diffonderne la propensione all’eccellenza: infatti l’atmosfera che si è creata durante il cocktail party, complice la suggestiva ora del tramonto romano, che assume toni fiabeschi tipicamente nel mese di maggio, è parte integrante delle impressioni che intendo condividere con chi legge, evocando pensieri e sensazioni attraverso flash, immagini, panoramiche e zoom su dettagli selezionati.

Non c’è soltanto l’architettura fine a sé stessa, incorruttibile, distaccata, vista nell’attimo che precede il popolamento ed il vissuto umano; è interessante osservare altresì alcune istantanee di una realtà sfaccettata, contestualizzata e multisensoriale, un’atmosfera di ricevimento per il quale è stata scelta una venue attualissima, dal backgroud storico. Le origini  tardo rinascimentali hanno evidenza soprattutto all’esterno, in facciata; per poi lasciare spazio internamente, all’impianto ed alle strutture principali del palazzo, realizzate a  seguito di una importante demolizione e ricostruzione a cavallo tra gli anni ’30 e ‘40, ed infine sfociare negli interiors, dal design contemporaneo declinato in diverse accezioni e contaminazioni.

In tale contesto, goduto dalla terrazza al settimo piano normalmente riservata e raramente accessibile, in una città dai colori “crepuscolari” unici, assumono importanza gli allestimenti, la cura del dettaglio e le decorazioni, eleganti, fresche, chiare, mai eccessive.

terrazza b

Con lo stesso spirito composto ed entusiasta degli intervenuti, il mio sguardo spazia dal rooftop di eccezione e punto di vista privilegiato, ed incontra, in primissimo piano, i due campanili della Chiesa della Trinità dei Monti ed a seguire Villa Medici, con un orizzonte definito dallo skyline romano fatto di cupole, obelischi, campanili, capriate e  monumenti; quadro in cui si inserisce uno squarcio prospettico della scalinata su Piazza di Spagna e la Barcaccia del Bernini.

terrazza a
Qui “il bello” costituisce il driver di integrazione massima, di architettura, arredo ed ornamento, quasi a rievocare la filosofia e la ricerca estetica di Walter Gropius, a cui si è teso riproponendo citazioni di epoche diverse nei complementi di arredo e scultorei. L’atteggiamento del designer trasmette la ricerca dell’”opera d’arte totale”, che ricorda quella portata avanti nel periodo dell’Art Nouveau. Per meglio spiegare tali riferimenti, nella suite al quinto piano, aperta per selezionati ospiti in questa occasione, non si può fare a meno di notare diverse citazioni degli ordini classici, con colonne a sostegno di controsoffitti e cornici, porte specchiate, pavimento in graniglia di marmo chiaro bordato, accanto a  moquettes a scacchiera bianca e nera nella stanza da letto ed il mosaico nero con cornice bianca in bagno, dove semiparaste incorniciano la specchiera illuminata da due applique con lo stelo impugnato da una mano scolpita.
swarovsky
Il tutto si rimescola in un nuovo vissuto assolutamente attuale, con elementi di estrema contemporaneità come una composizione di Swarovsky all’interno di una semicupola realizzata nel controsoffitto, le textures della tappezzeria con disegni sinuosi e stilizzati a fil di ferro nero su sfondo panna. Anche gli affacci, costituiti da balconate su due fronti del palazzo, stupiscono e mescolano: sulla balconata che affaccia su Piazza di Spagna mi attende un cane dalmata in ceramica; mentre sull’altro lato trovo una statua neoclassica di donna con abito a drappeggio, incorniciata dai campanili di Trinità dei Monti.

dalmata
Leggo un’operazione di design tendente a dare una connotazione moderna, alle stratificazioni presenti nel palazzo, a partire dall’epoca della costruzione nel tardo Rinascimento,  ponendosi in una dialettica piacevolmente dissonante con le rievocazioni storiche.  Una dinamica e brillante risimbolizzazione in chiave moderna, che reinterpreta con personalità e talvolta irriverenza i luoghi, come il “Palm Court” Bar, dai colori fluorescenti ed i bordi  marcati con geodesiche di luce, allestito all’interno del cortile storico.

Palm court bar
Lo spirito della sperimentazione, mescolanza, reinvenzione e ricchezza, condotta sempre con materiali e finiture di pregio, cura e ricercatezza nei fattori di scala e nei particolari, sono gli aspetti su cui intendo focalizzare l’attenzione dei lettori, colleghi, architetti e designers, curiosi del genere ed estimatori del lusso in tutte le sue espressioni, in quanto in questa sede l’intento non è puramente e pedissequamente descrittivo della best practice del design nelle top location , ma vorrei enfatizzare un’impressione durevole, un bagaglio cognitivo e sensoriale che questi luoghi permettono di acquisire e si ricorderanno anche dopo averli lasciati.
suite 5p
Questo è un lusso fatto di ispirazione ed a sua volta ispirante, a cui tutto un filone dell’architettura tende, ognuno con uno stile diverso e peculiare personalità della mente creativa, con il fine primario di trasmettere qualità, stile, ricercatezza ed aggiungiamo anche un certo “misurato eccesso” volto a farsi notare e stupire, che del resto non è troppo lontano dall’aria che si respirava a Roma in epoche di maggior fasto. Dunque ben venga farlo rivivere in luoghi articolati, complessi ed unici, in cui convivono in un rapporto di complementarietà storia, bellezza, e stile italiano dei nostri giorni.

 

Le foto sono di Maria Giulia Simeone ad eccezione della foto del Palm Court Bar tratta dal sito dell’Hotel

STUDIO AZZURRO_IMMAGINI SENSIBILI – Passato nel futuro Una retro…prospettiva

18 aprile 2016

Palazzo Reale, Milano

VideoAmbienti. Luci d’inganni e Lucidi inganni.

Il primo spazio di VideoAmbiente in cui si entra ci porta al 1984, anno in cui a Palazzo Fortuny, a Venezia, prende vita la prima istallazione di Studio Azzurro concepita come un’intera scena totale, come un luogo del fatto e non solo della rappresentazione.

Il progetto è quello de “Il Nuotatore (va troppo spesso a Heidelberg)”, e lo spazio è definito da una prevalente luminescenza azzurra che avvolge lo spettatore e lo accompagna nella visione del percorso che fa un nuotatore, in cui il tempo è scandito da gesti ripetuti, affaticati ed infiniti, interrotti all’improvviso da cento microeventi della durata di pochi istanti,

gettati come una manciata di coriandoli nel corso dell’unico riferimento temporale possibile, il modulo di un’ora determinato dalla lunghezza massima del nastro”

Un ambiente saturo di colore azzurro.

Azzurro come il nome che lo Studio ha scelto di darsi 35 anni fa, Azzurro come un’entità, all’inizio astratta, che nel corso degli anni acquisisce identità e diventa, essa stessa, l’alimento che nutre il loro percorso progettuale lontano e svincolato dal sistema dell’arte tradizionale, Azzurro come

…”è Azzurra l’atmosfera creativa che avvolge il nostro lavoro.

Non identifica la solidità di un gruppo,

ma la leggerezza di una visione che ci accomuna e

che costruiamo giorno per giorno”

Il viaggio ha inizio.

Lo spettatore diventa “spett’attore”.

La mostra racconta una serie di progetti selezionati che hanno segnato la storia di Studio Azzurro dagli anni ’80 fino ad oggi. Ogni sala ospita un Videoambiente, interattivo a seconda del progetto presentato, ed una sequenza di tavole grafiche dove si leggono le idee progettuali da cui nascono i lavori eseguiti, da “Facce di Festa”, film di 60′ in 16mm presentato alla Rassegna L’altro Cinema Europeo a Venezia nel 1980, a “Sipario Elettronico” Ivrea 1985, continuando con “La camera astratta” Opera VideoTeatrale del 1987, “Il Giardino delle Cose” Milano 1992, “Il soffio sull’Angelo” Università degli Studi di Pisa 1997, e le più recenti “Le zattere dei sentimenti” Berlino 2002, “Tarocchi” una sezione della grande Mostra dedicata a Fabrizio De Andrè del 2008 e “Isse_Il Cerchio” studio per danza, gesti e narrazione video Milano 2015.

Questi, solo per citarne alcuni.

Immagini Sensibili. Ambienti sensibili.

Gli ambienti costruiti reagiscono alla presenza fisica ed ai gesti delle persone, avviando così un’esperienza interattiva che varia nel passaggio da una sala all’altra.

“Intorno alla metà degli anni novanta

abbiamo cominciato ad occuparci di interattività in campo artistico.

E’ stata una rivelazione.

Il ruolo del pubblico era già uno dei temi che fondava la poetica del nostro lavoro”

Una poetica che fonda le sue basi sulla socialità, un principio che la costruzione di un “luogo” fa sì che ci sia animando condivisione tra le persone che vi si approcciano, a differenza di una singola “postazione” che richiama, invece, l’individualità della propria esperienza.

Una poetica che incentra la propria ricerca sulle conseguenze che nascono dall’approccio del visitatore al luogo, dove è lo spettatore che con le sue azioni, crea l’esibizione dell’opera.

E’ il gesto diretto dello spettatore che spinge alla relazione tra le differenti azioni che intervengono nell’azione: il vedere, il toccare, il sentire.

“Il corpo e i suoi gesti tornano ad essere

mezzo effettivo di esplorazione dello spazio e strumento conoscitivo primario,

con cui accedere ad una consapevolezza e responsabilizzazione nuove

nei confronti dell’opera”

Tavoli_Perchè queste mani mi toccano?_Triennale Milano 1995

Tavoli_Perchè queste mani mi toccano?_Triennale Milano 1995

Coro_Mole Antonelliana Torino 1995

Coro_Mole Antonelliana Torino 1995

Io non mi lascerò calpestare,

dice il pavimento della sala di Maat,

poiché sono silenzioso e sacro.

Inoltre io non conosco

IL NOME DEI TUOI PIEDI

che si apprestano a calpestarmi.

Parla dunque!

Libro dei Morti degli Antichi Egizi

La mostra si chiude con un nuovo progetto creato apposta per questa esperienza a Palazzo Reale.

La VideoInstallazione interattiva per specchi sensibili è ambientata nella Sala delle Cariatidi e prende il nome di “Miracolo a Milano“.

In questo “ambiente sensibile” lo spettatore, una volta giunto davanti ad uno dei quattro grandi specchi installati, vede, dopo pochi secondi, la sua immagine sparire per far posto a quella di una persona che gli racconta una breve storia della propria vita, a un “Portatore di Storie”.

Questa volta non è lo spettatore che decide a chi rivolgersi o su cosa interagire, ma è la casualità dell’identità della persona che appare che stabilisce l’interazione, così come l’imprevedibilità del cambiamento di vita di alcune persone che, in un tempo di crisi come quello che stiamo vivendo, si sono trovate a far fronte a necessità basilari che prima facevano parte dello svolgersi naturale all’interno della propria condizione economica ed esistenziale.

Miracolo a Milano_Palazzo Reale Milano 2016

Miracolo a Milano_Palazzo Reale Milano 2016

E’ questo il motivo per cui una volta finito il racconto, la persona che parla si sente quasi alleggerita della propria confidenza fatta, e, con un salto, si solleva verso l”alto fino a raggiungere il cielo.

Esplorazione, incontro, interazione, ascolto, osservazione, empatia, curiosità.

C’è tutto in questo viaggio esplorativo,

in questo “salto nel sogno del possibile“…

Foto e riprese dei filmati: Raffaella Matocci
Editing: Giulio Pascali

Weniger aber besser – Poco ma buono

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In Architettura si parla spesso di rifunzionalizzazione o recupero.

Per rifunzionalizzazione si intende un processo di riconversione di strutture già esistenti, non più in uso, perché le funzioni per cui erano state costruite non sono più richieste, o perché le strutture stesse sono obsolete rispetto alle funzioni che ospitano.

In genere, il problema maggiore legato al recupero di queste aree è legato alla sostenibilità economica dell’operazione.

I manufatti da riconvertire hanno bisogno di un plus valore, un valore aggiunto, che faccia da volano all’operazione.

Quando si hanno poche idee, si pensa che l’unico modo per rendere sostenibile una riconversione sia un consistente premio legato alla dimensione quantitativa dell’operazione (un consistente premio di cubatura, per esempio, nelle operazioni immobiliari); quando, invece, di idee se ne hanno un po’ di più, si prova ad immaginare una sostenibilità legata ad una dimensione qualitativa.

Una piccola azienda artigiana di Roma, la Elettroevoluzione, ci dà una lezione esemplare in questo senso.

L’azienda opera nel campo dell’audio design e fabbrica dispositivi di riproduzioni audio riconvertendo vecchi elettrodomestici, obsoleti sotto un profilo funzionale ma dal design riconoscibile, in nuovi dispositivi audio.

Particolarmente significativa è la scelta degli oggetti su cui questa startup ha operato le prime riconversioni: piccoli elettrodomestici della Braun come il famoso rasoio elettrico a batterie sixtant SM 31 (trasformato in radio-rasoio), lo spremiagrumi CJ3050 (trasformato anch’esso in radio-spremiagrumi), gli asciugacapelli HLD4 disegnati da Dieter Rams o il phon HLD5 di Weiss/Gruebel, ma anche la bistecchiera (modificata in giradischi-bistecchiera), la yogurtiera, la piastra per i waffle (riconvertita in cd-waffle-machine), della Rowenta, e ancora altri

Nella fattispecie il design della Braun, caratterizzato dall’opera di Rams è famoso per il proprio minimalismo ed è condensato in questa frase che utilizzò per spiegare il proprio lavoro: “Weniger, aber besser”, e cioè Poco, ma buono”.
Il minimalismo della Braun è la chiave per la quale questi oggetti trascendono il proprio tempo e sono diventati appetibili come oggetti da collezione. Questi (ex) elettrodomestici sono dei classici senza tempo.

La rifunzionalizzazione operata da Elettroevoluzione dona loro un nuovo tempo, una nuova funzione rispettosa del loro status di opera d’arte/di design.

La grande intuizione (ed abilità) insita nel lavoro dell’azienda consiste nel rispettare integralmente l’oggetto senza manometterne l’involucro esterno: i tasti di accensione, del volume o di sintonizzazione sono ricavati da quelli esistenti. Se questi non sono sufficienti, come nella riconversione dello spremiagrumi CJ3050, si è ricavata una manopola tagliando a metà il cono superiore, realizzando, nei fatti, una nuova manopola invisibile.

Una grande lezione, per tutti i designer e gli architetti, da persone competenti che hanno compreso perfettamente le logiche del mercato e del marketing, a cui dobbiamo guardare con grande attenzione.