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Un’Architettura di Roma in Una Parola a Settimana

24 luglio 2017

Il progetto ha lo scopo innanzitutto egoistico di spronarmi a uscire in maniera costante per Roma a conoscere nuove architetture o approfondire quelle già viste. La macchina fotografica è lo strumento per “congelare” quello che vedo osservando le architetture. Quando scatto uso il punto di vista, l’inquadratura, la tecnica che più penso possa rappresentare quel volume (o porzione di città). Anche in fase di postproduzione con i programmi di fotoritocco mi concentro su questo. La parola, infine, che appongo “in filigrana” sull’immagine, è davvero la prima che mi è venuta in mente sul luogo mentre ho scattato. Va da sé che lo scopo successivo, ma non secondario, è la comunicazione e la diffusione degli scatti così predisposti, per avvicinare i non addetti al settore dell’architettura e per un’occasione di riflessione con i colleghi architetti. Direi che, se dovesse esserci un preambolo al titolo del progetto, questo sarebbe proprio: “amate l’architettura!”.

Ogni settimana sarà aggiunta una nuova foto. La prima pubblicazione è stata fatta il 20 marzo 2017.

 

FOTO 29 – Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio

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Quando si considera un’esistenza come quella di Roma, vecchia di oltre duemila anni e più, e si pensa che è pur sempre lo stesso suolo, lo stesso colle, sovente perfino le stesse colonne e mura (…) ci si sente compenetrati dei grandi decreti del destino.
(Goethe)

 

 

FOTO 28 – Complesso monumentale di S. Agnese fuori le mura

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Anime semplici abitano talvolta corpi complessi
(Ennio Flaiano)

 

 

FOTO 27 – Stazione S. Giovanni Linea C

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Qualunque cosa si faccia, si ricostruisce sempre il monumento a proprio modo; ma è già molto adoperare pietre autentiche.
(Marguerite Yourcenar)

 

 

FOTO 26 – Chiesa di S. Carlo alle Quattro Fontane

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Unite gli estremi, e avrete il vero centro.
(Friedrich Schlegel)

 

 

FOTO 25 – Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza25_605

Ricordati che ovunque tu vada sei sempre al centro del cielo.
(Petronio Attico)

 

 

FOTO 24 – Chiesa Ortodossa Santa Caterina di Alessandria

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Le mie città nascono da incontri: il mio con un angolo della terra, quello dei miei piani imperiali con gli incidenti della mia esistenza d’uomo….
(Marguerite Yourcenar)

 

 

FOTO 23 – Palazzo della Civiltà Italiana

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Creare irrealtà che confermano il carattere allucinatorio del mondo, come è dottrina presso tutti gli idealisti.
(Jorges Luis Borges)

 

 

FOTO 22 – Accademia d’Egitto

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Tutti i popoli sono bambini di fronte agli egizi e, di conseguenza, tutta la storia è nata in Egitto.
Ma i figli ingrati, hanno dimenticato il proprio Padre.
(Vasilij Vasil’ evic Rozanov)

 

 

FOTO 21 – Radisson Blu Es Hotel

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O che stazione molto importante:

udite la voce dell’altoparlante?

Dal marciapiede numero nove

parte il rapido per Ognidove.

(Gianni Rodari)

 

 

FOTO 20 – Complesso parrocchiale San Pio da Pietralcina

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Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio”.
(Vangelo di Luca)

 

 

FOTO 19 – Agenzia Spaziale Italiana

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E finalmente io ti domando, oh uomo sciocco: Comprendi tu con l’immaginazione quella grandezza dell’universo, la quale tu giudichi poi essere troppo vasta?
(Galileo Galilei)

 

 

FOTO 18 – Chiostro Lateranense

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Dolci colonne, dai
Capelli fasciati di luce,
Ornati d’uccelli veri
Che camminano intorno,

Dolci colonne, o
L’orchestra dei fusi!
Ognuno immola il
Silenzio all’unisono.
(Paul Valéry)

 

 

FOTO 17 – Villa Gordiani

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Roma caput mundi regit orbis frena rotundi
(Federico Barbarossa)

 

 

FOTO 16 – Istituto per la Cultura Giapponese

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Una grossa lucciola
in vibrante tremolio
s’allontana – penetrante
(Issa)

 

 

FOTO 15 – La Casa del Girasole

Il termine “sostanza” designa sia la materia (che è potenza), sia la forma (che è atto perfetto), sia il composto dell’una e dell’altra.(Aristotele)

 

 

FOTO 14 – Battistero Lateranense

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In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
(Bibbia – Genesi)

 

 

FOTO 13 – Basilica di S.Agostino

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E così acconcio se n’andò nella piazza nuova di Santa Maria Novella. E cominciò a saltabellare e a fare un nabissare grandissimo su per la piazza, e a sufolare e ad urlare e a stridere a guisa che se imperversato fosse.
(Giovanni Boccaccio)

 

 

FOTO 12 – Villino Ximenes

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Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.
(Eugenio Montale)

 

 

FOTO 11 – Nuova Fiera di Roma

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Fà delle due braccia
due ali d’angelo
e porta anche a me un pò di pace
e il giocattolo del sogno.
(Alda Merini)

 

 

FOTO 10 –Tempietto di San Pietro in Montorio

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Potrei vivere nel guscio di una noce, e sentirmi re dello spazio infinito.
(William Shakespeare)

 

 

FOTO 9 – Basilica di S. Maria in Cosmedin

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Tu che inclinasti i cieli nell’ineffabile tua incarnazione;
io bacerò i tuoi piedi incontaminati
e di nuovo li detergerò con i capelli del mio capo
(Cassia)

 

 

FOTO 8 – Casa dell’Architettura (ex Acquario Romano)

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L’arte del decorare consiste nel fare nelle case altrui quello che non si sognerebbe mai di fare nella propria. (Le Corbusier)

 

 

FOTO 7 – Casina delle Civette

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Ogni volta che qualcuno dice “Io non credo nelle fate” da qualche parte c’è una fata che cade morta. (Peter Pan)

 

 

FOTO 6 – Complesso Edilizio Città del Sole
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Il ritmo è qualcosa che si ha o non si ha, ma quando lo avrete, avrete tutto. (Elvis Presley)

 

 

FOTO 5 – Terme Diocleziane e Chiesa di S. Maria degli Angeli

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Roma… è una somma di almeno sette città con anime diverse. (Gigi Proietti)

 

 

FOTO 4 – Autorimessa e Mercato Metronio

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FOTO 3 – Grande Moschea di Roma

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Egli vede nel deserto desolato il più amico degli amici, e cammina per la sua via, là dove cammina sul suo capo la Madre degli astri risplendenti a grappoli per il cielo. (Abu I-Faraj al-Isfahani)

 

 

FOTO 2 – Via Bernardo Celentano

PITTORESCO

Giorno di primavera: si perde lo sguardo in un giardino largo tre piedi. (Masaoka Shiki)

 

 

FOTO 1 – S’Andrea al Quirinale

ELLISSE

Quello che mi attira è la linea curva, libera e sensuale. La linea curva che ritrovo nelle montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle nuvole del cielo, nel corpo della donna amata. L’universo intero è fatto di curve. (Oscar Niemeyer)

 

 

 

A cosa serve l’Architettura? – Il riepilogo

17 luglio 2017

Riporto qui la lista degli articoli della serie.

Le regole del gioco, disattese dai più, sono semplici.

  • Rispondere alla domanda: “a cosa serve l’Architettura?”
  • Farlo utilizzando non più di 30 parole.
  • Aggiungere (almeno) una immagine, una foto o un disegno che esemplifichi il pensiero.

Di seguito la lista, che sarà aggiornata di volta in volta, di tutti i contributi.

Santo Marra, la disponibilità del bene comune.

Gianluca Adami, la forma.

Aldo Canepone, la tensione dialogica.

Giulio Paolo Calcaprina, la coerenza.

Davide Vargas, la responsabilità.

Pietro Carlo Pellegrini, il regalo.

Domenico Fornarelli, il Geme.

Giorgio Mirabelli, il sangue che ci costa.

Roberto Malfatti, la Mezquita.

Luigi Prestinenza Puglisi, la Speranza.

Diego Terna, la ricerca.

Alfredo Giacomini, l’urgenza dell’Architettura.

Cristina Senatore, la consapevolezza.

Vilma Torselli, l’ipertesto.

Guido Incerti, la guida.

Vita Cofano, la sinteticità.

Emmanuele Jonathan Pilia, atti vandalici.

Stefano Nicita, la spiritualità.

Cristina Donati, spazio pubblico vs privato.

Raffaele Cutillo, il tradimento.

La coerenza dell’Architettura

Premessa: non ho voluto rispondere finora perché volevo vedere cosa avrebbero risposto gli altri interpellati. Perciò la mia risposta non è solo “pro” ma anche “contro”: contro la maggior parte delle risposte già date perché hanno perso di vista la finalità dell’Architettura, confondendola con altre cose.

A cosa serve l’Architettura?

L’Architettura è semplicemente un linguaggio abitabile, che alla stregua di altre arti, serve a comunicare dei concetti. La buona Architettura è quella che riesce ad esprimere, cioè a cogliere sinteticamente, il senso del proprio tempo. E come tutte le forme di espressione deve una coerenza interna, una propria grammatica.
Tutte le costruzioni che non tendono ad esprimere qualcosa sono classificabili come edilizia.
Allego a questo scritto quattro immagini di straordinaria “coerenza interna” che abbiamo mostrato nelle lezioni di alfabetizzazione architettonica condotte da Amate l’Architettura nelle scuole.
La buona Architettura è l’unica che sopravvive al giudizio di valore delle generazioni successive, perché travalica il proprio tempo e continua ad esprimere un contenuto anche con il contesto mutato.

 

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Concept design di Toyo Ito per il progetto del Prada Shop a Omotesando (Tokyo)

 

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Schemi compositivi della House IV di Eisenmann

 

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Ordini di Vitruvio nella prima edizione italiana di Cesare Cesariano

 

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Tracé regulateur di alcuni edifici progettati da Le Corbusier

Architettura: “nessuno sa quanto sangue ci costa”

13 giugno 2017

Giulio,
mi sembra che la domanda che tu poni “a cosa serve l’architettura?”, dopo le tue premesse, sia per certi versi un po’ retorica, in quanto solletica, probabilmente, la risposta che ti piacerebbe sentire, a conforto di quello che tu pensi; e cioè che l’architettura non serve a nulla. Lo sai che sono totalmente in disaccordo con te su questa teoria. Così come sull’ipotetico Committente che dovrebbe decidere di affidarmi un incarico in base alla risposta che gli darò sempre sulla stessa domanda. Lo so che è un gioco, ma più che una risposta su “a cosa serve l’architettura?” un Committente che si rispetti e che vuole affidarmi un incarico, magari andrebbe prima di tutto a dare un’occhiata a quei pochi e decenti lavori che ho fatto o anche solo ai miei progetti e su questo dovrebbe basare la sua scelta, nella speranza che il mio modo di interpretare e realizzare un certo tipo di architettura si avvicini a quelli che sono i suoi desideri e le sue speranze. Ma aldilà di questo la domanda più importante, a mio modesto avviso, non è “a cosa serve l’architettura”?, che in fin dei conti ne presuppone già l’esistenza. Forse la domanda è: se esiste, perché esiste? Quindi prima di tutto: Che cosa è l’architettura? Per essere più convincente ho chiesto aiuto a due cari colleghi che purtroppo non ci sono più. Il primo è un certo Signor Rossi, per niente anonimo come il cognome farebbe pensare, anzi, a mio modesto avviso uno dei più grandi del “900”, il primo architetto italiano a vincere il Premio Pritzker per l’architettura nel 1990, seguito poi solo nel 1998 da Renzo Piano.

Aldo Rossi – “L’architettura della città” – CittàStudi/Edizioni – 1966
Intendo l’architettura in senso positivo, come una creazione inscindibile della vita civile e della società in cui si manifesta; essa è per sua natura collettiva. Come i primi uomini si sono costruiti abitazioni e nella loro prima costruzione tendevano a realizzare un ambiente più favorevole alla loro vita, a costruirsi un clima artificiale, così costruirono secondo una intenzionalità estetica. Essi iniziarono l’architettura a un tempo con le prime tracce della città; l’architettura è così connaturata al formarsi della civiltà ed è un fatto permanente, universale e necessario……. Ma per dare forma concreta alla società, ed essendo intimamente connaturata con essa e con la natura, essa è diversa e in modo originale da ogni altra arte e scienza.

Se il “maestro” non è riuscito a convincerti allora, per cercare di “alleviare i tuoi tormenti”, con risposte esaustive su “Cosa è l’architettura? A cosa serve l’architettura? Ma cosa è architettura e cosa è edilizia? E come misurare la loro differenza?”, mi sono rivolto ad un altro “caro collega” che purtroppo anche lui non è più tra noi, ma che con quello che ha detto, e che in alcuni passaggi definirei addirittura “profetico”, forse potrà darti qualche risposta, più convincente e sicuramente più autorevole delle mie.

Dalle carte dell’Archivio Centrale dello Stato “Moretti visto da Moretti”
Uno stralcio del discorso tenuto all’Accademia di S. Luca il 16. Aprile. 1964 da Luigi Moretti su:
SIGNIFICATO ATTUALE DELLA DIZIONE ARCHITETTURA
“……………………Prima di concludere sia lecito affermare che una voce come “Architettura”, per essere intesa nel suo significato attuale, debba non soltanto essere vissuta nell’excursus dei significati precedenti, ma ascoltata nei palpiti che ne annunciano le sue possibili significazioni nell’avvenire; cioè, di intravvedere il futuro di quelle nuove attività di fatto e di pensiero che la voce “Architettura” potrà ancora accogliere. Nel prossimo futuro è da osservare per primo che l’aumento demografico ancora crescente, la valutazione sempre più avanzata e precisa della necessità e della personalità dell’uomo, la discriminazione formale fra le attuali classi sempre meno sensibile, i campi economici ognora più omogenei e ripartiti, porteranno a insediamenti umani nei quali le strutture per abitazione e per servizi non potranno avere laschi di interpretazione che estremamente ridotti. La edilizia si conformerà come la sostanza predominante della architettura.
Per contro sarà definitivamente chiaro che soltanto la numerosità e complessità dei parametri vincolanti determinerà le sfumature e i passaggi tra architettura in senso antico e edilizia, poiché esse costituiscono una unità senza cesure concettuali. L’architettura vivrà ancora nei monumenti (che rimarranno pur sempre necessari perché gli uomini possano affermare qualche cosa oltre l’utile), così come per le strutture dell’edilizia e per il loro ordinamento spaziale. Ordinamento che dovrà seguire parametri funzionali precisi e completi, ivi compresi quelli spirituali. Parametri questi ultimi che potranno dare una nuova “venustas” agli spazi dell’avvenire, risolti con la materia elementare del verde, della Goethiana campagna aperta, del cielo e della luce. Anche l’edilizia cioè, quando sarà produzione industriale in serie, come oggi le auto, potrà avere una sua nuova bellezza. La urbanistica infine dovrà creare nuove strutture per gli insediamenti umani, sostanzialmente diverse da quelle attuali. Poiché le dimensioni del mondo su cui essa sarà chiamata a operare saranno radicalmente mutate e le leggi rigorose e precise dei grandi numeri interverranno definitivamente………….. Abbiamo così esaminato la voce “Architettura” e cercato di intendere i suoi contenuti, così diversi nel tempo, così distanti nelle prospettive future, da quelli che si perdono nella storia lontana. Questa voce rimane pur tuttavia, e rimarrà con un fascino antico e misterioso, con un prestigio magico, che non dovremmo mai scalfire, specialmente nella sua ossatura etica, cioè nella rettitudine e nella decisione del fare e del pensare. Questo obbligo lo abbiamo particolarmente noi, perchè l’architetto rimane sempre un uomo che ha il suo da fare fra i più stimolanti e felici e che sembra avere la benignità degli dei, pure se sappiamo quanto Michelangelo avesse ragione dicendo dell’architettura “nessuno sa quanto sangue ci costa”.
Un abbraccio Giorgio M

 

Giulio ti invio due render di quelli che sono, forse, tra i nostri progetti migliori degli ultimi tempi. Il primo è il progetto per il Concorso del Nuovo Auditorium di Acilia che fu indetto da Alemanno. Naturalmente non abbiamo vinto ma è quello che secondo me si avvicina di più alla “profezia” di Moretti sulla trasformazione dell’architettura per adeguarsi, conformarsi ed essere al passo con i tempi in cui si realizzano le opere. Un atteggiamento che oserei dire “camaleontico”, ma assolutamente necessario per dare continuità al suo ruolo indispensabile.

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Nel Progetto dell’”Auditorium” c’è stata proprio la volontà di nascondere quella che siamo abituati a chiamare l’architettura tradizionale. La struttura dell’Auditorium ha praticamente un solo prospetto, una sola facciata con una Piazza davanti che è l’ingresso principale dell’Auditorium. Tutto il resto, cioè tutte le funzioni e le attività legate all’Auditorum sono coperte da un tetto verde, un Parco che diventa il vero protagonista legando con varie funzioni un’area molto più grande all’interno del quartiere. Io metterei questo progetto , ma ti lascio volentieri l’onere della scelta.

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Il secondo render invece riguarda il progetto di due unità per Alloggi Sociali/Housing, che saranno realizzati il prossimo anno a CastelPorziano nella Lottizzazione che stiamo portando avanti da quasi 10 anni. Siccome per le unità che hanno dato vita a questa lottizzazione, per vari motivi, dai costi, alle prescrizioni del Comune fino alle scelte dei costruttori, non ci è stato permesso di andare oltre una normale progettazione, per queste due unità abbiamo fatto un’ eccezione che sia dal punto di vista formale che da quello distributivo ci è stata concessa. Quindi abbiamo accentuato questa diversità formale/funzionale con il resto della lottizzazione, immaginando che queste due unità di Housing fossero due astronavi che venivano da un altro pianeta. Un “incontri ravvicinati del terzo tipo” de noantri alla romana.

Un’ultima cosa che vorrei dire in generale sull’architettura è che dovremmo finirla tutti di esprimere “giudizi”, come facciamo spesso, su una qualsiasi architettura solamente guardando una foto. E’ un errore di “superficialità” ed è anche una questione di correttezza che noi di “amate,” specialmente, non ci possiamo permettere.
Se riteniamo ancora valido il “Codice vitruviano” della Utilitas, Firmitas e Venustas che una qualsiasi architettura deve avere per essere considerata tale. Non possiamo esprimere giudizi di valore solo guardando una fotografia e quindi esprimendo una valutazione solo sulla “bellezza” che oltretutto è una cosa molto soggettiva e molto difficile da “codificare”.
Se consideriamo l’architettura come un mobile che si regge su tre piedi (Bellezza, Stabilità e Funzionalità), se viene a mancare uno qualsiasi di questi “piedi” il mobile crolla.
Quindi quando descriviamo un’architettura inseriamo anche dei parametri di riferimento su gli elementi costruttivi e strutturali e sulla “ideazione e distribuzione” degli spazi interni. Continuare a parlare solo di Bellezza è fuorviante e secondo me anche superficiale.
Un abbraccio e grazie

L’Architettura e la presa di coscienza secondo Cristina Senatore

27 maggio 2017

“Non si può capire un processo arrestandolo. La comprensione deve fluire col processo, deve unirsi ad esso e fluire con esso. Il sapere è un’avventura senza fine ai confini dell’incertezza. Non c’è mistero nella vita umana. La nostra vita non è un problema da risolvere, ma una realtà da sperimentare.” (F. Herbert – Dune)

Ho conosciuto Cristina Senatore in occasione di Gran Touristas, una performance collettiva giocata attraverso i social network in occasione della 13.ma Biennale di Architettura di Venezia.

GT è stato un tentativo unico ed estremamente sperimentale di sfruttare la potenza connettiva dei social network per aggregare conoscenze e competenze cercando di metterle al servizio di qualcos’altro in maniera fluida e completamente auto-organizzata.

Cosa succede se riunisci in un gruppo un migliaio di personaggi creativi (architetti ma non solo) e gli chiedi di costruire un atlante delle singolarità e dei fenomeni culturali, analogici o digitali, più interessanti rintracciabili nel territorio italiano?

Cosa succede se lasci che attorno ad una idea di fondo si sviluppino decine di progetti narrativi collaterali che integrano e rilanciano su diversi canali comunicativi quel progetto, fino alla conclusione finale alla Biennale dove il progetto iniziale finisce quasi per scomparire, diluito nel moltiplicarsi narrativo?

Cosa succede se lasci che il gruppo sviluppi liberamente una discussione sempre più animata tra singolarità creative e comunità auto aggregate?

Oggi è abbastanza facile immaginare il tipo di reazione esplosiva che genera in rete una battuta infelice, o studiatamente polemica, di un qualsiasi politico o personaggio noto. Basta associare la parola migranti a Salvini che la rete si scatena. Se poi vogliamo circoscrivere il campo agli architetti le parole magiche sono Fuksas e Nuvola. Ecco, immaginate quel livello di reattività e interattività li, solo che condotto e prodotto da un gruppo di creativi animati dalle mille suggestioni e intrecci che emergevano dalla ricerca di senso e valore materiale e immateriale, in Italia. Un gruppo che liberamente costruiva un elenco di luoghi, personaggi, associazioni, oggetti, tradizioni orali, culinarie, cimeli, luoghi della memoria collettiva ma anche disastri urbani e cinepanettoni, qualunque cosa degna di nota, che fosse associabile a un link o che valesse la pena di essere raccontata, veniva raccolta e triturata nel calderone del gruppo; spesso non senza passare attraverso feroci discussioni e infiniti commenti.

Ognuno era libero d partecipare come meglio credeva a questo gioco, chi portava conoscenza, chi competenza, capacità di disegno o di ricerca, chi semplicemente si limitava a raccontare quello che avveniva all’interno del gruppo.

Questo è il link al gruppo, ma oggi piange il cuore vedendo che è diventato un gruppo di sterili promozioni di eventi o iniziative personali senza più la forza di innescare quella vertigine dialettica. Questo è il Tmblr. Questo è un video tratto dal finissage che racconta un po’ il corso degli eventi e soprattutto racconta cosa e il GT Box.

In questo gruppo Cristina, da grafica, è emersa sviluppando un metodo di restituzione per immagini molto efficace e insieme molto suggestivo.

La stessa Cristina definisce bene il senso del processo produttivo che ha seguito.

“se li riguardo adesso vedo che sono disegni surreali, forse ingarbugliati, come sogni. fu un bel esperimento per me, da allora mai più ripetuto.. i disegni erano quasi una scrittura automatica. scaturivano da corto circuiti continui che si verificavano fra le persone che partecipavano alla discussione alla quale io assistevo. sono sempre stata convinta che il ritmo (velocissimo) con cui tutto avveniva (decine di persone si parlavano tra loro contemporaneamente) fosse stato importante nella produzione di questi disegni. io disegnavo spesso sulle conversazioni mentre avvenivano e quando loro finivano di parlare io postavo il disegno. non avevo il tempo di fermarmi sul disegno e l’errore, l’imprecisione, talvolta l’equivoco, diventavano maglie del disegno… i miei ricordi e le loro ossessioni, le mie immagini e loro dubbi e desideri, le paure.. tutto confluiva in un’immagine che prima di quel momento per me non era mai esistita… io scoprivo il disegno alla fine, come tutti gli altri. non disegnavo con l’intenzione di fare un determinato disegno… il disegno sgorgava.”

Insomma il processo creativo di Cristina, e lo potete riscontrare anche nella sue opere più “meditate” è a tutti gli effetti un processo di percezione e restituzione della realtà, dove la realtà scorre, fluisce e si trasforma dinamicamente, intrecciando senso e suggestioni, misura e frattura dei fenomeni.

Qui trovate le opere prodotte in quell’occasione.

Dichiaro quindi che sia venuto il turno di Cristina Senatore, nel provare a spiegarci: a cosa serve l’Architettura?

Questa è la risposta; ho cominciato a smettere di fare rispettare il limite delle trenta parole anche se tra le righe qualcosa ancora si intravede…..

“Un giorno mi sono ferita al terzo dito del piede sinistro. Un bel taglio profondo, un dolore acuto. Dopo lo shock iniziale ho incominciato ad “usare” quel dolore per conoscermi meglio, ci ho viaggiato dentro con il pensiero, ci ho spostato sopra la sensibilità del corpo, cosa che mi rendevo conto di non avere mai fatto fino ad allora. Eppure di quel dito disponevo da che ero nata. Disponiamo di un intero corpo però la nostra sensibilità epidermica è concentrata continuamente solo in alcuni punti… nel palmo delle mani, sui polpastrelli, lungo le piante dei piedi, sulla punta del naso… il resto del corpo lo usiamo senza essere particolarmente sensibili a quello che avviene. L’architettura è come una ferita, è quell’accadimento nel vuoto che ci fa prendere coscienza dello spazio e ce ne fa fare esperienza. Non accade da sola l’Architettura, non è naturale, non piove dal cielo, va costruita. È dove sono le persone, la costruiscono le persone per altre persone, da sola, l’Architettura, serve a niente, non ha ragione, né possibilità di esistere.

Dunque l’Architettura viene costruita, ed è una costruzione abitabile, ovvero le persone possono entrarvi e svolgervi le loro funzioni. Tuttavia non è solo un edificio che contiene e ripara le persone e consente loro di svolgere in maniera confortevole e protetta le attività che desiderano o che hanno bisogno di svolgere, è qualcosa di costruito che completa l’uomo. Una occasione per l’uomo di trasferire nella materia le forme che concepisce nel pensiero. Non una forma vuota! Una forma impregnata di intenzioni. Quando l’uomo costruisce l’architettura applica la sua esperienza, la sua intelligenza, la sua sapienza tecnologica e il suo pensiero politico, le sue aspettative sociali, applica al mondo la sua visione del mondo, lo plasma. L’Architettura completa l’uomo perché lo orienta, lo condiziona, lo asseconda, lo ostacola. Consente all’uomo di fare dello spazio una esperienza sensoriale di profonda bellezza (o di terribile disagio), provoca in lui domande, sprona la sua curiosità, ne indirizza le azioni e le visioni, sollecitando modus vivendi. Suggerisce e fornisce punti di vista. L’Architettura creata dall’uomo per l’uomo connette le persone fra loro oltre i limiti del tempo, consente l’intersezione dei pensieri e il contatto fra sensibilità diverse. L’architettura segue le evoluzioni (o le involuzioni) dell’uomo.

L’Architettura divide gli uomini in due tipi di uomini: gli architetti e i non-architetti.
Gli architetti sono coloro che studiano per acquisire le conoscenze e le competenze necessarie alla progettazione e alla costruzione dell’architettura e così facendo ottengono il privilegio di dare forma allo spazio abitabile del mondo. I non-architetti sono coloro che nella vita abitano le architetture che progettano e costruiscono gli altri.

Penso, sono convinta, che il mondo intero, sia modificabile a partire dal rapporto fra architetti e non-architetti: quando i primi la smetteranno di abusare del loro privilegio di potere progettare spazi per i secondi favorendo solamente il proprio pensiero e troppo spesso compiacendo il proprio ego, escludendo o riducendo al minimo il confronto con i secondi, e quando i secondi capiranno che per ottenere dallo spazio la migliore soluzione abitativa (in senso lato) devono affidarsi ai primi, rinunciando a fissazioni e preconcetti e disponendosi a fare una esperienza che possa modificargli (migliorandogliela) la vita, ci troveremo davanti ad un mondo con una qualità architettonica elevata e diffusa in ogni contesto e ad una umanità fatta di individui che avranno imparato a sfruttare la straordinaria possibilità di stringere alleanze fra loro, riducendo al minimo i conflitti per viaggiare velocemente e serenamente verso una civiltà più evoluta dal punto di vista sociale e culturale nella quale sia ristabilita la fiducia nell’uomo e fra uomo e uomo. Insomma una revisione del rapporto fra architetti e non-architetti potrebbe portare ad una Architettura diversa, in grado di migliorare la qualità della vita umana e la sua presenza nell’universo vivente.
Gli architetti non devono imporre la “loro” Architettura, i non-architetti non devono subire passivamente l’architettura progettata e messa al mondo da altri. All’Architettura dovrebbero potere partecipare tutti, apportare tutti la loro esperienza, perché riguarda tutti!”

Questo è il disegno creato apposta per questa occasione, credo….

disegno per giulio pascali

Intervento grafico su dipinto “madonna della misericordia” di Piero della Francesca

Quando l’Architettura è tradimento, nel senso di trasmissione

20 maggio 2017

ipertesto [i-per-tès-to] s.m. inform.

Insieme strutturato di informazioni, costituito da testi, note, illustrazioni, tabelle ecc., collegate fra loro da rimandi e collegamenti logici

Vilma Torselli è un architetto che mi è capitato di incontrare nei diversi blog che animano la critica architettonica.

Non solo. Vilma è animatrice, e responsabile, del blog artonweb; un sito che spazia, e il termine spazia è eufemistico, in tutti gli ambiti dell’arte. Trovo che i suoi articoli (e commenti) siano sempre molto calzanti, sempre dei piccoli saggi esemplari, brevi citazioni, spunti di riflessione che rimandano ad altre riflessioni. Avete presente il muble mumble? quella condizione di pensieroso rimuginare che ti capita quando leggi una cosa che ti dà da pensare, quella cosa che hai letto e ne hai colto un primo significato, ma già da subito capisci che c’è qualcos’altro, che quello spunto riguarda altre cose, che ora non cogli, ma dopo, magari in un momento in cui ti eri scordato tutto, ricollegherai ogni cosa.

Leggere un articolo di Vilma è come ritrovarsi al centro di un groviglio di pensieri collegati tra loro. Leggere un suo articolo, o un commento ad un altro articolo, è una esperienza in tutto e per tutto ipertestuale…..

Quindi che ne dici? Ti va di rispondere alla domanda: A cosa serve l’architettura?

– Serve a significare, a dare senso, al nuovo come al vecchio, a ciò che già esiste come a ciò che ancora attende un progetto, e fornirci una mappa con infinite visioni del mondo con la quale esplorare uno spazio-tempo fisico e mentale dai confini labili ed incerti, diversi per ciascuno di noi, a seconda che siamo norvegesi o fiamminghi o inglesi o lapponi. E pur sapendo che “la mappa non è il territorio”, quella mappa ci orienta sulle tracce di altri luoghi, altri tempi, altri uomini, altri destini, attraverso necessari tradimenti (‘tràdere’, radice etimologica anche del vocabolo ‘tradimento’, vuol dire ‘consegnare’, ‘trasmettere’) ed inevitabili abbandoni.
E se ‘fare architettura’ significa un ‘fare’ che ha la propria essenza nel suo stesso farsi, lungo un percorso poetico (o poietico) che, suggerisce l’aggettivo, è letteralmente una vera e propria poiesis, identificabile nella inesauribile spinta umana all’azione, allora la domanda sottende, a monte, un’altra domanda, “Cos’è l’architettura?”
Per la risposta voglio prendere a prestito la sintesi mirabile che ne fa Adolf Loos in 37 parole profondamente umane e commoventi: “Se in un bosco troviamo un tumulo, lungo sei piedi e largo tre, disposto con la pala a forma di piramide, ci facciamo seri e qualcosa dice dentro di noi: qui è sepolto qualcuno. Questa è architettura.”

 

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La foto è tratta dall’edizione della biennale di Venezia del 2014 curata da Rem Koolhaas, “Fundamentals”, “una Biennale sull’architettura, non sugli architetti [……] una panoramica globale dell’evoluzione dell’architettura verso un’unica estetica moderna”. Mi è sembrato che questa infilata di finestre di varie epoche e di vari stili, un simbolico ‘scavo’ fino alle fondamenta dell’architettura in una ricerca introspettiva su sé stessa, potesse in qualche modo rappresentare il ‘fare’ degli uomini di tutti i tempi attorno ad un’architettura che riparta dal grado zero ed esprima “il potere collettivo dell’architettura”.
Capisco che sia criptico il legame con il mio commento, dove, alla fine, intendevo dire che l’architettura è il prodotto del fare, non è né privata né pubblica, né antica né moderna, né bella né brutta, ricordando Umberto Galimberti quando dice “Architettura è una parola greca, e quindi non ignora la complessità. Essa rinvia al tecnico (tékton) che dà avvio, dà inizio, incomincia (árcho) qualcosa. La temporalità è già nella radice della parola. Dare inizio a qualcosa significa infatti immettersi nella trama del tempo”.

NB – Sull’Architettura come tradimento vi rimando alla definizione di Raffaele Cutillo, sulla contrapposizione tra Pubblico e Privato vi rimando a quella di Cristina Donati.

 

A cosa serve l’Architettura secondo Cristina Donati

2 maggio 2017

Persino il parroco che non disprezza/fra un miserere e un’estrema unzione
il bene effimero della bellezza/la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila/e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese/l’amore sacro e l’amor profano.

(De Andrè)

L’Architettura si sa che è il pane dell’Architetto. Quella materia che gli da da mangiare. Quel valore aggiunto che giustifica la fatica (e il compenso) degli Architetti. Ma in cosa consiste realmente questo compenso. Perché un committente dovrebbe mettere mano al portafogli e il più delle volte affrontare difficoltà (burocratiche e tecniche) pur di poter fare di una banale costruzione una Architettura? Ho deciso quindi di cominciare a chiederlo a gli Architetti:

“A cosa serve l’Architettura?”

A questo link trovate la risposta di Raffaele Cutillo che mi ha dato una definizione molto suggestiva, poetica. “L’architettura serve al tradimento”, dice Cutillo, “che non avresti mai commesso”. Una definizione che ti lascia un po’ in sospeso, di quelle su cui rimuginare sopra nell’attesa di una epifania rivelatrice. Di primo acchito, confesso, ho pensato all’Architettura come una puttana; in fondo non stiamo parlando del secondo mestiere più antico del mondo? ma la proposta di Cutillo è molto più raffinata, allude al processo del tradimento, a quel gioco proibito, allo strumento che ti consente di affrontare quel desiderio nascosto e che ti da la forza di accettare mille bugie e contraddizioni che si nascondono dentro una Architettura. Non saprei se Raffaele poi ha provato a ripetere queste parole accompagnandole a una sua lettera di offerta, ma gli auguro che le sue parcelle siano sempre compensatrici di fantastiche scappatelle amorose con la luce e con la materia.

A richiamarmi immediatamente all’ordine del rigore professionale e al significato politico e sociale dell’Architettura ci ha pensato, sentendo la mia domanda, Cristina Donati.

“Bella la domanda! Io comincerei dicendo che esistono tante architetture.”

E’ un grande modo di procedere questo, che ho sempre trovato di estrema intelligenza, per ogni domanda c’è sempre una sola risposta: “dipende”. Non che Cristina mi abbia risposto proprio così ma il senso è quello, così continua:

“Ad esempio quella pubblica e quella privata con finalità diverse. Una sociale, l’altra più rivolta ai bisogni individuali …
Giulio naturalmente considero che con la parola architettura tu non intenda il generale atto del costruire, dico bene?”

Ora immaginate che queste conversazioni avvengono in rete, sarebbe bello descrivervi delle amabili conversazioni seduti sorseggiando Moscow Mule in un locale alla moda lungo i navigli milanesi, ma io sono una povero padre di famiglia, inoltre vivo a Roma mentre Cristina è di Firenze, così tutto avviene in un social, con un testo scritto, e quando leggo “dico bene?” nella mia mente si figura uno sguardo inquisitorio, di quelli che potevi provare in prima liceo quando la professoressa ti chiedeva se avevi fatto la versione: ehm no professoré, ieri mi si è allagata casa, a mia sorella gli è preso il ciclo, mentre mio nonno ha creduto di essere tornato giovanotto quando militava nella decima MAS, così ha cominciato a dare di matto mentre attaccava la sveglia sul frigo pensando di affondare la Viribus Unitis….

Insomma era chiaro che non avevo studiato, mi ero avventurato nei territori sconosciuti della mia domanda senza essermi minimamente preparato, mentre un dico bene scritto così richiedeva una riposta chiara e decisa. Ci ho provato rispondendo che tutto parte in realtà dalla domanda più ampia, cosa è l’Architettura, che cosa distingue quello che gli architetti identificano con Architettura (con la A maiuscola) e che in fin dei conti è la materia della loro professione. Di qui l’esigenza di provare a ribaltare la questione con una domanda diversa.

Questa breve riflessione poi è diventata l’incipit dell’articolo precedente, grazie Cristina!

Comunque a questo punto ero curioso di capire. L’Architettura dunque avrebbe una funzione diversa se parliamo di sfera pubblica e se parliamo di sfera privata? Per capirlo meglio ecco le trenta parole di Cristina (32 per l’esattezza)

“L’Architettura è sempre politica. L’Architettura ‘pubblica‘ dovrebbe servire al ‘bene comune‘, cioè alla creazione della civitas. Quella ‘privata‘ servirà invece a promuovere o soddisfare le ambizioni personali di un patrono”

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Il Centro Civico di Scandicci (Firenze) di Richard Rogers. Tentativo di realizzare un’architettura generatrice di uno spazio pubblico per la gente

 

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La Facoltà di architettura di Oxford (progetto di Design Engine). L’atrio aperto al pubblico

 

London City. Modern skyline of business district.

London City. Modern skyline of business district, espressione emblematica di architettura al servizio di interessi privati

 

Lo skyline di Dubai

Lo skyline di Dubai