Archivi per la categoria ‘CALL’

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Eva Acosta Perez

30 Luglio 2020

Reflexionando a partir del confinamiento por pandemia, verificamos que no estamos preparados para otra contingencia, el gran crecimiento urbano demuestra ser poco salubre.

Por lo tanto, debemos lograr urbanizaciones reguladas, sustentables, buscando estrategias de medidas sanas y seguras tanto en espacios públicos como privados, cuidando nuestro entorno natural, replanteando arquitectura más flexible, higiénica y resiliente con iluminación y ventilación natural y en lo posible con espacios amplios para el confort físico y psicológico

Sabiendo que la economía en gran parte de los países latinoamericanos no está en condiciones de cambios sustanciales, debemos trabajar bajo este panorama de crisis como reto para solucionar problemas futuros.

Texto: Dra. Eva Acosta Pérez

Imagen:  Dra. Eva Acosta Pérez, estero en boca del rio, Veracruz – México

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di ND studio

30 Luglio 2020

L'immagine può contenere: 2 persone, folla, cielo e spazio all'aperto

Ora più che mai, l’architettura è chiamata a svolgere la sua funzione politica: incentivare la fruizione degli spazi pubblici determinando il loro valore collettivo. Rimanere indifferente agli stravolgimenti sociali significherebbe subire il cambiamento, anziché governarlo. I fenomeni di digitalizzazione dei rapporti e di atomizzazione sociale, inevitabilmente accentuati dal distanziamento, possono essere contrastati solo con un’idea di cittadinanza, che parta dalla fruizione degli spazi comuni. L’organizzazione degli spazi giocherà una funzione decisiva nell’indirizzare il nostro modo di vivere, di lavorare, di stare insieme verso l’individualismo o la condivisione; la speculazione o la sostenibilità; il disinteresse o la cura reciproca.

Testo di: ND studio

ImmagineND studio, Q1 Arena

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Maria Luisa Priori

29 Luglio 2020

_TUTTO INTERNO_
La pandemia ha innescato importanti riflessioni sul significato di “normalità” ed “essenzialità”.
Il mio desiderio è che l’Architettura torni a manifestarsi attraverso queste stesse categorie.
La normalità per l’Architettura è soddisfare le istanze di una società bisognosa di armonia delle cose,
benessere e qualità della vita, etica e bellezza.
L’essenza dell’Architettura è lo “spazio interno”, inteso come spazio-di-relazione.
L’Architetto quindi osserva, pensa, conosce, anticipa, programma e trasmette visioni di spazi
coerenti con la Vita. Il progetto non è una firma e un numero di protocollo, ma pensiero che
proietta, che si trasmuta in forme, spazi e legàmi.
Architettura non significa fatto-di-costruzione. Architettura significa fatto-di-relazione.

Testo di: Maria Luisa Priori
Immagine: Maria Luisa Priori, Tutto interno

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Giorgios Papaevanghelius

29 Luglio 2020

Un estremo rifugio

Spazio fisico e spazio virtuale sono stati tra gli attori della pandemia Covid-19. In effetti è stata inscenata una lotta per il ruolo da protagonista assoluto al cospetto della nostra vita: da una parte la fisicità delle nostre residenze, estremo baluardo di protezione dal contagio, dall’altra lo spazio virtuale, che ininterrottamente tramite i media nel susseguirsi dei giorni è penetrato in quelli che una volta erano spazi privati, esclusivi, intimi. Privato e pubblico, ambiti storicamente separati, prima con i media e ora con l’era digitale, si sono totalmente sovrapposti e compenetrati.

In maniera analoga alla figura di Apollo che, nel frontone occidentale del Tempio di Zeus ad Olimpia, governa e placa la contesa tra Centauri e Lapiti, l’architetto, oggi, è chiamato con urgenza, a regolare e a ridefinire questo indistinto e caotico magma tra spazi fisici e spazi virtuali.

L’architettura, allo stato attuale, come sembra, sta perdendo la sua peculiarità di traduzione esclusiva dello spazio, tende, sempre più ad assumere un valore di fondale scenografico di ambientazione dello spazio virtuale.

Di conseguenza nasce l’opportunità di rifondare uno spazio intimo, esclusivamente fisico, lontano da tutto il clamore. Uno spazio potenzialmente inaccessibile, come al corpo così a ogni dispositivo tecnologico. Uno spazio con due varchi: uno per la contemplazione e uno per essere penetrato dalla luce del sole. Un estremo rifugio della nostra anima.

Testo: Giorgios Papaevanghelius

Immagine: Giorgios Papaevanghelius, Un estremo rifugio

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Massimo Canevacci

28 Luglio 2020

Non essendo architetto e amando l’architettura nello spazio, posso immaginare che la sfida che si apre nel presente post-virus, se post sarà, dovrebbe immaginare relazioni diverse, plasmate e ispirate dai più differenti contesti cultural-naturali. Le direzioni potrebbero visionare una antropologia-non-antropocentrica che non “sente” più la natura in quanto opposta a cultura, una sorta di oggetto “dialettico” che si può usare all’infinito incrostrato di cemento. Antropocene spiega che le tecnologie umane sono immanenti ai processi di evoluzione, sono co-evolutive. Da sempre. Eppure in questo momento la situazione si presenta decisive nelle scelte. Sollevare la natura dalla pesantezza industrialista e urbanista. Inserirla – palpitante – come merita e come desidera nel corpo della cultura, nei suoi tanti corpi. La metropoli leggera disegnata con mani di animalia, vegetalia, mineralia e in questo innovativamente umania. Disegni urbani che mutano, che spingono oltre la fissità moderna, che giocano ludicamente con le cosmologie decentrate quanto appassionate di movimentarsi sull’altrove. Architetture polifoniche e ubique che sospirano, alitano, transitano.

 

Testo di: Massimo Canevacci
Immagine: Kengo Kuma, Birch Moss Chapel. Nagano (Giappone – 2015)

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?”- Riflessioni di Federica De Martino

27 Luglio 2020

La mia analisi parte da una semplice domanda:

Quanto cambieranno le abitudini delle persone?

La realtà che stiamo vivendo dovrà far fronte ad una rigenerazione dei luoghi. Sarà necessario ripensare alle diverse forme di socialità ed al tempo stesso alla ri-adattabilità ed alla ri-scoperta degli spazi pubblici e privati. L’architettura dovrà far fronte a diverse necessità.

“L’interesse per le prestazioni, la tecnologia e la costruzione non è fine a sé stesso. Renzo Piano ha sempre considerato il ruolo sociale dell’architettura come sua ragione d’essere” D.C.

 

Testo di: Federica De Martino
Immagine: Carlo Stanga, architetto e illustratore
Editing: Giulia Gandin

 

CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Rosa Vetrano

27 Luglio 2020

Vuoto a rendere

Le pianificazioni urbanistiche scriteriate degli ultimi decenni hanno creato indici deliranti di massificazione edilizia, attraversata da sistemi stradali ripetitivi e anonimi, negando qualsiasi approccio relazionale. Questa triste realtà ha man mano plasmato il vuoto piegando la natura all’esigenza dell’uomo riducendo gli spazi esterni a luoghi da percorrere freneticamente.
Il valore di qualsiasi cosa è determinato dal suo vuoto, è quell’elemento invisibile ma indispensabile a favorire equilibrio e arricchire il rapporto intimo tra uomo e natura.
L’ingombro architettonico dovrà delinearsi senza comprimere il vuoto, piuttosto, lasciando che l’immagine del paesaggio penetri e si relazioni con essa in maniera del tutto naturale.

Testo: Rosa Vetrano

Immagine: Rosa Vetrano, Vuoto a rendere